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Archive for the ‘storia moderna’ Category

quando si dice studiarle tutte

La Panda viaggia con il biometano derivato dalle acque reflue (Twitter)

Il pieno con acqua delle fogne

Partito da Milano un test che prevede di percorrere 80’000 chilometri con un’auto alimentata a biometano

mercoledì 15/03/17 16:12 – ultimo aggiornamento: mercoledì 15/03/17 16:50

 

Una Fiat Panda di serie ha iniziato mercoledì da Milano un viaggio di 80’000 chilometri nel quale sarà alimentata a biometano prodotto dalle acque reflue, dei canali fognari. La vettura non ha subito modifiche particolari rispetto alle altre Panda che viaggiano a metano (“Natural Power” secondo la denominazione del costruttore) e la si guida senza particolari accorgimenti.

Il progetto del test sulla lunga distanza è del Gruppo CAP, azienda che gestisce il servizio idrico integrato della città metropolitana di Milano e che prevede tale sperimentazione sull’arco di diversi mesi. L’obiettivo è quello di permettere ai tecnici di FCA di valutare il biometano prodotto partendo dalle acque “sporche” e i relativi effetti sul propulsore dell’utilitaria, un bicilindrico di 0,9 litri da 80 CV.

Il pieno si farà nell’impianto di Bresso, alle porte di Milano, dove il Gruppo CAP sta trasformando i suoi depuratori in bioraffinerie e creare così il primo distributore di biometano a chilometro zero. Il percorso di prova della Panda sarà abbinato all’hashtag #BioMetaNow per raccontare le tappe dell’evento e i suoi sviluppi.

EnCa

gli attivisti in poltrona

Bisogna essere eclettici e curiosi del mondo,è un commento citato in basso al fondo della pagina.

Mentre da qualche altra parte ho trovato che ognuno di noi viene giudicato dal proprio prossimo per come parla,da come si sa esprimere.Ma chi l’aveva scritto ai tempi…non sapeva ancora che ci saremmo avviati verso la tecnologia dei social media e che di parole e di conversazioni se ne fanno sempre meno,metti solo un mi piace e passi.

Ci avviamo dunque verso una società di muti e di persone che sanno usare il taglia e incolla (come faccio anch’io) e a che pro se non di fare guadagnare Zuckerberg che a 32 anni vale una capitalizzazione di borsa da 50 miliardi di dollari grazie agli introiti della pubblicità?

Almeno per la televisione resta il canone da pagare se pur con le dovute polemiche,ma qualora succedesse uguale a Facebook e come accade anche per i giornali che richiedono il contributo dai lettori temo che sarebbe una nuova grande fuga.

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Società – Zygmunt Bauman e i veleni dei social

bauman

Il suo insegnamento è enorme, l’eredità che ha lasciato al mondo, e al mondo ebraico in particolare, inestimabile. Ma il capitolo del testamento del grande filosofo e sociologo Zygmunt Bauman (1925- 2017) che forse più corrisponde ai giorni nostri, quello che consideriamo dovrebbe essere patrimonio di tutti i giornalisti ebrei, è la sua messa in guardia nei confronti dei veleni dei social network.

Scettico nei confronti delle nuove modalità espressive praticate da quelli che sono stati chiamati gli “attivisti in poltrona”, la gente che dal comodo di casa propria, spesso sfuggendo a ogni assunzione di responsabilità, non risparmia maldicenze, calunnie e invettive sconclusionate, inventa notizie infondate, diffonde il sospetto e la sfiducia, il vittimismo e l’ossessione; Bauman anche in questo caso ha parlato molto chiaro. Da giornalisti, da ebrei, da cittadini, vale la pena di ascoltarlo ancora. “Il problema dell’identità – ha spiegato il grande pensatore polacco – è oggi percepito in una maniera nuova.

Dall’ipotesi di essere qualcuno che è nato con un compito da realizzare a quella di creare una tua propria comunità. Ma le comunità non si lasciano creare a tavolino, o esistono o non esistono. E i social network possono offrirci solo una artificiosa sostituzione”.

“La differenza fra una comunità e un network – prosegue – è che tu puoi appartenere a una comunità, ma un network può appartenere a te. Puoi aggiungere o cancellare amici a piacimento. Ti si lascia credere di poter controllare con chi essere in relazione. E la gente sul momento si sente un pochino meglio, perché l’abbandono e la solitudine sono i grandi timori della nostra civiltà dell’individualismo.

Ma è così facile aggiungere ed eliminare i propri amici in questo mondo artificiale che la gente sta disimparando le abilità sociali che sono necessarie per uscire fra la gente, per andare al lavoro, quando davvero è necessario mettersi in contatto e confrontarsi con persone in carne ed ossa”.

Infine una grande lezione che dovrebbe guidare tutti coloro che si occupano di comunicazione, soprattutto di comunicazione identitaria.

“Non è un caso se papa Bergoglio, che è un grande uomo di comunicazione, ha scelto di concedere la sua prima intervista a un giornalista che si proclama ateo. È il segno che ci lascia capire come il vero dialogo non può esistere fra persone che si danno ragione a vicenda.

I social media non possono insegnarci il dialogo. E per di più sono uno strumento utilizzato la maggior parte delle volte non per unire, non per aprire gli orizzonti, ma al contrario per ritagliarsi un ambiente mentale rassicurante in cui rinchiudersi, dove l’unico suono che ascoltiamo è l’eco della nostra voce, dove l’unica forma che vediamo è il riflesso del nostro volto.

I social media possono essere molto utili per dispensare soddisfazioni immediate, ma in realtà sono una trappola”.

gv, Pagine Ebraiche, febbraio 2017

http://moked.it/blog/2017/02/23/scoeita-zygmunt-bauman-veleni-dei-social/

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UN GIGANTE DEL PENSIERO CONTEMPORANEO

Nato nel 1925 in una famiglia ebraica nella parte di lingua tedesca della Polonia, scampato alla guerra nell’URSS, nel ‘68 Bauman fu costretto dalla repressione del regime polacco a lasciare il Paese.

Andò ad insegnare prima in Israele alla Tel Aviv University e poi all’Università di Leeds, dove ha mantenuto la cattedra per diversi decenni. La scomparsa di Bauman, mancato all’inizio di quest’anno, lascia un vuoto profondo, difficile da colmare. Una posizione condivisa dagli opinionisti del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche. “Non abbiamo potuto che iniziare con un suo ricordo. Perché, tra le molte menti illustri che abbiamo perso nei lager, ha rischiato di esserci anche lui” afferma Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Cdec, che poche ore dopo la scomparsa di Bauman ha condotto un atteso dialogo con il direttore del Museo di Auschwitz Piotr Cywinski al Memoriale della Shoah di Milano.

“Ho iniziato a riflettere sulla Shoah proprio grazie a un suo testo, Modernità e Olocausto. Un testo decisivo per la mia formazione, che mi ha permesso di comprendere queste vicenda non più soltanto in termini storici, ma anche in una prospettiva sociologica. Ci ha davvero aperto gli occhi, Bauman, aiutandoci a capire come la macchina dello sterminio sia parte della modernità”.

“L’eredità più significativa che ci arriva da Bauman è la percezione del mutamento come dato strutturale delle società passate, presenti e future” riflette Claudio Vercelli.

Ma anche, aggiunge lo storico, la sua capacità di mettere in tensione un parere progressista come quello che ha sempre testimoniato con regimi “a parole progressisti, ma in realtà totalitari”.

Una figura quindi rilevante da un punto di vista intellettuale, ma anche civile. Una figura che, spiega Vercelli, è importante anche per il tema della complessità del mutamento, delle tante identità “che possono convivere in un individuo”.

Afferma invece Anna Foa: “Con Bauman scompare un personaggio grandissimo, che sarebbe limitativo associare esclusivamente alle sue teorie sulla società liquida. È stato infatti un gigante sotto vari punti di vista, a partire da quello etico. Ma anche da un punto di vista storico ha prodotto studi molto significativi sulla Shoah e la sfida della Memoria”.

Per la professoressa, Bauman fa parte di una categoria di protagonisti del nostro tempo difficilmente riproducibili, “anche per la loro capacità di cambiare il mondo e incidere sulla vita di così tante persone”.

“Bisogna essere eclettici e curiosi del mondo. E inoltre non bisogna fissarsi su un metodo sociologico, su una disciplina specifica”.

Questo per Wlodek Goldkorn, che molte volte l’ha intervistato, uno degli insegnamenti più importanti che ci arrivano dalla vita, dalle opere e dalla testimonianza di Bauman.

 

libri

STORIA Quegli eroi che salvarono i tesori d’Italia

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MP stands guard in front of a truck loaded with art treasures stolen by German Army and recovered by U.S. Army. The paintings are being returned to the city of Florence. 07/23/1945 111-SC-210396

Opere d’arte che ritornano a Firenze 23 Luglio 1945

 

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Alessandro Marzo Magno / MISSIONE GRANDE BELLEZZA / Garzanti

Arriva domani, mercoledì 2 marzo, nelle librerie, ma se il nuovo libro di Alessandro Marzo Magno profuma ancora di inchiostro fresco, la sua nuova impresa completa già la straordinaria stagione di impegno di un giornalista fuoriclasse.
Impegno per la gioia di vivere e di conoscere, impegno per la collettività, impegno per un’Italia che probabilmente non se lo merita, ma resta sempre il posto più bello del mondo.

Proprio alla bellezza, alla vera, grande bellezza che costituisce l’unico solido patrimonio, l’unica effettiva ricchezza della collettività italiana, è dedicato questo suo “Missione Grande Bellezza: Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler” (Garzanti editore). Dopo il mondo del libro e delle prime tipografie che da Venezia e dalle altre città italiane irradiavano cultura in Europa e nel mondo, dopo il mito del cibo italiano, dopo il fascino della moda che fa riferimento all’Italia, era giusto arrivare al nostro inestimabile artistico e culturale e alle emozionanti storie di chi è riuscito a porlo, fra mille rischi e difficoltà, al riparo dalle devastazioni.

missione grande bellezza

Veneziano doc e cittadino a parte intera della Mitteleuropa, Marzo può permettersi di amare l’Italia come nessuno di noi saprebbe farlo. Un privilegio ormai riservato solo agli stranieri colti e a rarissimi intellettuali capaci di saltare gli orrori e il degrado per concentrarsi sulle cose preziose che tutto il mondo ci invidia.
E come nel caso degli altri suoi libri lo fa con una miscela di capacità nel racconto, di curiosità per le persone e per la vita, e di rigore nella documentazione e nella ricerca storica.
L’Italia – spiega l’editore – è un enorme museo a cielo aperto: nelle sue città, fra le sue colline, lungo le sue spettacolari coste sono nati alcuni dei più grandi capolavori artistici della nostra civiltà.

Ma sono tante le opere create in Italia che hanno vissuto destini travagliati: rubate in guerra, a volte restituite a volte no, spesso perdute.

Non c’è da stupirsi quindi che i più temuti personaggi della storia, da Napoleone fino a Hitler, abbiano preso di mira lo stivale d’Europa e i suoi tesori. Ma in loro difesa si sono battuti eroi, spesso sconosciuti, che hanno rischiato la vita per riportare in patria parte del bottino, e di cui oggi Alessandro Marzo Magno ricostruisce le gesta. Antonio Canova in missione a Parigi per conto del papa, l’ambiguo Rodolfo Siviero, agente segreto dall’oscuro passato, che ha dedicato tutta la vita al recupero delle opere trafugate dai nazisti. E poi ancora le Monuments Women italiane: Palma Bucarelli a Roma, Noemi Gabrielli a Torino e Genova, Fernanda Wittgens a Milano.

Quasi come in un thriller, grazie alla capacità dell’autore di farci leggere il passato come una straordinaria avventura del presente, rivivono le storie coraggiose di quelle donne e di quegli uomini che hanno recuperato e messo in salvo la bellezza del nostro paese. Duecentocinquanta pagine, debitamente annotate, che valgono saggi molto più pesanti eppure si divorano come un romanzo.
E una lezione difficile da dimenticare che ci fa comprendere come il futuro della nostra Italia dipenda essenzialmente dalla nostra capacità di dimostrare il coraggio di chi ci ha preceduto. E soprattutto, che non può esserci benessere e non può esserci bellezza, se non nell’amore per la libertà.

gv

 

 

http://moked.it/blog/2017/02/28/storia-quegli-eroi-salvarono-tesori-ditalia/

al servizio dell’imperatrice

Parata di truppe anglo-indiane nel 1911… a Mumbai dinanzi al Portale dell’India.

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Ogni popolo ha le sue di malizie per influenzare il visitatore forestiero.Poi è chiaro che ci sono quelle che riescono meglio e altre che riescono di meno.

Gli Inglesi usano ancor oggi le parate militari e fare sfilare i Royals lungo il Mall con tanto di bande musicali e non chiedetemi se fanno tutto ciò perchè gli piaccia veramente o perchè è un argomento che fa presa sul pubblico di ogni provenienza e rende un sacco di visitatori a Londra e quindi bei quattrini.Non saprei rispondervi al riguardo.

Noi siamo fatti diversi.

E l’unico ricordo che mi viene alla mente di parate militari è la pasquinata di Trilussa resa in occasione della visita del Fuhrer  a Roma nel 1938.

Che fu un bluff.

Abbiamo in compenso il Vaticano che porta a Roma molti visitatori animati dalla fede e dallo sfarzo che si esibisce.

Ma nessuno si meraviglia più.

(Delhi,1911 Festa per l’incoronazione di Re Giorgio V )

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Gli Inglesi ricevettero un giorno la visita dell’Emiro dell’Aghanistan,quando ancora erano in India.

C’erano trentamila soldati a riceverlo con tanto di Vicerè,elefanti e grandi dame.

Rudyard Kipling lo commenta così nei suoi Libri della Giungla:

“Ad un certo punto lo vidi (l’emiro) sgranare  gli occhi a dismisura…bisogna avervi assistito per riuscire ad immaginare l’effetto terrificante che ha sugli spettatori questa calata inesorabile di truppe.

Allora sentìì un vecchio capo centroasiatico dalla lunga chioma brizzolata rivolgere qualche domanda ad un ufficiale indigeno.

Come è stato possibile ottenere questa meraviglia?

E l’ufficiale rispose-E’ stato dato un ordine,e hanno obbedito.-

Ma gli animali sono intelligenti come gli uomini? disse il capo.

Obbediscono,come gli uomini.

Mulo,cavallo,elefante o manzo tutti obbediscono al proprio conducente,il conducente al suo sergente,il sergente al suo tenente,il tenente al suo capitano,il capitano al suo maggiore,il maggiore al suo colonnello,il colonnello al suo generale di brigata che comanda tre reggimenti,e il generale di brigata al generale d’armata che obbedisce al Vicerè,che è al servizio dell’Imperatrice.

Ecco come si fa.

Magari fosse così in Afghanistan!-disse il capo-Là obbediamo solo al nostro arbitrio.-

E per questo,-disse l’ufficiale indigeno arricciandosi i baffi-che il vostro Emiro,al quale non obbedite deve venire qui a prendere ordini dal nostro Vicerè…

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Vladimir Putin (keystone)

Fame di operai in Russia

I permessi di lavoro a stranieri sono cresciuti del 10% l’anno scorso. A tirare è soprattutto l’edilizia

mercoledì 15/03/17 09:04 – ultimo aggiornamento: mercoledì 15/03/17 09:38

Mentre in Europa le dinamiche di chiusura prendono sempre più piede, la Russia di Putin apre le porte ad altra manodopera straniera.

Con programmi di accoglienza facilitata e incoraggiamenti alla immigrazione, Mosca vuole colmare la richiesta di forza lavoro in crescita rapida. Molta di questa forza lavoro è impegnata nel settore edile.

Nel corso del 2016 i permessi di lavoro concessi sono aumentati del 10%. Lo scrive l’agenzia Bloomberg secondo la quale nel grande paese ci sono 11 milioni di lavoratori stranieri.

Fra le nazionalità di questi lavoratori spiccano quelle del Tagikistan e del Kirghizistan (ex repubbliche dell’Unione sovietica).

RedMM/mas

mas

http://www.rsi.ch/news/mondo/Fame-di-operai-in-Russia-8852863.html

all’istituto lanino vercelli

L'immagine può contenere: 2 persone, sMS

Anche Vercelli celebra la “Giornata europea dei Giusti”, istituita in omaggio agli uomini e alle donne che, in situazioni di grave pericolo, hanno rischiato la propria vita per salvare quella di un’altra persona.

Vercelli ricorda i "giusti" di ieri e di oggi 3

MARZO 6

La Giornata europea dei Giusti al Comprensivo “B. Lanino”

Dettagli

Per il secondo anno l’Istituto Comprensivo “B. Lanino” celebra la Giornata europea dei Giusti.

Per l’occasione saranno piantati nel Giardino dei Giusti del Comprensivo, inaugurato lo scorso anno, due nuovi alberi, dedicati ad altrettanti Giusti, del passato e del presente.

Il primo albero sarà dedicato a Janusz Korczak, il medico e pedagogo polacco che preferì affrontare la morte piuttosto che separarsi dai bambini ebrei di cui si prendeva cura nell’orfanotrofio di Varsavia in cui lavorava. Il secondo albero sarà piantumato in onore di Faraaz Hussein, il giovane musulmano che, durante l’attacco terroristico dell’ISIS a Dacca, in Bangladesh, nel luglio del 2016, pur potendosi salvare, è rimasto accanto alle amiche, pagando questa scelta con la vita.

Durante la mattinata sarà inoltre inaugurata la mostra “I Giusti dell’Islam”, a cura di Giorgio Bernardelli del PIME di Milano.

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Vercelli e da Gariwo – La foresta dei Giusti.

https://www.facebook.com/events/1596915003670111/?notif_t=event_joined_nearby&notif_id=1488709773579150

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Vercelli ricorda i “giusti” di ieri e di oggi

Articolo pubblicato il 04/03/2017 alle ore 11:29.

Il 6 marzo, a partire dalle 10, le celebrazioni, patrocinate da GARIWO e dal Comune di Vercelli, vedranno protagonisti i ragazzi dell’istituto comprensivo Lanino. Per l’occasione saranno piantati nel Giardino dei Giusti del Comprensivo, inaugurato lo scorso anno, due nuovi alberi, dedicati ad altrettanti Giusti.

Il primo albero sarà dedicato a Janusz Korczak, il medico e pedagogo polacco che preferì affrontare la morte piuttosto che separarsi dai bambini ebrei di cui si prendeva cura a Varsavia. Il secondo albero sarà piantumato in onore di Faraaz Hussein, il giovane musulmano che, durante l’attacco terroristico dell’ISIS a Dacca nel 2016, pur potendosi salvare, è rimasto accanto alle amiche, pagando questa scelta con la vita.

Durante la mattinata sarà inaugurata la mostra “I Giusti dell’Islam”, curata da Giorgio Bernardelli per il PIME di Milano, incentrata sulle esperienze dei Giusti musulmani che durante la Shoa salvarono la vita agli ebrei. L’esposizione sarà aperta nel mese di marzo alle scuole e ai cittadini. Nella mattinata inoltre saranno inoltre presentati i lavori delle classi della scuola media Pertini coinvolte nel progetto.

Giovedì 9 marzo le celebrazioni proseguiranno a cura del Comune di Vercelli. L’iniziativa, patrocinata dall’Ufficio scolastico regionale del Piemonte/Ambito territoriale per la provincia di Vercelli e dall’Associazione Italia Israele, prenderà avvio al Parco Iqbal Masih alle 10.15 con la piantumazione di due alberi. Il primo sarà dedicato a Tadeusz Pankiewicz, il farmacista del ghetto di Cracovia che decise di rimanere con gli ebrei segregati e testimoniare le loro sofferenze. Il secondo albero sarà dedicato a Nevé Shalom – Wahat as-Salam (Oasi di Pace), un villaggio creato congiuntamente da ebrei e arabi palestinesi, cittadini di Israele, impegnati nel lavoro di educazione per la pace, l’uguaglianza e la comprensione fra le due popolazioni.

Seguiranno, alla Cripta del Sant’Andrea, un incontro con Lorenzo Fantone, che presenterà il libro “Il farmacista del ghetto di Cracovia” e la presentazione dei docenti della scuola media Pertini su Wahat as-Salam – Nevé Shalom.

http://www.notiziaoggivercelli.it/index.php/pages/vercelli-ricorda-i-giustiieri-eoggi-3734.html

amore e guerra

febbraio 20, 2017 Lascia un commento

Raccolte sino ad ora 40 cartoline (Europeana)

Lettere d’amore dal fronte

La biblioteca digitale dell’UE lancia un’iniziativa per San Valentino per conservare testimonianze della Grande Guerra

martedì 14/02/17 16:55 – ultimo aggiornamento: martedì 14/02/17 16:57

“Mio caro, la mia anima e tutta me stessa saranno per voi per tutta la vita. Vi amo così tanto, così tanto”. E’ l’incipit di una lettera che l’innamoratissima Denise Brüller scriveva al suo Pierre Fort durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.

La missiva è stata inserita sul portale Europeana (biblioteca digitale dell’UE) che nel giorno di San Valentino ha lanciato una maratona di lettere d’amore risalenti alla Grande Guerra. Moltissimi giovani allora inviati al fronte scrivevano dal fondo delle trincee i loro pensieri per fidanzate e mogli. E così le ragazze rimaste a casa si aggrappavano a carta e penna per testimoniare la loro vicinanza ai compagni costretti ai fronti.

Al momento sono già disponibili 40 testimonianze in diverse lingue. L’obiettivo è quello di dare valore a pensieri, poesie, canzoni di un’epoca rimasti forse per anni chiusi in cassetti e solai.

L’iniziativa rientra nel progetto “Transcribe Europeana 1914-1918”, piattaforma partecipativa che mira a far conoscere questo periodo attraverso testimonianze. Su Twitter è stato lanciato l’hastag #WW1LoveLetters.

ATS/AlesS

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/cultura-e-spettacoli/Lettere-damore-dal-fronte-8722255.html

vado a venezia in zattera

febbraio 20, 2017 Lascia un commento

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Foto storica del 1900 ca. di una chiusa lungo il canale.

Avevamo a suo tempo già scritto del Canal du Midi francese così come degli studi fatti in epoca napoleonica per unire la Liguria a Venezia con un corso d’acqua.

Sembra che oggi come leggiamo ci siano buone probabilità di portare a termine l’opera sotto menzionata e ce ne rallegriamo non solo per l’ambiente ed il turismo ma pure con la speranza che possa contribuire ad alleggerire il traffico tradizionale.

Ecco due righe di storia che cadono a proposito:

Il Canal du Midi (in italiano canale del Mezzogiorno[1][2][3][4][5]) è un canale artificiale francese lungo 241 chilometri che collega il fiume Garonna al mar Mediterraneo, tra le città di Tolosa e Sète. Con il canale della Garonna, che collega Tolosa a Bordeaux, costituisce il canal des deux mers (“canale dei due mari”), offrendo una via navigabile ininterrotta tra Bordeaux e Sète, ovvero dall’oceano Atlantico al mar Mediterraneo.

Originariamente chiamato Canal Royal en Languedoc (in italiano canale di Linguadoca) poiché nel XVII secolo Tolosa era considerata la città capoluogo dell’antica provincia della Linguadoca, fu in seguito ribattezzato Canal du Midi dai rivoluzionari nel 1789. Fu considerato dai suoi contemporanei come il più grande cantiere francese del XVII secolo.

Dal 1996 fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.(wikipedia)

https://it.wikipedia.org/wiki/Canal_du_Midi

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Sala: “Il sogno è a un passo dal realizzarsi”(ANSA)

Sala vuole l’idrovia

Il sindaco di Milano sostiene con convinzione il collegamento tra Locarno e la laguna veneziana

lunedì 20/02/17 20:07 – ultimo aggiornamento: lunedì 20/02/17 20:12

Il punto sullo stato d’avanzamento del progetto d’idrovia tra Locarno e Venezia è stato fatto lunedì durante un convegno organizzato a Milano dagli Amici dei navigli.

Per realizzare parzialmente l’opera, com’è stato ricordato, sono già stati spesi 200 milioni di euro, ma ne servono altri 61 per completarla. Il sindaco della metropoli Giuseppe Sala ha promesso d’attivarsi per reperire la somma mancante, “perché si tratta d’un sogno a portata di realtà, un unicum in Europa di cui potremo essere tutti fieri”.

Entro quest’anno -s’è tra l’altro appreso- sarà portata a termine la conca che consentirà la continuità della navigazione tra Pavia e Cremona, con i suoi 47 milioni la tappa più costosa finora affrontata.

ANSA/dg

I nuovi argonauti  

Da rivedere: i due episodi di “In viaggio con l’acqua” di Svizzera e dintorni

VIDEO e Correlati su:

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sala-vuole-lidrovia-8751409.html

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