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Posts Tagged ‘profughi’

cifre alla mano non è la morte di un cristiano

luglio 10, 2016 Lascia un commento

Il gruppo più numeroso è quello dei siriani in fuga dalla guerra (keystone)

Mai tanti migranti in Europa

Sono quasi 1,4 milioni le persone che hanno chiesto asilo sul continente lo scorso anno

venerdì 08/07/16 22:02 – ultimo aggiornamento: venerdì 08/07/16 22:04

Quasi 1,4 milioni di persone hanno chiesto asilo in Europa nel 2015, il numero più elevato dal 2008, anno in cui è iniziata la raccolta dei dati a livello di Unione Europea. Alla fine dell’anno oltre un milione di persone era ancora in attesa di una decisione.

Il maggior numero di richiedenti l’asilo sono cittadini siriani, che hanno presentato più di 380’000 domande, il triplo rispetto al 2014. Dai paesi balcanici sono giunte oltre 200’000 richieste, mentre dall’Afghanistan, che ha fatto segnare la quota più alta di minori non accompagnati, sono state oltre 196’000.

I principali paesi di accoglienza sono stati Germania, Ungheria, Svezia, Austria e Italia.

ATS/sf

correlati su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Mai-tanti-migranti-in-Europa-7725368.html

C’è un perchè?

Pare di sì e la situazione è tale che non fai a tempo a pubblicare un articolo…che il giorno dopo c’è nuovo materiale pronto:

Ieri

In attesa di un futuro  (keystone)

Cinque anni di instabilità

Sud Sudan, il giovane Stato celebra la sua indipendenza fra violenze e carestie

sabato 09/07/16 10:11 – ultimo aggiornamento: sabato 09/07/16 21:23

L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha lanciato il grido d’allarme per la situazione in Sud Sudan, a cinque anni esatti dalla sua indipendenza. “La violenza continua”, ha spiegato in una nota la sua portavoce Melissa Fleming, “la fame continua e la popolazione continua a essere costretta ad abbandonare le proprie case”.

L’UNHCR stima che quasi un abitante su quattro risulta sfollato all’interno dei confini del giovane Stato o nei paesi limitrofi, per un totale di 2,6 milioni di persone su 11,3 (dati 2013). Molti sono bambini.

Sud Sudan,Repubblica Centrafricana,Nigeria,Burundi etc.I dati aggiornati su migrazioni forzate https://goo.gl/xdCgV3 

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1 persona su 113 costretta alla fuga nel mondo: le migrazioni forzate raggiungono i livelli più…

Nel 2015, guerra e persecuzioni hanno portato ad un significativo aumento delle migrazioni forzate nel mondo, che hanno toccato livelli mai raggiunti in precedenza e comportano sofferenze umane.

Solo venerdì, in un clima di continua tensione, cinque soldati sono morti in scontri fra sostenitori del presidente Salva Kiir e dell’ex capo dei ribelli Riek Machar, mentre cinque poliziotti sono morti nella capitale Juba.  Da dicembre 2013, inizio della guerra civile, si calcola che decine di migliaia di persone sono state uccise in scontri.

AFP/AlesS

http://www.rsi.ch/news/mondo/Cinque-anni-di-instabilit%C3%A0-7725917.html

Oggi:

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South Sudan: ‘Riek Machar forces under fire’ in Juba

http://www.bbc.com/news/world-africa-36757699

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mi dica quanto fa per il disturbo…

febbraio 5, 2016 Lascia un commento

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dal Grand Bazar di Istanbul

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Se mai vi sia capitato di avere a che fare per ragioni di lavoro con dei medio-orientali saprete che l’affare è un qualcosa che non si chiude in fretta,ma va mercanteggiato perchè così è l’usanza di quei popoli.

Fosse ben per trarne un beneficio di pochi spiccioli di sconto.

Questa sera in televisione si vedevano i primi rientri dalla Germania di giovani che avevano i genitori rimasti a casa,per dire anche in un campo profughi, così come di persone singole che avevano lasciato indietro la famiglia con la speranza di ricongiungersi ma in condizioni differenti da quelle che hanno trovato qui da noi.

E se ne tornano a spese proprie.

Uno rientrava in Kurdistan e gli altri che erano siriani si dirigevano in Turchia o forse a Beirut ed un irakeno a Bagdad.

Parlavano tutti in un inglese abbastanza buono.Persone studiate,come si suol dire.

Nello stesso tempo anche i negoziati di pace per la Siria sono rimandati a data prossima da destinarsi,si vede che il prezzo non è conveniente per nessuna delle parti e dei rifugiati e dei morti quotidiani non interessa molto.

Due milioni e mezzo sono espatriati in Turchia,un milione e due in Giordania,sei o sette milioni che sono rimasti in Siria ma si spostano da una zona all’altra,non so quanti in Libano ma sono molti.

Oggi il profugo o il rifugiato rappresenta l’ultimo gradino della scala sociale,ha perso tutto e vive grazie alla carità.

Così almeno scrivono i giornali inglesi parlando di quelli di Giordania che vivono grazie agli aiuti delle Nazioni Unite ma con fondi dimezzati rispetto agli anni precedenti.Forse solo perchè sono di più.

Ciò nonostante non c’è fretta,sono oramai merce di scambio e la signora Merkel non sappiamo quanto sia pratica di mercanteggiamento quando ha promesso 3 miliardi di euro alla Turchia dalla UE purchè collaborasse a frenare l’esodo.

I soldi i turchi li prenderanno senz’altro ma non sappiamo se ciò da loro verrà ritenuto un acconto o il saldo, di quanto ci attenderà ancora da sborsare,perchè nel fare i conti ho già spiegato che non c’è mai fretta.

Un pò come hanno fatto anche i greci quando promettevano le riforme alla troika pur di farsi togliere dai pasticci.E nel mentre temporeggiavano.

Per il resto non si vede molto all’orizzonte salvo che i volontari di Kos l’isola greca del Dodecanneso sono stati proposti per il premio Nobel,è il classico contentino che l’Europa è riuscita a trovare per sdebitarsi di quanto non ha saputo fare.

Adesso i nostri di Lampedusa ci resteranno male,ma si vede che ex equo non volevano assegnarlo il Nobel.

Sui giornali americani la questione siriana viene all’ultimo posto perchè può disturbare il corso elettorale in atto.Nonostante i grandi spazi,in Nord America di profughi non ne vogliono ed i canadesi uguale.

Alla fine terminerà come al solito,che tocca al povero di aiutare colui che è più povero di lui.

Coloro che hanno i soldi sanno protestare e dimenticano per esempio gli anni difficili della loro ricostruzione,gli aiuti ricevuti,ed i loro politici pensano a mantenere il posto e non a perderlo andando contro la corrente,salvo in casi rari.Vale dappertutto.

Uno tira da una parte e uno dall’altra, e se qualcuno nel frattempo muore l’importante è che non succeda a casa nostra con un fotografo presente.

Invece che di pace si parla di mandare più soldati e di più paesi su più fronti, e finiranno col trasformare una guerra regionale in una guerra mondiale perchè ci sono dentro tutti, e non capiscono più chi sia il nemico… e chi sia l’alleato.

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Le macerie ad Homs (keystone)

Dieci miliardi per la Siria

La quarta conferenza dei donatori in corso a Londra – Kerry: “Basta bombardamenti russi”

giovedì 04/02/16 13:02 – ultimo aggiornamento: giovedì 04/02/16 21:35

David Cameron, primo ministro britannico, ha annunciato che i governi — riuniti a Londra per la quarta conferenza dei donatori dedicata agli aiuti per la popolazione siriana — si sono impegnati a donare 10 miliardi di dollari. Il paese arabo è vittima di una guerra civile in corso da cinque anni.

Esprimendosi sulla sospensione dei colloqui fra le fazioni coinvolte nel conflitto, John Kerry ha accusato Mosca e Damasco di puntare ad una soluzione militare piuttosto che politica. Secondo il segretario di Stato statunitense le operazioni militari dell’esercito di Bashar al-Assad e i raid aerei russi stanno compromettendo seriamente il processo politico.

Il premier britannico David Cameron, dal canto suo, ha chiesto alla comunità internazionale di continuare a lavorare per trovare una soluzione politica alla guerra nel paese arabo. Londra si è impegnata a raddoppiare il contributo entro il 2020, portandolo a 1,2 miliardi di sterline (1,75 miliardi di franchi).

Reuters/ludoC

maggiori informazioni su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Dieci-miliardi-per-la-Siria-6827192.html

Il ministro degli esteri statunitense John Kerry e quello italiano Paolo Gentiloni (keystone)

“Guerra allo Stato islamico”

La coalizione internazionale promette d’intensificare la campagna contro l’organizzazione

martedì 02/02/16 20:32 – ultimo aggiornamento: martedì 02/02/16 22:44

Segue su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Guerra-allo-Stato-islamico-6818780.html

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Syrian refugees in Jordan: ‘If they cut the coupons, we will probably die’

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Profughi siriani in Giordania

Photograph: Mohammad Abu Ghosh/Xinhua Press/Corbis

“Just look at how we’re living,” says Umm Majd, a Syrian who fled to Jordan. She stands in a tiny single-room apartment in Amman, the capital. It lies deep underground, next to a subterranean car park, and measures just two metres by two and a half. It is here that she, her husband and their two sons live out their exile.

“Just look,” says Umm Majd, gesturing at the room. “That’s enough to understand what’s happening to Syrians here in Jordan.”

There are between 630,000 and 1.27 million Syrian refugees in the country, depending on whose estimate you believe. Like most of them, Umm Majd’s husband does not have the right to work – so he works illegally as a carwasher for 100 Jordanian dinars a month (about £100, half the minimum wage). The family collectively receives 40 dinars in food coupons from the UN – down from 80 a year ago. Their rent is 50 dinars, leaving them just 90 each month for any other living expenses.

Segue su:

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/03/syrian-refugees-jordan-london-conference

chi sa dove è schengen è bravo

gennaio 26, 2016 Lascia un commento

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Anziana donna ebrea di Salonicco in attesa della deportazione

E’ meglio che un “caporale” faccia tribolare dei poveri braccianti a un euro l’ora per dieci ore filate oppure lasciarli senza una lira al freddo così come alla pioggia ad oziare perchè nessuno gli dice dove gli è permesso andare?

Quando toccava a noi italiani di essere la frontiera più esposta i nordici fingevano di non capire la portata del problema.

Adesso l’hanno capita,ma solo riguardo le aggressioni a donne locali quando qualcuno di costoro è in preda all’alcol.

Se l’aggressione sessuale è fatta da tedeschi scrive lo Spiegel nessuno se ne accorge.

Secondo gli alleati tocca ora alla Grecia di non essere organizzata sufficientemente per mettere in regola i documenti di non si sa quante migliaia di persone il giorno.

Chiaro,la corrente non gira più verso Lampedusa ma verso le isole greche.

La Turchia non è un paese piccolo,siamo d’accordo,ma ospita nei campi credo ben oltre il milione e mezzo di rifugiati.

Gli abbiamo promesso 3 miliardi di euro perchè blocchino il traffico,e la Turchia non è la Libia di oggi ne di ieri.

Ma tu o nessuno siete in grado di fermare le aspirazioni di un popolo che fugge dalla guerra e cerca un avvenire meno tragico.

Gli hanno pestato un callo ai nordici e gridano che gli fa male.

Ma bravi.

In compenso in qualche paese europeo la prima richiesta è stata di far mollare giù i soldi ai profughi come concorso per le spese.Poi qualcuno ha capito che non erano più i tempi di quando a Salonicco oltre 50mila ebrei vennero impacchettati sui treni verso Auschwitz e i nazisti per mistificare i fatti gli fecero pagare anche il biglietto.

Tanto a loro i soldi non sarebbero più serviti.

I problemi sono da affrontare e da risolvere attorno alle frontiere con la Siria,non quando i profughi sono già da noi.

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Mobs and Counter-Mobs: Pitfalls, Prejudice and the Cologne Sexual Assaults

A Commentary by

http://www.spiegel.de/international/germany/the-internet-reactions-to-cologne-new-years-attacks-a-1070951.html

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L’Europa trema…(keystone)

La clausula salva-Schengen

Una larga maggioranza di paesi dell’UE chiederà, attivando l’articolo 26, di chiudere le frontiere per due anni

lunedì 25/01/16 13:36 – ultimo aggiornamento: lunedì 25/01/16 23:05

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Una larga maggioranza di paesi, e non soltanto i sei che attualmente hanno ripristinato i controlli (Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Francia, Danimarca), ha invitato la Commissione UE a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 nell’ambito del codice Schengen.

L’articolo prevede la possibilità per uno o più Stati membri di estendere i controlli alle frontiere interne, fino a due anni. Lo ha confermato il ministro olandese alla sicurezza Klaas Dijkhoff.

Dal canto suo, la ministra dell’interno austriaca Johanna Mickl-Leitner ha detto che Schengen “sta per saltare”. “Ciascuno è consapevole che l’esistenza dello spazio Schengen è in bilico, e che deve succedere qualcosa velocemente”, ha affermato.

Swing/joe.p.

http://www.rsi.ch/news/mondo/La-clausula-salva-Schengen-6775610.html

sempre più violenza

ottobre 2, 2015 Lascia un commento

Cosa dice Magri?

Che anche nel 1939 la Russia iniziò dividendo la Polonia in due in società con la Germania e poi a sua volta aggredita cambiò di campo.Per intanto nuovi volontari anche dall’Iran escono allo scoperto e si buttano nel calderone siriano.

Le bombe colpiscono indiscriminatamente chi se le riceve in testa,siano essi militari come civili.

E quelli che se la cavano dove mai andranno a rifugiarsi?

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Paolo Magri in diretta al Telegiornale   (rsi)

“Cambiano gli equilibri”

L’intervento russo in Siria potrebbe essere “una forte scelta di campo” da parte di Mosca

mercoledì 30/09/15 22:15 – ultimo aggiornamento: giovedì 01/10/15 00:06

L’intervento militare russo, con i primi raid aerei in Siria, “cambia in ogni caso gli equilibri” e “rafforza il regime di Assad”, secondo Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano. Questo indipendentemente dagli obiettivi colpiti dai caccia di Mosca, sui quali non vi sono certezze.

Si trattasse di forze dello Stato islamico, “avremmo un’accelerazione sull’ipotesi di grande coalizione di cui Obama e Putin hanno parlato all’ONU”, se invece come sembra fossero altri ribelli “si tratterebbe di una scelta di campo molto forte da parte della Russia, non solo a parole ma nei fatti, a fianco del presidente e contro gli oppositori sostenuti in vario modo dall’Occidente, dai paesi del Golfo e dalla Turchia”, ha affermato l’esperto al Telegiornale della RSI.

Paradossalmente, afferma Magri, l’intervento di Putin “è più legittimo di quello della coalizione, perché questa agisce senza mandato dell’ONU, mentre Mosca risponde a una richiesta esplicita di Damasco, esattamente come gli Stati Uniti operano in Iraq su domanda di Baghdad”.

TG/pon

per accedere al video e l’intervista clikkate su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Cambiano-gli-equilibri-6148378.html

MERKEL FA PIANGERE GIOVANE STUDENTESSA PALESTINESE: “NON C’È POSTO PER TUTTI”

luglio 17, 2015 Lascia un commento

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Esordisce con questa frase la Merkel:«Alcuni dovranno tornare indietro….». E la giovane studentessa palestinese scoppia in lacrime. VIDEO.

Nel corso di un incontro tra gli studenti e la Merkel, tenutosi a Rostock, nel nord-est del Paese, l’adolescente Reem, che vive da quattro anni in Germania, dove è giunta da un campo profughi in Libano, racconta, in perfetto tedesco, di non poter progettare un futuro perché il padre «sta avendo problemi con il permesso di soggiorno» e la famiglia «potrebbe essere allontanata dalla Germania». Lo dice con il sorriso di chi, forse confidando nella tenerezza per la sua giovane età e più ancora nella “protezione” dei riflettori, attende la soluzione ai suoi problemi. La storia però non commuove la Merkel che, inflessibile, risponde: «In Libano ci sono migliaia di persone nei campi profughi. Non possiamo dire a tutti di venire in Germania, altrimenti non ce la faremmo». E ancora, «Alcuni dovranno tornare indietro…». Reem scoppia in lacrime e la cancelliera vuole consolarla, la risposta, però, non cambia. Qualche carezza sui capelli dalla Merkel: questo è quello che la ragazza potrà ottenere. Nulla di più. «Non vogliamo che altri di voi si trovino nella stessa situazione». E anche che non vivano l’illusione di aver trovato una nuova casa in Germania.

dossier rifugiati

giugno 18, 2015 Lascia un commento

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Janis Rozentals +Sketch di madre con bambino

Avete idea di come si deve sentire uno che incontra l’ex morosa che ha messo prima incinta e poi abbandonato?

Come un politico della UE cui chiedano notizie su come hanno messo a posto i rifugiati,e badate bene che non mi riferisco solo all’Italia.Di bimbi non riconosciuti dal padre ce ne sono un sacco e dappertutto.

Eppure c’è gente ancora viva che saprebbe raccontare di come trovò accoglienza in Svizzera durante la guerra passata e perchè dunque non vengono mai intervistati per raccontare i pro e i contro di un’esperienza forse non perfetta alla quale si potevano fare le modifiche del caso?

Per orgoglio.L’orgoglio di chi comanda e che non vuole sentire altre ragioni che non siano la sua.

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Internamento in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale Una proposta bibliografica

di Barbara GALIMBERTI*

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la Confederazione elvetica si trova posta di fronte a un crescente afflusso di rifugiati civili e militari che cercano asilo all’interno delle sue frontiere. Durante il conflitto, complessivamente 300.000 persone – in gran parte francesi, polacchi e italiani – vengono internate nei campi gestiti dall’esercito.

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La « Casa d’Italia » di Lugano, nelle ore del pomeriggio, quando erano finite le corvées alla pelatura delle patate o alle pulizie, si trasformava in una specie di scuole dove tutti facevano il compito in classe. Giovani e vecchi, appartati e sospettosi, scrivevano a testa bassa. Erano lettere destinate a scivolare clandestinamente in Italia, o da indirizzare a banche, a privati, a istituzioni di soccorso. Ognuno aveva, come si dice, i suoi Santi in Paradiso. Ed ogni tanto qualcuno otteneva la liberazione.

CHIARA, Piero, Diario svizzero (1944-1945), Bellinzona, Casagrande, 2006. Volti e aspetti dell’internamento II, p. 190.

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Il discorso storico attorno alla posizione assunta dalla Confederazione elvetica nei confronti dei rifugiati civili e militari nel corso della Seconda Guerra Mondiale ha conosciuto negli ultimi decenni una nuova vitalità, sotto la spinta – tra le altre – delle pressioni della World Jewish Restitution Organisation e del dibattito sorto attorno all’“oro ebraico”, e della inchiesta della Commissione indipendente di esperti Svizzera – Seconda guerra mondiale (CIE) diretta da Jean-François Bergier.

Al di là delle aspre critiche e delle polemiche scatenatesi in seguito alla pubblicazione del suo rapporto finale nel 2002, la “Commissione Bergier” ha avuto il merito di far luce sui molteplici aspetti delle misure d‟accoglienza e internamento nel corso dell‟ultimo conflitto, già messi in discussione negli anni Sessanta e Settanta dagli studi di Alfred Häsler ed Edgar Bonjour.

Risulta evidente come il fascismo, il nazionalsocialismo e – più tardi – la guerra, pongano nuovi problemi e nuove dimensioni alla politica svizzera in materia di asilo, tanto che nel corso della Seconda Guerra Mondiale la Confederazione arriva ad ospitare circa 60.000 civili perseguitati (dei quali 28’000 ebrei), ai quali si aggiungono i circa 60.000 bambini e i 66.000 profughi provenienti dai paesi limitrofi, e 104.000 tra militari, disertori, renitenti alla leva e prigionieri di guerra evasi.

Di fronte alla crescita dei flussi innescatasi sin dagli anni Venti e Trenta, già nel 1933 la legislazione che regola l‟entrata dei rifugiati civili introduce una restrittiva distinzione tra profughi politici e altri rifugiati.

In seguito, dopo il fallimento della Conferenza di Evian del 1938, le autorità stabiliscono il principio del respingimento dei rifugiati privi di visto, e introducono norme particolarmente severe e limitanti specialmente nei confronti degli ebrei provenienti dal Reich e dalla Francia, tanto che fra il 1940 e il 1945 almeno 24.000 persone vengono respinte o espulse dal paese.

Poco dopo, il Decreto federale del 17 ottobre 1939 definisce nei dettagli lo status degli emigranti e pone le basi legali per l’internamento dei rifugiati nei campi di lavoro civili. Così, quando dal 1940 il compito della gestione dei rifugiati viene trasferito dalle opere umanitarie al Dipartimento federale militare (DMF) attraverso l‟istituzione di un Commissariato federale per l‟internamento e l‟ospedalizzazione (CFIO), l’iter dei rifugiati accolti alle frontiere conosce un inasprimento, e da allora la procedura dell’internamento passa dalle prigioni e dai campi militari, prima del definitivo internamento nei campi civili.

Per quanto riguarda invece i rifugiati militari (tra i quali si includono i disertori e i prigionieri di guerra), la Confederazione – in quanto firmataria della Convenzione sui diritti e i doveri delle Potenze neutrali in caso di guerra della Conferenza di pace dell‟Aia nel 1907 – allo scoppio della guerra si vede tenuta ad accoglierne le richieste di rifugio e ad assumersi l‟onere del loro disarmo e del loro confinamento sino al cessare delle ostilità in appositi campi d‟internamento.

La prima grande ondata di rifugiati di questo tipo si ha nel giugno del 1940, con la caduta dell‟esercito francese e l’occupazione da parte della Wehrmacht dei territori lungo la frontiera franco-svizzera. Circa 29.000 soldati francesi del 45° Corpo d‟Armata e 12.000 soldati della 2° divisione polacca dei cacciatori a piedi, i quali avevano raggiunto la Francia dopo il 1939 e – arruolatisi nell’esercito costituito dal governo polacco in esilio avevano combattuto l’avanzata tedesca, vengono accolti e trasferiti nei primi campi d‟internamento nei dintorni di Bienne, di Soletta, di Büren an der Aare (Berna) e di Napf (Argovia), e in altre località – –

Mentre in base agli accordi dell‟armistizio franco-tedesco i francesi vengono rimpatriati già nel 1941, il rimpatrio dei polacchi (che diventeranno 17.000 negli anni successivi) prenderà il via solo nel 1945, al termine della guerra. La seconda pesante ondata giunge dopo l’8 settembre 1943 con l’annuncio dell‟armistizio italiano. Nel solo autunno del 1943, circa 20.000 militari italiani e 10.000 civili varcano la frontiera e vengono internati. Altri 18.000 uomini lo saranno nel corso dell‟anno successivo, e fino alla fine della guerra la Confederazione accoglierà in totale circa 45.000 rifugiati italiani.

Si introduce allora il sistema dei campi di smistamento, dove gli internati sono suddivisi per categoria e ripartiti successivamente nei vari campi d‟internamento. Per proteggere il mercato interno del lavoro la legge del 1933 sul diritto d‟asilo aveva stabilito l’interdizione dell‟esercizio di attività lucrative ai rifugiati accolti nei campi.

Sul finire degli anni Trenta, questa motivazione si carica della volontà di rendere più difficoltosa l’integrazione e facilitare poi il rimpatrio degli rifugiati. Cionondimeno, a partire dal 1940, per far fronte alla mancanza di manodopera dovuta alla mobilitazione, tutti gli internati sono sottoposti all’obbligo di partecipare ai lavori agricoli e ai progetti di costruzione dell‟esercito.

Nel 1942 vengono istituiti a tale scopo i primi campi di lavoro, che arrivarono ad impiegare, complessivamente, sino a 12.000 uomini. Nel 1943, con il normalizzarsi della situazione, agli internati che avevano interrotto i loro studi a causa della guerra o della fuga viene concessa la possibilità di proseguire in Svizzera la loro formazione, e vengono così inaugurati sia alcuni campi universitari, sia campi di studi superiori per i liceali italiani. Al termine della guerra, la maggior parte degli internati verrà rimpatriata nel proprio paese d‟origine, o spinta a trasferirsi in altri paesi d’accoglienza.

questo è un altro sito che si occupa dello stesso argomento

http://www.cdec.it/dsca/svizzera/Sarfatti1.html

e questo un altro (da noi citato in parte già in precedenza)

http://daniele.apicella.com/novecento/libro/pesciolini.htm

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(http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2010/04/GALIMBERTI_Dossier_2.pdf)

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Immigrati bloccati a Ventimiglia
Immigrati bloccati a Ventimiglia  (keystone)

Emergenza immigrazione

Crescono le tensioni tra Stati europei, che non riescono a frenare l’afflusso di migranti

martedì 16/06/15 11:44 – ultimo aggiornamento: giovedì 18/06/15 18:04

Il continuo arrivo soprattutto sulle coste italiane e greche di migranti, provenienti in particolare dall’Africa e da paesi mediorientali in guerra, crea tensioni crescenti tra gli Stati europei, impreparati ad affrontare l’emergenza.

La Francia, la Germania chiudono le frontiere ma ciò non sembra servire a frenare l’afflusso di immigrati, che sperano di poter varcare la frontiera per raggiungere i paesi del nord.

bin

I principali eventi di cronaca:

http://www.rsi.ch/news/dossier/Emergenza-immigrazione-5585560.html

quel che mi ha dato da pensare… il gendarme martin

maggio 12, 2015 Lascia un commento

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Fucilieri del Senegal dell’esercito francese IIa Guerra mondiale.

+3.Embarquement de soldats marocains pour la France en 1914.

Soldati marocchini si imbarcano per la Francia Ia Guerra mondiale

Vorrei tirare fuori una morale dalla storia del gendarme Martin ma mi è difficile,non impossibile,le morali sono infatti sempre molte e anche loro hanno le solite due facce.

I nordafricani come sono visti in Francia?

Immagino male,come lo erano gli ebrei dei tempi per la semplice ragione che se andiamo noi a casa loro per dare impiego ai nostri disoccupati come forse successe anche agli antichi Romani in Giudea ai tempi di Gesù va tutto bene,ma se loro vengono a casa nostra quando hanno appetito allora le cose cambiano e si volge tutto al negativo.

Eppure nel corso dell’ultima guerra mondiale i magrebini hanno offerto come anche le truppe indiane un valido servizio nei vari eserciti alleati.Anche gli ebrei,dove hanno potuto. 

Solo nello sbarco in Provenza per liberare il sud della Francia Nizza compresa almeno 100mila soldati erano algerini,tunisini,marocchini di fede musulmana ma alle commemorazioni nonostante la Francia sia leader nei bei discorsi…vengono citati poco,si legge in giro, e quindi la gioventù non ne è al corrente.

Mia mamma mi ricordava di non avere mai visto un nero di pelle sino a quando non arrivarono gli americani a liberarci.

Eppure il Nord Africa che oggi è sotto l’occhio del ciclone delle migrazioni è stato campo di battaglia non tanti anni fa per inglesi francesi italiani e tedeschi che da soli rappresentano almeno ¾ della popolazione della UE.

In fondo sono considerati cittadini del mondo di serie B e quando ci sono utili ce ne ricordiamo altrimenti possono andare a quel paese dopo avere terminato il servizio per il quale erano richiesti.

Poi però saltiamo per aria al primo attentato.

Cosa voglio dire è che anche negli ultimi fatti di Parigi è saltato fuori che i vignettisti più che non della satira si occupavano di deridere il proprio prossimo e non ce n’era bisogno visti gli scarsi risultati di vendita.

Però il conto l’hanno pagato anche gli innocenti e poi lo stato ha fatto la riunione oceanica di solidarietà.

Ora qualcuno mi racconta che anche a Parigi certe comunità vivono barricate in casa o se escono in cortile o nei giardini pubblici hanno la protezione dei soldati in tuta mimetica.

Nell’attacco al supercasher un ragazzo immigrato dal Mali ha salvato 15 persone nascondendole alla furia omicida di un altro ragazzo di origine del Mali ma nato in Francia e per sbaglio hanno sparato anche a quello buono,non so come sia finita in realtà.

Abbiamo sì o no delle responsabilità?

Temo di sì ma abbiamo anche la memoria corta e con queste due righe mi sono voluto dare una risposta alle lacune dei libri di scuola e ai programmi di quanto si insegna.

Non è che certi argomenti non interessino ai ragazzi,semplicemente vengono evitati e non chiedete a me il perchè.

truppe franco-marocchine in Indocina 1950

10 Oct 1950, Saigon, Indochina --- French Moroccans Battling Indochina Rebels. Saigon, Indochina: French Moroccan troops are shown aboard a military transport plane as they left for a rebel-threatened area in Indochina. Today's reports from that turbulent land tell of the smashing of two French columns, one of them composed of Moroccans and Foreign Legionnaires, by Viet Minh forces, believed to have been trained in Communist China. This column was retreating from Caobang, a border fort 31 miles north of Thatkhe when attacked by a force consisting of an estimated 30,000 Viet Minh rebels. The second column went to its assistance and that too has come under attack. French sources say the columns have been waging a five-day battle against the rebels in an attempt to reach Thatkhe. October 10, 1950. --- Image by © Bettmann/CORBIS

10 Oct 1950, Saigon, Indochina — French Moroccans Battling Indochina Rebels. Saigon, Indochina: French Moroccan troops are shown aboard a military transport plane as they left for a rebel-threatened area in Indochina. Today’s reports from that turbulent land tell of the smashing of two French columns, one of them composed of Moroccans and Foreign Legionnaires, by Viet Minh forces, believed to have been trained in Communist China. This column was retreating from Caobang, a border fort 31 miles north of Thatkhe when attacked by a force consisting of an estimated 30,000 Viet Minh rebels. The second column went to its assistance and that too has come under attack. French sources say the columns have been waging a five-day battle against the rebels in an attempt to reach Thatkhe. October 10, 1950. — Image by © Bettmann/CORBIS

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