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hovercraft

novembre 20, 2015 Lascia un commento

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Per capire in che modo la Gran Bretagna si distingua dal Giappone provai anche questa,anzi la provammo perchè eravamo in due.Il mio amico professor David ed il sottoscritto tornavano da Hull ai primi di gennaio verso l’Italia dove entrambi dovevamo andare a scuola,lui come insegnante a quella inglese di Vercelli,ed io all’Università.

Le spese vive le dividevamo per due,ne avevamo in tasca più o meno alla stessa maniera,e ci fu senz’altro entusiasmo nell’abbordare un hovercraft che prometteva la traversata della Manica in mezz’ora circa e che era l’ultimo ritrovato della tecnica dei tempi.

Il record di questo bestione nell’attraversamento fu ai tempi di 22 minuti,da Dover a Calais o viceversa non ricordo,ma non ebbe quel gran successo visto che solo 2 esemplari erano in servizio nel 1969 quando l’editore scattò la foto in alto e in basso prima della partenza verso la Francia.

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I traghetti tradizionali caricavano più passeggeri e più automezzi e poi vennero i catamarani veloci ed infine il tunnel sotto la Manica.Costava forse giusto di più il biglietto ma caricando solo 52 auto ed i loro passeggeri l’esito economico era già stato scritto.I due hovercraft erano dedicati uno alla Principessa Margaret e l’altro ad Anna.

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L’hovercraft aveva di bello che non necessitava di un molo per l’attracco,il cuscino d’aria lo teneva sollevato da terra e gli permetteva di posteggiare anche sulla sabbia.

Riguardo le prestazioni posso solo ricordare di come a metà della traversata il nostro ebbe un guasto tecnico,nulla di grave,ma dovette fermarsi e forse c’era anche della foschia per cui c’era da temere di essere investititi da qualche vascello che non avesse gli occhi al radar e soprattutto faceva un freddo cane.

La Manica è sempre stata trafficata come un’autostrada.Per farla breve saremmo stati fermi un’oretta prima di ripartire stando seduti con quel dolce dondolio che può essere rappresentato da un mare di gennaio.Il vantaggio tecnico se ne era andato in fumo e penso che come sentì riavviare i motori tirai un sospiro di sollievo.

Tra l’altro era un accidenti rumoroso con tutti quei motori,e soprattutto per certe destinazioni dove c’era da risalire fiumi,la gente a terra riteneva il rumore dell’Hovercraft insopportabile.

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Era geniale ma nonostante le modifiche durò in servizio solo sino al 2000 sulla Manica ed oggi compie solo più un breve tragitto per arrivare all’isola di Wight che tra l’altro per via della marea che si ritira lasciando sabbia per mezzo miglio ben si adatta ad un battello che non necessiti di un porto e di un molo.

Volevo spiegare che difficilmente una ditta giapponese si sarebbe fidata di mettere in servizio un qualcosa di cui i tecnici non fossero sicuri,o almeno così appare dalla pubblicità.I nostri,senza offendere nessuno,ci fecero provare l’ebbrezza anche del guasto e per fortuna che eravamo posteggiati sull’acqua e non in aria di dove calando avremmo potuto anche farci male.

Chi vuole sapere tutta la verità o quasi la trova su:

What happened to passenger hovercraft?

è nei momenti di fiacca che si vede chi ha le balle?

novembre 14, 2015 Lascia un commento

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L’ultima dinastia di shogun,Tokugawa Ieyasu.

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Da quel poco o tanto che si può dedurre dai ragionamenti del Carletti viaggiatore fiorentino che sono dodici lettere scritte riguardo il suo viaggio in Asia del 1600 deduciamo personalmente che il Giappone al contrario della Gran Bretagna non era affatto un paese imperialista anzi,ogni intruso veniva giudicato dalla testa ai piedi e possibilmente messo alla porta come non gradito.

Cioè era un popolo ben isolazionista.

La Gran Bretagna isola anch’essa è troppo vicina alla terraferma per esserlo uguale e quindi ha sempre cercato di difendersi con un sistema di alleanze che mantenesse l’equilibrio sul continente per non avere altri invasori dopo l’arrivo dalla Normandia di Guglielmo il Conquistatore attorno all’anno 1100 dopo Cristo.

La California che è sull’oceano pacifico entrò nell’Unione nel 1850 e l’est industriale venne collegato all’ovest dalla ferrovia nel 1869.

Prima di allora gli Stati Uniti non erano una potenza sul Pacifico ma solo sull’Atlantico ed il Giappone non aveva nulla da temere.

Il Giappone governato ancora dagli shogun di stile feudale subì però la visita della flotta dell’Ammiraglio americano Perry nel 1854 e dovette aprirsi al mondo occidentale convinto forse solo dai cannoni,e di qui inizia la storia di un altro Giappone che sempre più temeva l’asfissia economica creatagli può darsi dagli americani e per difendersi finì che fece quel pasticcio di combattere e sconfiggere Cinesi 1894-5 e Russi 1904-5 che ambivano alle stesse materie prime in Corea e poi di impelagarsi in una guerra come lo fu la seconda mondiale con tutte le sue conseguenze.

Se nessuno andava a casa loro a tormentarli per vedere di vendergli del chewing gum e della Coca Cola forse ancor oggi se ne stavano per i fatti loro contenti del loro modo di vivere tradizionale senza aver bisogno di conoscere anche il nostro.

Bisogna però tenere in conto che senza esportazioni come importazioni la civiltà industriale non può reggere.Neppure la loro.

(Il nuovo accordo Trans Pacifico è stato firmato,vedetelo se gradite su:

http://it.ibtimes.com/arriva-laccordo-tpp-fra-dodici-nazioni-del-pacifico-quali-danni-e-benefici-portera-anche-litalia)

Spectators wave and take photos of Japan's first domestically produced passenger jet, the Mitsubishi Regional Jet (MRJ), taking off from Nagoya Airport in Toyoyama, central Japan, for its first flight Wednesday morning, Nov. 11, 2015. Mitsubishi, a maker of the Zero fighter, took a step toward reclaiming Japan's one-time status as an aviation power Wednesday with the maiden flight of its regional jet. (Yoshiaki Sakamoto/Kyodo News via AP) JAPAN OUT, CREDIT MANDATORY

Gli spettatori salutano e prendono foto del primo aereo passeggeri prodotto in Giappone,il jet Mitsubishi Regionale (MRJ) che sta avviandosi al decollo del suo primo volo di prova dall’aeroporto di Nagoya mercoledi 11 novembre scorso.

La Mitsubishi che era il fabbricante degli intercettori Zero durante la seconda guerra mondiale reclama lo status di potenza mondiale anche in campo aereo per il suo paese.

 

Japan's first domestically produced passenger jet, the Mitsubishi Regional Jet (MRJ), takes off from Nagoya Airport in Toyoyama, central Japan, for its first flight Wednesday morning, Nov. 11, 2015. Mitsubishi, a maker of the Zero fighter, took a step toward reclaiming Japan's one-time status as an aviation power Wednesday with the maiden flight of its regional jet. (Muneyuki Tomari/Kyodo News via AP) JAPAN OUT, CREDIT MANDATORY

 

Il Giappone rientra sul mercato aeronautico dopo gli anni della guerra e si presenta con un regionale su cui ci sono già oltre a 400 ordinativi che portano via del gran lavoro ai concorrenti brasiliani,canadesi ed europei.

La serietà del loro modo di fabbricare lo garantiscono le motociclette,le automobili,i treni che ci sono in giro per il mondo.Chi l’avrebbe detto che si buttassero proprio ora che mercati e prezzi sono in discesa e non c’è quasi crescita da nessuna parte? E’ forse questo il momento favorevole per iniziare un nuovo business approfittando del fatto che i concorrenti sono intorpiditi dai risultati poco confortanti della solita minestra?

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Temo di sì e lo vengo dicendo da quando ho iniziato questo blog,per buttarsi i tempi buoni sono quando le cose vanno male o giù di lì ma giustamente chi me lo fa fare di rischiare quando sono oramai in pensione e tanti puntano all’assistenzialismo come unica fonte di reddito quando di lavoro non ce n’è?

Di lavoro non ce n’è perchè anche i genitori sono i primi a non investire nei figli dandogli quelle specializzazioni che li potrebbero fare distinguere da altri,mezzi addormentati come sono da questa ondata di aiuti statali chiamati sociale che per altro le generazioni precedenti non hanno avuto affatto e più che non cercare i posti liberi si studia come agguantare un sussidio.Le tematiche da affrontare per il settore pubblico iniziando con l’immigrazione attuale sono non solo troppe in funzione delle entrate ma anche estremamente care per coloro che reggono il sistema con le tasse.

Il progresso che non c’è lo giudichi sul telegiornale quando il Presidente della Repubblica vola in Indonesia ed il Primo Ministro contemporaneamente va negli Emirati a cercare quelle opportunità che stando a casa in ufficio non arrivano.

Se la squadra vendite è tutta fuori vuole dire che c’è bisogno e dopo l’EXPO tocca ora al Giubileo e vedete che le studiano tutte pur di avere dei clienti.

Vada come vada non serve protestare,e proprio quando pareva che il mercato aereonautico fosse già congestionato dai quattro fabbricanti più importanti al mondo (Boeing,Airbus,Embraer,Bombardier) chi non ha paura salta fuori e se farà come è successo prima con le motociclette e poi con le automobili c’è solo da attendere per vederne i risultati.

Spiace di più per noi perchè i giapponesi non hanno la creatività che ci copiavano fotografando tutto,ma hanno la tenacia dalla loro quando la tecnologia ora la possono possedere tutti abbastanza facilmente.

Iniziano col fabbricare in casa sino a quando i numeri ordinati non aumentano e poi passano in Corea per aggiustare il tiro sul costo del lavoro e quando il mercato è tutto loro,vanno in Cina dove spendono ancor meno.

E’ il solito deja vu di sempre,mentre noi invece cerchiamo partners affidabili in Europa e non li troviamo per la gelosia che contraddistingue ogni stato quando si tratta di lavorare insieme col vicino.

Non solo,se esistesse mai pure del mercato, pur di farti lo sgambetto,il rivale metterebbe in cantiere un modello proprio anche lui in modo da potere fallire tutti e due e passare il salvataggio al bilancio pubblico di entrambi.

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Ieri,primo volo…

Japan’s Passenger Jet Takes to the Skies for First Flight

http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-11-11/japan-s-passenger-jet-takes-to-the-skies-for-first-flight

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Mitsubishi jet in 1st flight, in step for Japan aviation

http://finance.yahoo.com/news/mitsubishi-jet-1st-flight-step-005852451.html

diglielo a tuo zio Oreste: “Tu forniscimi le immagini e io ti fornirò la guerra” William Randolph Hearst

 

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La rivista Life stimò che 136 milioni di americani videro la foto e se la presero con i giapponesi creando un forte sentimento anti-nipponico..

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La frase del titolo deriva da una comunicazione tra un reporter chiamato Frederick S. Remington che era all’Avana in occasione dell’invasione USA del 1897 ed il suo editore WR Hearst.

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Falsa o vera?

Quando scoppia una guerra se ne vedono poi di tutti i colori da una parte come l’altra,e nel caso mio e in quello dei miei coetanei  è sufficiente ricordare come nei  films western di quando eravamo bambini la parte dei cattivi toccasse sempre agli indiani o quasi,mentre i bianchi erano pieni di altruismo…

Avevamo che so io se sei  o sette anni di età e ci lasciavano andare da soli al cinema in quei tempi.

In più i nostri genitori non erano preoccupati che avessimo le idee chiare su chi aveva la ragione e chi il torto quando terminava un film,non interessava,erano gli anni della ricostruzione post-bellica e le famiglie avevano ben altro da pensare che non al colore politico dei film importati dagli Stati Uniti.

Anche i padri e le madri quando erano studiati erano passati attraverso dei libri che non dicevano un bel nulla su quanto potesse apparire non conforme verso chi ci passava questa paccottaglia mediatica che ci faceva sognare il vecchio West come luogo da idealizzare.

Tale come poi successe ai raduni concertistici di Woodstock e similari dove non appena emerse il successo decretato dalle folle di giovani di tutto il mondo la politica tramite i propri strizzacervelli mediatici fece in modo di manovrare le teste di coloro che vi partecipavano o che li boicottavano,artisti e spettatori,divisi in fazioni che si contrapponevano secondo la convenienza del momento storico così come lo vedeva chi stava al potere.

L’opinione pubblica contava ieri come conta oggi ed infatti arrivava anche ai seggi elettorali quando si doveva decidere per l’uno o per l’altro.

La scossa venne poi quando il Presidente Nixon si prese del bugiardo in pubblico da due giornalisti statunitensi e dovette rassegnare le proprie dimissioni.

Stiamo raccontando tramite lo zio Oreste dei tempi che precedettero il conflitto bellico mondiale tra le potenze occidentali coinvolte,Russia(URSS) inclusa, ed un Giappone che giocava in casa in un’area che riteneva giustamente o a torto sotto la propria influenza politica ed economica,un conflitto che generò un sacco di crudeltà da ambe le parti anche se la stampa dell’epoca si concentrava maggiormente sui misfatti giapponesi.

Ma i retroscena non li conosciamo più di tanto,la Russia (URSS) per esempio non alleggerì il compito agli occidentali inglesi,americani francesi e olandesi  contro la pressione del Giappone per la ragione che non voleva combattere su due fronti quando la pressione tedesca era maggiormente sentita ad occidente,avevano firmato un patto di non intervento uno contro l’altro con i nipponici perchè l’interesse era il medesimo, e l’accordo venne denunciato solo dopo le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki e quando il Giappone era già in ginocchio,a due giorni dalla resa, mentre la URSS era vittoriosa sui tedeschi.

Oggi una specie di certo mondo è di nuovo tutto alleato ufficialmente uno con l’altro se pur non è facile capire chi stia realmente con chi, e chi contro di chi.Gli schieramenti variano in fretta e pure le alleanze.

Quello che noi si può fare è un commento ispirato dai modi con cui si preparava il terreno nel ’37 per scuotere l’opinione pubblica dinanzi alle crudeltà commesse in guerra per parte di quei coloro che non stavano con noi,ma si evitava di fare ragionare il lettore se c’erano possibilità di non entrare in quei conflitti o addirittura di evitare lo sgancio delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki che fu una decisione all’apparenza assai sofferta sotto il profilo etico da un certo gruppo di militari,politici e scienziati.

Idem dei tribunali per i Crimini di guerra dove un sacco di titolati ne vennero fuori innocenti lasciando andare sulla forca però i loro sottomessi.Coloro cioè che prendevano ordini dagli assolti.

Ragioni?

Posizioni di prestigio,raccomandazioni politiche fuori campo e convenienza in funzione di un avvenire sconosciuto dove alcuni si riteneva che potessero essere ancora utilizzabili per determinati scopi a noi non meno chiari.

Ho già scritto in precedenza che una guerra è finanziata di solito dal contribuente,e se lui non è d’accordo, di guerre non ne possono scoppiare,perché da un lato costano al ceto medio basso che si priva dei propri risparmi che finiscono nelle tasche di quei pochi capitalisti che riforniscono l’esercito di armi,carburante,mezzi militari, di cibo e quanto altro.

Chi paga si sa già,e non è una novità che sia il più debole.

Tutti ricordiamo del proditorio attacco giapponese a Pearl Harbour quando giocando sul fuso orario prima si distrusse la flotta americana e poi venne consegnata la dichiarazione di guerra del Giappone.

Messa così la storia è evidente la responsabilità a chi sia da attribuire.

Ma se il terreno non fosse stato preparato in precedenza e con una certa ossessione dai media americani,forse il Giappone non avrebbe dichiarato guerra a un bel nessuno non sentendosi ancora preso per il collo.

Shanghai 1937,i giapponesi bombardano una stazione ferroviaria.Vogliono ottenere dalle autorità cinesi gli stessi istituti di porto libero concessi in precedenza alle altre potenze mondiali presenti.

Guardate le due fotografie.

Una vi impietosisce sino al midollo,quella in alto,vedete un povero orfanello che piange in mezzo a fumo e  detriti.

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Se però guardate quest’altra foto,vedete che l’orfanello è stato posto lì dal fotografo che forse di figli ne ha anche un altro col cerotto in faccia,e che servirà per un altro scatto. Quello forse successivo.

Il tycoon della stampa nord-americana dell’epoca era William Randolph Hearst che voleva uno scoop a tutti i costi perché dalla guerra ci avrebbe guadagnato e non ricordo come,forse vendendo più giornali,era già ricchissimo ma voleva di più,tipo l’entrare in politica e con grandi ambizioni.

Se poi i giapponesi che si accorsero del trucco dopo avere visto il giornale con la foto e avessero voluto spennare vivo il fotografo come gli saltò la mosca al naso di volere fare,non era più affare suo,dell’editore,che lo aiutò comunque a riparare a Hong Kong dove si salvò la pelle prese i soldi ed espatriò da altre parti più tranquille..

Non c’è altro da aggiungere se non che ognuno di noi deve fare attenzione perché siamo tutti in mezzo a gente che non conosciamo e sui cui scrupoli morali possiamo dubitare quando pubblicano un filmato così come una fotografia.

E non dico altro.

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La nipote di William Hearst,Patricia,californiana,lui ne era il nonno, nata straricca sfondata venne ufficialmente sequestrata da un gruppo di guerriglia urbana nel 1974 e si dedicò al crimine per noia in combutta coi sequestratori forse per risentimento nei confronti delle idee del padre e del nonno.

Sono fatti del 1975 che le permisero di arrivare a una certa notorietà e di vedere come anche la giustizia si inchinasse dinanzi ai soldi che possedeva quando venne arrestata e processata.Di una pena di 35 anni totali da scontare in galera gliene affibbiarono solo 7 di cui si fece solo 22 mesi prima di ottenere l’indulto da Carter e poi da Reagan.

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H.S “Newsreel” Wong’s famous photo from 1937.

From: http://images.google.com/hosted/life

“The October 14,1937 issue of Life Magazine estimated that 136 million people had seen Wong’s “Chinese Baby”.

Wong’s life was threatened by the Japanese.He said ” To their embarrassment,the Japanese blamed me that the picture was a fake.They put a price on my head to prove they were right”.He was put under the protection of British authorities and shortly after fled with his family to Hong Kong..

“Mi misero una taglia sulla testa…accusandomi che la fotografia era un falso.Andai sotto la protezione britannica e dopo poco fuggii a Hong Kong.”

It was August 28, 1937. Retreating Chinese Nationalist Troops had left behind them a blockade across the Whampoo River in Shanghai. At two P.M. that day, the Japanese Navy was scheduled to blow it up.On the roof of the Butterfield Swires Building, which faced the Whampoo, were many correspondents and cameramen. They waites to record the bombing. By three o’clock the Japanese had not shown up. Word came through that the bombing had been postponed. The newsmen left. All but H.S.”Newsreel” Wong of Hearst Metrotone News; he decided to wait a little longer.About four P.M. he heard the sound of planes. Three Japanese bombers came in low. They circled the temporary Japanese airfield and passed over Wong again. Seconds later, he felt the concussion of bomb exploding. Black smoke arose in the direction of Chinese Arsenal, two miles away.Wong grabbed his 35mm Eyemo camera and film. He raced his car toward the arsenal. As he approached it, he realized that the railroad station had been hit.”It was a horrible sight. People were still trying to get up. Dead and injured lay strewn across the tracks and platform. Limbs lay all over the place. Only my work helped me forget what I was seeing.  I stopped to reload my camera. I notices that my shoes were soaked with blood.”I walked across the railway track, and made many long scene with the burning overhead bridge in the background. Then I saw a man pick up a baby from the track, and carry him to the platform. He went back to get another badly injured child. The mother lay dead on the tracks. As I filmed this tragedy, I heard the sound of planes returning. Quickly, I shot my remaining few feet on the baby, I ran toward the child, intending to carry him to safety, but the father returned. The bombers passed overhead. No bombs were dropped….The film was sent by U.S. Navy ship from Shanghai to Manila, then to New York by Pan American Airlines. Two weeks later, the crying baby, sitting in the bombed South railway station in Shanghai, was seen in the Hearst newsreels and newspapers.

“Il bimbo venne usato per creare uno shock sul pubblico dei lettori Americani che videro come i poveri cinesi venivano tormentati dal maligno Giappone e gli crearono un vasto movimento di opinione negativo.”

The pitiable sight of a lone baby on the tracks of a bombed station would be shocking in any era, and it had a profound impact on Americans. The impression that helpless China was being tormented by evil Japan soon became entrenched in the United States, generating anti-Japanese public

Postby Peter H » 26 Apr 2009, 01:30

Some right wing Japanese groups still maintain the photo was a “fake”.http://www.occidentalism.org/?p=94

The photographer is H.S. Wong, a Chinese-American, and the picture appeared in the December 21, 1937 issue of Look magazine. The man carrying the child is the likely the assistant of Wong. Wong was an employee of William Randolph Hearst (the subject of the movie, Citizen Kane), and who was famously quoted as saying “You provide the photographs, I’ll provide the war”.

Either this photo was retouched:

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Or Wong moved the baby on the tracks with the agreement of the father.

Regardless,the photo still shows an injured baby that had just lost its mother.The Japanese air attack on the Shanghai South Railway Station killed an estimated 1500 civilians with only 300 survivors.


Puska 35.M

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Postby Puska 35.M » 02 Feb 2010, 00:25

They arn’t the same photo, in the top (without father) you see he is screaming, and his mouth is open.
On the bottom (with father) you see he is looking at the ground, and his mouth is closed.
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169 giorni di vacanza…25a puntata.

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Un giapponesismo a Parigi

La Signora Monet dipinta dal marito (Claude Monet 1876) si presenta abbigliata in kimono. 

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mentre “the real thing” l’orientale in abito tradizionale

…appare ben più classica e gradevole…agli occhi di zio Oreste

che volete che vi aggiunga,che la voleva nuda?

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Alberi in fiore e costumi tradizionali locali nel senso degli abiti che lo zio Oreste non capisce perché vengano abbandonati a favore di quelli occidentali che sono più pratici da indossare vorremmo aggiungere noialtri dopo 80 anni dalla sua visita in Oriente.

Sono così belli!…E’ certo o ci appare piuttosto che loro,uomini e donne, stanno bene nei loro abiti caratteristici dinanzi ad un occhio abituato all’uniformità del vestire occidentale e lo saranno stati meno-belli- dentro ai nostri all’epoca dello zio Oreste quando non usufruivano ancora della moda pronta e confezionata in larga scala da stilisti di tendenza,ma se facciamo la prova al contrario ossia vestendoci noi dei loro panni,come vedete in foto nel ritratto fatto da Claude Monet il pittore alla moglie,il risultato è lì da giudicare .Potrebbe apparire anche comico.

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Una casa in stile britannico come la trovate ancora anche a Santiago del Chile è la Choueke House* di Kobe.(1896)

The Myako Hotel,Kyoto                                                     Kyoto, 27 Marzo 1934

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Carissimi,

Ho impostato la mia ultima a Kobe il 22 corrente scrivendola in parte a Myajima e in parte in treno fra Myajima e Kobe,dove arrivammo la sera del 22 e ci fermammo fino al 24 mattina.Kobe è una gran città di mare dove passano e si fermano tutti i vapori da e per l’America:nulla d’interessante per il turista.Da Kobe siamo venuti a Kyoto in un’ora di treno e qui resteremo fino a domattina.Hotel magnifico come tutti quelli trovati finora,servizio e cucina di primissimo ordine,pulizia irreprensibile: la pulizia in Giappone regna dappertutto e sotto a questo aspetto il Giappone non ha nulla da invidiare all’Olanda e alla Svizzera,e noi abbiamo molto da imparare.

Intanto quando piove tutte le automobili hanno il paraspruzzi.Nelle case come in tutti i negozi che siano un po’ un po’ invece dei tappeti ci sono delle stuoie,e allora quando si entra ti fanno togliere le scarpe oppure te le rivestono con una fodera di tela o di panno : è evitato così che quelli che non hanno come me l’abitudine di strofinare le scarpe sulle stuoie quando escono e non solo quando entrano possano portarvi in casa il fango,la polvere e l’immondizie della strada lasciando le impronte dei loro passi sui tappeti o sui pavimenti come faceva per esempio Benedetto quando veniva trovarmi in corso Vittorio.

Il Giappone che abbiamo visto finora è tutto ridente,ma manca al suo sorriso il numero più importante: la fioritura.Noi siamo arrivati qui troppo presto,bisognava arrivarci 10 giorni più tardi.

 

Ci sono dappertutto,cioè in ogni casa,fra una casa e l’altra,nei giardini pubblici,nei viali,nelle aiuole,nei boschi,in riva ai fiumi e lungo la strada ferrata un numero infinito di piante da frutta,con immensa prevalenza di un ciliegio selvatico che fa un fiore di un color rosso vivissimo: tutti questi ciliegi,nonchè peschi,mandorli,prugni e tante altre piante similari stanno colorandosi,ma non sono ancora fiorite e capisco che festa degli occhi sarà fra una settimana.

imagesD9R4BBVTfioritura dei ciliegi selvatici in Giappone

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Molti siti che abbiamo trovato belli saranno fra pochi giorni paradisiaci,perchè-ripeto-di queste piante ce ne sono dappertutto a iosa e mancando questa nota di colore manca almeno la metà della caratteristica bellezza del Giappone.Noi dobbiamo restarvi fino all’11 di Aprile ed è certo che i giardini ed i boschi di Tokyo li vedremo in fiore,ma intanto abbiamo perso molto qui ed a Miyajima.

Altra bellissima caratteristica del Giappone che ci manca è il costume locale: tutti questi popoli d’oriente vanno occidentalizzandosi rapidamente,i Cinesi hanno soppresso il codino e tanto loro che i Giapponesi smettono i loro pittoreschi vestiti per i nostri.Che peccato!

Sono tanto belli nei loro costumi ed altrettanto brutti nei nostri!

Di tutto il Giappone Kyoto è la città che è rimasta più attaccata alla tradizione: difatti si inizia la settimana ventura una serie di festeggiamenti in onore della fioritura dei ciliegi e qui si vedono ancora moltissimi uomini e quasi tutte le donne in kimono e certi originali zoccoli che fanno un rumore caratteristico ed imprimono al corpo una speciale ondulazione.

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una serie di 3 immagini scattate a Kyoto nel 1974 dal nostro editore

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Kyoto poi è la sede dell’artigianato tutti i lavori giapponesi più caratteristici,come lacche,sete,damaschi,bambù e legni vari,porcellane e maioliche,tutto è fatto a Kyoto.Tutto ciò che ha inondato il mondo intiero è venuto di qui,ed è stato fabbricato da migliaia e migliaia di uomini e donne di Kyoto che hanno il proprio “atelier” in casa propria.Abbiamo girato vari magazzeni ed abbiamo visto delle cose meravigliose da far mandare giù saliva,a prezzi ragionevolissimi: qualcosa abbiamo comprato,ma il più ci siamo scontentati di ammirarlo:c’è di mezzo il trasporto e la dogana.

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Nara

Di qui siamo andati in un altro famoso sito giapponese che si chiama Nara restandoci a colazione,è la sede di un tempio antichissimo,di oltre mille anni,meta quotidiana di visite di fedeli a frotte,che anche qui,come da noi,hanno l’aspetto di perfetti “taru” vocabolo giapponese che corrisponde al nostro “idiota”.

La religione assume anche qui in questo serissimo paese l’aspetto e le forme esteriori di fanatismo che abbiamo visto in Cina e l’anno scorso in India.

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Sagano fotografata per il turista…

con canoe e trenino panoramico

Ieri poi abbiamo fatto una passeggiata in barca sulle “rapide” di un fiume che scorre fra due alte sponde boschive,tutto a giravolte,scrosciando per lunghi tratti fra cataste di pietre disposte con un certo pendio: è durato un’ora giusta questo originale divertimento che mi ha permesso più che altro di ammirare l’estrema abilità dei 4 vogatori che guidavano la barca,foggiata come uno dei barconi da sabbia del nostro caro Po,di remota memoria!

Domattina alle 8 partenza: andiamo ancora in altri siti e poscia finalmente a Tokyo di dove vi telegraferò che torno dall’America col “Saturnia” che parte da New York il 19 Maggio e arriva a Napoli il 31 Maggio.Scenderemo a Napoli e di là verremo in treno a Torino,dove arriveremo la giornata del 1°Giugno.

Affettuosi saluti a tutti

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Oreste

Non ho mai parlato della salute è segno che la va benone! Restiamo a New York fino al 19/5 perché col piroscafo italiano precedente (il Conte di Savoia) dovrei fermarmi solo 2 giorni a Nuova York ed è troppo poco.

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nota* http://www.choueke.com/

169 giorni di vacanza…24a puntata

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Miyajima

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Hasegawa Sadanobu II* (1848-1940), il porto di Kobe.

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Pescatori,zona di Miyajima

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Siamo ancora in treno.

Allo zio Oreste qualcosa non gli è andato liscio di come vadano le cose in questo paese iper-attivo, e non sappiamo se sia a causa del freddo o se anche a quei tempi era dura farsi capire coi locali più di quanto non lo fosse ieri quando per mangiare al ristorante gli toccava al povero editore di sfogliare un album fotografico dei piatti preparati.

Ma tant’è anch’egli,lo zio Oreste, inizia  a vedere qualche difettuccio di “crapa” della gente,cose banali per carità,ma doveroso segnalarle.Perfetto non è nessun popolo.

Si sa.

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Da Miyajima a Kobe in ferrovia 21 Marzo 1934

Impressiona la disciplina che regna fra inferiori e superiori del personale ferroviario e il rispetto che si prodigano scambievolmente.Ho visto una quantità di ufficiali: il più elevato in grado è vestito tal quale il soldato,identico il berretto,identico il panno di un colore che chiamerò “madre di infante”.

Teste alla”crapotti” di ferravilliana memoria*,ma con un non so che di testardo e di cocciuto che vi fa pensare subito a certi nostri contadini.

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E di contadini hanno l’aspetto,nessuna eleganza,nessuna distinzione,nessuna appariscenza nei gradi che è molto difficile rintracciare,con in più un che di duro e di irriducibile: si prodigano fra di loro untuosi inchini,e quanto agli estranei- uomini o donne che siano- i più generosi vi guardano con estrema indifferenza,ma la più parte non vi guarda affatto.

 

C’è per aria odore di diffidenza specie a riguardo degli stranieri: i nostri nomi sono in mano della polizia Dio solo sa da quanto tempo come pure i nostri connotati e l’innocente scopo del nostro viaggio,eppure bisognava vedere ieri mattina prima di lasciarci sbarcare a Shimonoseki che razza di interrogatorio da inquisizione di Spagna ci hanno fatto subire,dopo che eravamo già stati due volte a contatto colla polizia giapponese prima di entrare in Manciuria e prima di entrare in Corea riempendo ogni volta minuziosi formulari ed essendo stati richiesti altre due volte durante il viaggio di mostrare i nostri passaporti.

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Un Tenente di vascello italiano mi disse a Shanghai che i Giapponesi hanno in Cina e a Formosa vecchie navi,ma che la loro vera flotta che è numerosa,poderosa e modernissima nessuno sa dove sia: infatti il Giappone è un dedalo di isole in mezzo alle quali c’è posto fin che si vuole.

Anche in Cina ho notato un intenso movimento militare ma là anche un occhio profano percepiva che era un esercito improvvisato messo su collo scopo fra l’altro di lucrare sulle forniture che i vari stati facevano.Ho visto infatti armi inverosimili come certe durlindane da operetta e i più disparati oggetti di buffetteria e di equipaggiamento.

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copertine di riviste femminili degli anni ’30

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353tradizionale e moderno insieme

Carine sono le donne giapponesi: per poco che le guardate incuriositi del loro abbigliamento esse vi sorridono graziosamente,ma ne riparleremo più innanzi quando ne avrò visto un maggior numero e in ambienti diversi.

Il treno procede verso Kobe in uno scenario incomparabilmente bello.Oggi fa ancora freddo,ma non c’è più vento e il cielo è sereno.

Anch’io sto meglio e spero di superare felicemente anche questo terzo,e confido,ultimo guaio del mio viaggio.

Fra poche ore saremo a Kobe dove imposterò la presente e dove assaggeremo il 38° letto della serie.

Tanti saluti a tutti

fto

Oreste

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154Il monte Fuji nel 1890

Segnaliamo un bellissimo link di foto vintage dove sul lato destro della pagina potrete trovare gli argomenti classificati per epoche,temi come pure per zone geografiche.

http://www.oldphotosjapan.com/en/

* Hasegawa Sadanobu II: il secondo di tre artisti della stessa discendenza famigliare,le stampe giapponesi furono di gran moda a Parigi nell’epoca degli Impressionisti.

*Edoardo Ferravilla (1846-1915) : comico in dialetto milanese della seconda metà dell’ottocento e del cinema muto.

169 giorni di vacanza…23a puntata.

 

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L’esempio ricevuto in casa è quasi…tutto,un editore 27enne anche lui a Kyoto,la domenica,durante un viaggio di lavoro in Giappone del 1974.

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“Carine le donne giapponesi” scrive lo zio Oreste ,finalmente s’è destato dal bicarbonato e dai sali di Hunt “ma ne riparleremo più avanti”,e segue commentando che lo farà quando avrà visitato un maggior numero di ambienti.

Carine forse ma anche molto maltrattate da quanto appare dal testo del Carletti di fine ‘500,quel mercante toscano che scrive a uno dei Medici,rientrato in patria,che in Giappone la donna era talmente sottoposta al marito dal darsi ella stessa la morte se le veniva ordinato,o come raccontavano quei briganti di portoghesi provenienti dalla Cina con le spezie che non appena sbarcati si presentavano da loro dei mediatori a vendere delle vergini giovanissime secondo le tempistiche richieste dai marinai.

Che potevano arrivare a un matrimonio così come anche solo a permettere di guadagnarsi una dote per sposarsi quand’anche non venissero affittate a giornata.Tale era la loro povertà.

Chiaro che dal ‘500 al novecento di tempo ne è passato ma i soldati giapponesi che invasero la Cina  ai tempi dello zio Oreste o poco più in là lasciarono a Nanchino dei ben brutti ricordi.

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The Miyajima Hotel

Inland Sea,Japan                                                               Miyajima   21 marzo 1934

Carissimi,

Questa è la prima tappa del viaggio in Giappone: la Cina è già lontana,così pure la Manciuria e la Corea.La Cina mi ha lasciato uno sgradevole ricordo sotto forma di un solenne raffreddore buscato a Pekino sotto la sferza del vento gelido che soffiava e naturalmente col raffreddore anche il mal di stomaco si fa sentire più del solito: ieri ci vollero 20 pillole di bicarbonato per rendere tollerabili i dolori.

Sono quindi un poco abbacchiato,come dicono a Roma,ma tiro avanti ugualmente sperando in giorni migliori.

Le ultime notizie sulla Cina ve le ho mandate in una lettera impostata a Mukden (per via ordinaria in mancanza di servizi aerei) il 19 corrente che dovrebbe giungervi in tre settimane per la Transiberiana.

Sulla Manciuria e sulla Corea non c’è nulla di particolare da dire: entrambe regioni vastissime nelle mani dei Giapponesi che si sono presi la Corea a conclusione della vittoria riportata sui Russi una trentina di anni fa,e che da due anni stanno sottraendo la Manciuria alla Cina con mille pretesti.Bisogna riconoscere però che l’impronta giapponese è evidente per il maggior benessere e per le condizioni tutte del vivere.

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Siamo arrivati in ferrovia fino alla punta estrema della Corea -Pusan- donde un vapore giapponese,ottimo,ci ha portati stanotte attraverso lo stretto di Corea o di Tsushima (che fu 29 anni fa la tomba della flotta russa) fino a Shimoneseki,dove si doveva arrivare stamani alle 7. Io dalle 5 ero in piedi curioso di vedere il Giappone,ma non ho potuto star fuori per il vento e per la pioggia,entrambi violentissimi: fu peccato davvero il tempo avverso perché l’arrivo non sarebbe stato meno magico di quello di Hong Kong a cui lo scenario corrisponde e forse lo supera.Siamo scesi a terra flagellati da un vento gelido della stessa marca di quello di Pekino per ripartire a questa volta in ferrovia alle ore 9: qui giungemmo alle 14 accolti dallo stesso vento e da ugual freddo.E sarebbe anche qui il primo giorno di primavera!

Queste cinque ore di ferrovia,anche sotto il cielo plumbeo ed in riva al mare rabbioso e livido,furono tutte uno spettacolo tanto sono graziose le linee del paesaggio,rallegrato dall’incipiente fioritura di una quantità di piante.E’ tutta una successione di isole montagnose,di casette linde e pulite,di aranci,di mandarini,di mandorli,di ciliegi,di camelie: una campagna lavorata,quasi direi ricamata con ogni sorta di cure,bellissime risaie e distese vastissime di gelsi:degli alberi-soprattutto pini-pieni di contorcimenti e di forme graziosissime.

Su ogni cosa,imponente,una febbre di lavoro rappresentata dai colossali impianti industriali che si succedono l’un l’altro per lunghi tratti,interrompendo la teoria dei giardini e dei cimiteri,anch’essi pieni di poesia.

Questo sito donde scrivo queste mie prime sommarie impressioni sul Giappone è un’isola sacra,molto cara ai Giapponesi: vi è una specie di santuario che ha 2500 anni di vita,a cui convengono- fra gli altri- tutti i militari della Marina e dell’Esercito prima di impegnarsi in imprese belliche recandovi offerte e cimeli.

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Panorama sul mare del Giappone con vista di Inland Sea che è di fronte. 

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Si scende dal treno e con 1/4 d’ora di motoscafo si è sull’isola: lo scenario tutto in giro anche col tempo rabbiosamente freddo e ventoso d’oggi,è fantastico.E’ molto ma molto in grande la stessa sensazione che ricevete sul Lago dei Quattro Cantoni o anche soltanto da Cernobbio o da Bellagio,senza la sfacciata opulenza degli Hotels di quei posti:qui la bellezza è più naturale.

Centinaia di daini passeggiano liberamente in riva al mare,nei parchi,nelle gradinate o sotto le volte dei templi,nei viali o dinnanzi le botteghe,e servono di complemento ai fotografi che pullulano.

Si rimane qui stanotte e domani alle 14 si parte per Kobe.

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Itsukushima  visto con l’alta marea 

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e con bassa marea

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l’isola vista dal tempio

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22 MARZO.

Seguito la presente sul treno che ci porta a Kobe.I treni sono confortevolissimi,puliti e scortati da personale gentilissimo,quelli più importanti hanno in coda un “observation-car” o vettura belvedere dalla quale non si perde nulla del paesaggio sdraiati su comode poltrone.

C’è pure a disposizione dei viaggiatori una biblioteca,delle cartoline illustrate e il necessario per scrivere.

Di viaggi in ferrovia in Siam,a Giava,in Cina abbiamo fatto indigestione: ma è strano con che disinvoltura si sale in treno per fare viaggi da 8 a 48 ore,mentre da noi se dovessimo metterci in viaggio per Bari o per Roccacannuccia si tirerebbero giù dei moccoli senza fine.Abbiamo passato in ferrovia parecchie notti dormendo sempre abbastanza bene malgrado l’istintiva ripugnanza: Maria per non avere la testa a contatto del cuscino l’avvolgeva (il cuscino,non la testa) in un asciugamano e per me aveva la delicatezza di foderare il cuscino con una serica sottana di sotto: seta contro seta!

Abbiamo anche fatto molti pasti in treno con non poca diffidenza,eppure anche sotto questo rispetto siamo sempre stati bene: il freddo mi ha fatto male,mai il mangiare.

Pesce sempre freschissimo,ottime zuppe,agnello,montone,pollo o maiale,mele eccellenti,un po’ meno gli aranci ed i mandarini,caffè idroterapico e birra sempre buona.Camerieri sveltissimi e premurosi che non parlano mai e addestrati a non far rumore.

Merita specialmente menzione il personale ferroviario per l’irreprensibilità della tenuta,questo non solo per il Giappone,ma anche per la Cina dove si direbbe che le sole persone pulite ed eleganti sono i ferrovieri del personale viaggiante,tutti in panno nero con bottoni di metallo lucido,un alto cinturone di cuoio alla vita,GUANTI BIANCHI e in testa un berretto con gallone bianco come il portiere della Marchesa Della Val…

Non si strombetta,non si scampanella e non si fischia,nè si grida quando il treno sta per muoversi: ognuno pensa da sé e in Giappone il conduttore viene a dirti ogni volta quanti minuti dura la prossima fermata.

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Fermata per fermata ci fermiamo anche noi per fare un intervallo.

Alla prossima puntata!

169 giorni di vacanza…22a puntata

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Pekino nelle antiche stampe

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Da Shanghai lo zio Oreste si è spostato in treno a Pekino (Beijing) e di qui a Shenyang (Mukden) che nel ’34 era occupata dai giapponesi.

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I Giapponesi sono gentilissimi e non dicono mai di no. Questa è l’impressione ricavata apparentemente da quel paio di volte più o meno che sono stato a casa loro per affari.

In realtà lo fanno solo per non offendervi,il che NON vuole dire affatto che questo no mancato del loro dizionario equivalga a dire un sì.

Tutt’altro.

Tu prova a chiedere e se loro non sono d’accordo vedrai che ti fanno un bel sorriso,sussurrano qualcosa facendo le moine in quella lingua che uno non capisce e poi si piegano in un inchino e bell’e muti… o giù di lì…ti guardano dritto negli occhi in attesa della tua reazione.

L’inchino anch’esso è un proforma che non vale nulla,salvo l’apparenza.

Alla fine dovrai stufarti per primo, perché a meno che tu non li prenda a botte col rischio implicito però anche di prenderle,non ne caverai un bel niente.

Sono degli “zucconi testardi” come i tedeschi…ma non diteglielo che così ve li presento io.

E’ solo un’opinione ovvio,lo zio Oreste che non aveva nulla da trattare per questioni di lavoro ed è al primo contatto ne ammira il senso dell’ordine e dell’efficienza.

Non li ha mai visti ciucchi in un bar… per esempio,il che non significa che non ci siano anche dei giapponesi molto simpatici e pure disponibili.Anche quando succeda di trovarsi in lista d’attesa per un volo interno e tu veda come con un sorriso cedano il loro posto a te che sei straniero,ma questo succedeva tanti anni fa e forse non solo la gioventù è cambiata anche da loro nel frattempo.

La storia comunque dà ragione allo zio Oreste sulle discordie dell’Europa che perdurano tutt’oggi e sul fatto che in Asia ci siano stati molti miracoli economici.

Ad un costo però che non stimiamo inferiore di quello europeo.

Fatto di guerre,morti,genocidi,corruzione.

Sono le prime parole che mi vengono alla mente.(ndr)

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imagesYNI12FYZIl Palazzo Imperiale e “la città proibita” dentro Pekino

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Carissimi,

Inizio la presente sabato 17 di Marzo alle ore 10 di mattina sul treno che ci porta da Pekino a Mukden ( l’attuale Shenyang ) : nel programma era detto che si sarebbe andati per mare da Tientsin,ma il mare di questi giorni è poco ospitale ed allora abbiamo tutti d’accordo preferito il treno,il quale ci ha presi a Pekino ieri sera alle 8 e ci depositerà stassera alla stessa ora a Mukden.

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Siamo stati a Pekino tre giorni: ciò che ho scritto in una delle mie precedenti per Canton si dovrebbe ripetere per Pekino,sporcizia,miseria,disordine e l’impressione che tutto sta crollando.C’è un milione di abitanti,cinquantamila rickshaw ( a Shanghai ce n’era il doppio ) ma pare una città uscita da un cataclisma.Si vedono ancora i resti palpitanti di una recente ricchezza imperiale e tutto in giro non ci sono che brandelli di carne umana e di edifici,il tutto guardato a vista da soldati di tutte le nazioni,Italia compresa.

C’è della roba molto interessante da vedere e in un museo sistemato in una parte del Palazzo Imperiale d’inverno abbiamo potuto ammirare dei pregevolissimi oggetti,come lacche,paraventi,vasi,ninnoli in giada,cristalli,porcellane maioliche,oggetti in oro e argento (fra cui due crani umani trasformati in coppe da bere con ricchissime montature in oro massiccio) tutta roba di altissimo valore artistico,ma che sono nulla in confronto di ciò che è emigrato per metterlo in salvo due anni or sono quando a un certo momento si è temuto che i Giapponesi-dopo bombardato Shanghai- volessero impadronirsi di Pekino:furono riempite e spedite altrove niente di meno che TREDICIMILA casse !

A prescindere poi dagli oggetti d’arte a cui bisogna aggiungere,mobili,avorii e seterie,sono dei tesori d’arte e di buon gusto già i soli palazzi imperiali: ce ne sono due,uno d’inverno e uno per l’estate,occupanti a un’area vastissima e costituenti un assieme di chioschi e di palazzine,a cui si accede per graziose e grandiose scalee di marmo,e separate da cortiletti e giardini bellissimi: ci sono cascate e laghi artificiali,pagode,templi,colossali ornamenti in bronzo,sculture in marmo che sembrano dei pizzi,tutta opera di artisti cinesi.

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le antiche mura che circondavano Pekino nel 1907

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La Cina ha avuto in passato uomini di gran valore e delle grandi teste ed ora è in pieno disfacimento e sarà la sua fortuna se i Giapponesi,che la stanno stringendo da vicino,finiranno per mettere un po’ d’ordine.

Il paese è vastissimo e ne abbiamo percorso una gran parte viaggiando per 48 ore consecutive da Shanghai a Pekino: ma è una desolazione,una campagna sconfinata e polverosa priva affatto di strade e del colore della faccia di questa gente,tutta cosparsa di innumerevoli cumuli che credevo di concime,e che invece sono tombe,perchè qui si seppellisce la gente dove muore.

Ieri-l’ultima giornata passata a Pekino-fu un giorno laborioso : gita alla Gran Muraglia e alle tombe degli imperatori della dinastia dei Ming.

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La Gran Muraglia è un’opera colossale che rimonta a oltre 2100 anni or sono con uno sviluppo di 4500 kilometri orlante in gran parte le creste delle montagne che formavano a quell’epoca il confine tra la Cina e la Mongolia.Naturalmente noi ne vedemmo solo una piccolissima parte,facendo 5 ore di auto e 1/2 di treno fra andata e ritorno: la parte montagnosa io solo l’ho fatta a piedi e tutti gli altri in portantina e il percorso in auto fu un cross-country sui campi e sui letti dei fiumi.Non so come le macchine hanno potuto resistere a simile sforzo e pensavo con raccapriccio alle conseguenze di una possibile “panne”.

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dal raid Pekino -Parigi del 1907

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Ma la grande attrattiva sono state le tombe dei Ming situate in uno sterminato pianoro tutto corcondato da montagne su sette gironi,una cavalcata di innumerevoli punte,groppe,creste e valloni: una cosa che non ho mai visto l’eguale,uno spiazzo perfettamente piano su cui credo di non esagerare dicendo che un MILIONE di soldati possono manovrare COMODAMENTE,a cui si accede per una specie di vialone,nel quale al posto degli alberi ci sono da una parte e dall’altra giganteschi simulacri in pietra raffiguranti alla perfezione elefanti,cammelli,draghi, ecc.

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le tombe dei Ming in 3 foto

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Piante in Cina si può dire che non se ne vedono e dove non c’è montagna è rasa pianura desolata e desolante:il treno corre abbastanza velocemente da Shanghai in su scortato da soldati armatissimi su ogni vettura e guardato lungo la linea e nelle stazioni da moltissima truppa sempre a baionetta innestata.

Ho chiesto la ragione di tanto sfoggio di armati e mi fu spiegato che è per difendere i treni dai non infrequenti assalti dei briganti,a cui il nuovo governo di Nanchino vuole assolutamente mettere fine.Ciò non impedisce che poche sere fa sia stata rapita in pieno cinematografo a Pekino una giovane americana : me l’ha raccontato un diplomatico!

Il ratto naturalmente fu compiuto a scopo di lucro.

Abbiamo trovato a Pekino un gran freddo: non che la temperatura fosse eccessivamente bassa- due o tre gradi sotto zero- ma soffiava una specie di bora gelida,proveniente dal deserto di Gobi,che intirizzisce mani,piedi,orecchie e naso e che solleva nuvole di un polverone sporco di tutto il sudiciume delle strade.Polizia e soldati portano in tali occasioni una maschera che copre naso e bocca: noi non eravamo preparati e ci accontentavamo di abbondanti abluzioni rientrando: speriamo bene!

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Abbiamo valicato un’ora fa in treno il nuovo confine fra la Cina e il recentissimo stato del Manchu-kuò e abbiamo avuto i primi contatti coi Giapponesi per i passaporti e la visita doganale : sono gentilissimi ed i primi soldati che abbiamo visto sono bellissimi  ben vestiti  e con un magnifico portamento.

Con tali soldati e munito di un altissimo spirito militare e del prestigio delle sue tradizioni nobilissime il Giappone procede tranquillamente per la sua strada,realizzando giorno per giorno il suo vasto programma e poco curandosi delle varie conferenze di Ginevra,Washington,Londra et similia: il giorno in cui tutta la Cina sentirà la sua influenza sarà per questo immenso e povero paese una grande fortuna.

Sarà anche una garanzia di sicurezza di poter conservare il maltolto e gli illeciti guadagni per chi ha prosperato sulle sventure del proprio paese e se un giorno dei 400 e più milioni di gialli cinesi il Giappone potrà armarne qualche milione per premere sull’Europa,come ha previsto Guglielmone 34 anni fa, l’Europa discorde potrà intonare il “mea culpa”.

Certo in Asia stanno maturando eventi storici e grandiosi: speriamo di poterne seguire lo svolgimento.

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Imposterò la presente stassera arrivando a Mukden: se e quando vi arriverà non lo so.

Stiamo bene nonostante i nuovi strapazzi e pur avendo cambiato 32 volte di letto in tre mesi!

Affettuosi saluti a tutti da noi due

fto

Oreste

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Dopo averci provato con le botte in un ‘epoca di nazionalismi esasperati il Giappone ha cambiato tattica ed ha armato ma di macchinari ed industrie tutta l’Asia.Iniziando con la Corea e la Cina.

La pressione la sentiamo eccome qui da noi oggi in Europa,è naturale,come d’altronde prevedeva il Kaiser…Guglielmone il quale però per mettere tutti d’accordo con la forza invece che con la persuasione non andò di certo molto avanti se pensate a Hitler che era solo da pochi mesi al potere quando scrive lo zio Oreste, e di prove non ne aveva ancora date a sufficienza.(ndr)

 

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