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Posts Tagged ‘poesia’

a ilaria

settembre 28, 2017 2 commenti

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Nell’ombra fredda della cattedrale

tu dormi nel sarcofago racchiusa,

di Jacopo mirabile scultura,

ove il tuo Paolo si prostrava affranto,

il volto fiso a l’infelice sposa.

Il marmo eterna il dolce tuo sembiante,

sublime immagine di sonno e morte,

e il prediletto gatto ch’allietava

di svago l’ore,tosto a te rapite.

Eri leggiadra e amata,or sei compianta!

Ai putti che recingon l’arca pura

e a te ripenso,lungo i freschi viali

nella tepida sera settembrina,

mentre la luna bacia la tua Lucca

e i dolci colli,che più non rimiri

da l’ombra fredda della cattedrale.

(Lucca,1966 /Mario Torres)

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Il monumento funebre a Ilaria del Carretto è un’opera scultorea di Jacopo della Quercia, risalente al 14061408 e conservata nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Fu commissionata da Paolo Guinigi per la moglie Ilaria del Carretto. Il sarcofago è in marmo (tranne la base in pietra) ed è considerato tra i migliori esempi di scultura funeraria italiana del XV secolo.

Chi era Ilaria?…

https://it.wikipedia.org/wiki/Monumento_funebre_a_Ilaria_del_Carretto

https://it.wikipedia.org/wiki/Ilaria_del_Carretto

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agosto 1939

settembre 26, 2017 Lascia un commento

L’ultima estate prima del diluvio che iniziò a giugno del’40 ma che per gli ebrei era già una penitenza a causa delle leggi razziali vede papà ancora sereno al mare di Alassio in compagnia di amici,amiche e fratelli oltre al nipotino che era nato a febbraio dello stesso anno,il 1939.

Siamo ad agosto e per lui non c’è più divisa e non so come stesse a lavoro viste le restrizioni imposte dal governo.

Bel sorriso e non solo quello…per la ragazza mora sorridente a sinistra in basso.

In barca a vela

Rizza la vela al vento che propizio

spira,o Battista,sì che l’esil legno,

fuggendo il tedio di cocenti arene

per l’increspato mar s’inoltri lieve.

Tien forte a te la scotta,sì che  muova

l’angusto guscio ratto sopra l’onda

la verso l’isola verde remota,

dalla scogliera agevole e sicura.

Tieni la barra salda e mira avanti

ove in lieve cinerea sfumatura

il cielo si confonde con il mare.

E canta

tra le canzoni la più dolce,

quella che più l’anima tua tormenta,

quella che più l’ardente cuore spreme.

Canta,Battista,mentre dormo e sogno

un piccolo ritiro in questo mondo,

una dolce fanciulla,una famiglia,

un laccio eterno d’armonie serene.

Mario Torres

Alassio,1939.

Tre fratelli e non sono tutti…da sin zio Mino, zio Aldo e papà.

In basso il cugino,Sandro nato a febbraio.

l’autunno

settembre 24, 2017 Lascia un commento

Paesaggio di Chaim Soutine (1893 Smilavichj,Bielorussia-1943 Parigi)

Autunno

Taccion al suol le secche foglie morte.

I nudi tronchi dalle cento braccia

paion rizzarsi in atto di minaccia

al ciel irosi per la cruda sorte.

(Mario Torres)

L’autunno astronomico dell’emisfero boreale comincia con l’equinozio che cade intorno al 23 settembre. In coincidenza di tale fenomeno, in numero di ore diurne è pari a quello delle ore notturne. Con il progredire della nuova stagione, invece, lo spazio orario occupato dal buio aumenta: questo mutamento viene drasticamente accentuato in occasione del ritorno all’ora solare verso fine ottobre.

L’autunno viene contraddistinto dalla caduta del fogliame e dalla temperatura fredda la cui conseguenza è la pioggia. La stagione si conclude attorno al 22 dicembre, quando ha luogo il solstizio invernale.

Nell’emisfero australe l’autunno astronomico inizia invece con l’equinozio che cade intorno al 20 marzo, e termina con il solstizio che cade intorno al 20 giugno; durante tale arco di tempo nell’emisfero boreale è oppostamente in corso la primavera. Le rispettive durate sono, pertanto, di circa 89 e 92 giorni.

La meteorologia classifica invece l’autunno, al pari della primavera, come una stagione intermedia; la durata viene quindi stimata tra il 1º settembre e il 30 novembre.*

*https://it.wikipedia.org/wiki/Autunno

cin cin…

aprile 20, 2017 Lascia un commento

Gigi e signora sono:

Da Isidoro

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E’ schietto il vino,sano il buon ristoro

del rado bosco,ch’ombra fresco e lieve

l’adusta fronte e il vetro di chi beve

sotto la gaia insegna d’Isidoro.

Il grasso morbido salame adoro,

in bocca sapida leccornia breve,

pare allo stomaco grato e non greve,

l’insacca l’abile nostro Isidoro.

Rimembrati dell’oste che non mente,

che tutto appronta semplice e cordiale.

Quando fra i platani,pel vial ridente

in denso cumulo t’incombe il male,

cerca salumi e vino ognor fidente,

avrai salute,il resto a nulla vale.

(Mario Torres)

il 25 aprile nella storia italiana

aprile 18, 2017 Lascia un commento

Le colline di Canelli

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Le vecchie storie di casa quando sono tristi dovrebbero mettere allegria in chi è venuto dopo e le ha evitate,ma non è sempre così perchè ogni generazione si porta appresso i propri mali ed il più delle volte non sono confrontabili tra loro con un criterio omogeneo come vorrebbe la statistica.

Beh,vada come vada,questa poesia di papà è del 1943 (aveva 36 anni) ed è dedicata a Canelli che gli fu di rifugio quando con identità falsa viveva come un migrante più o meno…con i nazifascisti che stavano alle costole degli ebrei che si erano nascosti per evitare la deportazione.

Ne ha scritte due di poesie su Canelli,questa è la prima,poi pubblicheremo in seguito anche l’altra.Ci avviciniamo al 25 Aprile giorno della Liberazione e non mi sembra che cada male questo scritto.

Canelli

Come ridono al sole i poggi ameni

nel tepido risveglio mattutino!

Come bisbigliano lieti del divino

bacio gli augelli in volo tra i sereni

clivi!Salve,o Canelli,a te m’inchino

mentre con pampini gioconda vieni,

nella spumante ebbrezza del tuo vino!

Io mi disseto per cercar l’oblio,

un porto ove s’acqueti la tempesta

che m’accompagna per le vie del mondo.

Io mi disseto nel tuo biondo rio

mentre una nuova speme in cuor ridesta

lenisce il duol ch’incalza dal profondo.

(Mario Torres,1943)

Il papà poeta

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sirena o incubo notturno?

aprile 15, 2017 Lascia un commento

(Notturno di mare,Jean Modeste)

La uata africana

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Si spande intorno sino alla marina

il fremito bizzarro della uata,

come il gemito di fronda spezzata,

come il lamento di voce bambina.

La notte ascolta tacita la strana

nenia,mentre s’appressa muta l’onda

al lido e di lontano par risponda

dal rado bosco un’armonia arcana.

Nel mistero de l’ombra entra fugace

il tenuo suono della uata stanca,

fra il palpito flessuoso delle palme.

Già la luna sopra le acque calme

del mar si specchia,e l’ampia baia imbianca,

Assab s’addorme e pur la uata tace.

Assab by night

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(Mario Torres 1935, Africa Orientale Italiana)

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Cosa sia la uata non lo so,da quanto scrive mio padre pare ad una sirena,ho fatto delle ricerche invano ma al momento questa è la risposta che mi sembra più plausibile:

Mami Wata, la dea dell’acqua

2 in un affresco pubblicitario

Mami Wata è una deformazione dell’inglese Mammy Water. Così i colonizzatori chiamavano le immagini di una divinità delle popolazioni costiere del Ghana, rappresentata come una sirena. Dal Ghana il culto di Mami Wata si è diffuso in Togo e in Benin, dove è diventata una divinità del Vodu, e raffigurata spesso con dei serpenti al collo.

Ma Mami Wata è nomade e la si può trovare in molti altri paesi africani, nei Carabi, in Brasile e anche in Europa. Molte sono le sue identità e notevole la sua capacità di metamorfosi e adattamento: regina delle acque, dea della fertilità, avida accumulatrice di denaro, vanitosa e dispettosa despota nei confronti dei suoi adepti, sirena, incantatrice di serpenti, donna e uomo, ammaliatrice, prostituta e amante gelosa. Mami Wata è “moderna”, straniera rispetto ai luoghi che la ospitano, viaggiatrice ed esotica, promessa di una felicità ineffabile ma sempre più seducente.

Mami Wata incorpora le ambiguità dell’essere umano e della società contemporanea, promessa di ricchezza e minaccia di morte. Secondo i suoi adepti, vive in una bellissima e futuribile città situata nel fondo del mare, ma accettare il suo invito ad abitare la città invisibile, significa accettare di abbandonare la propria vita, la materia della propria esistenza e venire trascinati per sempre nei neri abissi dell’oceano. Firmare un patto con lei può assicurare il successo e la ricchezza ma il prezzo da pagare può essere molto elevato.

reminiscenze della nostra infanzia

aprile 14, 2017 Lascia un commento

Il cugino don Gonzalo di Spagna alle prese con un castello di sabbia.(1950 ca)

Scena marina

Fanciullo,il tuo castello sulla rena

è simile allo scrigno di desiri,

di spemi,d’illusioni e di sospiri,

che fido serba del mio cuor la piena.

T’adopri,foggi con gagliarda lena

di sabbia il bel maniero,su lo tiri

saldo di mura,infin esausto miri

l’opra ch’è premio di tua diurna pena.

Ma l’onda,cui la tua innocente etade

in sfida eleva sovra il fulvo lido

fragil baluardo,irosa a notte il rade.

Il tempo pur il guscio,cui m’affido

nel procelloso mar,spietato invade

e insiem sommerge dei miei sogni il nido.

(zio Mario)

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I cugini vercellesi (l’editore senza denti… e la sorellina) sui gradini di casa,in via Leonardo da Vinci oggi nro 14,

si fanno beffa da lontano dei disastri sabbiosi del cugino (1958 ca)

che qui vedete affidato alle amorevoli braccia della zia Andreina in via Cavour nro 3 a Torino.(1941 ca)

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