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Posts Tagged ‘169 giorni di vacanza’

casalebraica domenica 29 maggio

maggio 23, 2016 Lascia un commento

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 Mi permetto di porre in evidenza la  presentazione che c’è dietro a questo evento e lo faccio perchè i lettori potrebbero passarci sopra concentrandosi più sul regista che non sui fatti storici del tempo.

Eccola:

Ye Shanghai è una performance musicale-visiva di Roberto Paci Dalò commissionata da Massimo Torrigiani per SH Contemporary – Shanghai Contemporary Art Fair 2012 e prodotta da Davide Quadrio e Francesca Girelli (Arthub).

Il progetto si occupa di vari aspetti della vita di Shanghai prima del 1949. Al centro di questo lavoro è l’incredibile storia del Ghetto di Shanghai, formalmente conosciuto come il “Settore limitato per i rifugiati apolidi” (mukokuseki nanmin gentei chiku).

Il ghetto era una zona di circa un miglio quadrato situato nel distretto di Hongkou nella Shanghai occupata dai giapponesi. Ospitava circa 23.000 rifugiati ebrei dopo essere fuggiti dall’Europa occupata dai tedeschi prima e durante la seconda guerra mondiale. Sebbene il Giappone e la Cina avessero combattuto a intermittenza dal 1931, l’occupazione di Shanghai iniziò nel 1937, quando la città cadde durante la battaglia di Songhu.

Dalla metà del 19° secolo, Shanghai era servito come un centro di immigrazione ebraica in Cina. Entro la fine del 1930, gli ebrei sefarditi, ebrei russi e profughi ebrei provenienti dall’Europa nazista in Shanghai ammontava a oltre trentamila persone formando la più grande comunità in Estremo Oriente.

Dal 1903 al 1949 più di cinquanta giornali ebraici e riviste sono stati pubblicati a Shanghai in inglese, russo, tedesco, francese, cinese, giapponese, polacco, ebraico e yiddish. Dal 1939-1946 più di trenta tedeschi, giornali e riviste in yiddish e polacco sono stati pubblicati da rifugiati ebrei a Shanghai.” (Pan Guang) Durante l’occupazione giapponese iniziata nel 1937, il porto di Shanghai cominciò a permettere ai rifugiati di entrare senza visto o passaporto.

Il flusso migratorio di ebrei tedeschi si unì alle altre due comunità ebraiche già insediate in città: i ricchi Baghdadi ebrei, tra cui il Kadoorie e famiglie Sassoon, e gli ebrei russi. Gli ultimi, costretti a fuggire dall’impero russo a causa dei pogrom antisemiti promosse dal regime zarista e la lotta di classe bolscevica, avevano formato una comunità russa a Harbin e successivamente a Shanghai.

Al centro di questo lavoro è la storia del ghetto di Shanghai, una zona occupata dai giapponesi nel distretto Hongkou che ospitava circa 23.000 profughi ebrei dopo essere fuggiti dall’Europa occupata dai tedeschi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il lavoro si basa su materiali audio e filmici degli anni tra il 1933 e il 1949 e le immagini provengono da un fondo del BFI di Londra ritrovato dall’artista. Il materiale sonoro principale è la celeberrima canzone “Ye Shanghai” (Le notti di Shanghai), hit del 1937 interpretata da Zhou Xuan (1918 – 1957). Questo brano campionato, smontato in frammenti e ricomposto diventa una texture ambientale che abbraccia l’intera performance. Dalla sua trama allargata emergono gradualmente suoni dal vivo strumentali, campionamenti di materiali di archivio (voci in inglese, yiddish, cinese, tedesco), paesaggi sonori del passato, suoni elettronici.

Questo progetto presenta anche un forte legame con l’Italia, dal momento che molti profughi diretti verso la Cina partivano dai porti di Trieste e Genova. Coloro che riuscirono ad acquistare i biglietti per i piroscafi del Lloyd Triestino descrivono il loro viaggio come surreale.

Dalla persecuzione in Europa alla povertà di un ghetto a Shanghai con in mezzo tre settimane di lussuosa crociera.

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http://www.casalebraica.org

169 giorni di vacanza…zio oreste chiude la bottega.

aprile 15, 2015 Lascia un commento

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un aspetto odierno di San Francisco che non pare vero

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Lo zio Oreste dovesse mai rinascere si troverebbe dinanzi a tante brutte sorprese.Lui ieri vedeva a casa d’altri tanti benestanti o meno in rapporto ad una certa Europa che era quella a lui conosciuta quando era ancora molto complicato viaggiare per turismo.Credeva ancora nel classico prato del vicino che è più verde.Oggi che bene o male il benessere è assai diffuso nel mondo occidentale la propaganda mediatica invece ci vede tutti poveri.Non chiedetemi perchè,chiedetelo ai politici ed anche al consumismo da strapazzo che genera determinati atteggiamenti.

Se lo stato dice che siamo poveri ha la giustificazione per fare un sacco di cose che non servono.Dovesse invece dire che siamo già ricchi a sufficienza non investirebbe più ma dovrebbe anche chiedere di meno.

La matassa io ve l’ho sciolta secondo il mio sistema,se ne avete uno migliore avanti…prego.

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In California spiega lo zio Oreste c’era benessere per tutti e forse anche oggi la gente non sta male ma dai suoi tempi ai nostri si sono aggiunte in parte altre risorse che creano nuovo reddito alla gente.Per esempio il vino.

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la Napa valley famosa per le sue viti

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D’altro canto parliamo di un singolo stato che da solo è grande come tre-quarti della Francia e che dovette soffrire in questo settore a causa del proibizionismo del 1919. Dagli anni ’60 invece il vino sta avendo uno sviluppo enorme in qualità e quantità e non trascuriamo di ricordare anche i “poveri” lavoratori cinesi che vennero esclusi come manodopera nei campi a favore dei locali nativi americani.

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3 maggio

Non si vede gente povera nè dimessa,e avendo cercato di sapere donde viene tanto benessere mi fu risposto che tre sono sovrattutto le risorse di questo paese: Hollywood e la sua industria cinematografica conosciuta in tutto il mondo,la terra che dà ogni sorta di ben di Dio tutto l’anno e infine il turismo,perchè qui piovono forestieri da tutte le parti dell’America a getto continuo.

Ieri sera siamo stati a Hollywood in uno dei cinematografi più alla moda: una sala vastissima decorata in perfetto stile cinese con un gusto senza pari,con oltre 50 file di poltrone laccate in rosso di 54 poltrone per ognuna.

Vi si dà da molte settimane un film intitolato “la casa dei Rothschild” una meraviglia di perfezione artistica,preceduto da un gustosissimo e divertente spettacolo di varietà costituito da numeri di primissimo ordine: la sala rigurgitava di gente.

Oggi Maria è andata colla contessa Tal dei Tali a visitare uno “studio cinematografico” ossia una fabbrica di “films” grazie alla cortesia di una signora americana che le ha procurato un lasciapassare: io me ne sono privato perchè fa molto caldo e sono un pò stanco.Sentiremo al ritorno quali altre meraviglie e segreti del mestiere ha visto.

Gli americani sono gente squisitamente gentile e si fanno in quattro per usarvi cortesie: noi poi oltre ad essere forestieri siamo interessanti dinanzi ai loro occhi per avere viaggiato sul “Empress of Britain”. Non avete idea che cosa rappresenti nell’opinione americana tale qualifica: vi basti sapere che nei negozi siamo esentati dalla tassa di lusso che vige anche qui con molto rigore,e che “reporters” dei giornali ci corrono dietro per intervistarci.A San Francisco il primo mattino eravamo ancora a letto che suona il telefono: era un giornalista che voleva assolutamente vederci per sapere tante cose da noi e con lusinghiere promesse di diffondere largamente quanto gli avremmo detto nonchè le nostre fotografie.

Domani a mezzogiorno lascieremo questa terra promessa e andremo con 4 giorni e 4 notti di treno a Chicago,passando un giorno al Grand Canyon che ci dicono essere un’altra meraviglia.Staremo a Chicago il 8 e il 9 fino a sera per essere la sera del 10 a New York,dove il polso americano batte più febbrilmente che mai…e dove ahimè vado a compiere 59 anni.Sono sicuro che troverò colà i vostri auguri e ringrazio già fin d’ora tutti quanti si saranno ricordati di tale lieto (?) evento.

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Oreste

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lo zio Oreste a sinistra col cognato,mio nonno,in uniforme (1904)

il bimbo è zio Augusto.

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questo è il pronipote…

che vi ha condotti sino a qui.

Grazie per l’attenzione.

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Nota

Il diario termina con quel pizzico di vanità creata ad arte dalla stampa per chi aveva viaggiato sul supersonico del mare il “Concorde” dell’epoca, e la mestizia causata piuttosto a zio Oreste dagli anni che avanzano per tutti i più fortunati,perchè la salute è già una gran cosa a tutte le età. Quanto manca del viaggio di ritorno lo racconterà a voce dopo il suo arrivo a parenti ed amici.

Peccato,perchè mi sarebbe piaciuto conoscere le sue impressioni su come aveva potuto toccare il polso dell’America che batte… come lo batteva a Nuova York 5 anni dopo il crollo di Wall Street del 1929.

Quanto mi abbia lasciato di buono lo zio Oreste con questo scritto è il suo senso di vicinanza costante e l’affetto rivolto alla famiglia, ai fratelli,nipoti e la sorella.

Era nato ebreo ma ciò non è differente per un cristiano o un musulmano o un buddista.Se mai fu un mondo che andò sottosopra a distruggergli quei sentimenti portando via con la violenza chi amava di più.

A lui andò bene perchè ebbe la fortuna se così si può chiamare quella di morire nel suo letto piuttosto che non in un lager nazista per motivi “razziali”.

Ma dopo la guerra mancavano in tanti all’appello tra i suoi familiari.

Quando morì esattamente lo zio Oreste non lo so,l’ultima corrispondenza trovata in casa è del maggio 1948.

Era nato il 10 maggio del 1875.

FINE

169 giorni di vacanza….33a puntata è un amore a prima vista quello tra la california e zio oreste

aprile 13, 2015 Lascia un commento

 biltmoreIl Biltmore Hotel di Los Angeles anni ’30.

Ai tempi dello zio Oreste “downtown Los Angeles” il vecchio centro cittadino coi suoi grandi alberghi era chissà quale schiccheria ma ai tempi in cui ci passò l’editore per lavoro con un budget limitato c’era anche da prendersi una coltellata in strada la sera se volevi farti i classici due passi attorno all’hotel già che i padroni più che non all’incolumità dei propri dipendenti badano che non spendano troppo.

L’anno successivo a questo primo stress il titolare dell’azienda volle vedere di presenza come vivevano quei miliardari citati dallo zio Oreste che risiedevano in campagna a Pasadena e cambiammo di stile prendendo un hotel fuori città.Il prezzo della camera era pressochè uguale a quello del centro città e potevi cenare tranquillamente all’aperto salvo doverti digerire un’oretta di traffico in autostrada di mattina e sera per recarti sul posto di lavoro.

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2 viste,la prima in alto è degli anni ’30,e l’altra più o meno attuale

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The Biltmore Hotel                                                                           1° Maggio 1934

Los Angeles

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Carissimi,

Faccio seguito colla presente a quella incominciata a S.Francisco e chiusa e impostata a Merced l’altro ieri domenica 29 Aprile.

Merced è il punto di partenza per andare a visitare la Yosemite Valley e il Yosemite National Park,uno dei gioielli di questa beata California.

La prima è una valle profonda 160 kilometri e il secondo è una cosa fantastica che fa da sfondo alla Yosemite Valley su un’area che non esagero dicendo che è grande almeno come il territorio di Torino si distende una foresta con milioni e milioni di piante colossali con prevalenza di pini e di quercie,addossate le une alle altre e che arrivano fitte fitte fino a 2500 metri sul livello del mare.In mezzo a questa foresta corrono strade bellissime per auto e sentieri per i pedoni,e di tanto in tanto si aprono dei larghi spazi erbosi,sedi di camping e pic nic.

Noi siamo saliti fino a 2200 metri ed a quell’altezza il bosco era ancora fittissimo di cipressi e abeti,alcuni con statura di 30/40 metri e dinnanzi ai nostri occhi si è aperto un superbo scenario di montagne (la sierra Nevada che ognuno di noi ha sentito nominare e che io ho sempre creduto in Ispagna) di laghi,di cascate imponenti e di mostruose roccie cadenti alcune a picco per varie centinaia di metri mostrando pareti liscie come il marmo,altre elevantesi in guglie e pinnacoli arditissimi da sbalordire.

In mezzo ai – ripeto-milioni di piante ce ne sono alcune centinaia di proporzioni e di età inverosimili: gli anni si contano a migliaia e vi basti sapere che alla base di una è aperto nel tronco un varco per il quale è passato comodamente l’autobus che ci portava in dieci passeggeri.

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http://www.dailybest.it/2011/09/25/orsi-in-miniatura-giocano-il-virale-della-carinevolezza-totale-video/

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Abbiamo anche avuto l’incontro di tre autentici orsi,una madre di proporzioni rispettabili e due figli,piantati nel bel mezzo della strada che percorremmo domenica 29 per portarci a Glacier Point a metri 2200.Eravamo stati prevenuti del probabile incontro e perciò non eravamo partiti a mani vuote ma per ogni evenienza armati…..di obiettivo fotografico che dovrà testimoniare ai posteri la nostra intrepidezza!

Furono due giorni deliziosi quelli trascorsi all’Ahwahnee hotel che è situato a 1200 metri di altezza in un cantuccio romantico e sperduto nella foresta: bisogna vedere che razza di hotel !

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Ha una camera da pranzo e una sala che sono due volte il gran salone dell’Amoretti*,e da ogni finestra non vedete che verde di piante e di prati,cascate d’acqua e pareti rocciose.Fra queste cascate d’acqua ce n’è una denominata “Bridal Voile” ossia velo nuziale e infatti ve ne dà proprio l’illusione perchè l’acqua precipitando a picco per 360 metri nell’angolo formato da due enormi roccie si trasforma in una trasparente spuma fumosa.

Per godere fino all’ultimo quell’indimenticabile sito ieri sera abbiamo saltato il pranzo e alle 7 ci siamo precipitati in auto a Merced,salendo alle 10,30 di sera in treno per Los Angeles dove arrivammo stamani alle 8,45.

Sono le 7 di sera e già abbiamo visto Hollywood che dista pochi kilometri di qui e Pasadena che è la residenza di campagna dei grandi miliardari americani.

Potete immaginare quindi che cosa sono le ville,i parchi,i giardini : abbiamo visto lo Stadium capace di 110.000 spettatori,dove si sono svolte le Olimpiadi due anni fa e l’università che è con quella di S.Francisco una delle più famose.

Anche S.Francisco ha uno stadio con 90.000 posti,ma tutti e due sono fatti con migliore criterio del nostro tanto strombazzato Stadio Mussolini e certo con minore spesa.

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2 Maggio

Maria e la contessa Tal dei Tali sono andate a colazione fuori,invitate da una signora americana che offriva a varie sue amiche un “dejeuner” per sole donne : stile americano.

Io quindi sono rimasto solo e perciò mi immagino di avervi tutti qui intorno a me (cosa che mi piacerebbe molto ) e seguito il mio discorso sull’America e sugli americani.

Los Angeles è una città da un milione e 1/2 di anime,o meglio di corpi,perchè qui si è punto sentimentali e piuttosto invece materialisti.Debbo dire però subito che gli americani sono gente di assai miglior gusto di quanto comunemente si crede,e intanto hanno la buona idea di saper vivere bene,nel pulito e in mezzo ai fiori e a tante altre cose carine che rendono bella la vita.

Qui in California poi hanno un paese superbamente bello per natura e per il clima,che essi hanno reso ancor più bello costruendo edifici,ville,giardini,viali,strade magnifiche.I negozi poi sono uno più attraente dell’altro, ed hanno l’arte-che qui è conosciuta e prodigata a fondo-di mettere in mostra la mercanzia come non ho visto neppure fare a Parigi.

Gli automobilisti sono in numero mostruoso: ne sono orlate d’ambo i lati tutte le strade in file interminabili e di tanto in tanto ci sono larghe spianate in cui posteggiano a centinaia,senza contare quelli che corrono in su e in giù su quattro o cinque file nei due sensi.

Magazzeni bellissimi che tengono tutto un palazzo di molti piani con vetrine che vi strappavano ad ogni istante degli Oh! di ammirazione e di meraviglia.Cartelloni “reclame” e scritte luminose di richiamo fatte con fine intelligenza,vistosissime e piazzate nei punti più strategici.

Interessantissimi,pratici e pieni di buon gusto a Honolulu come S.Francisco ed altrettanto qui sono i posti di rifornimento per gli automobilisti seminati ovunque.

Altrettanto per lo spiegamento di frutta,ortaggi e di fiori da terra promessa e da paradiso terrestre.

Los Angeles ha tutt’intorno in un raggio di un centinaio di chilometri- che sono niente per una popolazione che vive tutta in auto- una serie di sobborghi che rispondono ai nomi di Hollywood,Pasadena,Beverly Hills,Wilshire,Santa Monica,Santa Barbara che sono ognuno dei luoghi di delizia e che danno al visitatore l’impressione di aggirarsi in una Cannes senza fine,ma di gran lunga più lussuosa.

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Tutti questi sobborghi sono legati a Los Angeles da magnifiche autostrade liscie come dei biliardi,in alcune delle quali ho contato fino a 8 file di vetture che vanno come dei bolidi e guidate in buona parte da donne: ai lati di questi vialoni,imponenti “buildings” e negozi magnifici,talchè fra pochi anni saranno una sola cosa con Los Angeles che diventerà così una delle più vaste,popolose e belle città del mondo situata in vicinanza al mare,circondata da ridenti colline e con dei boulevards di proporzioni colossali.

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Nota di intervallo

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Se a Los Angeles sia poi avvenuta la predizione fatta dallo zio Oreste su di un bioritmo cittadino di qualità superiore a quanto non succede in altre parti del mondo non vi saprei rispondere per quelle due volte che ci sono stato,aeroporto escluso il quale invece accoglie un sacco di traffico dell’Asia da smistare in altre parti latino america compreso.

Così come la può aver veduta uno che ci vada per affari lavorando non appare tanto diversa da altre città moderne di oggi dotate di bei sobborghi piazzati sull’oceano.Chiaro che avendo a disposizione l’industria del cinema tu pensi d’immediato alla spiaggia di Baywatch e a figure statuarie alla Pamela Anderson,ma ce ne sono di più belle testa a parte, se è per quello, solo che le differenze sociali ed etniche non trascurano di farsi notare nonostante il petrolio,l’acqua,il vino,il cinema,l’industria aeronautica,quella discografica ed internet ne abbiano creato nel tempo un centro economicamente molto importante.

 sunsetstrip-2447 imagesDJ92C8W4 untitledsunset blvdil “sunset boulevard”,il viale del tramonto,

oggetto di una serie televisiva degli anni ’60

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http://www.extranomical.com/LOS_ANGELES/THE_SUNSET_STRIP.htm

nota* Villa Amoretti Torino

http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_Rignon

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 alla prossima,ringraziando i cortesi lettori

 

169 giorni di vacanza…32a puntata.

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La baia di San Francisco oggi

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La California fu la terra della corsa all’oro tra il 1848 e il 1855 e a leggerla come la descrive lo zio Oreste tale resta.

Non basta il…che America!… della puntata precedente per descrivere il suo stupore dinanzi alla baia di San Francisco.Anzi lo zio Oreste ricomincia con un ” voglio dire che cuccagna per quelli che vivono qui.”

“Come a Honolulu anche a San Francisco è primavera tutto l’anno, e l’aria è piena di profumi e saluberrima,ci sono 630.000 abitanti e un’automobile ogni due abitanti: avete capito che razza di straccioni vivono qui?

Fra essi ci sono ben 75.000 italiani che hanno fatto tutti fortuna,a cominciare dai pescatori che sono tutti siciliani,c’è un intero quartiere tutto di italiani.

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Ho trovato anche due piemontesi,e dopo aver sudato parecchie camicie fin qui per parlare e comprendere l’inglese,ho finalmente avuto l’ineffabile gioia di poter conversare nel nostro elegantissimo dialetto,prima con un cameriere qui dell’hotel e poche ore fa con un ex alpino del battaglione “Susa” che fa il guardaboschi.

L’Hotel che ci ospita è ottimo ed ha dodici piani : ci sono in San Francisco oltre 200 hotels,fra cui alcuni imponenti.

Noi in camera abbiamo fra l’altro anche la “radio” che Maria ha preso al volo e che fa funzionare dal momento in cui mette il piede a terra.

Pagando il conto ho visto con dispiacere che mi hanno addebitato Lire 5 al giorno per la radio,( ndr: che rivalutati secondo i coefficienti di attualizzazione e mal contati farebbero circa 4,50 euro di oggi).

Anche da noi questa è la stagione dei fiori,ma la quantità,la varietà e lo splendore di quelli che abbiamo visto qui,specialmente in due località poco distanti che si chiamano Berkeley e Oakland,è cosa che supera tutto quello che abbiamo visto e tutto quello che l’immaginazione può figurarsi.

Adesso mi rendo conto del motivo per cui Nizza ha dato il nome di “California” a un intero quartiere suo: la California che abbiamo visto noi girando come trottole per tre giorni è tutta una sola “Cote d’Azur” che lascia però l’autentica dietro a sè di molto.

Villini su villini uno di seguito all’altro in una serie interminabile,tutti con un palmo di giardino sovraccarico di fiori che nessun muro e nessuna cancellata separa dalla strada: niente di sfarzoso o di offensivamente fastoso,ma una grazia senza pari.Abbondano i collegi che sembrano tante reggie con certi parchi da non averne l’idea.Abbiamo visto in tutto il nostro viaggio tre acquari.A Batavia,a Honolulu e qui,uno più bello e interessante dell’altro: gli ospiti naturalmente sono tutti pesci dei mari tropicali,quindi per la maggior parte tutta roba mai vista prima d’ora.

Pare impossibile che esistano pesci cosi ricchi di colore che pare siano stati colorati artificialmente,e che saggia dosatura per ogni colore: ne abbiamo visti di quelli che si trascinavano una specie di strascico di “chiffon”rosa,altri dal corpo a strisce nere e bleu,altri ancora dal color canarino bellissimi,tutti grossi la 8a parte di questo foglio,e alcuni piccoli come una mosca comune.

Ogni scatola di vetro che li contiene e il cui fondo riproduce le profondità dell’oceano è di per sè un quadro.

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Yosemite Valley

DOMENICA 29 APRILE ore 7 di mattina/

Siamo partiti ieri sera a mezza notte e siamo scesi alle 5 di stamane in un paesino che si chiama Merced: di qui andremo fra due ore nello Yosemite Valley che sarebbe il regno dei”Pellirosse” e che dicono sia anche il regno delle meraviglie della natura,cascate d’acqua,ghiacciai,montagne rocciose,enormi foreste di alberi secolari.

Vi sosteremo per 24 ore e poscia andremo a Los Angeles.Di foreste ne abbiamo vista una ieri poco lontano da S.Francisco che è una meraviglia: tutta di enormi pini alti fino a 100 metri e di età inverosimile che varia dai 300 ai 4700 anni.

Quando la guida che ci accompagnava ci additò la pianta che aveva 4700 anni io toccai col gomito a Michele Brachetti l’ex alpino e al tempo stesso uno dei 200 guardiani del bosco che è monumento nazionale,come per dirgli che la guida esagerava alquanto “sun nèn bale” (non sono balle ndr) mi rispose lui e mi assicurò che l’età di ogni pianta è suffragata dal giudizio di esperti venuti qui da tutte le parti del mondo.

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Ci sono dei tronchi dalle proporzioni inimmaginabili dentro alcuni dei quali ci si entra,e una volta dentro,gli esseri umani sembrano delle formiche!

Abbiamo visto in paritempo un bosco di “eucaliptus” che non finiva più.

S.Francisco è per davvero una città assai carina,con bellissime strade e magazzeni lussuosi in cui s’incomincia a rimanere estatici davanti alle vetrine fatte tutte con un gusto e una grazia da gran signori e mai avrei creduto gli americani capaci di tanto.

Abbondano i grattacieli,imponenti e affatto sgradevoli alla vista come avrei immaginato,molti palazzi hanno le scale all’esterno per poter tagliare la corda in caso di incendio senza doversi buttare dal 30° piano con rischio di sporcarvi i vestiti arrivando in terra.

Un’enorme quantità di negozi da barbiere uno più bello dell’altro di negozi di genere alimentare dove la mercanzia è presentata in maniera da costituire una festa per gli occhi: la stessa cosa avevo già notata e ammirato in Malesia,Giava e Giappone : noi che produciamo tanta bella frutta non abbiamo credo in tutt’Italia un negozio capace di competere col più scalcinato di questi.

E la pulizia degli americani,e come son carine le ragazze: ma che Parigi! e non ho visto ancora Nuova York.

Eppoi non vedete uno straccione,nè uno che non sia ben lavato e ben pettinato e ben rasato;tutto sa di molto pulito.

Stamani scendendo a Merced sul far del giorno (Merced è meno di Moncalieri) ho cercato invano uno sputo in terra: voi mi direte che a quell’ora si capisce i Mercedesi non avevano ancora avuto il tempo di dedicarsi alle espettorazioni,ma da noi vedete le tracce degli sputi dei giorni passati e qui non ne ho trovato uno a pagarlo mille dollari!

Faccio punto e mi metto in auto per andare a vedere e toccare con mano i Pellirossa e in una prossima mia vi parlerò di loro e delle altre meraviglie che ci attendono.Abbiamo finalmente per la prima volta da quattro mesi e mezzo dacchè siamo in viaggio un tempo superbo da quando abbiamo toccato la California.

Affettuosi saluti a tutti

Fto

Oreste

Nota

A me quello che piace dello zio Oreste è che vede tutto bello e buono e con ottimismo perchè così forse era lui di carattere,anche se appare in certi casi leggermente ingenuo di fronte a ciò che vede. C’è da supporre quindi che i tours organizzati ti facciano vedere solo quanto alla gente interessa e che non sono sicuramente quegli aspetti meno gradevoli che forse ti sei già buttato alle spalle a casa tua prima di partire.A chi interessa di portare a casa tra i ricordi fotografici una bidonville… o una serie di quattro straccioni senza tetto?

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giuro che erano californiane…

il nostro editore è il primo da sinistra e da non confondersi con lo zio Oreste che è al centro.

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come fare uno stacco ai 169 giorni di vacanza.

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Riviviamo il….

che America !…

tuonato dallo zio Oreste non appena sbarcato a S.Francisco con un:

Tutti in carrozzaaa…

Mi pare di sentir gridare,ma questa volta si tratta di un treno di emigranti e non saltando fuori le laute mance che sganciava lo zio Oreste il panorama umano diventa subito differente così come cambiano le opinioni che uno può farsi andando in giro per il mondo in cui viviamo.

Infatti il denaro non è tutto,ma aiuta,quando hai bisogno degli altri.

Sono ritornato a Robert Stevenson* ed al suo viaggio in ferrovia verso San Francisco dove lo aspetta la fidanzata circondato da passeggeri che sono tutti dei poveri emigranti provenienti dall’Europa o da altri stati degli Stati Uniti.

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Robert Stevenson

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Mentre lo zio Oreste veniva ossequiato come un “lord” avendo sempre degli spiccioli a portata di mano da distribuire qui la situazione è differente e ve ne racconto un pezzo istruttivo su come  tra treni e treni cambi l’approccio dell’impiegato delle ferrovie.

Racconta Stevenson:

“Arrivando in California alle stazioni il treno si ferma ma nessuno suona più un fischietto per avvisare quando si riparte per cui devi stare sempre all’occhio che non ti scappi via mentre sei sceso per sgranchirti un po’ le gambe o per pranzare alla stazione.

La seccatura è notevole e la mancanza di rispetto immotivata.”

Nulla di più o di meno di quanto succedeva similmente anche a casa nostra in Italia quando ti rivolgevi all’impiegato pubblico o privato in stile  burocratizzato,mi viene da ricordare…e con le parole dell’autore: “molti dei controllori inoltre,deliberatamente non comunicano con gli emigranti” o aggiungiamo noi con i ceti pari grado o inferiori a quelli di colui che poteva essere di aiuto e che invece non lo era per una sciocca superbia di cui ora l’autore ce ne dà una e… una sola interpretazione.

Domandandogli infatti per ben tre volte a che ora si fermerà il treno per cenare il controllore non risponde e gira le spalle…per poi comunicare a voce alta con un altro viaggiatore ma in modo di essere sentito che lui non diceva mai alla gente a che ora si sarebbero fermati per cenare e dove,perchè una semplice risposta avrebbe portato a molte altre domande,del tipo scusi mi dice che ore sono?..o tra quanto arriveremo al tal posto?…e lui non si poteva permettere di essere seccato in eterno.

Per cui prosegue Stevenson,visto che le autorità superiori non si degnano di trattarti non dico da pari ma un po’ umanamente,gran parte del benessere dei poveri viaggiatori viene affidato per esempio al ragazzo che vende i giornali a bordo del treno e che essendo giovane ed attento aveva un potere straordinario per migliorare e allietare la sorte dell’emigrante in viaggio per ferrovia.

Ma dipende anche da con che giovane ti incontri,è ovvio.

Uno,il primo per iniziare secondo il racconto dell’autore, è un furfantello,ma noi citiamo quello migliore che sia più utile ad essere d’esempio.

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la stazione di Omaha,Nebraska.

“C’era un ragazzo che si fece amico di tutti venendo in aiuto con informazioni, attenzioni, assistenza, e un atteggiamento gentile. Ci diceva quando e dove avremmo mangiato, e quanto tempo il treno sarebbe stato fermo; teneva i posti a tavola per i ritardatari, non dimentichiamo che i treni si fermavano alle stazioni per permettere ai viaggiatori di scendere e mangiare, e stava attento che nessuno venisse lasciato a terra,o che si affrettasse inutilmente.

Voi che ve ne state comodi a casa vostra forse non vi renderete conto dell’importanza di questo servizio.

Quando penso a quel ragazzo che andava avanti e indietro,da un treno all’altro,con la sua faccia luminosa e le sue parole cortesi,capisco come è facile per una persona buona diventare un benefattore della sua razza.”

“Magari lui non è soddisfatto di sé, è frustrato nelle sue ambizioni, e mentre non crede di fare altro che guadagnarsi pochi spiccioli, sta facendo il lavoro di un vero uomo, e sta migliorando il mondo.”

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Nota* R L Stevenson -Emigrante per diletto.(Traveling on an Emigrant Train,1879)-

169 giorni di vacanza…31a puntata e ormai quasi alla fine….

Le Hawaii è solo dal 21 Agosto del 1959 che sono uno stato federato degli Stati Uniti ma credo che abbiano più poco a che vedere con quanto di panoramico scoperse lo zio Oreste nel suo viaggio del 1934.

Non che noi si debba criticare gli impresari immobiliari americani già che non ne siamo all’altezza ma se leggete la descrizione geografica che ne fa lo zio e la mettete a confronto con la selva di grattacieli che appaiono in questa cartolina che vi pubblichiamo non mi sembra che restino più tanti termini di paragone. D’altro canto il turismo è cresciuto a dismisura.

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Il lungomare di Honolulu

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“Si direbbe che tutto il paese sia coperto da un tetto di fronde che riposano la vista,mentre è un’incessante festa degli occhi se li volgete in giro a guardarvi attorno.

Le case sono tutte dei piccoli villini in legno,ognuna circondata dal proprio giardino: noi abbiamo girato molto a piedi e formavano la curiosità di tutti perchè- strano a dirsi- non si vedono pedoni.

Eppure è una vera gioia passeggiare,assai più che non scorrazzare in auto senza la possibilità di soffermarsi su tanti dettagli tutti attraenti.Ritorno un momento dal Royal Hawaian Hotel per dirvi che nel giardino e nelle sale gli uccelli vengono a prendervi il mangime sulle mani,e che nella hall ci sono,sparse in ogni angolo e lungo le pareti -invece dei soliti piedestalli a sostegno dei soliti più o meno ricchi vasi- delle gabbie con degli autentici canarini che non fanno che cantare.

Immaginatevi se si può dimenticare un sito simile!

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il Royal Hawaian Hotel in una vecchia cartolina dell’epoca dello zio Oreste

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lo stesso negli anni ’50

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oggi o giù di lì

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e questa pare essere la collina alle spalle

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“Sbarcando dopodomani a San Francisco vi sosteremo tre giorni,indi tre giorni li passeremo fra Los Angeles,Hollywood e San Diego,un giorno al Grand Canyon e due a Chicago,donde passando per le cascate del Niagara ci porteremo a New York con notizie di voi tutti e di quanto altro mi può interessare.Sono pressochè all’oscuro di tutto quello che succede nel mondo e leggerò stassera il Corriere del 10 Febbraio l’ultimo della serie mandatomi da Ginio (il cognato ndr) a Tokio.Le ultime lettere vostre mi accusavano ricevuta della mia spedita da Singapore il 16 Febbraio: dopo quella ne ho scritto mi pare una dozzina colla presente che imposterò la sera del 25 corrente a San Francisco di California.

Cordiali affettuosi saluti a tutti quanti da noi due.”

Fto

Oreste

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Il Golden Gate non c’era ancora quando zio Oreste passò da S.Francisco ma la cartolina è comunque dell’epoca ed il tramway pare quello tipico della città.Il resto non lo discutiamo…

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Hotel St.Francis                                            Sabato 28 Aprile 1934 ore 19

San Francisco California

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Carissimi,

Fra poche ore lasceremo in treno San Francisco per portarci in varie tappe a New York,dove giungeremo la sera del 10 Maggio dopo aver passato in treno sette delle dodici notti che ci separano da tale data.

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Abbiamo lasciato senza eccessivo rimpianto l’Empress of Britain e il suo carico troppo vecchio per la nostra vivacità e per i nostri verd’anni: infatti mi hanno assicurato che c’erano nel frigorifero -oltre tutti gli alimenti che servivano ai nostri pasti-anche tre cadaveri di ex-crocieristi “around the world” a cui una broncopolmonite presa in viaggio ha impedito di chiudere il circuito.

Il mio interlocutore mi diceva che c’era di che essere soddisfatti,perchè nella stessa crociera dell’anno passato ” l’Empress of Britain” (ne fa una all’anno ) ha avuto ben 18 morti : il che può anche essere dovuto all’età media dei suoi clienti e gli sbalzi di temperatura a cui si è esposti.

S.Francisco di California: che America !

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Nota

Ci mancava anche la cella frigorifera della nave coi cadaveri…per tirarmi su lo spirito,beato dunque chi non perde la propria speranza indipendentemente dall’età.

Di S.Francisco ne riparliamo la prossima puntata.Miau.

169 giorni di vacanza…30a puntata,un record!

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Lo zio Oreste mi sa che ha nostalgia di quei prosperi bei seni che ha avuto sotto agli occhi a Bali, è deluso dalle racchione che trova a bordo in crociera sull’Oceano Pacifico e le chiama: ruderi ineleganti.Ci lascia capire però che erano ricche ma se l’età stimata della compagnia dei crocieristi è quella che appare nella fotografia sotto riportata non è colpa di nessuno.Di solito non vendono crociere con limite di età e se vuoi trovare gioventù e bellezze al bagno più che non in prima classe è meglio acquistare un biglietto di categoria “ponte” e poi prepararsi a essere competitivi…chiaramente.

 

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La foto in stile anni ’30 è scattata a bordo della “Empress of Australia” i crocieristi forse sono nord-americani.

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Prosegue da puntata nro 29

Ed ora per terminare parliamo un poco di questo mastodontico vapore che ci sta trasportando attraverso il più grande degli oceani.Siamo 500 passeggeri in tutto di cui 450 americani e una cinquantina fra francesi,inglesi e noi.

Mi affanno da 5 giorni alla ricerca di una bella donna,ma invano : tutti ruderi ineleganti. Ciononostante ci fu ieri sera una festa in costume cino-giapponese alla quale noi assistemmo come spettatori che riuscì veramente bene per la ricchezza e l’eleganza dei costumi che furono sfoderati,tutta roba acquistata da questi ricconi sfondati a Pekino,Shanghai e Tokyo.

Si mangia piuttosto male e se Dio vuole,dopo una sosta di due giorni dal 18 al 20 ad Honolulu e di un giorno (il 21) a Hilo (Isole Hawaii) sbarcheremo definitivamente il 26 a San Francisco per continuare per terra fino a New York.

Speriamo che la navigazione continui bene come ora non richiedendo più di una o due pastiglie di Vasano al giorno e così sia anche in Atlantico.

Eppoi vuoteremo tutti i nostri polmoni a raccontarvi diffusamente a voce e ad illustrarvi meglio con documenti fotografici ciò che io ho abbozzato fugacemente.

Affettuosi e cordiali saluti a tutti.

Oreste

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Nota

Purtroppo i documenti fotografici sono andati perduti durante l’ultima guerra.

Lo zio Oreste era uso fare il baciamano alle signore,era sempre ben vestito con gusto e abiti di buona fattura,scarpe d’artigiano confezionate su misura e secondo me la moglie giocava troppo alle carte perchè un siffatto gentiluomo potesse accontentarsi di essere felice senza buttare l’occhio in giro.

Lo sappiamo da quei due giri “popolani” che ha fatto a Tokyo attorno ai locali del distretto Yoshiwara come un qualsiasi turista della domenica dove le ragazze facevano sfoggio di se dietro ad una vetrina e lasciandoci nel dubbio se si trattava di una gita serale per soli uomini o accompagnati dalle mogli cosa però che potrebbe apparire indelicata verso le signore.

Speriamo che possa rifarsi l’occhio a Honolulu.

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Canadian Pacific Steamship Lines                       Lunedi 23 Aprile 1934 ore 15

RMS Empress of Britain

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Carissimi,

Faccio seguito alla mia impostata ad Honolulu il 18 corrente,scritta a bordo.

La navigazione sull’immenso Oceano Pacifico seguita bene e il tempo scorre velocemente.

Fra 48 ore saremo a San Francisco di California : e Maria,scendendo a terra,tirerà un gran sospirone.

Figuratevi che abbiamo su questa Empress cambiato ben tre volte di cabina e conseguentemente di letto (siamo vicino al numero 50) ed ora che siamo sistemati a meraviglia dovremo scendere definitivamente.

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Abbiamo passato tre giorni ad Honolulu (isola di Ohau del gruppo delle Hawaii) e siamo stati mezza giornata fermi al largo di Hilo (Isola di Hawaii) senza poter scendere a terra per lo stato del mare che non consentiva il trasbordo nei canotti.

Fu vero peccato perchè l’isola,dirò così,capoluogo del gruppo delle Hawaii doveva essere interessantissima da visitare per la sua vegetazione tropicale e per gli svariati vulcani di cui uno alto ben 4200 metri.

Ma quel che sono le isole Hawaii abbiamo potuto vederlo ad Honolulu,un vero gioiello: ha infatti un porto che si chiama “delle perle” e un capo del Diamante.

Honolulu è tutto un giardino impregnato di un acuto profumo di gardenie,mimose,garofani e di una quantità innumerevole di altri fiori.Sbarcammo accolti di buon mattino da musiche e da cori,ed ognuno di noi (eravamo 500 ) ebbe dalle gentili manine di vezzose ragazze indigene il collo ripetutamente inghirlandato da graziose collane di olazzanti fiori dai più svariati colori che portammo in giro tutto il giorno.

Lo stesso spettacolo si è ripetuto al momento dell’imbarco per la partenza coll’aggiunta di un nutritissimo lancio di stelle filanti da bordo a terra e viceversa.Il distacco da Honolulu con centinaia di mani che sventolavano fazzoletti,musiche,cori,fiori e stelle filanti che andavano e venivano fu qualche cosa d’indimenticabile e di veramente commovente,ed ho visto infatti più di un occhio luccicare.

Visitammo tutta l’isola il primo mattino in un’interminabile fila di ricche automobili,e alle 13 1/2 facemmo colazione in un grandioso e splendido hotel in riva al mare.Dopo colazione ci venne servito nel suggestivo parco dell’hotel stesso uno spettacolo di musica,di canto e di danze Hawaiane che è rimasto impresso nella mia mente come un magico sogno fatto in un incantato ed incantevole giardino di fate.

Non è cosa che si possa descrivere: le parole sono troppo banali in confronto alla realtà.

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un hula moderno che pare più di connotati americani che non di quelli hawaiani

Alla sera pranzo e ballo allo stesso hotel: i due pasti quello del mattino e quello della sera,serviti in un immenso salone capace di contenerci tutti e 500,comodamente seduti in tavolini separati,furono rallegrati da musiche di chitarre e da canti hawaiani,eseguiti il mattino da ragazze e la sera da uomini che andavano in giro per la vasta sala sostando ad ogni tavolo,altro che i famosi dischi che abbiamo pel grammofono : non ne sono neanche la brutta copia !

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L’hotel,come dissi,dà sul mare che ha dei colori inverosimili come ho mai visto prima d’ora: ma la cosa straordinaria è il tepore primaverile,che mi hanno assicurato essere così tutto l’anno.

Immaginatevi quindi il verde dei prati e delle foglie,e l’esuberante vegetazione non meno che la ricchissima e variopinta flora.

Honolulu è insomma un vero paradiso da cui non ci si vorrebbe più separare: vale da solo tutto il viaggio e non ci si può ripensare senza un profondo rimpianto e un cocente desiderio.Beati i suoi 140.000 abitanti.

Devono essere tutta gente felice e che se la fa bene a giudicare dai 25.000 automobili che corrono in tutte le direzioni incessantemente su larghi e bellissimi viali aperti in mezzo a distese di verdissimi prati,a siepi ricche di fiori e fra vaghi e ombrosi boschi di piante d’ogni specie,tutte direi signorili e piene di grazia.

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Nota

Lo zio Oreste era all’oscuro di tutto quello che succede al mondo scriverà tra breve a parenti e amici essendo quel tipo di cliente che anche all’estero si leggeva quotidianamente il Corriere della Sera ma l’ultima copia arrivatagli risale al 10 di febbraio e siamo al 23 aprile e non cita alcun bollettino di notizie tipo ANSA che venisse pubblicato sull’Empress of Britain per i propri passeggeri.

Leggiamo che non trascura danze e pranzi e la vegetazione ma non si occupa di politica più di tanto in quanto il Duce ci pensava lui e da solo informando il paese di quello che voleva disinteressando quindi tutti quanti.

Ed a quei tempi forse era anche segreto militare che la flotta USA del Pacifico stazionasse alle Hawaii.

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Poi nel 1934 chi se lo poteva prevedere quello che sarebbe successo il 7 di dicembre del 1941 quando gli “amati” giapponesi scatenarono l’inferno a due passi da Honolulu?

Altro che beati hawaiani!

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 Pearl Harbour dopo l’attacco giapponese

Honolulu Star Bulletin

Copia del Honolulu Star del 7 Dicembre che annuncia il bombardamento dell’isola di Oahu e la dichiarazione di guerra del Presidente Roosevelt al Giappone.

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Annunciamo una breve sosta.

Non perdetevi la prossima puntata!

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