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la siria ai siriani

ottobre 7, 2016 Lascia un commento
aasmae-dachan
La Siria ai siriani – di Ilaria Romano e Romina Vinci

Essere ponte tra due mondi

Storia di Asmae Dachan, giornalista italo-siriana che racconta la sua Siria sperando in un futuro di pace

venerdì 07/10/16 06:00 – ultimo aggiornamento: venerdì 07/10/16 09:43

Asmae Dachan è una giornalista e scrittrice italo siriana, nata ad Ancona da genitori di Aleppo.

Lavora come freelance occupandosi di diritti umani e dialogo interculturale, senza mai dimenticare le notizie che arrivano dalla guerra in Siria. Sul suo blog Diariodisiria raccoglie tutte le informazioni che arrivano da Aleppo e dalle altre città martoriate dalla guerra, come pure dai profughi fuori dai confini.

Quest’anno ha vinto il premio della giuria del Festival dei Giornalisti del Mediterraneo di Otranto per il reportage su Molenbeek, il quartiere dei terroristi di Parigi e Bruxelles pubblicato su Panorama. Nel 2013 è stata nominata Ambasciatrice di pace dall’Università della pace della Svizzera italiana per il suo impegno nella promozione del dialogo fra culture.

Alcuni familiari di Asmae vivono ancora ad Aleppo. Hanno scelto di restare, provando ad immaginare ancora un futuro migliore per il paese. Sono tra i 300 mila che, dopo sei anni di guerra, abitanio una città che contava quattro milioni di abitanti. Asmae arriva ad Aleppo nel 2013. Il confine fra Turchia e Siria era già estremamente rischioso da attraversare. Trova una città sotto assedio,. La racconterà in un lungo documentario. Quel viaggio segnerà non solo la sua volontà di documentare, da giornalista, uno dei conflitti più sanguinosi in corso, ma anche un percorso personale nel suo paese d’origine, che fino a quel momento aveva conosciuto solo attraverso i racconti dei suoi genitori, le vecchie fotografie di famiglia, i sapori e gli odori dei piatti sapientemente preparati dalla madre.

 

Poi Asmae, tre anni fa, rientra in Italia. Da allora le è stato impossibile tornare in Siria. Quello che ha definito “senso di impotenza” l’ha spinta a lavorare per mantenere viva l’attenzione su questa guerra, in un mondo ormai assuefatto alle immagini di dolore e distruzione. Ad essere, per dirla alla sua maniera, un ponte fra due mondi.

Romina Vinci e Ilaria Romano

http://www.rsi.ch/news/mondo/Essere-ponte-tra-due-mondi-8070469.html

chi la vuole un’altra gaza?

Il presidente turco Erdogan pensa a una città per i profughi   (Reuters)

Una nuova città per i rifugiati

Lo propone il presidente turco Erdogan. Sarebbe costruita nei pressi del confine turco-siriano

sabato 05/03/16 18:42 – ultimo aggiornamento: domenica 06/03/16 09:58

Costruire “una nuova città nel nord della Siria” per accogliere i rifugiati. È questa l’ultima idea proposta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan per ridurre il flusso di persone in fuga dalla guerra verso il suo Paese e verso l’Europa.

Lo riporta sabato sera l’agenzia statale Anadolu. Erdogan, che ha detto di aver già discusso l’idea con il presidente americano Barack Obama, ha ipotizzato la creazione di un centro di 4’500 km quadrati nei pressi del confine turco-siriano.

Il presidente Erdogan aveva incontrato venerdi a Istanbul il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, giunto in Turchia al termine del suo tour nei Paesi interessati dal flusso migratorio sulla rotta balcanica, organizzato per preparare il summit straordinario tra Ankara e Unione Europea previsto lunedì a Bruxelles.

ATS/EnCa

Dal TG20:

mi dica quanto fa per il disturbo…

febbraio 5, 2016 Lascia un commento

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dal Grand Bazar di Istanbul

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Se mai vi sia capitato di avere a che fare per ragioni di lavoro con dei medio-orientali saprete che l’affare è un qualcosa che non si chiude in fretta,ma va mercanteggiato perchè così è l’usanza di quei popoli.

Fosse ben per trarne un beneficio di pochi spiccioli di sconto.

Questa sera in televisione si vedevano i primi rientri dalla Germania di giovani che avevano i genitori rimasti a casa,per dire anche in un campo profughi, così come di persone singole che avevano lasciato indietro la famiglia con la speranza di ricongiungersi ma in condizioni differenti da quelle che hanno trovato qui da noi.

E se ne tornano a spese proprie.

Uno rientrava in Kurdistan e gli altri che erano siriani si dirigevano in Turchia o forse a Beirut ed un irakeno a Bagdad.

Parlavano tutti in un inglese abbastanza buono.Persone studiate,come si suol dire.

Nello stesso tempo anche i negoziati di pace per la Siria sono rimandati a data prossima da destinarsi,si vede che il prezzo non è conveniente per nessuna delle parti e dei rifugiati e dei morti quotidiani non interessa molto.

Due milioni e mezzo sono espatriati in Turchia,un milione e due in Giordania,sei o sette milioni che sono rimasti in Siria ma si spostano da una zona all’altra,non so quanti in Libano ma sono molti.

Oggi il profugo o il rifugiato rappresenta l’ultimo gradino della scala sociale,ha perso tutto e vive grazie alla carità.

Così almeno scrivono i giornali inglesi parlando di quelli di Giordania che vivono grazie agli aiuti delle Nazioni Unite ma con fondi dimezzati rispetto agli anni precedenti.Forse solo perchè sono di più.

Ciò nonostante non c’è fretta,sono oramai merce di scambio e la signora Merkel non sappiamo quanto sia pratica di mercanteggiamento quando ha promesso 3 miliardi di euro alla Turchia dalla UE purchè collaborasse a frenare l’esodo.

I soldi i turchi li prenderanno senz’altro ma non sappiamo se ciò da loro verrà ritenuto un acconto o il saldo, di quanto ci attenderà ancora da sborsare,perchè nel fare i conti ho già spiegato che non c’è mai fretta.

Un pò come hanno fatto anche i greci quando promettevano le riforme alla troika pur di farsi togliere dai pasticci.E nel mentre temporeggiavano.

Per il resto non si vede molto all’orizzonte salvo che i volontari di Kos l’isola greca del Dodecanneso sono stati proposti per il premio Nobel,è il classico contentino che l’Europa è riuscita a trovare per sdebitarsi di quanto non ha saputo fare.

Adesso i nostri di Lampedusa ci resteranno male,ma si vede che ex equo non volevano assegnarlo il Nobel.

Sui giornali americani la questione siriana viene all’ultimo posto perchè può disturbare il corso elettorale in atto.Nonostante i grandi spazi,in Nord America di profughi non ne vogliono ed i canadesi uguale.

Alla fine terminerà come al solito,che tocca al povero di aiutare colui che è più povero di lui.

Coloro che hanno i soldi sanno protestare e dimenticano per esempio gli anni difficili della loro ricostruzione,gli aiuti ricevuti,ed i loro politici pensano a mantenere il posto e non a perderlo andando contro la corrente,salvo in casi rari.Vale dappertutto.

Uno tira da una parte e uno dall’altra, e se qualcuno nel frattempo muore l’importante è che non succeda a casa nostra con un fotografo presente.

Invece che di pace si parla di mandare più soldati e di più paesi su più fronti, e finiranno col trasformare una guerra regionale in una guerra mondiale perchè ci sono dentro tutti, e non capiscono più chi sia il nemico… e chi sia l’alleato.

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Le macerie ad Homs (keystone)

Dieci miliardi per la Siria

La quarta conferenza dei donatori in corso a Londra – Kerry: “Basta bombardamenti russi”

giovedì 04/02/16 13:02 – ultimo aggiornamento: giovedì 04/02/16 21:35

David Cameron, primo ministro britannico, ha annunciato che i governi — riuniti a Londra per la quarta conferenza dei donatori dedicata agli aiuti per la popolazione siriana — si sono impegnati a donare 10 miliardi di dollari. Il paese arabo è vittima di una guerra civile in corso da cinque anni.

Esprimendosi sulla sospensione dei colloqui fra le fazioni coinvolte nel conflitto, John Kerry ha accusato Mosca e Damasco di puntare ad una soluzione militare piuttosto che politica. Secondo il segretario di Stato statunitense le operazioni militari dell’esercito di Bashar al-Assad e i raid aerei russi stanno compromettendo seriamente il processo politico.

Il premier britannico David Cameron, dal canto suo, ha chiesto alla comunità internazionale di continuare a lavorare per trovare una soluzione politica alla guerra nel paese arabo. Londra si è impegnata a raddoppiare il contributo entro il 2020, portandolo a 1,2 miliardi di sterline (1,75 miliardi di franchi).

Reuters/ludoC

maggiori informazioni su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Dieci-miliardi-per-la-Siria-6827192.html

Il ministro degli esteri statunitense John Kerry e quello italiano Paolo Gentiloni (keystone)

“Guerra allo Stato islamico”

La coalizione internazionale promette d’intensificare la campagna contro l’organizzazione

martedì 02/02/16 20:32 – ultimo aggiornamento: martedì 02/02/16 22:44

Segue su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Guerra-allo-Stato-islamico-6818780.html

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Syrian refugees in Jordan: ‘If they cut the coupons, we will probably die’

4000

 

Profughi siriani in Giordania

Photograph: Mohammad Abu Ghosh/Xinhua Press/Corbis

“Just look at how we’re living,” says Umm Majd, a Syrian who fled to Jordan. She stands in a tiny single-room apartment in Amman, the capital. It lies deep underground, next to a subterranean car park, and measures just two metres by two and a half. It is here that she, her husband and their two sons live out their exile.

“Just look,” says Umm Majd, gesturing at the room. “That’s enough to understand what’s happening to Syrians here in Jordan.”

There are between 630,000 and 1.27 million Syrian refugees in the country, depending on whose estimate you believe. Like most of them, Umm Majd’s husband does not have the right to work – so he works illegally as a carwasher for 100 Jordanian dinars a month (about £100, half the minimum wage). The family collectively receives 40 dinars in food coupons from the UN – down from 80 a year ago. Their rent is 50 dinars, leaving them just 90 each month for any other living expenses.

Segue su:

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/03/syrian-refugees-jordan-london-conference

antichità? buttale giù poi facciamo un appalto

ottobre 6, 2015 Lascia un commento

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Il Partenone di Atene durante una guerra tra Turchi ed Inglesi venne utilizzato per nascondervi dell’esplosivo,lo trasformarono in una polveriera,” ma chi vuoi mai che bombardi un simile monumento? ” si saranno detto tra di loro quei furboni di Turchi e invece partì una bordata da una nave britannica e lo centrò in pieno riducendolo in briciole.Quello che vediamo oggi è stato ovviamente ricostruito.Idem a come successe a tante cattedrali gotiche orgoglio dell’umanità in territorio francese non distanti dalla linea del fuoco durante la Grande guerra.Si pensava già a come dare del lavoro per quando fossero finiti i combattimenti.

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Non diciamolo troppo forte ma i talebani e poi quelli dell’Isis o chi dir si voglia,perchè di gente simile ne trovi in abbondanza posto che si sia autorizzati a generalizzare,quando arrivano a distruggere le loro antichità mi danno da pensare se non fosse meglio ai tempi dei colonizzatori quando si portavano a casa anche le pietre da mettere al museo.

Rubate o acquistate perlomeno se uno ne è appassionato ha modo di vederle ancora oggi,di studiarle e di pensarci sopra.

Una volta che abbatti un monumento per sempre anche lo stimolo è saltato.Non lo vedi più e dimentichi,al massimo troverai la solita targa che riporta che qui esisteva un bel bordello…che è quanto ci hanno lasciato alcune amministrazioni dei secoli passati e anche di oggidì.

Tutti hanno le loro buone ragioni per distruggere.I tedeschi hanno abbattuto il carcere di Spandau a Berlino per evitare i rigurgiti dei nazisti che andavano in adorazione delle ombre dei meno colpevoli che ci fecero una lunga detenzione,io penso invece il contrario,e cioè che una volta distrutto e che di meno si sapesse sull’argomento più si dimenticava in fretta,e quelli dell’Isis fanno quanto leggete sotto.

Secondo me tramano per boicottare il turismo di domani  quando a pace fatta sapendo di non trovare più nulla i turisti si dirigeranno da altre parti.In breve i demolitori sono dei venduti ai paesi limitrofi che forse alle loro reliquie antiche ci tengono invece.

Anche Ugo Foscolo fu un contestatore,ma con la piuma,e  in occasione di un decreto napoleonico del 1804 vi allego qui di seguito un versetto che spiega come le tombe degli illustri ispirino secondo il suo pensiero a cose egregie.I Francesi non volevano più tombe dentro le mura come si usava nelle chiese per esempio e che nessuno,compresi i geni e gli scienziati e i grandi artisti dovessero primeggiare anche da sottoterra con un qualche artifizio monumentale ed essere di eventuale stimolo a visitarli nella tomba.Insomma Napoleone temeva anche i morti come tutti i dittatori.

E ognuno protesta a modo suo:

A egregie cose il forte animo accendono
L’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella
E santa fanno al peregrin la terra
Che le ricetta.*

In conclusione c’è da dedurne che i guerriglieri preferiscono avere terra bruciata per i loro discendenti piuttosto che non quei sentimenti che può ispirare la civiltà antica.Temono in breve la cultura.

*Carme dei Sepolcri (1806.)

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Il sito archeologico è sotto il controllo dell’IS da maggio (kesytone)

IS, distruzione a Palmira

L’autoproclamato Stato islamico abbatte l’Arco di Trionfo costruito circa 2’000 anni fa

lunedì 05/10/15 09:06 – ultimo aggiornamento: lunedì 05/10/15 09:06

L’Arco di Trionfo di Palmira, monumento di epoca romana risalente ad almeno duemila anni fa è stato distrutto dall’autoproclamato Stato islamico (IS). Lo ha riferito all’emittente Skynews il sovrintendente alle antichità siriane.

I jihadisti dell’IS avevano conquistato il sito archeologico nel maggio scorso. Il 19 agosto hanno decapitato l’archeologo custode del sito, Khaled Assad e lo stesso mese hanno raso al suolo tre tombe costruite tra il 44 e il 103 dopo Cristo.

RO/ZZ

http://www.rsi.ch/news/mondo/IS-distruzione-a-Palmira-6170551.html

ma i profughi ne sanno di più

ottobre 5, 2015 Lascia un commento

Dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 ogni cittadino italiano fece la sua scelta e ci fu chi si trovò dalla parte dell’occupante tedesco e chi si trovò contro e chi possibilmente… cercava di restare neutrale.Come sempre succede quando la violenza prende il sopravvento su altri ragionamenti.

Ci fu chi si unì all’uno o all’altro per un ideale e chi per interesse,chi era onesto e chi lo era di meno e chi non poteva farne a meno di stare con gli uni o con gli altri perchè lo obbligarono.Sicuramente in tutti gli schieramenti ci furono anche delinquenti comuni come è normale.

Gli uni erano visti come partigiani da una parte e banditi dall’altra,gli altri erano gli alleati traditi che poi divennero degli usurpatori,infine le armi che giravano per la resistenza le passavano un pò gli americani e un pò i russi ed alla fine delle ostilità si formarono dei partiti in rappresentanza delle tante istanze rivoluzionarie e a sua volta si fecero la guerra tra di loro ma fortunatamente solo più dai banchi delle istituzioni.

Gli stessi vincitori misero su il broncio gli uni contro gli altri,nessuno era soddisfatto dei risultati ottenuti in considerazione dell’impegno profuso a scannarsi o a scannare.

E non ci sono alternative quando si menano le mani per cambiare lo stato delle cose che non vanno e che non si accetta di risolvere educatamente.

Il presidente durante l’intervista  (sana/keystone)

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Assad evoca la sua partenza

Per la prima volta, il presidente siriano si dice pronto a lasciare se servirà alla causa del paese

domenica 04/10/15 20:53 – ultimo aggiornamento: domenica 04/10/15 21:04

Bashar al Assad ha per la prima volta ipotizzato esplicitamente l’abbandono del potere. “Se lasciare il mio posto è la soluzione, non esiterò a farlo”, ha detto il presidente siriano in un’intervista concessa a un’emittente iraniana.

Il capo dello Stato ha poi affermato che se la coalizione formata con Mosca, Teheran e Baghdad dovesse fallire la sua missione, l’intera regione rischierà la distruzione ad opera delle organizzazioni fondamentaliste. “Non ci può essere soluzione politica finché ci saranno paesi che sostengono il terrorismo”, ha dichiarato.

L’autocrate ha successivamente attaccato l’alleanza a guida statunitense. “Dopo più di un anno di operazioni militari non vedo risultati, anzi gli estremisti pullulano”. E quindi, più in generale, un’altra bordata all'”Occidente”, che “con una mano spara ai rifugiati e con l’altra dà loro da mangiare”.

ANSA/dg

http://www.rsi.ch/news/mondo/Assad-evoca-la-sua-partenza-6169237.html

musica greca,cantante palestinese a tel aviv,siria

settembre 16, 2015 Lascia un commento

Il greco moderno non è il mio forte e neppure quello antico ma l’inglese che esce dal video si capisce abbastanza….

Mira Awad è palestinese per parte di padre e bulgara per quella di madre,vive a Tel Aviv e quando c’è Jorgos Dalaras dalla Grecia a cantare in città c’è posto anche per lei sul palcoscenico senza imbarazzi ne razzismo.La musica non ha frontiere e lo si vede dalla quantità di pubblico israeliano seduto.Questo è un backstage.

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Quando i lanzichenecchi che erano dei soldati di ventura del nord Europa mal pagati ed abituati ad arrotondare col furto e la violenza ovunque essi passassero scesero sul ducato di Milano loro alleato per andare all’assedio di Mantova, la gente scappò via per la triste fama che avevano le soldataglie all’epoca.Scapparono seguendo altri che scappavano con la speranza che in testa al gruppo ci fosse qualcuno che sapesse scegliere la via giusta.Per quel poco che ricordiamo don Abbondio con Perpetua ed Agnese,la madre di Lucia che aveva già conosciuto l’Innominato e la di lui generosità,decisero di rifugiarsi nel suo castello e lì trovarono altri rifugiati.

Nel frattempo coi soldati arrivò anche la peste.

(Un sito semplice da leggere è il seguente: http://promessisposi.weebly.com/peste.html)

Tutto questo successe durante la guerra dei 30 anni ma eravamo nel 1650 circa e tanta tecnologia era ben lungi dall’essere inventata,ma che l’uomo resti quello che è da sempre non lo devo dire io.

Tu dici guarda all’America e poi scopro che nel 1939 un paese come il Canada che pare a quanto ci sia tra il meglio della società umana,a quei tempi negò ospitalità ad una nave piena di ebrei ma che era pur solo una nave da mille posti ed il Primo Ministro disse che “nessuno erano già tanti”…quando gli chiesero quanti ebrei profughi della Germania avrebbe ospitato.

Hitler vedendo l’accoglienza che in giro per il mondo riservavano agli ebrei che lui mandava via credette di essere nel giusto a continuare a perseguitarli e che nessuno l’avrebbe mai contestato,e ci pensò a modo suo.

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Nei pressi del centro di accoglienza di Roszke.1

Probabilmente sono rimasti con quanto hanno indosso e nient’altro che una speranza.

I Siriani come i Palestinesi gli Egiziani gli Armeni gli Afgani e tanti altri sono persone esattamente come noi,asini e studiati,intelligenti ed ignoranti,giovani ed anziani,moderni o meno e non sono da giudicare dall’abito o dal velo o dal costume da bagno delle donne.

Oggi grazie a facebook tutti non sanno tutto ma credono di saperlo,e si compiacciono di farlo credere anche agli amici.

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Per me le donne arabe sono loro che hanno fatto la rivoluzione nel loro mondo e di certo parlano e conoscono anche le lingue straniere,hanno fatto l’università,sono belle e desiderabili e vogliono vivere all’occidentale,mica per nulla i Siriani si sono stufati di Assad che faceva il prezioso solo grazie al… “lei non sa chi sono io e gli amici importanti che ho…”

Gli amici importanti gli darebbero un bel calcio nelle chiappe perchè li ha isolati politicamente come nel caso dei Russi che hanno ragioni ben materiali per dovergli dargli una mano forse a malincuore.

Infatti dove le mettono adesso le loro navi da guerra stazionate nei porti di Tartus e Lattakia non si sa così come con difficoltà vogliono rinunciare a quanto hanno investito nel Mediterraneo (copiando inglesi ed americani) a causa di un socio che li ha sputtanati….

Gli Inglesi sino al 1945 il Mediterraneo se lo giostravano da soli,dividendosi le navi tra Gibilterra ed Alessandria d’Egitto ed il canale di Suez era loro.

Poi dopo la vittoria cambiò il Primo Ministro nel laburista Clement Attlee che quando lo vedevano scendere da una Rolls Royce nessuno lo notava per essere invisibile…ma in realtà sapeva far di conto e si separò dalle colonie perchè costavano troppo e cedette il controllo del Mediterraneo come un affare personale agli Stati Uniti.

Fuori gli altri che non contavano un bel nulla, solo ai francesi e alla grandeur poteva restare in mano qualche cosa ma erano i tempi dell’Algeria e di soldi ne restavano più pochi anche per loro,per cui attesero il 1956 per allearsi con gli inglesi e fare la figura che gli toccò fare a Suez.

Le presero dagli egiziani.

E’ chiaro che anche i russi ce l’hanno dura e prima o poi molleranno l’osso siriano,ma il risultato sarà che il Mediterraneo diventando un mare di tutti andrà preda del caos perchè siamo una serie di paesi temperamentali.

Ci salta la mosca al naso in fretta e ce ne diciamo di tutti i colori quando anche non ne facciamo di peggio.

Per cui in teoria per avere pace ci vorrebbe dell’ equilibrio tra le forze.

+

cosa scrivono sul caso siriano quelli del New York Times è qui da leggere:

Canadians Have a Decision to Make That Will Affect Syrian Refugees

http://www.nytimes.com/roomfordebate/2015/09/15/what-can-countries-do-to-help-refugees-fleeing-to-europe/canadians-have-a-decision-to-make-that-will-affect-syrian-refugees

 

problemi di lingua

settembre 10, 2015 Lascia un commento

Vita al confine, tra mine, filo spinato e presto anche un muro  (Lorenzo Giroffi)

Curdi d’Iraq, Siria e Turchia

Mi chiamo Kurdistan (3) – Fin quando non cessa la guerra non possiamo dire d’essere sulla strada giusta

giovedì 10/09/15 06:00 – ultimo aggiornamento: giovedì 10/09/15 06:00

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Noi in EU non parliamo l’Europeo perchè è ancora da inventarsi una lingua comune ma quando la UE borbotta sul rispetto dei diritti umani a casa d’altri mentre affronta i titoli di ammissione per chi vuole aderire al nostro consorzio di nazioni forse tiene in conto anche quanto è scritto in questo articolo (nota di critica nostrana):

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Nusaybin è una città curda, che si trova in territorio turco e che confina direttamente con la Siria. È qui che ci porta oggi la terza ed ultima tappa del viaggio di Lorenzo Giroffi. Qui dove “esistono mine, filo spinato e presto ci sarà anche un muro”, come racconta la sindaca, Ayse Gökkan.

Ecco quindi che, dopo i guerriglieri delle montagne e i profughi dei campi iracheni , ci troviamo proietatti nel Rojava, una regione nella quale confluiscono i curdi d’Iraq, Siria e Turchia e dove il BDP, il partito della pace e della democrazia, si batte per il riconoscimento di diritti basilari come quello di parlare la propria lingua: il curdo. A spiegarlo è Eren Abdlbari, presidente sezionale del BDP. Sono però tre giovani professionisti curdi di Turchia a darci i contorni della questione. Certo, per i curdi la situazione – in Turchia almeno – è migliorata rispetto al passato: “Possiamo parlare la nostra lingua per strada, ma… non possiamo nè parlarla nè impararla a scuola e fin quando la guerra non si fermerà definitivamente non potremo dire di essere sulla strada giusta”.

m.c.

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