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Posts Tagged ‘poesia’

cin cin…

aprile 20, 2017 Lascia un commento

Gigi e signora sono:

Da Isidoro

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E’ schietto il vino,sano il buon ristoro

del rado bosco,ch’ombra fresco e lieve

l’adusta fronte e il vetro di chi beve

sotto la gaia insegna d’Isidoro.

Il grasso morbido salame adoro,

in bocca sapida leccornia breve,

pare allo stomaco grato e non greve,

l’insacca l’abile nostro Isidoro.

Rimembrati dell’oste che non mente,

che tutto appronta semplice e cordiale.

Quando fra i platani,pel vial ridente

in denso cumulo t’incombe il male,

cerca salumi e vino ognor fidente,

avrai salute,il resto a nulla vale.

(Mario Torres)

il 25 aprile nella storia italiana

aprile 18, 2017 Lascia un commento

Le colline di Canelli

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Le vecchie storie di casa quando sono tristi dovrebbero mettere allegria in chi è venuto dopo e le ha evitate,ma non è sempre così perchè ogni generazione si porta appresso i propri mali ed il più delle volte non sono confrontabili tra loro con un criterio omogeneo come vorrebbe la statistica.

Beh,vada come vada,questa poesia di papà è del 1943 (aveva 36 anni) ed è dedicata a Canelli che gli fu di rifugio quando con identità falsa viveva come un migrante più o meno…con i nazifascisti che stavano alle costole degli ebrei che si erano nascosti per evitare la deportazione.

Ne ha scritte due di poesie su Canelli,questa è la prima,poi pubblicheremo in seguito anche l’altra.Ci avviciniamo al 25 Aprile giorno della Liberazione e non mi sembra che cada male questo scritto.

Canelli

Come ridono al sole i poggi ameni

nel tepido risveglio mattutino!

Come bisbigliano lieti del divino

bacio gli augelli in volo tra i sereni

clivi!Salve,o Canelli,a te m’inchino

mentre con pampini gioconda vieni,

nella spumante ebbrezza del tuo vino!

Io mi disseto per cercar l’oblio,

un porto ove s’acqueti la tempesta

che m’accompagna per le vie del mondo.

Io mi disseto nel tuo biondo rio

mentre una nuova speme in cuor ridesta

lenisce il duol ch’incalza dal profondo.

(Mario Torres,1943)

Il papà poeta

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sirena o incubo notturno?

aprile 15, 2017 Lascia un commento

(Notturno di mare,Jean Modeste)

La uata africana

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Si spande intorno sino alla marina

il fremito bizzarro della uata,

come il gemito di fronda spezzata,

come il lamento di voce bambina.

La notte ascolta tacita la strana

nenia,mentre s’appressa muta l’onda

al lido e di lontano par risponda

dal rado bosco un’armonia arcana.

Nel mistero de l’ombra entra fugace

il tenuo suono della uata stanca,

fra il palpito flessuoso delle palme.

Già la luna sopra le acque calme

del mar si specchia,e l’ampia baia imbianca,

Assab s’addorme e pur la uata tace.

Assab by night

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(Mario Torres 1935, Africa Orientale Italiana)

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Cosa sia la uata non lo so,da quanto scrive mio padre pare ad una sirena,ho fatto delle ricerche invano ma al momento questa è la risposta che mi sembra più plausibile:

Mami Wata, la dea dell’acqua

2 in un affresco pubblicitario

Mami Wata è una deformazione dell’inglese Mammy Water. Così i colonizzatori chiamavano le immagini di una divinità delle popolazioni costiere del Ghana, rappresentata come una sirena. Dal Ghana il culto di Mami Wata si è diffuso in Togo e in Benin, dove è diventata una divinità del Vodu, e raffigurata spesso con dei serpenti al collo.

Ma Mami Wata è nomade e la si può trovare in molti altri paesi africani, nei Carabi, in Brasile e anche in Europa. Molte sono le sue identità e notevole la sua capacità di metamorfosi e adattamento: regina delle acque, dea della fertilità, avida accumulatrice di denaro, vanitosa e dispettosa despota nei confronti dei suoi adepti, sirena, incantatrice di serpenti, donna e uomo, ammaliatrice, prostituta e amante gelosa. Mami Wata è “moderna”, straniera rispetto ai luoghi che la ospitano, viaggiatrice ed esotica, promessa di una felicità ineffabile ma sempre più seducente.

Mami Wata incorpora le ambiguità dell’essere umano e della società contemporanea, promessa di ricchezza e minaccia di morte. Secondo i suoi adepti, vive in una bellissima e futuribile città situata nel fondo del mare, ma accettare il suo invito ad abitare la città invisibile, significa accettare di abbandonare la propria vita, la materia della propria esistenza e venire trascinati per sempre nei neri abissi dell’oceano. Firmare un patto con lei può assicurare il successo e la ricchezza ma il prezzo da pagare può essere molto elevato.

reminiscenze della nostra infanzia

aprile 14, 2017 Lascia un commento

Il cugino don Gonzalo di Spagna alle prese con un castello di sabbia.(1950 ca)

Scena marina

Fanciullo,il tuo castello sulla rena

è simile allo scrigno di desiri,

di spemi,d’illusioni e di sospiri,

che fido serba del mio cuor la piena.

T’adopri,foggi con gagliarda lena

di sabbia il bel maniero,su lo tiri

saldo di mura,infin esausto miri

l’opra ch’è premio di tua diurna pena.

Ma l’onda,cui la tua innocente etade

in sfida eleva sovra il fulvo lido

fragil baluardo,irosa a notte il rade.

Il tempo pur il guscio,cui m’affido

nel procelloso mar,spietato invade

e insiem sommerge dei miei sogni il nido.

(zio Mario)

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I cugini vercellesi (l’editore senza denti… e la sorellina) sui gradini di casa,in via Leonardo da Vinci oggi nro 14,

si fanno beffa da lontano dei disastri sabbiosi del cugino (1958 ca)

che qui vedete affidato alle amorevoli braccia della zia Andreina in via Cavour nro 3 a Torino.(1941 ca)

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come è fatto un orto?

aprile 12, 2017 Lascia un commento

Peter Brueghel il Vecchio- Primavera 1570 ca.

Ho scoperto che uno dei tifosi più affezionati alle poesie del papà è il mio vicino di casa.E dato che entrambi avevano l’hobby del giardinaggio gli dedico questa poesia che anche se mezza triste a motivo della guerra quando fu scritta termina con la speranza di un nuovo avvenire.

Il mio podere

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Non più ridesta vivi sensi in cuore

il fior sbocciato a l’alito gentile,

non più si schiude nuovo al nuovo amore

l’animo mio al canto de l’aprile.

Qui tutto tace a l’ombra del dolore

che non dirada il sol primaverile,

di pianti infuso cresce un solo fiore,

la speme che orna la mia vita vile.

Ma forse un dì,col mite suo tepore

fra l’ombre penetrando, il sol furtivo

ridonerà le gemme,i fiori,i canti,

un’iride di pace ai molti pianti,

e,sfavillando in seno al mesto rivo,

riporterà letizia nel mio cuore.

(Mario Torres)

elogio della vita rustica

Da Van Gogh coi due contadini nel frutteto ed il bimbetto/a… che fa i primi passi…

ecco che spunta la versione del nostro Jean Modeste.

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ed alleghiamo la poesia di papà dal titolo:

Elogio della vita rustica

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O benedetta quella gente sana

in mezzo ai campi fra fervore d’opra,

che si sazia di poco e sta lontana

da sciocche brame e il sol riluce sopra.

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O maledetta quella gente insana,

che si pasce di ghiande e di lerciume,

cui l’alma naviga nell’ozio e vana

nel gorgo annega fra fetenti spume.

+

O santa,o cara quella mano pura,

che fra le messi sino a tarda sera

ruota la falce intrepida,sicura

e vigor nuovo dalla notte spera.

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O sozza,viscida,lasciva mano,

che insazia afferra seni di baccanti,

gode e delira nel piacer insano

tra molli piume e l’ora sfugge avanti.

+++

(Mario Torres)

è primavera in giardino

 

L’amico Piergiuseppe in costume da giardiniere

Primavera

(poesia di papà)

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Ride l’aprile in fiore,

treman le fronde al vento.

E’ gioia in ogni accento,

è fuoco in ogni cuor.

+

Parlan d’amore gli orti

vaghi pei fiori aulenti,

parlan d’amor le genti

che in terra Iddio creò.

+

Alberga in ogni cuore

una novella speme,

un frutto attende il seme

che aprile in noi gittò.

+

Ridi, fanciullo, ridi

finchè non sai e credi,

vengon con gli anni i tedi

e le tristezze al cuor.

+

(Mario Torres s/n data)

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