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Posts Tagged ‘cibo’

cibo e colori

settembre 26, 2017 Lascia un commento

La vita a volte va a periodi.

Quando mi abbuffavo di prosciutto cotto notavo che stranamente mi coloravo anch’io di rosa e che se eccedevo sulla bresaola parevo abbronzato anche in giorni nuvolosi,quando andavo invece sul salmone il mio colorito tirava sull’arancio…poi drasticamente  gli ho dato un taglio e sono anni o quasi che ne sto lontano.

Adesso leggo questi due articoli che alleghiamo e mi domando se sia così semplice cambiare di tonalità di pelle.

Pensando al povero Michael Jackson forse con una buona dieta a base di cibi che tirassero sul bianco avrebbe ottenuto gli stessi risultati per schiarirsi la pelle che ebbe invece con chissà quali costosissimi interventi.

Boh…

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Risultati immagini per salmone taroccato

I salmoni colorati – di Elena Boromeo

Il salmone “taroccato”

Riflettori puntati sulle sostanze chimiche utilizzate negli allevamenti per colorare la carne dei pesci

martedì 26/09/17 06:04 – ultimo aggiornamento: martedì 26/09/17 09:53

Il salmone è uno dei pesci più apprezzati dai consumatori, svizzeri in particolare. Ogni anno, nella sola Confederazione, ne vengono importate circa 13’000 tonnellate, mentre in tutto il mondo se ne consumano tre miliardi. Una delle caratteristiche che contribuiscono al suo successo è il colore tipicamente rosa-arancio della sua carne. Non tutti sanno, però, che in molti casi dipende da una sostanza chimica che viene aggiunta nel mangime.

La differenza, infatti, sta tutta nella provenienza dei pesci: i salmoni selvatici sono naturalmente rosa poiché si nutrono di gamberetti e altri crostacei, ma sul mercato sono in minoranza (meno di 500’000 tonnellate in tutto il mondo, originari soprattutto dell’Alaska). La maggior parte proviene dagli allevamenti, concentrati in Norvegia, Cile, Scozia e pochi altri paesi.

La quantità di salmone importato in Svizzera è in crescita(Ufficio Federale dell’Ambiente/eb)

Il salmone allevato si nutre principalmente di farina di pesce, olio di pesce e altre sostanze (non gamberetti). Di conseguenza avrebbe una carne bianca o grigia. Gli studi di marketing, però, hanno dimostrato che questa versione “pallida” non piace, o che comunque i consumatori non sarebbero disposti a spendere molto per acquistarlo.

Per ovviare a questo problema è intervenuta l’industria farmaceutica, che è riuscita a ricreare in laboratorio il colorante, chiamato astaxantina (dal greco “astacus”, granchio). La prima azienda a commercializzare questa sostanza col nome di Carophyll Pink è stata la Roche, in Svizzera, ma dal 2003 la produzione è stata ceduta alla olandese DSM. Sul mercato c’è anche il Lucantin prodotto dalla tedesca BASF.

Questo componente è sicuro per la nostra salute? L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dice di sì. Il tossicologo Gabriele Aquilina – che assieme a un team di esperti è stato incaricato di valutare gli effetti dell’astaxantina – spiega che “gli studi non hanno evidenziato alcun rischio per la salute umana“.

Senza l’aggiunta di astaxantina la carne sarebbe pallida(www.dsm.com)

Sul metodo di valutazione, però, c’è più di un aspetto che merita attenzione. La prassi, infatti, vuole che sia la stessa azienda ad incaricare e finanziare un laboratorio per esaminare l’eventuale tossicità del suo prodotto. Ed è su queste analisi che poi si basa la valutazione degli esperti EFSA.

Come si fa, dunque, ad essere certi dell’oggettività di questi esami? Secondo Aquilina, le regole stringenti sulla tracciabilità delle sperimentazioni rappresentano una garanzia: se il laboratorio commettesse delle irregolarità, verrebbe depennato dalla lista dei centri accreditati. Resta da chiarire, però, il motivo per cui l’EFSA preferisce non rendere noto il nome del laboratorio.

Lo stabilimento della DSM a Geleen, nei Paesi Bassi(keystone)

Anche la filiera produttiva del salmone non è sempre trasparente al 100%. Nella maggior parte dei casi, sulle confezioni viene indicato solo il paese di provenienza, ma non il singolo produttore. Lo abbiamo chiesto anche a tre dei principali gruppi della grande distribuzione elvetica: Coop “per ragioni di concorrenza non fornisce il nome dell’allevamento”, così pure Migros (“il nome del singolo produttore non viene comunicato”), mentre Manor dichiara di lavorare con un solo allevatore scozzese, “Loch Duart”, che non fa uso di astaxantina sintetica.

 Le risposte di Coop

 Le risposte di Manor

 Le risposte di Migros

Intanto a Lostallo, nel canton Grigioni, è nato il primo allevamento di salmoni di tutta la Svizzera. Alimentato con l’acqua di falda della Mesolcina, non fa uso di antibiotici e importa le uova direttamente dall’Islanda. Per quanto riguarda l’alimentazione, però – come spiegato nel video – anche Swiss Lachs ricorre all’astaxantina sintetica.

Elena Boromeo

http://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Il-salmone-taroccato-9576721.html

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Ti piace il prosciutto cotto? Hai mai visto cosa ci mettono per fartelo “apparire” gradevole? Un video choc della Tv francese

lo leggete al sito:

http://www.mag24.es/2017/09/23/ti-piace-il-prosciutto-cotto-hai-mai-visto-cosa-ci-mettono-dentro-per-fartelo-apparire-gradevole-un-video-choc-della-tv-francese/

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per classici e creativi

luglio 27, 2017 Lascia un commento

Un tiramisù da campioni, le iscrizioni online sono aperte (ansa)

I Mondiali del tiramisù

La competizione si svolgerà a Treviso, “casa natale” del dolce; le finalissime si terranno tra il 4 e il 5 novembre

giovedì 27/07/17 08:51 – ultimo aggiornamento: giovedì 27/07/17 08:54

 

La Tiramisù World Cup si svolgerà in Veneto, nella terra che ha visto nascere uno dei dolci più conosciuti e amati a livello internazionale.

La competizione amatoriale, che si svolgerà per la prima volta a Treviso, decreterà il miglior “pasticcere” e la miglior ricetta originale.

La sfida, aperta esclusivamente ai non-professionisti, si svolgerà su due fronti: da un lato la ricetta originale, decretata dall’Accademia italiana della cucina, con gli ingredienti classici (uova, mascarpone, savoiardi, zucchero, caffè e cacao), dall’altra una ricetta creativa in cui troveranno posto aggiunte personalizzate.

Una giuria mista fra esperti e pubblico avrà il compito di assaggiare tutti i dolci e decidere a chi consegnare la Tiramisù World Cup 2017. Le finalissime saranno il 4 e 5 novembre nel cuore del capoluogo della Marca.

ANSA/APe

http://www.rsi.ch/news/mondo/I-Mondiali-del-tiramis%C3%B9-9376801.html

a tavolaaa!

 

Parmigiano o pecorino? (ansa)

E’ #CarbonaraDay

Si celebra il giorno di una delle ricette più controverse al mondo: dibattito online sulla vera ricetta

giovedì 06/04/17 13:21 – ultimo aggiornamento: giovedì 06/04/17 14:01

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Guanciale sì, pancetta no e neanche bacon. Pecorino sì, parmigiano no. Olio e albume forse. Sono i dubbi sulla preparazione della pasta alla carbonara, la ricetta italiana più amata e imitata al mondo, ma anche la più controversa.

Il dibattito è aperto ed è al centro del #CarbonaraDay di giovedì, evento ideato su Twitter da International Pasta Organization (IPO) e dall’Associazione delle industrie del dolce e della pasta (AIDEPI) per celebrare questa ricetta.

Basta seguire l’hashtag per partecipare a un dibattito che vede blogger, food influencer, giornalisti e chef dire la loro su questo piatto e più in generale sul rapporto tra tradizione e contaminazione in cucina.

Da una parte i puristi, per i quali esistono solo cinque ingredienti base per prepararla: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe. Panna, aglio e cipolle gli errori più frequenti.

I più innovatori invece credono che essendo la pasta un piatto versatile, non debbano esserci limiti all’interpretazione di questa ricetta, dove spesso si rasenta la fantascienza culinaria. E voi come la cucinate?

ansa/joe.p.

CORRELATI…su:

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/cultura-e-spettacoli/E-CarbonaraDay-8952913.html

un briciolo di psicologia

settembre 23, 2016 Lascia un commento

la-brigata-degli-chef-cristiano-tinazzi

La brigata degli chef – di Cristiano Tinazzi e Valerio Maggio

La brigata degli chef

I cuochi italiani in prima linea nel prestare sostegno e aiuto alle vittime del terremoto in Italia

venerdì 23/09/16 06:14 – ultimo aggiornamento: venerdì 23/09/16 06:31

Tra i tanti volontari attivi in Italia nelle zone colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto, vi sono anche gli chef. Roberto Rosati, presidente del Dipartimento solidarietà ed emergenza, della Federazione italiana cuochi (FIC), racconta l’importanza di “servire un buon pasto”, preparato per chi è costretto a vivere in un campo di prima accoglienza, in condizioni non facili, magari a poche centinaia di metri dalla propria casa inagibile o distrutta.

“A volte, si riesce a strappare un sorriso ai terremotati anche solo attraverso l’attenzione che si presta nel servire un piatto, oppure offrendo loro un semplice gelato”, racconta il cuoco. La gara di solidarietà per sostenere le cucine della FIC è stata appoggiata da molti, privati e associazioni, tra cui anche la Confederazione pasticceri italiani.

Un’iniziativa, quella che vi propiniamo, che ha ottenuto il sostengo chef provenienti da tutta Europa, stellati e non, che hanno dato la loro disponibilità a recarsi nelle zone colpite dal sisma. Ad oggi, sono tre i campi dove sono attivi questi professionisti dei fornelli: Illica (Accumoli), Santa Giusta e Torrita (frazioni di Amatrice).

Cristiano Tinazzi

correlati e video…

http://www.rsi.ch/news/mondo/La-brigata-degli-chef-7992353.html

una pizzeria nel boulevard

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L’isolamento in parte l’aveva creato il caro-affitti ma oggi anche questo è stato superato in tutta la città a forza di traslochi.O così pare.Da poco tempo si è accesa anche una luce che rompe il buio delle serate nel nostro corso Italia e si è installata una pizzeria,all’angolo con corso Marconi.

La raccomandiamo a coloro che vi abitano vicini ed a coloro che sono più lontani.

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la buona tavola-vercelli…scrivono di noi a barcelona,spagna

aprile 10, 2016 Lascia un commento

ingresso

Hotel Cinzia Vercelli

Un giornale come il nostro vive anche grazie alle informazioni che raccoglie in giro per il mondo dalla rete di corrispondenti che abbiamo saputo crearci nel corso degli anni trascorsi.

In questo caso riceviamo dal cugino di Spagna don Gonzalo una copia della lode dedicata alle qualità culinarie della nostra città e dei nostri risotti.

E’ stata pubblicata oggi sul Magazine O domenicale del quotidiano spagnolo La Vanguardia a pag.20,un giornale che copre tutto il Paese.

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Tradotto alla buona,dalla copia dell’articolo che esponiamo…risulta:

 Risotto ai porri,taleggio e liquirizia.

“I fratelli Christian e Manuel Costardi sono due grandi rinnovatori del risotto,piatto strutturale della cucina e della penisola italiana.

Vale la pena di viaggiare in Piemonte per assaggiare ogni tipo di risotto locale,ma questa ricetta con formaggio taleggio e liquirizia richiama l’attenzione per quanto hanno saputo osare.”

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Il ristorante Christian e Manuel nasce nel 2005 all’interno di Hotel Cinzia, una struttura di famiglia costruita da nonno Nino e nonna Sandra: inaugurato nel 1967 è ora gestito da mamma Cinzia.
Nel tempo tutto è cambiato, il ristorante Christian e Manuel offre oggi alta ristorazione dove, due fratelli, propongono una cucina creativa d’alto livello, senza dimenticare l’importanza del territorio. Con il premio Sorpresa dell’anno nel 2008, una stella Michelin conseguita nel 2009, premio Espresso Giovani dell’anno e premio Emergenti Nord Ovest Touring dell’anno 2010, gli chef e lo staff sono a tua disposizione per offrirti un’esperienza gastronomica indimenticabile.

Tutte le informazioni sono disponibili al sito:

http://www.hotel-cinzia.com/ristorante.html

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mangio digiuno o guardo cosa fanno gli altri?

Mio zio Secondo,non era un medico e non aveva molto e quando passavo a visitarlo era di solito attorno ai fornelli cucinandosi una gallinella,viveva oramai solo ed era in là negli anni unitamente al cane che gli faceva compagnia.

Se mi vedeva mogio era solito dirmi di mangiare,perchè un sacco vuoto non stà in piedi… secondo il suo parere.

Qui abbiamo l’articolo di un filosofo della meditazione e per di più gesuita che in altri tempi avresti detto…basta la parola…

L’augurio è che ci risponda un medico che ci dia conforto su quella pancia che non ne vuol sapere di andare giù..

Niklaus Brantschen  (buchinger-wilhelmi.com)

Il digiuno è un toccasana

Incontro con Niklaus Brantschen, il 78enne gesuita, maestro zen e fondatore dell’istituto Lassalle

venerdì 25/03/16 19:44 – ultimo aggiornamento: venerdì 25/03/16 19:52

Il digiuno è l’astensione dal cibo. Ma per chi lo pratica per scelta (per esempio perché la Chiesa cattolica lo prescrive ancora per il Venerdì santo e il Mercoledì delle ceneri) il non mangiare è molto, molto di più. In Svizzera quando si parla di rinuncia agli alimenti il punto di riferimento è Niklaus Brantschen, padre gesuita, maestro zen e fondatore dell’istituto Lassalle a Bad Schönbrunn nel canton Zugo.

Tutti gli anni, anche ora che ne ha 78, Niklaus Brantschen smette di cibarsi per due settimane, ma, spiega alla RSI, digiunare non vuol dire non mangiare. “Vuol dire che non mi nutro come abitualmente dall’esterno, ma dall’interno, grazie alle riserve di proteine e grassi – ne abbiamo tutti a sufficienza!

Questo è il processo fisiologico. A ciò bisogna aggiungere quello ideale, sociale, perché bisogna dare un significato al digiuno. Grazie all’alimentazione dall’interno divento più tranquillo, gestisco diversamente le energie e questo favorisce la meditazione. Il digiuno è un processo che mi apre al mondo, perché dopo essermi raccolto in me stesso, cambio il mio atteggiamento con le cose e le persone, e mi apro ad esperienze spirituali”.

E digiunare, sottolinea, non è la stessa cosa di mettersi a dieta per prepararsi alla stagione balneare. “Se la dieta è solo per dimagrire, per diventare più belli, è egoistica – rileva Niklaus Brantschen -. Se invece lo faccio per la mia salute, per non abbuffarmi, non è digiuno ma è comunque un lodevole gesto. I giapponesi dicono: dovremmo mangiare solo tre quarti di quel che di solito consumiamo. Tre quarti per l’organismo, e un quarto per il dottore. La medicina vive in buona parte dalla nostra alimentazione eccessiva e malsana”.

L’interesse della società per il digiuno sembra crescere. Come si spiega il fenomeno qualcuno che ne ha fatto il suo modo di vita? “Perché i tempi sono maturi. Quella occidentale è una società sazia. Mentre al mondo ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame. E la gente si accorge che rinunciare temporaneamente al cibo è un esercizio benefico. Rinunciare a qualcosa, significa condividere. Chiaro: il pane che non mangio, non finisce sul tavolo dei più poveri. Ma perlomeno si comincia a condividere il destino di altri. Il senso di solidarietà cresce. Poi bisogna dire che la medicina ha in parte scoperto il digiuno, quindi è aumentata la sensibilità, molta più gente è informata. E questo va a sommarsi, come detto, ad una società sazia che si accorge che avere meno è meglio”.

Diem/RG

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Il-digiuno-%C3%A8-un-toccasana-7094312.html

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