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Archive for the ‘viaggi’ Category

impotenti ma non in camera da letto

Negli Stati Uniti la Fed ha alzato di un pelo i tassi di interesse che seguono da vicino il rialzo dell’inflazione ma quando ascolti qualche notiziario video vedi che la fiducia dei consumatori è più alta tra gli ultra cinquantenni dotati di un reddito annuo tra i 35 ed i 50mila dollari ed è più bassa tra coloro che stanno sotto ai 35 anni.

Tradotto in italiano significa che i giovani patiscono la precarietà e che tra i più anziani se la passano ancora decentemente i pensionati dotati di un reddito da benestante.Eppure i negozi sono orientati ai più giovani che in teoria dovrebbero consumare di più ma che avendo poco denaro in tasca da spendere creano degli stocks di invenduto che si riflette ancora una volta sul commercio in generale con altre chiusure o licenziamenti.

Poi se dopo la prima colazione del mattino trovi articoli di questo calibro sulla tratta di donne e quanto altro anche la fiducia dei nostri ultra cinquantenni se ne va a farsi benedire.

Anche la civile e prospera Svizzera ci è dentro sino al collo ed i media lo denunciano,d’altro canto possono ancora permettersi di spendere se il prodotto è d’importazione grazie al cambio favorevole.

Da noi paiono discorsi superati in quanto ci sono un sacco di balle che godono la precedenza sui titoli dei nostri teleschermi.

Non ci sono poliziotti di quartiere ma il pomeriggio che si gioca la partita vedi anche in provincia quattro pulmini carichi di agenti in tenuta antisommossa.

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Un fenomeno che sfocia spesso nello sfruttamento della prostituzione (rts)

La realtà di nuove catene

Tratta di esseri umani. Dalla Bulgaria alla Svizzera, viaggio fra le forme della schiavitù contemporanea (1)

giovedì 03/11/16 06:13 – ultimo aggiornamento: giovedì 03/11/16 08:43

E correlati su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/La-realt%C3%A0-di-nuove-catene-8223121.html

ci risiamo con il ninho?

La gente in Perù si sposta come può tra strade inondate e piogge torrenziali (Reuters)

Il maltempo flagella il Perù

Piogge continue, fiumi esondati, frane e allagamenti ovunque sono una costante nello Stato sudamericano

sabato 18/03/17 22:14 – ultimo aggiornamento: domenica 19/03/17 13:57

Almeno 72 morti, un numero imprecisato di dispersi e oltre 200 feriti. E’ questo il bilancio aggiornato dell’ondata di maltempo che si abbatte da settimane sul Perù con piogge intense, esondazioni di fiumi, inondazioni e frane. Partito dalle zone costiere del Nord, il flagello ormai colpisce in modo grave tutto il territorio peruviano.

Il responsabile del Centro operativo per le emergenze ha reso noto che più di 500’000 persone sono interessate dalle problematiche legate a una situazione che si sta aggravando progressivamente e che è la peggiore degli ultimi vent’anni.

La capitale Lima è senz’acqua potabile dall’inizio della settimana e il Governo ha dispiegato l’esercito nelle 811 città dove è in vigore lo stato d’emergenza. Stando alle previsioni meteo “le piogge intense dureranno almeno altre due settimane. Perciò l’emergenza durerà di sicuro fino alla fine di marzo”.

Reuters/AFP/ATS/EnCa

Dal TG12.30:

fondazione gianadda martigny programma 2017

Già che sembra che la primavera faccia capolino informiamo i nostri lettori sulla mostra in corso attualmente a Martigny e quella a venire.Mica male!

Nella foto il sig.Léonard Gianadda a destra con il nostro editore.Foto di archivio.

Cézanne

June 16th – November 16th 2017
Open daily from 9 am to 7 pm

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Hodler Monet Munch. Painting the impossible.

From February 4th until June 11th 2017

Open daily from 10am until 6pm

 

Edvard Munch – The Rain – 1902

Oil on canvas – 86,5 x 115, 5 cm
Nasjonalmuseet, Oslo

Ferdinand Hodler – The lake of Thun

with Stockhorn – 1904 – Oil on canvas
71 x 105 cm – Collection Christoph Blocher

Claude Monet – The Row Boat – 1890 – Oil on canvas – 146 x 133 cm – Musée Marmottan

Monet, Paris © The Bridgeman Art Library

Edvard Munch – Fresh snow on the street – 1906

Oil on canvas – 80 x 100 cm – Musée Munch, Oslo
© Munch Museum

Edvard Munch – The sun – 1912

Oil on canvas – 123 x 176.5 cm – Musée
Munch, Oslo © Munch Museum

Claude Monet, Impression, Sunrise, 1872

painting giving birth to Impressionism
Oil on canvas, 50 x 65 cm.
Musée Marmottan Monet, Paris © The Bridgeman Art Library / © Christian Baraja.

Claude Monet – Etretat, sunset – 1883

Oil on canvas – 60 x 73 cm (without frame)
Musée des Beaux-Arts,
Nancy © C. Philippot

Claude Monet – Landscape in Norway.

Blue Houses – 1895 – Oil on canvas
61 x 84 cm – Musée Marmottan Monet, Paris
© The Bridgeman Art Library

Per il testo della mostra prego riferirvi a:

http://www.gianadda.ch/wq_pages/en/expositions/index.php

E’ in inglese e francese.

gita a verona

A VERONA CON GLI “AMICI DEI MUSEI” PER LA GRANDE MOSTRA SUI MAYA

Una splendida giornata di sole e una città d’arte come Verona, ricca di monumenti e suggestioni, hanno incorniciato la prima uscita di una cinquantina di soci e simpatizzanti  dell’associazione culturale  “Amici dei Musei” di Vercelli, dedicata alla visita  della mostra “Maya. Il linguaggio della bellezza”.

L’approfondita visita a questa grande mostra ha offerto l’occasione per conoscere nel dettaglio molti aspetti di questo popolo dell’America precolombiana, grazie alle nuove scoperte in ambito archeologico e ai più recenti progressi nella decifrazione della loro complessa forma di scrittura, sviluppando una tematica universalmente importante, quella della bellezza.

La mostra, ospitata nelle splendide sale del Palazzo della Gran Guardia a Verona a due passi dall’Arena, presenta oltre 300 opere provenienti dai principali musei del Messico:  sculture in pietra, elementi architettonici, figurine in terracotta, vasi, maschere in giada, gioielli, incensieri  dalle forme umane ed animali oltre ad oggetti d’uso comune ripercorrono duemila anni di storia soffermandosi sulla concezione della bellezza nell’arte e nella cultura di questo popolo. Nel mondo maya infatti la bellezza aveva un ruolo importante e per questo il corpo veniva ornato con interventi temporanei o permanenti come pitture corporali, elaborate pettinature e tatuaggi e con abiti e ornamenti utilizzati per indicare lo stato sociale. Profondo il rapporto con gli animali simbolo delle forze naturali e con le diverse divinità ed entità sacre, che venivano rappresentate con caratteristiche umane ed animali arricchite da elementi immaginari. Giovani guide preparatissime e appassionate hanno accompagnato i visitatori lungo l’itinerario espositivo davvero insolito ed interessante rendendo la visita indimenticabile…

Archiviata con successo questa prima “uscita” l’attività dell’associazione non si ferma: è stato confermato  infatti dall’infaticabile presidente Pier Luigi Pensotti Il prossimo appuntamento per gli “Amici dei Musei” che prevede  la visita  al Museo Egizio di Torino riaperto al pubblico dopo importanti lavori di ampliamento e riorganizzazione delle collezioni.

e chiudiamo col balcone di Giulietta

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Servizio a cura di Michele Catalano

david hockney alla tate britain

febbraio 14, 2017 Lascia un commento

portraitofanartistpoolwithtwofigures1971

TATE BRITAIN

DAVID HOCKNEY

Until 29 May 2017
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David Hockney: “Vivo d’arte, libertà e risate, per questo adoro Roger Rabbit”

Intervista al grande pittore inglese che ci apre le porte della sua villa-laboratorio di Los Angeles: “Così lavoro tra disegno e iPad”

di DARIO PAPPALARDO

10 ottobre 2016

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LOS ANGELES – “Le spiace se fumo?”. David Hockney si accende la prima sigaretta seduto nello studio della sua villa sulle colline di Hollywood: un grande spazio bianco invaso dalla luce. Anche Uber si perde per arrivare quassù.

“Quando ho comprato la casa, all’inizio degli anni Ottanta, questa parte era un campo da tennis: l’ho trasformato in studio. Billy Wilder mi disse: “Strano: a Hollywood conosco per lo più gente che ha convertito studi in campi da tennis””. Alle pareti ci sono le ultime opere realizzate con l’iPad: ritratti di amici e collaboratori che frequentano la casa. Sul cavalletto il dipinto a cui sta lavorando adesso con le tempere, senza device: la terrazza blu del salotto con vista sulla piscina. Tutto intorno, su scaffali e carrelli, ci sono tubetti di colore Gold Open; decine di spatole, centinaia di pennelli su un grande mobile, una monografia di Giotto, gli accendini e i mozziconi per terra. “Sui pacchetti c’è scritto che il fumo uccide. Ma è una bugia. Tanti miei colleghi fumavano: Picasso è morto a 91 anni, Monet a 86, Matisse a 84, Renoir a 78. Churchill ha fumato dieci sigari al giorno per settant’anni ed è arrivato a viverne 90”.

E Hockney ride forte. “Oggi tutti hanno perso il senso dell’umorismo e invece ridere è importante. Cerco di concedermi almeno una sana risata al giorno”. Se ne concederà di più. Ha una polo arancione; i pantaloni, macchiati di blu e bianco, sono fermati dalle bretelle, l’i-Pad e il drink proteico sempre a portata di mano. Il più grande pittore vivente, dalle “30 sigarette al giorno e 10 la sera, solo Davidoff, me le portano dalla Germania” compie 80 anni l’anno prossimo. Taschen – l’editore Benedikt abita a 10 minuti lo celebra adesso con una monografia oversize che verrà presentata il 19 ottobre alla Fiera del libro di Francoforte. Il facsimile campeggia su un leggio. Hockney mostra orgoglioso pagina per pagina, opera per opera. Come fosse un ragazzo alle prime armi che deve far vedere il suo lavoro. Come se A Bigger Splash, le piscine di Los Angeles, i ragazzi in ammollo, il ritratto di Celia e Ossie Clark, i paesaggi dello Yorkshire non fossero nella testa anche di chi non li conosce, sulle copertine dei libri e nei musei del mondo. Riordina i fogli, ricorda a memoria ogni data. “Ci sono sessantadue anni di vita qua dentro”.

E l’agenda è sempre piena: a novembre la mostra dei ritratti realizzati con l’iPad a Melbourne; a febbraio la retrospettiva della Tate, poi il Centre Pompidou e il Met. A Venezia, invece, 82 Portraits e 1 Still Life, dopo la Royal Academy di Londra, arriverà a Ca’ Pesaro nel 2018. Il fedele assistente francese JP controlla gli appuntamenti sul portatile. Su un’altra parete campeggia uno schermo enorme collegato a una console. Gioca alla Playstation? “Yeah”. Dice di essere diventato sordo. Non ascolta più la musica, come quando portava gli amici in macchina sulla Pacific Ocean Highway, sparando Wagner a palla. Ma, nel silenzio di fondo, afferra ogni domanda e guarda dritto negli occhi.

Mr Hockney, quale è stato il suo primo incontro con l’arte?
“Mio padre, impiegato, mi portava al museo a Bradford, dove sono nato, nello Yorkshire. Anche se non c’era granché, solo pittori vittoriani. Ricordo la riproduzione di una strada dipinta da Cézanne appesa nella casa accanto alla nostra: per me era la cosa più bella vista da piccolo. Ma la vera scoperta è stata a Leeds, dove ho incontrato da vicino l’arte italiana, i francesi, Bonnard. Ho sempre voluto fare l’artista: a 7 anni lo sapevo già. A 16 ero alla Bradford School of Art e a 18 sono andato a Londra”.

Chi merita un ritratto da lei? Come sceglie i suoi soggetti?
“Sono per lo più amici. Non accetto commissioni. Non faccio ritratti a chi me lo chiede perché non devo passare il tempo a pensare di realizzare un’opera gradevole per qualcuno. Non devo compiacere, ma soddisfare solo me. Perché un buon ritratto funzioni dipende dal disegno. È tutto lì, nell’inizio. Quando si tracciano le prime linee. Se trovo piacere nel disegno, allora vado avanti. La natura non ama ripetersi. La cosa interessante negli esseri umani è che siamo tutti diversi, come i fiocchi di neve”.

Lei e Lucian Freud avete posato l’uno per l’altro.
“Ho posato per Freud per tre mesi, ogni giorno. Mentre dipingeva facevamo molto gossip. Lucian amava recitare la parte del principe delle tenebre, incoraggiava questa idea di lui, ma in realtà era un timido. Ha ricambiato il favore posando per me solo un pomeriggio per poche ore. Ma va bene così ( ride). Quando fai il ritratto a un artista, conoscere il suo lavoro ti aiuta”.

Oggi pochi artisti usano il disegno come base del loro lavoro. Pensa che chi non sa disegnare non sia un vero artista?
“Non è detto. Ma il disegno resta importante. È un modo di vedere e comprendere meglio la realtà che hai davanti. È qualcosa che appartiene alla natura umana. Come cantare, ballare. Si può chiedere a un bambino di non disegnare? Penso che oggi la fotografia sia molto più in crisi del disegno e della pittura: è un’invenzione chimica finita. Ora è tutto digitale. Si modifica ogni cosa. Chi può credere a una fotografia? Siamo tutti diventati fotografi. Così come siamo tutti diventati famosi con internet e quindi nessuno più lo sarà. I mass media per come li conoscevamo sono spariti e con loro le star. Brad e Angelina sono le ultime. E ora stanno divorziando. Il web e il digitale hanno distrutto un sistema, ma ne stanno creando un altro con potenzialità nuove, che dobbiamo cercare di comprendere”.

Per questo da sei anni utilizza anche l’iPad per disegnare e dipingere?
“L’arte deve capire la tecnologia, farla propria. La tecnolo- gia ha sempre cambiato il senso delle immagini e le immagini sono il potere. Se l’arte fa a meno delle immagini, perde ogni possibilità, ogni potere. Ho cominciato prima a dipingere con l’iPhone. Poi, nel 2010, ho subito preso l’iPad in California. In Inghilterra non ce l’aveva nessuno. Per realizzare un dipinto con l’applicazione Brushes impiego un’ora. Con l’iPad non hai bisogno di nient’altro: hai tutti i colori sempre con te. Il risultato è diverso rispetto a quello della pittura “vera”. Ma una cosa non esclude l’altra”.

Stampa sempre i dipinti che realizza con l’iPad?
“Sempre, perché rischi di perdere tutto sennò. Stampo con pigmenti veri, usando stampanti speciali”.

Dal 2013 è tornato a vivere stabilmente a Los Angeles. Perché ha scelto questa città?
“L’avevo scelta la prima volta per il sole. E poi è la città del cinema: Luci della città, Tempi moderni e Il grande dittatore di Chaplin, Biancaneve e i sette nani, Pinocchio, Cantando sotto la pioggia sono tutte grandi opere d’arte del XX secolo nate qui. Per non parlare di Chi ha incastrato Roger Rabbit? Per me è un capolavoro assoluto: il primo film in cui i cartoni hanno dei contorni, si muovono nel mondo degli uomini. La storia del liquido che minaccia di distruggere Cartoonia, e quindi tutto il film, è una metafora del cinema. Ma adesso essenzialmente vivo a Los Angeles perché qui, a differenza di Londra, nessuno mi disturba: posso lavorare e basta. È la sola cosa che mi interessa fare, visto che sono diventato sordo. Alle 9 di mattina sono già nello studio e proseguo fino all’ora di pranzo. Poi stacco alle 5-6. La sera non esco mai, per le 9 vado a letto, a meno che non mi catturi una serie TV. Qualche sera fa ho visto I Borgia con Jeremy Irons dalle 6 a mezzanotte. Fantastico! Un’abitudine che non ho perso è quella di nuotare ogni giorno per mezz’ora”.

Le sue piscine sono delle icone dell’arte del XX secolo.
“Ne ho dipinte circa venti. Riuscire a rendere la trasparenza dell’acqua è una sfida complicata che mi elettrizza ogni volta. Ci sto provando anche adesso “.

Secondo Ai Weiwei tutta l’arte è politica. Ma la sua non lo è mai stata.
“Non sono sicuro che l’arte sia sempre politica. Forse in Cina ha un senso che lo sia. Ma per me no. Nemmeno la fotografia di guerra lo è. Mi lascia perplesso perché comunque ha bisogno di luce come il teatro. Io ho la vanità di un artista. Amo che le mie opere vengano viste. Può essere politico questo?”.

Segue il mercato dell’arte?
“Non sono mai stato interessato. Faccio quello che voglio ogni giorno. E il mercato fa quello che vuole: è una cosa folle, una lotteria. Due anni fa l’ha vinta chi ha comprato Balloon Dog di Jeff Koons”.

Non le piace Koons?
“Jeff Koons è ok. Le sue sculture sono buone. Mi piace quella del cane esposta all’ingresso del Guggenheim di Bilbao”.

La sua vita è stata piena di grandi incontri.
“Qui a Los Angeles tantissimi: Christopher Isherwood, Ed Ruscha… Truman Capote si vantava di avere la migliore cocaina del mondo. Ma il più divertente di tutti è stato Billy Wilder: collezionava foto erotiche e fumava molto: a proposito, è morto a 94 anni. Le sue battute erano fulminanti. Come quella dell’uomo che va dal medico che gli dice “Devo darle due brutte notizie: lei ha il cancro e l’Alzheimer”. E lui: “Per fortuna non ho il cancro””.

C’è un momento della sua vita a cui vorrebbe tornare?
“Ho fatto tutto quello che volevo fare. Non rimpiango nulla. Forse mi piacerebbe ridipingere il ritratto dei miei amici Ossie e Celia, che tanti conoscono e che è nella collezione della Tate. Come Picasso, quando lavoro mi sento un trentenne. Poi appena smetto sento che non è così. Per questo oggi lavoro più di ieri. Non mi piacciono i vernissage, aspetto che si spengano le luci per tornare qui nello studio. E ricominciare”.

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l’hanno chiamato fritz

febbraio 2, 2017 Lascia un commento

Eccolo!  (keystone)

L’orsetto polare Fritz

La mascotte dello zoo di Berlino ha finalmente un nome – Potrebbe presto diventare l’erede di Knut

mercoledì 01/02/17 15:55 – ultimo aggiornamento: mercoledì 01/02/17 15:55

La nuova mascotte dello zoo di Belino Est ha finalmente un nome. L’orsetto polare nato lo scorso 3 novembre si chiamerà Fritz. L’ufficializzazione è avvenuta mercoledì, dopo che una radio locale aveva lanciato un concorso in cui avevano partecipato 10’000 persone. L’annuncio è stato accompagnato da un video in cui si vede il cucciolo insieme alla sua mamma. “Sono felice della scelta fatta”, ha affermato il direttore, “è corto e carino, facile da ricordare anche per i visitatori stranieri”.

Il video è al sito:

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/voce-animale/Lorsetto-polare-Fritz-8661058.html

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Fritz potrebbe presto trasformarsi nel successore ufficiale di Knut, che era diventato una vera e propria star nel 2006. Fu il primo orso polare a nascere in cattività negli ultimi 30 anni. Morì nel marzo 2011.

Knut da cucciolo (keystone)

AFP/AlesS

Il ritratto dell’orso polare sul sito del WWF

revival andino

gennaio 25, 2017 Lascia un commento

I lettori del 2011 chissà se li abbiamo conservati per cui dedichiamo questo corto revival a quelli arrivati dopo,corredato di foto scattate in altra epoca sulle Ande ecuatoriane…

Los Andes…

Le Ande?

Sono mediamente verdi,come le vedete, sino ad altezze ragguardevoli.Per darvi una migliore idea,questa vecchia foto è stata scattata a 4 mila metri di altitudine,in Ecuador,e di fronte mi dà l’idea che ci sia ancora spazio per salire.Ci eravamo arrivati in Land Rover, una normale auto da fuoristrada su piste di terra.Certo, nel 1977 avevamo un’altra età. E per me erano delle belle e gran novità per potermi distrarre qualche giorno dal lavoro,durante la Pasqua. A Quito avevo amici,non clienti.

Possedendo loro,anche una hacienda,una fattoria agricola fuori città,era più semplice avere ospiti con cui farsi compagnia in mezzo alla solitudine, che come vedete, non manca,come neppure gli eucalipti che si possono intravedere lontani.Succedeva ai padroni ed ai lavoratori di aver voglia di stare in mezzo agli altri.Provate ad immaginare come possa un fanciullo andare a scuola, se è nato in mezzo a queste montagne e risiede in una capanna.Eppure nessuno può dire in assoluto chi sia più felice.Se chi lavorando con le braccia o chi annoiandosi a pensare come fare passare le giornate quando gli amici se ne vanno a casa loro,senza potere scambiare un’opinione o farsi un caffè al bar con i coetanei.E la moglie cerca di tenerti alto il morale,mentre tu avresti voglia di piangere,e affogare la tristezza in un bicchiere.

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fine

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