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Posts Tagged ‘israele’

la colpa? dagliela all’unesco

ottobre 26, 2016 Lascia un commento

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Gerusalemme,vista del Muro del Pianto e la Cupola della roccia

Le 2 foto sono del 1971 

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L’editore dinanzi la Cupola.

in T-shirt marca Fruit of the loom

e shorts: Levi’s

Se uno potesse fare ciò che vuole nella vita sarebbe troppo bello e quindi no,prima o poi ti tocca fare quello che vogliono gli altri in modo che ci sia consenso.

Il consenso per averlo lo devi negoziare attraverso il compromesso che è una parola che dice tutto e dice anche niente infatti due o più parti possono uscire da una riunione dicendo che si trovano d’accordo anche quando non lo sono ma in fondo almeno si sono seduti insieme e si sono parlati.

La ragione è di nessuno ed il torto idem,per la colpa poi si troverà qualcuno su cui scaricarla.

Se mi guardo indietro anch’io ho fatto abbastanza ciò che mi pareva per un certo numero di anni poi come per tutte le cose ci si stufa anche di fare ciò che ti pare e vuoi cambiare di registro.

Non so se tutti voi abbiate mai viaggiato ad Istanbul.

A me è sempre piaciuta molto ed ho potuto ritornarci parecchie volte,si mangia bene ed i turchi con me sono sempre stati molto cordiali,se poi avete un amico in loco è ancora meglio.

Questo non vuol dire che tra italiani e turchi si vada sempre d’accordo senza compromessi e negoziazioni.

Ne fa fede la guerra italo-turca del 1911-1912 che ci ha riconosciuto portandola via a loro nientemeno che la Libia e le isole del Dodecanneso.

Ma in questo caso ci hanno guadagnato i Berberi che non erano dei turchi per quanto concerne la Libia ed altrettanto i Greci del Dodecanneso che neppure loro erano dei turchi e nessuno,ne i libici ne i greci divennero italiani.

Sono rimasti quel che erano.

Ad Istanbul c’è un monumento che viene chiamato museo sin dal 1935,è stato una moschea dal 1453 al 1935,e per ben tre volte chiesa anteriormente.

Chiesa cristiana di rito ortodosso ma anche cattolico tanto per non smentirci.

Le tre volte sono le tre fasi della costruzione,delle varie distruzioni,e della ricostruzione.

Questo solo per aggiungere che il consenso è una gran bella cosa quando lo si ottiene senza farsi del male tra esseri umani.

Ma quando lo scontro è inevitabile chi la spunta decide lui per tutti senza compromessi,e la colpa datela a chi vuole prendersela.

Non vi ho ancora detto come si chiama questo monumento.

E’ Santa Sofia,chiesa moschea e museo.

La basilica di Santa Sofia (in grecoΝαός τῆς Ἁγίας τοῦ Θεοῦ Σοφίας, in turcoAyasofya Müzesi), dove Santa Sofia è da intendersi come la Divina Sapienza, è una basilica, nonché uno dei principali monumenti di Istanbul.

Fu cattedrale cristiana di rito bizantino fino al 1453 e sede patriarcale greco-ortodossa (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), cattedrale cattolica (1204-1261), poi moschea, infine museo dal 1935.

Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell’architettura bizantina, fu terminata nel 537.

Santa Sofia rimase la chiesa più grande del mondo per quasi 1000 anni, sino al completamento della cattedrale di Siviglia.

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Così è come la descrive l’enciclopedia wikipedia.

Personalmente l’ho visitata e trovata molto interessante ma se è per questo ho visitato anche la cosiddetta spianata delle moschee o monte del Tempio di Gerusalemme.

 

Il Monte del Tempio per le tre grandi religioni secondo wikipedia.

 

  • Il Monte del Tempio è sacro agli ebrei appunto in quanto sede del Tempio di HaShem. Di esso, dopo la distruzione operata dai Romani, rimangono oggi soltanto alcuni tratti del Muro Occidentale di contenimento, detto anche Muro del Pianto. Gli ebrei usano perciò recarsi in preghiera alla base di tale muro (quindi all’esterno della spianata).
  • Per i musulmani, invece, il Monte del Tempio è sacro perché, secondo la tradizione, il profeta Maometto venne assunto in cielo dalla roccia situata in cima al monte, oggi all’interno della Cupola della Roccia (che da essa appunto prende il nome).
  • Il luogo è sacro, infine, per i cristiani, che ricordano le numerose visite di Gesù al Tempio: qui si svolsero le sue dispute con i sacerdoti e altri episodi della sua vita pubblica. Il principale santuario cristiano di Gerusalemme è però la Basilica del Santo Sepolcro, considerata il luogo della sua sepoltura e resurrezione.(wikipedia)

    +

Tu prova a mettere d’accordo due posizioni opposte e ne vedrai le difficoltà,ma se poi le parti sono tre ecco che spunta l’alleato del momento con cui cercare un consenso per metterlo in quel posto a chi resta solo.

Ho detto tutto e ho detto nulla ma più o meno mi sono fatto capire sul perchè ci siano sempre tensioni tra coloro che non hanno interesse a cercare una soluzione di pace.

Uno la vedrà in modo diverso ed avrà sempre degli amici vicini e lontani che nel silenzio e nel segreto dell’urna votano a favore di Tizio piuttosto che non di Caio.

Del perchè scelgano l’uno e non l’altro non lo so.

+

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Sofia_(Istanbul)

https://it.wikipedia.org/wiki/Cupola_della_Roccia

https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_del_Tempio

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una testimonianza

settembre 29, 2016 Lascia un commento

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Shimon Peres con alle spalle la foto di Ben Gurion (dal quotidiano Haaretz)

Shimon Peres (1923-2016) – Quella domanda su Arafat

Conobbi Shimon Peres negli anni Sessanta, a casa del fondatore dello Stato israeliano, Ben Gurion, che ero andato a intervistare nel suo kibbutz nel deserto del Negev. All’epoca, Shimon aveva una quarantina d’anni, era un uomo elegante e dai modi garbati. Dopo l’intervista, Gurion mi chiese se per rientrare a Tel Aviv mi serviva un passaggio, perché dovevano andarci anche loro due. Accettai molto volentieri e salimmo in macchina, Shimon davanti, Gurion ed io dietro. Era estate e viaggiavamo con i finestrini aperti. All’epoca, quando si entrava a Tel Aviv si era costretti ad attraversare un quartiere pieno di prostitute.

A un semaforo rosso la macchina si fermò, una di queste si avvicinò e mi chiese in yiddish, la lingua di mia madre, se volevo andare con lei. Io rimasi di stucco e alzai in fretta il finestrino. Gurion mi guardò sorridente e disse: «Vede, adesso siamo diventati un Paese normale, perché abbiamo anche noi le nostre prostitute cosi come abbiamo i nostri ladri e i nostri assassini.. Io gli risposi subito che quella normalità non mi piaceva affatto. Fu allora che intervenne Shimon, dicendo: «Ha ragione questo giovane giornalista, perché dopo tutto quello che ci è successo dovremmo riuscire a costruire un Paese diverso dagli altri».

Da allora, ogni volta che mi sono recato in Israele, sono andato a trovarlo, prima a Tel Aviv, poi, quando cambiò casa, a Gerusalemme. Alla fine degli anni Ottanta m’invitò a una cena, e sapeva che io ero stato poco prima da Yasser Arafat a Tunisi. A un certo punto, Shimon mi chiese come stava il leader palestinese. Ed io, senza neanche pensarci troppo, gli risposi: «Invecchia».

Al che, lui esclamò: «Perfetto, è giunto il momento di cominciare a lavorare a un accordo di pace con i palestinesi». Li invitai entrambi a Parigi, e ricordo ancora la loro prima discussione, durata più di tre ore, vicino all’aeroporto di Orly. Quando Shimon andò via, chiesi ad Arafat come gli era sembrato. E lui mi rispose: «È sicuramente una brava persona, però, per fare la pace devo parlare con un generale». II giorno dopo, quando chiamai Shimon egli riferii le parole di Ara-fat, lui ci restò male. Poi mi disse: «Se è un generale che gli serve, allora che parli con Rabin».

Così fu, e i negoziati furono avviati nel migliore dei modi possibili, tanto che sfociarono nei cosiddetti accordi di Oslo. Però, quando Clinton invitò Rabin e Arafat a Washington per il trattato, il capo palestinese s’impuntò perché voleva che ci fosse anche Shimon Peres, il quale non aveva partecipato ai negoziati se non nella loro fase molto iniziale. Alla fine fu invitato anche Shimon, il che gli valse il Nobel per la pace.

Ora, la pace che lui immaginava doveva riposare su una struttura confederata del Medio Oriente, con gli Stati membri, ossia Israele, Palestina, Egitto, Siria e Giordania, uniti da legami commerciali e da un patto di non aggressione reciproca. Purtroppo questa realtà è ancora lontana dall’avverarsi.

L’ultima volta lo vidi a Parigi un anno e mezzo fa, dove era stato invitato dal presidente François Hollande. Andai a trovarlo al suo albergo, e Shimon mi apparve stanco. Ma lui, a differenza della maggior parte dei tanti politici che ho incontrato in vita mia, aveva un forte senso dell’umorismo. Era un uomo che rideva spesso, soprattutto di sé. E quella volta, per ridere della sua età mi raccontò la seguente barzelletta, incentrata sul fatto che quando gli ebrei compiono gli anni gli si augura di viverne 120, perché tanti ne visse Mosè.

«E tu lo sai che cosa bisogna augurare a chi compie 120 anni?», mi chiese Shimon. «Ebbene, basta dirgli buona giornata». Adesso quello che mi dispiace e che non posso più augurargli: «Buona giornata, caro Shimon».

Marek Halter, Repubblica
29 settembre 2016

http://moked.it/blog/2016/09/29/shimon-peres-1923-2016-quella-domanda-su-arafat/

non c’è rimedio

agosto 16, 2016 2 commenti

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http://www.westgalil.org.il/homepage/

In Israele ci son stato da giovane due volte in vacanza e poi per lavoro 7 – otto volte anche se cercavo di farci stare un week end in mezzo per muovermi un pochino e visitare alcuni amici.

Pregiudizio:a me piace l’alta Galilea sino al Golan più di tanti altri bei posti del paese e più famosi perchè pretendo di ricordare il profumo dei pini e dei cedri e mi sembrava che salendo di altitudine il panorama fosse molto bello circondati come si era dalle montagne del Libano e dall’altopiano che dalla frontiera portava a Damasco.

Le quote vanno dai 150 metri sul livello del mare sino ai 900 metri di Safed la città dei cabalisti e degli artisti.

Può darsi quindi che contribuisca anche la frescura e l’ombra degli alberi in certi periodi dell’anno a rendermela un bel ricordo.

Oggi curiosavo nel computer andando a rovistare posti dove ero stato in Israele interrogandomi se avrò ancora la possibilità di ritornarci.

Bene,ho trovato il sito di un’associazione non profit che si occupa di promuovere l’Alta Galilea Occidentale che è quella con capitale Acri e che va sino alla frontiera col Libano ma lungo la litoranea del mediterraneo.

E’ in inglese ma se vi piace sapete come fare.

Presenta infatti un sacco di escursioni come tante altre cose di una zona che per turismo non è la più trafficata del paese.

Mi fa piacere farlo perchè ho cambiato occhiali…

Il sito è il seguente: http://www.westgalil.org.il/homepage/

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Una questione di punti di vista

DD 71 filòOggi vi voglio raccontare una storia tutta da ridere, una storia un po’ strana.
C’era una volta un bambino che viveva in un paesino di campagna. Ogni mattina andava a scuola in una grande città non lontana da casa sua e siccome la sua vista non era un granché, portava con sé un paio di occhiali che inforcava solo una volta arrivato, che lo aiutavano in quelle ore per leggere e scrivere.
Quando entrava a scuola, però, c’era una cosa che non mancava di colpirlo ogni volta: erano tutti tremendamente sporchi.
I bambini in particolare, indossavano magliette con enormi ed evidenti chiazze sudicie, ma anche le maestre sembravano non lavarsi da un eternità. Per non parlare del mobilio, dei banchi, della cattedra, ricoperti da scure macchie di sporco. I corridoi, le aule e il pavimento erano tutti segnati da tracce di unto; ogni singolo spazio di quella scuola sembrava non essere mai stato pulito!
Non che lui fosse un maniaco della pulizia, eppure non poteva fare a meno di storcere il naso per il sudiciume di quel posto. Da un luogo come la scuola ci si aspettava che fosse perlomeno presentabile. Possibile che invece in quella scuola nessuno si lavasse?
Il contrasto con il suo paesino di campagna poi, era evidente: lì era tutto perfettamente pulito, strade e abitanti erano immacolati in confronto ai suoi compagni di scuola. Un paio di volte aveva anche provato a dare qualche consiglio di pulizia a quegli sporcaccioni, un detersivo di buona qualità, una lavanderia nei dintorni, ma loro reagivano guardandolo con stupore, come se non lo capissero. Erano proprio dei sudicioni senza speranza…
Un giorno come tutti i giorni, il bambino uscì di casa per andare a scuola. Come al solito, poco prima di arrivare, inforcò gli occhiali da vista e non appena oltrepassò la porta… sorpresa! Fu quasi colto da uno svenimento per lo stupore: era tutto pulito, anzi, che dico, lucente, scintillante! Il pavimento era stato lucidato, i mobili spolverati, i bambini indossavano magliette così linde che parevano nuove di zecca. Per un attimo gli venne il dubbio di essere entrato nel posto giusto, ma poi ogni incertezza sparì. Era successo qualcosa di incredibile.
A fine giornata corse in tutta fretta a casa e volle subito raccontare a sua madre la grande notizia: “Mamma, oggi la scuola era irriconoscibile. Tutto pulito! Devono aver fatto delle pulizie straordinarie nella notte! Avresti dovuto vederli quegli sporcaccioni tutti tirati a lucido!”
La mamma lo guardò per un attimo in silenzio, poi sorrise e disse: “Ah, toh, che buffo, proprio oggi che ti avevo pulito gli occhiali!”

DD 71 filò seconda illUN PO’ DI FILOSOFIA
Il mondo ci appare in modo diverso a seconda delle lenti che indossiamo. Questo è forse l’insegnamento più importante che questa storia ci vuole trasmettere. Le lenti non sono solo quelle degli occhiali; in senso metaforico rappresentano i filtri con cui guardiamo il mondo: possono dipendere, ad esempio dal buon funzionamento della nostra vista o del nostro udito, quindi dai nostri sensi, ma anche dalla nostra età, nazionalità, appartenenza culturale, religiosa e così via. Un uomo la cui vista funziona alla perfezione non vedrà le cose allo stesso modo di un cieco, e un bambino guarderà al mondo in modo diverso rispetto a un adulto.
Alcuni filosofi lo chiamano il problema della “percezione”: possiamo dire che esiste un mondo unico se ognuno di noi lo vede in modo diverso?
Un filosofo della Grecia antica, Epitteto, soleva dire che “non sono gli eventi in sé il fattore determinante, ma l’interpretazione che ne diamo”.
Che in altre parole significa che ciò che accade nel mondo viene sempre rielaborato da chi lo percepisce, come se ogni volta che viviamo qualcosa indossassimo delle lenti che ci fanno vivere quell’evento a modo nostro, in un modo unico che ci appartiene esclusivamente, diverso da quello di tutti gli altri.
Secondo Epitteto nessuno di noi può mai togliersi quelle lenti. Al massimo è possibile scambiarle con altre di volta in volta, ma non potrò mai sbarazzarmi del mio punto di vista e guardare il mondo dall’esterno, senza filtri. Da bambino indosserò le lenti dell’infanzia, da grande quelle della maturità, a volte quelle della rabbia o della tristezza, e tenderò a vedere le cose in modo più nero del solito, altre volte quelle della felicità, e il mondo apparirà più bello.
Avete mai sentito parlare di pregiudizio? È una parola molto utilizzata che sta a indicare un giudizio dato prima del dovuto, un giudizio affrettato, che spesso non corrisponde alla realtà. È una cosa che facciamo tutti, senza rendercene conto. Spesso diamo giudizi senza riflettere a lungo, un po’ come il bambino della storia, che considera i suoi compagni degli sporcaccioni, senza rendersi conto che lo sporco non stava sulle loro magliette ma sulle sue lenti.
Il pregiudizio fa parte della nostra vita, ma a volte, quando viene espresso con troppa convinzione, diventa un problema, perché si rischia di considerare il proprio punto di vista come l’unico possibile, come una “verità” assoluta, e quindi considerare quello degli altri come “sbagliato” o “falso”. Gli uomini che vivono nel pregiudizio dimenticano che anche loro indossano delle lenti come tutti gli altri, e che le loro idee derivano dal punto da cui osservano le cose.
E tu, che lenti pensi di indossare oggi?

PROVA ANCHE TU
Ecco una sfida da vero filosofo: prova a indossare “lenti” diverse da quelle che indossi di solito. Più ne provi meglio è! Coinvolgi anche i tuoi amici o i tuoi genitori in questo esperimento, più sarete più sarà divertente.
Se ad esempio oggi è una giornata nera, prova delle lenti colorate! Se invece è una giornata noiosa, prova delle lenti divertenti! Oppure prova ad andare in un punto molto alto, tipo su una torre, o su un terrazzo, e poi in un punto molto basso, per esempio sotto il letto: come appare il mondo da lì? È diverso dal solito, ti sembra più “vero” o meno? Ricordati che tanti esseri viventi guardano il mondo da punti di vista diversi dai nostri: la giraffa con il suo collo lungo osserverà le cose come da una torre, la formica invece come da sotto il letto, e penserà che siamo degli enormi e spaventosi giganti.
Due designer hanno inventato una macchina geniale che si chiama QuattrOcchi, un periscopio che permette ai bambini di osservare il mondo dall’altezza degli adulti, e agli adulti da quello dei bambini. Tutti quelli che lo hanno provato si sono accorti che se tu cambi, il mondo cambia.
Allora, la prossima volta, prima di dire al tuo amico che non capisce niente, prova a “indossare le sue lenti” e vedi se cambia qualcosa!

BIBLIOGRAFIA
Per i più piccoli
Cottin e Farìa, Il libro nero dei colori
Un libro che parla di percezione a partire dalla tema della vista: come è diverso il mondo se lo si guarda dagli occhi di una persona non vedente! Un viaggio misterioso nel mondo della cecità, nei suoi colori, odori e sapori.
Per i più grandi
George Berkeley, Tre dialoghi tra Hylas e Phylonous
Un saggio sotto forma di dialogo a tratti irriverente con cui Berkeley approda alla famosa tesi “esse est percipi”: non c’è altro “essere” all’infuori dell’essere percepito. Nel primo dialogo, in particolare, il filosofo affronta la questione del relativismo della percezione: le caratteristiche di un oggetto non esistono assolutamente, ma dipendono interamente dal punto di vista dell’osservatore.

Sara Gomel

(16 agosto 2016)

http://moked.it/blog/2016/08/16/una-questione-di-punti-di-vista/

antisionisti ed antisemiti

aprile 19, 2016 Lascia un commento

Il bus è stato completamente avvolto dalle fiamme (twitter/Micky Rosenfeld)

Gerusalemme, esplode un bus

Una ventina le vittime, tutti feriti, secondo un primo bilancio. La polizia: “È stata una bomba”

lunedì 18/04/16 17:15 – ultimo aggiornamento: lunedì 18/04/16 19:05

l’articolo segue su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Gerusalemme-esplode-un-bus-7211510.html

“L’antisionismo? È il nuovo antisemitismo

sacksIl movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, universalmente noto come Bds? È paragonabile a chi, durante il Medioevo, usava la Pasqua per scagliare terribili attacchi contro gli ebrei. A sostenerlo è rav Jonathan Sacks, ex rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth, tra le voci ebraiche più influenti al mondo, in una riflessione pubblicata da Newsweek.
“Nel Medioevo gli ebrei erano odiati per la loro religione. Nel 19esimo e nel 20esimo secolo per la loro ‘razza’. Oggi lo sono per via del loro Stato nazione, Israele.

Bisogna dirlo: l’antisionismo è il nuovo antisemitismo” scrive rav Sacks nel suo intervento.

“Oggi le cose vanno così. Dopo la Shoah, ciascun essere umano pensante è inevitabilmente anti-nazista. Così c’è chi dice che i palestinesi siano i nuovi ebrei, gli israeliani i nuovi nazisti. Israele un crimine perpetrato contro l’umanità” denuncia il rav, ricordando come in tanti siano oggi vittime di questa folle costruzione mentale.
Folle e “totalmente sbagliata”, come ricorda, perché sono stati “ebrei e non israeliani” ad essere uccisi negli attacchi terroristici compiuti negli scorsi anni a Tolosa, Parigi, Bruxelles e Copenaghen.
Che cosa è dunque l’antisemitismo? Una mancanza cognitiva, afferma il rav, che tenta di semplificare problemi complessi dividendo il mondo in bianco e nero. “Il tema è sempre lo stesso: noi siamo innocenti, loro colpevoli. Ne consegue che noi, cristiani, membri della razza ariana o islamici, siamo liberi. Loro, gli ebrei, lo Stato di Israele, devono essere distrutti. Ecco come iniziano tutti i grandi crimini”.
Alla radice dell’odio, scrive il rav, vi è in prima istanza l’insofferenza alla diversità. Gli ebrei erano la più cospicua minoranza non cristiana in Europa prima della Shoah, si legge, “mentre oggi sono la più cospicua presenza non islamica in Medio Oriente”.

L’antisemitismo sarebbe quindi il riflesso più evidente dell’incapacità, in alcuni gruppi e comunità, “di lasciare spazio a identità altre”.
Ma, avverte rav Sacks, l’odio che inizia contro gli ebrei non finisce mai con gli ebrei. In un mondo funestato da contrapposizione religiose, diventa quindi fondamentale che tutti gli uomini (di fede e non) si ritrovino compatti “non solo nella lotta all’antisemitismo ma anche per assicurare che i diritti delle minoranze siano assicurati ovunque”.

a.s twitter @asmulevichmoked

(6 aprile 2016)

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chi la vuole un’altra gaza?

Il presidente turco Erdogan pensa a una città per i profughi   (Reuters)

Una nuova città per i rifugiati

Lo propone il presidente turco Erdogan. Sarebbe costruita nei pressi del confine turco-siriano

sabato 05/03/16 18:42 – ultimo aggiornamento: domenica 06/03/16 09:58

Costruire “una nuova città nel nord della Siria” per accogliere i rifugiati. È questa l’ultima idea proposta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan per ridurre il flusso di persone in fuga dalla guerra verso il suo Paese e verso l’Europa.

Lo riporta sabato sera l’agenzia statale Anadolu. Erdogan, che ha detto di aver già discusso l’idea con il presidente americano Barack Obama, ha ipotizzato la creazione di un centro di 4’500 km quadrati nei pressi del confine turco-siriano.

Il presidente Erdogan aveva incontrato venerdi a Istanbul il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, giunto in Turchia al termine del suo tour nei Paesi interessati dal flusso migratorio sulla rotta balcanica, organizzato per preparare il summit straordinario tra Ankara e Unione Europea previsto lunedì a Bruxelles.

ATS/EnCa

Dal TG20:

ingegneri senza frontiere

2beduini negevDSC06535Beduini nel deserto- Foto scattate nel Negev dal nostro editore nel 1977.

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Notizie dal Technion – Engineers Without Borders

EWB Negev

EWB (Engineers Without Borders) è una rete di organizzazioni non governative presente in tutto il mondo, che si propone di aiutare comunità economicamente e socialmente svantaggiate attraverso soluzioni mirate che, oltre ad essere basate sull’ingegneria, siano amiche dell’ambiente e coinvolgano la comunità in tutte le fasi, dalla preparazione, alla realizzazione, fino alla manutenzione e valutazione. Ciascun gruppo di EWB, pur lavorando in modo indipendente, deve seguire queste linee guida. Lo scopo ultimo è infatti quello di rendere la comunità il più possibile autonoma e di stabilire con essa un rapporto di fiducia e cooperazione che non si limiti al singolo progetto ma abbracci una visione a lungo termine.
Il nostro gruppo è il più giovane tra i quattro attivi presso il Technion di Haifa: siamo nati alla fine del 2013 ed abbiamo scelto di lavorare con le comunità beduine del Negev, in collaborazione con Ajeec-Nisped (the Arab-Jewish Center for Equality, Empowerment and Cooperation – Negev Institute for Strategies of Peace and Development), un’organizzazione no-profit impegnata nel promuovere lo sviluppo economico e culturale dell’area. La situazione dei beduini del Negev è caratterizzata da un tasso altissimo di natalità che si accompagna ad una qualità di vita spesso precaria: povertà di infrastrutture, mancanza di accesso ai servizi, isolamento. Nel primo anno di attività abbiamo visitato diversi villaggi, parlando con le persone e documentandoci sulle difficoltà della loro vita quotidiana, per poi riflettere insieme sulle possibili soluzioni. Il nostro primo progetto, tutt’ora in corso, intende affrontare la problematica del freddo invernale: infatti, benché la temperatura non scenda come in Europa, la mancanza di elettricità e il cattivo isolamento degli edifici fa sì che per in molti villaggi l’inverno sia vissuto con molto disagio.
Abbiamo così lavorato alla progettazione di un sistema di riscaldamento che sfrutta la luce del sole, composto da tubi di lattine dipinte di nero ed altro materiale di recupero. Il primo passo è stato costruire due prototipi e sottoporli a diversi test, per poi correggerne i difetti, e infine presentare l’idea ai nostri primi partner, le maestre e i genitori dell’asilo nido del villaggio di Abu Ashiba. Il mese scorso ha visto finalmente l’inizio della costruzione vera e propria su una delle pareti dell’asilo: la comunità vi ha preso parte insieme a noi, sia nel recupero del materiale necessario, sia nella realizzazione pratica del sistema. Presto il lavoro sarà completato e comincerà la fase di valutazione: dovremo capire se risponde davvero alle esigenze, quali miglioramenti sono necessari e quali possono essere i passi futuri della nostra cooperazione. L’esperienza positiva vissuta fino ad ora ci suggerisce che abbiamo buone ragioni per essere ottimisti!
Potete seguire qui i nostri progressi, mentre qui potete informarvi sul lavoro incredibile del nostro partner, Ajeec-Nisped!

Silvia Gambino e Matteo Laterza

(12 febbraio 2015)

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(http://en.ajeec-nisped.org.il/)

Chi sono

Silvia Gambino, studentessa presso l’Università di Haifa

Sono giunta a Haifa nell’ottobre del 2013 per frequentare un Master in gestione dei conflitti presso l’Università, l’altra grande istituzione accademica della città. La mia adesione al progetto EWB – Negev è stata voluta da un caso fortuito: il capogruppo, Meiron, era uno dei miei coinquilini e proprio in quel periodo stava cercando persone interessate a far parte della sua squadra. All’inizio ero dubbiosa, temevo di non poter essere utile data la mia formazione non ingegneristica, ma presto ho capito che la diversità di competenze e formazione del gruppo, più che un ostacolo, costituiva un valore. Oltre a partecipare ai viaggi nel Negev ed alle giornate di laboratorio per la costruzione dei prototipi, mi sono soprattutto occupata della parte “umanistica” del progetto, che consiste nel valutare i modi più adeguati per stabilire rapporti di fiducia con la comunità e le strategie più efficaci per comunicare il nostro progetto all’esterno; ad oggi ricopro il ruolo di Pr, usando diversi canali per far conoscere il nostro progetto, tra cui in particolare la nostra pagina Facebook. L’esperienza in EWB mi ha insegnato pazienza (tutto richiede sempre più tempo di quanto avevi previsto), creatività (ogni problema può essere risolto in un modo nuovo a cui non avevi pensato), ascolto (all’inizio tutto pensavamo meno che il problema che ai Beduini premesse risolvere fosse il freddo) e mi ha dato più consapevolezza delle mie competenze e del mio valore.

Matteo Laterza, dottorando presso il Technion

Ho iniziato il mio dottorato in ingegneria spaziale al Technion nel 2012. La mia scelta di venire a studiare in Israele si è basata su un insieme di fattori, fra cui il fatto di voler avere un’esperienza in un paese culturalmente vario e diverso, la necessità di basarmi su un’università all’avanguardia e il desiderio di non allontanarmi troppo da casa. Dopo un anno di studi e dopo aver viaggiato per il paese in lungo e in largo ho deciso che volevo darmi da fare in prima persona; ricordandomi della bacheca di Ingegneria senza Frontiere nella mia Alma Mater a Pisa, ho pensato di cercare un gruppo al Technion.
Gli ambienti estremi, come il deserto, e la gente che ci vive mi hanno sempre affascinato, così ho scelto di unirmi al gruppo Negev. Essendo nel mio percorso di studi ad un livello più avanzato della maggior parte degli altri membri del gruppo, mi sono presto trovato a coordinare la parte tecnica di progettazione, costruzione e verifica dei prototipi. Questa esperienza è stata utile da un punto di vista creativo e professionale, sia perché mi sono trovato a cooperare con persone che hanno mentalità e necessità diverse, sia perché mi sono trovato a lavorare con risorse a volte limitate. Il più grande contributo però è stato dal punto di vista personale: vivere, parlare, mangiare e lavorare con i Beduini mi ha regalato esperienze che difficilmente dimenticherò.

– See more at: http://moked.it/blog/2016/02/12/notizie-dal-technion-engineers-without-borders/#sthash.WFxqvpLE.dpuf

frutta e verdura cambiano fornitore

febbraio 25, 2016 Lascia un commento

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Un editore trentenne dinanzi l’ingresso del kibbutz Sdot Yam a Caesarea in Israele.1977.

Noi giustamente abbiamo messo le sanzioni ma nessuno pubblica mai il gradimento delle stesse da parte dei fornitori italiani che dopo avere impiegato anni a fare la bocca al cliente straniero per esempio con un certo tipo di mela adesso gliela togliamo…dalla bocca e gliela rimpiazziamo con una israeliana.

Sì,infatti dopo di noi la mela era di provenienza turca ma è risultata indigesta al consumatore russo che anche lui non può fare altro che mangiare quello che il governo gli passa in base a sanzioni e contro-sanzioni,questa volta quelle russe contro la Turchia a motivo della Siria.

Non trovando altri fornitori i Russi si sono rivolti ad Israele ma vediamo quanto durerà.

 

Russia-Israele, nuovi equilibri

netanyahu-and-putinAppena si è sparsa la notizia dell’abbattimento da parte turca di un aereo militare russo, la domanda più frequente era, come risponderà Mosca a questo affronto? Chi si aspettava inverosimili ritorsioni militari è rimasto deluso.

Il presidente russo Vladimir Putin ha infatti scelto di colpire Istanbul attraverso l’arma economica. E tra i primi a beneficarne, troviamo Israele, che da tempo lavora per rafforzare gli scambi commerciali con la Russia. A Gerusalemme devono aver accolto con un sorriso l’annuncio del ministro dell’Agricoltura russo Alexander Tkachyov della parziale sospensione delle importazioni di prodotti ortofrutticoli dalla Turchia. Tkachyov ha infatti dichiarato che il suo paese sostituirà la verdura importata dalla Turchia (360mila tonnellate solo i pomodori) con quella proveniente da Israele, Marocco, Azerbaijan e Uzbekistan.

Un sorriso invece agli israeliani l’avrà tolto la presenza nell’elenco del nemico storico di Gerusalemme, l’Iran, tra i paesi con cui il Cremlino da tempo fa affari. Questo rapporto è uno dei tanti esempi della contraddittoria influenza che Mosca esercita sul Medio Oriente: da una parte stringe legami commerciali con Israele, collabora con i suoi vertici militari sul fronte dell’intelligence in Siria, dall’altra, proprio in Siria, appoggia il regime di Assad – con cui lo Stato ebraico è ufficialmente in guerra – e ammicca al regime di Teheran, lo stesso che promette di cancellare “i sionisti” (nella definizione dell’Ayatollah Khameini) dalla faccia della Terra.
Ma “business is business” e Israele lo sa bene. Solo una settimana fa il ministro dell’Agricoltura Uri Ariel annunciava con soddisfazione che la Russia “aprirà le porte” all’importazione di pollame prodotto dall’industria israeliana.

Un’ottima notizia per una realtà che esporta già oltre due milioni di prodotti in 31 diversi paesi del mondo. “È una grande opportunità”, ha dichiarato Ariel, lanciando al contempo una stoccata all’Unione Europea per la sua decisione di etichettare i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani al di là dei confini del ’67. “Questo è un altro esempio, di fronte al boicottaggio portato avanti dall’Unione Europea, dell’attività del governo di aprire le esportazioni ad altri paesi”, le dichiarazioni del ministro riguardo alla nuova intesa siglata con la Russia.
Quando si parla dei rapporti tra questi due Stati, non si può non menzionare l’imponente immigrazioni negli anni ’90 dai paesi dell’ex Unione Sovietica in Israele. Circa un milione di persone in quegli anni fecero l’aliyah (letteralmente “salita” in Israele), rivoluzionando il volto demografico dello Stato ebraico e diventando parte consistente dell’ossatura del paese.

La diffusione del russo, peraltro, è una delle carte che il ministro del Turismo di Gerusalemme sta giocando per incentivare l’arrivo di turisti da Mosca, San Pietroburgo e così via. Putin ha avvisato i suoi cittadini che la Turchia – meta lo scorso anno di oltre due milioni di visitatori russi – non è più un paese sicuro e centinaia di pacchetti viaggio verso le coste turche sono stati bloccati. L’israeliana Eylat si è subito proposta come alternativa e diversi progetti di collaborazione sono stati messi sul tavolo.
Mentre i rapporti economici in Medio Oriente fanno il loro corso, a prendersi la prima pagina è sempre la Siria: Putin ha stretto un patto di collaborazione in funzione anti-Isis con la Francia. I suoi soldati sono già sul campo e costituiscono una presenza complessa da gestire per Israele, impegnata in questi mesi in bombardamenti mirati, non ufficiali, sul suolo siriano, in particolare per bloccare eventuali rifornimenti al movimento terroristico di Hezbollah (organizzazione che agisce nel sud del Libano, finanziata dal regime di Assad e impegnata a colpire lo Stato ebraico).

Per questo il Premier Benjamin Netanyahu settimane fa è volato d’urgenza a Mosca per capire quali fossero i piani del Cremlino, dopo l’annuncio del dispiegamento di forze in Siria. “I russi sono un attore nuovo e centrale qui – ha dichiarato un ufficiale dell’aviazione israeliana ai media locali – e noi cerchiamo di tenere le cose separate. Loro fanno i loro affari e noi facciamo i nostri. Siamo di fronte a una grande potenza e la nostra politica è di non attaccare nessun russo. La Russia – chiarisce l’ufficiale – non è un nemico. Noi cerchiamo di evitare contrasti, e così fanno loro”.

Daniel Reichel

(27 novembre 2015)

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