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169 giorni di vacanza…22a puntata

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Pekino nelle antiche stampe

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Da Shanghai lo zio Oreste si è spostato in treno a Pekino (Beijing) e di qui a Shenyang (Mukden) che nel ’34 era occupata dai giapponesi.

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I Giapponesi sono gentilissimi e non dicono mai di no. Questa è l’impressione ricavata apparentemente da quel paio di volte più o meno che sono stato a casa loro per affari.

In realtà lo fanno solo per non offendervi,il che NON vuole dire affatto che questo no mancato del loro dizionario equivalga a dire un sì.

Tutt’altro.

Tu prova a chiedere e se loro non sono d’accordo vedrai che ti fanno un bel sorriso,sussurrano qualcosa facendo le moine in quella lingua che uno non capisce e poi si piegano in un inchino e bell’e muti… o giù di lì…ti guardano dritto negli occhi in attesa della tua reazione.

L’inchino anch’esso è un proforma che non vale nulla,salvo l’apparenza.

Alla fine dovrai stufarti per primo, perché a meno che tu non li prenda a botte col rischio implicito però anche di prenderle,non ne caverai un bel niente.

Sono degli “zucconi testardi” come i tedeschi…ma non diteglielo che così ve li presento io.

E’ solo un’opinione ovvio,lo zio Oreste che non aveva nulla da trattare per questioni di lavoro ed è al primo contatto ne ammira il senso dell’ordine e dell’efficienza.

Non li ha mai visti ciucchi in un bar… per esempio,il che non significa che non ci siano anche dei giapponesi molto simpatici e pure disponibili.Anche quando succeda di trovarsi in lista d’attesa per un volo interno e tu veda come con un sorriso cedano il loro posto a te che sei straniero,ma questo succedeva tanti anni fa e forse non solo la gioventù è cambiata anche da loro nel frattempo.

La storia comunque dà ragione allo zio Oreste sulle discordie dell’Europa che perdurano tutt’oggi e sul fatto che in Asia ci siano stati molti miracoli economici.

Ad un costo però che non stimiamo inferiore di quello europeo.

Fatto di guerre,morti,genocidi,corruzione.

Sono le prime parole che mi vengono alla mente.(ndr)

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imagesYNI12FYZIl Palazzo Imperiale e “la città proibita” dentro Pekino

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Carissimi,

Inizio la presente sabato 17 di Marzo alle ore 10 di mattina sul treno che ci porta da Pekino a Mukden ( l’attuale Shenyang ) : nel programma era detto che si sarebbe andati per mare da Tientsin,ma il mare di questi giorni è poco ospitale ed allora abbiamo tutti d’accordo preferito il treno,il quale ci ha presi a Pekino ieri sera alle 8 e ci depositerà stassera alla stessa ora a Mukden.

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Siamo stati a Pekino tre giorni: ciò che ho scritto in una delle mie precedenti per Canton si dovrebbe ripetere per Pekino,sporcizia,miseria,disordine e l’impressione che tutto sta crollando.C’è un milione di abitanti,cinquantamila rickshaw ( a Shanghai ce n’era il doppio ) ma pare una città uscita da un cataclisma.Si vedono ancora i resti palpitanti di una recente ricchezza imperiale e tutto in giro non ci sono che brandelli di carne umana e di edifici,il tutto guardato a vista da soldati di tutte le nazioni,Italia compresa.

C’è della roba molto interessante da vedere e in un museo sistemato in una parte del Palazzo Imperiale d’inverno abbiamo potuto ammirare dei pregevolissimi oggetti,come lacche,paraventi,vasi,ninnoli in giada,cristalli,porcellane maioliche,oggetti in oro e argento (fra cui due crani umani trasformati in coppe da bere con ricchissime montature in oro massiccio) tutta roba di altissimo valore artistico,ma che sono nulla in confronto di ciò che è emigrato per metterlo in salvo due anni or sono quando a un certo momento si è temuto che i Giapponesi-dopo bombardato Shanghai- volessero impadronirsi di Pekino:furono riempite e spedite altrove niente di meno che TREDICIMILA casse !

A prescindere poi dagli oggetti d’arte a cui bisogna aggiungere,mobili,avorii e seterie,sono dei tesori d’arte e di buon gusto già i soli palazzi imperiali: ce ne sono due,uno d’inverno e uno per l’estate,occupanti a un’area vastissima e costituenti un assieme di chioschi e di palazzine,a cui si accede per graziose e grandiose scalee di marmo,e separate da cortiletti e giardini bellissimi: ci sono cascate e laghi artificiali,pagode,templi,colossali ornamenti in bronzo,sculture in marmo che sembrano dei pizzi,tutta opera di artisti cinesi.

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le antiche mura che circondavano Pekino nel 1907

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La Cina ha avuto in passato uomini di gran valore e delle grandi teste ed ora è in pieno disfacimento e sarà la sua fortuna se i Giapponesi,che la stanno stringendo da vicino,finiranno per mettere un po’ d’ordine.

Il paese è vastissimo e ne abbiamo percorso una gran parte viaggiando per 48 ore consecutive da Shanghai a Pekino: ma è una desolazione,una campagna sconfinata e polverosa priva affatto di strade e del colore della faccia di questa gente,tutta cosparsa di innumerevoli cumuli che credevo di concime,e che invece sono tombe,perchè qui si seppellisce la gente dove muore.

Ieri-l’ultima giornata passata a Pekino-fu un giorno laborioso : gita alla Gran Muraglia e alle tombe degli imperatori della dinastia dei Ming.

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La Gran Muraglia è un’opera colossale che rimonta a oltre 2100 anni or sono con uno sviluppo di 4500 kilometri orlante in gran parte le creste delle montagne che formavano a quell’epoca il confine tra la Cina e la Mongolia.Naturalmente noi ne vedemmo solo una piccolissima parte,facendo 5 ore di auto e 1/2 di treno fra andata e ritorno: la parte montagnosa io solo l’ho fatta a piedi e tutti gli altri in portantina e il percorso in auto fu un cross-country sui campi e sui letti dei fiumi.Non so come le macchine hanno potuto resistere a simile sforzo e pensavo con raccapriccio alle conseguenze di una possibile “panne”.

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dal raid Pekino -Parigi del 1907

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Ma la grande attrattiva sono state le tombe dei Ming situate in uno sterminato pianoro tutto corcondato da montagne su sette gironi,una cavalcata di innumerevoli punte,groppe,creste e valloni: una cosa che non ho mai visto l’eguale,uno spiazzo perfettamente piano su cui credo di non esagerare dicendo che un MILIONE di soldati possono manovrare COMODAMENTE,a cui si accede per una specie di vialone,nel quale al posto degli alberi ci sono da una parte e dall’altra giganteschi simulacri in pietra raffiguranti alla perfezione elefanti,cammelli,draghi, ecc.

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le tombe dei Ming in 3 foto

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Piante in Cina si può dire che non se ne vedono e dove non c’è montagna è rasa pianura desolata e desolante:il treno corre abbastanza velocemente da Shanghai in su scortato da soldati armatissimi su ogni vettura e guardato lungo la linea e nelle stazioni da moltissima truppa sempre a baionetta innestata.

Ho chiesto la ragione di tanto sfoggio di armati e mi fu spiegato che è per difendere i treni dai non infrequenti assalti dei briganti,a cui il nuovo governo di Nanchino vuole assolutamente mettere fine.Ciò non impedisce che poche sere fa sia stata rapita in pieno cinematografo a Pekino una giovane americana : me l’ha raccontato un diplomatico!

Il ratto naturalmente fu compiuto a scopo di lucro.

Abbiamo trovato a Pekino un gran freddo: non che la temperatura fosse eccessivamente bassa- due o tre gradi sotto zero- ma soffiava una specie di bora gelida,proveniente dal deserto di Gobi,che intirizzisce mani,piedi,orecchie e naso e che solleva nuvole di un polverone sporco di tutto il sudiciume delle strade.Polizia e soldati portano in tali occasioni una maschera che copre naso e bocca: noi non eravamo preparati e ci accontentavamo di abbondanti abluzioni rientrando: speriamo bene!

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Abbiamo valicato un’ora fa in treno il nuovo confine fra la Cina e il recentissimo stato del Manchu-kuò e abbiamo avuto i primi contatti coi Giapponesi per i passaporti e la visita doganale : sono gentilissimi ed i primi soldati che abbiamo visto sono bellissimi  ben vestiti  e con un magnifico portamento.

Con tali soldati e munito di un altissimo spirito militare e del prestigio delle sue tradizioni nobilissime il Giappone procede tranquillamente per la sua strada,realizzando giorno per giorno il suo vasto programma e poco curandosi delle varie conferenze di Ginevra,Washington,Londra et similia: il giorno in cui tutta la Cina sentirà la sua influenza sarà per questo immenso e povero paese una grande fortuna.

Sarà anche una garanzia di sicurezza di poter conservare il maltolto e gli illeciti guadagni per chi ha prosperato sulle sventure del proprio paese e se un giorno dei 400 e più milioni di gialli cinesi il Giappone potrà armarne qualche milione per premere sull’Europa,come ha previsto Guglielmone 34 anni fa, l’Europa discorde potrà intonare il “mea culpa”.

Certo in Asia stanno maturando eventi storici e grandiosi: speriamo di poterne seguire lo svolgimento.

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Imposterò la presente stassera arrivando a Mukden: se e quando vi arriverà non lo so.

Stiamo bene nonostante i nuovi strapazzi e pur avendo cambiato 32 volte di letto in tre mesi!

Affettuosi saluti a tutti da noi due

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Oreste

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Dopo averci provato con le botte in un ‘epoca di nazionalismi esasperati il Giappone ha cambiato tattica ed ha armato ma di macchinari ed industrie tutta l’Asia.Iniziando con la Corea e la Cina.

La pressione la sentiamo eccome qui da noi oggi in Europa,è naturale,come d’altronde prevedeva il Kaiser…Guglielmone il quale però per mettere tutti d’accordo con la forza invece che con la persuasione non andò di certo molto avanti se pensate a Hitler che era solo da pochi mesi al potere quando scrive lo zio Oreste, e di prove non ne aveva ancora date a sufficienza.(ndr)

 

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169 giorni di vacanza…21a puntata.

 

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La Cina dovette aprirsi al mondo occidentale che cercava nuovi sbocchi commerciali attorno al 1845 e Shanghai venne ritenuta la città ideale per la sua posizione geografica.Il Giappone non differentemente fu solo nel 1853 che chiuse con la politica del “sakoku”,l’isolazionismo,per mano dell’ammiraglio Perry che si presentò dinanzi ai porti giapponesi con la flotta nord-americana.

A Shanghai le potenze straniere ebbero notevoli concessioni territoriali tali da formare una città straniera dentro la città cinese,nacque così il soprannome di Parigi dell’Oriente, o di Grande Atene della Cina come anche ben di peggio.Gli stranieri non erano solo visti come imperialisti o colonizzatori,venivano infatti usati anche come alleati dagli imperatori e poi dai vari generali per sedare le rivolte interne.

E ce ne furono da prima di quando iniziò la Repubblica nel 1912 sino all’invasione giapponese di metà degli anni ’30 che unì le forze cinesi nazionaliste con le comuniste contro il nemico comune,per poi ricominciare una guerra civile tra di loro non appena i giapponesi persero la guerra nel 1945.

Dinanzi alla tavolata che pubblichiamo in alto che sarà della seconda metà dell’ottocento…ecco chi troviamo tra i vari commensali: da sinistra verso destra  la Regina Vittoria,il Kaiser suo nipote,lo Tzar altro nipotino alle cui spalle c’è la Francia,quindi ultimo a destra è il samurai giapponese che da buon ultimo arrivato studia la situazione ma si è presentato più armato degli altri convitati perché sa che non può contare su di loro.

Alle spalle vedete il povero Imperatore cinese o un dignitario che alza le mani in segno di resa…con lo sguardo disperato di colui che vede come gli spazzolano via tutto sotto ai baffi e alle unghie…

In realtà non andò proprio così.

Si tratta solo di una stampa satirica.

Ma lo zio Oreste che è a Shanghai anche lui è cascato in una bella trappola, e quando lo toccano nel portafoglio lo tramanda ai posteri per vendetta o giustamente “per conoscenza” come si suol dire,di rimedi a portata di mano infatti non ne ha contro le banche salvo servirsi di 2 o 3 pillole di bicarbonato.

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Cathai Hotel  

Shanghai, Cina                          10 Marzo 1934

Carissimi,

La speranza e il vivissimo desiderio di trovare qui vostri scritti andarono delusi: abbiamo ricevuto solo e per fortuna una lettera di Ida colla data 11 febbraio giunta il 6 corrente,cioè l’indomani del nostro arrivo qui.

DSC05595parenti e amici.meo e sorella.1eccoli con una pernacchia e facendo le boccacce come hanno scritto… agli zii lontani da casa

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Dico per fortuna perché almeno sappiamo che siete tutti vivi e abbastanza bene di salute.Io avevo indicato come giorno di impostazione il 15 febbraio,ma probabilmente i vostri scritti avranno preso un aeroplano successivo a quello di Ida che li avrà portati fino a Singapore o a Saigon,donde la posta viene con vapori impiegando una settimana almeno: ragion per cui se non ricevo niente entro domani vi leggerò poi a Tokyo per dove pregherò mi facciano proseguire la posta e speriamo bene.

Maria sta benissimo ed io non mi lagno perché mi bastano 2 o 3 pillole di bicarbonato al giorno e di quando in quando un po’ di sali di Hunt.

Mi lagno invece e mi faccio molto cattivo sangue per l’affare dei cambi che si risolve in uno strozzinaggio indecente che bisogna subire per forza.

Siamo al punto che se un tale parte dall’Italia con un biglietto da mille lire e va a Tokyo senza spendere neppure un centesimo durante il viaggio e limitandosi solo a ogni tappa a provvedersi della rispettiva valuta,arriverà in Giappone sì e no con 5 lire in tasca delle mille che aveva.

Non per niente nella sola Shanghai ci sono 200 grandi banche,senza contare una quantità di cambiavalute cinesi che hanno lo scagno sulla strada quasi come da noi i lustrascarpe: e i più bei palazzi di Shanghai sono quelli delle banche,di cui alcuni sontuosi e monumentali.Eccovi due casi che mi riguardano personalmente:

1° A Penang vado all’Agenzia della P&O per prendere due passaggi da Penang a Hong Kong: prezzo segnato sul biglietto che mi danno 32 sterline,che io ho in tasca e che tiro fuori.Niente affatto: vogliono essere pagati nella valuta locale (straits dollars) e non c’è ragionamento che tenga.Risultato:ci rimetto lire CENTOQUARANTA.

2° Stamane vado alla Banca Italiana per la Cina accompagnato da un amico e chiedo cento sterline contro corrispondenti “travellers cheques”.Vogliono darmi a intendere che non esiste una sterlina in tutta Shanghai e telefonano-perché io mi impunto-in mia presenza  a varie banche,risultato negativo.

Sono costretto a prendere invece delle cento sterline,1443,60 dollari messicani o di Shanghai,di cui una parte minima mi servirà a pagare domani l’hotel,e il resto dovrò cambiarlo prima di partire domani stesso,convertendolo prima in dollari di Pekino e così successivamente per ognuno dei posti che toccherò via via,lasciando per ognuno varie penne.

E’ una cosa indecente,una vera torre di Babele,creata artificialmente per aumentare l’imbarazzo e il marasma generale: ma se un turista può anche fare a meno di viaggiare come quel famoso capostazione,mi domando che cosa succede nel mondo degli affari! Non può che essere la stasi più completa.E verso questa si cammina a passi da gigante: navi colossali e hotels ancora più colossali che darebbero lavoro a migliaia di persone vuoti o quasi,non si viaggia più e non si spediscono più merci.Il che vuol dire tutto fermo,non più scambi non più modo di guadagnarsi il pane quotidiano per milioni di individui: non se ne esce che con la guerra o con la rivoluzione,entrambe illusorie vie di uscita.

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Shanghai: il Bund la così chiamata passeggiata lungo il fiume Huang-Pu, oggi.

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E qui sentite dire che il Giappone è armatissimo,e attende a piè fermo a CASA PROPRIA l’America e l’Inghilterra nel caso venisse loro l’estro di fargli la guerra: è certo che il Giappone,che già si è preso la Manciuria,cioè un paese grande come tutta l’Europa,può-quando lo voglia-impadronirsi di tutto l’Oriente,ma è furbo e lo farà a piccole tappe se gli riesce e non sarà tanto facile fermarlo,anche se si riuscirà,come si tenta,a far cavare le castagne dal fuoco dalla Russia,la quale credo abbia ancora le ossa che le dolgono per il pestaggio subito una trentina di anni fa.

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Mi accorgo che è ora che parliamo di Shanghai: una magnifica città di circa 4 milioni di abitanti,la 5a per popolazione al mondo dopo New York,Londra,Tokio e Parigi,ricettacolo,come tutte le grandi città,di molti naufraghi.

Ci sono sessantamila russi,giunti qui Dio solo sa in mezzo a quali stenti: ce ne sono di molto intelligenti,uomini e donne,che hanno trovato ottimi impeghi,ma moltissimi vivono alla “Salvatore” e ne vedete rasenti i muri delle case che non chiedono l’elemosina,ma che sono pronti ad accettarla se gliela fate.

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traffico a due ruote formato dai rickshaw

Un movimento straordinario di automobili (non ho visto neppure una Fiat) e di migliaia e migliaia di “rickshaw” regolato a meraviglia da mastodontici indiani fiancheggiati da cinesi: la solita sarabanda di insegne e di festoni e la sera un’illuminazione reclamistica veramente teatrale e di splendido effetto.Magazzeni bellissimi e grandiosi nel centro,e tutta in giro la solita teoria di bottegucce cinesi piene di gente che sta,che va e che viene.

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un vigile urbano “sikh” regola un incrocio a Shanghai negli anni ’30.

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Molti cinema bellissimi,moltissimi dancing notturni (ne abbiamo visto uno solo perché vi fummo invitati, e dove ho sbadigliato per 2 ore e 1/2) il solito intenso via vai sul fiume che scorre a Shanghai che si chiama Huang-Pu,distante 6/7 ore dal mare (al delta dello Yangtze ndr) e sul quale sono ancorate navi da guerra di tutti i paesi e dove vengono pure ad ancorarsi i vapori di tutte le provenienze e di tutti i tonnellaggi.

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oggi

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La temperatura è alquanto fredda e il freddo lo si sente ancor di più perché ha sempre spirato un indiavolato vento gelido dal Nord,sostituito da due giorni da pioggia dirotta.L’Hotel dove abitiamo ha dieci piani,noi abbiamo la camera all’8° e il restaurant è sui tetti: ci difende dal freddo un radiatore con ben 25 elementi.La città ha l’aspetto cosmopolita,ma la popolazione è quasi tutta cinese: si vede affiorare una società cinese che ha l’aspetto assai distinto,che deve avere molti quattrini,una gran voglia di divertirsi,lussuose automobili e una spiccata tendenza a occidentalizzarsi.Ieri sera per esempio ho visto per la prima volta una cinesina scollata nella schiena fino alla cintola,mentre tutte le sue colleghe sono accollatissime fino alle orecchie.

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La popolazione tanto maschile che femminile non ha più l’aspetto mingherlino,ossuto e macilento che ho visto finora altrove,ma ho visto,specie nel popolo, pezzi di giovanottoni rubicondi,come pure dei bambini rosei e donne dalle larghe spalle quadrate,il tutto sul tipo delle nostre vallate di montagna.Lavoratori anche qui magnifici: sono stato tutto un mattino (mentre Maria scorrazzava in rickshaw a fare acquisti e fotografie) a veder scaricare delle navi : bisogna vedere con che destrezza di mosse portano infilati sulle robuste canne di bambù i pesi più inverosimili in due soli uomini,accompagnandosi con una stranissima nenia del genere di quelle che sentiamo nelle chiese ebraiche in cui l’uno solfeggia un mottetto e l’altro risponde.

A proposito di ebrei siamo stati invitati a un Purim-ball che si svolgeva nel più grandioso dancing notturno di Shanghai : non avrei mai creduto che in pieno Estremo Oriente potessi vedere riprodotti così fedelmente tanti Ottolenghi,tanti Fubini,tanti Ovazza,tanti Ghiron,Olivetti,Foa,Treves,Segre,Levi,Sacerdote ecc e tante donne del tipo Levi-Basevi, Jachia-Olivetti,ecc ecc.(lo zio Oreste è pratico del suo ambiente! ndr).

Era una cosa curiosissima,e ad invitarci fu un nostro amico di Anversa che ci fece conoscere colà una signora russa che parlava magnificamente l’italiano sposata ad un americano,tale Rosenfeld.

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Siamo anche stati a visitare quel sobborgo di Shanghai che i Giapponesi hanno bombardato due anni fa appena,mandando all’altro mondo qualcosa come 50.000 cinesi: ricordo che sulle cartine dei nostri giornali pareva che distasse da Shanghai almeno come Rivoli da Torino,invece è Vanchiglia rispetto a Torino.E’ una cosa penosa vedere questo Chapei (è il suo nome) e già si vedono sorgere qua e là case nuove in mezzo a quelle sfondate.

Shanghai deve essere anche una Babilonia politicamente perché c’è una Concessione Inglese: gli inglesi sono i primi europei arrivati qui (dopo l’italiano Marco Polo) e naturalmente sono i padroni della parte più bella e più centrale della città.

Poi vengono i francesi che hanno un territorio enorme,indi i giapponesi: i tedeschi avevano anch’essi qualcosa che dopo la guerra fu loro tolto,gli italiani – si capisce- hanno nulla. Ma mi dicevano i nostri aviatori che godiamo di molte simpatie: intanto nella faraggine di macchine che vanno e vengono da mattina a sera non ho visto una Fiat,e neppure la gorgonzola non l’ho più vista.

Inglesi e francesi inondano la città dei loro prodotti,specialmente whisky,gin,vini e liquori : e gli americani provvedono in larghissima misura a tutto il resto.Anche i giapponesi,mi si dice,stanno a poco a poco riconquistando terreno mentre prima erano boicottati,i Cinesi si svegliano anch’essi e pare che pensino a soppiantare con banche proprie tutte le banche esistenti.

Ieri sera è arrivato il “Conte Verde” con 6 turisti- 2 donne e 4 uomini- che faranno il viaggio in Cina e Giappone con noi.Si parte stassera a 1/2 notte e fra 48 ore di treno saremo a Pekino.

Si parte senza rimpianto perché c’è un tempo orribile e non si può neppure mettere il naso fuori di casa,con tutto ciò siamo invitati a diversi clubs per oggi pomeriggio e per averci ci manderanno a prendere in auto.

A Pekino cominceremo a vedere la vera Cina,perchè quella di Shanghai è una Cina snaturata,a cui le competizioni politiche delle varie grandi potenze hanno tolto molto dei suoi caratteri peculiari e dove l’affluire di un’enorme congerie di affari e di interessi-almeno in passato- ha creato un ambiente cosmopolita che assorbe e assimila poco a poco il mondo cinese.

Fra meno di tre settimane saremo a Tokyo e là conto di trovare abbondanti e buone notizie di Voi tutti: le nostre saranno meno frequenti e abbondanti perché ricominciano le grandi manovre e anche da Tokyo può essere che non scriva molto nel dubbio di arrivare prima noi che non le nostre lettere.

Tanti saluti a tutti quanti parenti e amici da noi due.

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Oreste

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Lo zio Oreste non è uno storico di professione e forse prima di partire non si era documentato più di tanto salvo sugli orari e le coincidenze di navi come treni.Ed era già un bel malloppo.Lo dico per dargli il giusto credito sui fatti riportati.

La bibliografia su Shanghai è enorme nel web riguardo fatti bellici,politici ed economici che a volte sono in contrasto con quanto lo zio scrive.

Anche “I Ragionamenti” di Francesco Carletti  (1573 – 1636) della Einaudi aprono il discorso riguardo le Indie Orientali.

Oltre a Wikipedia noi vi indichiamo quanto segue in basso:

http://online.thatsmags.com/post/stop-the-presses-101-years-of-old-shanghai-news

http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=64

169 giorni di vacanza….20a puntata

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Oggi la Cina non è più il paese che ha visitato lo zio Oreste dove l’amministrazione pubblica presentava lacune sufficienti a permettere ad ogni straniero che facesse la voce grossa di fare il bello ed il cattivo tempo. Lo scrivo con la speranza che tante persone non siano morte invano durante le varie invasioni subite nel tempo da questo popolo,delle quali credo la peggiore fra le recenti sia stata quella giapponese.O così appare secondo i documenti fotografici che ci sono rimasti.

Lo zio Oreste è in vacanza non diversamente da noi oggi che secondo come si cade con le persone che incontriamo, posti,alberghi ed organizzazione si torna a casa o esaltando o criticando anche se il soggiorno è stato breve e limitato e quando,a volte, non si è neppure usciti dal soliti villaggi turistici che sono come una succursale aggiornata della propria riviera dietro l’angolo.

Con cibi e bevande importati secondo i vari gusti nazionali dei frequentatori.

I tempi in cui si è svolto questo diario di viaggio sono piuttosto differenti ed i commenti lasciati dallo zio Oreste sono impressioni e nulla più e vanno presi per quello che sono.Ossia parziali e descritti secondo come si era svegliato quel giorno in cui aveva preso nota delle cose che vedeva…Amèn.

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Siamo sempre alla lettera di sabato 3 marzo 1934

 da bordo della nave “President Grant”

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E veniamo a Canton (che oggi è stata rinonimata Guangzhou): un immenso baraccone da fiera che contiene tre milioni di abitanti di cui 2.950.000 cinesi.Siamo rimasti 10 ore ed ha sempre piovuto rabbiosamente senza interruzione coprendo la città di un velario triste e grigio: credo però che anche col sole Canton avrebbe avuto ugualmente un’aria desolata,tale è lo stato pietoso e di noncuranza in cui la città è ridotta.

Tutte o quasi le strade hanno i portici sotto i quali piove quasi come fuori: non vi dico poi lo stillicidio delle sedicenti case; credevo che- come i portici- fosse una specialità torinese,come ho sempre creduto che a sputare in terra ci fossero soltanto gli italiani e poi gli indiani, e i cinesi invece danno loro dei punti!

Bisogna poi vedere come è ridotto il selciato delle strade e il pavimento dei portici,la Napoli di una volta era una reggia.Un aspetto esteriore di disordine e di grande miseria,una miseria rassegnata però e dignitosa,che non stende mai la mano e non v’infastidisce,che rimane avvolta nei suoi stracci a bordare le strade e case.

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Un faragginoso via vai di gente strana,una moltitudine occupata nei lavori più pazienti,altri dall’aspetto impenetrabile che stanno ore e ore immobili nei negozi colle braccia incrociate e colle mani scambievolmente infilate dentro le maniche,collo sguardo smarrito e non capisci se pensano ai clienti che non vengono o all’immortalità dell’anima.Una successione senza fine di botteghe con un solo grande vano in cui si ricevono amici e clienti e si espone in vendita la mercanzia che si confeziona nello stesso vano: abbondano le botteghe di fuochi artificiali e,cosa curiosissima, molti fra i tipi più caratteristici che trovate per la strada vi pare già di conoscerli: sapete dove li avete visti? nelle vetrine di Giglio-Tos: quelle statuine di avorio con quelle figure stravaganti,quelle barche che sembrano delle case o delle arche di Noè sono riproduzioni esattissime di esseri e di cose esistenti.

A-S5-18-41-87Il fiume Pearl

La cosa più interessante di Canton è un immenso fiume (da Hong Kong a Canton si impiegano 6 ore e 1/2,di cui tre si percorrono su questo fiume e il resto per mare fra due muraglie di isole) sul quale si svolge una buona parte della vita della città.Intanto un milione di persone nasce,vive e muore non in case,ma sulle barche che formicolano ai bordi del fiume gomito a gomito,mentre vanno e vengono zatteroni enormi,vaporetti antidiluviani,teorie infinite di barconi da carico rimorchiati da carcasse a motore: e tutto questo movimento arruffato e faragginoso non ha mai tregua nemmeno sotto il diluvio che abbiamo visto noi.

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l’antica cattedrale francese a Canton

Perché bisogna dirlo il cinese è un lavoratore magnifico,paziente,destro agile e compassato ad un tempo: si starebbe ad osservarlo per delle ore tanto è l’interesse che suscita.

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Lavorano duramente tutte le donne : nelle barche i remi sono sempre mossi dalle donne,e che remi ! sono dei perticoni formati spesso da vari pezzi di legno grossolano legati insieme,e mentre vogano portano il bambino legato dietro sulla schiena : il movimento uniforme del remo fa la funzione della culla che ciondola.Ho visto delle donne spaccare le pietre e ne ho viste una dozzina -tutte donne- portare a braccia delle grosse rotaie di ferro.

Non meno degni di ammirazione sono i cinesi che servono e quelli che cucinano: camerieri e cuochi tutti di primissimo ordine.
Per rifarmi di quella specie di disgusto che mi ha lasciato Canton ho mangiato al ritorno un succulentissimo pranzo di cui vi comunico la minuta perché Alfredo e Ginio possano invidiarmi.Il pranzo l’ho preso a bordo del “Tai Shan” piroscafo anglo-inglese che mi ha portato a Canton e riportato indietro.

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Hong Kong by night anni ’30

L’arrivo a Hong Kong venendo da Macao e da Canton,anche con cattivo tempo,è sempre,specialmente di sera qualche cosa di fiabesco una festa di luci d’ogni colore che dalla sommità della collina-600 metri-scende giù fino al porto,tutte luci scintillanti,di un effetto magico e che si vedono da molto lontano.

La collina pur sprofondando a picco sul mare,e tutta piena di ville e villini e anche di maestosi e sontuosi palazzi e sulla riva del mare si adagia in dolce declivio da una parte la città inglese e cosmopolita e dall’altra la città cinese,ricca di scritte e di festoni luminosi: illuminate con miriadi di lampadine sono le sagome delle case e dei più grandi magazzeni cinesi,i balconi e le finestre e il tutto fa l’effetto di una città costantemente in festa.

I grandi vapori si ormeggiano in porto ma al largo,ed i piccoli-come quello che abbiamo preso noi-vengono fino a riva: quando scendete è una vera sarabanda.Vi prendono di assalto i grooms degli hotels,i venditori di giornali,i conduttori dei taxi,dei rickshaws e dei palanchini,i venditori di ogni genere alimentare,i coolies e facchini.

Nei giorni di pioggia questi ultimi indossano uno strano indumento fatto di una specie di meliga secca : (credo sia rafia) è una specie di lungo soprabito con pellegrina,che non calza bene e che svolazza,di un giallo vivo e che dà,come ben potete immaginare, a queste migliaia di individui un aspetto curiosissimo,specialmente ai conduttori di rickshaw che corrono sempre come cavalli.

In testa poi portano un larghissimo cappello di paglia con un pomolino o rialzo nel centro,che ricorda molto il coperchio di certe pentole o meglio ancora quei piatti di ottone che figurano nelle bande musicali.

A proposito di musica ho visto un funerale cinese : il cadavere è infilzato dentro un enorme tronco d’albero portato orizzontalmente da molti uomini e preceduto da un’orchestrina tipo varietà Maffei o Caffè Romano,anche per le allegre arie che suona.

A Penang invece ho visto un funerale malese,più solenne questo: il corteo era aperto da un centinaio di giovani che si tenevano a braccetto in modo da occupare tutta la strada e che cantavano a squarciagola delle canzoni sul tipo di quelle dei nostri studenti.

Ho visto anche un matrimonio cinese o meglio un corteo nuziale che scambiai per una dimostrazione popolare tale era la quantità di bandiere che sfilavano nel corteo.

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una passeggiata sul piroscafo “President Grant”

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e una cabina

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Domenica 4 Marzo: Riprendo la penna in mano per finire la presente che imposterò domani scendendo da Shanghai.Oggi è una giornata superba,si può dire la prima che abbiamo avuto in tutto il viaggio.Non si balla più e tutti sono fuori mentre ieri non si è visto nessuno.

Domattina verso le 6 si arriverà a Shanghai e per me vuole dire stare in piedi tutta la notte per vedermela venire incontro.

Finalmente troveremo al Cathay Hotel altra posta di cui siamo avidi non solo per le notizie di voi tutti,ma anche per sapere che cosa succede nel mondo.Non ho più letto giornali che qui sono soltanto farciti di notizie sportive e di “reclame” e so soltanto che è morto il Re del Belgio cadendo da un’innocua collina,lui che ha fatto tante belle ascensioni,alcune anche difficili.

Se dura,come spero,questo bel tempo vedremo l’estremo Oriente vestito dei suoi fantastici colori.Shanghai non deve essere gran che interessante ed è per questo che ho ritardato di due giorni sul programma a vostre mani la mia venuta qui.Deve essere soltanto un immenso emporio commerciale ed una delle città più popolose del mondo,con un’intensa e spensierata vita notturna da cui mi terrò lontano il più possibile per ragioni igieniche ed economiche.

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le ragazze di Shanghai

Ve ne scriverò con cognizione di causa fra una settimana prima di lasciarla per Pekino,dove staremo solo per tre giorni,mentre un ingegnere americano mi diceva stamane che avrei fatto meglio a stare tre giorni soli a Shanghai ed una settimana a Pekino: ma la seconda crociera incomincia il 10 corrente da Shanghai ed io devo attendere i miei compagni di viaggio che sono solo otto,fra cui la Contessa Bonacas… di Milano che già conoscemmo e che ritornerà per l’America con noi,se denari e salute ce lo permetteranno.

Vi spero tutti bene ed augurando a tutti- d’ambo le chiese – Buona Pasqua vi abbraccio tutti quanti.

aff.mo

Oreste

P.S. Spedirò a parte il menù cinese tradotto in inglese,nonchè il menù di stamane del Pres.Grant (qui non c’è da invidiarci) colla lista dei passeggeri da Hong Kong in su e qualche notizia più appetitosa delle pietanze per coloro che potrebbero viaggiare e rimangono invece a casa (questo per l’amico Treves).

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edifici in stile coloniale nella vecchia Shanghai

5 Marzo: arrivati a Shanghai bene,abbiamo sentito un freddo da lupi e non abbiamo trovato posta che spero peraltro mi giungerà in settimana.

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169 giorni di vacanza…19a puntata

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costui non è certo lo zio Oreste…

 che non ha mai un momento di tranquillità.

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Divagando…sulle citazioni anteriori dello zio Oreste riguardo il cambio di valuta e le fregature…mi viene da dire che “Patacca” in italiano può suonare così. E’ il termine con il quale venivano indicate diverse monete, in genere grosse, pesanti e di scarso valore. In tali monete, in particolare, la percentuale d’argento della lega che le costituiva era molto bassa, pur in presenza di peso e dimensioni complessive notevoli: in tal modo, la moneta aveva un valore indicato maggiore di quello effettivo. Di qui l’uso in italiano del termine “patacca” per indicare qualcosa che vale meno di quello che sembra.

 

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Un biglietto da cinque “patacas ” di Macao

Il nome “pataca” deriva da una moneta in precedenza molto popolare in Asia, il peso messicano, conosciuto nel portoghese europeo come pataca mexicana. La pataca era anche usata nel Timor portoghese, ora Timor Est, fino al 1957 quando fu sostituita dall’escudo. Tuttavia gli abitanti di Hong Kong e di Macao parlano della pataca come della “moneta portoghese”,probabilmente perché Macao è stata nel passato una colonia portoghese.

La pataca fu introdotta nel 1894 come unità di conto. Era inizialmente equivalente al peso messicano, al dollaro spagnolo ed al dollaro di Hong Kong. Il Banco Nacional Ultramarino iniziò ad emettere banconote nel 1906.

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imagespresident grantil “President Grant” da un’antica cartolina

di quando faceva servizio tra Hong Kong-Shanghai e gli USA

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American Mail Line                                        Sabato 3 Marzo 1934 ore 15

Japan-China-Philippines Round The World                                  da bordo del President Grant

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Carissimi,

siamo partiti ieri sera a 1/2 notte da Hong Kong ed ora stiamo navigando in pieno mar della China con una giornata grigia come furono tutte le precedenti da un mese in qua : il mare è così così,e Maria ha potuto scendere a colazione coll’aiuto dell’infallibile “Vasano” ed ora si è sdraiata a letto.Stiamo peraltro bene entrambi e solo sentiamo l’avanzarsi dell’inverno che per voi sta per finire: a Hong Kong infatti avevamo freddo in questi ultimi giorni e più ne avremo d’ora innanzi.Per fortuna troveremo gli alberghi e i restaurants riscaldati da Shanghai in su,come pure è riscaldato questo vapore americano pieno di gente esotica,ma grande pulito e abbastanza confortevole.

La cucina- a giudicare dal primo pasto- non è famosa,ma ci si adatta e abbiamo trovato di peggio.

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auguri di Natale di altri tempi da Hong Kong

A Hong Kong-pur col tempo piovoso e freddo- abbiamo passato 9 giorni deliziosi : è una città molto carina e piena di movimento dato dalla quantità di vapori che vanno e vengono ogni giorno e dalla mole degli affari che fanno capo qui.Ho letto in una bellissima pubblicazione giapponese (che ho potuto procurarmi e che porterò a Torino) che in questi ultimi anni la media annuale della cifra del commercio d’importazione ed esportazione di Hong Kong è stata di 165 milioni di sterline: non c’è male!

Infatti c’è molto benessere e ci si sta veramente bene: noi abbiamo avuto anche la fortuna di fare molte conoscenze e se avessimo dato loro ascolto non saremmo più venuti via.

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Maria ha fatto un giorno un volo di una ventina di minuti pilotata da un bravissimo aviatore inglese che le ha fatto fare ogni sorta di acrobazie -il looping compreso- dopo averla solidamente legata al seggiolino con robustissime cinghie di cuoio.Essa salì impavida come se niente fosse,e tale rimase mentre l’altro si divertiva a farle provare ogni sorta di emozioni,che,più di lei provavo io mentre da terra guardavo col naso all’insù.Scesa lei voleva che mi mettessi io,ma me ne astenni….per prudenza ed anche perché faceva un freddo birbone.

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Canton è divenuta di nome poi Guangzhou

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Siamo andati un giorno a Macao ed uno a Canton,accolti,sempre da una pioggia torrenziale,specialmente a Canton.Macao è un’isoletta (ma oggi è penisola ndr) abitata da cinesi e da portoghesi,dall’aspetto di una delle tante nostre cittadine della riviera ligure: è una colonia portoghese da vari secoli ed i portoghesi hanno in mano tutto il commercio d’esportazione e le Banche.Il direttore di una banca infatti ha messo a nostra disposizione la sua bellissima “Fiat” ed in meno di due ore abbiamo girato tutta l’isola che sarebbe carina vista col sole. Ci siamo andati in 4 ore di mare da Hong Kong con altrettante di ritorno: viaggio anche questo che deve essere meraviglioso fatto col bel tempo,ma un po’ barboso fatto chiusi in una cabina perché fuori diluviava.

E’ tutto un labirinto di isole a perdita d’occhio,una più graziosa dell’altra : il vapore che ci portava era anglo-cinese ed io notai che alla partenza da Hong Kong tutti i cinesi che salivano a bordo erano perquisiti fin sotto il cappello e che sul vapore c’erano tanto di gendarmi armati.Ne chiesi la ragione al mio amico banchiere portoghese che era con noi,ed egli tranquillamente mi rispose:”sometimes muchos piratas” (di quando in quando molti pirati!).

Alla larga!

Col nome di Macao ai miei tempi si chiamava il giuoco che oggi più elegantemente è detto “baccarat” ed io sapevo che a Macao si giuoca e credevo di trovarvi “cultivado” detto giuoco,ed invece il mio amico mi disse che non solo “non è cultivado” ma non è neppure conosciuto,e per provarmelo mi ha condotto per pochi minuti in due cosiddetti “casinos” due luridissimi antri pieni di cinesi d’ambo i sessi che giuocavano ai giuochi più inverosimili anche delle somme forti.

I cinesi sono giuocatori arrabbiati e anche per la strada si vedono frequentemente crocchi di giuocatori.

Il Portogallo,piccolissimo paese ha delle colonie ricche,grandissime e un po’ dappertutto : una volta possedeva il meglio dell’oriente ed ora qui non gli resta che Macao,con tanto di Governatore e soldati portoghesi.

Ma ha posseduto tutte le attuali straricche Indie Olandesi,l’isola di Ceylon e parte dell’India inglese e ciò poco più di un secolo e mezzo fa.Certo deve avere avuto degli uomini meravigliosi e pieni di coraggio : basta pensare a quel tal Vasco da Gama che più di 700 anni or sono ha avuto il fegato di venire da queste parti colle barchette di allora e con un pugno di uomini,e a quei tempi non c’erano i porti,i fari,le boe luminose per segnare gli scogli i bassi fondali e i passaggi pericolosi,e per venire in oriente ha dovuto circumnavigare tutta l’Africa impiegando mesi e mesi di navigazione a vela quando c’era il vento,incontrando Dio solo sa quali burrasche,che oggidì si possono scansare perché sono sparse qua e là delle stazioni di osservazione che mediante la radio segnalano ai vapori l’approssimarsi e la direzione dei tifoni.

E dopo Vasco da Gama,hanno avuto Magellano e credo anche il benemerito Pigafetta che alcuni di noi hanno conosciuto.Come vedete viaggiando il pupo si è erudito ! e viaggiando si constata con dispiacere quanto poco conta l’Italia.

(ci permettiamo,bontà di zio Oreste,di segnalare che Magellano era sì un portoghese ma al servizio dei re spagnoli e che Pigafetta che pare sia nato a Vicenza era il suo secondo nel 1520 circa.ndr).

Mussolini tutti lo conoscono e di lui tutti vi chiedono come sanno che siete italiani : ma tutto finisce lì.

E mentre trovate dappertutto a iosa prodotti inglesi,americani,giapponesi e francesi,di prodotti italiani non trovate che qualche Fiat (una contro 500 macchine americane) vermouth di tutte le marche e la gorgonzola,sulla quale più di una volta ci siamo buttati a capofitto per sfamarci.

A proposito di Fiat,a Singapore ci ha fatto un’accoglienza magnifica e cordialissima (prego Alfredo-il fratello-di dirlo a Miss Jack salutandola per me) quel tal Marchi…s di Torino che è nostro Console a Singapore e che controlla il lavoro della Fiat in tutta l’Asia: ha una posizione di prim’ordine ed è un vero simpaticone,felice di potere parlare piemontese con me e di poter infiorare il suo discorso di tutti i  “cuntacc” * e di tutte le altre imprecazioni caratteristiche del nostro bell’idioma,come -non so se ve l’ho detto-non meno felice è stata quella sarta di Sourabaja (Giava) nata e venuta colà otto anni or sono da Torino-che a sentirmi parlare piemontese si è messa a piangere!

Segue %

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La lettera è lunga pagine,per cui mi prendo un attimo di sosta prima di scrivervi la descrizione di Canton.

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nota *: cuntacc ! caspita…

Curiosità del giorno – Lamborghini, tori e motori.

La tradizione dei motori Lamborghini nominati con nomi provenienti dal mondo dei tori ha però un’eccezione. Si tratta di un’eccezione riferita a una dei modelli più famosi in assoluto, la Lamborghini Countach. A differenza di quanto si pensi Countach non è una parola di origine anglosassone. Countach deriva dall’esclamazione dialettale piemontese “cuntàcc”. Pronunciata “cuntacc”, con la c finale di cielo,l’espressione significa “caspita, accidenti, perbacco”. Secondo i racconti sembra che tale espressione sia stata pronunciata dall’imprenditore Nuccio Bertone,piemontese, attivo nel campo delle carrozzerie automobilistiche, quando vide i prototipi finiti di casa Lamborghini.

 

occhi a mandorla…e dollari di Hong Kong

ottobre 3, 2014 Lascia un commento

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Quando imperversa il materialismo la gente non ha paura di nulla e si allontana dalla religione che sotto varie forme cerca di tenere a freno i timori degli esseri umani anche nei momenti difficili della loro esistenza.

Non è solo il mio amico frate che prima di imbarcarsi in un incarico nel quale ci poteva lasciare la pelle andava in chiesa a pregare.

Lo fanno tutti,ma bisogna anche che ci siano quei momenti drammatici,altrimenti,nessuno ne sente la necessità e pensa solo a passarsela bene.

Oggi,per non dire da anni, si parla della globalizzazione come di un malessere diffuso o elemento scatenante quel malessere.

Ma in realtà la gente vive discretamente bene non dico dappertutto ma quasi,per cui se sentono in TV o via computer che uno ha fatto la pipì in piazza a Kiev,pensano che debbano farla per la strada anche loro ad Hong Kong.

E non glielo togli dalla testa.

Basta un buon leader e degli slogan che facciano presa.

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Animazione del motore atmosferico a vapore di Thomas Newcomen del 1712

 

Non glielo togli dalla testa sino a quando il vapore non crea quell’energia che può fare esplodere la pentola se non viene fatto uscire da una valvola di sfogo, del modello di una guerra civile.

Che sia utile per allentare la tensione.

Se l’energia prodotta dai soldoni… che il commercio ha creato su di una piazza importante come è Hong Kong… non trova sfogo nel fare per esempio a botte per la strada, ecco che sono dolori.

Cosa servono i soldoni infatti se già viaggi in Rolls Royce e non ti basta più?

Con le dovute cautele,la piazza potrebbe prendere il sopravvento sugli organi costituiti a governare e sarebbe l’anarchia.

Ma un’anarchia gestita dal popolo ignorante porta a dolori più complessi. Non è la cura adatta.

Molte mezze rivoluzioni sono dovute al troppo benessere,vedi Scozia e la Catalogna,ed altre alla miseria più nera cui i governi non sanno porre un rimedio,presi come sono a rubare per il loro proprio tornaconto.

L’Ucraina ad esempio non può farcela a vivere senza l’aiuto della Russia,ma i giovani che scendono in piazza non ci pensano,basta guardarsi attorno e vedere di capire la mentalità del giovane di oggi…medio.

Ci pensa papà,o la UE… o gli USA.

O meglio,ci devono pensare altri,creando nuovi guai per evitare… guai.

A materialismo si aggiunge altro materialismo e la gente dimentica i comandamenti.

Sino a quando non ce la fa più e quando ha perso tutto, o quel poco che restava, se ne torna in chiesa a chiedere perdono,e la chiesa li riaccoglie tutti come fa il padre con il figliolo prodigo.

I fratelli che sono rimasti in casa però…nella realtà dei fatti…si incazzano col padre,invecchiato nel frattempo e divenuto per loro troppo tenero col fratello manigoldo,ed altro che festa !!!…ti organizzano per ricevere la pecorella smarrita…

Diventano gelosi ed invidiosi e suscitano nuove discordie,e ci vogliono gli idranti e gli ombrelli…quando e se…bastano.

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Odessa,panorama.

Odessa deve essere una città strana.

La gente secondo quello che leggo parla russo per tradizione ancora oggi.Ed è situata in piena Ucraina,quella confinante con paesi poveri,Moldova e Romania.

La Crimea è stata annessa alla Russia,ma manca la strada che colleghi la Russia alla Crimea,questa è infatti in mani ucraine e non la mollano.

Poroshenko è andato a cercare soldi in Canada ed in USA dove vivono grandi comunità di origini ucraine che votano in USA il prossimo 4 novembre,ed Obama non è stupido.

Ha bisogno dei loro voti.

Ma in cuor suo ne avrebbe fatto a meno di due cose.

Una,di trovarsi alleato con la Russia nello stesso momento in cui deve occuparsi degli islamici facendo da spalla ad Assad che è filorusso ed anti-israeliano…e scapperebbero i voti degli ebrei.

E l’altra di dovere prendere le parti dell’Ucraina che è un cliente che acquista e non paga le fatture.

Ma che in compenso è provato da conti bloccati in Svizzera e denunciati che alcuni ex presidenti non sono stati dei ladri…ma dei riciclatori…..

Se poi ci si mette anche la Cina con Hong Kong mi sa che il 4 di novembre Obama va sotto nonostante l’aiuto di Wall Street che ancora scende perché doveva armare la risalita per il periodo elettorale.

Ma allora hanno ragione gli analisti svizzeri che dicono che un ciclo economico è terminato e che nonostante le esportazioni tengano la domanda interna è in calo.

Gli armadi sono già pieni,ed è ora di avere dei nuovi immigrati che si diano da fare a lavorare e spendere.

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Le Rolls Royce dell’Hotel Peninsula di Hong Kong al servizio della clientela. 

Che è poi il problema nostro di assimilarli a tutti gli occidentali.. ed orientali… in stile Hong Kong.

Ossia che diventino dei materialisti.

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proteste alla cinopotenza…

aprile 17, 2014 Lascia un commento

Prende ampiezza lo sciopero in Cina

Sono ormai 30’000 gli operai a braccia incrociate nell’impresa che rifornisce i maggiori marchi di calzature mondiali

Lo sciopero in Cina all’interno di uno dei più grandi centri di produzione di scarpe al mondo prende ampiezza: sono ormai 30’000 gli impiegati della Yue Yuen che hanno incrociato le braccia per rivendicare condizioni di lavoro migliori.

La protesta, cominciata a inizio mese nella città di Guangdong, nel sud del paese, rischia di avere conseguenze per i maggiori marchi di calzature mondiali, come Nike, Adidas, Reebok, Asics, New Balance e Timberland, che vengono riforniti dal complesso industriale, formato da dieci fabbriche.

Red. MM/AP

leggi anche

Sciopero in Cina, grandi marchi a secco

http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/esteri/info_on_line/2014/04/17–Prende-ampiezza-lo-sciopero-in

così è..se vi pare..

febbraio 25, 2014 Lascia un commento

Martedì 25 febbraio, 15:37

Beni di lusso, la Cina domina il mondo

Uno studio rivela che il 47% dei beni di lusso sulla terra sono acquistati da cittadini cinesi

I consumatori cinesi hanno acquistato nel 2013 il 47% di tutti i beni di lusso venduti nel mondo. Ad affermarlo è una ricerca del Fortune Character Institute di Shanghai, specializzato nell’analisi dell’economia cinese e in particolare nel settore dei beni di lusso. Secondo la ricerca, questi hanno speso in questo ambito 102 miliardi di dollari.

Basti pensare che il totale della spesa in tutto il mondo è stato di 217 miliardi. La maggior parte di questo denaro, il 57%, secondo quanto espresso dallo studio viene speso da questi cittadini durante viaggi all’estero e in particolare a New York, Parigi, Tokyo e Roma.

Zhout Ting, direttrice dell’istituto di ricerca di Shanghai, ha sottolineato presentando i risultati dello studio che i massicci acquisti all’estero da parte dei cinesi sono dovuti al fatto che in questo modo sono sicuri di non acquistare beni contraffatti, che sono estremamente diffusi in Cina.

Red.MM/ATS/sdr

http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/societa/info_on_line/2014/02/25–Beni-di-lusso-la-Cina-domina-il

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