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4a puntata…provaci in ebraico…

agosto 30, 2015 Lascia un commento

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La valle di Jezreel con la strada che porta ad Afula

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come ti chiami…dove vivi?

Partiti dunque da Gerusalemme col mio compagno di viaggio americano in bus ci dirigemmo verso nord dove stabilimmo la sosta ad Afula una cittadina nella valle di Jezreel che è tutta coltivata.

Del viaggio non ho nessun ricordo da citare salvo forse un qualche sobbalzo sul sedile dal momento che scrivo a casa che le strade qui sono terribili,non mi capitò invece nel ’77 ed in altre occasioni più vicine.

Guardo Afula sul web e la vedo una città moderna delle dimensioni di Vercelli,forse nel ’71 non era uguale,pernottammo in un alberghetto il cui proprietario aveva combattuto nella guerra di indipendenza e ci raccontò episodi vari mentre ci servivamo una qualche bibita tutti e tre seduti all’ombra del dehors.Doveva essere un tipo informale e non avere molta gente in casa,mi sembra portasse braghe corte di stile militare e che facesse un caldo da morire.

Seguimmo poi verso Nazareth e di lì finalmente a Tiberiade sul mare di Galilea dove il fresco era garantito… in acqua.In realtà scrivevo a casa che il tempo è sempre al bello naturalmente,fa un caldo discreto ma non eccessivo e lo sopporto bene.

Ricordo la discesa verso il lago tra le palme e che arrivati al fondo a sinistra c’era un ostello della gioventù,potrebbe essere che non sia vero,ma così mi pare.

Di sicuro era venerdi e la sera iniziava lo shabbat quando tutto il paese si fermava.

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Tiberiade oggi

E’ pure probabile che arrivassimo invece di giovedi pomeriggio e che ci fossimo fermati perchè Tiberiade ha una storia mica da ridere e poi ci sono le acque termali so solo che il mio amico Lewis bloccò forse in spiaggia un giro di inglesine ortodosse del tipo di quelle che si fanno suore e che lo trovarono un tipo interessante e preparato sugli argomenti vari di loro gradimento che finivano con l’essere una qualche preghiera o la conoscenza talmudica richiesta per passare un domani l’esame di papà. E ci invitarono entrambi a cena nell’alloggio che avevano affittato.

Credo di essere stato più che altro tollerato in quanto mi accendevo la sigaretta anche in orari nei quali non si deve secondo la religione ebraica,ma finalmente le ragazze cucinavano bene e poi alla fine come durante il pasto elevavano inni al cielo ai quali il caro Lewis si aggregava con fervore.

Tovaglia bianca,candele accese,tutto in ordine e pulito bicchiere di vino rosso pane e non chiedetemi più di quanto non conosco e che ricordo solo a spanne.

Erano racchie?

E’ probabile,e con pure le gonne sotto il ginocchio,ma ospitali.

Da Tiberiade siamo poi saliti sempre più in su verso l’alta Galilea ed il Golan di cui vi ho già raccontato per cui potrei iniziare oggi col percorso di ritorno che passando in discesa dal Monte delle Beatitudini dove Gesù fece il discorso della montagna in qualche modo ci portò sino ad Acri e di lì a Haifa che era e credo sia tuttora il porto più importante del paese.

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Haifa è dominata dal monte Carmelo e scrivo ai miei che c’è un panorama dall’alto su Haifa che è veramente meraviglioso,soprattutto col buio della notte quando vedi la baia coi riflessi luminosi e le navi illuminate alla fonda.

Acri invece ci riporta all’epoca delle crociate ed ha una fila splendida di mura sul mare che la protessero persino da Napoleone ma non è Dubrovnik,nulla di similare,c’è una cittadella che pare ad un forte dove venivano imprigionati i partigiani ebrei prima della ritirata degli inglesi e dove venivano eseguite le sentenze capitali agli insorti,ci fu a quei tempi una grande fuga finita nel sangue,e noi smammammo non dico in fretta ma non è il genere di posti che amo visitare.

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Acri e le sue mura

Se volevate una guida turistica dovrete rivolgervi a trip advisor,i luoghi descritti alla maniera come faccio oggi è per causa degli anni. E ne sono passati molti.

Il programma proseguiva sempre in bus e sempre sotto al caldo bollente di fine luglio,e di nuovo scrivo a casa dicendo che ero molto stanco e che volevamo scendere sulla litorale del Mediterraneo in direzione sud passando da Caesarea e Netanya.

Ora non chiedetemi perchè e come il mio compare di viaggio avesse amicizie sparse in Israele quell’estate,o forse non è esatto,se si trattava di ragazze le belle le bloccavo io per primo (vanitosamente da buon italiano)  e poi diventavano amiche di entrambi, le racchie invece gli spettavano di diritto soprattutto se parevano un pò zitelle e poi a Netanya non ci arrivammo. Ci fermammo in un kibbutz a Caesarea che è abbastanza prima perchè conoscevamo una ragazza…così scrivo ai miei ma raccontato anche a voi…non me la ricordo.

Se l’avesse conosciuta lui solo il mio socio non avrei usato la terza persona al plurale,se invece la conoscevamo come leggo entrambi…chissà dove diavolo l’avevamo pescata,comunque per farla breve cito che “siamo venuti in questo kibbutz come turisti”.

Ovvero a riposarci facendoci una tappa possibilmente spendendo poco.

Ma le cose presero un’altra piega.

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In Israele esistevano due tipi di strutture cooperativistiche,una era il Kibbutz e l’altra il Moshav,e per darvi un’idea di che cosa si trattasse lo spiego con le parole di wikipedia.

Moshav (in ebraico , plurale moshavim: insediamento, villaggio) è un tipo di comunità agricola cooperativa costituita da singole fattorie, istituita dai sionisti socialisti durante la seconda aliyah (ondata di immigrazione ebraica all’inizio del XX secolo). Un residente o membro di moshav può essere chiamato “moshavnik” (in ebraico מוֹשַׁבְנִיק).

I moshavim sono simili ai kibbutzim ma con un’enfasi sul lavoro comune. Essi erano previsti dal programma sionista di fondazione dello stato in seguito allo Yishuv (“insediamento di ebrei”) nel Mandato britannico della Palestina nel XIX secolo. Diversamente dai kibbutzim collettivi, le fattorie in un moshav tendono ad essere di proprietà individuale ma hanno un’estensione fissa e uguale. I lavoratori producono sulle loro proprietà prodotti agricoli e beni con il lavoro individuale e/o di gruppo e con le risorse naturali, destinando il profitto e le derrate alimentari al proprio sostentamento.

La comunità riceve sostegno economico con una tassa speciale (in ebraico מס ו ,Mas Va’ad, lett.Tassa della comunità). Questa tassa è uguale per tutte le famiglie della comunità, creando così un sistema meritocratico, diversamente dai kibbutzim collettivi, dove (almeno in teoria) tutti i membri hanno lo stesso tenore di vita. I moshavim sono governati da un consiglio elettivo (in ebraicoועד,Va’ad, lett.comitato). Esistono ancora oggi molti moshavim.

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Leggendolo anch’io come voi sento odore di Russia in queste proposte ed ho trovato passando anche tramite Lev Tolstoi una parola che in russo suona a Mir e che forse potrebbe avere influenzato i padri fondatori.

Fa così:

Mir era l’organo decisionale di origine medievale delle comunità rurali russe (obščina) che fu abolito nel 1905 in cui i contadini erano usufruttuari in comune della terra che lavoravano. Al mir spettavano la riscossione delle tasse, la ripartizione dei salari e infine il reclutamento delle forze armate, ogni mir godeva di grande potere all’interno delle singole comunità.

Dopo il 1861, l’anno in cui venne promulgata la riforma con cui lo Zar Alessandro II approvo’ l’emancipazione dei servi della gleba, il diritto di proprietà della terra passò (attraverso un pagamento ben superiore al valore di mercato della terra stessa) dalle mani della nobiltà al popolo contadino.

Laddove esisteva un villaggio con tradizionali vincoli comunitari, vale a dire nel caso della maggior parte dei contadini coinvolti dalla riforma, la terra non veniva trasferita ai singoli proprietari ma era trasferita collettivamente a tutti i membri del villaggio. Nello stesso tempo la comunità diventava responsabile solidalmente del pagamento del riscatto e delle tasse.

Accordando agli abitanti del villaggio diritti comuni, ma imponendo anche obblighi comuni, il governo imperiale cercò di mantenere una certa stabilità sociale nelle aree rurali e nello stesso tempo di mettere in moto uno strumento efficace per la riscossione delle imposte.

Questo strumento invece, mino’ alla base proprio quella stabilità che doveva preservare. Infatti la proprietà comune della terra disincentivava gli investimenti, e insieme alle condizioni primitive della agricoltura, contribui’ a mantenere la produttività molto bassa.

Il Mir sfavorì lo spostamento della manodopera dall’agricoltura all’industria, sia perché il singolo contadino era restio a allentare i vincoli comunitari a causa dello svantaggio che questo gli avrebbe comportato nella futura ridistribuzione delle terre, sia perché la comunità cercava di evitare l’allontanamento dei propri membri, per mantenere il numero delle persone responsabili del pagamento del riscatto della terra.

Spesso chi si trasferiva in città, lasciava la propria famiglia al villaggio, e spesso (fino ai primi del 900) vi faceva ritorno nella stagione dei lavori agricoli.

Dopo la Rivoluzione russa del 1905 il governo Stolypin introdusse una serie di riforme, rovesciando il tradizionale favore del governo per le comunità del villaggio, e crearono una procedura legale per la separazione del contadino dalla comunità e per la riunificazione dei suoi possedimenti, spesso assai frammentati.

La riforma di Stolypin mirava a creare un ceto di piccoli proprietari agricoli orientati ad una attività imprenditoriale rivolta al mercato di tipo capitalistico.

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Caesarea marittima

Finito quest’esame tecnico vi devo dire che a 20 anni non importa se ti svegli alle 4,30 del mattino anche perchè un italiano è creativo e si sa industriare.

Sentivi un leggero bussare alla porta della camera da letto dove dormivamo in tre Lewis,Tony il londinese ed il sottoscritto,passavamo in refettorio per servirci la colazione e poi montavamo sul carro agricolo diretto alle piantagioni di banane.

Gli altri potevano essere svegliati ad altri orari se facevano qualcosa che li tenesse impegnati anche il pomeriggio.Noi dei bananot le piantagioni di banane no,a mezzogiorno ci si ritirava perchè il caldo diventava insopportabile.Ed il pomeriggio ci tiravamo sulla spiaggia.

Di volontari stranieri dei due sessi eravamo una quarantina suddivisi per incarico che comprendevano anche le coltivazioni di rose nelle serre che era molto pesante perchè l’ambiente era caldo ed umido e dovevi stare piegato un sacco,poi c’erano lavori edili,pulizie ai bungalows attrezzati per i turisti che erano dislocati direttamente in spiaggia,pulizia generale,cucina,e persino in uno stabilimento di piastrelle di proprietà della cooperativa.

Il pranzo era servito collettivamente alle 14,30.Ed a turno eravamo tutti camerieri.

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l’acquedotto romano di Caesarea

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Poi c’era l’anfiteatro romano che è il luogo chic per eccellenza d’Israele con concerti di primissimo ordine e grandi personalità agli strumenti e tra gli spettatori.Riservato a noi del kibbutz era il servizio al bar.

In cambio avevamo abiti da lavoro,vitto ed alloggio,sigarette e buoni a punti per le bibite più uno shekel il giorno che valeva 200 delle nostre vecchie lire.

Quando entravo in una piantagione mi pareva di essere nella giungla del Viet Nam e temevo di incontrare un qualche terrorista nemico nascosto tra gli alberi pur se avevo una roncola di buona taglia che mi serviva per potare i banani e tagliare le foglie.

A volte se ero stanco mi tagliavo una qualche foglia dalle piante… e mi preparavo un giaciglio all’ombra per riposare una mezz’oretta e mi facevo una sigaretta all’aria,poi verso le 10,30 andavamo in un bar vicino agli scavi romani dove avevamo diritto ad una bibita ed uno snack.

Il capo insegnante era Yehuda che andò poi all’Università di agraria di Haifa,un buon tipo,ed il vice era Robert B…di Woodstock che faceva l’agricoltore di suo a casa sua negli USA vicino a New York.

Lo andai a trovare una volta a New York e venne in città…Paulo what can I show you of NY that you haven’t got in Italy?… a topless bar…thank you Robert!

Un posto deludente il topless bar… ma durò una sola birra.

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A me toccò di lavori dal pelare le patate a scaricare sacchi di concime le rose le banane il lavapiatti in cucina rifare i letti nei bungalows degli ospiti.

Ma quello che ci portò alle stelle fu l’amore come al solito se pur dei quaranta che eravamo ognuno aveva il suo giro.

All’inizio mi piaceva un’americanina che dormiva da sola nella stanza del suo bungalow e che si svestiva di sera con la luce accesa dietro ad una tendina per le zanzare,non che ci fosse quel gran che da vedere già che lei sapendo di avere a che fare con una muta di voyeurs si concedeva ai nostri sguardi solo di spalle,ma era comunque intrigante.

Riuscii a portarla a cena in un ristorante sul mare nella vicina Caesarea Marittima nonostante il costo ed aprii pure una mezza bottiglia di vino e forse ci baciammo,ma qualche giorno dopo avvenne una festicciola nel kibbutz fra volontari con spaghettata offerta da un tizio di Ischia e mi si sedette a fianco un’inglesina arrapante e ben decisa mentre avevo l’americana di fronte.

Non ce la feci più e mi invaghii dell’inglesina perdendo il credito faticosamente guadagnato già che non fu un buon affare,abbandonai il kibbutz dietro a quelle due chiappette che non lasciavano nulla all’immaginazione tanto erano ben tornite ed in compagnia di un’altra coppia britannica terminammo il nostro soggiorno israeliano in altre due settimane passando da Gerusalemme ad Eilat sul mar Rosso e ritorno via mar Morto sino a Tel Aviv.

Il cattivo affare non apparse sul momento bensì quando mi venne desiderio di rivederla a Londra poco tempo dopo e lei era già tra altre braccia.

Mi consolai però con Tony e con un altro compare e passai uno splendido week end di libertà nella capitale inglese.

Le stanze nel kibbutz per i ragazzi erano da tre o due letti con servizi esterni ma il tutto comodo e pulito per quanto la sabbia permettesse.

Caesarea*(nota) era stata un porto ed una città romana importante e seguivano scavi su scavi sotto il sole.

Noi eravamo i soliti,da Lewis,il mio socio anche lui fresco di un’innamorata a Tony diciottenne di Londra che rideva a crepapelle di notte in camera al sentire le balle raccontate da noi due più grandi,e poi anche noi avevamo come facevano per tutti le ispezioni in camera nel caso qualcuno si facesse canne varie o hashish che comportavano l’essere sbattuti fuori dalla comunità.

C’era amicizia almeno apparente tra volontari e i residenti,coi genitori e figli e figlie…non dimentichiamo infatti che le giovani ed i giovani israeliani del kibbutz una mezza invidietta per chi arrivava dal di fuori la potevano anche portare in un momento storico nel quale a loro toccava anche di imbracciare il fucile per difendere il paese,e le ragazze sono ragazze dappertutto e cercavano una vita anche con qualche vanità in più come notavano nelle ragazze importate.

Fuori del kibbutz poteva essere  anche una questione risolta normalmente dal denaro,mentre dentro il kibbutz era un pensare all’avvenire in relazione ad un mondo collettivista e socialista dove l’uguaglianza poteva anche essere di peso.Una si sente più bella di un’altra ma è limitata dall’ambiente.

L’ho detto che io persi un pò la trebisonda e con dispiacere abbracciai gli amici,ringraziai il kibbutz dove poi sono tornato due volte a salutare,e partii col mio tocco di gnocca che pareva ad un trofeo da mostrare in altre spiagge.Povero me…

Ora il kibbutz come entità di tipo collettivo ha avuto i suoi bei disastri in quanto i giovani cosi come lasciano la campagna da noi per andare in città altrettanto lo fanno in Israele.Vogliono avere di più e di meglio ed hanno abbandonato i vecchi a casa per potere consumare e spendere.

Poi messa su famiglia iniziano a fare i conti secondo dove vivono.

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SEGUE

nota* vedi il sito:http://www.eshetincoming.com/template/default.aspx?PageId=60&catId=8&maincat=1

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L’editore ringrazia e proseguirà secondo i propri ricordi in data da definirsi.

 

 

 

 

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gendarme martin…è la fine della serie.Ultima puntata con il video!

maggio 11, 2015 Lascia un commento

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Celebrazione del settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale al monumento per i caduti sovietici a Treptow

10 maggio 2015

(foto tratta da: Scopri Berlino)

(https://www.facebook.com/pages/Scopri-Berlino/555866631122362?fref=ts)

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Quando gli spagnoli si trovarono ad affrontare i milanesi che assediavano il forno delle grucce per avere pane usarono le blandizie per vedere di venirne fuori e non i sistemi dei tedeschi che fucilavano i civili in strada o in piazza obbligando il popolo ad assistere per ricavarne solo paura.

La situazione non era diversa nonostante i secoli di differenza,il 1628 per la Milano descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi quando il Governatore don Gonzalo era all’assedio di Casale Monferrato impegnato nella guerra alla successione del ducato di Mantova e tanto per citare altri fatti storici a Napoli e Nizza nel 1944 dove nel primo caso gli alleati erano a Salerno e nel secondo caso che dopo avere riconquistato la Normandia erano pure sbarcati a Saint Maxime e dintorni in Costa Azzurra o poco più in là.

A Napoli ci fu una sollevazione popolare che durò cinque giorni in quanto la gente era esasperata dalle condizioni dure cui i tedeschi avevano sottoposto la città mentre si apprestavano a ritirarsi verso nord ed alla fine la spuntò il popolo e a Nizza che non era nei piani alleati di essere liberata subito successe altrettanto.

Ma i civili ammazzati pagarono un duro prezzo prima che i tedeschi mollassero la presa.

Gli spagnoli invece se ricordate Renzo Tramaglino prelevato che era appena l’alba dall’osteria dove si era rifugiato non facevano bordello in giro e scomparivi senza lasciare traccia salvo essere aiutato dalla folla come successe nel suo caso fortunato.

Ma gli spagnoli rimasero padroni della situazione.

I tedeschi no.

Anche qui è questione di capire la mentalità altrui ed un buon capo o che tale voglia esserlo dovrebbe possedere anche delle doti di psicologia che sia buona pure per i dipendenti e non solo per se stesso,ma tant’è, i vecchi che hanno assistito a certi episodi di violenza o l’hanno subita negli anni della guerra sono oramai tutti sottoterra ed i giovani non ne sanno nulla.

Al massimo si guardano un incontro di calcio tra una squadra italiana ed il Borussia Dortmund o il Bayern Monaco e tutto finisce lì.

Con una birretta ed un pestaggio fuori dello stadio.

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Ora,già che mi appresto a terminare la storia di come il mio amico Moussafir e la sua famiglia uscirono indenni se pur provati dalla guerra mi sento di fare alcune considerazioni personali su quello che rimase anche a casa mia di quel mondo che se ne era andato in cenere.

Innanzi tutto rimasero vivi ben più pochi ebrei in tutta Europa,nacque lo stato di Israele venne la guerra fredda poi l’unione economica europea e gli antichi nemici tornarono a fare affari insieme.

Certo che era demoralizzante sapere quello che era potuto succedere e c’è solo da augurarsi che coloro che sono rimasti in vita possano lasciare un ricordo che faccia onore a tutti gli scomparsi.

Io ho un amico più anziano ebreo che mi spiegava come non tutte le scalogne che mi capitavano addosso fossero da attribuirsi a quella percentuale di origine ebraica che mi ritrovo come se ciò fosse un porta nero o una calamita di sfortune,le scalogne capitano a tutti…mi diceva,ma guardando all’altra faccia della medaglia mi sono ritrovato che si fa in fretta quando vivi in una cittadina di provincia dove la gente non sa tutto ma crede di saperlo magari litigare in casa perchè da studente non hai i soldi per uscire dignitosamente con una bella manzetta e fuori sentirti dire…stai zitto tu che sei un ebreo e siete tutti pieni di soldi…come se ti li avessero contati.

Perchè tu non hai considerato che loro,ovvero gli altri,ti vedono come una mosca mezza bianca in quanto non sanno discernere per prima cosa chi sia un ebreo,chi lo sia solo più di nome e di cognome e chi non lo sia affatto, e che non tutti gli ebrei si occupano e con profitto solo di commercio di denaro.

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Ti fanno la fotografia e tale resta nella loro mente come “l’imprinting” delle oche scoperto dallo zoologo tedesco Konrad Lorenz.

L’ochetta infatti qualsiasi essere umano veda per primo dopo la nascita la scambia per la propria madre anche se non lo è e ne reclama il cibo e la sua compagnia.

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Adesso che anch’io sono anziano potrei dire la mia e cioè che se dal pulpito la gente ed i fedeli sono stati martellati per secoli a sentire raccontare che i giudei erano tutti farisei come se fosse una realtà dispregiativa è carenza della chiesa di non avere sottolineato con l’opportuna delicatezza che anche nell’antico Israele o meglio nella colonia romana della Palestina esistevano dei partiti politici che tra di loro andavano d’accordo come i nostri attuali e lo risulta dalla storia.

Non diversamente da come la verità appartenga a tutte le chiese che hanno fatto a tempo a dividersi tra loro… da quella cattolica a quelle protestanti e la ortodossa.

Ma il bello venne quando il Papa polacco annunciò l’elezione divina del popolo ebraico,e un giorno congratulandomi con uno zio per questo fatto che era divenuto di dominio pubblico mi rispose che lui ne avrebbe fatto volentieri a meno di questa elezione che in vita gli aveva causato solo delle grane e non da ridere.

Così va il mondo infatti.

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Anche in Russia e nel suo vicinato.

Infatti prelevando una scenetta comica inventata dal solito Sholem Aleichem in una sua novella appare la figura dell’ebreo Berel-Ayzik che è un conta-balle spiritoso di paese,uno conosciuto da tutti che le sparava grosse,che era stato in America e la sapeva lunga.

Se gli facevi una domanda aveva sempre la risposta pronta,anche inventata sul momento.

Per abitudine del mondo cristiano-ortodosso dove viveva, dopo Pasqua era usanza che i fedeli incontrandosi per strada si salutassero scappellandosi con un: “Cristo è risorto”….ma a volte lo facevano per dispregio anche con gli ebrei.

Uno di costoro salutato in questa maniera si sentì stringere lo stomaco,che poteva rispondergli?

Se rispondeva con la frase abituale…”Sì è risorto”….sarebbe andato contro la sua fede,mentre a dirgli… “no è ancora sottoterra”… c’era da finire in prigione.

Così ci pensa bene e risponde al cristiano:

Sì… sì è risorto,l’ho saputo anch’io da Berel-Ayzik “!!!!

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A fine agosto del ’44 la Provenza era liberata e pure Nizza.

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Finita la guerra e rientrati a Parigi la mamma del mio amico Jean fa da madrina all’ultima bimba avuta dai coniugi Martin,Andrè e Elisabeth che si recano anche nella capitale a visitarli e restano in contatto sino al matrimonio della piccola Liliane che quando aveva 9 anni faceva la staffetta per portare cibo ai profughi nascosti.

Poi uno va stare da una parte e gli altri pure come succede e si perdono di vista per anni anche con la buona volontà.Un giorno grazie a Internet Jean Moussafir riceve un saluto dal figlio di Liliane,Bruno Leval che aveva saputo della storia grazie alla madre che era l’unica rimasta in famiglia che ricordava tutto.

Gli altri fratellini erano troppo piccoli all’epoca dei fatti per ricordare, ma ora sanno.

Jean e Claude,i due fratelli Moussafir infatti,aprono una procedura con lo Yad Vashem di Gerusalemme per fare riconoscere i meriti del gendarme Martin che a rischio di se e dei suoi famigliari li aveva fatti uscire tutti indenni da mille traversie durante l’occupazione nazista.

Liliane abita ora a Blotzheim in Alsazia dove il 10 di febbraio di quest’anno l’unico rimasto in vita dei Moussafir che è appunto il mio amico Jean ha fatto consegnare agli eredi del gendarme Martin una medaglia dei giusti in ricordo e riconoscenza.

Durante il discorso hanno ricordato il panettiere Fernand Faissolle che chiamato da Martin mise se stesso e l’auto a disposizione per traslocare tutti a Ubraye da Annot dandogli anche pane e vettovaglie,una piccola di nome Fournier che come Liliane Martin faceva da staffetta con cibarie quando erano ad Annot nell’appartamento senza finestre,e poi la postina a nome Assandri che fece pervenire il messaggio che i tedeschi stavano per rastrellare la zona e di andare via per tempo.

Nei tempi passati Fernand Faissolle è stato anche il sindaco di Annot e aveva perduto il fratello che venne ucciso come partigiano.

A titolo di esempio è bello annotare come nonostante la piccola età di Liliane ai tempi in cui questi fatti sono avvenuti lei ne abbia fatto memoria ai figli che l’hanno tramandata,e mentre Moussafir ringrazia cita anche tanti sconosciuti e tanti nomi passati nel dimenticatoio della memoria personale che hanno aiutato e soccorso.

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Nel video vedete una giovane che è Sara Leval iniziare il discorso,è la nipote di Liliane, la figlia più grande del Gendarme Martin,poi trovate Jean Moussafir che ricorda come in Francia il 75% degli ebrei si siano salvati e quindi la signora Liliane in persona ora nonna anche lei che ricorda come il padre dicesse sempre di avere fatto solo il suo dovere e di non parlare quasi mai del suo prezioso intervento.

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Della piccola manifestazione è stato fatto un video che è a vostra disposizione clikkando sopra:

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Grazie…Merci…Thank You…Gracias

per l’attenzione ricevuta.

gendarme martin… 6a e penultima puntata

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L’altro giorno una signora per la solita curiosità di donna mi chiede …ma lei perchè non si è mai sposato?…ed io rifletto un momento e le rispondo …vuole la verità?..non lo so…poi un altro attimo ed aggiungo…però ho convissuto anch’io come si usa fare oggi ,non me lo ricordavo più,certo,sino a quando non abbiamo litigato.

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L’onestà intellettuale di Enzo Biagi ammetto di non essere minimamente in grado di discuterla ma la trappola delle interviste fatte oggi su eventi storici successi trenta o quarantanni fa quella sì non mi convince. 

E’ come per la serie dei miei matrimoni mancati di quando avevo l’età per farlo.Cosa vuole che mi ricordi della testa che potevo avere per fare una stronzata dietro l’altra coinvolgendo la vita di altre persone.

Non dovrei chiedere oggi che idea avevate di me ai bei tempi del tipo se mi vedete al presente più stupido di quanto non lo fossi ieri, o viceversa,non vi pare?

Questo preambolo lo tiro fuori per non cascare tutti a bere con l’imbuto quanto racconta un personaggio che fu importante ai tempi di Petain e si fece anche molti anni di galera per collaborazionismo il quale viene intervistato da Biagi e ne commentiamo insieme appena dopo.

E altrettanto lo si potrebbe dire di tante altre interviste che contemplino dei fatti che oramai caldi non lo sono più.

La cronaca resta cronaca,mentre il commento è studiato a tavolino e quindi la versione attuale che ascoltiamo è stata rimuginata da anni di galera in questo caso, ma è comunque interessante leggerla.Per chi piace.

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Secondo la sua opinione al momento di raccontare l’esperienza che gli è toccata questo signore afferma che un regime autoritario non dovrebbe mai cadere nella tentazione di ricorrere alle armi,una democrazia invece può farlo, perchè è appoggiata o ritiene di esserlo dalla volontà dei cittadini,ma ad una dittatura ciò non è concesso.

Gioca a lascia o raddoppia e generalmente perde.

Se quanto sopra fosse vero dovremmo vederlo all’opera anche in Siria oggi, ma dopo 4 anni di guerra fratricida non si è ancora visto un bel niente salvo una miriade di morti e la guerra continua così come resiste il regime ed i dubbi che ne seguono..

Lo stesso capitava sotto alle monarchie assolute quando il consenso popolare non faceva parte dello schema e il re vittorioso o sconfitto che ben fosse, non perdeva affatto il posto.

Si vede dunque che chi fa la voce grossa ottiene tanto seguito altrettanto di una democrazia oppure che gli oppositori pacifisti se ne sono per tempo andati tutti dal paese in un qualche campo profughi.

Sono rimasti in patria solo quelli della stessa forza e dello spessore morale e culturale del regime cui aderiscono.

In quanto a ricordare la Germania pre-hitleriana ed il caos che esisteva durante il periodo della Repubblica di Weimar quando erano bombe, attentati ed insurrezioni di stampo interclassista una via al seguito dell’altra ed al fatto che i tedeschi hanno sempre trovato la giustificazione ai loro misfatti del periodo nazista affermando che il regime distribuiva carcere e botte agli oppositori in maniera sproporzionata a quante ne prendesse, potrei solo aggiungere che si guadagnava così l’apprezzamento di chi cercava la tranquillità sociale mi viene da pensare,ma una pace interna imposta con la violenza non nasce dall’armonia tra i suoi cittadini.

E quando l’armonia non c’è metti favorevoli e contrari in uniforme e li spedisci tutti al fronte.

A sentire dire che i tedeschi non erano hitleriani può venire dunque più che un dubbio,ma l’intervistato citato da Biagi lo scioglie spiegando che a suo modo di vedere non si mobilita un popolo intero se non si è d’accordo col regime quasi tutti o se si pensa anzi che sia marcio.

A bocce ferme e coi risultati in mano non può ignorarsi che la Germania possa apparire come a un paese di tirchioni e di schiavisti,altrimenti perchè anche uccidere oltre a rubare o spremerti come un limone come facevano coi lavoratori forzati stranieri?

Un morto certo non costa più a colui che gli distribuiva il pranzo ma non è neppure più utile quando non consuma e l’industria deve girare.

E’ quindi altamente probabile che la sistematica uccisione degli ebrei europei abbia fatto recedere il continente sotto il profilo economico,ricostruzione a parte,così come i pogròm russi hanno contribuito al benessere delle Americhe già che là trovavano almeno quella libertà di iniziativa che agli ebrei non era concessa in patria e che venne ripetuta dalle leggi razziali che iniziavano col privarti del posto di lavoro.

D’altro canto se vuoi sfoltire tagliando la testa a certi ceti borghesi che si danno da fare resti con poco.

Gli ebrei risultano quindi essere stati sfruttati e pagati di una mala moneta contro le loro capacità lavorative e buttati fuori come successe in Spagna nel 1492 o uccisi come dai nazisti in epoca recente e tanti altri casi del nord-Africa,ma dato che il conto lo devi poi pagare i risultati spagnoli successivi e quanto altro sono a disposizione della storia e del portafoglio di tutti.

Coloro che si sono salvati se ne sono andati perlopiù in paesi meno ostili e Bob Dylan è nato appunto da una famiglia ebrea ucraina che se andò da Odessa dopo un pogròm.

Lo cito perchè ne vale la pena saperlo.

Lascia pure da parte la stampa imbrigliata ma quello del marciume,citato innanzi, pare piuttosto al ritratto dell’Italia fascista che entrò in guerra senza alcun entusiasmo salvo quello del Duce e di quattro tirapiedi e lo dimostrò inconfutabilmente sul campo di battaglia con l’eccezione degli atti di eroismo che non mancano mai.

Idem credo per il popolo francese che essendo governato al nostro opposto da un regime democratico dimostrava comunque seri dubbi di volere aiutare una Polonia retta da un governo autoritario.

I francesi come gli italiani d’altro canto sono due popoli che contano sullo stipendio a fine mese,sulla qualità della vita di tutti i giorni,l’aperitivo e le vacanze,i quali non sono motivi sufficienti per farsi ammazzare,mentre il popolo tedesco aspirava all’ordine interno che è una virtù civile ed aveva ereditato dal Kaiser quel senso di disciplina da stato assoluto e le ambizioni esagerate per quanto erano e sono stati capaci in seguito di realizzare.

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Seguendo l’intervista chi ha dunque vinto la guerra alla fine è stata la Russia, afferma il personaggio che conversa con Biagi,infatti pur passando sopra a qualità e difetti che riflettono nel popolo il modello di persone che le governa, si trovò nella situazione che se non batteva i tedeschi Hitler li avrebbe ridotti tutti in schiavitù o peggio.

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Ubraye – Alpi di alta Provenza (2 foto)

ll gendarme Martin dopo essersi occupato di emettere dei documenti che permettessero alla famiglia Moussafir di sentirsi più tranquilla si occupa anche di trovargli casa in un’abitazione un po’ isolata di Annot e tutto procede bene sino al febbraio del ’44 quando un collaborazionista denuncia ai nazisti che in paese ci vivono nascosti una ventina di ebrei.

Martin informa gli ebrei dei quali è a conoscenza del pericolo imminente ed il panettiere del villaggio si mette a disposizione con l’auto per portare i Moussafir in un angolo sperduto e senza luce a 14 km dal villaggio,a Ubraye.

Annot è a 700 metri di altitudine ed è una zona circondata di boschi,Ubraye a circa 1000 e aveva un solo telefono dal 1934 e l’elettricità arrivò poi nel 1958.

I due nonni anziani,Isaac e Lea,hanno difficoltà ad affrontare spostamenti e restano nascosti ad Annot in un appartamento senza finestre allo stile di quello di Anna Frank che non era identificabile dal di fuori ed è stato messo a disposizione sempre dal generoso gendarme Andrè Martin.

Una quindicina di giorni dopo la postina di Annot con cui erano in contatto a Ubraye avvisa che i tedeschi stanno per salire al villaggio e allora tagliano la corda anche da Ubraye si fanno 14 km a piedi al buio per rientrare a notte fonda ad Annot nella casa che faceva funzione di gendarmeria dove i Martin marito e moglie Elisabeth accolgono la famiglia con una cena calda a base di sivè di cinghiale e torta o alle susine o alle prugne,sulla torta discrepano i ricordi tra i due fratelli Moussafir,e poi con i Dormon si ritrovano tutti nello stesso appartamento seminascosto dove alloggiavano già i nonni.

La bimba dei Martin di nove anni,Liliane,fa la staffetta tutti i giorni con il cibo.

Poi non appena passato il pericolo più grave quando i tedeschi si ritirano a fondo valle,le due famiglie si dividono già che la coabitazione tra otto persone diventava complicata e Andrè Martin si occupa personalmente di aiutarli a far trasloco nuovamente nell’appartamento isolato abitato in precedenza,mentre i due ragazzi Jean e Claude di 18 e 16 anni rispettivamente si arrischiano di nuovo a uscire.

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Un bello spavento lo prese il minore Claude il quale andando a spasso un giorno per i monti si accorge che sta per pestare un nido di vipere e quasi contemporaneamente ode uno sparo.

E’ un partigiano che viene colpito.

Guardando verso il basso vede un capannello di persone e un uomo con il binocolo puntato su di lui.

Non perde il sangue freddo e non scappa. Continua a scendere a passi lenti verso il villaggio,resiste alla tentazione di correre per non farsi notare,e al bivio di ingresso del sentiero nel paese vede un corpo esanime tirato sulla strada e il crocchio di persone ma passa tranquillo in mezzo a loro senza fermarsi con l’incoscienza di un qualsiasi ragazzino di sedici anni,passa il gruppo che l’ignora e ciò gli permette di entrare in paese e sfuggire ai miliziani che si trovavano in paese e comandavano quel giorno.

Neppure il gendarme Martin che era nello stesso gruppo se ne accorgerà di averlo visto passare.

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Merci…Grazie…Thank You…Gracias

All’ultima puntata!

gendarme martin…quinta puntata

 

Vichy

La Francia dopo l’occupazione tedesca a seguito dell’armistizio del 1940

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Prima di proseguire con Moussafir e l’eventuale sua conversione all’Islam durante l’occupazione nazista in Francia mi viene un ricordo di quando ero bambino negli anni ’50 e di come in città si usasse in tavola l’acqua Vichy che era null’altro che una bustina di polvere dal sapore a metà tra un purgante ed il bicarbonato o la magnesia e che si scioglieva in una bottiglia d’acqua del rubinetto per favorire la digestione durante il pranzo.

In più era effervescente al punto giusto da fare da valido sostituto all’acqua minerale gasata che insieme a quella naturale è oggi un “must ” oramai scontato alla mensa della nostra società dell’opulenza.

In Francia non è così e al ristorante si usa ancora in alternativa anche oggi l’acqua da rubinetto in caraffa ciò dovuto alle tubazioni che la rendono forse ancora di buon sapore o al fatto che sia poco inquinata chi lo sà,comunque il nome Vichy evoca la guerra passata oltre alle terme e a mio padre non andava a genio e non la voleva in tavola,lo capisco,basta procedere con la lettura del nostro scritto.

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Ho chiuso la puntata precedente lasciando i lettori con l’interrogativo se Moussafir era divenuto per caso musulmano da ebreo che era prima durante o dopo aver imbroccato il tragitto che lo divideva da Parigi a Nizza zona franca che avvenne nel marzo del ’43,e d’altro canto si fossero ben convertiti tutti non avrebbero costituito l’unico caso della storia.

Era un allinearsi coercitivo a fare ciò che si poteva in tempi in cui pur di non essere riconosciuti e salvare la pelle unitamente a quella dei propri cari bisognava arrangiarsi soli già che l’autorità precostituita non dico che se l’era squagliata in fretta lasciando la gente alla mercè dei persecutori il cui accanimento nei confronti delle popolazioni occupate lasciava poche speranze alla loro fantasia ma di certo il caos regnava sovrano tra francesi di Vichy,italiani di non si sa quale bandiera,ed i tedeschi invasori.

Il fatto è che i Moussafir al primo approccio con la polizia dopo che i documenti italiani non gli erano più utili dovettero studiarne un’altra se volevano sopravvivere alle retate che maggiormente colpivano stranieri e fu con una certa fortuna che Jacques il papà avesse con se gli atti di nascita di quando vivevano a Rodi prima dell’occupazione italiana ed erano quindi nati turchi.

Questi documenti ancora scritti in arabo,il cambio al turco moderno avverrà sotto la repubblica di Kemal Ataturk non coprivano l’intera famiglia ma comunque in simili traversie poteva apparire una buona idea essere degli italiani nativi di Rodi e di fede musulmana.

L’importante in questo frangente era di trovare chi non lo dubitasse la circoncisione infatti che è comune alle due fedi,la musulmana come quella ebraica,era per i nazisti considerata segno di appartenenza all’ebraismo.

Gli italiani perseguitati volevano scappare in Francia e quelli francesi in Italia ma com’è che stavano in realtà le cose?

Ora in Italia c’erano già a quei tempi oltre diecimila ebrei stranieri che avevano trovato rifugio in residenze private così come in campi di internamento per gli adulti la maggioranza dei quali era ubicata al centro sud che fu la prima parte del paese liberata dagli anglo americani e si salvarono quasi tutti.

Ma molti ebrei tedeschi,polacchi ed orientali invece vennero ripresi e rispediti ai campi,stessa cosa che successe in Francia coi poveri profughi ebrei alsaziani e di Lorena e tanti altri provenienti da altri paesi europei.

Trasportarono persino in aereo dalla Tunisia 300 ebrei locali sino in Francia da essere spediti in Germania.

Alcuni miei parenti erano ad Alassio sperando di riparare in Francia,e vennero presi e non tornarono mai più.

Nizza resistette sino a settembre del ’43 poi anche qui venne Brunner a fare piazza pulita perchè secondo lui gli italiani avevano ritardato le sue operazioni ferroviarie.

La polizia francese di Vichy non poteva arrestare ebrei francesi ma poteva farlo con quelli stranieri che avevano cercato un rifugio in Francia.

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Due viste di Annot , Alpi dell’Alta Provenza.

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A Nizza i Moussafir,cioè la famiglia composta di quattro persone con in più il nonno paterno Isacco e la moglie Lea aggregatisi al figlio e ai due nipoti, resistono solo pochi mesi in città senza avere la necessità di cercarsi un nuovo rifugio,arriva infatti il 8 di settembre del ’43 e i nostri sovraintendenti scappano tutti per non finire in Germania o dovere aderire alla Repubblica Sociale.

La giornata dei francesi era presa soprattutto dalla ricerca del cibo,code interminabili dinanzi i negozi,si andava in giro in bicicletta,ma non c’erano pericoli veri e propri,qualche allarme aereo ogni tanto,se c’era il coprifuoco c’erano anche i salvacondotti per sgattaiolare fuori di sera,la stagione modana era molto intensa a Parigi con grandi serate all’Opera,e i ristoranti di lusso sempre gremiti,si spendevano cifre enormi perchè il mercato nero rendeva molto,e poi c’erano i collegamenti clandestini con la Resistenza,e lo spavento,quando qualcuno mancava  all’appuntamento poteva voler dire che era stato arrestato.

La Francia era un paese molto rurale, ed a Parigi il cibo non mancava,il nucleo famigliare pareva meno disgregato che non da altre parti.

C’era un certo gusto del vivere che i giovani di oggi forse non hanno conservato perchè la famiglia non è più la stessa per la rapida industrializzazione avuta negli anni di De Gaulle quando anche la urbanizzazione è cambiata totalmente.

I Tedeschi occupano dunque anche Nizza la città che gli italiani hanno lasciato al diffondersi la notizia dell’armistizio con gli Alleati e pensate dunque a come puoi nutrirti quando hai in mano in Francia un passaporto italiano che è divenuto ora nemico dei tedeschi.

Non solo,c’è anche il rischio che il bottegaio che non ti conosce veda in te caratteri semiti e che possa spaventarti a morte,che so,per il naso,il colorito,gli occhi scuri,il colore dei capelli, sono momenti nei quali devi stare ben attento a chi ti rivolgi e dell’argomento di cui parli.

La festa arriverà a fine conflitto,ma per il momento sei uno che ha lasciato casa sua e qualcuno può chiederti di dove vieni,dove abiti,come ci sei arrivato,perchè sei sfollato proprio lì e secondo quanto capisce riferire anche ingenuamente fatti tuoi a chi ingenuo invece non lo è e possa essere tentato di saperne di più e venderti alla polizia per un gruzzoletto.

Sono momenti nei quali gli amici sono più che rari e se ti vedono troppo silenzioso o in disparte i sospetti aumentano e allora che si fa?

Allora tanto vale trovare qualcuno cui dire la verità e sperare in un aiuto.

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Si incontrano con una coppia anch’essa ebrea,i Darmon,che gli parlano di un piccolo villaggio di nome Annot sulle Alpi di Provenza,un migliaio di abitanti,dove uno sconosciuto è guardato con sospetto di per sè  già per l’ambiente e immaginate quindi una famiglia composta di sei persone di cui gli anziani col colorito ben mediterraneo si presentano all’unico hotel dove molti paesani passano il tempo a farsi un bicchiere e interrogarsi sulle facce nuove che arrivano.

Prendono alloggio all’Hotel Grac dove si incontrano con un agente,Andrè Martin della Gendarmerie,il quale si presenta per avere informazioni e controllare i documenti.

Papà Jacques prudentemente presenta i vecchi papiers turchi scritti ancora in caratteri arabi di quando era nato,sotto l’Impero Ottomano ma nel frattempo sottovoce deve confessare all’agente la verità,che sono tutti ebrei.

Il gendarme Martin comprende la situazione,ha in mano un pezzo di carta che lo giustificherà,e li fa divenire tutti francesi di origine e confessione musulmana con tanto di marche da bollo e timbri.

In realtà l’unico francese era il mio amico Jean che nato a Parigi ne 1926 lo era diventato nel 1938.

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Sapete la storia di Angelo Donati?

http://www.comune.modena.it/salastampa/comunicati-stampa/2015/2/il-modenese-che-salvo-2.500-ebrei-incontro-su-angelo-donati

http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Donati

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Grazie…Merci…Thank You …Gracias..

alla prossima puntata…

gendarme martin…4a puntata

 

Lartigue

Jacques Henri Lartigue 1925 -Tempesta su Nizza

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Henri Matisse 1919 -Tempesta a Nizza

Mentre tranquillo me ne andavo con i miei pensieri mettendo per scritto quanto ci riesco ecco che da Parigi si fa vivo Moussafir che protesta dicendomi…”  Torres…ti ho dato l’idea di un giorno di festa che abbiamo celebrato tra amici ”… “di come abbiamo salutato un giusto, il gendarme Andrè Martin che ci ha salvati tutti in famiglia e tu mi vieni fuori con il resoconto delle disgrazie francesi che fanno intristire anche il mio vicinato.”

“Non è così che volevo la mia testimonianza,questo è un foglio che servirà forse a fare sapere degli scomparsi in quel turbine di guerra,di coloro che non se la sono cavata,dei sommersi,io sono vivo e contento di esserne venuto fuori.”

Et moi…che ti posso rispondere?…

Lo so che i francesi sono dei nazionalisti e che la spuntano sempre anche quando perdono ma se voi siete arrivati a dover nascondervi poteva toccare anche a voi che vi imbarcassero su di un treno diretto alla vostra ultima destinazione e se la strada cammin facendo si è fatta più triste di quanto anch’io sapessi me ne spiace ma non è colpa mia.

I lettori si saranno già detti tra di loro che mi sono perso per strada accompagnando la famiglia Moussafir che con dei documenti italiani da Parigi si è trasferita a Nizza sperando di potere passare la frontiera ed entrare in Italia per salvarsi.

In realtà scrivo quando mi viene l’estro e identico come a voi può capitare in un ristorante se vi cucinano un piatto così da farsi sui due piedi e dovete attendere un momento prima di essere serviti.

Però non vi ho lasciati soli,infatti dall’ultima puntata pubblicata sino ad oggi,ho inserito altri tipi di articoli che qualcosa hanno a che vedere con la morale della stessa storia.

Anche la pittura (degenerata) della Nuova Oggettività del periodo della Repubblica di Weimar.

A me pare che ci sia stata della grande malafede nel giudicare gli ebrei in tutta Europa iniziando con lo stravolgere l’ama il prossimo tuo… sino ad arrivare a coprire dopo la liberazione la fuga di noti persecutori per non chiamarli delinquenti che sono stati condonati da un’amnistia non invocata dai perseguitati,creando quindi un caso giudiziario che non si è mai chiuso e neppure ha fatto scuola.

Quanto sto scrivendo è cronaca e se mi scappa di esprimere un qualche giudizio è perchè hanno pestato i calli a chi non poteva reagire che è una cosa che non ritengo civile ma che succede purtroppo tutti i giorni.

Per spiegarmi meglio utilizzo il testo di Biagi che era un esperto in interviste e ne traggo gli elementi che mi possano servire del tipo di quanto esce dalla bocca di De Gaulle il quale nei suoi anni buoni ha potuto assaggiare la malafede della stampa e non ne fa mistero.

Eppure per essere obbiettivi dovremmo anche sapere e vedere il contesto in cui l’ha detto perchè un’altra persona nello stesso libro citando giornalisti ed intellettuali afferma che devono rispondere dei principi che sostengono e affrontare le loro responsabilità,ma senza arrivare ad essere puniti con la morte come invece successe a fine conflitto quando nello stesso periodo,quello dell’occupazione nazista,in Francia c’era gente che con la borsa nera aveva fatto i miliardi e altri che avevano compiuto azioni abominevoli e non pagarono un bel nulla.

E non riportano la bilancia in equilibrio i singoli episodi di eroismo come quello del Gendarme Martin anche se fanno tirare un sospiro di sollievo lasciando alla gente la speranza nell’avvenire del genere umano.

Ma nelle trincee della Grande Guerra del 14-18 dove serviva la carne da macello non leggo mai di recriminazioni a carattere religioso ne di alcuna fraternità o solidarietà ebraica per non dire commistione tra gli opposti schieramenti sino a quando non spuntò Hitler a dire che la guerra era stata persa a causa degli Ebrei.

Eppure un soldato tedesco (ebreo) quando prendeva la mira e sparava non si domandava se il nemico francese dall’altra parte fosse del suo stesso colore religioso o meno.

E viceversa uguale facevano tutti gli altri.

L’ebraismo non era un partito come quello dell’Internazionale socialista nel cui nome a Natale ti usciva una tregua… per farsi un bicchierino tra nemici fuori dalle trincee.

Un altro signore che si descrive come di destra ma non antisemita ammette dinanzi a Biagi che esisteva un problema ebraico non solo in Francia ma in tutta Europa e qui ci perderemmo in strada per davvero se lo volessimo affrontare con la serietà del caso.

Quello che denuncia è umano sotto a certi aspetti e disumano per altri, cioè che rimprovera a Hitler di essersela presa e di avere rastrellato sistematicamente dei poveri disgraziati,dei sarti,dei pellicciai,dei mercanti,degli impiegati che erano del tutto inoffensivi,mentre invece ha lasciato in pace i grossi israeliti perchè gli erano utili economicamente.Questo non lo posso giurare come vero,ma lo trovo scritto.

“Non bisogna che una nazione viva con l’impressione di essere governata da una minoranza”…in questo caso ebraica,appare dalle sue parole,ma una vita è una vita comunque ne sia il reddito aggiungo io e favorire il ricco rispetto al povero è un fatto che ha avuto secoli di tempo e di mala-interpretazione della stampa per arrivare a formarsi nell’opinione pubblica.

E prosegue che l’80 % degli impiegati di banca erano ebrei in Germania,il 60% degli studi di avvocato,la metà di quelli medici ma i capi sono capi dappertutto mi vien voglia di ribattergli e guardano ai risultati ed al proprio costo,non alla fede religiosa o è solo una novità da oggi?

Dove erano dunque finiti i connazionali non correligionari che non ricoprivano questi impieghi e perchè mai facevano altre attività?

Perchè non avevano la paglia ne lo stimolo a progredire potrebbe essere la risposta,e d’altro canto colui che è stato emarginato per tanto tempo quando ottiene la libertà ci dà dentro per recuperare e mettersi alla pari con gli altri come anche volere superarli.

Oggi a me e domani a te in senso buono,tutti dobbiamo avere la possibilità di esprimerci e di fare fortuna se si può.

Direi che è una legge umana.

Poi ognuno ne trarrà le proprie conclusioni … se ne valeva la pena…

Non esistendo ancora uno stato ebraico nessuno si vedeva come membro di una nazionalità straniera,e però erano ebrei di religione e discendenti esiliati di un popolo disperso,una nazione assimilata agli altri secondo un passaporto ed una carta di identità.

Moltissimi erano laici soprattutto nell’Europa evoluta,quella centrale e meridionale e non legati tra di loro da un bel nulla.

E in guerra si comportavano da soldati come il resto dei cittadini francesi,tedeschi,inglesi,italiani,austriaci e russi.

Un ebreo francese non aveva forse la minima idea di come vivesse o fosse fatto un ebreo lituano.Non li univa un bel nulla e se mai si fossero incontrati avrebbero avuto delle difficoltà a capirsi,figurati ad aiutarsi,dell’argomento basta introdursi in certi paragrafi dei libri di Primo Levi quando si trovava ad Auschwitz che si espresse in latino per scambiare due parole con altri ebrei imprigionati.

Non parliamo poi di cose della liturgia,è sufficiente avere letto di come lo zio Oreste ebreo torinese frequentasse la sua chiesa.

Nulla traspare al riguardo,perchè era un liberale laico ed aperto alla comprensione senza bigottismi.

La congiura ebraica non poteva esistere in quelle condizioni per il semplice fatto che tra ebrei era non diverso che tra non ebrei.

Uno ti era simpatico o antipatico per la bella faccia che aveva,e altrettanto ti voleva bene o male o era bello o era brutto come succede al confrontarsi in tutte le comunità umane sia ben attraverso le chiacchiere di una città,di un paese o di un villaggio come idem con patate nel mondo degli affari.

C’era l’ebreo che pagava come quello che lasciava debiti,ed il modo di fare affari insieme il giorno che uscirono dai ghetti era lo stesso di come succede in giro per il mondo tra aziende e se mai uno ti tirava fuori un “ahh…lei è un ebreo?…piacere ma non lo sapevo”…non è che comunque ti regalasse la roba solo perchè entrambi avevano il prepuzio circonciso.

E’ piuttosto più facile il contrario come accadde ed accade che la gente non compera da uno perchè gli da fastidio vedere che ha successo ed è un forestiero.

In realtà la solidarietà ebraica come tutte quelle del mondo salta fuori nei momenti di tsunami,di discriminazione e di necessità.

Credo per sentito dire che ai tempi della grande emigrazione dei primi novecento verso gli USA,tra italiani ci si domandasse perchè gli americani non gli affittavano certi appartamenti o case non diversamente da come lo si farebbe da noi oggi nei confronti degli africani o chi preferite se non ci fossero le leggi a mitigare determinati pre-concetti.

O quando li si impicca con tariffe… fatte su misura.

Chiaro,è più facile coglionare uno straniero inesperto di cose di casa tua che non un compaesano,ma questi sono fatti che succedono dappertutto.

L’ignoranza non è contemplata nel mondo degli affari senza prenderselo in quel posto.

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Ma non è esclusiva solo del mondo degli affari…

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Mio padre si chiamava Torres Mario nel 1935 era in Africa Orientale

e partì volontario per un ideale…

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 Nel giugno del 1943 pareva più magro…e meno allegro,

c’era la guerra

ma forse contribuiva anche la paura di portare il cognome di un altro…

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Se Moussafir divenne musulmano nel 1943…grazie ai documenti dell’Impero Ottomano per essere di Rodi

il padre di mio padre…mio nonno

era divenuto cristiano già da morto per affrontare le nuove esigenze dei suoi familiari nel 1940…

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Moussafir diventa Musulmano?

lo spiegheremo alla prossima puntata.

Grazie–Merci–Thank You–Gracias

gendarme martin…terza puntata

aprile 29, 2015 Lascia un commento

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Monsieur Jean ritratto da Jean Modeste

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I Moussafir erano originari di Rodi ed ora inizio a raccontarvene un pezzo della storia di quel travagliato periodo che va da fine ottocento sino alla liberazione nel ’45.

Ma devo intercalare con i fatti che successero anche ai loro correligionari che si trovavano in Francia nello stesso periodo più o meno.

Il padre del mio amico Jean era del 1897 e nato quindi quando governavano ancora i Turchi nel Dodecanneso,sua mamma era del 1903 e ciò mi fa ricordare mio padre che era del 1907,uno direbbe di avere avuto un nonno come padre ma a me è andata bene anche così.Lo conto perchè Jean con dei genitori più o meno dell’epoca di mio padre e dei miei zii ha oggi circa 89 anni mentre io solo 68.

Lui questa volta è nonno,io ancora ragazzino.Similitudini tra noi ce ne sono tante ed ecco una buona ragione per essere amici nonostante la differenza d’anni.

Jacques suo papà,a quindici anni fu mandato dai genitori a Parigi l’anno in cui ci fu il cambio di sovranità su Rodi,nel 1912,a scuola presso l’Alleanza Israelita Universale che era un’istituzione creata nel 1870 da degli ebrei francesi per diffondere la lingua e la cultura francese nel Mediterraneo.

Rientrato a casa nel 1916 divenne insegnante di francese,ma forse dopo avere respirato l’aria di Parigi finì che Rodi gli andasse un poco stretta ed alla fine della Prima Guerra Mondiale decise di rientrare in Francia dove c’erano maggiori possibilità.

Fu una scelta che gli salvò la vita se considerate quanto poi successe a Rodi agli ebrei ivi residenti.

Arrivò a Parigi nel 1921 dove trovò in seguito anche moglie.

Mathilde Notrica,la mamma di Jean,era infatti anch’essa originaria di Rodi e pure lei a 16 anni era andata in Francia per studiare,nel 1919,presso il Liceo Victor Duruy di Versailles e dopo essere rientrata a Rodi terminati gli studi si incontrò con Jacques Moussafir con cui si sposò nel 1925 a Parigi.

Questo per fare un po’ di genealogia.

In breve al momento delle disgrazie della Francia erano già residenti da quindici anni mal contati ma restavano cittadini italiani per il fatto che Rodi era stata occupata ed annessa da noialtri.

Dei due figli avuti,Jean che è nato nel 1926 divenne cittadino francese nel 1938 ed il minore Claude che era del 1928,divenne francese solo nel ’46 unitamente ai propri genitori.

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A Parigi i vincitori prendono il sole e si fanno un Pernod sui boulevards ma sulle vetrine di certi ristoranti si inizia col mettere il cartello che “gli ebrei non sono ammessi” e quando inizi a seminare zizzania tra concittadini per venirne fuori solo tu credo che alla fine il tutto ti si girerà poi contro  e che finirà come è finita,cioè che perdi il consenso con tutte le conseguenze del caso compresa la sconfitta (dei tedeschi).

A nessuno piaceva andare in guerra tra i francesi,molti temevano che sarebbe stata una guerra lunga come quella del ’14 e non una corta come quella di Napoleone III sconfitto a Sedan nel 1870,in realtà questa guerra non assomigliò ne all’ una ne all’altra,pareva meglio che finisse con un armistizio,forse anche a Hitler,ma gli inglesi non la pensavano uguale e che cosa fai quando hai un milione di disoccupati e due milioni di prigionieri?

Li mandi in Germania a lavorare ma le condizioni le detta il vincitore e non pare che i tedeschi primeggiassero in generosità.

Ne ieri ne oggi.

Sono cattivo?

Forse,ma se guardate ai quadri del pittore fuoruscito George Grosz vi farete un’idea di cosa sia capitato in Germania nell’intervallo compreso tra le due guerre.

Grosz,George Interrogation

George Grosz + Interrogatorio 

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La marcia della civiltà 1936…dello stesso autore

Non sarà totalmente obbiettivo,per carità,ma il suo pennello fu una macchina fotografica dei tempi.

La Francia occupata a nord e sulla costa atlantica iniziò già a fine del 1940, e poi seguirono anche con Vichy a emettere ordini di persecuzione nei confronti degli ebrei.

Pare anche che certe leggi fossero peggiori di quelle che i tedeschi utilizzavano a casa loro per il solito principio che l’allievo deve distinguersi dinanzi al capo,si cominciò con la proibizione di fare certe professioni sino a passare a delle vere spoliazioni nei confronti di personaggi singoli per arrivare poi alle retate del ’41 quando già erano pronti i campi di internamento per raccoglierli e che divennero poi luogo di transito nel marzo del ’42 quando partì il primo convoglio destinato ad Auschwitz.

Ti davano due ore e via,fuori di casa, lasciando però dentro ogni cosa di cui si occupavano poi i poliziotti francesi e quelli tedeschi,e se le autorità francesi protestavano per qualche brutalità gli si rispondeva che era per stare dentro agli orari dell’ arresto.

Tra le due guerre la popolazione ebraica in Francia che era di circa 140mila persone si era ingrossata notevolmente con molti espatriati tedeschi,olandesi,cechi,austriaci ed altro che ivi avevano cercato rifugio.

Si dice fossero oramai sui 330-340mila che potevano contare in parte anche su aiuti locali di iniziativa personale,non per nulla nell’elenco dei giusti che hanno salvato degli ebrei la Francia è al terzo posto in Europa.

Ma altri aiuti invece di tipo comunitario delle associazioni ebraiche furono un espediente delinquenziale adottato inconsapevolmente dalle società di mutuo soccorso ebraiche che i nazisti e più precisamente Alois Brunner già proveniente da Vienna avevano imposto per scoprire chi fosse ebreo tra coloro che si rivolgevano agli aiuti e dove fosse residente.

Praticamente era un autodenunciarsi quando i quaderni cadevano nelle mani degli assassini.

Brunner scappato a fine conflitto andò a vivere in Siria dove dopo essere stato rintracciato,un giorno, ricevette due pacchi bomba anonimi che gli esplosero in faccia ma nonostante ciò pare sia morto se pur mezzo cieco e storpio nel suo letto.

Era stato il braccio destro di Eichmann e forse anche la mente in certi casi,e pure un volgare assassino per come sparò personalmente ad un anziano banchiere ebreo alla stazione di Vienna.

Il giudizio finale non è nostro compito.

Le persone raccolte in casa e istradate verso i campi di internamento produssero le prime morti tra i più inermi,i più piccoli e i più anziani per mancanza di cure e di assistenza,e partirono per la Germania e la Polonia circa 75-80mila persone che quasi tutte trovarono la morte in vari campi di sterminio.

Abbiamo parlato di fine ’40-41 per l’arresto, e del ’42 per i trasporti verso un Auschwitz che girava già a pieno regime.

Come abbiano reagito i cittadini francesi dinanzi a queste retate non sappiamo,di curiosi non ne mancano mai di solito quando si fanno assembramenti,ma dinanzi alle armi tedesche non successe come a Milano quando Renzo Tramaglino sfuggì al notaio ed ai poliziotti dopo la rivolta del pane aiutato dalla folla,quando venne prelevato all’osteria dove aveva dormito.(Cit.I Promessi Sposi A.Manzoni)

Nessuno fischiò per dileggiare i tedeschi durante queste operazioni,nessuno spintonò.

”Portano via gli ebrei” e basta.

Non si vide nessuna solidarietà in generale perchè la gente era stata addormentata dalla stampa che era ormai nelle mani ben sicure degli occupanti.

Non ho risposte da dare su questo argomento,anzi in molti casi ci fu pure delazione per ricevere quattro soldi sudici contro un oppositore che si nascondeva.

La famiglia Moussafir mentre era a Parigi se la cavava con dei documenti italiani consegnatigli dal nostro consolato quali cittadini di nazionalità italiana ma ciò durò sino al marzo del ’43 quando iniziarono le avvisaglie delle frizioni italo-tedesche.

Tranquillità relativa mi scrive Jean Moussafir.

Poi i genitori coi due piccoli,uno di 17 anni e l’altro di 15,ed i nonni paterni vista l’impossibilità del nostro consolato di proteggerli,muniti di documenti italiani come salvacondotto decisero di lasciare Parigi in direzione di Nizza sperando di passare la frontiera ed entrare in Italia.

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Grazie Merci Thank You Gracias

e

Alla prossima puntata. 

gendarme martin…2a puntata

aprile 28, 2015 Lascia un commento

 Rhodes_harbouril porto di Rodi

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Se andiamo indietro un po’ nel tempo vediamo che l’isola di Rodi così come le altre del Dodecanneso divennero italiane nel 1912,le occupammo per vedere di affrettare la resa della Libia che anch’essa faceva parte dell’Impero Ottomano.

Uno dei simboli di Rodi sono le rose,ma furono più le spine che non altro che toccarono in sorte ai civili ed agli ebrei residenti nel Dodecanneso,circa 1800, dei quali dopo la guerra tornarono vivi 150 che si trovarono pure le case occupate dai greci locali.

Non era stato previsto che potessero cavarsela dai campi nazisti di Polonia.

La lotta per la sopravvivenza porta l’uomo dinanzi a delle scelte,c’è chi prende una via e chi un’altra e prima di vedere nell’altro un eventuale concorrente per sfamarsi c’è chi pensa che si può anche fare a metà di un pasto non abbondante.

Ma dato che ognuno la pensa a modo proprio non sono mancate le sorprese che sicuramente continueranno visto l’andazzo di oggigiorno che non presenta grandi novità rispetto al passato.

Per chi è stato a Rodi nei tempi andati non sarà sfuggito di come alcuni residenti greci li abbiano accolti col classico..”italiani e greci…una razza una faccia” che è quanto suonò anche alle mie orecchie e non conoscendone l’origine un anziano signore mi confermò che era uno di quegli slogan del Duce utilizzato quando si sentì pronto a metterlo in quel posto ai suoi omonimi di faccia…in questo caso i greci che piuttosto invece ci suonarono a tal punto da far intervenire i soliti rinforzi tedeschi in nostro aiuto i quali una volta occupata una nazione ne facevano tabula rasa.

Ovvero appare di come la nostra sfortunata campagna di Grecia abbia creato solo dei problemi che si potevano evitare se avessimo vinto o ben da soli o non ci fossimo imbarcati in imprese più grandi di noialtri.

Il conto presentato dalla solidarietà nazista alle nostre disgrazie sul campo di battaglia costò la vita a un sacco di gente compresi gli oltre 50mila ebrei greci e limitrofi che sotto ad un governo italiano non avrebbero patito quello che invece gli toccò in sorte: anche il campo di sterminio col biglietto ferroviario pagato anticipato come aveva richiesto Brunner,il nazista incaricato.

Infatti gli italiani bisogna ammetterlo che erano persone più propense all’accoglienza ed all’ospitalità verso gli stranieri che non altro e ciò senza riguardo alle tante leggi che ce lo avrebbero impedito almeno sulla carta.

Ma se vai con una cattiva compagnia e te lo porti dietro non sai in anticipo quello che che ti potrà combinare.

Temo che anche i nostri rovesci bellici nei Balcani non siano stati di conforto per la popolazione locale che si vide invasa da dei nazisti col dente avvelenato per quanto succedeva già sul fronte russo dove erano battaglie una più cruenta dell’altra e Hitler si vedeva costretto a disperdere le proprie forze in mille angoli in nostro soccorso invece di potersi concentrare su di un unico fronte.

Beh,in un certo senso siamo stati utili a fare perdere la guerra anche al nostro alleato,ma non c’è scritto sui libri di scuola e non abbiatevene con me.

La popolazione civile e gli ebrei non ci sono però riconoscenti ed hanno nuovamente ragione.

A calare le braghe per dare spazio ad un criminale metti sempre qualcuno nelle canne,e qui torniamo nuovamente in Francia ed ai perseguitati perchè secondo l’armistizio italo-francese del giugno del ’40 parte della Costa Azzurra e Nizza erano dipendenti dalle autorità italiane e lo furono sino al 8 di settembre del ’43 e molti fuorusciti di Vichy venivano da noi cercando aiuto che in una qualche maniera potevano ottenere.

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Inseriamo questo articolo per vostra conoscenza:

Storie – Sami Modiano e la deportazione da Rodi

Nella storia della deportazione italiana c’è anche il capitolo di Rodi, l’isola delle rose, passata all’Italia nel 1912, dove all’epoca vivevano insieme, pacificamente, ebrei, musulmani e cristiani.

Anche in questo paradiso le leggi razziali fasciste del 1938 cambiarono la vita della comunità ebraica, stanziata nell’isola dal XVI secolo, ad esempio con la brutale espulsione dei ragazzi ebrei dalle scuole.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Rodi passò sotto il controllo tedesco. Il 18 luglio 1944 i nazisti, con il pretesto di un controllo dei documenti, arrestarono i capifamiglia della comunità e il giorno dopo, come ha raccontato Sami Modiano nel bell’articolo realizzato da Umberto Gentiloni su La Stampa, «chiesero a tutti i familiari di fare un fagotto con i beni di prima necessità: cibo, vestiti e oggetti di valore.

Cercavano soprattutto oro. In silenzio andammo anche noi verso la caserma, mio padre Giacobbe era già lì. Restammo chiusi per alcuni giorni».

All’alba del 23 luglio 1944 ebbe inizio il lungo viaggio verso Auschwitz. Al porto circa duemila persone vennero stipate su alcune chiatte adibite al trasporto di animali. Una prima sosta all’isola di Kos per imbarcare altri nuclei familiari arrestati, poi rotta verso il Pireo.

Ad Atene il trasferimento su un treno e la partenza per la Polonia, dove giunsero quasi un mese dopo, il 16 agosto. «All’improvviso la nostra adolescenza era finita del tutto», ha detto Modiano.

«Già nel 1938 ero stato espulso dalla scuola italiana in seguito all’applicazione delle leggi razziali di Mussolini. Avevo un maestro bravissimo, lo ricordo ancora con nostalgia. Il viaggio fu davvero una marcia di avvicinamento verso l’inferno. Il caldo, gli odori, i bisogni e i primi cadaveri gettati in mare».


Il 23 luglio scorso, proprio a Rodi, sessantasette anni dopo quella tragica alba, Modiano ha incontrato uno degli altri pochi sopravvissuti (31 uomini e 120 donne) alla deportazione, Moshe Cohen, venuto come lui nell’isola a celebrare l’anniversario. Non si vedevano dal 1945, data del loro ultimo incontro a Roma. Modiano, dopo alcuni anni trascorsi nel Congo belga, vive oggi tra Rodi e Ostia; Cohen aveva lasciato l’Italia per combattere volontario contro gli inglesi in Medio Oriente, e dopo un periodo in Israele si è trasferito in California. Si sono riconosciuti dal braccio tatuato a Birkenau. Un lungo abbraccio e tanta commozione.

La stele di granito nella piazza Martiron Evreon (dei martiri ebrei), scrive Gentiloni su La Stampa, recita in sei lingue «Alla memoria eterna dei 1604 ebrei di Rodi e Kos sterminati nei campi di concentramento nazisti. 23 luglio 1944».

L’antica sinagoga è lì vicino, ma oggi la comunità ebraica dell’isola, distrutta dai nazisti, non raggiunge le trenta unità. Modiano ha deposto un sasso in memoria della sua famiglia e di tutti gli altri: «Sono tornato vivo da quell’orrore per tutti loro, per poter raccontare a chi è venuto dopo o non credeva, per non disperdere la loro voce e la loro memoria».


Mario Avagliano
twitter @MarioAvagliano

http://moked.it/blog/2012/07/24/storie-sami-modiano-e-la-deportazione-da-rodi/

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Grazie… merci… thank you… ed alla prossima puntata!

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