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uomini di peso… e monete

febbraio 27, 2017 Lascia un commento

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La nuova moneta da mezzo shekel introdotta nel settembre del 1985.La lira è lo stemma dello stato di Israele.

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Per intanto spieghiamo cosa è il siclo (sheqel)… senza darcela da professori in modo da evitare di ritenerci quello che non siamo… come spiega il rabbino con quanto scrive in basso.

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Il siclo (sheqel in ebraico) è un’antica unità di peso. Era in uso nel medio oriente e nella Mesopotamia. Per lo più si intende un’antica unità di peso ebraica. Il termine deriva dal verbo ebraico “shaqal”, che significa “pesare”[1]. Il valore è notevolmente variato nel tempo e nei diversi luoghi.

Con lo stesso nome si indicavano monete sia in argento che in oro del peso di un siclo. Sia i fenici che gli ebrei battevano sicli. In Mesopotamia veniva valutato 1/16 di darico (7,5 oboli attici), cioè mezzo grammo di oro.

L’uso di unità di peso come unità monetarie era comune nel mondo antico fino al Medioevo e ne è rimasta traccia fino ad oggi nel linguaggio: in inglese la parola pound indica sia la libbra che la sterlina, mentre in italiano le parole lira e libbra derivano entrambe dal latino libra, “bilancia”.

Il peso del siclo ebraico poteva variare tra i 10 e i 13 grammi. Un siclo valeva 20 ghere e cinquanta sicli formavano una mina.

Un talento era pari a 3000 sicli (circa 30–40 kg) come si ricava da Esodo 38, 25-26. L’armatura di bronzo del gigante Golia pesava 5000 sicli (1 Samuele 17, 5), cioè 50 – 65 kg.

Si pensa che i “30 pezzi d’argento” di Giuda fossero sicli di Tiro. Un siclo d’argento era allora il salario giornaliero di un bracciante.

L’attuale moneta di Israele ha nome siclo (sheqel).

(wikipedia)

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“Ciascuno di noi, nel contesto collettivo, non conta più di mezzo siclo.

Non di più, per non ritenersi indispensabile; ma neanche meno, per non considerarsi mai una nullità”


Benedetto Carucci,Rabbino.

(http://moked.it/unione_informa/170226/170226.html)

sarà d’accordo anche il toro… al nuovo motto?

novembre 25, 2016 Lascia un commento

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita.

(Mark Twain)

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Jean Modeste:Tauromachia

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Mark Twain era imbarcato come passeggero quando a tavola si misero a parlare del vecchio capitano Uragano Jones,dei mari del Sud,pace all’anima sua!

Ma il nostro non è ancora morto.

Due o tre dei presenti l’avevano conosciuto,era un uomo notevolissimo.Nato a bordo di una nave aveva racimolato quel pò di istruzione che possedeva attraverso i suoi camerati,e dal castello di prua si era inerpicato poco a poco fino al grado di capitano.

Aveva navigato tutti gli Oceani,visto tutte le terre,e preso a prestito un pò di colore da tutti i climi.

Quando un uomo è stato cinquant’anni in mare,è inevitabile che non conosca nulla degli uomini e del mondo se non la superficie,niente del pensiero del mondo nè della sua cultura,eccetto l’abbicì ed anche questo confuso e deformato dalle lenti di una mente non allenata.

Un uomo simile non è che un bambino con i capelli grigi.

E tale era Uragano Jones.

Null’altro che un candido,amabile vecchio bambino.

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Nelle baleniere dei bei tempi non c’era medico a bordo.Il capitano aggiunge alle altre funzioni anche questo compito.E’ provvisto di una cassettina piena di medicinali che sono contraddistinti da numeri,non da nomi.

Allegate ci sono le istruzioni…in caso di…date un cucchiaino del nr.9 ogni ora,oppure dare 10 pillole del nr 12 ogni mezz’ora. E così via.

Un capitano incontrò un collega turbato e perplesso,uno dei suoi uomini non stava bene.Niente di serio,però.

“Consultai il libro e diceva di dargli un cucchiaino del nr 15,ma la boccetta era esaurita”.

“Non mi restava che arrangiarmi…in modo da fare corrispondere la ricetta e così cacciai in corpo al disgraziato mezzo cucchiaino del nr 8 e mezzo del nr 7 ma qualcosa non deve avere funzionato e lo mandai al creatore in un quarto d’ora.

Concluse: c’è qualcosa che mi sfugge in questo sistema della cassetta dei medicinali…”

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da:Appunti sparsi da una gita di piacere (Mark Twain)

(Liberamente interpretato dalla nostra redazione.)

è giusto che juncker se ne freghi?

novembre 7, 2016 Lascia un commento

Gli Ebrei non me ne vorranno ma i concetti sono giusti… anche se non erano previsti per il caso Juncker…contro Renzi. (ndr)

giusto…

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“È davvero una brava persona… non ha mai fatto male a nessuno… neanche ad una mosca”. Generalmente il senso comune indica nella categoria dell’assenza del male un’ottima qualità di relazione tra le persone. L’Ebraismo va al di là di questo senso comune e indica nell’assenza del male una qualità relativa, una caratteristica che non è degna loda, in altre parole “non fare del male” non è un criterio di positività morale ebraica.

Lo vediamo con Noè, nel brano biblico che leggeremo questo shabbat, giusto perché non fa del male, ma non giusto assoluto perché non compie del bene, non porta bene in questo mondo e si limita a obbedire a Dio in maniera passiva, costruendo un’arca per la propria salvezza e quella dei suoi cari e chiudendo la porta di quell’arca di fronte al dolore e alla sofferenza del resto del mondo.

Eppure è una brava persona… non ha mai fatto male a nessuno…

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(4 novembre 2016)

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°°°Le parole nei testi allegati che un lettore possa non capire le vedete tranquillamente sul web.°°°
                                                                                               +
http://moked.it/blog/2016/11/04/giusto-2/

genitori non sposati e figli battezzati: un’analisi

ottobre 12, 2016 Lascia un commento

Supermercato sacramentale

Don Alberto
del 10/01/2016

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L’età del battesimo è una questione perennemente disputata. Negli Atti degli Apostoli è implicitamente documentato il battesimo infantile. Quando si legge (At 16,15.33) che intere famiglie sono state battezzate globalmente, è difficile immaginare che non ci fossero anche dei pupi, soprattutto se le pensiamo “allargate” alla romana, ossia facenti parte della famiglia signorile anche quelle dei dipendenti di varia estrazione. Con la cristianizzazione dell’impero romano il battesimo infantile divenne prassi comune.

Non è un sopruso battezzare chi non è in grado di intendere e volere? Se lo riteniamo un sopruso, è sopruso anche la scelta del nome fatta dai genitori e la nazionalità. Cominciare a esistere liberi da ogni condizionamento è impossibile. E allora affermiamo che i genitori hanno il diritto di chiedere il battesimo per il figlio ancora inconsapevole. Resta affare loro nel procedimento educativo essere coerenti con la scelta battesimale fatta all’origine, senza rinnegare nei fatti un impegno che si sono solennemente assunti dinanzi a Dio e alla Chiesa. Con i sacramenti non si scherza.

Capita che per prevenzioni ideologiche o per eccesso libertario nei confronti dei figli, il battesimo non venga dato a breve distanza dalla nascita, giustificando la mora con l’enunciato «Noi non abbiamo niente in contrario, lasciamo però che sia lui a decidere». Mi sembra una scelta che meriti almeno rispetto. Il pupo cresce e possono sopraggiungere dei ripensamenti onde il battesimo escluso in età infantile viene ripreso in considerazione “solo per accontentare la nonna”. Ritrattare le proprie decisioni è sempre faticoso e richiede una buona dose di umiltà intellettuale, quindi si tirano in ballo gli altri come movente.

A questo punto sarei del parere che convenga che sia l’interessato a decidere, appena raggiunto un sufficiente comprendonio. Metterei pertanto in connessione il battesimo con la prima comunione, come mi è già capitato da queste parti. Il catechismo di prima comunione è fatto valere anche come preparazione al battesimo, integrata con nozioni specifiche di questo sacramento.

Non reputo opportuno battezzare un bambino in età prescolare tra i 4 – 6 anni, quando capisce e non capisce. Tirargli addosso la questione del peccato originale, anche se non prioritaria; l’idea della paternità divina da conciliarsi con quella del padre naturale; l’inserimento nella Chiesa come famiglia di Dio, mi pare che sorpassi di molto la potenza mentale di un “cucciolo di uomo” (Kipling). Con il rischio non campato in aria che il bambino si metta a fare il diavolo a quattro durante il rito del battesimo (è già capitato). Queste nozioni invece diventano più accessibili dopo che qualche anno di scuola e di catechismo ha cominciato a lubrificare il cervello dell’interessato, orientandolo verso raffinate realtà.

Quindi a genitori che mi chiedessero il battesimo per un bambino dell’età di cui sopra direi: «Guardate, avete aspettato fino adesso. Aspettiamo ancora qualche anno, facciamogli fare un po’ di catechismo poi, avvicinandosi l’età classica della prima comunione, lo battezziamo»(1). In tal modo, almeno una tantum, sarebbe rabberciata in parte l’iniziazione cristiana(2): battesimo inserito nel quadro liturgico della messa di prima comunione.

I sacramenti sono dono di Dio e nessuno li può pretendere. Sono anche fra di loro collegati da una logica interna che esige coerenza, senza la quale è prudente mettere in dubbio la lealtà della richiesta. Mi spiego ripetendo cose forse già scritte.

Perché due genitori perfettamente liberi, fra loro non sposati, pur non essendoci a monte alcun matrimonio fallito, chiedono il battesimo per loro figlio, snobbando il sacramento del matrimonio?

Tale richiesta fatta in tali condizioni sta diventando abituale. «Perché il battesimo per vostro figlio e non il matrimonio fra voi?» – sono solito chiedere – «se all’origine della richiesta di battesimo ci sono convinzioni di fede, dovreste estenderle anche sulla vostra reciproca situazione traendone le debite conseguenze matrimoniali». La risposta che arriva è «ci stiamo pensando». Ma fino adesso mi è capitato solo un caso di sanamento di coppia col matrimonio cristiano dopo il battesimo accordato al figlio.

Tutti gli altri continuano a pensarci.

In siffatte circostanze mi piacerebbe poter dire: «cari miei, allora aspettiamo che sia il bambino, cresciuto, a decidere se vuole o non vuole il battesimo». Dio, se ha voglia, può salvare anche al di fuori dei sacramenti. Sarei molto soddisfatto se invece di sconfortanti proclami episcopali tipo «senza il Mezzogiorno l’Italia non ripartirà» (Avvenire, 10.09.2016 p. 19), si sentisse una buona volta «senza matrimonio cristiano di genitori perfettamente liberi, niente battesimo ai figli». Almeno l’episcopato italiano rientrerebbe negli ambiti di sua competenza e forse si comincerebbe a capire che i sacramenti non sono articoli da supermercato, da potersi scegliere come frulla.

E visto che siamo in argomento vado avanti. Non possiamo più sopportare la “beffa” della prima comunione e della cresima. Grandi messe in scena liturgiche per la celebrazione dell’evento e poi, salve centellinate eccezioni, a messa non si vedono più.

Se non si comincia smuovere qualcosa questo andazzo si perpetua. Ho in mente l’azzeramento della “Messa di prima comunione”. I bambini frequentano il catechismo, vengono condotti sino alla prima confessione, poi si dice ai genitori: «sono pronti, fategli fare la comunione a una normalissima messa domenicale a vostra scelta e festeggiate pure in famiglia».

In questo modo non è garantita la loro continuativa partecipazione alla messa domenicale. Ma almeno si elimina la marchiana presa in giro di una messa sparata al massimo della solennità, che poi si lascia dietro l’abituale latitanza dei nuovi comunicati. Questa per ora è solo una provocazione in attesa di reazioni. Per la cresima magari chiederemo la firma di un dichiarazione d’intenti. Anche l’arruolamento fra i “soldati di Gesù Cristo” deve essere fatto seriamente.

1 Salvo il caso di salute del bambino seriamente compromessa.
2 Ossia battesimo, cresima, eucaristia cumulate in una sola celebrazione, come capitava in antico e tuttora nelle chiese orientali.

http://www.arcidiocesi.vc.it/supermercato-sacramentale/

se ne impara una tutti i giorni

agosto 22, 2016 Lascia un commento

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Vignetta tratta dal libro Il buon soldato Schweik

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Anch’io da soldato di leva ricordo qualcosa di simile quando veniva preannunciata una ispezione da parte dei superiori.In caserma era un gran daffare per fare vedere anche quello che non c’era.

Un pò come la vide anche Trilussa quando scrisse queste righe: “Roma de travertino,rifatta de cartone,saluta l’imbianchino suo prossimo padrone”,riferita alla visita di Hitler del 1938.

Ho cercato su internet cosa volesse dire ammuina…pensavo ad ammainare le vele…invece pare voglia dire agitarsi a vuoto,fare confusione,in napoletano.

Sul detto riportato dal rabbino il web ne ha una storia di letteratura per chi ci si vuole addentrare,noi ci accontentiamo di leggerla tale e quale ce la spiega lui.

E lo ringraziamo.

ammuina…

Un’antica regola della flotta napoletana, nei casi in cui arrivava la visita di un regio controllore, recitava:
«All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
In questo modo si dava l’impressione di essere impegnati, di essere capaci, di essere pronti e forti marinai e soldati del Re.

Mi ricorda l’Europa davanti alla radicalizzazione islamica e al terrorismo che discute di burkini e altre estive amenità per dare il senso di una società forte, pronta alla difesa di se stessa e dei valori che dovrebbe rappresentare.

Ma sotto il burkini c’è solo una grande ammuina e confusione.

E manco il profeta Isaia ci può essere di conforto visto che: “La protezione del faraone vi tornerà a confusione, e il riparo all’ombra dell’Egitto, a vergogna.” Isaia 30,3.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(19 agosto 2016)

E correlati…

http://moked.it/blog/2016/08/19/ammuina/

è dissidio civile ma non guerra

giugno 24, 2016 Lascia un commento

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F.Gonin La notte di don Abbondio

Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina.

Don Abbondio in vece non sapeva altro ancora se non che l’indemani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose. Non far caso dell’intimazione ribalda, né delle minacce, e fare il matrimonio, era un partito, che non volle neppur mettere in deliberazione.

Confidare a Renzo l’occorrente, e cercar con lui qualche mezzo… Dio liberi! – Non si lasci scappar parola… altrimenti… ehm! – aveva detto un di que’ bravi; e, al sentirsi rimbombar quell’ehm! nella mente, don Abbondio, non che pensare a trasgredire una tal legge, si pentiva anche dell’aver ciarlato con Perpetua.

Fuggire? Dove? E poi! Quant’impicci, e quanti conti da rendere! A ogni partito che rifiutava, il pover’uomo si rivoltava nel letto. Quello che, per ogni verso, gli parve il meglio o il men male, fu di guadagnar tempo, menando Renzo per le lunghe.

Si rammentò a proposito, che mancavan pochi giorni al tempo proibito per le nozze; «e, se posso tenere a bada, per questi pochi giorni, quel ragazzone, ho poi due mesi di respiro; e, in due mesi, può nascer di gran cose». (dai Promessi Sposi cap.2°).

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Cameron e Signora

Cameron aveva soldi a Panama ed hanno dovuto farglielo confessare con i ferri del dentista,questo è già un caso che non piace alla gente normale la quale ti voterà contro alla prima occasione.

Ora chi abbia vinto con il Brexit a mio modo di vedere è la “landed gentry” il possidente terriero aristocratico che nel 1985 racconta Enzo Biagi possedeva i 4 quinti dei campi coltivabili del Regno Unito e che contava non più di settemila persone.Un pugno insomma di gattoni furbi ed avidi proprietari di terre e di palazzi dei quali si lamentano per via delle tasse ma ai quali non rinunciano tanto facilmente come successe alla Regina quando accettò di pagare le sue belle imposte sui redditi che tirava fuori da vie intere del centro di Londra di sua proprietà.

La Society delle scuole private da cui escono i leaders politici non sono solo eredi di virtù antiche ma erano anche simboli della corruzione e del lusso sfrenato diceva Biagi,quello che tu vedi per Londra quando arrivi da Vercelli negli anni ’60 e ti stupisci delle tante Rolls Royce che ci sono in strada o di certi prezzi attuali per potere dormire sul pulito.

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Londra-Trafalgar Square degli anni ’60 e Rolls nel centro foto.

La decadenza c’è stata ma non è ancora sufficiente ad evitare che la Regina in feste opportune nomini qualcuno cavaliere del lavoro… commendatore delle balle…  grand’ufficiale dei miei stivali e via così per distinguere uno a discapito dell’altro come sa fare un padrone quando vuole comandare mettendo zizzania tra due cittadini,uno contro l’altro.

Se lo avete notato da noi almeno la gente con titolo di studio o meno oggi si prende il suo bel “tu” dal cafone che incontri in strada ed il “dottore” lo lasci al posteggiatore italiano di 30 anni fa perchè quello straniero di oggi non lo usa più,è un’abitudine che non ha conosciuto col suo arrivo qui da noi.

La società che se ne vuole andare non è quella del vecchio laburista che resta al 48,1 % contro un risicato 51,9 dei potenti ma quella conservatrice accompagnata dai soliti arricchiti che a loro volta la sostengono tipo le famiglie che aspirano anche a sposarsi o frequentare i figli del Re grazie alla bellezza palestrata ed i soldi.

Cioè coloro che hanno l’ambizione di aspirare ad un posto al sole nella cosiddetta bella società che appare di meno ma che resta e che non vuol mollare.

Cameron se l’è giocata come ha saputo fare pur di salvare il partito dei benestanti contro l’altrettanto benestante di quei laburisti che del pedigree però se ne puliscono il sedere,vedi il nuovo sindaco di Londra che è figlio di un immigrato pakistano e che conosce i pro ed i contro di una mentalità snobistica come quella di un Boris Johnson che se la tira da colto ed intelligente e che buttato fuori anche lui dai voti è pronto a rientrare addirittura con un nuovo rimpasto governativo.

In breve abbiamo assistito ad un ennesimo tentativo per dare spazio alla gente semplice tentativo però che al momento riporta invece gli Inglesi dalla parte delle loro tradizioni fasulle basate sul fare la riverenza all’aristocratico,al club dove sei ammesso grazie all’elezione di coloro che dovrebbero contare più di te nella graduatoria del censo ed al compiacimento nella divisione in classi sociali che si distinguono per “l’accento” imparato a scuola più che non per i modi di vivere che anche il povero assimila quando viaggia e fa fortuna con i propri mezzi e non con le raccomandazioni.

Ben pochi rifiutano le commende della Regina nel giardino di Buckingham Palace pur sapendo che si tratta di emergere dalla massa in funzione poi solamente di una raccomandazione da parte di qualche politico locale per i meriti commerciali od industriali della tua impresa.

Mentalità piccolo provinciale diremmo noi.

Chi possiede una cultura vera se ne sbatte di questi onori chiamati in inglese “honours”.

Il futuro britannico secondo il nostro parere è nel cambio di mentalità.

Ma se ci sarà e quando… non so dire.

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dall’inviato di fine anni ’60 a Piccadilly Circus

 

dal nostro inviato

maggio 15, 2016 Lascia un commento

da sx Marco Giva Magnetti, .nAnnalisa Martinetti, Giulio Malinverni, Valentina De Luca, Alessandro Balliano, Caterina Como (1)

Marco Giva Magnetti-Annalisa Martinetti-Giulio Malinverni-Valentina De Luca-Alessandro Balliano-Caterina Como

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Tel. : 0161.213127

Cell.: 349.2199321

IDEE E TALENTO: L’ARTE DIVENTA FESTA.

INAUGURAZIONE COL BOTTO PER LA MOSTRA DEI “GIOVANI ARTISTI”.

 

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Il pubblico delle grandi occasioni, tantissimi i giovani, sabato sera al civico 256 di Corso Libertà, sede della omonima galleria d’Arte del pittore Ezio Balliano, per l’inaugurazione della mostra di pittura “Giovani Artisti” che ha riunito in una interessante collettiva un gruppo di talenti emergenti nel mondo dell’arte. Ragazzi poco più che ventenni, iscritti a scuole d’arte e con la voglia di confrontarsi e mettersi in gioco presentano opere che spaziano tra i generi più diversi, dall’astratto al figurativo, dall’onirico al visionario, sempre e comunque espressione della grande voglia di fare arte che c’è in loro.

La cronaca: E’ piaciuta molto la formula dell’apericena, cioè della rivisitazione in chiave più attuale e modaiola del classico “rinfresco” offerto ai visitatori, che si è prolungato nel proseguo della serata permettendo agli ospiti di conoscere meglio gli artisti e le loro opere in un clima disteso e amichevole. Una piacevole novità per coloro che di arte non si erano mai interessati più di tanto e per chi, per la prima volta, era presente ad una “vernice” di prestigio: un ottimo modo per avvicinare i giovani al mondo dell’arte.

La mostra: Oltre cinquanta opere anche di grandi dimensioni, dipinti a olio, acrilici, tecniche miste, tutte di grande impatto visivo e in grado di interessare e soddisfare anche i palati artistici più raffinati. Spazi accoglienti e allestimento curato hanno creato un’armonia espositiva e amalgama sorprendente tra opere di genere così diverso.

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I protagonisti: personalità artistiche diverse, tutte meritevoli di attenzione: Alessandro Balliano affronta con sicurezza la sperimentazione di diverse tecniche che hanno come filo conduttore la teoria della luce e del colore esprimendosi nella libera composizione di linee e forme in chiave futuristica. Caterina Como propone una serie di “ritratti interiori”, attraverso i quali, accentuando l’attenzione sulla personalità e il carattere dei soggetti, ce li fa conoscere a fondo, con i loro sogni e i loro incubi, alla ricerca della loro vera identità. Valentina De Luca si esprime in modo lirico e visionario, con una carica creativa originale che conferisce alle immagini suggestive cadenze, generate da riflessi e specularità, che ricreano atmosfere ora romantiche ora drammatiche. Marco Giva Magnetti dipinge gorghi fantastici e rappresentazioni oniriche di grande suggestione e impatto emotivo in quello che l’Artista identifica come un “Caos perfetto” dove anche le forme più astratte e fantasiose riconducono a sensazioni precise e definite, facendo riscoprire “in ogni disordine un ordine segreto”. Giulio Malinverni interpreta il reale in maniera fantastica e caricaturale fatta di bizzarre allucinazioni e deformazioni, plasmando il mondo in base alla propria volontà e offrendo una realtà frutto delle sue visioni personali filtrate dai ricordi e dalla fantasia. Annalisa Martinetti infine ripercorre il tema del paesaggio non solo come semplice descrizione ma come vera e propria narrazione, riuscendo a cogliere gli umori di una realtà ai margini del frastuono quotidiano, dentro un ambito di pace che consente di ascoltare le voci più impercettibili della coscienza.

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La mostra, da non perdere per la qualità delle opere e il talento dei protagonisti, sarà visitabile ad ingresso libero presso lo Studio d’Arte 256 di Corso Libertà a Vercelli fino al 31 maggio prossimo, tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30.

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Michele Catalano

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