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Posts Tagged ‘siria’

è agosto e all’onu sono in ferie…

Carla Del Ponte(©Ti-Press)

“Lascio la commissione sulla Siria”

Carla Del Ponte annuncia la sua decisione a Locarno e denuncia: “Manca la volontà politica di affrontare la questione”

domenica 06/08/17 13:35 – ultimo aggiornamento: domenica 06/08/17 21:18

Carla del Ponte ha annunciato domenica di voler lasciare la commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria. Nel corso di una conferenza a margine del Festival di Locarno ha dichiarato: “Ho già pronta la lettera di dimissioni. Lascio l’incarico poiché non c’è alcuna volontà politica di risolvere la questione…; la mia presenza non è altro che un alibi”.

“Non ho alcun potere e il Consiglio di sicurezza non fa nulla…; siamo impotenti”, ha denunciato l’ex procuratrice del Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia.

Non è la prima volta che Del Ponte lamenta l’immobilismo generale sulla questione. Già lo scorso mese di aprile, all’indomani di un attacco chimico nella città di Khan Scheikhun, che causò decine di morti tra cui numerosi  bambini, aveva espresso la sua rabbia e la sua amarezza di fronte alla scarsa volontà politica (ascolta le sue dichiarazioni di seguito)

Nella sua carriera è stata procuratrice della Confederazione dal 1994 al 1998. In seguito è stata nominata procuratrice capo del Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (1999-2007) e per quello che si è occupato del genocidio in Ruanda (1999-2003). Dal 2008 al 2011 è stata ambasciatrice della Svizzera in Argentina. Dal 2012 figura nella commissione dell’ONU sulla Siria.

bin

*interviste,Video e Correlati su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Lascio-la-commissione-sulla-Siria-9408940.html

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siria… fine servizio

maggio 22, 2017 Lascia un commento

siria…segue

maggio 21, 2017 Lascia un commento

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L’ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico (rsi)

E’ stata un crocevia tra oriente e occidente, la perla del deserto, l’oasi dalla bellezza mozzafiato tra l’Eufrate e il Mediterraneo. Transito di avorio, ebano, spezie, stoffe, marmo, ceramiche, tra mondo romano, persiano, indiano, cinese. Quando arriviamo in fine mattinata, le ferite nel sito archeologico appaiono impressionanti… – Palmira, l’anima di un paese

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Distruzione a Homs (RSI)

Al Waer, alla periferia di Homs, attende di rinascere. In questi giorni deve essere infatti portata a termine la cosiddetta evacuazione delle milizie (dentro questo distretto ce n’è una quindicina) che scelgono di non riconsegnare le armi e di farsi portare quindi nella provincia di Idlib, a loro destinata. Quasi 20’000 le persone in partenza, con la partecipazione, in questa fase, di molti militari russi, arrivati con mezzi blindati per scortare gli autobus verdi fino alla loro destinazione finale. – “Homs, la riconciliazione passa dai russi

Con correlati su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

dossier siria il seguito…

maggio 18, 2017 Lascia un commento

Diario di viaggio:

Adulti che lavorano e bambini che li aiutano: c’è una città da rimettere in piedi

giovedì 18/05/17 06:45 – ultimo aggiornamento: giovedì 18/05/17 13:28

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Una città da rimettere in piedi(RSI/Paola Nurnberg)

L’impatto con la sofferenza di Aleppo è tremendo. E’ nel silenzio delle sue strade deserte dove non c’è più nulla, è nell’immenso ammasso di macerie che hanno reso questa antica e bellissima città un luogo senza identità, uguale a tanti altri che hanno conosciuto la guerra. Per noi camminare in mezzo agli edifici che stanno in piedi per miracolo è un pugno nello stomaco… ” Aleppo che sogna di rialzarsi

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

siria e migranti

maggio 17, 2017 Lascia un commento

Le macerie di Aleppo (RSI)

Siria, nel cuore della guerra

Terza tappa: tra le macerie di Aleppo la vita continua

domenica 14/05/17 08:34 – ultimo aggiornamento: mercoledì 17/05/17 07:19

Le immagini all’arrivo in questa città del nord del paese, capitale della ribellione e della guerra fino alla recente cessazione delle ostilità il 22 dicembre scorso non sorprendono. Sono lo specchio di quell’incubo che hanno immortalato negli ultimi anni fotografi e cameraman: case sventrate, palazzi sbriciolati, ammassi di macerie…

Culla della cultura, crocevia straordinario di lingue e civiltà, Aleppo dopo il micidiale assedio condotto dalle forze governative a colpi di bombardamenti aerei e al fitto scambio di colpi di artiglieria, è ridotta a città martire, emblema di una guerra fratricida condotta senza esclusione di colpi. Quella che rivendica lo statuto di più antica città del mondo, che fu la terza città più  importante dell’impero ottomano dopo Costantinopoli e Il Cairo, porta le stigmate dell’orrore ancor più forse di qualsiasi città di quest’area mediorientale. Aleppo distrutta, certo ma non tutta. Quartieri interi sono stati risparmiati dalla furia bellica e la vita sembra trascorrere quasi normalmente: circolano non poche macchine, vi è una certa attività commerciale, bar e ristoranti non mancano. La guerra ha risparmiato anche qualche storica testimonianza di un passato imbottito di gloria e ricchezza: un nome su tutti quello dell’Hotel Baron, che ospitò Lawrence D’Arabia, Re Feisal, Agatha Christie e tanti altri personaggi dello scorso secolo. Racconteremo la sua storia in un servizio televisivo.

L’Hotel Baron  (RSI)

Dopo tre giorni arriviamo dunque qui, a nord. Burocrazia, controlli non facilitano il lavoro dei giornalisti. Quanto alla sicurezza il viaggio ci ha consentito di verificare quanto la pace sia ancora una chimera. Da Damasco salendo fino a Homs nessun problema rilevante, poi improvvisamente dobbiamo lasciare l’autostrada. Da li a Aleppo è controllata dai ribelli, in particolare le milizie di Al Nusra. Dobbiamo deviare sul lato destro, verso est e percorrere un corridoio (vedi cartina) controllato dai governativi e filo governativi, ma molto stretto: a sinistra al Nusra (Al Qaida) a destra, verso l’Iraq l’Isis.

La cartina con le diverse zone controllate da ribelli e dai governativi

Salendo a nord dopo decine di check points, a un paio di chilometri salgono nuvole di fumo: colpi di mortaio. Si combatte molto vicino alla strada. Un lungo convoglio militare russo sta davanti a noi, cerchiamo di superarlo, ma ci vuole tempo  il manto stradale è stretto e sconnesso. Si sente un forte sibilo, un missile sfiora la macchina e va a cadere nella pianura alla sinistra a qualche centinaio di metri. Ci sentivamo un po’ protetti dai russi, ci siamo resi conto che  il pericolo lì, tra i contingenti  di Mosca era probabilmente ancora maggiore. Aleppo appare stranamente in questi momenti come un’oasi di pace, le ositilità sono cessate anche se ci segnalano che nella periferia i combattimenti continuano.

Paola Nurnberg e Roberto Antonini

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-simbolo-della-guerra-9100144.html

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 mercoledì 17/05/17 05:38 – ultimo aggiornamento: mercoledì 17/05/17 05:38

A Belgrado, dietro la stazione ferroviaria, un deposito abbandonato da più di un anno era diventato l’accampamento dove 1.200 profughi (soprattutto afghani e pakistani) hanno trovato riparo nell’attesa di attraversare il confine. Le giornate all’interno delle Barracks (così è stato denominato l’ex magazzino) si consumavano nell’attesa, bruciando plastica per scaldarsi (le temperature sono arrivate anche a meno venti nei mesi invernali) e concedendosi una partita di cricket e due passaggi con il pallone per liberare la mente. Di notte, poi, l’avventura aveva inizio: raggiungere il confine croato o ungherese per lasciarsi alle spalle la Serbia e poter finalmente entrare in Europa.

L’11 maggio scorso l’insediamento è stato sgomberato. Il giorno prima si era proceduto alla disinfezione. Poi ha fatto seguito una completa demolizione.  Alcuni dei profughi hanno deciso di andare nei campi governativi sparsi in tutta la Serbia (se ne contano 17), ma molti altri hanno fatto perdere le proprie tracce.

“Quello che ci preoccupa è che ci sono tantissimi minori non accompagnati, sono ragazzi  preda dei trafficanti,  sono fragili, e più volte hanno provato ad attraversare il confine e sono stati rispediti indietro”. A lanciare l’allarme è Mirjana Milenkovski,  portavoce dell’UNHCR Serbia. “Per loro oramai è diventato un gioco – spiega -. Vince chi riesce a superare il confine e ad arrivare più lontano prima di essere catturato dalla polizia”.

Ed è un gioco che costa migliaia e migliaia di euro.  Ad Ali, ad esempio,  il viaggio dal Pakistan è costato 9 mila euro, ed ancora non è riuscito ad arrivare a destinazione, malgrado i ripetuti tentativi di attraversare il confine croato per entrare finalmente nell’Unione Europea. Ed è lui che ci svela le regole del  gioco, e i vari tipi di “Game” a cui lui e i suoi compagni di avventura sono soliti partecipare. In palio c’è solo un premio: la prospettiva di una vita migliore.

Romina Vinci

Il nostro dossier: Le vie dei migranti

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-gioco-dei-ragazzi-in-fuga-9121360.html

dossier siria

maggio 16, 2017 Lascia un commento

Per ragioni di impaginazione Vi invitiamo a leggere gli articoli uno per uno per ordine di data…non vogliatecene:

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Il lungo viaggio verso Damasco (RSI)

Siria, nel cuore della guerra

Seconda tappa: l’arrivo a Damasco tra normalità e cunicoli usati dai combattenti

domenica 14/05/17 08:34 – ultimo aggiornamento: martedì 16/05/17 10:04

su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

 

CORRELATI

la siria ai siriani

ottobre 7, 2016 Lascia un commento
aasmae-dachan
La Siria ai siriani – di Ilaria Romano e Romina Vinci

Essere ponte tra due mondi

Storia di Asmae Dachan, giornalista italo-siriana che racconta la sua Siria sperando in un futuro di pace

venerdì 07/10/16 06:00 – ultimo aggiornamento: venerdì 07/10/16 09:43

Asmae Dachan è una giornalista e scrittrice italo siriana, nata ad Ancona da genitori di Aleppo.

Lavora come freelance occupandosi di diritti umani e dialogo interculturale, senza mai dimenticare le notizie che arrivano dalla guerra in Siria. Sul suo blog Diariodisiria raccoglie tutte le informazioni che arrivano da Aleppo e dalle altre città martoriate dalla guerra, come pure dai profughi fuori dai confini.

Quest’anno ha vinto il premio della giuria del Festival dei Giornalisti del Mediterraneo di Otranto per il reportage su Molenbeek, il quartiere dei terroristi di Parigi e Bruxelles pubblicato su Panorama. Nel 2013 è stata nominata Ambasciatrice di pace dall’Università della pace della Svizzera italiana per il suo impegno nella promozione del dialogo fra culture.

Alcuni familiari di Asmae vivono ancora ad Aleppo. Hanno scelto di restare, provando ad immaginare ancora un futuro migliore per il paese. Sono tra i 300 mila che, dopo sei anni di guerra, abitanio una città che contava quattro milioni di abitanti. Asmae arriva ad Aleppo nel 2013. Il confine fra Turchia e Siria era già estremamente rischioso da attraversare. Trova una città sotto assedio,. La racconterà in un lungo documentario. Quel viaggio segnerà non solo la sua volontà di documentare, da giornalista, uno dei conflitti più sanguinosi in corso, ma anche un percorso personale nel suo paese d’origine, che fino a quel momento aveva conosciuto solo attraverso i racconti dei suoi genitori, le vecchie fotografie di famiglia, i sapori e gli odori dei piatti sapientemente preparati dalla madre.

 

Poi Asmae, tre anni fa, rientra in Italia. Da allora le è stato impossibile tornare in Siria. Quello che ha definito “senso di impotenza” l’ha spinta a lavorare per mantenere viva l’attenzione su questa guerra, in un mondo ormai assuefatto alle immagini di dolore e distruzione. Ad essere, per dirla alla sua maniera, un ponte fra due mondi.

Romina Vinci e Ilaria Romano

http://www.rsi.ch/news/mondo/Essere-ponte-tra-due-mondi-8070469.html

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