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la rassegna parte giovedi sera

novembre 9, 2016 Lascia un commento

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il mondo si costruisce con i vicini ovvero sono a dieta ma non si vede ancora (2 puntate).

novembre 5, 2015 Lascia un commento

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Il Sig. Giuseppe Fioroni dell’omonimo ristorante-hotel di Carate Urio (Como) a sinistra con il nostro editore.La conoscenza tra di loro risale niente meno che a 41 anni fa,dal 1974.Sono anche pressochè coetanei.Ma il sig.Fioroni ha tanti atout in più oltre ad essere un peso medio e sà suonare il pianoforte (a coda) e la fisarmonica,pensate che anche George e sapete ben di quale George possa parlare che vive sul Lago di Como ogni tanto scende da Fioroni a farsi una cenetta con signora e genitori mentre l’altro suona, o tutti ascoltano suonare gli amici di George che hanno il ritmo nelle vene.

Se viaggiate con un budget e state andando a Lugano ad una mostra di pittura vi consiglio di trascorrere una notte sul lago di Como da Fioroni cena compresa seduti tranquilli nella sua sala ristorante che dà direttamente al lago.Non avrete sorprese che non siano gradite ne sulla panoramicità  del luogo, la qualità del cibo,la prima colazione e l’economicità della camera di un hotel a due stelle.

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In questa stagione poi si dorme super tranquilli perchè siamo fuori dal giro estivo dei turisti nordici che scendono sul lago a riposare,non fa ancora fresco più di tanto e c’è pace.

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la factotum Cinzia e Giuseppe Fioroni

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l’aliscafo serale che rientra a Como

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una vista mattutina sul lago dalla stanza

http://www.hotelfioroni.it/

169 giorni di vacanza…18a puntata: alle porte della cina…

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Hong Kong ai primi del novecento

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Hong Kong Hotel                                                                                  Venerdì 23/2/34

Hong Kong

Lo zio Oreste ha voglia di scrivere a casa,deve sfogarsi in fretta, e da cosa lo posso notare è abbastanza semplice.

E’ la prima volta che mette giù la data senza scrivere il mese ma facendolo con soli numeri,il mese di febbraio diventa quindi un due,e poi trascura di aggiungere l’ora in cui scrive,cosa che di solito fa sempre.

La moglie deve avergli fatto girare le balle o chi se no?

Non lo sappiamo,andiamo dunque per tentativi.

Forse è stato il banchiere portoghese che se pur un po’ sordo gli “occhieggiava” la moglie sotto agli occhi…”ma pòrtatela via…che te la lascio volentieri qui”, avrà pensato il povero zio Oreste alle prese con la cucina locale priva di quella polenta pasticciata…che condivideva a Torino con l’amica Ida.

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Carissimi,

siamo qui da ieri a mezzogiorno : abbiamo dovuto sostare per ben 5 ore e mezza a una quarantina di chilometri al largo a causa della fittissima nebbia che impediva ogni visibilità.Le acque erano piene di scogli e di bassi fondali e il Comandante della “Chitral” ha stimato più prudente stare fermo : un inglese mi disse che gli capitò una volta di stare fermo ben due giorni circa nello stesso punto,e a noi toccarono invece 5 ore e 1/2 soltanto.

Io sapevo che l’approccio di Hong Kong era una cosa bellissima,e mi vestii di notte per venir sul ponte : era una notte molto bella ma alquanto fredda,ma dopo poco cominciò a calar la nebbia.Quando questa si diradò il sole era già alto sul cielo azzurrissimo e pur essendomi mancato lo spettacolo del levar del sole,vidi ugualmente uno scenario superbo.

Molte isole del tipo Capri da una parte e dall’altra,e sullo sfondo dritto alla nostra prua il golfo di Hong Kong amplissimo e formicolante di navi,protetto da un formidabile sbarramento costituito da una collina disposta ad anfiteatro e dalle linee graziosissime.In basso-in riva all’acqua-tutta la città commerciale,e in alto una fitta rete di ville e villini,su cui sovrastano forti e cannoni.

Uno spettacolo indimenticabile da far impallidire Napoli,pur così bella,cui faceva da specchio un mare dai mille colori.Di sera lo spettacolo è altrettanto fantastico per la quantità di lumi e di luci che scintillano dappertutto.Hong Kong è una città di un milione di abitanti,di cui solo 15.000 europei e il rimanente tutti cinesi : bellissimi edifici e portici in quasi tutte le strade da ambo i lati,cosa utilissima oggi che piove.

Magazzeni e negozi splendidi,alcuni vastissimi sul tipo “Galerie Lafayette” tutti tenuti da cinesi di ambo i sessi,una grande festosità dappertutto data dall’affastellamento delle insegne dei negozi con scritte vistosissime,dai rumori i più svariati che fanno da richiamo per i curiosi,dalla luce che le vetrine proiettano a profusione sulla via e dall’intenso andarivieni di cinesi dai costumi variopinti.

Moltissimi cinematografi,alcuni grandiosissimi : tutte le più note Banche del mondo hanno una filiale qui (eccetto naturalmente la nostra Comit) tutte le Compagnie di Navigazione hanno agenzie con uffici bellissimi e su tutto troneggiano come a Penang e a Singapore giganteschi policemen indiani,scelti e vestiti con quella cura e con il buon gusto che sanno mettere gli inglesi in queste cose.

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poliziotti Sikhs a Hong Kong

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Giacchè Hong Kong è inglese,e a confermarvelo stanno nel porto superbamente alcune fra le più belle navi della flotta.

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Hong Kong nel 1910

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Nel porto e al largo a completare la festa ci sono centinaia di “sampan” barche di pescatori che servono anche da casa ad essi ed alle loro famiglie: ce ne sono ben 70.000 che vivono in tal maniera senza mai mettere piede a terra.Le barche hanno sulla prora due occhi di vetro azzurro e issano delle strane vele di foggia e di colore originalissimi.

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Il nostro amico portoghese è venuto ad attenderci allo sbarco ed abbiamo ottenuto a fatica di poter scendere all’hotel anziché a casa sua,che abbiamo visto ieri stesso e che è situata a metà collina con una vista naturalmente superba.

Ieri sera pranzavamo con lui in uno dei tanti ristoranti cinesi che pullulano qui,il migliore,e che è parte del nostro hotel,il quale-oltre al restaurant cinese-ha altri due restaurants sempre nello stesso edificio.Vi accludo il “menu”, Maria entusiasta della cucina cinese dopo il pranzo che ebbe a Bangkok,ha voluto per forza che ne gustassi uno anche io e mi spiegava che la prima portata era POLLO CON BAMBU’,al che io con quella facilità di far versi (colla bocca) che mi distingue, pronto risposi “O VOMITO STASSERA O VOMITO MAI PIU’ “.

Non ho vomitato ma sono rimasto poco persuaso e sono sempre ancora per le nostre zuppe di fagioli, polenta e merluzzo,paste asciutte,ecc.ecc.La mise en scène è graziosa ed interessante e comprende la somministrazione ad ogni commensale delle stecche di avorio al posto delle posate,alle quali io ho dovuto finire per ricorrere non essendo riuscito con dette stecche a portare alla bocca nemmeno un boccone.

Il pranzo comincia e termina coll’offerta da parte del cameriere di un tovagliolo inzuppato di acqua bollente per pulirsi le mani e bocca….e anche i piedi occorrendo.

Sono poco più di 24 ore che siamo qui ed abbiamo già visto molto,di giorno e ieri sera,girando coll’auto del banchiere e a piedi.Un via vai intenso reso ancor più interessante dalle centinaia di “rickshaw” che corrono agili in ogni senso a cui si aggiungono i palanchini,specie di grandi casse da imballaggio infilate su due lunghe pertiche di bambù (lo stesso che un giorno o l’altro mangerai col pollo) che due cinesi portano sulle loro spalle ossute dopo averti gentilmente introdotto nella cassa,e via!

Siamo anche stati stassera in un “Cabaret o dancing” cinese ma solo per mezz’ora,anche qui come da noi tutti ballano e non si vede che negozi dove si vende roba da bere o da mangiare e sono i più affollati.

Una delle cose più seccanti è l’affare del cambio,che causa non indifferenti perdite che si cumulano ogni momento: fiorini o “guilders” nelle Indie Olandesi,straits dollars a Penang e a Singapore,ticals in Siam,franchi in Indocina: in Cina poi ogni città ha la sua moneta,dimodochè la moneta che si compra con grave perdita per stare qualche giorno a Hong Kong devi buttarla via o quasi se te ne rimane prima di andare a Shanghai,dove comprerai sempre a prezzo di strozzo un’altra valuta,e così di seguito.

Aveva ragione quel vecchio barbuto che una quarantina di anni fa faceva vedere le stelle in Piazza San Carlo col telescopio al tenue prezzo di 10 cent. e che sempre borbottava a chi attendeva il resto di una lira o di 50 cent. “sempre si cambia e a furia di cambiare si resta senza la moneta!”

Malgrado questi dispiaceri tutto ciò che si vede è così nuovo che piace e diverte,ma ciò che diverte di più è la conversazione angloitalomimofrancoportoghese di Maria col banchiere portoghese da cui andremo stassera a pranzo con altri due portoghesi: non mancherò di essere “gaio ognor” e per completare la festa andremo dopo a sentire un dramma inglese!?

Stamani appena usciti abbiamo incontrato un ufficiale aviatore inglese che abbiamo conosciuto sul “Conte Verde”, ci ha subito offerto un volo con lui che Maria ha naturalmente accettato con entusiasmo ed io…con riserva: è roba da combinare una delle prossime sere che pranzeremo insieme dal banchiere.

Domani abbiamo le corse dei cavalli,per le quali anche qui come a Torino Domeneddio sta preparandoci il terreno: Domenica andremo a Macao e Martedì 27 a Canton,la più cinese delle città della Cina,tre milioni di abitanti di cui un milione passa tutta la vita sui pittoreschi sampan.

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Vi dirò in una prossima mia di queste due visite,e intanto già prepariamo la roba di inverno per Shanghai verso cui muoveremo Venerdì 2 Marzo a mezzanotte col piroscafo “President Grant” della Dollar Line: arriveremo a Shanghai il 5 Marzo e avremo da fare i conti collo stretto di Formosa che dicono sempre movimentato.

Sono finite la grandi sudate,l’arsura e le doccie fredde,e i vestiti di tela sono già relegati in fondo al baule.

Salute Ottima

I più affettuosi saluti a tutti,parenti e amici

Fto

Oreste

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Era arrabbiato per i soldi che gli portavano via sul cambio dunque,e come tutti gli uomini se la sarà presa con la moglie…!! E…con chi,se no ?

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il Pro-nipote redattore.

Ma qui siamo in ferie…nel 1934 ! 169 etcetera 17a puntata.

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Il Raffles Hotel di Singapore costruito a fine secolo XIX un bell’esempio di architettura coloniale.

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Sabato 17 ore 15 : Siamo arrivati a Singapore stamane alle 9 e ci siamo recati subito al Consolato dove trovai quanto segue:

1°Una  lettera di mia sorella 29 gennaio

2°Una    id.       di Nene e Ginio 30 gennaio

3°Una   id.       di Treves 27 gennaio e cartolina del 30

4°Una   id.       di Meo 30 gennaio

Ringraziamo tanto tutti : le lettere sono lette e rilette avidamente anche se non portano notizie gran che interessanti sono pur sempre una boccata d’aria ossigenata che giunge graditissima dal nostro paese,e che purtroppo non si rinnoverà prima di una quindicina di giorni,al nostro arrivo a Shanghai.

Qui (cioè sul piroscafo Chitral) trovammo due italiani,un certo chiamamolo Oliocarli.. piemontese residente a Parigi,dove è alle dipendenze di Cook e Wagons Lits,giovane simpaticissimo ed un certo Mari… che va a Tokyo,dove è stato nominato Consigliere a quell’Ambasciata : il resto sono tutti inglesi.La temperatura oggi a Singapore è di 32°,ma mi aspettavo di peggio dato che siamo all’Equatore.

Abbiamo girato due ore stamane in auto,ma a Singapore non c’è nulla da vedere: è un grande emporio commerciale con un porto immenso che raccoglie e smista tutte le mercanzie del e per l’Oriente.

Pullula naturalmente di cinesi-come tutti gli altri siti visti in precedenza-non pochi dei quali hanno fatto fortune vistose e lussuosi villini.Fra un’ora scendiamo di nuovo per andare a prendere il the dal Console che è il torinese March..  agente della FIAT, giovane molto “in piota”.( in gamba…ndr)

Stanotte si sta fermi in porto e domattina domenica 18 alle 6 ci si muoverà verso Hong Kong, di dove scriverò poi per dirvi come è andata questa nuova porzione di mare (saranno poi 40 giorni di navigazione in tutto).

Non posso rispondere partitamente a tutti quelli che mi scrivono,ma ringrazio di nuovo tutti e particolarmente Treves e Meo,la cui lettera è piena di notizie interessanti.

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Il nipote Giacomino detto Meo vestito da nostromo da bambino (1914)

Salute speciali per mia sorella Vittorina e Alfredo,e ugualmente cordiali e affettuosi per tutti gli altri,parenti ed amici.

Fto

Oreste

PS: il consigliere d’ambasciata che va a Tokyo è dei vostri- mi ha detto che devo aver capito male e che la conversione del consolidato ha avuto un successone avendo accolto l’adesione di oltre il 99% dei portatori.

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Nota editoriale di commento

In Italia è la solita minestra,ci viene da pensare.Tu sottoscrivi un titolo al 10% di interesse che poi ti cambiano in meno e devi dire anche grazie,pena perdere di più.

Questo è il succo del debito pubblico consolidato dell’epoca mussoliniana e della sua conversione.

Se mancano soldi si fanno ponti d’oro.

Ottenuti i soldi si cambiano le condizioni e devi pure tacere,soprattutto in un’epoca nella quale si era passati attraverso l’olio di ricino e il bastone e poi niente meno che il confino…

In compenso la posta mi sembra quasi meglio che non oggi.

Della corrispondenza datata 30 di gennaio in Italia arriva prima del 17 di febbraio a Singapore cioè in una quindicina di giorni,e la posta viaggiava quasi tutta per via mare.

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169 giorni di vacanza…15a puntata

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lo zio Oreste con la sua pipa e zia Maria ad Ostenda (1930)

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Lettere di donne

E’ certo che anche le donne devono dire la loro,ci mancherebbe altro.Pertanto eccovi un saggio di come la moglie dello zio Oreste scrive alla cognata,ovvero a mia nonna paterna.

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8 febbraio 1934

Carissima Vittorina,

grazie della tua lettera che mi ha fatto tanto piacere e che era attesissima.Sono stata così tanto tempo senza notizie di tutti che è stata una vera gioia rivedere i caratteri di tutte le persone care.

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Parenti ed amici tutti…in attesa di notizie di Oreste con Maria.

Sono contenta di sapere che sei abbastanza tranquilla,ti ho ricordata spesso così pure Andreina (la figlia) ed ho anche pensato spesse volte a quel disgraziato di Pino.(poveraccio…se era il marito della zia Andreina che come dopolavoro usava il tavolo da poker e le pasticcerie ndr.)

Credo che sarai tenuta al corrente delle nostre notizie da Ginio (che purtroppo non sappiamo chi sia),finora Oreste era stato benissimo,da due giorni è ricominciato il suo mal di stomaco molto forte aiutato dal freddo che abbiamo trovato a Brastagi nell’isola di Sumatra.Speriamo che se ne vada presto perché poverino oltre la sofferenza rimane di cattivo umore.Siamo in questo delizioso Penang che è come una Sorrento inglese,verde,ridente ed azzurra,ci riposiamo dai molti continui spostamenti e se Dio vuole sto qualche giorno senza fare le valigie.

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l’Hotel Runnymede di Penang

Ho visto tante tante cose belle ed interessanti,a descriverle non basterebbe un volume,così non comincio neppure e ti dirò soltanto che finora mi sono divertita ed interessata moltissimo a tutto ciò che ho visto.A voce ti racconterò poi tante cose.

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un filobus anni ’20 a Georgetown capitale del Penang

Tutto è interessante,dagli abitanti di diverse provenienze,alle case costruite in maniera diversa ai cibi che mangiamo al modo di vestirsi,quando lo sono,ai frutti stranissimi e dai gusti più disparati,agli alberi meravigliosi e rigogliosi,agli uccelli piccoli come farfalle,alle farfalle grandi come uccelli,insomma tutto per me è oggetto di interesse e di studio.

L’altra mattina siamo stati al mercato ( dove io vado spesso per vedere quello che vendono) ed abbiamo visto vendere dei pesci ancora boccheggianti con forme e colori completamente nuove per noi.

Piantagioni enormi di gomma in stato di abbandono per il ribasso della materia,palme di cocco a perdita d’occhio,palme da olio,palme da vino,l’albero del ferro,quello del pane,e riso,riso in tale quantità da toglierti la voglia di mangiarne.

A Bali ed anche a Sumatra le donne vanno a torso nudo esponendo cose belle ma molto spesso orribili il che faceva esclamare ad un francese che conoscemmo a Bali che aveva visto petti di donna in tale quantità da farne indigestione per il resto dei suoi giorni.

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persino i maestri di scuola chiedono…pietà,

su rivestitevi ragazze…

Abbiamo conosciuto parecchia gente e se avessimo parlato l’inglese ne avremmo conosciuta molto di più,tutti molto gentili e che ci hanno usato parecchie cortesie.

Il mare finora mi ha trattato abbastanza bene,a giorni ne avrò per altri sei giorni per andare ad Hong Kong e questo non mi entusiasma ma non si può fare diversamente.

Incarico te di salutare tanto zia Gemma per noi,saluta tutti i tuoi figli anche per conto di Oreste così pure si intende Alma ed Augusto.

Ad Andreina ed a te un tenerissimo abbraccio

Maria

Tanti saluti di mio pugno a voi tutti: Sono stato per tanti giorni senza l’ombra di dolori ma da 2 giorni sono ricominciati,spero per poco.

Un abbraccio

Aff.mo

Oreste

169 giorni di vacanza…12a puntata.

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Il Fokker  FVII del 1925,qui in versione normale con le ruote, fu tra gli aerei più venduti al mondo per uso commerciale del suo tempo.Lo compravano anche i nord americani se pur fabbricati in casa su licenza.

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Cosa dice la statistica? Che se ti siedi in aereo e leggi sul giornale che proprio ieri è caduto un aereo sarà difficile o improbabile che il fatto si ripeta anche oggi. Per cui vola tranquillo…e fregatene.Lo zio Oreste si tocca i cosiddetti just in case…giusto in caso e fa amicizia con l’olandese volante che gli mette sotto il naso un articolo di giornale proprio come appena descritto ai nostri lettori.Spiace per coloro che non ci sono più…ma possibilmente è toccata solo a loro,per oggi.

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Riassumendo per chi non guarda la carta geografica,lo zio Oreste ha finito di visitare Bali, fa una notte di vapore e sbarca a Surabaya che è a Giava ma a est,di qui prende l’aereo sino a Giakarta che è a ovest, e si imbarca sul Van Neck che lo porterà all’isola di Sumatra,ossia a Padang da non confondere con Penang – dove ha lasciato parte del bagaglio sbarcando dal Conte Verde – che è invece in Malesia.

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Van%20Neck-02Lo zio Oreste dopo la parentesi dell’aereoplano è di nuovo a bordo di una nave , il “Van Neck” qui in fotografia che si autoaffondò nel ’42 a Surabaya per non cadere in mano ai giapponesi.

Mercoledì 24 gennaio 1934.

Carissimi,

Scrivo da bordo del “Van Neck” il quarto vapore della K.P.M. su cui navighiamo : vi siamo saliti stamane alle 8 a Batavia e ne scenderemo sabato 27 pomeriggio a Padang sulla costa occidentale di Sumatra.

Il vapore è piccolino,la giornata è piovosa,il mare così così in queste prime ore e speriamo non ci dia maggiori fastidi in questi tre giorni che ci dovrà cullare.

images07GK15QMlo stesso Fokker idrovolante come aveva scritto in precedenza avrebbe preso lo zio Oreste

Stiamo benone entrambi : e veniamo subito a parlare del nostro volo di ieri da Surabaya a Batavia.E’ durato SEI ORE giuste giuste – dalle 7 alle 13 : si doveva arrivare a Batavia alle 11,20,ma abbiamo fatto un’ora e 40 di ritardo a causa del vento contrario che non ci lasciò marciare che a 160 km. all’ora invece dei 225 previsti.

Prima rendo omaggio all’intrepidezza di mia moglie che salì disinvolta e calma,e tale si mantenne durante tutto il lungo interminabile percorso dormendo almeno tre ore sulle sei del viaggio grazie anche a due “Vasano” che ha voluto per forza prendere per precauzione.

Vi dico subito che io non mi sono divertito affatto : la giornata era coperta e mancò quasi totalmente lo scenario.Piovve anche ma sotto di noi,e fu curiosissimo veder comparire l’arcobaleno sotto i nostri piedi,come pure veder volare gli uccelli più bassi di noi.

Per diverse ore ci venivano incontro delle vere ondate di folte nubi sempre più alte,in maniera che il pilota doveva sollevare sempre più l’apparecchio per non aver impedita la visibilità,e con tutto ciò molte e molte volte forammo le nubi volando per qualche minuto dentro di esse ad un’altezza che diventava vieppiù vertiginosa e impressionante.

Volammo così per almeno due ore a non meno di 2500 mt. prima sul mare al largo e poi sulla terra.Credo che con una bella giornata di sole e di orizzonte spazzato mi sarei divertito di più,anche perché probabilmente non sarebbe stato necessario di mettere tanto vuoto sotto i nostri piedi : ma così proprio no ; anche per l’oziosità e l’immobilità completa in cui per ben sei ore ho dovuto restare.Ho fatto il conto che ho guardato almeno duecento volte l’orologio che avevo al polso!

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La cabina è qualcosa come spazio come uno scompartimento ferroviario con 4 poltrone per lato disposte nel senso della lunghezza in modo da lasciare in mezzo un piccolo “couloir”, i posti ( 10-12 ndr) erano tutti occupati ed indimenticabile fu e resterà il fatto di un giovanottone olandese seduto davanti a Maria che ha tenuto per una ventina di minuti ben spiegato per leggerlo un giornale naturalmente in lingua olandese con un titolone che occupava due colonne in cui con parole ostrogote si leggeva di un incidente capitato non so dove a un aeroplano finito con dieci morti.Io che ero al 3° posto dietro a Maria lo vedevo anch’io e così pure un altro passeggero che era dall’altra parte all’altezza di Maria e ci limitavamo a toccarci leggermente col braccio e a scambiarci strizzatine d’occhio.

L’eroe dell’episodio lo conoscemmo la sera a Batavia e non vi dico le grasse risate che si fecero…… dopo!

L’atterraggio dell’apparecchio è la cosa più emozionante per l’inclinazione che prende nel planare e per la deformazione che assume il terreno nel guardarlo da un piano inclinato.

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Surabaya è a destra e Giakarta (Batavia) a sinistra.L’Isola è Giava

Basta,è finita anche questa ed è finita bene,ma non so se la rifarei.

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Altra nota comica se si potesse raccontare,dirò così,fotograficamente è la comparsa alle 9,30 di un bisognino che – compresso- diventò bisognone dovuto trattenere fino alle 13,30 perché dall’aerodromo all’hotel ci volle ben 1/2 d’auto : Maria appena scesa mi confidò che era nelle mie identiche condizioni : più affiatati di così si muore !

Saluti affettuosi a tutti

Fto

Oreste

 

169 giorni di vacanza…11a puntata…

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Bali Art Festival

Il nostro inviato,del 1934,lo zio Oreste continua a declamare le bellezze che lo circondano nell’Isola di Bali che adesso paragonano ad Ibiza nelle Baleari.

E quindi o Bali è scesa di qualità o Ibiza ha fatto un grande salto avanti.

Pur non avendo visitato ne l’una ne l’altra,sono propenso a credere che sia un paragone che non regge.

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Sabato 20 gennaio ore 18

Riprendo a scrivervi dopo aver scorrazzato in auto per due giorni ed anche di notte in quest’isola di sogno.Bellissimo tutto,ma insopportabile il caldo : ho mai sentito l’uguale in vita mia.Si vive anche noi come i Balinesi,ma si cola come le grondaie di Torino.Pasteggio a whisky and soda mattina e sera,perchè se fate tanto da accostare alla bocca un bicchiere di birra lo tracannate tutto in un sorso tale è l’arsura che si ha in gola : invece il whisky è meno invitante e lo si beve a piccole sorsate.

Naturalmente a questa temperatura non si ingrassa,ma stiamo tuttavia entrambi a meraviglia.Abbiamo assistito alle danze ben tre volte,di cui una stamani alle 8 sotto un enorme albero : sono caratteristiche e interessanti,carezzevole la musica e originale,ricchissimi e pieni di gusto i costumi.

Il nostro amico parigino che è sempre con noi avendo in comune itinerari e auto mi disse che all’ultima esposizione Coloniale di Parigi queste danze ebbero un enorme successo e per avere un posto bisognava fissarlo una settimana prima.Ma più interessante ancora fu l’altra sera che piombammo verso le 10 in un villaggio,dove in un cortiletto di un tugurio gli indigeni in numero di una quarantina fra suonatori e danzatori uomini e ragazze eseguivano le danze per se stessi.

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Ci accolsero benissimo e per un’ora restammo noi soli bianchi scortati dal nostro chauffeur indigeno ad assistere a quel baccanale che aveva del guerriero e del sensuale.

Altri sports molto praticati qui sono i combattimenti dei galli e quelli dei grilli : i galli vengono muniti allo sperone della gamba sinistra di un’affilatissima lama di pugnale e lunga come il palmo della mano assicurata con un solidissimo spago.

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Assistemmo ieri pomeriggio a ben tre di queste corride di nuovo genere che si svolsero in uno strano recinto all’aperto,ma cintato : anche qui noi soli bianchi in mezzo ad una folla di indigeni tutti uomini,facce da energumeni recanti tutti un lungo coltello alla cintura ( pare che non sono infrequenti le dispute sanguinose ) : giuocano tutto il loro denaro puntando chi per l’uno chi per l’altro dei due combattenti e le scommesse erano tenute da una specie di ” bookmaker “,una faccia proibita di un uomo rotto a tutte le ribalderie.Noi assistevamo indifferenti e un po’ disgustati,e vedemmo in pochi minuti scannare tre bellissimi galli : bisogna vedere con che ferocia queste bestie si assaltano,come possono farlo i boxeurs solo che con quel po’ po’ di sperone la finiscono più in fretta e il sangue cola subito.

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I galli naturalmente nell’isola abbondano e se ne fa un’allevamento in grande come dei tori in Ispagna,e un gran commercio.

Abbondano anche e molestano giorno e notte i cani,che coi galli e i maialetti sono i padroni delle strade e delle campagne.Molto più carini sono gli uccelli di cui pure c’è dovizia.All’alba e al tramonto volano a frotte certi uccelli dalle ali bianche e lucenti come l’argento e il corpo nero : mi hanno detto che sono rondini ed emettono senza interruzione uno strano suono identico a quello che si sente uscire da una segheria meccanica.

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Più interessanti ancora furono certi – non so se uccelli o insetti,ma propendo per i primi -che sentimmo fra le rovine di Angkor : emettevano un trillo identico a quello che si sente sotto le tettoie delle Stazioni quando si chiude o si apre un disco : figuratevi quello scampanellio in piena jungla,di sera e in grande !

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Si vedono anche farfalle gigantesche dai colori più sgargianti.

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Un’ultima parola sui frutti di questi paesi : sono svariatissimi e stranissimi.

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Maria li ha voluti assaggiare tutti,compreso uno che aveva lo stesso fetore che si può sentire a Trapani o a Calascibetta,oppure anche a Fiery o alla capanna Gnifetti quando si scoperchia un W.C. pigliando delicatamente per il manico il cosiddetto  “stoppone”!

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I soli che vanno per noi sono le banane (enormi e gustosissime) gli ananas che si pagano TRE SOLDI L’UNO e certe mangustine,grosse mele perfettamente tonde con una scorza nera e rossa di dentro terminando in un piccuolo munito di tre graziosissime foglie : lo si apre e vi trovate dentro una specie di mandarino bianco come la neve a 4 spicchi.E’ molto buono e Maria ne mangia una quindicina al giorno.

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Stassera si fanno le valigie e domattina alle 6 si parte riattraversando in auto tutta intiera quest’isola di meraviglia,di pace e di sogno e andiamo a imbarcarci per Sourabaya,da cui ci separa una sola nottata di mare,la 25a dacchè siamo partiti da Torino ! Ma siamo diventati dei marinai intrepidi come pirati,e ci prepariamo con ugual coraggio ad affrontare le vie dell’aria.

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Il Fokker FVII trimotore nella versione nautica

A proposito : non stiate in pena se non riceverete la presente,perché essa andrà fino a Batavia (Giakarta) nello stesso nostro apparecchio e poscia traborderà nell’apparecchio per l’Europa che lascia Batavia mercoledì 24 gennaio.

Affettuosissimi saluti a Voi tutti da noi due.

Fto

Oreste

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