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grandi affari in siria?

gennaio 10, 2018 Lascia un commento

In Siria è già scoppiata la guerra per la ricostruzione

A Damasco è corsa per accaparrarsi i progetti. «Il più grande business del secolo in Medio Oriente», dice l’economista Cherabye a L43. Anche l’Italia vuole partecipare. Ma il ruolo chiave sarà quello del Libano.

  27 nov 2017

da Beirut

La guerra in Siria non è ancora conclusa. Diversi fronti sono ancora caldi e altri potrebbero aprirsi presto, come quello che rischia di contrapporre l’esercito governativo e i curdi dell’Ypg (Unità di protezione popolare) a Raqqa. Intanto però oggi è la ricostruzione del Paese a costituire la maggiore preoccupazione della comunità internazionale.

CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI. Ramsey Cherabye, economista all’Università Americana di Beirut, dice: «Si tratterà del più grande business del secolo in Medio Oriente. Si stanno già progettando interventi per centinaia di miliardi di dollari. Il mondo intero è interessato a ricostruire la Siria, e per accaparrarsi i progetti più grandi si scatenerà una guerra tra le imprese coinvolte».

ASSAD SCEGLIERÀ I SUOI ALLEATI. Molto probabilmente tocca al governo siriano di Bashar al-Assad, che sta uscendo vincitore dal terribile conflitto, a scegliere insieme con i suoi alleati le aziende e i Paesi che saranno coinvolti nella ricostruzione della Siria. In questi ultimi mesi è cresciuto esponenzialmente il numero di operatori economici e rappresentanti politici andati in visita a Damasco. Tutti hanno ricevuto lo stesso messaggio: il governo siriano non permetterà a chi in questi anni si è mostrato nemico del Paese di trarre vantaggi dalla ricostruzione della Siria.

Recentemente il presidente Assad ha incontrato anche una delegazione di politici italiani, composta da Mario Mauro e Paolo Romani di Forza Italia. Nel corso dell’incontro Bashar ha dichiarato che non tutti i Paesi dell’Unione europea saranno coinvolti nella fasi di ricostruzione. Secondo Sana news, agenzia di stampa siriana, avrebbe detto alla delegazione italiana: «La Siria sarà fedele a chi gli è stata vicina negli anni difficili del conflitto. Coloro che hanno contribuito alla guerra che ha distrutto il Paese non otterranno vantaggi economici dalla sua rinascita».

ARABIA SAUDITA ENTRATA A GAMBA TESA. Spiega ancora Ramsey Cherabye: «La partita della ricostruzione si giocherà sia a livello mondiale sia a livello regionale. Certamente tutte le potenze coinvolte nel conflitto siriano vorranno la loro parte della torta, e penso che questa sia una delle tante ragioni che hanno spinto l’Arabia Saudita a entrare a gamba tesa nella politica libanese. Il Libano avrà necessariamente un ruolo strategico, per la logistica e per quanto riguarda il passaggio dei finanziamenti, nella ricostruzione della Siria».

Siria Raqqa

Il Paese dei Cedri sarà la base operativa, infrastrutturale e finanziaria per i progetti di ricostruzione. Questo per la sua vicinanza geografica con la Siria e perché gli altri Paesi vicini non hanno la stessa capacità di accogliere grandi aziende internazionali. L’Iraq è neutralizzato a causa dell’instabilità che continua a regnare, la Turchia è respinta da Damasco, che ritiene abbia contribuito in gran parte a pianificare e alimentare la guerra. La Giordania non ha le leggi e le regolamentazioni necessarie per ospitare le compagnie internazionali che saranno coinvolte.

PORTO DI TRIPOLI BASE REGIONALE. Intanto la più grande compagnia di navigazione russa sembra aver scelto il porto di Tripoli, al Nord del Libano e a meno di 30 chilometri dalla Siria, come base regionale per le sue navi. Questo consentirà di trasportare facilmente i materiali necessari per le opere di ricostruzione in Siria, ma anche di portare merci in altri Paesi arabi, come l’Iraq e persino l’Arabia Saudita.

INTERESSI ANCHE PER ISRAELE. In un contesto simile molte aziende libanesi si stanno preparando e altre stanno creando consorzi con compagnie straniere per essere operative quando sarà il momento. Come la guerra anche la pace in Siria influenza i fragili equilibri libanesi. Conclude Cherabye: «Le ragioni che hanno spinto Mohammad bin Salman, l’erede al trono saudita, a intervenire per ricondurre il Libano a una maggiore obbedienza all’Arabia sono molte. Prima di tutto il timore dello strapotere iraniano nella Regione. Credo che ci sia anche la necessità di non perdere posizioni nella corsa alla ricostruzione siriana. Una corsa che interessa anche lo strano alleato regionale di Riad in questo momento: Israele».

http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/11/27/siria-guerra-ricostruzione/215795/

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milano l’è n gran milan

dicembre 24, 2017 Lascia un commento
San Maurizio al Monastero Maggiore

La convivenza delle diversità

Religione: musulmana; nazionalità: siriana; nome: Mohamed; professione: guida nelle chiese di Santa Maria e San Maurizio a Milano

domenica 24/12/17 08:04 – ultimo aggiornamento: domenica 24/12/17 09:17

Mohamed Hamadi, settantenne siriano è, da un paio d’anni, guida volontaria del Touring Club Italiano (TCI) nell’ambito del progetto “Aperti per voi”. I turni settimanali di Mohammed lo vedono dividersi tra la basilica di Santa Maria presso San Satiro e la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Sono però gli affreschi di Aurelio Luini (figlio di Bernardino) ad attrarlo maggiormente rendendolo tra i volontari più carismatici del TCI. I visitatori restano colpiti dalle spiegazioni dettagliate impreziosite dagli studi e dalle ricerche personali. La sua bussola è la connessione tra culture e fedi religiose. Aprire le menti e creare ponti tra modelli culturali distinti è diventata per lui, sostenitore della convivenza delle diversità, una missione. “La diversità è una ricchezza” dice sovente. Il suo vissuto l’ha forgiato in tal senso.

Educato alla convivenza religiosa pacifica a Homs, Mohamed ha fatto parte del Movimento nazionalista arabo (l’opposizione) che reclamava democrazia e libertà dai regimi al potere. Poco più che ventenne è costretto a fuggire. Prosegue gli studi in Libano. Lavora in Kuwait e in Iraq, ma i servizi segreti lo tallonano e lui, a questo punto, fugge in Europa: prima in Spagna, poi in Italia dove, tra l’altro – dal 2002 sino al 2007 – è consigliere comunale a Sesto San Giovanni. È in Italia che conosce Grazia. La sposa. Nasce Shady, oggi giornalista, scrittore e autore, tra gli altri, del libro “La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana” che racconta delle vicissitudini sue e del popolo siriano.

Mohamed ha potuto riprendere contatto con i suoi connazionali alla Stazione Centrale quando nel 2013, per alcuni mesi, è stato uno dei volontari che accoglievano i profughi siriani. In un diario ne ha raccolto le storie e le riflessioni. Rigetta ogni sorta di violenza e non appena si spolverano i ricordi della sua giovinezza in Siria, costellata di torture e prigionia, gli occhi diventano lucidi e il viso si corruccia. Poi però gli basta guardare alcuni affreschi di Luini – l’ “Arca di Noè” o il “Peccato originale” o ancora il “Sacrificio di Isacco” – per ritrovare la serenità e trasmettere la sua passione per cultura e sapere ai visitatori. Sì, perché per lui la cultura è un salvagente, ma soprattutto è in grado di costruire la pace.

Dario Lo Scalzo

n.b.: da oggi, 24 dicembre, al 2 gennaio 2018, i volontari del Touring non saranno in servizio.

VIDEO e CORRELATI su:

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/La-convivenza-delle-diversit%C3%A0-9924385.html

è agosto e all’onu sono in ferie…

Carla Del Ponte(©Ti-Press)

“Lascio la commissione sulla Siria”

Carla Del Ponte annuncia la sua decisione a Locarno e denuncia: “Manca la volontà politica di affrontare la questione”

domenica 06/08/17 13:35 – ultimo aggiornamento: domenica 06/08/17 21:18

Carla del Ponte ha annunciato domenica di voler lasciare la commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria. Nel corso di una conferenza a margine del Festival di Locarno ha dichiarato: “Ho già pronta la lettera di dimissioni. Lascio l’incarico poiché non c’è alcuna volontà politica di risolvere la questione…; la mia presenza non è altro che un alibi”.

“Non ho alcun potere e il Consiglio di sicurezza non fa nulla…; siamo impotenti”, ha denunciato l’ex procuratrice del Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia.

Non è la prima volta che Del Ponte lamenta l’immobilismo generale sulla questione. Già lo scorso mese di aprile, all’indomani di un attacco chimico nella città di Khan Scheikhun, che causò decine di morti tra cui numerosi  bambini, aveva espresso la sua rabbia e la sua amarezza di fronte alla scarsa volontà politica (ascolta le sue dichiarazioni di seguito)

Nella sua carriera è stata procuratrice della Confederazione dal 1994 al 1998. In seguito è stata nominata procuratrice capo del Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (1999-2007) e per quello che si è occupato del genocidio in Ruanda (1999-2003). Dal 2008 al 2011 è stata ambasciatrice della Svizzera in Argentina. Dal 2012 figura nella commissione dell’ONU sulla Siria.

bin

*interviste,Video e Correlati su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Lascio-la-commissione-sulla-Siria-9408940.html

siria… fine servizio

maggio 22, 2017 Lascia un commento

siria…segue

maggio 21, 2017 Lascia un commento

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L’ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico (rsi)

E’ stata un crocevia tra oriente e occidente, la perla del deserto, l’oasi dalla bellezza mozzafiato tra l’Eufrate e il Mediterraneo. Transito di avorio, ebano, spezie, stoffe, marmo, ceramiche, tra mondo romano, persiano, indiano, cinese. Quando arriviamo in fine mattinata, le ferite nel sito archeologico appaiono impressionanti… – Palmira, l’anima di un paese

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Distruzione a Homs (RSI)

Al Waer, alla periferia di Homs, attende di rinascere. In questi giorni deve essere infatti portata a termine la cosiddetta evacuazione delle milizie (dentro questo distretto ce n’è una quindicina) che scelgono di non riconsegnare le armi e di farsi portare quindi nella provincia di Idlib, a loro destinata. Quasi 20’000 le persone in partenza, con la partecipazione, in questa fase, di molti militari russi, arrivati con mezzi blindati per scortare gli autobus verdi fino alla loro destinazione finale. – “Homs, la riconciliazione passa dai russi

Con correlati su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

dossier siria il seguito…

maggio 18, 2017 Lascia un commento

Diario di viaggio:

Adulti che lavorano e bambini che li aiutano: c’è una città da rimettere in piedi

giovedì 18/05/17 06:45 – ultimo aggiornamento: giovedì 18/05/17 13:28

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Una città da rimettere in piedi(RSI/Paola Nurnberg)

L’impatto con la sofferenza di Aleppo è tremendo. E’ nel silenzio delle sue strade deserte dove non c’è più nulla, è nell’immenso ammasso di macerie che hanno reso questa antica e bellissima città un luogo senza identità, uguale a tanti altri che hanno conosciuto la guerra. Per noi camminare in mezzo agli edifici che stanno in piedi per miracolo è un pugno nello stomaco… ” Aleppo che sogna di rialzarsi

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

siria e migranti

maggio 17, 2017 Lascia un commento

Le macerie di Aleppo (RSI)

Siria, nel cuore della guerra

Terza tappa: tra le macerie di Aleppo la vita continua

domenica 14/05/17 08:34 – ultimo aggiornamento: mercoledì 17/05/17 07:19

Le immagini all’arrivo in questa città del nord del paese, capitale della ribellione e della guerra fino alla recente cessazione delle ostilità il 22 dicembre scorso non sorprendono. Sono lo specchio di quell’incubo che hanno immortalato negli ultimi anni fotografi e cameraman: case sventrate, palazzi sbriciolati, ammassi di macerie…

Culla della cultura, crocevia straordinario di lingue e civiltà, Aleppo dopo il micidiale assedio condotto dalle forze governative a colpi di bombardamenti aerei e al fitto scambio di colpi di artiglieria, è ridotta a città martire, emblema di una guerra fratricida condotta senza esclusione di colpi. Quella che rivendica lo statuto di più antica città del mondo, che fu la terza città più  importante dell’impero ottomano dopo Costantinopoli e Il Cairo, porta le stigmate dell’orrore ancor più forse di qualsiasi città di quest’area mediorientale. Aleppo distrutta, certo ma non tutta. Quartieri interi sono stati risparmiati dalla furia bellica e la vita sembra trascorrere quasi normalmente: circolano non poche macchine, vi è una certa attività commerciale, bar e ristoranti non mancano. La guerra ha risparmiato anche qualche storica testimonianza di un passato imbottito di gloria e ricchezza: un nome su tutti quello dell’Hotel Baron, che ospitò Lawrence D’Arabia, Re Feisal, Agatha Christie e tanti altri personaggi dello scorso secolo. Racconteremo la sua storia in un servizio televisivo.

L’Hotel Baron  (RSI)

Dopo tre giorni arriviamo dunque qui, a nord. Burocrazia, controlli non facilitano il lavoro dei giornalisti. Quanto alla sicurezza il viaggio ci ha consentito di verificare quanto la pace sia ancora una chimera. Da Damasco salendo fino a Homs nessun problema rilevante, poi improvvisamente dobbiamo lasciare l’autostrada. Da li a Aleppo è controllata dai ribelli, in particolare le milizie di Al Nusra. Dobbiamo deviare sul lato destro, verso est e percorrere un corridoio (vedi cartina) controllato dai governativi e filo governativi, ma molto stretto: a sinistra al Nusra (Al Qaida) a destra, verso l’Iraq l’Isis.

La cartina con le diverse zone controllate da ribelli e dai governativi

Salendo a nord dopo decine di check points, a un paio di chilometri salgono nuvole di fumo: colpi di mortaio. Si combatte molto vicino alla strada. Un lungo convoglio militare russo sta davanti a noi, cerchiamo di superarlo, ma ci vuole tempo  il manto stradale è stretto e sconnesso. Si sente un forte sibilo, un missile sfiora la macchina e va a cadere nella pianura alla sinistra a qualche centinaio di metri. Ci sentivamo un po’ protetti dai russi, ci siamo resi conto che  il pericolo lì, tra i contingenti  di Mosca era probabilmente ancora maggiore. Aleppo appare stranamente in questi momenti come un’oasi di pace, le ositilità sono cessate anche se ci segnalano che nella periferia i combattimenti continuano.

Paola Nurnberg e Roberto Antonini

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-simbolo-della-guerra-9100144.html

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 mercoledì 17/05/17 05:38 – ultimo aggiornamento: mercoledì 17/05/17 05:38

A Belgrado, dietro la stazione ferroviaria, un deposito abbandonato da più di un anno era diventato l’accampamento dove 1.200 profughi (soprattutto afghani e pakistani) hanno trovato riparo nell’attesa di attraversare il confine. Le giornate all’interno delle Barracks (così è stato denominato l’ex magazzino) si consumavano nell’attesa, bruciando plastica per scaldarsi (le temperature sono arrivate anche a meno venti nei mesi invernali) e concedendosi una partita di cricket e due passaggi con il pallone per liberare la mente. Di notte, poi, l’avventura aveva inizio: raggiungere il confine croato o ungherese per lasciarsi alle spalle la Serbia e poter finalmente entrare in Europa.

L’11 maggio scorso l’insediamento è stato sgomberato. Il giorno prima si era proceduto alla disinfezione. Poi ha fatto seguito una completa demolizione.  Alcuni dei profughi hanno deciso di andare nei campi governativi sparsi in tutta la Serbia (se ne contano 17), ma molti altri hanno fatto perdere le proprie tracce.

“Quello che ci preoccupa è che ci sono tantissimi minori non accompagnati, sono ragazzi  preda dei trafficanti,  sono fragili, e più volte hanno provato ad attraversare il confine e sono stati rispediti indietro”. A lanciare l’allarme è Mirjana Milenkovski,  portavoce dell’UNHCR Serbia. “Per loro oramai è diventato un gioco – spiega -. Vince chi riesce a superare il confine e ad arrivare più lontano prima di essere catturato dalla polizia”.

Ed è un gioco che costa migliaia e migliaia di euro.  Ad Ali, ad esempio,  il viaggio dal Pakistan è costato 9 mila euro, ed ancora non è riuscito ad arrivare a destinazione, malgrado i ripetuti tentativi di attraversare il confine croato per entrare finalmente nell’Unione Europea. Ed è lui che ci svela le regole del  gioco, e i vari tipi di “Game” a cui lui e i suoi compagni di avventura sono soliti partecipare. In palio c’è solo un premio: la prospettiva di una vita migliore.

Romina Vinci

Il nostro dossier: Le vie dei migranti

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-gioco-dei-ragazzi-in-fuga-9121360.html

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