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casalebraica lo scorso fine settimana

settembre 11, 2017 Lascia un commento
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La Giornata Europea della Cultura Ebraica è iniziata presto a Casale Monferrato: il giorno prima, il 9 settembre. In città c’è la Notte Rosa, piove, ma i musei sono aperti e ben 80 visitatori scelgono quello di via Salomone Olper, dove per la prima volta si può compiere la visita con una guida virtuale scaricabile gratuitamente dall’applicazione di Casalebraica. Un software che identifica “al centimetro” la posizione del visitatore e gli spiega in dettaglio ogni oggetto del museo che sta osservando. Per di più integrando le nozioni con contributi musicali e testimonianze. Tutto direttamente sul proprio cellulare o sul tablet che la Comunità mette a disposizione degli ospiti. Anche questo è un modo per celebrare la cultura.
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Si inizia presto anche domenica 10 settembre, alle 11 in Sala Carmi con l’inaugurazione di una mostra fotografica. Il tema scelto della Giornata Europea è quello della Diaspora, e la mostra lo traduce in una serie di immagini che seguiranno il significato delle tante parole destinate a ripetersi fino a sera inoltrata. Sono 5 scatti riprodotti in grande formato, di Giulio Raimondi, fotoreporter di fama mondiale (Time, NY Time, Le Monde, CNN…), effettuati nei campi che raccolgono i rifugiati siriani a Sud di Beirut.“Il mondo ebraico è profugo dal 70 d.c.” spiega Elio Carmi – Vicepresidente della Comunità Ebraica, ma ai presenti viene in mente anche un altro parallelismo, quello con la festa dei Sukkot, le capanne con cui gli ebrei ricordano ancora oggi il loro viaggio nel deserto. Perché le immagini ritraggono proprio questo: capanne, tende: “provisional interiors”, come recita il titolo della mostra. Sono per usare un’altra parola vicina all’ebraismo “ghetti”, dove però i profughi ricostruiscono l’intimità domestica tra pareti di stoffa e appendono persino quadri e ricordi
La mostra chiuderà il 24 settembre con un incontro con l’autore.+
Nel pomeriggio, in sinagoga, come tutte le giornate di ricorrenza ufficiale, si esibisce un piccolo gioiellino musicale, nato proprio nel ghetto casalese. È il coro Gesher, parola che in ebraico significa ponte (tra le culture ovviamente): sette piccoli cantori (Kiara Bilali, Alessia Cappellara, Carlo Castagnoli, Jvonne Chiarello, Michelle Reyes, Giulia Varzi, Francesco Mauri) e un violoncello (Elisa Raccozzi), diretti da Erika Patrucco, per un piccolo concerto di canzoni tradizionali ebraiche e di compositori che ci ricordano quanto la Casale ebraica sia stata importante anche nella musica. Come Sergio Liberovich, la cui mamma, Cecilia Treves, faceva parte della comunità o Salomone Rossi il musicista alla corte dei Gonzaga che ben conosceva la sinagoga monferrina.

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Il momento musicale fa da preambolo ai discorsi ufficiali delle autorità che hanno appena sperimentato la loro visita con assistente virtuale. L’assessore regionale alla Cultura Antonella Parisi, il sindaco di Casale Tutti Palazzetti, Giorgio Mortara, vicepresidente dell’UCEI, l’on Fabio Lavagno, Roberto Gabei, Presidente della Fondazione Arte e Cultura Ebraica e Maria Vittoria Gattoni, presidente di Mondo.
“Sono voluta essere qui oggi – spiega l’assessore Parisi – Perché Casale e la Comunità sono una cassaforte di cultura per la nostra regione. Una Comunità che si riconosce non solo nel passato ma nella sua capacità di tener vivi i legami con il presente per una giornata che, per il tema scelto, fa riflettere sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione”. L’assessore ha concluso con un grandissimo in bocca al lupo alla città per la candidatura a capitale della Cultura Italiana. Parole a cui si è associata il sindaco Palazzetti “La comunità è un elemento di crescita culturale e civile per tutti noi, per i non ebrei è un momento di riflessione sull’integrazione particolarmente attuale in un epoca che vede il nostro paese impegnato ad accogliere chi scappa da guerra o povertà. Questa giornata è un momento di gratitudine di Casale verso la Comunità ebraica”.

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Giorgio Mortara ( in alto il primo da sin.) è poi rimasto davanti all’Arca Santa anche per il successivo appuntamento pomeridiano, un ricordo di Mojzesz Aron Wolf, tracciato dal figlio Silvio Wolf, visibilmente emozionato: “le coincidenze che mi portano qui sono talmente tante che io non riesco a credere che siano coincidente – spiega il famoso artista milanese – un anno fa mi è arrivata una richiesta di una signora che è qui presente, Cinzia Robbiano: stava facendo ricerche sugli ebrei stranieri internati in Italia e mi ha chiesto di mio padre. Ho pensato che era ora di dover recuperare la sua memoria, unire i frammenti che conoscevo, rintracciare, testimonianze e documenti, contattando anche altri ricercatori… In famiglia di molte vicende non si parlava…”. Il processo che Wolf compie dopo questa premessa va oltre la biografia è, appunto, un racconto, anzi tanti racconti che formano la vita di questo medico ebreo polacco, nato a Varsavia nel 1915. Le leggi antisemite gli preclusero l’università della sua nazione e Wolf venne in Italia nel 1935, laureandosi in medicina a Genova nel 1940. Dieci giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia gli costò, in quanto polacco ed ebreo, l’internamento nel campo di Ferramonti – Tarsia in provincia di Cosenza, un luogo tanto insalubre quanto poco conosciuto nella storia italiana, dove oltre 2000 prigionieri vennero rinchiusi fino alla liberazione alleata. Non Wolf però, che nel 1942 con uno stratagemma riuscì a farsi inviare al confino libero a Casale Monferrato. Qui conosce un altro medico ebreo: Giorgio Ottolenghi, attuale presidente della Comunità Ebraica. Ottolenghi riuscì a introdurlo all’ospedale di Casale Monferrato, dove poté completare il suo tirocinio sotto falso nome. In realtà tutti conoscevano la sua vera identità, ma per tutti e persino per i documenti Wolf divenne un improbabile Rossi Mario, nato a Napoli nel 1917.

Dai casalesi e dal personale dell’ospedale non venne mai tradito, persino i carabinieri si recarono da lui una sera avvertendo che se lo avessero trovato in casa il mattino dopo lo avrebbero internato.L’amicizia con Ottolenghi continuò anche in Svizzera, dove fuggirono insieme nel dicembre del 1943. E proprio Giorgio Ottolenghi era lì, domenica, in prima fila a completare il racconto con la propria lunghissima memoria: Mojzesc Wolf scamperà alla guerra, si sposerà nel 1945 e diventerà un medico molto apprezzato a Milano, dove morirà nel 1992.

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Silvio Wolf nel 2002 venne chiamato a realizzare un’opera a Casale per la mostra diffusa nella città “Il Tempo della profezia”, in quell’occasione scoprirà che lo spazio destinato a lui è all’ex cinema Moderno, sala per anni di proprietà della famiglia Ottolenghi. Coincidenze? Silvio Wolf proprio non ci crede e crea per l’occasione un’istallazione dedicata al caso e a suo padre “Oggi”. L’incontro si conclude proprio con le toccanti testimonianze audio raccolte su Mojzesc che componevano l’opera. Frasi le cui trascrizioni vengono regalate al pubblico.

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L’ultimo appuntamento di questa lunga giornata è anche quello con l’ultimo appuntamento di una rassegna musicale cominciata 6 mesi prima dal titolo “Il Suono e Segno”. Davanti all’Arca Santa il divertimento ensemble con un programma dedicato ovviamente a “La musica della Diaspora”, e forse la musica, un po’ come la cucina, è proprio uno strumento estremamente sofisticato per misurare la dispersione culturale di un popolo. È incredibile come il “sapore” delle note ebraiche si trovi in tanta musica differente. La serata vede accompagnati dal pianoforte di Maria Grazia Bellocchio esibirsi i cantanti della Masterclass tenuta da Alda Caiello con un programma incentrato interamente sulla musiche del XX secolo. Al soprano Beatrice Binda spettano e due melodie ebraiche e le “cinq mélodies populaire grecques”di Ravel, al controtenore Jacopo Facchini la Chanson de Bilits di Debussy. Francesca Gerbasi esegue le “Quattro liriche di Antonio Mochado” di Luigi Dallapiccola (e grazie al direttore artistico della rassegna Giulio Castagnoli scopriamo che la moglie di Dallapiccola era ebrea) e infine Anna Piroli canta le 4 canzoni popolari di Luciano Berio.

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Il prossimo incontro alla Comunità di Casale è invece una presentazione letteraria. Si parte dal libro “Ridammi la vita: dai Salmi di Davide ad una visione etica contemporanea” per intavolare un dibattito che vede oltre all’autrice Stella Bolaffi anche il giornalista Bruno Quaranta, Don Giampaolo Cassano, lo psicoanalista Claudio Arnetoli, Claudia De Benedetti (moderatrice) e il sindaco di Casale Titti Palazzetti.

http://moked.it/blog/2017/09/11/casale/

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novità da casalebraica…app

agosto 28, 2017 Lascia un commento

domenica 23 di luglio

luglio 17, 2017 Lascia un commento

http://www.casalebraica.info/

casalebraica domenica 25 giugno

giugno 23, 2017 Lascia un commento

http://www.casalebraica.info/

 

casalebraica

 

casalebraica da domenica 5 marzo

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conversando coi lettori

novembre 14, 2016 Lascia un commento

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il mio amico Gigi in Namibia

L’altro giorno è venuto a trovarmi il mio amico di infanzia Gigi “Corona” così da me soprannominato perchè da grande si dedica a fare fotografie in pose anche sexy a un sacco di belle signore e signorine vestite a volte in abiti succinti.Lo vedo su Fbook.

Frequenta la Costa Azzurra e campi da golf e avendo la sua signora appresso non desta sospetti in mariti e fidanzati,che fortunato!

Lui prende in giro me ed io prendo in giro lui ma in realtà è come si suol dire l’amico del cuore con cui si cresce insieme sino all’ora nella quale non ti tocca smammare da casa ed andare a lavorare.

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la mia sorellina da sin poi c’è l’editore e quindi Gigi da bambini nel rione Chatillon

Entrambi infatti abbiamo lasciato la natia Vercelli per recarci lui a Milano e poi Como ed il sottoscritto prima a Como e poi di qui e di là prima di rientrare a casa tra gli affetti familiari.

Ritrovarsi a 70 anni entrambi privi di maggiori acciacchi è sempre un bel risultato,e soprattutto è bello rivedersi e scambiarsi qualche novità.

La sua signora è anch’essa delle nostre parti e Gigino si è premurato di portarle a casa una scatola di bicciolani del Tarnuzzer tra i quali c’era una signora che era stata sua compagna di classe.

Perchè lo citi è semplice.

Anche a me piacerebbe avere una fila di modelle quali quelle del mio amico Gigi ma qui sono solo fischi e maleparole se solo ti azzardi a volere fotografare le bellezze locali che non mancano,d’altro canto viviamo in una città codina dove si deve salvare le apparenze e poi bisogna aggiungerlo che si è poco abituati a confrontarci con gli altri,con quelli che vengono da fuori.

E allora ogni tanto me ne vado a Casale Monferrato a rispolverarmi la memoria alla locale Comunità ebraica.

Non ne sono rimasti molti di ebrei ma ci sono e si vede dalle iniziative che portano innanzi per mantenersi vivi e vegeti.

In fondo la famiglia di mio padre era ebrea e ne sono fiero.

Ieri c’era una presentazione libraria dedicata alle donne “…Semplicemente ebree” di Livia Genah e David Spagnoletto e le ho fotografate.

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da sinistra il Sindaco di Casale Monferrato la sigra Titti Palazzetti,l’autrice sigra Livia Genah,la sigra Claudia De Benedetti in piedi,David Spagnoletto e l’on.Cristina Bargero

Di foto me ne è riuscita una sola ma non possiedo ne la tecnica ne il macchinario del mio amico Gigi e poi c’era ancora la mostra dedicata al pre-giudizio ed ho scattato due foto di ricordo per non dimenticare di come anche il mio povero papà che seguendo l’educazione fascista se ne andò volontario in Africa Orientale nel 1935 si ritrovò tradito sino al midollo con le leggi razziali del ’38.

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una copia della rivista La difesa della Razza del 20 febbraio XVII (dell’era fascista).

Devo supporre che sia del 1939…

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questa invece è del XVI…sarà il 1938

L’era fascista*

L’era fascista fu creata, appunto, dal fascismo, adottando come data di inizio quella del giorno successivo alla marcia su Roma, che avvenne il 28 ottobre 1922.
Il primo anno di quella che fu l’era fascista iniziava dunque il 29 ottobre 1922 e terminava il 28 ottobre 1923; il 29 ottobre 1923 iniziava il secondo anno, e così via.
L’obbligo di aggiungere, in numero romano, l’anno dell’era fascista accanto a quello dell’era cristiana entrò in vigore a partire dal 29 ottobre 1927, in seguito a una circolare del 25 dicembre 1926.
La data della sua cessazione può essere considerata il 25 luglio 1943, quando venne fatto cessare il regime fascista. Tuttavia, dal 15 settembre 1943 alla fine di aprile 1945 fu ancora in vigore nella Repubblica sociale italiana, ossia nell’Italia settentrionale governata dal fascismo.
Talvolta, i libri dell’epoca riportano solo l’anno dell’era fascista, e non la data dell’era cristiana. In questo, come in altri casi, può essere utile il modulo seguente, che permette di realizzare velocemente a quale periodo del calendario gregoriano si riferisce un determinato anno dell’era fascista.

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Due… tre foto tanto per rispolverare di come siamo stati governati.

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Di vercellesi è raro incontrarne ed è un peccato ma la va così.

 

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(Notahttp://calendario.eugeniosongia.com/fascista.htm)

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