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Posts Tagged ‘natale’

auguri

dicembre 23, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)

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Tra barocco e gotico-Jean Modeste

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Stamane trovando gli auguri ricevuti da un mio amico di Parigi leggo che esce con una “ragazzina” di sedici anni meno di lui,che ne ha quasi 91 !

Poi mi casca alla mano questa foto di mia mamma di prima della guerra,scattata da mio padre a Viverone sul lago.

Era solita contarmi che la gente a volte la fermava per chiederle se era il fidanzato con cui la vedevano per strada o il papà…

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Già che è Natale e la mente si rivolge ai propri cari che non ci sono più ecco per voi una poesia paterna dedicata alla morosa:

Per Adelina

Io ti ricordo da mattina a sera

e poi ancor da sera a la mattina,

sempre dinanzi l’immagine sincera

par mi sorrida in aria sbarazzina.

Maggio.Fremeva in cuor la primavera.

Fuggimmo il dolce suon di un’orchestrina.

Fra le acacie,ne l’ombra muta e nera

ti diedi il primo bacio,o mia Adelina.

Or te ne ho dati mille,mille,mille

e ancor insazio anelo il caro viso,

l’ardente fuoco delle tue pupille,

la fresca bocca,il tenero sorriso.

Estate,autunno,inverno,primavera,

sempre t’ho innanzi semplice e sincera.

(Mario Torres)

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auguri?…auguroni a tutti

dicembre 20, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)

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Tempo di Natale 

(Piccadilly Circus,Londra di Susan M.Ridyard)

vero o falso non importa

dicembre 24, 2015 Lascia un commento

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L’albero di Natale-Albert Chevallier Tayler (1862-1925)

Il Natale rinato. La creazione di un natale consumistico.

Intervista con il professor Steven Nissenbaum.

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Quando il Natale è alle porte le decorazioni raccolte nel corso degli anni escono dal solaio per trasformare la nostra casa in un altare natalizio. Vecchi cantori di Natale dividono la mensola del caminetto con nuove corone di agrifoglio. La tavola diventa un paese delle meraviglie invernale colma di Babbi Natali di ogni nazionalità, dimensione e forma. Mescolate a creature dal cappello rosso, anche pecore, renne e abeti in miniatura. Un anno mio figlio decise di mettere il nostro piccolo presepe al centro di questo quadro, con un bel Babbo Natale, tutto velluto rosso e barba bianca, strategicamente posizionato accanto alla culla del Bambino Gesù. Ho avuto qualche difficoltà a spiegargli il motivo per cui andavano separati.

Il mese di Dicembre ha sempre avuto un significato speciale per chi vive inverni lunghi e bui. Considerata ancora la festa più importante dell’anno, nei paesi nordici, il Natale ha molteplici significati, anche nascosti, e l’uomo si circonda di artefatti e tradizioni che confondono spesso leggenda e realtà, riti antichi e mito moderno.

Stephen Nissenbaum, professore di storia all’università del Massachussets, è il maggior conoscitore di questi miti. Ha scritto un libro affascinante sulla nascita del Natale moderno. A suo parere, la tradizione è solo un sogno dei giorni nostri.

“Il mio studio riguarda il modo in cui questa festività è stata reinventata. Cose di cui le persone si lamentano, i presunti mali del Natale moderno come gli eccessi nel mangiare e nel bere, costituiscono in realtà le sue più genuine tradizioni. Il Natale dedicato ai bambini e alla famiglia è un uno sviluppo recente”.

Per migliaia di anni, baldorie ed eccessi sono stati l’espressione popolare del festeggiamento, osteggiata prima dalla Chiesa e poi dall’emergente classe media.

“La storia del Natale è anche la storia dei conflitti religiosi e di classe. Gli interessi e il profitto hanno sempre tentato di cooptare i bisogni dell’uomo e le lotte per controllare questa festività ne sono una prova. La Chiesa ha tentato di cristianizzarlo, l’epoca vittoriana di renderlo rispettabile, e un gruppo di newyorchesi ha inventato l’idillio domestico e Babbo Natale. E da quest’ultimo ha preso il via la moderna società del consumismo”.

Il libro di Nissenbaum si intitola, giustamente, The Battle for Christmas [N.d.T: La Battaglia del Natale] e la prima delle tante battaglie è quella in cui la Chiesa tenta e, a parere di Nissenbaum fallisce, di appropriarsi del Natale.

Sin dalla sua fondazione, la Chiesa si attenne al principio cardine dell’opera missionaria, ossia quello di mantenere le tradizioni e le credenze locali, dando loro un nuovo significato. Di conseguenza, le festività religiose vennero fissate nello stesso periodo di quelle pagane. Dicembre era un periodo di festività importanti, legate sia al solstizio d’inverno che alla fine del raccolto. I Romani celebravano i Saturnalia, una festa lunga una settimana e dedicata a Saturno, dio dell’agricoltura e dei raccolti. Era un periodo di grandi festeggiamenti, in cui tutti bevevano e mangiavano a profusione. Anche agli schiavi veniva concesso un periodo di riposo. Ribaltando la gerarchia sociale, i padroni dividevano le loro ricchezze con gli schiavi e li servivano. Questa generosità, caratteristica dei Saturnalia, prevedeva anche elargire doni ai bambini, perché, si credeva, ciò avrebbe comportato una ricompensa da parte degli dei nel nuovo anno.

Nei paesi nordeuropei il lungo periodo di buio rendeva il ritorno del sole un evento centrale nell’anno e non solo per il culto del sole. Nissenbaum sottolinea come questa stagione fosse un periodo speciale anche per l’agricoltura.

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Decorando l’albero di Natale-Marcel Rieder 1862-1942

“Oggi si dà per scontato che il cibo sia disponibile tutto l’anno, ma ciò è vero solo per gli ultimi due secoli. Prima che fossero inventati i frigoriferi, Dicembre era l’unico mese in cui in Europa si mangiava carne fresca e birra e vino, prodotti del raccolto, erano disponibili in gran quantità. Inoltre i giorni invernali, quando il lavoro nei campi si interrompeva, erano gli unici giorni di svago nell’anno. In questo periodo emerge una prima forma di carnevale: i giorni dell’abbondanza vengono celebrati lasciandosi andare. I risultati degli eccessi nel bere e nel mangiare erano il venir meno dei freni inibitori e la messa in atto di comportamenti al limite della tollerabilità. Per un breve periodo dominò un sistema di caos controllato. I limiti vennero messi alla prova e, ribaltando le gerarchie sociali, i poveri comandavano ai ricchi. I Wren boys, il Wassail [gozzoviglie], i canti natalizi sono antiche tradizioni che prevedevano un elevato consumo di alcol, trasgressioni sessuali e una forma piuttosto aggressiva di elemosina: non erano solo i ricchi che donavano ai poveri ma i poveri che esigevano doni. In cambio il povero offriva qualcosa di prezioso per una società basata sul paternalismo: la loro benevolenza. Tradizionalmente tutto ciò non sembrò costituire una minaccia per le autorità, era anzi tollerato dall’elite, forse perché considerato una valvola di sicurezza per contenere l’odio di classe.

Le celebrazioni tradizionali possono essere ricondotte al Master of Misrule [Maestro del Caos], un personaggio importante dello sfrenato Natale medioevale. I contadini si aggiudicavano il titolo tirando a sorte e, per la durata del suo mandato, il Master of Misrulesovvertiva le regole vigenti. Aveva il permesso di fare ciò che voleva e trascinava con sé gli altri in un periodo di baldoria, amoreggiamenti e piaceri. Tutto ciò che era in forma di liquido era particolarmente ben accetto. Questa tradizione risaliva a tempi antichi ed era una caratteristica dei Saturnalia romani. Secondo alcuni documenti risalenti al terzo secolo d.c. il regno del Master andava incontro ad un inglorioso destino, in quanto veniva sacrificato sull’altare dedicato a Saturno. Sacrificio a parte, la tradizione sopravvisse fino al Medioevo e anche oltre.

“A partire dal quarto secolo, quando i cristiani cominciarono a celebrare la nascita di Gesù, alcuni di essi avrebbero voluto farlo in modo religioso, ma, essendo una minoranza, non riuscirono mai a controllare il modo in cui avvenivano i festeggiamenti. Quando la Chiesa optò per il mese di Dicembre, la decisione fu il risultato di un compromesso per il quale essa ha pagato un prezzo. Le festività di fine Dicembre erano già comunemente osservate e la Chiesa lasciò che esse rimanessero tali a patto che si celebrasse anche la nascita del Salvatore. Le vecchie tradizioni erano profondamente radicate nella cultura popolare e nella mente delle persone e la Chiesa non riuscì mai a cambiarle completamente.”

La baldoria di pieno inverno o ‘Natale bevereccio’, come i Vichinghi soprannominarono questa festa, e la festività cristiana continuarono a coesistere anche se con difficoltà, a volte scontrandosi apertamente, come quando i vescovi bandirono certe pratiche pagane come l’uso dei sempreverdi. Con l’avvento della Riforma la battaglia si fece più accesa e, per un certo periodo, le festività furono addirittura dichiarate fuorilegge. Nel 1647 Cromwell spinse il parlamento inglese a dichiarare la festività illegale, in quanto “papista e pagana”. Il Natale, secondo la Chiesa riformista, era fonte di corruzione: una festa dedicata alla cattiva condotta. Come Hugh Latimer, un vescovo del XVI secolo citato nel libro di Nissenbaum, si espresse in modo succinto: “Gli uomini disonorano di più Cristo in questi dodici giorni che nei dodici mesi restanti”.

Questo atteggiamento fu condiviso anche dai puritani d’America che soppressero il Natale, proibendolo addirittura nel New England.
Ma il Master of Misrule arrivò anche lì. Nissenbaum ha scoperto prove dell’esistenza del Natale nella New York e nella Philadelphia dell’800, dimostrando che ilYuletime delle colonie era come un moderno carnevale, quando scalmanati di ogni genere si riversavano nelle strade mangiando e bevendo fino ad ubriacarsi. La pratica del Wassailcontinuò e i lavoratori di bassa estrazione sociale, soprattutto uomini, cingevano d’assedio le case di benestanti esigendo cibo e vino in una sorta di minaccioso “giochetto o scherzetto”. Le porte delle chiese si aprirono nella speranza di portare ordine nel caos del Yuletide ma senza successo: la religione fallì ancora una volta nello smorzare lo sguaiato spirito popolare.

Le ricerche di Nissenbaum dimostrano che a partire dal 1850 tutto questo cambiò radicalmente. Che cosa accadde?

“Negli Stati Uniti accadde che, con la nascita del capitalismo moderno, questo comportamento, sempre al limite della legalità, oltrepassò questo limite. Coll’emergere del proletariato moderno i quartieri cominciarono a essere distinti per classe sociale e così il Natale. Mentre i ricchi si ritiravano nelle loro lussuose enclave, create per distinguersi dai vicini proletari, i festeggiamenti si trasformarono in lotta di classe. Al volgere del secolo scorso la baldoria natalizia degenera in veri e propri disordini e in significativi danni alla proprietà.”

Secondo Nissenbaum la reazione del capitalismo fu quella di trasformare il Natale secondo un approccio del tipo bastone e carota: “Il bastone fu la penalizzazione del comportamento sregolato. Chiedere l’elemosina divenne illegale e, dopo i disordini avvenuti a New York nel 1828, venne istituita per la prima volta la polizia moderna. Tutti quei comportamenti che prima erano detestati ma tollerati vennero penalizzati.”

E la carota?

“La carota è molto più interessante. Il Natale venne completamente reinventato. Le origini del personaggio di Babbo Natale, e di tutte le usanze ad esso legate, risalgono ad un piccolo gruppo di newyorchesi conservatori e benestanti, tra cui vi erano Washington Irving e Clement Clarke Moore. Nel 1922 Moore creò uno dei più famosi artefatti culturali che si conoscano: ‘T’was the Night Before Christmas’ [N.d.T.: Era la vigilia di Natale] è la strofa iniziale di una poesia che tutti i bambini americani sanno a memoria. È difficile spiegare a chi non è americano quanto la visione di Moore sia oggigiorno diffusa. Tra il 1810 e il 1830 assistiamo alla nascita di una tradizione. Nasce una nuova concezione del Natale e con esso la sua figura più mitica: Babbo Natale. Il nuovo Natale si festeggia in casa e non prevede l’apertura delle proprie porte da parte dei ricchi. Da una parte questo è un nuovo sviluppo, in quanto esclude il mondo esterno. Dall’altra, essendo una festa dedicata ai bambini, non fa che riproporre un vecchio schema: chi detiene l’autorità elargisce doni a chi gli è inferiore, non più in termini di classe ma di organizzazione familiare. Nel XIX secolo i bambini stavano spesso con la servitù e appartenevano al gradino più basso della scala sociale. Si assiste così ad una replica della vecchia gerarchia, non più da ricco a povero, ma da chi ha il potere a chi non l’ha. Sul piano psicologico ciò sembra soddisfare il vecchio bisogno senza il timore di dover aprire le proprie porte.”

Irving e Moore non furono i soli nel tentare di dare vita ad un nuovo genere di festività più in sintonia con l’era industriale. L’emergere della classe media e dei lavoratori salariati diede origine ad un nuovo tipo di società. Quando nel XIX secolo, durante l’epoca vittoriana, la classe media porta nel proprio soggiorno l’albero di Natale assistiamo al tentativo di creare un nuovo tipo di festività, ordinata, disciplinata e soprattutto rispettabile. La classe dominante non poteva più permettere alla servitù di passare il mese di dicembre bevendo e facendo baldoria ma esigeva che essa si mostrasse sobria e rispettosa ogni giorno dell’anno. Ma mentre entrambi facevano progressi per cambiare e limitare il Natale, furono gli americani che ne videro il potenziale in termini di moderno capitalismo. Nissenbaum ci spiega come:

“Un fattore importante era costituito dal fatto che non si poteva dare ai mendicanti le stesse cose che si davano ai propri figli: loro mangiavano già il cibo migliore! Si doveva quindi acquistare e spendere. Il Natale contribuì a creare la moderna società del consumismo poiché la gente allora non era abituata a comprare generi di lusso. Ma l’essenza tipica del regalo di Natale è che non deve essere un qualcosa di necessario, se lo si dona ad un membro della famiglia deve essere qualcosa di speciale, un articolo di lusso. Secondo il parere di molti è così che nacque l’economia dei consumi. Anche in tempi di depressione economica si comprava sempre qualcosa di bello, un piccolo lusso per i propri cari. Le sole persone a cui ancora si regalano cose necessarie sono i poveri!”

La ricerca di Nissenbaum si limita alla realtà degli Stati Uniti ma si può affermare che le “tradizioni”, le cui origini egli ha rintracciato, sono una caratteristica fondamentale del Natale in tutto il mondo. Non esistono due paesi che festeggiano allo stesso modo, molti paesi europei si concedono una settimana di bevute e festeggiamenti mentre gli americani a mala pena hanno un giorno di vacanza. Ma non esiste paese che sia sfuggito all’onnipresente uomo con il vestito rosso e Dicembre è ancora il mese del “lasciarsi andare”, anche se oggigiorno è riferito più che altro ai cordoni della borsa. Se Natale è tempo di regali, questi devono essere comprati. Babbo Natale è ovunque: nei racconti, nella pubblicità, nei salotti di casa nostra. Ed è qui che risiede la più grande delle trasformazioni: nella benevola figura di Babbo Natale; la mercificazione del Natale è stata nascosta dietro al più tenero dei sentimenti genitoriali. Davvero un miracolo per il la via dei negozi.

http://www.threemonkeysonline.com/it/il-natale-rinato-la-creazione-di-un-natale-consumistico-intervista-con-il-professor-steven-nissenbaum/

Cosa mangiare per mantenere la linea durante le feste

dicembre 22, 2015 Lascia un commento

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Preoccupati per il cenone? La cosa importante è “non mangiare i resti”.

Il Mattino di Padova ha ripreso le parole di Maria Cristina Varotto, dietista del Centro medico Santagostino di Milano. La dottoressa ricorda che Natale, come da tradizione, è la festa dei pasti ipercalorici che non possono essere smaltiti nella loro interezza. «Nonostante il periodo di vacanza sia lungo, i giorni di festa sono pochi e solo in quelli è concesso consumare pasti ipercalorici rispetto alla quotidianità. Vietato consumare gli avanzi, chiedere il bis e lasciarsi andare agli spiluccamenti».

Niente salumi, formaggi, si a verdure, zero patate

Per questo è opportuno, continua la dottoressa, scegliere menu a base di pesce e verdure invece che affettati e formaggi. Prediligere cotture al vapore, al forno, arrosto, invece che fritture e accompagnare i secondi con verdure e non con le patate». I condimenti devono essere a loro volta leggeri e sostenibili. Necessario quindi evitare il consumo di intingoli, salse e aggiungere olio alla pietanza impiattata. Così si evita l’assunzione ulteriore di grassi. Dolci? Solo uno, meglio il panettone, il meno calorico tra tutti quelli che si possono trovare sulla tavola del Natale.

Dolci? Solo il panettone ed un solo super alcolico

E dopo il dolce, arriva il momento del brindisi. Scegliete, continua il dottor Varotto, uno-due bicchieri di vino durante il pasto o uno di spumante o un bicchiere di superalcolico. Importante anche il modo di mangiare. Bisogna masticare bene e mangiare lentamente, cosi da aiutare il corpo a raggiungere il senso di sazietà. Non bisogna dimenticare neanche di mantenere un «buono stato di idratazione consumando tra un litro e mezzo e due litri di acqua al giorno, ci aiuta a tenere a bada la voglia di eccedere. Inoltre per bilanciare i gli introiti calorici con il consumo energetico è vivamente consigliato approfittare dei giorni di vacanza per programmare delle passeggiate, anche solo da mezzora al giorno tutti i giorni».

Quindi, quale menù? Salutare naturalmente!

La dietista conclude con un menu salutare: antipasto con cestini croccanti di melanzane e zucchine; risotto allo champagne per primo; secondo di pesce come il branzino agli agrumi oppure di carne come l’arrosto di lonza con funghi; una porzione di panettone come dolce.

Cenone di Natale “mediterraneo”

dicembre 16, 2015 Lascia un commento

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Lo chef stellato D’Agostino suggerisce di stare lontani dalle abbuffate di Natale e preparare invece un cenone “mediterraneo”.

Ma vediamo di capirne di più grazie a questa intervista diretta allo chef.

Dove e come nasce il ritorno della dieta mediterranea?
«La dieta mediterranea è uno stile di vita, che si basa sul fare attenzione a ciò che si mangia perché è meglio mangiar di meno ma mangiare sano in favore della qualità. La gente è stanca delle esasperazioni in cucina: per questo torna alle origini, alla cucina regionale, a pomodoro, basilico e olio d’oliva, che sono ingredienti fondanti della nostra tradizione culinaria».

Come scegliere e individuare i prodotti giusti?
«Il primo passo è andare da un pescivendolo e un macellaio fidato, gente che conosce ciò che vende e può guidarci alla buona scelta. Poi bisogna richiedere i prodotti di stagione. Concetto che vale per carne, pesce, frutta e verdure, e chi non sa quali siano può facilmente documentarsi sul web. Sta crescendo la consapevolezza di ciò che si compra ma va fatta attenzione anche alle dosi, spesso troppo superiori rispetto al dovuto».

Quale sarà il suo menu natalizio?
«Premesso che il pesce è l’ingrediente principe che non deve mai mancare dalla tavola degli italiani, propongo un’insalata di palamito con cipollotto novello in agrodolce, finocchio, arance e mandorle. Come primo piatto agnolotti ripieni di cernia e pesce bandiera, accompagnato da broccoli e cavolfiore».

Altre idee?

 

 

Il peggior giorno per compiere gli anni? Il 16 Dicembre!

dicembre 15, 2015 2 commenti

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Secondo una ricerca inglese riportata da ‘Independent‘ la data del 16 Dicembre, equivale al peggior compleanno dell’anno.

Le ragioni? Molte, a partire dal clima, spesso troppo freddo, soprattutto per chi vive al nord, che unito alla vicinanza con il Natale rende il 16 dicembre il momento peggiore per spegnere le candeline.  Secondo la ricerca, circa il 27% delle persone nate il 16 Dicembre ricevono il regalo di compleanno avvolto nella carta da regalo natalizia, per non parlare poi della buona probabilità che parenti e amici vi diano un unico regalo (e non uno per i l compleanno e uno per Natale). Inoltre, lo studio dimostra che invecchiando diventa quasi impossibile organizzare una festa di compleanno in quei giorni perché molti invitati sono impegnati a organizzare feste e cene di Natale.
Circa un terzo delle persone nate a dicembre afferma poi che il loro compleanno viene spesso trascurato, stessa sensazione provata da chi nasce a novembre o a gennaio.

Al contrario, il miglior giorno dell’anno in cui nascere sembra essere il 28 luglio, quando l’estate è nel pieno e il bel tempo e le lunghe giornate di sole contribuiscono a rendere il compleanno un giorno indimenticabile… E chi compie gli anni il 24 Dicembre, cosa deve fare?

Come scegliere il regalo giusto di Natale e fare un figurone!

dicembre 13, 2015 Lascia un commento

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Quando la psicologia ci viene in aiuto per scegliere il giusto regalo di Natale e fare bella figura…

Queste regole per il regalo di Natale perfetto sono state stilate dal sito Beyondthepurchase.org, gestito da un gruppo di ricercatori esperti in psicologia degli acquisti. Con queste regole, hanno dimostrato diversi studi, l’esperienza del dono diventa meno ‘traumaticà per chi lo fa, oltre che per chi lo riceve.

CONOSCI LA PERSONA: «La cosa più importante quando si fa il regalo è dimostrare che si conosce la persona, e che si tiene a lei – spiega Ryan Howell, psicologo della San Francisco State University -». Nella scelta è importante tenere presente anche la praticità, come ha dimostrato uno studio su Consumer Research secondo cui chi fa il dono tende a scegliere cose più ‘desiderabilì ma meno pratiche, come una cena in un ristorante costoso ma fuori mano, rispetto al viceversa, ma il ricevente apprezza di più la seconda ipotesi.

DONAZIONI SÌ, MA NON ANONIME: Le donazioni agli enti caritatevoli o a persone bisognose sono una fonte di gioia, afferma una ricerca della Harvard Business School, ma l’effetto è maggiore se non sono in forma anonima. Se si decide di devolvere il regalo in beneficenza è meglio quindi farlo a nome del ricevente.

BENE I REGALI FATTI A MANO: Uno studio sul Journal of Marketing ha dimostrato che chi fa il regalo è pronto a spendere fino al 17% in più per oggetti ‘hand madè, per la percezione che siano più efficaci nel dimostrare il legame con il ricevente, e anche chi riceve il dono valuta di più gli oggetti con questa caratteristica.

UN PÒ DI CONSUMISMO VA BENE: Regali commerciali e molto in voga possono far piacere, soprattutto ai bambini, spiega Allison Pugh, psicologa, perchè permettono loro di sentirsi più connessi ai propri pari, anche se non bisogna ricadere nell’eccesso opposto che fa perdere la percezione del valore del possesso.

MEGLIO LE ESPERIENZE: Secondo uno studio dell’università della Pennsylvania i regali esperienziali, come un biglietto per un concerto o un viaggio, fanno sentire molto di più a chi li riceve il legame con chi li fa. »Questo è particolarmente vero per i bambini – spiega Pugh -. Fare qualcosa con loro costruisce memorie molto più intense di un semplice oggetto«.

Di fatto c’è anche chi pensa che più denaro si ha a disposizione per i regali e più questi sono felici… la solita vecchia storia del consumismo che piace ed illude!

 

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