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Posts Tagged ‘migranti’

testimonianze sulle disgrazie altrui

Migranti in mare… con Aquarius – di Cristiano Tinazzi e Ruben Lagattolla

Recuperati in mare

Undici giorni a bordo dell’Aquarius per documentare la solidarietà che travalica i confini e i marosi

venerdì 07/04/17 06:02 – ultimo aggiornamento: venerdì 07/04/17 11:53

SOS Mediterranée è un’organizzazione umanitaria italo-franco-tedesca che opera in partenariato con Medici Senza Frontiere nelle acque del Mar Mediterraneo nel tentativo di portare aiuto alle decine e decine di imbarcazioni fatiscenti cariche di migranti e messe in mare da trafficanti senza scrupoli.

Molte di queste organizzazioni non governative, in queste settimane, sono state messe sotto accusa in una campagna di aggressione alle loro attività definite ‘poco trasparenti’, accuse che non hanno però presentato, a sostegno delle loro tesi, alcun riscontro oggettivo o fatti che potessero confermarle.

Imbarcazioni come la Aquarius, la Golfo Azzurro dell’Ong olandese Boat Refugee e la Juventa dell’associazione Jugend Rettet hanno salvato migliaia di persone e solo la Aquarius ha compiuto più di 1’500 salvaggi dall’inizio del mese di marzo. Una attività di soccorso condotta da volontari provenienti da tutto il mondo, professionisti del mare che dedicano parte del loro tempo e della loro vita lavorativa a salvare vite umane. Proprio a bordo dell’Aquarius si sono imbarcati – pagando il “trasporto” – per undici giorni i nostri Cristiano Tinazzi e Ruben Lagattolla. La vita di bordo la trovate nel video.

Red. MM

Il nostro dossier: Le vie dei migranti

VIDEO E CORRELATI SU:

http://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Recuperati-in-mare-8925952.html

la speranza è l’ultima a morire

gennaio 30, 2017 Lascia un commento
I migranti di Pettinengo – di Nicoletta Gemnetti

La speranza vive a Pettinengo

C’è, in provincia di Biella, un villaggio nel quale i migranti da problema sono diventati una risorsa

domenica 29/01/17 08:08 – ultimo aggiornamento: domenica 29/01/17 08:08

Centottantamila. Tanti sono i migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2016. Persone in fuga da guerre, dittature, miseria. Molte con la richiesta di protezione internazionale. Tutte alla ricerca di una vita migliore. Il cammino per realizzare il sogno è lungo e anche pericoloso. La mèta, per tutti: l’Europa.

WALLAH – je te jure” è un documentario prodotto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che racconta le storie di uomini e donne lungo le rotte migratorie dall’Africa occidentale all’Italia, passando per il Niger. Villaggi rurali del Senegal, stazioni degli autobus e ghetti di trafficanti in Niger, fanno da sfondo a viaggi coraggiosi, al termine dei quali si trova una realtà ben diversa da quella immaginata. L’Italia annaspa. Il sovraffollamento delle strutture adibite ad ospitare i fuggiaschi rende imperativa una loro ridistribuzione sul suolo nazionale, ma nessuno li vuole. La loro assegnazione, soprattutto nel Nord Italia, è fonte di liti fra prefetture, comuni e popolazione locale.

Pettinengo, l’eccezione.

Pettinengo è un villaggio di montagna in provincia di Biella. Ci vivono 1’430 persone. Con loro un centinaio di migranti. All’inizio con molta prevenzione e avversione. Gli umori, però, sono cambiati da quando i nuovi arrivati si sono rivelati una risorsa anziché un problema. Il merito? Dell’Associazione Pacefuturo che, con il Comune, si occupa degli stranieri e della loro gestione..

La regola è semplice: il territorio che accoglie deve avere, in qualche modo, un ritorno. Così, per la formazione e gli stages dei profughi, i finanziamenti del governo sono stati utilizzati per assumere una quarantina di disoccupati della zona, con mansioni di utilità pubblica. A loro sono stati affiancati i migranti che collaborano a queste attività, come il mantenimento dei boschi, la pulizia di strade e giardini, le piccole incombenze vantaggiose per la comunità. È bastato questo a trasformare gli stranieri venuti dal mare da problemi in risorse. Certo le difficoltà non mancano neppure a Pettinengo, ma il buon senso aiuta a risolverle e a diventare… esempio per altri.

m.c./n.g.

Potrebbe interessarti il dossier RSI:  Le vie dei migranti

http://www.rsi.ch/news/

scritto in lingua italiana o in inglese è la stessa vergogna

swiss BarbaraCi vuole poco per fare tantissimo

 La volontaria svizzero-ticinese Barbara  (RSI)
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Oramai il clandestino o il migrante fanno parte della nostra quotidianità per cui ricevono la stessa attenzione mediatica che si presta alla politica durante i telegiornali.Uffà,che barba.

Un pò di più l’ambiente si muove grazie ai pensionati solo negli orari in cui interviene Bruno Vespa.Ma a quelle ore l’Italia che conta o che vota è già nel letto a dormire.

Quelli del “no” alla fine,restano i paesi che più si sono dati da fare per non solo accogliere la quota che si era stabilito ma che pure offrono ancora la speranza …e non è poco.

I migranti di Salonicco

Vengono da Afghanistan e Pakistan. Stavano a Idomeni. Adesso dormono nell’antica Tessalonica

mercoledì 06/07/16 06:02 – ultimo aggiornamento: mercoledì 06/07/16 06:02

Lo sgombero del campo di Idomeni, la scorsa fine di maggio, non ha risolto il problema dell’alto flusso migratorio che ha investito la Grecia. Il governo di Atene ha infatti cercato di distribuire gli 8.400 profughi di Idomeni nei campi governativi nati attorno a Salonicco, all’interno di fabbriche abbandonate  e capannoni industriali. Non tutti però hanno accettato il trasferimento.

“Quei campi sono delle prigioni, le condizioni di vita non sono dignitose, mancano cibo e acqua”, racconta Mosen, un ventunenne che ha lasciato l’Afghanistan sei mesi fa insieme ai genitori e al fratello con prole. La loro è una delle tante famiglie che, da varie settimane, vivono accampate in una piazza antistante la stazione dei treni di Salonicco. Ogni notte si mettono in marcia,  cercando di passare inosservati e camminando oltre quattro ore prima di arrivare al confine con la Macedonia. Vogliono lasciare la Grecia, ad ogni costo. Ma raramente questa lunga traversata trova un lieto fine. “L’altra notte ci eravamo nascosti in un hotel abbandonato per riposarci un po’ – racconta Neeolafar, una 22enne di Kabul che viaggia con i suoi genitori e le sue sorelle –, ma dei signori del posto ci hanno visto ed in pochi minuti è arrivata la polizia che ci ha riportato qui alla stazione”. Il tutto in un cerchio malsano che non vede vie d’uscita.

Romina Vinci

Consulta il nostro dossier: Le vie dei migranti

video e correlati su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/I-migranti-di-Salonicco-7703777.html

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Greece’s stranded refugees fear being forgotten

ma allora chi ha ragione?

gennaio 19, 2016 Lascia un commento

 

Non è stato fatto abbastanza e la colpa non è della Commissione UE, dice Juncker  (reuters)

Il disappunto di Juncker

Presidente della Commissione UE non soddisfatto di quanto fatto per la ripartizione dei rifugiati

venerdì 15/01/16 12:51 – ultimo aggiornamento: venerdì 15/01/16 17:48

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha criticato venerdì i paesi che “non hanno mantenuto i loro impegni” nell’ambito dellaripartizione dei richiedenti l’asilo. “Non è stata la Commissione a fallire”, ha sottolineato.

Al momento 272 su 160’000 profughi sono stati effettivamente ricollocati all’interno dei confini dell’UE e gli Stati membri hanno notificato in tutto 4’237 posti disponibili rapidamente.

“Non rinuncerò”, ha proseguito Juncker durante una conferenza stampa consacrata alle sfide europee del 2016. In particolare il lussemburghese ha insistito sulla necessità di preservare la libera circolazione delle persone nello spazio Schengen, rimessa in causa dalla crisi dei migranti, mettendo l’accento sulle conseguenze economiche di una sua abolizione.

“A cosa serve avere una moneta unica se non è possibile viaggiare all’interno del continente? Uccidere Schengen significa uccidere il mercato unico”, ha concluso.

ats/ZZ

Gli arrivi via mare si sono moltiplicati nei primi giorni del 2016 (reuters)

“Pochi centri di registrazione”

Bruxelles lamenta ritardi nella realizzazione degli “hotspot” per l’identificazione dei migranti

martedì 19/01/16 13:54 – ultimo aggiornamento: martedì 19/01/16 14:31

I centri di identificazione dei migranti in Italia e in Grecia, meglio noti con il nome di hotspot, dovrebbero essere operativi tra un mese. È quanto auspicaBruxelles che teme, in caso di ritardi, tensioni sulla gestione dei richiedenti l’asilo. Nelle ultime settimane, infatti, da più parti in Europa giungono segnali poco rassicuranti sul futuro degli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone.

Un appello in tal senso è giunto anche dal premier sloveno Miroslav Cerarsecondo il quale: “Il tempo stringe e i paesi dell’UE devono onorare i loro impegni”. In media si stima siano 3’000 i profughi che ogni giorno entrano nel paese dell’ex Iugoslavia e diretti a nord.

Lo scorso mese di settembre i 28 paesi membri dell’UE erano giunti a un’intesa sulla ripartizione, nell’arco di due anni, di 160’000 rifugiati. Un risultato che sembra difficile da raggiungere in seguito a due problemi di fondo: la poca disponibilità generale di accogliere persone e la mancanza di coordinazione a livello europeo delle procedure di registrazione.

Le cifre della migrazione

Nei primi 18 giorni del 2016 sono giunti via mare in Grecia 31’244 migranti; un numero pari a 21 volte gli arrivi dell’intero mese di gennaio dello scorso anno. Questa cifra, stimata dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, suggerisce che: “Gli arrivi marittimi in Grecia nell’anno appena iniziato possano superare in modo significativo gli 853’650 del 2015”.

RG/ats/mrj

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La Tel Aviv dei migranti

novembre 17, 2015 Lascia un commento

Il quartiere è un insieme di case basse, l’una attaccata all’altra. In pochi passi, camminando su una linea di confine invisibile della città, si entra nella Tel Aviv dei migranti. Una cittadella in cui vivono decine di migliaia di persone, prevalentemente africane, tutte, o quasi, senza permesso di soggiorno.

Nel parco, luogo di incontro e di proteste, si incrociano solo giovani uomini. Nessuno fondamentalmente vuole parlare. I ragazzi in jeans e maglietta non se la sentono di raccontare la loro storia, un po’ per paura ma soprattutto perché non conoscono nessuna lingua, eccetto la loro.

La scheda (RSI/pixel)

 

I negozietti vendono telefonini, prodotti per capelli, cibo, scarpe, vestiti e sui muri vi sono messaggi, a noi incomprensibili, scritti in tigrino.

Un uomo con la kippa passeggia insieme al suo cane. Si ferma, si guarda attorno e ci dice, in inglese: “Fino a quando non fanno disordine a me non danno fastidio”. Solo qualche mese fa, a inizio gennaio, in questo quartiere a sud di Tel Aviv erano esplose accese proteste contro il Governo di Netanyahu, incapace, secondo loro e secondo diverse ONG, di gestire la questione migranti nel paese.

“L’opinione pubblica non si preoccupa dei migranti”

Questa tesi, anche se sostenuta non in maniera così netta, ci viene esposta pure da Tal Liran dell’organizzazione Mesila*, che ha la sua sede proprio in questa area della città, a Neve Sha’anan, e che da anni dà un aiuto concreto a questa popolazione in continua crescita.

“L’opinione pubblica non si interessa dei migranti”, ci spiega, “fanno lavoretti a basso costo per gli israeliani, ma poi nessuno si preoccupa di regolarizzarli”.  Liran ci racconta la difficile gestione di queste persone che non sono integrate nella società israeliana. Una popolazione in continua crescita, si parla di mille nascite all’anno a Tel Aviv, e che difficilmente riuscirà a rimanere entro i confini invisibili della città.

*Mesila è un’organizzazione fondata nel 1999 dal municipio di Tel Aviv-Jaffa per dare sostegno e assistenza ai migranti, soprattutto famiglie e bambini. Aiuta i migranti che vivono a Tel Aviv e che non hanno permesso di soggiorno. 

Alessandra Spataro/Jonas Marti

L’intervista la trovate su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/La-Tel-Aviv-dei-migranti-6284395.html

l’individuo e la comunità sociale

settembre 5, 2015 Lascia un commento

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David Friedmann 1947

Hanno attraversato il confine a piedi, sotto la pioggia

Hanno attraversato il confine a piedi, sotto la pioggia  (keystone)

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E’ proprio cambiato tutto nel giro di 70 anni o poco più.

Nel 1941 i nazisti ammazzavano anche 30mila persone a mano nel giro di due giorni,li tiravano fuori di casa,li mettevano in un ghetto e poi uno a uno li fucilavano.

Ma lo facevano non dico nel silenzio ma di nascosto perchè non volevano lasciare tracce dei loro misfatti.

Gli scampati ai campi di concentramento dove venivano invece uccisi a macchina in quantità industriali come si avvicinarono le truppe russe che potevano quindi vedere e far sapere al mondo, vennero presi e messi in marcia senza cibo ne acqua per altre destinazioni.Pur essendo l’inverno nordico rigidissimo gli aguzzini li spingevano anche nel mar Baltico e li fucilavano.Gli altri morivano di stenti nel cammino.

Non volevano lasciare testimoni pensando che gli potesse andare liscia come se solo loro fossero intelligenti e gli altri tutti stupidi.

Solo nell’evacuazione dei campi pare siano morte 200mila persone.

Non se ne parla quasi mai per non mettere zizzania o in imbarazzo un’Europa che fa già fatica da sola a stare insieme.

Oggi dei fatti bellici con esecuzioni pubbliche si dice tutto e si vede tutto in diretta televisiva più che altro per soddisfare la propensione all’horror,la gente a casa si abitua al disgusto e non ci fa più caso dopo breve tempo,ma i responsabili delle televisioni lo devono fare perchè i governi non possono spendere senza poi rendere conto all’opinione pubblica di dove vanno a finire i soldi delle tasse quando la gente si lamenta.

Ed i profughi diventano un capro espiatorio non coloro che li fanno diventare profughi.

Negli anni della guerra anche chi sapeva preferiva per lo più tacere invece di denunciare pubblicamente per la semplice ragione che non ci si fidava di chi era l’amico e chi il nemico di quel momento o dell’indomani,ma a forza di stare zitti qualcuno ci ha perso la faccia.

Immedesimarsi nel profugo di tutte le età e di ogni condizione di salute sotto la pioggia è difficile per chi è seduto al caldo bello e tranquillo e li vede al telegiornale.

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Lo scrivo perchè ho avuto una cugina di mio padre che ho fatto tempo a conoscere che ne è venuta fuori viva da una di quelle marce di evacuazione dal lager di Auschwitz ma essendo io ancora molto giovane non mi osai chiederle i dettagli.

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Il problema non sta tanto nel fatto che gli avvenimenti si ripetono e al contrario,ma che forse con un poco più di buona volontà gli avvenimenti non dovrebbero più succedere.

Prendo alcune righe di Bertrand Russell dalla sua critica al liberalismo filosofico:

“I filosofi della Grecia antica fino ad Aristotele incluso pensavano all’uomo come membro di una comunità non del suo individualismo,la Repubblica di Platone si sforza per esempio di definire come è fatta una buona comunità,non un buon individuo.

Perdendo poi i Greci le loro libertà politiche cambiò tutto,e si sviluppò l’individualismo,l’uomo poteva essere virtuoso anche in uno stato del cavolfiore sino a che la Chiesa non impose il sistema che il vero e il buono lo definivano i concili dei vescovi e non i solitari pensatori.

Poi arrivarono i protestanti che misero in discussione le verità dei concili dei vescovi,dicendo che sbagliavano anche loro e tutti insieme in quanti erano.

Quindi che la verità non saltava fuori da un’adunanza ma dall’individuo.

Dato che dire molti individui equivale a dire molte teste differenti per affermare chi avesse ragione divenne in seguito non più il compito di un’assemblea vescovile ma bensì del campo di battaglia.

Visto però che nessuno ce la faceva ad eliminare l’avversario più di tanto neppure con la guerra si rese evidente la necessità di un metodo che conciliasse l’individualismo etico ed intellettuale con un’ordinata vita sociale.”

Siamo ancora in fase di definirlo questo metodo,visti i risultati…

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Assad ha pensato e tuttora lo crede che il paese sia un affare di famiglia,la sua.Ed è tornato a farsi intervistare sicuro di se e sorridente nonostante sia il comandante solo più di una piccola fetta della Siria.

E’ certo che gli dispiacerà per quanto è successo ma fondamentalmente l’individuo Assad è convinto di stare dalla parte della ragione perchè è nato con la convinzione che il paese dovesse essere diretto da lui o dai suoi familiari e dalle sue idee, e che gli oppositori erano dei prevaricatori dei suoi diritti.

Non si è dunque potuto conciliare l’individualismo di questo signore con un’ordinata vita sociale,ed il paese è esploso.

Di chi le carenze di buona volontà per risolvere il problema?

Invece di buttare acqua sul fuoco i grandi paesi oggi litigano di nuovo tra di loro e si accusano vicendevolmente dandosi la colpa l’un con l’altro,nel frattempo la gente se ne va e crea problemi altrove,come è ovvio e quindi non dovremmo stupirci di un bel nulla.

Ognuno ha tante cose di cui occuparsi e saperle classificare secondo le priorità dipende da molti se non da troppi,occhio dunque a che non scoppi una nuova guerra…

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Primi arrivi in Austria

I profughi partiti a piedi da Budapest giungono in autobus al confine – VIDEO

sabato 05/09/15 07:59 – ultimo aggiornamento: sabato 05/09/15 14:08

(I video sono disponibili clikkando sul sito riportato in fondo)

I primi migranti che venerdì hanno lasciato Budapest decisi a raggiungere l’Austria a piedi, sono arrivati in autobus questa mattina (sabato) al posto di frontiera di Hegyeshalom-Nickelsdorf. Il Governo di Viktor Orban si era deciso in serata a mettere a disposizione i mezzi “per garantire la sicurezza dell’autostrada” lungo la quale si era avviata la comitiva di oltre mille disperati.

Ne sono stati raccolti, però, anche alla stazione della capitale. Un’operazione “unica”, ha garantito il portavoce del Governo. Da Keleti “non partiranno altri bus”.

Qualcuno, esausto, durante il viaggio ha dormito, altri sono rimasti svegli, temendo di essere trasportati verso un centro di accoglienza ungherese, come quello di Roszke.

Sia la Germania che l’Austria stessa, per bocca del cancelliere Werner Faymann, avevano annunciato la loro disponibilità ad accogliere i profughi dell’autostrada, “vista la situazione di estrema necessità”, pur attendendosi dall’Ungheria che continui a rispettare gli impegni assunti con il trattato di Dublino.

Gli autobus si sono fermati dal lato magiaro del confine e i passeggeri hanno dovuto scendere sotto la pioggia e attraversarlo a piedi. Treni e altri pullman li attendevano sull’altro lato per proseguire il viaggio. Le autorità austriache hanno stimato il loro numero in 4’000, ma se ne attendono 10’000.

pon/Reuters

http://www.rsi.ch/news/mondo/Primi-arrivi-in-Austria-6008638.html

3a puntata di… provaci in ebraico…

agosto 23, 2015 Lascia un commento

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Gerusalemme nel 1971 con i lavori…in corso,in primo piano il Muro del pianto e in seconda fila si staglia la cupola della Moschea della roccia detta anche di Omar.

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cambia ancora la pagina…

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questa volta tocca alle espressioni utili

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Nel mentre prendevo un pò di caldo a Gerusalemme per qualche giorno prima di andarmene per altri lidi col mio compagno di avventura diedi un’occhiata in giro per farmi un’idea di cos’era questa nuova realtà come farebbe un qualsiasi turista.

In fondo erano passati solo 4 anni dalla guerra dei sei giorni e tante cose restavano ancora poco chiare ed oggi lo sono ancor di meno se le portate a paragone con quanto succede tutti i giorni a casa nostra.

Ovvero i fatti di spostamenti in massa da un paese (quando non addirittura un continente) all’altro che destano la curiosità di tutti ed anche la preoccupazione di molti e che per stare dalla parte dei filosofi ci confermano che “non c’è nulla di nuovo… sotto il sole”.

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Se mi dimentico di te, o Gerusalemme, dimentichi la mia destra ogni abilità; resti la mia lingua attaccata al palato, se non mi ricordo di te, se non metto Gerusalemme al di sopra della mia piú grande gioia.(Salmi 137:5-7)

Gran belle parole,ma nella realtà dei fatti oggi la gente se ne va da Gerusalemme perchè la vita costa troppo cara ed a fronte di una domanda di 4mila alloggi ne fanno solo 2mila all’anno,in breve se ne vanno via 18mila residenti e tra nati e nuovi arrivi ne appaiono solo 10mila…

Ci vivevano 500mila ebrei e 300mila arabi ed altri 200mila nei quartieri esterni periferici ma negli ultimi decenni per motivi culturali,economici e sociali se ne sono andati via 370 mila ebrei.

Adesso che i profughi siriani sono sotto agli occhi di tutti la gente in Europa si rende conto di quanto stia succedendo e persino la chiesa prende le parti di questa massa di profughi accusando i politici degli stessi opportunismi di cui anch’essa è stata protagonista nel passato prendendo le parti di uno… ma non dell’altro.

C’è infatti in Israele una componente arabo cristiana di gran lunga superiore a quella cristiano-ebraica ed è di oggi che gli Slovacchi col ” caro siriano o sei cristiano o non ti facciamo entrare” ripetono dei dischi che abbiamo già ascoltato.

Tu fuori!… come era d’uso in Sud Africa ai tempi dell’apartheid.

La città dal 1948 al  1967 era più giordana in effetti che non israeliana e gli ebrei non avevano garantito affatto l’accesso ai loro luoghi santi perchè ciò gli veniva impedito dai giordani,oggi non è proibito a nessuno di andare a pregare dove più gli pare.Chi abbia acceso la miccia dell’inimicizia tra ebrei e palestinesi nel ’48 non lo so,ero troppo piccolo avendo solo un anno di età e non leggevo ancora i giornali ma qualcuno trovò modo di fare scoppiare una guerra tra i paesi arabi che si erano appena emancipati dalla tutela coloniale “contro” gli ebrei che emigravano in Palestina…

I civili l’ho spiegato non dovrebbero andarci di mezzo ma se chi spara non sa farlo ed invece che al nemico tira in testa a chiunque la gente finisce con l’andarsene e scappare.Non solo,si aggiungono agli orrori nuovi errori.

Nel 1948 durante la guerra di Indipendenza israeliana avvenne uguale..

 

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L’ospedale francese Saint Louis e Notre Dame a sinistra,a due passi dalla città murata, presenta le lesioni del 1948 e siamo nel 1971

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viuzze e negozietti della vecchia Gerusalemme

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La diaspora palestinese non è stata differente da quella siriana e le paure dei paesi arabi nell’ospitarli ai tempi furono non diverse da quelle dei paesi europei che oggi non vogliono ne africani ne siriani e che tirano sù i muri alle frontiere e mettono filo spinato.

Gli stessi strumenti tanto criticati che gli Israeliani sono stati costretti ad utilizzare recentemente e che invece non c’erano nel 1971 durante la mia prima visita.

Ma non esistevano tre stati come a dimostrare che se non si può comandare in due… in tre è addirittura peggio.

Il terzo stato oltre all’amministrazione palestinese considero lo sia infatti la città di Gaza che fa per se in ogni decisione.

I soldi investiti per la difesa facendo muri sono stati distratti dagli interventi più utili che si potevano fare in altri campi se non ci fosse stata tanta intolleranza al punto di fare saltare in aria autobus pieni di persone per mano degli stessi fanatici che commettevano attentati a casa loro e adesso anche qui da noi.

Ma sino a non poco tempo fa i terroristi palestinesi avevano l’appoggio di molta parte dell’opinione pubblica mondiale. .

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dalla porta Nuova a quella di Damasco a destra… le mura di cinta

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Noi non ci sentiamo di attribuire la colpa della guerra siriana a tizio piuttosto che non a caio perchè di solito sono un concorso di cause quelle che scatenano una guerra,semplicemente vogliamo fare riflettere che il giorno che uno inizia a sparare non sa poi quali siano le conseguenze finali di simili comportamenti.

I più fortunati se ne vanno dunque via per tempo,e gli altri dopo,se potranno.

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Dato che nell’ambiente mio professionale ho avuto nella vita una folta clientela ebraica che visitavo nelle Americhe posso anche dire e raccontare che un sacco di ebrei siriani lasciarono il loro paese con le valigie di cartone al crollo dell’Impero Turco nel 1918.

Abbandonarono quanto avevano per la semplice ragione che sotto ai Turchi se la cavavano più o meno,ma sotto a un eventuale protettorato francese come avvenne in Siria non ci volevano più stare sentendosi probabilmente indifesi,ed emigrarono nel Messico e lungo la costa del Pacifico del sud,Panama,Colombia,Centro America in quantità.

Passano trent’anni e la storia si ripete,ma per altri.

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Nel ’48 i palestinesi insicuri della novità di un’immigrazione ebraica che mal si rapportava al protettorato britannico,e di peggio con i paesi arabi limitrofi fecero anch’essi le valigie,sempre le stesse di cartone e uguali a quelle degli ebrei siriani,egiziani,libanesi e tanti altri e prima di trovarsi in mezzo ad una guerra trovarono rifugio nei paesi vicini,Libano,Siria,Giordania,parte dell’Iraq,Egitto e di lì chi fu più fortunato se ne andò anch’egli da altre parti…verso le Americhe,più o meno quindi le stesse dove si erano già diretti gli ebrei loro connazionali.

Oggi il fenomeno è uguale per quei siriani che ci troviamo progressivamente tutti in casa o alle frontiere e… non ci sta più bene.

Ieri invece sì.

E solo perchè ad ospitarli erano altri,ovvio,non noi.

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la porta di Jaffa nel 1971

Diversamente da quello che dice il salmista, di Gerusalemme la gente ne aveva perso anche l’indirizzo per dei secoli ovvero dalla conquista di Solimano e soci e sino a che non ci tornarono gli ebrei facendone la propria capitale.

I papi si erano dati da fare con le crociate per vedere di incrementare il turismo europeo ma la resistenza degli arabi e poi dei turchi aveva interrotto ogni tentativo di metterci le mani sopra e dovettero deviare il traffico su altri santuari nonostante le indulgenze che i pellegrini potevano portare a casa al rientro e che erano importanti.

Allora si arriva al 1948 e poi al ’67 e già che si doveva rompere le balle agli ebrei in quanto erano ebrei la stampa fu costretta a occuparsene di nuovo ed anche le religioni concorrenti darsi da fare per non lasciarsi scappare le opportunità offerte dall’ avere nuovi pellegrini.

Ed il commercio in generale ne ebbe giovamento.

In realtà nella mia corrispondenza di quei tempi trovo solo scritto che non ho comperato niente perchè non ne vale la pena,è tutto così dozzinale ed importato e non c’è nulla di originale.

Probabilmente già allora facevano containers dalla Cina di narghilè,ciabattine varie,oggetti in pseudo rame e similari ,santi, santini e statuette.

Scrivo invece che la città è affascinante e come non può esserlo soprattutto la città vecchia circondata dalle mura merlate che se pur non più originali risalivano ai tempi della conquista e naturalmente sono belle le colline che le fanno da cornice.

Ognuno ricorda quanto maggiormente gli interessa e già che a me interessava la gente che incontravo piuttosto che non i luoghi ricordo soprattutto la porta di Jaffa che era un punto dove ci davamo appuntamento verso sera a fare due chiacchiere tra giovani.

Anche tutto il resto era interessante carico di storia come era,eppure e non so come ho un vago richiamo verso l’ufficio postale di Jaffa street nella città nuova non lontano dalle mura antiche.

Cosa ci andassi a fare alla posta non lo so,forse c’era anche un ufficio del turismo o un bar vicino con delle belle impiegate.

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unnamed (21)un ebreo religioso nei pressi del Muro del pianto 

Di piacevole ricordo gli ebrei religiosi vestiti di nero con uno spolverino addosso e col cappello rigido e la barba forse perchè dalle mie parti non li avevo mai visti.

E come tutte le novità mi piaceva vederli in mezzo ai laici che in piena estate e sotto al sole avevano un abbigliamento ben diverso.

In quei giorni credo di ricordare che dormivo in un alberghetto nel quartiere vecchio degli armeni e pranzavo dai frati francescani salvo un paio di notti che feci tappa dai frati anche per la notte ed essendo un luogo di accoglienza ed avendo due camere nella stanza dormivi con chi ti capitava.

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l’ingresso del Santo Sepolcro

Una notte già ben oltre la mezzanotte sentii un armeggiare nel letto vicino ed era un messicano che era appena arrivato e la mattina svegliandoci il poveraccio mi disse di non avere chiuso occhio nonostante le quante ore di volo perchè russavo come un ghiro.

Altri ricordi seri si saranno persi per la strada.

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L’Editore ringrazia i lettori/lettrici e proseguirà la sua serie di puntate con calma.

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