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il signor warren ha i capelli bianchi ma non per lo spavento

dicembre 29, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)

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Beh …Charlie Munger il suo vice a sin.è del 1 di gennaio del 1924,e va quindi per i 93 anni di età,auguri!…mentre il signor Warren che è del ’30 va per 87.

Con diritto hanno entrambi i capelli bianchi.

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Che fosse un anno elettorale era scritto,ma che vincesse Trump non era affatto dato per scontato e ciò nonostante il risultato non cambia per… gli affari del signor Warren che imperterrito prosegue la sua marcia con un più…23 % annuale contro il 10 dello S&P 500 grazie anche al rally dei bancari che ha preso sprint dopo i risultati delle urne.

Quanto possiede di titoli di banche lo leggete più avanti ma la sua politica non è cambiata,è stata solo quella di attendere,non ha fatto altro…(ma i titoli erano già nelle sue tasche…al prezzo che gli sarà stato congeniale).

A tutto il resto ci ha poi pensato il mercato… aiutato anche dalla spintarella al rialzo della Fed che si traduce in un più ampio differenziale fra tassi attivi e passivi utilizzati dalle banche e che genererà si spera maggiori utili futuri alle istituzioni finanziarie.

Berkshire possiede circa 11 milioni di azioni di Goldman Sachs,è l’azionista più importante di Wells Fargo,gli appartengono oltre 100 milioni di azioni di US Bancorp,detiene diritti per acquistare 700 milioni di azioni di Bank of America prima del settembre del 2021,ed è l’entità più grande che forma l’indice S&P settore finanza.

Per non annoiarvi con i soliti suoi exploits…trovate l’articolo al sito seguente,in inglese :

http://finance.yahoo.com/news/how-warren-buffett-made-12-billion-in-2016-202017531.html

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Non ci sono paragoni con gli affari di casa…come è ovvio,ma ci sarà un perchè e questo è un compito che lasciamo volentieri investigare ai lettori:

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ECONOMIA & LOBBY

Mps: ora che abbiamo una banca, che cosa ce ne facciamo?

Mps: ora che abbiamo una banca, che cosa ce ne facciamo?

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Qualcuno una volta disse “abbiamo una banca!” e la cosa non ha esattamente portato fortuna….segue al sito:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/29/mps-ora-che-abbiamo-una-banca-che-cosa-ce-ne-facciamo/3286649/

eh già può succedere dovunque

ottobre 1, 2016 Lascia un commento

I risparmiatori si ammassarono agli sportelli ma li trovarono già chiusi (keystone)

Quando fallì la prima banca

Venticinque anni fa sportelli chiusi alla Cassa di risparmio di Thun

venerdì 30/09/16 16:35 – ultimo aggiornamento: venerdì 30/09/16 16:35

Il 3 ottobre 1991 è una data in un certo senso storica per la Svizzera: è quella del primo fallimento di una banca elvetica, la Cassa di risparmio di Thun (Spar+Leihkasse Thun/SLT). Le immagini dei piccoli risparmiatori indignati ammassati davanti agli sportelli chiusi fecero il giro del mondo.

L’istituto bernese era stato troppo ambizioso nei finanziamenti immobiliari, con il forte aumento dei prezzi delle costruzioni alla fine degli anni ’80, e non resistette quando la bolla scoppiò. Quando il giornale locale titolò che lottava “per la sopravvivenza”, i clienti si precipitarono per ritirare i loro beni, ma era già troppo tardi.

Dopo qualche giorno ognuno poté ritirare 500 franchi, ma l’istituto non era “too big to fail” (concetto nato molto dopo) e fallì inghiottendo 220 milioni di franchi di patrimoni privati e commerciali.

Circa 6300 persone persero oltre un terzo della loro fortuna.

La procedura di liquidazione si concluse solo a fine dicembre del 2006, 14 anni dopo il naufragio, che fu seguito da un periodo di crisi delle banche regionali, che ha cambiato il paesaggio del settore in Svizzera.

pon/ATS

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Quando-fall%C3%AC-la-prima-banca-8094517.html

a pane e… spiccioli

ottobre 30, 2015 Lascia un commento

John Cryan, ex di UBS: l’istituto da lui diretto è in perdita (keystone)

Deutsche Bank a dieta

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In Moldova un miliardo di euro ha finalmente messo in crisi anche il governo.Sono soldi scomparsi dai forzieri di banche differenti e dei quali si è persa traccia la primavera scorsa.

Forse erano in parte anche soldi tedeschi prestati o regalati per vedere di non avere altri immigranti.E’ un paese duramente colpito dal malessere economico-politico.

Se poi anche chi presta si trova infine pelato per ricapitalizzare scende nel proprio caveau e non ha che da scegliere da quale sacco di denaro inutilizzato voglia servirsi.Andrà poi in crisi il governo a tempo debito.

Dubito infatti che gli azionisti abbiano voglia di rimettere mano al portafoglio per aiutare delle banche che ne hanno combinate di tutti i colori.

Un buon politico non è tale se non ha influenza sul presidente di una qualche banca e non gli passa una qualche richiesta che di solito si rivela disastrosa.

La prima volta che mi recai in Polonia anni dopo la caduta del comunismo rimasi stupito di quanti generi tedeschi e francesi anche costosi fossero divenuti così popolari in un paese relativamente povero.

Auto,lavatrici,frigoriferi,televisori e quanto altro.Non parliamo di Volkswagen e delle sue marche.

Mancavano invece i generi italiani forse perchè le nostre banche non erano in grado di finanziare questi tipi di consumo in una nazione che poteva rappresentare rischi.

Oddio,i rischi chissà se li prendevano sul mercato nazionale ed erano sufficienti per la loro taglia.

A Bruxelles in ambito UE stanno per varare delle misure limitative nei confronti dell’espansione delle attività bancarie per non trovarsi dinanzi a dei mostri di dimensioni tali da non potere più essere controllati.

E venivano citati tra le altre dal Financial Times proprio la Deutsche Bank tedesca e BNP Paribas che è francese.

Se sono troppo grandi per poter fallire e mettere in crisi il sistema devono dimagrire ma di taglia prima che non altro e potere chiudere quando si rende necessario e non restare in piedi solo perchè creano sacche di disoccupazione e di malessere sociale quando vanno a ramengo.

Ovvero devono anche loro rendere conto delle loro azioni e dei comportamenti dei loro dirigenti.

Di certo i miracoli non possono avvenire quando consideriate che in Germania,Ungheria e altre nazioni esisteva una tradizione dell’impiegato bancario ebreo sino agli anni ’30 del millenovecento e che ciò non fosse sopportabile dalle autorità come se questi impiegati non fossero tedeschi,ungheresi o altro.

Vennero radiati dai loro posti di lavoro coll’avvento del nazionalsocialismo.

Ora nel corso dei secoli prima obblighi una parte della tua popolazione ad occuparti solo di denaro discriminandola dagli altri e poi quando il mestiere se lo passano di padre in figlio per mancanza di alternative questo non gli va più bene alle autorità.

Tu puoi eliminarlo dal lavoro,ma non togliergli le sue capacità salvo ucciderlo.

Che è quanto poi successe.

Il tempo non ha limiti per prendersi le sue soddisfazioni e fare anche un po’ di giustizia.

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Soppressi 9’000 impieghi, chiuse 200 filiali in Germania e attività abbandonate in dieci paesi

giovedì 29/10/15 11:57 – ultimo aggiornamento: giovedì 29/10/15 14:06

Deutsche Bank, colosso europeo del settore, intende sopprimere 9’000 impieghi e ritirarsi da dieci paesi nel mondo (cinque in America Latina, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Malta e Nuova Zelanda) nell’ambito di una ristrutturazione che la porterà a risparmiare 3,8 miliardi di euro entro il 2018. L’organico sarà ulteriormente ridotto, fino a 20’000 altre unità, attraverso la cessione di attività.

L’annuncio è stato dato in conferenza stampa dal britannico John Cryan, attualmente co-CEO ma presto guida unica dell’istituto di credito di Francoforte. Quattromila posti spariranno in Germania, dove verranno chiuse 200 filiali.

I conti vanno male: l’annuncio dei tagli arriva contemporaneamente a quello della perdita netta da 6 miliardi di euro subita nel terzo trimestre dell’anno, su una cifra d’affari complessiva di 7,3 miliardi, in calo del 7% su base annua.

pon/AFP/ANSA/ATS

i biglietti di banca mettili sotto il materasso

ottobre 22, 2015 Lascia un commento

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la Venere di Urbino del Tiziano agli Uffizi di Firenze… non provate ad avvicinarvi

A me succede di trovarmi persino sorpreso dopo due governatori della Fed ebrei e la terza è la signora che la guida oggi,di come la moltitudine non si sia ancora scagliata contro l’ebraismo internazionale dicendo che tutti e tre si erano messi d’accordo uno dietro l’altro in fila indiana per portare i tassi a zero e tiranneggiare strozzandolo il mondo degli affari.

Per una volta c’è di che stupirsi che si siano trovate per tempo delle alternative estranee al solito fango da gettare su questo capro espiatorio,ma con Greenspan qualcuno ci ha tentato.

The answer my friend,is blowing in the wind”…la risposta amico soffia nel vento,cantava Bob Dylan da ragazzo prima di dedicarsi ad altri generi musicali che non fossero la protesta.

La prima ondata di tassi bassi ha portato il mondo alla crisi del 2007-2008 e non chiedetemi altro sul percome,mentre il seguito è che non avendo grandi utili da presentare le banche extra-large di dimensioni pare che debbano forzatamente divenire più piccole se vogliono continuare a restare in piedi.

Il differenziale tra i tassi infatti nel prendere a prestito e nel dare è talmente misero da mettere in crisi chi fa questo mestiere.

Ieri il Credit Suisse ha dichiarato di volere cedere parte dell’investment banking a terzi perchè non è più redditizio,i clienti sono compresi nel pacchetto,ed è stato seguito a ruota da JP Morgan che ha fatto lo stesso annuncio per una banca USA loro affiliata.

Tornare un domani ad avere banche più piccole farà rinsavire molti che prima di  gettare soldi alle ortiche in mega-investimenti da due soldi alle spalle di azionisti e del contribuente in caso di salvataggio saranno costrette a negoziare eventualmente con le loro concorrenti,e non è detto che tutte ci stiano a giocare allo stesso gioco allo stesso tavolo.

Poi potrei sbagliarmi,il futuro non è prevedibile se non con una certa approssimazione.

Dicevo che la seconda ondata di tassi bassi del dopo 2008 può anche svegliare di colpo coloro che credevano che presentandosi in banca con una o più valigie cariche di soldi potessero fare e disfare a loro piacimento in confronto ai clienti piccoli.

Allora c’è giustizia finalmente si diranno in molti,infatti chi più ha soldi oggi paga addirittura di più per vedere il suo gruzzolo inutilizzato e a rendimento zero o sottozero custodito a vista in un qualsiasi sotterraneo della banca.

Come a El Paso o ad Abilene ai tempi dei cow boys.

Se le grandi banche si sono decise a vendere l’investment banking è anche per le cattive prove date da se stesse quando il cliente gli affidava del denaro da gestire.

Rottosi le balle sui tassi negativi,i titoli di stato con cedole da fame,e le gestioni personalizzate in perdita perenne qualcuno se li tiene finalmente in camera da letto sotto al materasso dove è collocata la Venere d’Urbino.

Avrà fatto un’assicurazione contro il furto e si arrangia come può per non perdere di più.

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Ora capire la politica finanziaria internazionale non è uno scherzetto da due soldi perchè in borsa valgono più le voci che non la realtà,ed ognuno degli addetti ha una sua versione da contare alla stampa.

Settembre è stato un mese nero in attesa delle decisioni della Fed che pareva ritoccare all’insu i tassi d’interesse,a fine ottobre la medesima si sveglia invece con dichiarazioni strane del tipo che i tassi anche negli USA potrebbero andare sotto zero e divenire negativi come in Europa,cosa strana, perchè negli USA i redditi delle famiglie ed i fatturati delle aziende si sono mossi nonostante la deflazione o l’inflazione a quasi zero.

Tu ti aspetti una cosa e te ne capita un’altra,questa è l’incertezza dei mercati dove l’abilità del singolo può finalmente fare la differenza,per una volta,indipendentemente dal patrimonio che possiede o che deve saper gestire.

Segue.

non ce l’hanno fatta…

 

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Jim Cramer di Mad Money

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Bill Gross ex PIMCO

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Troppo ghiotta per non commentarla e non per ragioni di campanilismo.

A Biella l’iniziativa per fondare una banca cooperativa del territorio ha dato esito negativo e non si farà.

La gente ha quindi ritenuto che di sportelli sul territorio ce ne fossero già in abbondanza ed i promotori non hanno trovato nel popolo “associativo” il capitale minimo che ritenevano indispensabile per poter partire dando il là a questa operazione che oltre a promuovere le possibilità territoriali ancora da scoprire o in fase di avviamento bisogna dire con onestà che avrebbe creato nuovi posti di lavoro.

Ma tant’è.

Cosa sia mancato secondo la nostra opinione oltre ai soldi naturalmente è stata una figura di richiamo come vedete a Nuova York sul web del calibro di Bill Gross ex co-fondatore della Pimco fondi o di Jim Cramer che tiene un notiziario televisivo chiamato Mad Money denaro pazzo…il che è tutto dire.

Sono persone che paiono molto seguite e che hanno una risposta ad ogni quesito finanziario e sanno arringare i teleutenti con l’argomento giusto nel momento giusto.

Se poi vengono contraddetti dal mercato non è colpa loro,una balla in fondo è sempre una mezza verità…

Anche qui in provincia se si fosse presentato sul mercato un nome noto di quelli della nostra vecchia finanza dei tempi di Geronzi che sapevano fare tutto ed erano introdotti a livello politico avrebbe avuto forse credito da altre banche o società di investimenti o fondi vari che di soldi sono più disposti a cederne secondo il curriculum di chi appare sulla scena con nuove iniziative,ma dinanzi ad una banchetta cooperativa dotata di quattro soldi di capitale ed anche un buon direttore il tutto non stimola per nulla la fantasia di un sottoscrittore istituzionale se pure la richiesta è di taglia minima come qualche centinaia di euro per possederne un’azione.

Non mi permetto di dire che è stata boicottata da aziende di credito più grandi ma posso solo dire che fondare una banca non è impossibile sempre e quando le leggi permettano di fare il tuo mestiere di banchiere e cerco di spiegarmi.

Con le direttive di legge che girano oggi sulla consulenza fornita dal personale bancario su certi prodotti finanziari tu non puoi più fare affidamento,il cliente è tutelato,ma l’altra faccia della medaglia consiste che si pretende dal cliente di avere una conoscenza degli strumenti finanziari che non c’è e quindi o tu compri quello che ti vendono a scatola chiusa senza commenti o devi passare ad una gestione personalizzata che è darsi la patente di ignorante in merito.Infatti dai dei soldi alla banca e te li gestisce lei come più le pare mentre tu devi stare zitto e firmare per accettazione.

Altrimenti non ti resta che comprare quello che ti pare e la banca fa solo più da intermediario passacarte senza metterci la lingua.E’ proibito farle aprire bocca.

Certo che c’è da domandarsi come tu sia stato per esempio al borsino della banca per cui lavori da trent’anni e debba fingere di non intendertene,di non saperne nulla,ma la legge così è stata voluta e non entriamo in discussioni o dettagli che non conosciamo.

Anche le banche hanno sofferto attacchi dalla magistratura sulla liceità di certi comportamenti per cui il sistema si è bloccato e aspetta una riforma.

Venite pure da me al bar e vi passo due dritte senza impegno se siete in affanno.

Gratis.

Ha senso tutto ciò?

No.Ma fà uguale.

Non sbaglia anche Warren Buffett a volte parte dei suoi investimenti? Sì,senz’altro ma la sua ragione sociale non è una banca cooperativa che dotata pur di un buon direttore non è ancora stimata sul mercato per fare guadagnare i clienti in maniera esorbitante avendo questo personaggio in testa alla baracca che nessuno conosce e che non sai di quale esperienza internazionale sia titolato.

Oggi le cose sono più difficili di ieri.

Da noi dicevamo in precedenza che la gente non legge a volte neppure un giornale per cui è difficile poterla manovrare in casi di insuccesso quando col forcone vorrebbero minacciare chi gli ha fatto perdere dei soldi o urla dinanzi all’ingresso principale che le banche sono tutte ladre.

Se mai avessero anche guadagnato e tu glielo facessi notare non gliene frega nulla perchè la riconoscenza non è di questo mondo piccolo borghese.

L’occhio cade solo dove fa più comodo e peggio in una cooperativa dove tra clienti si confrontano tra loro e controllano quanto uno ha guadagnato e l’altro no.

Nessuno si vuole fare dare del pirla,non lo accetta e quindi la cooperativa come sistema è difficile che possa funzionare in certi ambienti.

C’è troppa gelosia tra i soci.

Un buon direttore non basta e Warren Buffett lo insegna amministrando miliardi su miliardi con quindici persone.

Sanno tutte il fatto loro e stop.

Fare promesse ai potenziali sottoscrittori e poi non essere in grado di mantenerle per causa dei mercati fa sì che sia dura anche per le banche capitalizzate bene e ben organizzate, ma la gente viene da te solo se la fai guadagnare di più che non da altre parti e contano i numeri o i soldi, non le parole.

Inoltre si richiede una conoscenza dei mercati mondiali che una piccola organizzazione difficilmente potrà avere per dimostrare che ce la può fare e quindi forse era meglio se prima di partire con l’iniziativa della banca i promotori avessero aperto un fondo o dei fondi di investimento che si fossero già fatti un nome sulla piazza per i rendimenti ottenuti.

+

Una volta provato quanto sai fare non mancheranno clienti e capitale.

E’ comunque un peccato per il lavoro che non c’è e per l’esperienza che dei giovani avrebbero potuto farsi,ma bisogna anche aggiungere che i prodotti in scatola preconfezionati sviluppano poco il cervello di coloro che hanno a che fare con la clientela.

Un altro ufficio li prepara e li gestisce,ed i ragazzi agli sportelli devono solo venderli senza saperne che molto poco di quanto contengono e di come vengono gestiti.

D’altro canto l’ufficio per lo sviluppo locale non può prestare i soldi che non possiede se gli altri non procurano guadagni a banca e clienti.

E’ un equilibrio instabile che di cooperativo ha comunque molto poco.

+++

http://www.lastampa.it/2015/07/24/edizioni/biella/tramonta-il-progetto-del-banco-di-biella-8qFQbtG6ffJyQMpvnSjSxM/pagina.html

http://www.ilbiellese.it/Attualita/Il-banco-di-Biella-non-si-fara

http://biella.diariodelweb.it/biella/articolo/?nid=20150724_344952

com’è allora che può funzionare?

aprile 11, 2015 Lascia un commento

Così come uno lo legge non può non pensare che…allora chiuderanno un sacco di banche perchè nessuno vorrà più lavorare in banca da dirigente o impiegato,è ovvio…oppure no?

Mark Branson  (keystone)

“Le multe non funzionano”

Il parere del direttore della FINMA Branson sulle sanzioni inflitte alle banche

sabato 11/04/15 19:37 – ultimo aggiornamento: sabato 11/04/15 19:37

Mark Branson, direttore della FINMA, non ritiene che siano uno strumento efficace le multe salatissime inflitte alle banche, elvetiche e non, in paesi come gli Stati Uniti,sia che succeda per le manipolazioni del tasso di riferimeno Libor o per aver aiutato facoltosi clienti ad evadere il fisco.

Le ammende, sostiene in un’intervista concessa a “Samstagsrundschau” della radio della Svizzera tedesca, vengono pagate dagli azionisti e non dai dipendenti e dai dirigenti che hanno sbagliato. Vengono quindi presto dimenticate e non evitano il ripetersi di simili errori: “l’effetto preventivo non è provato”, afferma, il denaro incassato serve solo a riempire le casse pubbliche. L’autorità elvetica di sorveglianza dei mercati finanziari preferisce altre misure, come il divieto di fare determinati affari, “che fanno molto più male”.

http://www.rsi.ch/news/economia/Le-multe-non-funzionano-4302170.html

DIRIGENTE BANCARIO PENTITO SVELA I TRUCCHI DELLE BANCHE

novembre 2, 2014 Lascia un commento
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«Due sono i peccati che può compiere un banchiere: uno, veniale, è fuggire con la cassa, l’altro, mortale, è parlare». C’è questo detto di Enrico Cuccia, uno dei pochissimi di cui si ha notizia, in testa al libro di Vincenzo Imperatore, bancario pentito che confessa pubblicamente le sue colpe ai clienti e ai lettori. Lui dunque ha fatto peggio che parlare, ha scritto, un po’ come in «Storia di un impiegato» di De Andrè si rivolta al sistema e lancia la sua bomba al «ballo mascherato della celebrità». La bomba è un libro, «Io so e ho le prove, confessioni di un ex bancario» (edizioni Chiarelettere).

Imperatore, un po’ facile pentirsi adesso. Non è un po’ tardi?
«Per nulla, non vede che la politica economica europea è dettata solo ed esclusivamente dai banchieri. E poi io sono pentito da cinque anni». 

Cinque?
«Sì, dal 2009».

L’inizio della crisi.
«Esatto. All’epoca ero il capoarea di un importante istituto bancario, aziendalista convinto, per oltre vent’anni avevo sostenuto tutte le politiche decise a tavolino e trasferite allo sportello in tutti i ruoli che ho ricoperto».

Poi?
«Fummo convocati in una riunione dai top manager, gli stessi che ci avevano portato sulla soglia del baratro e assistetti ad un gioco di scaricabarile, quasi a dire che il risultato del disastro non era frutto delle loro scelte. E ovviamente a pagarne le conseguenze erano i quadri dirigenti e quelli intermedi». 

Beh, succede un po’ in tutti i settori.
«Esatto: quelli cambiavano casacca assicurandosi prebende e stipendi altissimi senza neanche essere sfiorati dalla crisi. Ed è in quel momento che io mi chiesi: ma come faccio a motivare i miei collaboratori se questi non hanno convinto neanche me? Siamo sempre alle solite: negli altri paesi i primi a pagare sono i generali, da noi solo dai colonnelli in giù».

Ora in un libro lei svela tutte le malefatte, i trucchi, spesso abbastanza ingenui, con cui il cliente secondo lei viene regolarmente raggirato. Come è nata l’idea?
«Conobbi Mario Bortoletto, l’autore del libro «La rivolta del correntista durante una presentazione. Fu lui a suggerirmi l’idea: visto che sei stato dall’altra parte, perché non ci racconti come funzionavano i meccanismi?»

Già, come funzionavano?
«Ci sono due macrocategorie di clienti. Quello che ha bisogno di prestiti e quello che risparmia». 

Ecco, ci racconti un po’ nei dettagli.
«In sintesi, nel primo caso il trucco consiste nell’indebitare il cliente oltre quelli che sono i suoi reali bisogni caricando sui tassi e vendendo poi il suo debito a terzi. Nel secondo, basta spostare un po’ il limite del rischio sostenibile. La maggior parte si scoccia di leggere tutte le clausole e si trova senza tutela legale in caso di perdite. Gli esempi non mancano».

La sua introduzione è un bel j’accuse…
«Si, perché, come scrivo, ho le prove di come si muovono le banche di fronte a quei correntisti e a quelle aziende in crisi che rischiano di non saldare i debiti: propongono una ristrutturazione del debito, una rinegoziazione che nasconde la manleva da ogni responsabilità per irregolarità in contratti precedenti, e la presentano al correntista come un’opportunità dilatoria. Ho le prove di come le banche mettono a posto i conti a ridosso delle chiusure trimestrali di bilancio attraverso manovre massive sugli interessi, quando i manager devono relazionare ai soci sullo stato di salute dell’istituto. E, ancora, ho le prove di come le banche fanno cassa «piazzando» televisori, tapis roulant e biciclette ai clienti che richiedono finanziamenti.

Secondo lei quando è iniziata questa deriva?
«Sicuramente con le privatizzazione che hanno messo in testa solo la logica del profitto».

C’è una differenza tra Nord e Sud?
«Sicuro, a parte il differenziale sui tassi degli interessi che non è giustificato, c’è da dire che è molto più facile gestire la clientela meridionale che non legge con attenzione le carte e si fida del rapporto personalizzato. Da noi manca cultura finanziaria».

(Fonte: Leggo.it)

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