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per addomesticare gli studenti

La prima “scuola fattoria” al mondo – di Riccardo Ferraris

Un altro modo di fare scuola

Interagire con animali maltrattati dando loro affetto e protezione per ritrovare fiducia in se stessi e nel futuro

martedì 02/05/17 05:56 – ultimo aggiornamento: martedì 02/05/17 05:56

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Il Dipartimento dell’Istruzione americana da tempo ha lanciato l’allarme: sono oltre 6 milioni gli studenti delle high school a stelle e strisce che abbandonano gli studi ogni anno. Si tratta del 14% della popolazione studentesca. Un dato allarmante che ha fatto scattare misure di contenimento in tutto il Paese.

A Reseda, in California c’è chi ha preso seriamente la questione introducendo persino una fattoria scolastica curata interamente da studenti e insegnanti. Si tratta dell’unico modello di CareFarm scolastico negli USA: l’idea è quella di instaurare un rapporto concreto tra animali e ragazzi per invogliare gli studenti a presentarsi ogni mattina prima delle lezioni per accudire una piccola riserva popolata da capre, galline e capre.

“In questa scuola cerchiamo di recuperare tutti quegli studenti che per motivi personali o famigliari si sono allontanati dall’educazione tradizionale – racconta Karen Snook, ideatrice del progetto Kindred Spirits CareFarm – Si tratta di adolescenti che hanno problemi cognitivi o che provengono da quartieri disagiati. Per loro questa fattoria è, soprattutto, un rifugio dove ritrovano la fiducia in se stessi e nel futuro”.

Riccardo Ferraris 

http://www.rsi.ch/news/mondo/Un-altro-modo-di-fare-scuola-8973451.html

nel dna ce n’è una buona parte

giugno 18, 2016 Lascia un commento

educazione – Studiare non è una scelta

dna francescaDall’asilo al dottorato, la strada dell’istruzione è lunga e potenzialmente infinita. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature mostra che è ora possibile leggere nel dna quanti anni della sua vita ogni individuo vi dedicherà. La ricerca è stata condotta presso l’Università di Amsterdam, e hanno partecipato anche il Consiglio nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di genetica molecolare Igm-Cnr di Pavia, e l’Istituto di ricerca genetica e biomedica Irgb-Cnr di Sassari e Cagliari.

Prendendo in analisi circa 300 mila individui in quindici paesi europei, il cui genoma è stato completamente sequenziato, sono state infatti isolate 74 sequenze genetiche associate al livello di istruzione raggiunto a 30 anni.

Naturalmente questo non significa che gli scienziati siano ora dotati di una sfera di cristallo che possa prevedere i successi scolastici e accademici, e cioè quanti anni una persona studierà, se si laureerà o meno e con quali risultati. Se infatti essi costituiscono un grande passo avanti nella conoscenza del ruolo del dna, i 74 fattori genetici contano solo in piccolissima parte nella differenza di anni passati sui libri, e cioè determinano solo il 20 percento circa della variazione misurata nella popolazione.

Da aggiungere vi sono infatti molti altri fattori importanti, quali il contesto famigliare, le caratteristiche del luogo in cui si cresce, e altri economici, sociali e ambientali.
Tuttavia si ritiene che la scoperta possa costituire uno strumento utile per identificare i punti di forza e di debolezza di ogni studente. In prospettiva, ha spiegato Ginevra Biino dell’Igm alla Stampa, “la scoperta di varianti genetiche associate con il livello di istruzione potrebbe permettere di identificare i fattori biologici coinvolti anche nel definire la personalità e le capacità cognitive rilevanti per le prestazioni scolastiche, nonché, in casi patologici, le condizioni neuropsichiatriche”.

A proposito di quest’ultimo settore, Daniel Benjamin, ricercatore della University of Southern California che ha contribuito allo studio, ha infatti spiegato al quotidiano inglese The Guardian che le varianti genetiche analizzate e quelle relative al morbo di Alzheimer, al bipolarismo e alla schizofrenia si sovrapponevano in moltissimi casi.
Con studi più approfonditi, ha aggiunto Benjamin, l’accuratezza di questi dati potrà ancora migliorare e potrebbe anche risultare utile per migliorare l’insegnamento. Ad esempio, i ricercatori potrebbero utilizzarli per rendere conto delle diverse abilità genetiche nel momento in cui si voglia determinare quanto possano essere efficaci alcune politiche nel campo dell’istruzione come quella dell’educazione prescolare gratuita.

Francesca Matalon

(10 giugno 2016)

http://moked.it/blog/2016/06/06/educazione-studiare-non-e-una-scelta/

dossier…segare le gambe altrui

dicembre 29, 2015 Lascia un commento

 

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Il Gen.Petain a sinistra con Hitler

Se in Germania alla fine della guerra avessero portato in tribunale tutti i presunti colpevoli di una qualche porcheria credo che non sarebbero rimasti troppi maschi disponibili per portare avanti la razza tedesca già che tra i vari milioni di morti in uniforme e le varie condanne dopo,non sarebbe rimasto più nessuno fuori di galera.

Si preferì dunque stendere un velo pietoso ed attendere gli eventi.

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Norimberga: una resa dei conti

I morti non ritornano ma le varie pulizie etniche sì,nonostante le lezioni della storia e quanto altro.

Per cui interrogarsi sul perchè uno venga discriminato e l’altro no è perdere del tempo.

Se ti va bene,cent’anni dopo,qualcuno percepirà un indennizzo in denaro come successe tra Corea del sud e il Giappone sulle donne costrette a fare “genere di conforto” nei bordelli dei soldati nipponici,e saranno sempre fatti da tirare fuori quando altri ideali nazionali sono negativi per una congiuntura economica non favorevole.

Quando invece tutti sono allegri e col portafoglio pieno si soprassiede già che non ci sono membri del governo che tremano per il timore di perdere il loro posto di lavoro.

Ossia fatti brutti del passato caduti in prescrizione trovano una nuova vita che hanno nulla a che vedere con le disgrazie del momento attuale ma bisogna ben dare qualche cosa in pasto alla gente per distrarre l’attenzione dalle lamentele e si finisce col rivolgerla su di una qualche causa esterna ed estranea.

Idem per la Francia dove ora dopo i fatti del terrorismo e le elezioni regionali che hanno denunciato un certo malessere tra gente e governanti non rimane altro che tirare fuori i fatti del collaborazionismo del regime di Vichy per fare vedere al popolo che anche altri hanno governato con i piedi,e non solo le figure politiche attuali.

In fondo per segare le gambe al Front National perchè non utilizzare le disgrazie patite dagli ebrei locali e di cui i francesi non si vergognano per nulla?

All’epoca i francesi si comportarono male ansiosi di ben figurare dinanzi l’invasore,e quindi fecero di peggio di quanto non richiesto dai nazisti,e così anche un povero vecchio e mezzo rimbambito quale era il gen.Petain di quegli anni deve di nuovo servire da termine di paragone con la gioventù matura che comanda oggidì.

Ma non è un criterio omogeneo per fare dei confronti.

Avrebbero dovuto prendere Petain a 50 anni di età o meno per poterlo mettere in confronto con gli attuali leaders.

Non a 75 o a 80 quando è risaputo che nessuno voleva prendersi la briga di fare il Presidente e lui ci cascò per amore di servizio verso il paese o perchè soffriva già di un qualche disturbo senile e non capiva bene quanto gli toccava fare.

Cosa poi potesse fare di diverso dopo un armistizio approvato persino dagli inglesi non si sa avendo le mani legate dall’ex-nemico vincitore e non fu diversamente a quanto capitò al Mussolini che abbiamo conosciuto dopo il 8 di settembre,divenuto oramai un povero fantasma destinato a finire male.

Avesse mai detto di no a Hitler avrebbe fatto la stessa fine che poi gli capitò comunque,suicidato su commissione da qualcuno come successe al gen.Rommel invece di venire fucilato dai partigiani.

Insomma solo una questione di forma.

A me non pare che la gioventù possa apprendere e migliorare quando le storie sono raccontate in questo modo.

Dividendo un paese secondo la politica ed il partito.

Per migliorare i giovani si dovrebbe curare soprattutto l’insegnamento e dare un’impronta maggiormente etica a coloro che non ce l’hanno ma di dirvi anche in che maniera non lo so.

Migliorando il livello culturale forse,ma non possiamo avere un popolo formato solo di dottori.

Perchè se lo fossero davvero tutti torneremmo all’Eden e non pare sia questo il caso per quanto leggiamo dai giornali.

Basta andare in chiesa la domenica e sentire da brani del Vangelo come vengono stimati i Giudei ed i Farisei (avversari di San Paolo) e sono migliaia di anni che questa goccia di rivalità viene istillata automaticamente nel fedele da quando nasce a quando muore.

Ripetuta a gente che non ha mai conosciuto in vita sua ne un giudeo ne men che meno alcun fariseo e che per dirla in breve non sa di cosa si stia parlando.

Eppure questa è l’educazione culturale di cui disponiamo.

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Il Cristianesimo secondo Bertrand Russell fu da principio predicato da ebrei a ebrei quasi si trattasse di un giudaismo riformato,e san Giacomo così come in parte anche san Pietro desideravano che restasse dentro a questi limiti,ma san Paolo ebbe il sopravvento ed accolse tutti quanti senza andare tanto per il sottile riguardo certe regole giudaiche quali la circoncisione.

Prevalse quello di san Paolo come partito dominante e le sue diatribe viste dal proprio punto di vista con i restanti ebrei fedeli alla Legge Mosaica sono narrate negli Atti degli Apostoli.

In breve i media erano per lui e così ci sono stati tramandati,mentre quelli degli oppositori finirono nascosti in qualche archivio dimenticato.

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Nei secoli che vanno dal paganesimo all’Islam per quanto riguarda il Medio Oriente prevalsero i cristiani ma dato che si perseguitavano tra di loro su chi aveva ragione e chi torto in innumerevoli questioni sia in Siria come in Turchia,in Mesopotamia,in Egitto etcetera divisi in tante correnti di pensiero e di potere finì che i vari popoli scelsero l’Islam che dura come dura sino ad oggi perchè in parte gli conveniva per le imposte minori da pagare e forse anche perchè la litigiosità tra i partiti era inferiore permettendo una vita un pochino più tranquilla.

Ma a questo punto c’è da domandarsi chi fu il fanatico e chi no,e chi è senza peccato provi a scagliarla lui la prima pietra.

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Le provocazioni provengono da:

The Nuremburg Trials: 70 Years Later

A brief primer on the historic War Crime Trials.

http://www.aish.com/ho/i/The-Nuremburg-Trials-70-Years-Later.html?s=feat

France opens archives of WW2 pro-Nazi Vichy regime

http://www.bbc.com/news/world-europe-35188755

Japan and South Korea agree WW2 ‘comfort women’ deal

http://www.bbc.com/news/world-asia-35188135

Educazione sessuale all’asilo? Gli italiani dicono si!

settembre 11, 2015 Lascia un commento

 

sessoatreanni

Secondo il sondaggio della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss), quasi la totalità degli intervistati (98%) è favorevole all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole.

Per il 13% dovrebbe essere introdotta già all’asilo ma la maggior parte (46%) sceglie le medie. Per il 78% questa materia andrebbe affidata agli specialisti, solo il 14% preferisce i genitori mentre lo 0,14% indica figure religiose. La fotografia scattata dall’indagine condotta dalla Fiss, su un campione di 800 persone, fa parte delle iniziative organizzate in tutte le regioni italiane per la II edizione della Settimana del benessere sessuale, in programma dal 28 settembre al 3 ottobre (www.fissonline.it). Il sondaggio ha indagato anche l’opinione del campione sull’età del primo rapporto: il 50% crede sia meglio intorno ai 17-18 anni, l’11% sopra la maggiore età. Anche per le ragazze, secondo gli intervistati, il passo andrebbe fatto a 17 anni. Un capitolo dell’indagine è stato riservato all’omosessualità: questa viene definita dall’83% degli intervistati un orientamento sessuale, ma per l’1,5% è una malattia. Mentre il 4% ha scelto la casella ‘altro’ in cui sono state inserite risposte come: è una ‘deviazione genetica’ o ‘un fenomeno della società moderna’ o infine ‘uno sbagliò.

 

uno sconticino di pena?

luglio 12, 2015 Lascia un commento

DSC03026 Occhio solo

“Il primo anno mi diedero due materie a settembre,l’anno dopo mi bocciarono e finii in collegio.”

(Dalle mie…di prigioni.)*

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Nel levante se non chiedi lo sconto quando acquisti il negoziante si offende.Infatti per lui è un gesto di simpatia nei confronti di chi passa,nel nord-europa si offendono al contrario.

I primi amano avere visite oltre ad affari,i secondi no.

Per gli uni avere visite vuol dire anche fare passare il tempo per gli altri il tempo è moneta poi alla fine dipende comunque da come è il carattere di ognuno salvo che si tratti di un supermercato dove è più complicato negoziare un prezzo,di solito se hai la tessera gli sconti sono automatici e possono a volte essere rilevanti se sei un assiduo compratore.

Della Grecia non si fidano in molti a quanto sembra e non sono solo i nordici,infatti ho sentito reclami anche da parte portoghese dove il 20% dei pensionati arriva a malapena a 270 euro il mese con quello che costa la vita dappertutto.

Ma non è del paese e quindi della popolazione in se che non si fidino i capatazzi di Berlino,non si fidano della classe politica che li comanda e lo dicono apertamente senza tanti peli sulla lingua.

I lacci della borsa sono i loro ed una volta che tu chiedi aiuto può darsi che lo trovi e senza fare troppe storie,la seconda diventa più difficile anche perchè qualcuno può chiederti com’è che sei di nuovo nelle canne e non hai voluto ascoltare nessuno,ma al terzo tentativo ti diranno nel migliore dei casi che o fai come ti dicono loro o non vedrai un soldo in prestito.

Nel caso del terzo tentativo ci vorrà al comando qualcuno che sia gradito e forse nel panorama greco costui non è ancora apparso.

Ora è facile fare del populismo e chiamare la popolazione al senso di dignità che gli compete contro l’invasore straniero ma quando hai bisogno purtroppo l’orgoglio te lo devi mettere in sacoccia e stare zitto.

A me pare che questa gioventù che oggi domina gli scenari internazionali abbia delle grandi qualità,vedi gli inglesi con Cameron,ma è cresciuta non solamente in mezzo al benessere quanto al fatto che a scuola non ha conosciuto il rigore del maestro che se non rigavi diritto ti rimandava a settembre o anche ti bocciava facendoti perdere l’anno.

Lo guadagnava il resto della classe che poteva proseguire senza avere pesi morti al seguito che ne rallentassero i corsi di studio.

Esistevano anche i collegi per i renitenti.

Ora se tu non conosci la punizione non apprezzi neppure la libertà.

L’organizzazione perchè esista necessita di regole e di certezze compresa quella della pena quando c’è bisogno e non di approssimazione per chi non le rispetta con lo sconto… come uno è abituato a fare a casa propria.

Come un uomo dell’età di Juncker che sfiora i 61 anni o di Scheuble che è del 1942 e ne ha quindi 73 possano capirsi con Varufakis che è del ’61 o con Tsipras che è del ’74 ed ha 40 anni l’abbiamo visto.

Mica che sia impossibile andare d’accordo tra non coetanei ma molto dipende da come è l’approccio,perchè di solito si presume che il più anziano se l’hanno messo in una determinata posizione non sia il classico imbecille di turno che il ragazzino manovra come fa col nonno per farsi scucire quattro soldi.

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*Ad onor del vero ero un anno avanti a scuola…per cui forse stavo meglio con dei coetanei…

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Souvenir dalla Grecia(©Reuters)

Grecia-UE: la strettoia

Le incognite sul futuro alimentano lo scetticismo – L’analisi di Giorgio Arfaras fra vertici politici e Parlamenti

domenica 12/07/15 08:16 – ultimo aggiornamento: domenica 12/07/15 10:50

Il fine settimana in corso è decisivo per il futuro della Grecia e, di rimando, di quello dell’intera Unione Europea. L’Eurogruppo, dopo aver ricevuto le proposte di Atene per il risanamento del proprio debito, si è riunito sabato per decidere se e a quali condizioni concedere alla Grecia il credito per coprirlo. Il primo giudizio positivo dei creditori, venerdì, si è scontrato il giorno dopo con la scarsa fiducia della maggioranza dei ministri delle finanze dei paesi che hanno adottato l’euro, che ha messo in dubbio la credibilità della Grecia, la cui reputazione è stata al centro delle discussioni prima ancora delle questioni finanziarie. Perché?

Ci aiuta capirlo il direttore della Lettera economica del Centro Einaudi ed economista Giorgio Arfaras.

“Avevamo un negoziato che sembrava chiuso prima dell’improvvisa convocazione del referendum del 5 luglio, ed ecco che abbiamo un nuovo negoziato. Il referendum ha registrato la vittoria dei “no”, ossia ha bocciato l’ultima proposta della fine di giugno dei creditori della Grecia. Nonostante questo, il negoziato è ripreso su delle proposte e controproposte simili a quelle appena bocciate.

Tralasciando le molte cose minori, il governo greco offre di accelerare la riforma delle pensioni e di alzare l’IVA. Le spese dello stato tendono perciò a scendere, mentre le entrate tendono a salire. Lo stato finisce con lo spendere meno di quanto incassi prima di pagare gli interessi sul debito e le quote di debito in scadenza. Il suo avanzo consente perciò di rimborsare poco alla volta il debito pubblico. Sempre che il debito non scada troppo in qua nel tempo e sempre che l’onere da interessi sia basso.

La proposta è ragionevole ed i creditori non la contestano. E allora perché non trovano subito un accordo con i greci? Si hanno due incognite: 1) la crescita economica sarà sufficiente per non far avvitare l’economia, dal momento che si tagliano le spese e si alzano le imposte? 2) il governo greco accelererà la riforma delle pensioni, e riuscirà a raccogliere le imposte? 3) Fossero soddisfatte le condizioni 1) e 2), allora i creditori potrebbero aiutare la Grecia ad allungare le scadenze del suo debito abbassandone ulteriormente il carico di interessi. 

Il negoziato alla fine verte sulle stime intorno alla crescita dell’economia greca, crescita che negli ultimi tempi sembra essere evaporata – il punto 1) – e sulla valutazione della “credibilità” del governo greco – il punto 2). Non è facile valutare questi due punti, perché, alla fine, sono solo delle “congetture”. Non si riesce, infatti, a stimare con una dose contenuta di errore la crescita di un paese (mal)messo come la Grecia, come non si può ragionevolmente sapere quanto il governo riuscirà a fare per davvero.

La democrazia non è prerogativa greca, come molti credono perché lì c’è stato un referendum. In caso di accordo, i vertici politici europei accettano, come abbiamo visto, delle “congetture”, ma queste devono essere poi condivise da alcuni Parlamenti (Germania, Austria, eccetera). In presenza di “congetture” è molto facile essere scettici. Si crea così una sorta di rendita a favore degli scettici. Se la Grecia  rinasce tutti guadagnano, scettici inclusi, se non rinasce, gli scettici potranno affermare che “lo avevano detto”. I vertici politici devono perciò tener conto della presenza degli scettici nei propri paesi e quindi devono indurirsi nel negoziato”.

Giorgio Arfaras

Il nostro dossier: Non si vive di solo euro, ma…

http://www.rsi.ch/news/mondo/Grecia-UE-la-strettoia-5739637.html

a lezione dalla svizzera…

gennaio 14, 2015 Lascia un commento

Un modello che Oltreoceano vorrebbero esportare (keystone)

A lezione dalla Svizzera

Schneider-Ammann a Washington per esporre i pregi del sistema formativo professionale elvetico

martedì 13/01/15 21:25 – ultimo aggiornamento: martedì 13/01/15 21:34

Johann Schneider-Ammann è stato ricevuto martedì alla Casa Bianca dove ha potuto illustrare i vantaggi del sistema di formazione professionale svizzero, a cui Washington è interessata. S’è trattato di uno scambio proficuo, come ha dichiarato il capo del Dipartimento dell’economia, specificando d’essere lusingato di tanta attenzione.

Il consigliere federale, che guidava una delegazione composta da quadri di imprese elvetiche, ha incontrato la ministra del commercio, quello del lavoro e un consigliere del presidente Barack Obama. Rivarcherà l’Atlantico in luglio nell’ambito di una missione di più ampio respiro sempre consacrata al tema e all’innovazione. In proposito, ha ricordato che la Confederazione, oltre ad essere il sesto più grande investitore negli Stati Uniti, è il più importante in assoluto per quanto attiene quest’ultimo campo.

ATS/dg

http://www.rsi.ch/news/svizzera/A-lezione-dalla-Svizzera-3516798.html

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Come funziona…

Formazione professionale svizzera: il segreto sta nel sistema duale

Che cos’hanno in comune Sergio Ermotti e Monika Walser? Entrambi sono CEO di grandi aziende svizzere conosciute a livello mondiale: rispettivamente la banca UBS e Freitag, il produttore di borse e accessori. Ad unirli però vi è anche il loro percorso formativo: entrambi hanno infatti seguito una formazione professionale in Svizzera. Come loro, altri manager e professionisti svizzeri hanno seguito questa via e occupano ora posizioni professionali chiave. Ma qual è questa formazione che permette alla Svizzera di beneficiare di una manodopera altamente qualificata e innovativa ed essere così tra i leader economici mondiali? swissworld.org vi svela i segreti del “sistema di formazione duale”.

Unire la teoria alla pratica
Che fare dopo la scuola dell’obbligo? Una domanda che si pongono ogni anno migliaia di giovani. Molti scelgono di proseguire gli studi verso il liceo e poi una scuola universitaria superiore. Altri, più interessati ad esperienze altrettanto pratiche che teoriche, optano per la via della formazione professionale. In Svizzera questa assume una forma duale: un tirocinio in azienda parallelo allo studio in una scuola professionale. Una scelta che, come afferma l’ex apprendista David Crettenand, oggi CEO della sua start up RedElec Technologies, permette di lavorare in modo completo, “sia con la testa, sia con le mani”.

Ogni anno, in Svizzera, questa formazione duale è scelta da 2/3 dei giovani. Un successo che secondo la SEFRI (Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione) si spiega facilmente: “La formazione duale svizzera è la porta d’ingresso al mondo del lavoro grazie all’infinita offerta di prospettive professionali e – soprattutto – permette una formazione a 360°. Gli studenti, infatti, non ricevono soltanto sapere e competenze teoriche, ma – fin da subito – anche delle responsabilità: in azienda imparano la pratica dagli esperti del mestiere, partecipano al processo di produzione aziendale, conoscono il lavoro quotidiano e percepiscono un salario. Fin da subito imparano dunque a muoversi nel mondo del lavoro”.

Perché la Svizzera rappresenti un modello da copiare…lo leggete procedendo su:

http://www.swissworld.org/it/know/svizzera_e_innovazione/formazione_professionale_svizzera_il_segreto_sta_nel_sistema_duale/

L’informazione perde peso

ottobre 30, 2014 Lascia un commento

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Note migliori per la radio pubblica (keystone)

Il titolo la dice lunga sulla qualità degli articoli pubblicati anche da noi…basta vedere quello al quale veniamo di seguito.Non c’è un granchè di fantasia rimasta neppure ai nostri redattori… nonostante quanto a prima vista pare possa offrire il web.

E poi dicono dei programmi scolastici..

Più gente va a scuola più difficile sarà di riuscire a combinare il tutto in maniera omogenea ed uniforme per una società variegata quale si presenta quella di oggi dove i ragazzi vengono da famiglie talmente tanto differenti tra di loro per censo,cultura e tradizioni che non potrebbero più neppure condividere insieme lo spazio della stessa classe se non fosse grazie a dei programmi di studio buoni anche per dei minorati.

Speriamo di poter contare su qualcosa di meglio da proporre in futuro salvo che il web non offra solo spazzatura e che la peschiamo tutta noi per il nostro sito.

Capita l’antifona… cari con-redattori delle balle…?

Il vostro Editore non ha i mezzi oggi per andare via etere…,bisogna quindi che vi accontentiate dando di più e di meglio.-

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L’analisi dei media svizzeri evidenzia l’importanza crescente dei soggetti “leggeri”

lunedì 27/10/14 12:01 – ultimo aggiornamento 28/10/14 10:43

I temi politici, economici e culturali lasciano sempre più spazio a quelli “da boulevard” e allo sport nei media svizzeri, che hanno anche sempre meno i mezzi per gerarchizzare in modo corretto l’informazione. La consultazione su supporti mobili favorisce a sua volta la tendenza a evidenziare soggetti “divertenti”. È quanto si desume dall’annuale analisi della qualità.

“Un buon prodotto non è economicamente ricompensato”, concludono i ricercatori diretti dal professor Kurt Imhof: mancano così i mezzi per una produzione diversificata e gli effetti si vedono. Nei giornali a pagamento, per esempio, calano le produzione proprie.

Se da un lato il budget dei consumatori è in crescita, è altrettanto vero che si è sviluppata una “cultura della gratuità” e che le spese consacrate al giornalismo d’informazione stanno fondendo come neve al sole.

La classifica vede primeggiare la radio pubblica, davanti a NZZ, Le Temps, domenicali e TV pubblica. Siti e giornali gratuiti finiscono in fondo come l’anno scorso, quando gli editori avevano contestato i criteri utilizzati.

pon/ATS

Qualità dei media? La parola all’Università di Zurigo

l’avrete clikkando su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Linformazione-perde-peso-2827180.html

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