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Archive for the ‘Ricette’ Category

genitori non sposati e figli battezzati: un’analisi

ottobre 12, 2016 Lascia un commento

Supermercato sacramentale

Don Alberto
del 10/01/2016

Risultati immagini per battesimo

L’età del battesimo è una questione perennemente disputata. Negli Atti degli Apostoli è implicitamente documentato il battesimo infantile. Quando si legge (At 16,15.33) che intere famiglie sono state battezzate globalmente, è difficile immaginare che non ci fossero anche dei pupi, soprattutto se le pensiamo “allargate” alla romana, ossia facenti parte della famiglia signorile anche quelle dei dipendenti di varia estrazione. Con la cristianizzazione dell’impero romano il battesimo infantile divenne prassi comune.

Non è un sopruso battezzare chi non è in grado di intendere e volere? Se lo riteniamo un sopruso, è sopruso anche la scelta del nome fatta dai genitori e la nazionalità. Cominciare a esistere liberi da ogni condizionamento è impossibile. E allora affermiamo che i genitori hanno il diritto di chiedere il battesimo per il figlio ancora inconsapevole. Resta affare loro nel procedimento educativo essere coerenti con la scelta battesimale fatta all’origine, senza rinnegare nei fatti un impegno che si sono solennemente assunti dinanzi a Dio e alla Chiesa. Con i sacramenti non si scherza.

Capita che per prevenzioni ideologiche o per eccesso libertario nei confronti dei figli, il battesimo non venga dato a breve distanza dalla nascita, giustificando la mora con l’enunciato «Noi non abbiamo niente in contrario, lasciamo però che sia lui a decidere». Mi sembra una scelta che meriti almeno rispetto. Il pupo cresce e possono sopraggiungere dei ripensamenti onde il battesimo escluso in età infantile viene ripreso in considerazione “solo per accontentare la nonna”. Ritrattare le proprie decisioni è sempre faticoso e richiede una buona dose di umiltà intellettuale, quindi si tirano in ballo gli altri come movente.

A questo punto sarei del parere che convenga che sia l’interessato a decidere, appena raggiunto un sufficiente comprendonio. Metterei pertanto in connessione il battesimo con la prima comunione, come mi è già capitato da queste parti. Il catechismo di prima comunione è fatto valere anche come preparazione al battesimo, integrata con nozioni specifiche di questo sacramento.

Non reputo opportuno battezzare un bambino in età prescolare tra i 4 – 6 anni, quando capisce e non capisce. Tirargli addosso la questione del peccato originale, anche se non prioritaria; l’idea della paternità divina da conciliarsi con quella del padre naturale; l’inserimento nella Chiesa come famiglia di Dio, mi pare che sorpassi di molto la potenza mentale di un “cucciolo di uomo” (Kipling). Con il rischio non campato in aria che il bambino si metta a fare il diavolo a quattro durante il rito del battesimo (è già capitato). Queste nozioni invece diventano più accessibili dopo che qualche anno di scuola e di catechismo ha cominciato a lubrificare il cervello dell’interessato, orientandolo verso raffinate realtà.

Quindi a genitori che mi chiedessero il battesimo per un bambino dell’età di cui sopra direi: «Guardate, avete aspettato fino adesso. Aspettiamo ancora qualche anno, facciamogli fare un po’ di catechismo poi, avvicinandosi l’età classica della prima comunione, lo battezziamo»(1). In tal modo, almeno una tantum, sarebbe rabberciata in parte l’iniziazione cristiana(2): battesimo inserito nel quadro liturgico della messa di prima comunione.

I sacramenti sono dono di Dio e nessuno li può pretendere. Sono anche fra di loro collegati da una logica interna che esige coerenza, senza la quale è prudente mettere in dubbio la lealtà della richiesta. Mi spiego ripetendo cose forse già scritte.

Perché due genitori perfettamente liberi, fra loro non sposati, pur non essendoci a monte alcun matrimonio fallito, chiedono il battesimo per loro figlio, snobbando il sacramento del matrimonio?

Tale richiesta fatta in tali condizioni sta diventando abituale. «Perché il battesimo per vostro figlio e non il matrimonio fra voi?» – sono solito chiedere – «se all’origine della richiesta di battesimo ci sono convinzioni di fede, dovreste estenderle anche sulla vostra reciproca situazione traendone le debite conseguenze matrimoniali». La risposta che arriva è «ci stiamo pensando». Ma fino adesso mi è capitato solo un caso di sanamento di coppia col matrimonio cristiano dopo il battesimo accordato al figlio.

Tutti gli altri continuano a pensarci.

In siffatte circostanze mi piacerebbe poter dire: «cari miei, allora aspettiamo che sia il bambino, cresciuto, a decidere se vuole o non vuole il battesimo». Dio, se ha voglia, può salvare anche al di fuori dei sacramenti. Sarei molto soddisfatto se invece di sconfortanti proclami episcopali tipo «senza il Mezzogiorno l’Italia non ripartirà» (Avvenire, 10.09.2016 p. 19), si sentisse una buona volta «senza matrimonio cristiano di genitori perfettamente liberi, niente battesimo ai figli». Almeno l’episcopato italiano rientrerebbe negli ambiti di sua competenza e forse si comincerebbe a capire che i sacramenti non sono articoli da supermercato, da potersi scegliere come frulla.

E visto che siamo in argomento vado avanti. Non possiamo più sopportare la “beffa” della prima comunione e della cresima. Grandi messe in scena liturgiche per la celebrazione dell’evento e poi, salve centellinate eccezioni, a messa non si vedono più.

Se non si comincia smuovere qualcosa questo andazzo si perpetua. Ho in mente l’azzeramento della “Messa di prima comunione”. I bambini frequentano il catechismo, vengono condotti sino alla prima confessione, poi si dice ai genitori: «sono pronti, fategli fare la comunione a una normalissima messa domenicale a vostra scelta e festeggiate pure in famiglia».

In questo modo non è garantita la loro continuativa partecipazione alla messa domenicale. Ma almeno si elimina la marchiana presa in giro di una messa sparata al massimo della solennità, che poi si lascia dietro l’abituale latitanza dei nuovi comunicati. Questa per ora è solo una provocazione in attesa di reazioni. Per la cresima magari chiederemo la firma di un dichiarazione d’intenti. Anche l’arruolamento fra i “soldati di Gesù Cristo” deve essere fatto seriamente.

1 Salvo il caso di salute del bambino seriamente compromessa.
2 Ossia battesimo, cresima, eucaristia cumulate in una sola celebrazione, come capitava in antico e tuttora nelle chiese orientali.

http://www.arcidiocesi.vc.it/supermercato-sacramentale/

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oggi esercitazione di spagnolo: da quasi avvocato alla gastronomia

settembre 10, 2016 Lascia un commento

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Nonnina peruviana sulle Ande (Jean Modeste)

anche lei si fa un panino da Fadi a volte…

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Fadi il giovane siriano di 27 anni rifugiato a Lima Perù contribuisce all’aumento del PIL del paese che lo ospita

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Miércoles 07 de septiembre del 2016 | 12:25

Conoce a Fadi, el joven sirio que cocina shawarmas en Mistura

Conoce a uno de los refugiados sirios que ha encontrado en la gastronomía una herramienta para progresar

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El emprendimiento suele surgir de situaciones límite. A la fuerza que aflora de la adversidad nada la detiene y la historia de Fadi así lo demuestra. Él es un joven sirio, de 27 años, que llegó hace cuatro años al Perú en calidad de refugiado, huyendo de la guerra que está diezmando a su país.

Fadi es un emprendedor que ya forma parte del sector gastronómico del Perú. Él cuenta con un local de shawarmas, llamado “Arabesco”, en Miraflores, y su participación en la feria Mistura es uno de los pasos que muestran sus ganas por seguir creciendo.

Al llegar al Perú, el primer obstáculo al que se tuvo que enfrentar Fadi fue el idioma. Además, el vivir como refugiado en un país y una sociedad totalmente desconocida hasta su arribo, fue un cambio que mereció adaptación casi inmediata.

Fadi es de la ciudad de Damasco, donde estudiaba la carrera de Derecho al mismo tiempo que trabajaba en cocinas. El estallido de la guerra en Siria obligó a Fadi a huir de su país, al igual que lo hacen hoy cientos de sus coterráneos. Él llegó primero a Europa y, a través de una amiga peruana, logró salir y aterrizar en Perú.

Aquí, él empezó desde cero. Primero trabajó en locales de Miraflores y Jesús María, según nos comentó en su stand de Mistura. Poco a poco, fue cocinando la idea de trabajar solo y tener un negocio propio, que ofrezca platos de su país, sea rentable y con lo que pueda seguir progresando.

Hoy, él cuenta con un local propio en Miraflores y le es posible ayudar a su familia gracias al negocio de las shawarmas. En “Arabesco” preparara tradicionales shawarmas, pero con un sabor familiar a los peruanos: el ají, que no está en la receta original, pero que Fadi lo agregó para acercar sus shawarmas al mercado local.

Arabesco se encuentra en el pabellón “Nuestros sánguches” y ofrece dos tipos de shawarma: de pollo y carne, a 14 soles.

MÁS SOBRE MISTURA

VIDEO CON INTERVISTA AL SITO:

http://elcomercio.pe/gastronomia/ferias/fadi-joven-sirio-que-prepara-shawarmas-mistura-noticia-1929790

cibo per lo spirito a Casalbeltrame : il pranzo è servito

maggio 20, 2016 Lascia un commento

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Una serata diversa vissuta ascoltando il Maestro Marco Tutino compositore di musica lirica ieri sera a Casalbeltrame ospiti della comunità dei Ricostruttori di cui diamo cenno più in basso.

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Suor Doriana ed il prof.Carlo Barbero di Vercelli

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il Maestro Marco Tutino durante la sua conferenza

http://www.marcotutino.it/

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il pubblico presente

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il luogo

Santapollinare Isola

Sant’Apollinare è stata la prima cascina dei Ricostruttori, un ex sito templare del XIII secolo, concessa in comodato dalla Diocesi di Novara nel 1983. È un piccolo borgo antico circondato dalle risaie che ha contribuito a dare il primo slancio all’espansione del movimento.

Oltre alla grande sala di meditazione, vi è una zona riservata alla comunità che vi abita, un refettorio affrescato con l’Ultima Cena, uno spazio foresteria, una palestra e una chiesetta del settecento con il campanile.

Per tutta la cascina sono disseminate sculture e pitture ed è stato ricostruito un chiostro dedicato al ciclo della Cerca del Graal.

 

Nel corso dell’anno si svolgono conferenze propedeutiche, corsi di aikido e asana, laboratori di creatività, pittura, scultura e tecniche di ceramica, cucina vegetariana, serate musicali e spettacoli.

La cascina è sede ritiri mensili. Corsi di meditazione profonda e incontro settimanale.

Cascina di Sant’Apollinare

28060 Casalbeltrame – NOVARA
Tel.: 0321 838109

Prossimo incontro

Domenica 22 maggio, ore 16

LO SVILUPPO DELL’UOMO SPIRITUALE E

LA CREAZIONE ARTISTICA

Conferenza a cura della dott.ssa Cristina Pinto, critica d’arte

L’Umanità ricrea costantemente il linguaggio artistico

attraverso il proprio sviluppo spirituale.

Il dialogo tra Uomo e Infinito nell’Atto Creativo,

con attenzione al pensiero del XIX secolo

 

I Ricostruttori – Sant’Apollinare in Casalbeltrame

tel. 0321.838109 – 333.1794042

Allegati:
File
PdfKandinsky

http://www.iricostruttori.com/ricerca-nelle-regioni/piemonte/san-apollinare-casalbeltrame/151-corsi-e-attivita/novara-sant-apollinare-news/1417-creazione-artistica

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http://www.iricostruttori.com/

una pizzeria nel boulevard

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L’isolamento in parte l’aveva creato il caro-affitti ma oggi anche questo è stato superato in tutta la città a forza di traslochi.O così pare.Da poco tempo si è accesa anche una luce che rompe il buio delle serate nel nostro corso Italia e si è installata una pizzeria,all’angolo con corso Marconi.

La raccomandiamo a coloro che vi abitano vicini ed a coloro che sono più lontani.

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la buona tavola-vercelli…scrivono di noi a barcelona,spagna

aprile 10, 2016 Lascia un commento

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Hotel Cinzia Vercelli

Un giornale come il nostro vive anche grazie alle informazioni che raccoglie in giro per il mondo dalla rete di corrispondenti che abbiamo saputo crearci nel corso degli anni trascorsi.

In questo caso riceviamo dal cugino di Spagna don Gonzalo una copia della lode dedicata alle qualità culinarie della nostra città e dei nostri risotti.

E’ stata pubblicata oggi sul Magazine O domenicale del quotidiano spagnolo La Vanguardia a pag.20,un giornale che copre tutto il Paese.

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Tradotto alla buona,dalla copia dell’articolo che esponiamo…risulta:

 Risotto ai porri,taleggio e liquirizia.

“I fratelli Christian e Manuel Costardi sono due grandi rinnovatori del risotto,piatto strutturale della cucina e della penisola italiana.

Vale la pena di viaggiare in Piemonte per assaggiare ogni tipo di risotto locale,ma questa ricetta con formaggio taleggio e liquirizia richiama l’attenzione per quanto hanno saputo osare.”

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Il ristorante Christian e Manuel nasce nel 2005 all’interno di Hotel Cinzia, una struttura di famiglia costruita da nonno Nino e nonna Sandra: inaugurato nel 1967 è ora gestito da mamma Cinzia.
Nel tempo tutto è cambiato, il ristorante Christian e Manuel offre oggi alta ristorazione dove, due fratelli, propongono una cucina creativa d’alto livello, senza dimenticare l’importanza del territorio. Con il premio Sorpresa dell’anno nel 2008, una stella Michelin conseguita nel 2009, premio Espresso Giovani dell’anno e premio Emergenti Nord Ovest Touring dell’anno 2010, gli chef e lo staff sono a tua disposizione per offrirti un’esperienza gastronomica indimenticabile.

Tutte le informazioni sono disponibili al sito:

http://www.hotel-cinzia.com/ristorante.html

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la piuma è di umberto eco

febbraio 22, 2016 Lascia un commento

La bustina di Minerva
Sacrilegio! Si lavora nel weekend

bustina minerva L’altro giorno, al mare per il week end, mi sono accorto che non stavo facendo niente. Avevo letto alcune pagine di un libro, avevo fatto una nuotata, e mi trovavo sdraiato sul letto senza neppur la voglia di accendere il televisore. Ho avuto un sussulto, da etica protestante e spirito del capitalismo, e mi sono sentito colpevole. Poi mi sono detto che avevo avuto una settimana snervante, e forse mi faceva bene poltrire, ma mi sono subito detto che “poltrire” è una brutta parola, e cercavo disperatamente una giustificazione morale. Mi ero semplicemente dimenticato (da quanti anni?) che il riposo domenicale non è un diritto, bensì un dovere.
Talora ci pare insopportabile il Sabato degli ebrei ortodossi, che debbono accendere il televisore la sera prima e, come accade a Gerusalemme, salgono in quel giorno su ascensori “accelerati”, che si fermano automaticamente a ogni piano, in modo che non si debba neppure schiacciare il bottone. Eppure tutte le prescrizioni rituali nascono da una saggezza arcaica, e solo la rigidezza del comando garantisce l’osservanza del precetto. È come nelle diete: riescono se osservi in modo dogmatico le prescrizioni del medico, non più di ottanta grammi di carne, non più di mezzo bicchiere a pasto. Non è che novanta grammi o tre quarti di bicchiere ci facciano ingrassare in modo sensibile, ma se passi da ottanta a novanta grammi sei finito, niente ti impedirà il giorno dopo di salire di dieci grammi, e via mangiare.
Qual è la saggezza del Sabato ebraico? Che se devi riposarti dopo una settimana di lavoro il riposo deve essere assoluto, devi dimenticare tutto, abbandonare ogni pensiero, non devi più affannarti sui pensieri della settimana appena trascorsa. E se solo ti coglie il pensiero che potresti finire quella lettera, o dare una lavata a quella camicia, non ti fermi più, saranno venti lettere e il bucato della settimana.
Nell’universo cattolico il riposo domenicale non è mai stato sentito in modo rigoroso e rigoristico. Eppure ricordo che una volta, all’età di dodici anni, in campagna, quando insieme a un mio amico, di famiglia molto osservante, abbiamo visto un contadino lavorare in un campo, l’amico ha detto che quella era gente da mettere al muro. L’affermazione peccava di un certo fanatismo, ma certamente l’aveva sentita ripetere in casa, e questo significa che – almeno rispetto al lavoro dei campi – esisteva un tabù, e pazienza se il tabù valeva solo per i poveri e non per i ricchi, che alla domenica potevano trattar affari.
Tuttavia la Chiesa è sempre stata molto indulgente col terzo comandamento: si sapeva che c’erano le eccezioni per i servizi sociali essenziali, i pompieri, i poliziotti e poi i tranvieri, e poi i giornalai, e così via. Per cui accade che nella nostra civiltà nessuno ha mai sentito come drammatico il precetto domenicale, e quando la civiltà dei consumi e dei divertimenti ha reso la domenica un giorno frenetico, gli addetti ai servizi sociali si sono moltiplicati, albergatori, bagnini, benzinai, venditori di magliette, ambulanti, guardiani di caselli autostradali…
Ma non è che questa vasta percentuale di addetti ai servizi lavori per consentire agli altri il riposo: perché anche chi riposa lavora moltissimo, certamente più che durante il resto della settimana. L’intenso armeggio che precedeva la partenza della famiglia de’ Tappetti per la vacanza, oggi si ripete ogni venerdì sera o sabato mattina: accaldato nella sua canottiera madida, l’aspirante al riposo carica la macchina e dà di frizione in code estenuanti sull’autostrada, se è ricco lavora di sartìe e colpi di timone sulla barca, fa il punto, scruta il faro nella notte, si affanna alla radio di bordo per captare il messaggio della capitaneria di porto.
E tutti, in mare come in terra, lavorano di posteggio di coda, di manutenzione, cercano disperatamente un meccanico per sostituire le candele, danno di crick per cambiare le gomme, mugolano sulle bronzine fuse, si ustionano le palme dando strappi di corda per far partire il fuoribordo. Al club Mediterranée vengono arruolati d’imperio in debilitanti giochi senza frontiere, e passano la domenica sera a scatramarsi il corpo ormai calefatato, o dosandosi pastiglie contro la diarrea da colibacteri. E d’altra parte anche chi rifiuta il rito della vacanza e decide di passare la domenica tra quattro mura, dà di pialla per costruirsi la libreria, monta da sé il computer comperato a pezzi sfusi, digita su Videotel come un impiegato aeroportuale.
E poi ci lamentiamo se durante la settimana l’impiegato è neghittoso, l’idraulico latitante, il funzionario fuori stanza. Dimentichiamo il terzo comandamento: avremo ben diritto al nostro riposo.

Umberto Eco

da l’Espresso, 28 luglio 1991

(21 febbraio 2015)

– See more at: http://moked.it/blog/2016/02/21/sacrilegio-si-lavora-nel-weekend/#sthash.fZkPNcPy.dpuf

Cosa mangiare per mantenere la linea durante le feste

dicembre 22, 2015 Lascia un commento

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Preoccupati per il cenone? La cosa importante è “non mangiare i resti”.

Il Mattino di Padova ha ripreso le parole di Maria Cristina Varotto, dietista del Centro medico Santagostino di Milano. La dottoressa ricorda che Natale, come da tradizione, è la festa dei pasti ipercalorici che non possono essere smaltiti nella loro interezza. «Nonostante il periodo di vacanza sia lungo, i giorni di festa sono pochi e solo in quelli è concesso consumare pasti ipercalorici rispetto alla quotidianità. Vietato consumare gli avanzi, chiedere il bis e lasciarsi andare agli spiluccamenti».

Niente salumi, formaggi, si a verdure, zero patate

Per questo è opportuno, continua la dottoressa, scegliere menu a base di pesce e verdure invece che affettati e formaggi. Prediligere cotture al vapore, al forno, arrosto, invece che fritture e accompagnare i secondi con verdure e non con le patate». I condimenti devono essere a loro volta leggeri e sostenibili. Necessario quindi evitare il consumo di intingoli, salse e aggiungere olio alla pietanza impiattata. Così si evita l’assunzione ulteriore di grassi. Dolci? Solo uno, meglio il panettone, il meno calorico tra tutti quelli che si possono trovare sulla tavola del Natale.

Dolci? Solo il panettone ed un solo super alcolico

E dopo il dolce, arriva il momento del brindisi. Scegliete, continua il dottor Varotto, uno-due bicchieri di vino durante il pasto o uno di spumante o un bicchiere di superalcolico. Importante anche il modo di mangiare. Bisogna masticare bene e mangiare lentamente, cosi da aiutare il corpo a raggiungere il senso di sazietà. Non bisogna dimenticare neanche di mantenere un «buono stato di idratazione consumando tra un litro e mezzo e due litri di acqua al giorno, ci aiuta a tenere a bada la voglia di eccedere. Inoltre per bilanciare i gli introiti calorici con il consumo energetico è vivamente consigliato approfittare dei giorni di vacanza per programmare delle passeggiate, anche solo da mezzora al giorno tutti i giorni».

Quindi, quale menù? Salutare naturalmente!

La dietista conclude con un menu salutare: antipasto con cestini croccanti di melanzane e zucchine; risotto allo champagne per primo; secondo di pesce come il branzino agli agrumi oppure di carne come l’arrosto di lonza con funghi; una porzione di panettone come dolce.

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