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Archive for the ‘informazione’ Category

casalebraica domenica 26 marzo

http://www.casalebraica.info/

concorso internazionale

 

La Spadarina esposizioni d’arte – strada Agazzana, 14 – 29122 Piacenza

0523/757977 – c. 339/5092244

www.laspadarina.com    www.rosarioscrivano.com      laspadarina@alice.it

 

Con la presente comunico che sono aperte le iscrizioni al

Concorso Internazionale di pittura, scultura, grafica e fotografia La Spadarina 2017, tredicesima edizione.

Aperto a tutti gli artisti, il tema è  “L’Energia in Immagini”.

L’ iscrizione di €. 90,00 per pittura e scultura, €. 60,00 per grafica e fotografia, comprende:

pubblicazione dell’opera sul catalogo, mostra in galleria, inserzione sul sito http://www.laspadarina.com ,

catalogo in omaggio e premi in denaro ai primi 8 classificati relativamente di,

€. 3.000, 1.500, 1.000, 800, 700, 600, 500 e 500.

Agli artisti non selezionati verrà rimborsata la quota d’ iscrizione.

E’ possibile inviare tutto il materiale richiesto via-mail.

Per informazioni:

http://www.laspadarina.com   laspadarina@alice.it   0523/757977 – 339/5092244.

A presto

R.Scrivano

giuseppe garavana in progression live,domenica 19 teatro angelini crescentino

Giuseppe Garavana,foto di archivio.

Progression Live

· Organizzato da Giuseppe Garavana

Uno spettacolo basato su un coinvolgente viaggio musicale : dal beat/pop al rock nostrano e d’importazione passando per una via progressive
Ingresso a offerta libera
Il ricavato verrà dato in beneficenza
All’associazione “Artisti”

La band:
Luca Fiorentino – chitarre
Letizia Gatti – violino e voce
Francesco Parolo – tastiere
Manuel Boschetti – basso
Alessandro Ugliotti – batteria
Giuseppe Garavana – chitarra e voce
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gli attivisti in poltrona

Bisogna essere eclettici e curiosi del mondo,è un commento citato in basso al fondo della pagina.

Mentre da qualche altra parte ho trovato che ognuno di noi viene giudicato dal proprio prossimo per come parla,da come si sa esprimere.Ma chi l’aveva scritto ai tempi…non sapeva ancora che ci saremmo avviati verso la tecnologia dei social media e che di parole e di conversazioni se ne fanno sempre meno,metti solo un mi piace e passi.

Ci avviamo dunque verso una società di muti e di persone che sanno usare il taglia e incolla (come faccio anch’io) e a che pro se non di fare guadagnare Zuckerberg che a 32 anni vale una capitalizzazione di borsa da 50 miliardi di dollari grazie agli introiti della pubblicità?

Almeno per la televisione resta il canone da pagare se pur con le dovute polemiche,ma qualora succedesse uguale a Facebook e come accade anche per i giornali che richiedono il contributo dai lettori temo che sarebbe una nuova grande fuga.

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Società – Zygmunt Bauman e i veleni dei social

bauman

Il suo insegnamento è enorme, l’eredità che ha lasciato al mondo, e al mondo ebraico in particolare, inestimabile. Ma il capitolo del testamento del grande filosofo e sociologo Zygmunt Bauman (1925- 2017) che forse più corrisponde ai giorni nostri, quello che consideriamo dovrebbe essere patrimonio di tutti i giornalisti ebrei, è la sua messa in guardia nei confronti dei veleni dei social network.

Scettico nei confronti delle nuove modalità espressive praticate da quelli che sono stati chiamati gli “attivisti in poltrona”, la gente che dal comodo di casa propria, spesso sfuggendo a ogni assunzione di responsabilità, non risparmia maldicenze, calunnie e invettive sconclusionate, inventa notizie infondate, diffonde il sospetto e la sfiducia, il vittimismo e l’ossessione; Bauman anche in questo caso ha parlato molto chiaro. Da giornalisti, da ebrei, da cittadini, vale la pena di ascoltarlo ancora. “Il problema dell’identità – ha spiegato il grande pensatore polacco – è oggi percepito in una maniera nuova.

Dall’ipotesi di essere qualcuno che è nato con un compito da realizzare a quella di creare una tua propria comunità. Ma le comunità non si lasciano creare a tavolino, o esistono o non esistono. E i social network possono offrirci solo una artificiosa sostituzione”.

“La differenza fra una comunità e un network – prosegue – è che tu puoi appartenere a una comunità, ma un network può appartenere a te. Puoi aggiungere o cancellare amici a piacimento. Ti si lascia credere di poter controllare con chi essere in relazione. E la gente sul momento si sente un pochino meglio, perché l’abbandono e la solitudine sono i grandi timori della nostra civiltà dell’individualismo.

Ma è così facile aggiungere ed eliminare i propri amici in questo mondo artificiale che la gente sta disimparando le abilità sociali che sono necessarie per uscire fra la gente, per andare al lavoro, quando davvero è necessario mettersi in contatto e confrontarsi con persone in carne ed ossa”.

Infine una grande lezione che dovrebbe guidare tutti coloro che si occupano di comunicazione, soprattutto di comunicazione identitaria.

“Non è un caso se papa Bergoglio, che è un grande uomo di comunicazione, ha scelto di concedere la sua prima intervista a un giornalista che si proclama ateo. È il segno che ci lascia capire come il vero dialogo non può esistere fra persone che si danno ragione a vicenda.

I social media non possono insegnarci il dialogo. E per di più sono uno strumento utilizzato la maggior parte delle volte non per unire, non per aprire gli orizzonti, ma al contrario per ritagliarsi un ambiente mentale rassicurante in cui rinchiudersi, dove l’unico suono che ascoltiamo è l’eco della nostra voce, dove l’unica forma che vediamo è il riflesso del nostro volto.

I social media possono essere molto utili per dispensare soddisfazioni immediate, ma in realtà sono una trappola”.

gv, Pagine Ebraiche, febbraio 2017

http://moked.it/blog/2017/02/23/scoeita-zygmunt-bauman-veleni-dei-social/

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UN GIGANTE DEL PENSIERO CONTEMPORANEO

Nato nel 1925 in una famiglia ebraica nella parte di lingua tedesca della Polonia, scampato alla guerra nell’URSS, nel ‘68 Bauman fu costretto dalla repressione del regime polacco a lasciare il Paese.

Andò ad insegnare prima in Israele alla Tel Aviv University e poi all’Università di Leeds, dove ha mantenuto la cattedra per diversi decenni. La scomparsa di Bauman, mancato all’inizio di quest’anno, lascia un vuoto profondo, difficile da colmare. Una posizione condivisa dagli opinionisti del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche. “Non abbiamo potuto che iniziare con un suo ricordo. Perché, tra le molte menti illustri che abbiamo perso nei lager, ha rischiato di esserci anche lui” afferma Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Cdec, che poche ore dopo la scomparsa di Bauman ha condotto un atteso dialogo con il direttore del Museo di Auschwitz Piotr Cywinski al Memoriale della Shoah di Milano.

“Ho iniziato a riflettere sulla Shoah proprio grazie a un suo testo, Modernità e Olocausto. Un testo decisivo per la mia formazione, che mi ha permesso di comprendere queste vicenda non più soltanto in termini storici, ma anche in una prospettiva sociologica. Ci ha davvero aperto gli occhi, Bauman, aiutandoci a capire come la macchina dello sterminio sia parte della modernità”.

“L’eredità più significativa che ci arriva da Bauman è la percezione del mutamento come dato strutturale delle società passate, presenti e future” riflette Claudio Vercelli.

Ma anche, aggiunge lo storico, la sua capacità di mettere in tensione un parere progressista come quello che ha sempre testimoniato con regimi “a parole progressisti, ma in realtà totalitari”.

Una figura quindi rilevante da un punto di vista intellettuale, ma anche civile. Una figura che, spiega Vercelli, è importante anche per il tema della complessità del mutamento, delle tante identità “che possono convivere in un individuo”.

Afferma invece Anna Foa: “Con Bauman scompare un personaggio grandissimo, che sarebbe limitativo associare esclusivamente alle sue teorie sulla società liquida. È stato infatti un gigante sotto vari punti di vista, a partire da quello etico. Ma anche da un punto di vista storico ha prodotto studi molto significativi sulla Shoah e la sfida della Memoria”.

Per la professoressa, Bauman fa parte di una categoria di protagonisti del nostro tempo difficilmente riproducibili, “anche per la loro capacità di cambiare il mondo e incidere sulla vita di così tante persone”.

“Bisogna essere eclettici e curiosi del mondo. E inoltre non bisogna fissarsi su un metodo sociologico, su una disciplina specifica”.

Questo per Wlodek Goldkorn, che molte volte l’ha intervistato, uno degli insegnamenti più importanti che ci arrivano dalla vita, dalle opere e dalla testimonianza di Bauman.

 

libri

STORIA Quegli eroi che salvarono i tesori d’Italia

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MP stands guard in front of a truck loaded with art treasures stolen by German Army and recovered by U.S. Army. The paintings are being returned to the city of Florence. 07/23/1945 111-SC-210396

Opere d’arte che ritornano a Firenze 23 Luglio 1945

 

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Alessandro Marzo Magno / MISSIONE GRANDE BELLEZZA / Garzanti

Arriva domani, mercoledì 2 marzo, nelle librerie, ma se il nuovo libro di Alessandro Marzo Magno profuma ancora di inchiostro fresco, la sua nuova impresa completa già la straordinaria stagione di impegno di un giornalista fuoriclasse.
Impegno per la gioia di vivere e di conoscere, impegno per la collettività, impegno per un’Italia che probabilmente non se lo merita, ma resta sempre il posto più bello del mondo.

Proprio alla bellezza, alla vera, grande bellezza che costituisce l’unico solido patrimonio, l’unica effettiva ricchezza della collettività italiana, è dedicato questo suo “Missione Grande Bellezza: Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler” (Garzanti editore). Dopo il mondo del libro e delle prime tipografie che da Venezia e dalle altre città italiane irradiavano cultura in Europa e nel mondo, dopo il mito del cibo italiano, dopo il fascino della moda che fa riferimento all’Italia, era giusto arrivare al nostro inestimabile artistico e culturale e alle emozionanti storie di chi è riuscito a porlo, fra mille rischi e difficoltà, al riparo dalle devastazioni.

missione grande bellezza

Veneziano doc e cittadino a parte intera della Mitteleuropa, Marzo può permettersi di amare l’Italia come nessuno di noi saprebbe farlo. Un privilegio ormai riservato solo agli stranieri colti e a rarissimi intellettuali capaci di saltare gli orrori e il degrado per concentrarsi sulle cose preziose che tutto il mondo ci invidia.
E come nel caso degli altri suoi libri lo fa con una miscela di capacità nel racconto, di curiosità per le persone e per la vita, e di rigore nella documentazione e nella ricerca storica.
L’Italia – spiega l’editore – è un enorme museo a cielo aperto: nelle sue città, fra le sue colline, lungo le sue spettacolari coste sono nati alcuni dei più grandi capolavori artistici della nostra civiltà.

Ma sono tante le opere create in Italia che hanno vissuto destini travagliati: rubate in guerra, a volte restituite a volte no, spesso perdute.

Non c’è da stupirsi quindi che i più temuti personaggi della storia, da Napoleone fino a Hitler, abbiano preso di mira lo stivale d’Europa e i suoi tesori. Ma in loro difesa si sono battuti eroi, spesso sconosciuti, che hanno rischiato la vita per riportare in patria parte del bottino, e di cui oggi Alessandro Marzo Magno ricostruisce le gesta. Antonio Canova in missione a Parigi per conto del papa, l’ambiguo Rodolfo Siviero, agente segreto dall’oscuro passato, che ha dedicato tutta la vita al recupero delle opere trafugate dai nazisti. E poi ancora le Monuments Women italiane: Palma Bucarelli a Roma, Noemi Gabrielli a Torino e Genova, Fernanda Wittgens a Milano.

Quasi come in un thriller, grazie alla capacità dell’autore di farci leggere il passato come una straordinaria avventura del presente, rivivono le storie coraggiose di quelle donne e di quegli uomini che hanno recuperato e messo in salvo la bellezza del nostro paese. Duecentocinquanta pagine, debitamente annotate, che valgono saggi molto più pesanti eppure si divorano come un romanzo.
E una lezione difficile da dimenticare che ci fa comprendere come il futuro della nostra Italia dipenda essenzialmente dalla nostra capacità di dimostrare il coraggio di chi ci ha preceduto. E soprattutto, che non può esserci benessere e non può esserci bellezza, se non nell’amore per la libertà.

gv

 

 

http://moked.it/blog/2017/02/28/storia-quegli-eroi-salvarono-tesori-ditalia/

prossimi eventi comunali vercelli

milano eventi

Riscoprire Manet – di Claudio Moschin

Manet si mostra a Milano

Ritratti, nature morte, paesaggi, Parigi, ma soprattutto le donne nelle opere del grande artista francese

mercoledì 08/03/17 06:04 – ultimo aggiornamento: mercoledì 08/03/17 06:04

Palazzo Reale, Milano. La più grande mostra dedicata in Italia al grande maestro francese, Edouard Manet, apre oggi, mercoledì 8 marzo. Le opere presenti arrivano dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio, tra cui 54 dipinti, di cui 16 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot.

Alle opere su tela si aggiungono 11 tra disegni e acquerelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.

La mostra, curata da Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi, resterà aperta sino a luglio, e celebra il ruolo centrale di Manet nella pittura moderna, attraverso i vari generi cui l’artista si dedicò: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi, sua città amatissima, rivoluzionata a metà Ottocento dal nuovo assetto urbanistico e caratterizzata da un nuovo modo di vivere nelle strade, nelle stazioni, nelle Esposizioni universali, nella miriadi di nuovi edifici che ne cambiano il volto e l’anima.

Una mostra affascinante dunque e ricca di opere indimenticabili che fa respirare a Milano l’atmosfera della Parigi di fine Ottocento.

Claudio Moschin

Il Video è al sito:

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/cultura-e-spettacoli/Manet-si-mostra-a-Milano-8817811.html

I maestri francesi: Édouard Manet

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