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Archive for the ‘Sentimenti’ Category

un’opinione e nulla più

Pierre-Auguste Renoir: vista su Claude Monet mentre dipinge in giardino


All’origine un bisogno, una spinta che sorge dal di dentro – l’inconscio?- e cerca una via d’uscita.
A volte un bisogno di luce, di colore, di immediatezza, di qualche cosa che si avvicini all’infinito.
Sì, bisogno d’infinito, di indicibile, di qualcos’altro.
E questa intuizione primitiva si traduce in forme, colore, materia.
Tra i temi che preferisco, le grandi distese: i deserti o le crete senesi che tanto si apparentano tra di loro. Distese che comunicano il senso dell’immensità:

clicca per ingrandire
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I miei mezzi di espressione privilegiano l’acquarello, per la sua trasparenza e fluidità; il disegno alla china, per l’immediatezza del movimento; le diverse materie, sovrapposizione di fogli, sabbie, cere, pastelli che lasciano indovinare le forme soggiacenti; il monotipo ed i diversi modi di impressione che mi sorprendono ogni volta.

I risultati?
A volte, dopo lunghe giornate di lavoro, la spinta iniziale non trova via d’uscita, e, nonostante la ricerca paziente, tutto è rimesso in questione.

A volte è la sorpresa ed è quell’attimo di meraviglia che fa esclamare: che bello! Non si sa perchè, qualche cosa d’altro è stato raggiunto.

Ed allora, anche il profano lo sente. Vedo l’amico che, davanti alla “burka”, immagine della donna afghana velata, mi dice: Sai, questo quadro mi è rimasto qui, mi interroga, non sai l’impressione che mi ha fatto.
O il postino che, guardando una delle mie opere più astratte, si rivolge a me con gli occhi pieni di lacrime. Questo lavoro mi commuove, non so perchè.
O quest’altro che, pur non avendo mai seguito un corso d’arte, commenta: si vede che questi lavori li hai fatti in fretta, non commuovono. Ed aveva ragione.

Ricordo il mio professore di disegno quando diceva: non cercate la bellezza, cercate di essere veri. E’ questa l’arte moderna.

Quando l’artista è fedele a se stesso, autentico, fedele all’intuizione primitiva, allora qualcosa si trasmette a colui che, nel silenzio, sa guardare. La bellezza di un colore ? La ricchezza di una materia? L’estraneità di una forma? La fluidità di un movimento?

Su un anno di lavoro, quante opere pervengono a comunicare questo “qualcosa d’altro”? Poche.

Ma per questo vale la pena di lavorare, di cercare, di provare e di lavorare ancora…

Anna Rimoldi

http://www.sinalunga.org/anna/dipingere.htm

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da sassi a superga in un ricordo di famiglia

febbraio 20, 2017 Lascia un commento

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La basilica di Superga

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La storica tranvia a dentiera Sassi – Superga è unica in Italia nel suo genere. E’ la continuazione di una tradizione ultracentenaria iniziatasi il 26 aprile 1884 con la prima corsa effettuata dalla funicolare costruita con il sistema Agudio: il trenino era mosso da un motore trainante una fune d’acciaio che scorreva parallelamente al binario su pulegge sistemate lungo il percorso.

La linea fu poi trasformata, nel 1934, in tranvia a dentiera con trazione a rotaia centrale ed oggi, completamente ripristinata, offre ai visitatori un viaggio d’altri tempi sulle carrozze originarie e un panorama indimenticabile.

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Il percorso si sviluppa per 3.100 metri tra la stazione di Sassi (sita a Torino in piazza Modena, a 225 metri s.l.m.) e la stazione di Superga (a 650 metri s.l.m.). Il dislivello totale di 425 metri è superato con una pendenza media del 13,5%, con punte massime del 21% nel tratto finale tra Pian Gambino e la Stazione di Superga. All’arrivo a Superga si può ammirare uno splendido panorama su Torino e le Alpi, visitare la Basilica di Superga edificata dallo Juvarra e le tombe reali dei Savoia.

La biglietteria si trova all’interno della stazione di Sassi. All’interno della stazione di Sassi si può visitare il museo storico della tranvia ed è attivo un servizio di bar-pizzeria-ristorante.

Il collegamento della tranvia è gestito mediante un convoglio composto di motrice e sino ad un massimo di due vetture rimorchiate, con capacità complessiva di 210 passeggeri.

Nei pomeriggi delle giornate festive (non nel periodo invernale), il servizio è raddoppiato mediante utilizzo contemporaneo di due convogli.

Il servizio è accessibile anche alla clientela disabile mediante assistenza di due accompagnatori, previa segnalazione al numero tel. 011/5764733 oppure 011/5764750.

Nei giorni feriali è necessario che i gruppi di almeno 10 persone effettuino precedentemente la prenotazione. Non è possibile prenotare per le giornate di sabato e festive.*

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L’ultima gita

Lo stridere dei freni,la fermata.

“Adagio scendi,mamma,siamo a Sassi”.

Superga poi ci accolse soleggiata.

Sedemmo a rimirare i tetti bassi,

dalle Alpi coronati,sulla piana,

fra le distese verdi,irrigue,immense;

ci deliziava un soffio d’aria sana

dai monti scesa al poggio taurinense.

Parlammo di vicende del passato

sdraiati sul piazzale sino a sera,

gioiosi gli occhi vagavan nel creato,

infin tornammo sulla cremagliera.

Venne la morte,ti rapì ai tuoi cari,

t’attese invano in fiore la collina.

Dal ciel m’assisti ancor nei giorni amari,

per la tua pace prego ogni mattina,

vive il ricordo d’una scampagnata,

d’un attimo felice,quando c’eri.

Cara,non sei da me dimenticata,

sei nel mio cuore sempre,come ieri.

Mario Torres 1958

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*( http://www.gtt.to.it/cms/turismo/sassisup)

invito alla memoria

gennaio 26, 2017 Lascia un commento

E chi lo sapeva in casa che papà fosse anche un poeta?…nessuno ovvio,e invece di recarsi la sera al bar Garibaldi come facevo io…tirava un sospiro di sollievo non avendomi tra i piedi e si deliziava col suo hobby…di cui vi passo alcune strofe in basso.

Giorgio Seferis poeta greco premio Nobel 1963 per la letteratura scampò alla tragedia di Smirne del 1922 quando la comunità greca in fretta e furia dovette rientrare in patria scacciata dai turchi da tutta l’Asia Minore.Un altro esodo,un’altra serie di massacri.Se ne parla poco da noi ma è motivo di attriti e di antipatie che vanno avanti nel tempo tra questi due paesi del Mediterraneo,Grecia e Turchia.

Seferis spiegava che l’abisso sarà sempre un pozzo senza fondo, scrisse tuttavia sull’utilità della poesia anche in epoca moderna:

“La nostra fine è certa,eppure la poesia è ancora utile… e ci insegna a riflettere cento volte prima di parlare…”(wikipedia)

 

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Mio padre nel 1943 con il giornale La Stampa tra le mani…

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Invito alla memoria

Rimembranze,che al cuor premete forte,

aurore calde nel velato mese,

squarci di vita nel grigior di morte,

per invocare voi le braccia ho tese.

Chimere giovanili in folta coorte

correte al mio richiamo,ancor accese

pupille s’apran da l’ombre risorte,

bramose delle luci tanto attese.

Novella vita nella morte porta

l’appello dolce a cosa già passata.

Fiamma di vita da un braciere sorta

per confortare me t’ho rianimata.

Memoria,sù ti desta e già la smorta

guancia dal mio respiro sia arrossata.

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E’ mia madre con la quale mio padre se ne andò a Canelli da Vercelli entrambi in bicicletta,in cerca di un rifugio dopo la caduta del fascismo e l’inizio della guerra civile e delle persecuzioni anti ebraiche.

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neve in tempo di guerra

dicembre 19, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)

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Vercelli innevata stamane

A mio padre andò bene e dopo il 8 di settembre con documenti falsi e accompagnato da mia madre se la filarono a Canelli in bicicletta nella speranza di non cadere nelle grinfie dei nazi-fascisti che per gli ebrei e affini non avevano simpatia.

Per fare passare il tempo non so cosa si inventavano quotidianamente ed altrettanto per tirare a campare,erano anni di guerra civile senza però i campi profughi dell’ONU e la gente era diffidente anche nei confronti del più prossimo.

Oggi nevica,come quel giorno in cui mio padre si mise a tavolino per buttare giù queste due righe,ma non era allegro e lo si legge:

Canelli,1943.

La neve.

Scende la neve.Muta nel sopore

la terra fra la fredda coltre posa

ridente ai sogni,come bianca sposa.

Al verde april si schiude il nuovo fiore,

poi maggio accende tra gli effluvi amore,

giugno l’attende madre generosa

di bionde messi,e seguita operosa

nel vano sogno,e il gel le spenge il cuore.

Scende la neve tacita sul suolo.

Le cose son informi,i volti mesti,

son curvi i rami,come l’uomo al duolo

e grigi aleggiano i pensier funesti.

Scoppietta gaio,o mio camino,solo

fra tanti amici e l’ultimo mi resti.

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In realtà il camino non era l’ultimo amico rimastogli…per fortuna che aveva con se la morosa ossia mia madre che sembra se lo tenesse stretto.

mamma-e-papadsc00313i miei in foto dell’epoca.

lutto…

dicembre 5, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita.

(Mark Twain)

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Claude Monet – Ritratto della moglie

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Che ti arrivi addosso per gradi o all’improvviso la morte di un congiunto è un fenomeno che ti porta o ti riporta a fare i conti con te stesso.

Il tempo per elaborarlo non è così matematico come puoi leggere su internet.Anche il dolore per separazioni,divorzi e affini è fonte di grande frustrazione.

Il passato,i complessi di colpa,la mancanza di energie,la non voglia di parlare con il prossimo,la ricerca della solitudine,la testa che va dove vuole,e infine la classica domanda..sono diventato matto?

Beh,a quello forse… uno può rispondersi che lo è sempre stato…ma non in questa maniera.

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Domenica 11 dicembre 2016, in Seminario Arcivescovile di Vercelli, si terrà la giornata di formazione sul tema: “Il processo di elaborazione del lutto”.

Le iscrizioni devono essere inoltrate all’Ufficio di pastorale della salute in Curia: ufficiosalute@arcidiocesi.vc.it.

Un’importante giornata formativa è in programma domenica 11 dicembre in seminario a Vercelli. Padre Angelo Brusco, direttore del Centro Camilliano di formazione, terrà un incontro su un tema molto difficile da affrontare e che coinvolge tutti: il processo di elaborazione del lutto.

«Lo scopo della risoluzione del lutto – spiega Livia Crozzoli Aite, psicologa, psicoterapeuta, fondatrice del Gruppo Eventi di Roma – è quello di sviluppare una nuova relazione interiore con la persona scomparsa: mantenendo vivo il ricordo attraverso il valore dei sentimenti condivisi e trovando consolazione nel fatto che si conserva dentro di sé la presenza simbolica della persona amata, dei suoi valori, delle sue consuetudini di pensiero, delle abitudini condivise e la capacità di continuare ad amarla, anche se non più presente fisicamente. Quando sopravviene una calda e amorosa interiorizzazione di chi si è perduto, subentra una nuova forma di amore maturo che sopravvive al distacco».

Alle 8.45 l’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo, introdurrà i lavori; dalle 9 alle 11.45, padre Brusco illustrerà le nove tappe del percorso emotivo compiuto da chi vive una situazione di lutto; alle 12 seguirà la messa in cattedrale.

Dopo la pausa buffet, i lavori riprenderanno alle 14 e si parlerà «di quale aiuto offrire in ogni singola tappa a chi è in lutto – spiega don Bruno Capuano (foto a sinistra), direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale della salute – in modo tale che questa difficile esperienza possa trasformarsi in occasione di crescita umana e spirituale».

Agli interventi del relatore si accompagneranno lavori di gruppo e condivisione di esperienze.

Scarica il volantino: Il processo di elaborazione del lutto.

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http://www.arcidiocesi.vc.it/event/elaborazione-lutto-2016/

bell’amico

agosto 10, 2016 Lascia un commento

Chi trova un amico deve sapere come gestirlo perchè anche se involontariamente può succedere che si crei un formidabile concorrente se non il concorrente per eccellenza.

Non chiedetemi come può succedere ma succede,per cui morose e tutto il resto non dico segregatele ma fategliele vedere con il contagocce se non volete avere delle sorprese.

Idem anche tra amiche.

Comunque il trovare un amico vero se vale come un tesoro secondo il detto è proprio dovuto al fatto che sia abbastanza raro.Quando non unico o rarissimo.

L’amicizia percepita spesso non corrisponde a quella reale (keystone)

Amici sì, ma per davvero?

Uno studio dimostra che nella metà delle relazioni affettive i sentimenti non sono reciproci

mercoledì 10/08/16 11:45 – ultimo aggiornamento: mercoledì 10/08/16 11:47

Il divario tra l’amicizia reale e quella percepita è sempre più grande, anche a causa del ruolo giocato dai social network. È quanto emerge da uno studiocondotto  dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che ha dimostrato come solo la metà delle amicizie ritenute tali è ricambiata: chi pensate sia vostro amico potrebbe non essere legato a voi nello stesso modo e – viceversa – qualcuno che conoscete a stento vi riterrà il suo migliore amico.

Perché accade questo? Gli esperti hanno puntato il dito contro il concetto stesso di amicizia in un’epoca in cui l’inclusione o l’esclusione sociale sono facili quanto il passaggio di un dito sullo schermo dello smartphone, ma la responsabilità più grande sembra essere quella attribuita ai social network che consentono di esibire amicizie anche solo per esaltare la propria immagine.

La vera amicizia richiede di essere vulnerabili, bisogna correre il rischio di veder rivelate cose di sé che non corrispondono per forza all’immagine patinata creata su Facebook o su Instagram“, spiega uno dei coordinatori della ricerca.

CaL

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/eta-beta/Amici-s%C3%AC-ma-per-davvero-7856333.html

passiamo a milla

luglio 28, 2016 Lascia un commento

Tanto per spezzare il ritmo cambiamo passo con un articolo scritto da Milla,l’indirizzo lo trovate a fine pagina.

Il suo blog è differente dal nostro ma gradevole.

Contiamo che vi piaccia.

I ciccifrolli

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On air – 1979 – The Smashing Pumpkins

Lo incontro per la prima volta da sola, al tabaccaio dietro casa mia, mi ci schianto proprio addosso mentre sto uscendo.
A volte il destino è proprio stronzo.
Sono contenta di incontrarlo, ho una strana agitazione addosso. Sono contenta della mia strana agitazione addosso.
Da vicino ha gli occhi più piccoli di come ricordassi. I suoi 36 anni si vedono tutti, da vicino, ma non gli stanno male.
“Tavolo, vino, ciccifrolli?” – azzarda lui.
“Cosa sono i ciccifrolli?” – chiedo io.
“Quelle cose che si smangiucchiano mentre si beve”
Suppongo di aver detto di sì, perché a un certo punto camminiamo verso la sua macchina.
Mi chiede dove voglio andare. Diciamo contemporaneamente il nome dello stesso locale, ridiamo imbarazzati, è una cosa stupida ma ridiamo, ci scambiamo un ennesimo sorriso teso, e saliamo in macchina.
“Mi dispiace per la macchina, è davvero zozza”
Non sono sicurissima di cosa ho risposto, ma ho l’impressione di aver detto Sticazzi.
Ci facciamo quattro birre, ché fa caldo. A me, perlomeno, bolle il cervello, ma ho la giacca di pelle addosso.
La sua voce è diversa.
La sua voce è diversa dalla sua faccia, da come si muove, da quello che mi racconta.
La sua voce è diversa. La sua voce mi fa un sacco di domande. La sua voce è ingorda di conoscermi e io sono ingorda di ciccifrolli.
“Dici che faccio un casino se lancio il tavolino che ci separa e ti bacio?” – mi chiede la sua voce.
Io non lo so mica che risponde la mia. Sono le 21 e sono digiuna e un po’ ubriaca.

https://latexandlollipops.wordpress.com/2016/05/18/i-ciccifrolli/

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