Archivio

Posts Tagged ‘siria’

più guerra più tensioni più alto il prezzo del greggio

E’ ovviamente solo il mio parere ed un aspetto del problema che quanto importante sia noi non lo sappiamo.

Tra i paesi coinvolti nella guerra in Siria,rifletto che due di essi sono quelli che maggiormente sono petrolio-dipendenti per potere sopravvivere e che senza di esso sarebbero bell’e che stecchiti:Iran e Arabia Saudita.

Gli altri,Russia compresa così come gli USA hanno solo l’interesse a non doversi trovare nelle canne più di tanto.Sono paesi che possono tirare avanti esportando altro.

Gli USA poi sino a pochi anni fa non potevano neppure esportare petrolio estratto a casa loro,ma oggi hanno dimostrato di non temerne il prezzo,infatti hanno ampie possibilità di stoccaggio che gli ha consentito di vendere al meglio quando conveniva.In più sono divenuti il produttore numero uno al mondo grazie alle nuove tecnologie d’estrazione.

Lo choc petrolifero del 1973 dovuto alla guerra del Kippur così come quello del ’79 per la caduta dello Shah di Persia è stato ampiamente superato dal mondo occidentale.

Chi invece andrebbe sotto se il prezzo non trova un sostegno forte sono maggiormente Iran e Saudi Arabia che entrambi son schierati e in campo avverso.L’Iran con Assad e i sauditi contro.

Se la guerra non termina prosegue la tensione geopolitica dell’area che si può tradurre anche in prezzi più elevati del greggio di cui i due paesi hanno estrema necessità dopo il crollo delle quotazioni dei mesi passati.

Gli altri  controllano la situazione e sono lesti ad approfittarne quando gli conviene.Sia gli USA come i russi.

Ma per Iran e sauditi è indispensabile di averli.E se la giocheranno sino all’ultimo per non trovarsi a dover elemosinare quanto gli serve per campare.

+

Vittime dei bombardamenti nella Ghuta orientale, vicino a Damasco (keystone)

“Tregua in Siria subito”

Lo chiedono Trump, Merkel e Macron al regime siriano e ai suoi sostenitori russi ed iraniani

sabato 03/03/18 10:05 – ultimo aggiornamento: sabato 03/03/18 14:35

 

“Il regime siriano e i suoi sostenitori russi e iraniani dovrebbero attuare immediatamente e completamente la risoluzione 2401 del consiglio di sicurezza dell’ONU, che chiede un immediato cessate il fuoco”. Lo hanno concordato, in distinte telefonate, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron con il presidente statunitense Donald Trump. Lo riferisce la Casa Bianca, riportando le parole di Trump: “Gli Stati Uniti non tollereranno le atrocità del regime di Assad”.

Venerdì il regime siriano aveva affermato di aver fatto tutto il possibile per consentire l’evacuazione dei civili attraverso un “corridoio umanitario”, in particolare nella zona della Ghuta orientale, accusando i “terroristi”, cioè i gruppi ribelli, di avere bombardato con mortai il valico predisposto a questo fine durante le “pause umanitarie” di cinque ore al giorno ordinate dal presidente russo Vladimir Putin.

La regione della Ghuta (RSI)

Da parte sua Jaysh al Islam, la più importante fazione armata anti-regime nella Ghuta, sostenuta dall’Arabia Saudita, ha accusato la Russia di avere ordinato le “pause umanitarie” non per aiutare i civili, ma per svuotare l’enclave dalla parte di popolazione ostile al Governo siriano.

ATS/M. Ang.

con correlati e video al link:

https://www.rsi.ch/news/mondo/Tregua-in-Siria-subito-10201079.html

Annunci

grandi affari in siria?

gennaio 10, 2018 Lascia un commento

In Siria è già scoppiata la guerra per la ricostruzione

A Damasco è corsa per accaparrarsi i progetti. «Il più grande business del secolo in Medio Oriente», dice l’economista Cherabye a L43. Anche l’Italia vuole partecipare. Ma il ruolo chiave sarà quello del Libano.

  27 nov 2017

da Beirut

La guerra in Siria non è ancora conclusa. Diversi fronti sono ancora caldi e altri potrebbero aprirsi presto, come quello che rischia di contrapporre l’esercito governativo e i curdi dell’Ypg (Unità di protezione popolare) a Raqqa. Intanto però oggi è la ricostruzione del Paese a costituire la maggiore preoccupazione della comunità internazionale.

CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI. Ramsey Cherabye, economista all’Università Americana di Beirut, dice: «Si tratterà del più grande business del secolo in Medio Oriente. Si stanno già progettando interventi per centinaia di miliardi di dollari. Il mondo intero è interessato a ricostruire la Siria, e per accaparrarsi i progetti più grandi si scatenerà una guerra tra le imprese coinvolte».

ASSAD SCEGLIERÀ I SUOI ALLEATI. Molto probabilmente tocca al governo siriano di Bashar al-Assad, che sta uscendo vincitore dal terribile conflitto, a scegliere insieme con i suoi alleati le aziende e i Paesi che saranno coinvolti nella ricostruzione della Siria. In questi ultimi mesi è cresciuto esponenzialmente il numero di operatori economici e rappresentanti politici andati in visita a Damasco. Tutti hanno ricevuto lo stesso messaggio: il governo siriano non permetterà a chi in questi anni si è mostrato nemico del Paese di trarre vantaggi dalla ricostruzione della Siria.

Recentemente il presidente Assad ha incontrato anche una delegazione di politici italiani, composta da Mario Mauro e Paolo Romani di Forza Italia. Nel corso dell’incontro Bashar ha dichiarato che non tutti i Paesi dell’Unione europea saranno coinvolti nella fasi di ricostruzione. Secondo Sana news, agenzia di stampa siriana, avrebbe detto alla delegazione italiana: «La Siria sarà fedele a chi gli è stata vicina negli anni difficili del conflitto. Coloro che hanno contribuito alla guerra che ha distrutto il Paese non otterranno vantaggi economici dalla sua rinascita».

ARABIA SAUDITA ENTRATA A GAMBA TESA. Spiega ancora Ramsey Cherabye: «La partita della ricostruzione si giocherà sia a livello mondiale sia a livello regionale. Certamente tutte le potenze coinvolte nel conflitto siriano vorranno la loro parte della torta, e penso che questa sia una delle tante ragioni che hanno spinto l’Arabia Saudita a entrare a gamba tesa nella politica libanese. Il Libano avrà necessariamente un ruolo strategico, per la logistica e per quanto riguarda il passaggio dei finanziamenti, nella ricostruzione della Siria».

Siria Raqqa

Il Paese dei Cedri sarà la base operativa, infrastrutturale e finanziaria per i progetti di ricostruzione. Questo per la sua vicinanza geografica con la Siria e perché gli altri Paesi vicini non hanno la stessa capacità di accogliere grandi aziende internazionali. L’Iraq è neutralizzato a causa dell’instabilità che continua a regnare, la Turchia è respinta da Damasco, che ritiene abbia contribuito in gran parte a pianificare e alimentare la guerra. La Giordania non ha le leggi e le regolamentazioni necessarie per ospitare le compagnie internazionali che saranno coinvolte.

PORTO DI TRIPOLI BASE REGIONALE. Intanto la più grande compagnia di navigazione russa sembra aver scelto il porto di Tripoli, al Nord del Libano e a meno di 30 chilometri dalla Siria, come base regionale per le sue navi. Questo consentirà di trasportare facilmente i materiali necessari per le opere di ricostruzione in Siria, ma anche di portare merci in altri Paesi arabi, come l’Iraq e persino l’Arabia Saudita.

INTERESSI ANCHE PER ISRAELE. In un contesto simile molte aziende libanesi si stanno preparando e altre stanno creando consorzi con compagnie straniere per essere operative quando sarà il momento. Come la guerra anche la pace in Siria influenza i fragili equilibri libanesi. Conclude Cherabye: «Le ragioni che hanno spinto Mohammad bin Salman, l’erede al trono saudita, a intervenire per ricondurre il Libano a una maggiore obbedienza all’Arabia sono molte. Prima di tutto il timore dello strapotere iraniano nella Regione. Credo che ci sia anche la necessità di non perdere posizioni nella corsa alla ricostruzione siriana. Una corsa che interessa anche lo strano alleato regionale di Riad in questo momento: Israele».

http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/11/27/siria-guerra-ricostruzione/215795/

milano l’è n gran milan

dicembre 24, 2017 Lascia un commento
San Maurizio al Monastero Maggiore

La convivenza delle diversità

Religione: musulmana; nazionalità: siriana; nome: Mohamed; professione: guida nelle chiese di Santa Maria e San Maurizio a Milano

domenica 24/12/17 08:04 – ultimo aggiornamento: domenica 24/12/17 09:17

Mohamed Hamadi, settantenne siriano è, da un paio d’anni, guida volontaria del Touring Club Italiano (TCI) nell’ambito del progetto “Aperti per voi”. I turni settimanali di Mohammed lo vedono dividersi tra la basilica di Santa Maria presso San Satiro e la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Sono però gli affreschi di Aurelio Luini (figlio di Bernardino) ad attrarlo maggiormente rendendolo tra i volontari più carismatici del TCI. I visitatori restano colpiti dalle spiegazioni dettagliate impreziosite dagli studi e dalle ricerche personali. La sua bussola è la connessione tra culture e fedi religiose. Aprire le menti e creare ponti tra modelli culturali distinti è diventata per lui, sostenitore della convivenza delle diversità, una missione. “La diversità è una ricchezza” dice sovente. Il suo vissuto l’ha forgiato in tal senso.

Educato alla convivenza religiosa pacifica a Homs, Mohamed ha fatto parte del Movimento nazionalista arabo (l’opposizione) che reclamava democrazia e libertà dai regimi al potere. Poco più che ventenne è costretto a fuggire. Prosegue gli studi in Libano. Lavora in Kuwait e in Iraq, ma i servizi segreti lo tallonano e lui, a questo punto, fugge in Europa: prima in Spagna, poi in Italia dove, tra l’altro – dal 2002 sino al 2007 – è consigliere comunale a Sesto San Giovanni. È in Italia che conosce Grazia. La sposa. Nasce Shady, oggi giornalista, scrittore e autore, tra gli altri, del libro “La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana” che racconta delle vicissitudini sue e del popolo siriano.

Mohamed ha potuto riprendere contatto con i suoi connazionali alla Stazione Centrale quando nel 2013, per alcuni mesi, è stato uno dei volontari che accoglievano i profughi siriani. In un diario ne ha raccolto le storie e le riflessioni. Rigetta ogni sorta di violenza e non appena si spolverano i ricordi della sua giovinezza in Siria, costellata di torture e prigionia, gli occhi diventano lucidi e il viso si corruccia. Poi però gli basta guardare alcuni affreschi di Luini – l’ “Arca di Noè” o il “Peccato originale” o ancora il “Sacrificio di Isacco” – per ritrovare la serenità e trasmettere la sua passione per cultura e sapere ai visitatori. Sì, perché per lui la cultura è un salvagente, ma soprattutto è in grado di costruire la pace.

Dario Lo Scalzo

n.b.: da oggi, 24 dicembre, al 2 gennaio 2018, i volontari del Touring non saranno in servizio.

VIDEO e CORRELATI su:

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/La-convivenza-delle-diversit%C3%A0-9924385.html

è agosto e all’onu sono in ferie…

Carla Del Ponte(©Ti-Press)

“Lascio la commissione sulla Siria”

Carla Del Ponte annuncia la sua decisione a Locarno e denuncia: “Manca la volontà politica di affrontare la questione”

domenica 06/08/17 13:35 – ultimo aggiornamento: domenica 06/08/17 21:18

Carla del Ponte ha annunciato domenica di voler lasciare la commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria. Nel corso di una conferenza a margine del Festival di Locarno ha dichiarato: “Ho già pronta la lettera di dimissioni. Lascio l’incarico poiché non c’è alcuna volontà politica di risolvere la questione…; la mia presenza non è altro che un alibi”.

“Non ho alcun potere e il Consiglio di sicurezza non fa nulla…; siamo impotenti”, ha denunciato l’ex procuratrice del Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia.

Non è la prima volta che Del Ponte lamenta l’immobilismo generale sulla questione. Già lo scorso mese di aprile, all’indomani di un attacco chimico nella città di Khan Scheikhun, che causò decine di morti tra cui numerosi  bambini, aveva espresso la sua rabbia e la sua amarezza di fronte alla scarsa volontà politica (ascolta le sue dichiarazioni di seguito)

Nella sua carriera è stata procuratrice della Confederazione dal 1994 al 1998. In seguito è stata nominata procuratrice capo del Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (1999-2007) e per quello che si è occupato del genocidio in Ruanda (1999-2003). Dal 2008 al 2011 è stata ambasciatrice della Svizzera in Argentina. Dal 2012 figura nella commissione dell’ONU sulla Siria.

bin

*interviste,Video e Correlati su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Lascio-la-commissione-sulla-Siria-9408940.html

siria… fine servizio

maggio 22, 2017 Lascia un commento

siria…segue

maggio 21, 2017 Lascia un commento

+

L’ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico (rsi)

E’ stata un crocevia tra oriente e occidente, la perla del deserto, l’oasi dalla bellezza mozzafiato tra l’Eufrate e il Mediterraneo. Transito di avorio, ebano, spezie, stoffe, marmo, ceramiche, tra mondo romano, persiano, indiano, cinese. Quando arriviamo in fine mattinata, le ferite nel sito archeologico appaiono impressionanti… – Palmira, l’anima di un paese

+

Distruzione a Homs (RSI)

Al Waer, alla periferia di Homs, attende di rinascere. In questi giorni deve essere infatti portata a termine la cosiddetta evacuazione delle milizie (dentro questo distretto ce n’è una quindicina) che scelgono di non riconsegnare le armi e di farsi portare quindi nella provincia di Idlib, a loro destinata. Quasi 20’000 le persone in partenza, con la partecipazione, in questa fase, di molti militari russi, arrivati con mezzi blindati per scortare gli autobus verdi fino alla loro destinazione finale. – “Homs, la riconciliazione passa dai russi

Con correlati su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

dossier siria il seguito…

maggio 18, 2017 Lascia un commento

Diario di viaggio:

Adulti che lavorano e bambini che li aiutano: c’è una città da rimettere in piedi

giovedì 18/05/17 06:45 – ultimo aggiornamento: giovedì 18/05/17 13:28

+

Una città da rimettere in piedi(RSI/Paola Nurnberg)

L’impatto con la sofferenza di Aleppo è tremendo. E’ nel silenzio delle sue strade deserte dove non c’è più nulla, è nell’immenso ammasso di macerie che hanno reso questa antica e bellissima città un luogo senza identità, uguale a tanti altri che hanno conosciuto la guerra. Per noi camminare in mezzo agli edifici che stanno in piedi per miracolo è un pugno nello stomaco… ” Aleppo che sogna di rialzarsi

http://www.rsi.ch/news/mondo/Siria-nel-cuore-della-guerra-9090931.html

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: