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Archive for the ‘Economia’ Category

alla fiera del vino israeliano

L'immagine può contenere: bevanda, tabella e spazio al chiuso

זמן גליל מערבי – עמותת תיירות Western Galilee Now – Tourist Association

Western Galilee Now NPO is holding its
5th annual Wine Time fair!
Featuring 4 Galilean boutique wineries:
Yiftah’el Winery, Stern Winery, Kishor Winery
and Lotem Organic Winery

Altro…

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ci risiamo con il ninho?

La gente in Perù si sposta come può tra strade inondate e piogge torrenziali (Reuters)

Il maltempo flagella il Perù

Piogge continue, fiumi esondati, frane e allagamenti ovunque sono una costante nello Stato sudamericano

sabato 18/03/17 22:14 – ultimo aggiornamento: domenica 19/03/17 13:57

Almeno 72 morti, un numero imprecisato di dispersi e oltre 200 feriti. E’ questo il bilancio aggiornato dell’ondata di maltempo che si abbatte da settimane sul Perù con piogge intense, esondazioni di fiumi, inondazioni e frane. Partito dalle zone costiere del Nord, il flagello ormai colpisce in modo grave tutto il territorio peruviano.

Il responsabile del Centro operativo per le emergenze ha reso noto che più di 500’000 persone sono interessate dalle problematiche legate a una situazione che si sta aggravando progressivamente e che è la peggiore degli ultimi vent’anni.

La capitale Lima è senz’acqua potabile dall’inizio della settimana e il Governo ha dispiegato l’esercito nelle 811 città dove è in vigore lo stato d’emergenza. Stando alle previsioni meteo “le piogge intense dureranno almeno altre due settimane. Perciò l’emergenza durerà di sicuro fino alla fine di marzo”.

Reuters/AFP/ATS/EnCa

Dal TG12.30:

perchè non ci prendono sul serio?

La “flat tax” non scatenerà la fuga in massa dei ricchi stranieri dal Ticino (Ti-Press)

La “flat tax” non fa paura

La tassazione forfettaria allo studio in Italia per i “Paperoni” non sembra essere una minaccia per il Ticino

giovedì 09/03/17 18:01 – ultimo aggiornamento: giovedì 09/03/17 21:14

Il Ticino s’interroga sulla novità avanzata dal Governo italiano nei giorni scorsi. La “flat tax” o tassazione forfettaria di 100’000 euro proposta da Roma per attirare ricchi contribuenti stranieri non dovrebbe però essere un problema in ottica ticinese. Infatti, anche se pare economicamente vantaggiosa, non è detto che lo sia poiché la misura potrebbe essere annullata nel caso di un ricorso alla Corte costituzionale.

L’idea promossa dall’Italia è stata concepita con un occhio rivolto in particolare ai “Paperoni” (detti anche “globalisti”) che a causa della Brexit abbandoneranno Londra, ma in buona sostanza è rivolta a tutti i ricchi stranieri. La soluzione consisterebbe nel regolarizzarsi a livello fiscale pagando per tutti i redditi conseguiti all’estero un forfait di 100’000 euro, a cui si aggiungono altri 25’000 euro per ciascun familiare.

E’ d’altronde vero che in Ticino questo sistema è in atto da quasi settant’anni e il Popolo sovrano elvetico si è definitivamente rifiutato di abolirlo poco più di due anni e mezzo fa. Potendo perciò contare su queste basi, per parecchi anni i globalisti che risiedono tra Chiasso e Airolo potranno stare sereni e non dare seguito alle “sirene” provenienti dalla vicina Penisola.

CSI/EnCa

Dal TG20:

i soldi fanno ancora la differenza

Altro che nascite di meno e giovani che se ne vanno…che anche questo è un danneggiare la collettività,

dì piuttosto che da noi a chiedere la cittadinanza ci sono solo poveri…

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“Pena non sproporzionata: il ricorrente ha danneggiato la collettività” (keystone)

Evasore perde la cittadinanza

Il provvedimento riguarda un uomo d’origine tedesca sposato con una svizzera

lunedì 06/03/17 13:14 – ultimo aggiornamento: lunedì 06/03/17 13:14

Un tedesco sposato dal 2008 con una svizzera ha definitivamente perso il diritto alla naturalizzazione agevolata dopo essere stato giudicato colpevole d’evasione fiscale in patria, come ha sentenziato il Tribunale federale, confermando quanto stabilito dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Il ricorrente sconfessato aveva ottenuto la cittadinanza nel 2014, cittadinanza ritiratagli non appena era emerso il suo comportamento scorretto. Per la Corte suprema è l’importanza della somma in gioco, più di un milione di euro, a determinare la severità del verdetto oltre al fatto che quello in esame è un reato grave anche nella Confederazione, benché le pene previste siano meno drastiche.

La giustizia bavarese aveva anche chiesto l’estradizione, provvedimento però respinto dalle autorità elvetiche.

ATS/dg

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Evasore-perde-la-cittadinanza-8811940.html

quanto costa rompere il contratto con l’unione?

febbraio 28, 2017 Lascia un commento

Altro che il misero mezzo sheqel…del nostro articolo precedente,in questo caso si parla di miliardi e come annunciavamo precedentemente non è escluso che per ritirare la propria fetta di torta dalla cassa comune si facciano non solo delle parole ma pure si venga alle mani.

Non per rubare ma per darsele…di santa ragione nel caso non ci si metta d’accordo sulla cifra.Ognuno pensa di valere anche quello che non vale e ci sarà da ridere…al meglio della situazione.

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 fotobarclays-cheque-book-and-english-cash-currency-uk-account-details-cbh1eyla foto è di nostro gusto e scelta

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Brexit, il bluff della May sulla crescita britannica

Ferdinando Giugliano

Manca un mese alla fine di marzo, data entro cui la premier britannica Theresa May ha promesso di avviare le procedure per l’uscita dall’Ue. Ma la partita a poker tra Londra e Bruxelles sulle condizioni della Brexit è già abbondantemente cominciata. Forte di un’economia che ha continuato a crescere dopo il referendum, May ha fatto intendere che il suo governo propende per un’ hard Brexit .

La Gran Bretagna rinuncerebbe dunque a rimanere nel mercato unico per poter mantenere il controllo dell’immigrazione. Il calcolo del governo britannico è che i Paesi dell’Ue non abbiano interesse a penalizzare le loro aziende che esportano verso un Paese che continua a crescere, e saranno dunque aperti a un accordo commerciale amichevole. Tuttavia, come una pokerista inesperta, la May sembra stare esagerando col suo bluff. Vero, molti analisti avevano previsto che la Gran Bretagna sarebbe entrata in recessione dopo il voto del 23 giugno, mentre il Paese ha chiuso l’anno con il secondo tasso di crescita più forte del G7, dietro solo alla Germania.

Ma lo slancio degli ultimi mesi è dovuto principalmente a un boom dei consumi, alimentato dalla diminuzione dei tassi di risparmio e da un aumento dei prestiti. Con l’inflazione in ripresa a causa del forte deprezzamento della sterlina, il rischio che il motore della crescita britannica si arresti è reale. May potrebbe ritrovarsi con l’economia in frenata proprio quando avrebbe maggiore bisogno di mostrare la sua solidità davanti ai partner europei.

Nel frattempo, la Commissione sembra convinta della forza della sua mano. La settimana scorsa, il presidente Jean-Claude Juncker ha ricordato ai britannici che il conto per l’uscita rischia di essere “molto salato” La Gran Bretagna ha davanti un potenziale debito da 60 miliardi di euro, che comprende i contributi ai progetti comuni in cui ha preso parte, e il costo delle pensioni dei funzionari europei nati oltre-Manica. Per Bruxelles, qualsiasi discussione sulle future relazioni commerciali potrà avvenire solo dopo che Londra avrà staccato l’assegno.

La linea di Juncker non raccoglie certo un consenso unanime. Dalla Germania, Stephan Mayer, un parlamentare della Cdu vicino al Cancelliere Angela Merkel, ha detto subito che una posizione così dura non è nell’interesse della Germania.
Ma fonti governative italiane e tedesche hanno confermato venerdì al Financial Times che la strategia della Commissione gode di ampio consenso a Roma e a Berlino. Poiché la Francia si è già schierata su posizioni oltranziste, l’unico grande alleato della Gran Bretagna rischia di essere la Spagna.
L’altro problema di Londra riguarda la debolezza della sua strategia. Quando a fine marzo partirà il timer dei due anni di negoziazione previsti dai Trattati, il governo britannico sarà inevitabilmente in una posizione precaria: in assenza di un accordo, il Regno Unito potrebbe contare solo sulle regole concordate a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio. E siccome la proporzione di aziende britanniche che esportano verso l’Ue è maggiore rispetto a quella delle aziende Ue che esportano verso la Gran Bretagna, è evidente che uno stallo penalizzerebbe maggiormente Londra.
Con i laburisti in calo nei sondaggi a causa dell’estremismo di Jeremy Corbyn, e i liberaldemocratici ancora incapaci di canalizzare verso di loro larghe fette dell’elettorato pro-Ue, May è per ora padrona del panorama politico britannico. I rischi, tuttavia, sono tutti dietro l’angolo: allo scadere dei due anni di negoziato, il governo britannico dovrà mostrare le sue carte. May si pentirà a quel punto di non aver detto agli elettori di non avere alcun asso nella manica.

(27 febbraio 2017)

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2017/02/27/news/brexit_il_bluff_della_may_sulla_crescita_britannica-159410997/

4-5 marzo vercelli fiere caresanablot

febbraio 28, 2017 Lascia un commento

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Cos’é Fiera in Campo?

«Fiera In Campo è un evento annuale realizzato da Anga Vercelli – Biella che comprende iniziative di divulgazione, promozione e informazione del mondo agricolo. Una fiera in cui vengono esposti i mezzi agricoli e le loro principali novità (prove in campo comprese) ma non solo, durante la manifestazione si tengono dibattiti, convegni e seminari di interesse nazionale ed internazionale sul comparto agricolo con personaggi di spicco del settore stesso. E’ un appuntamento dedicato ad approfondimenti tecnici, scientifici e normativi sul mondo dell’agricoltura. Infine non mancano momenti di puro divertimento con show cooking e dimostrazioni acrobatiche alla guida dei trattori. Una occasione per conoscere, vedere, provare e divertirsi per tutti».

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http://vercelli.netweek.it/notizie/speciali-ecologia-e-ambiente/vercelli-fiera-in-campo-2017-quaranta-candeline-br-il-prossimo-mese-di-marzo-riflettori-puntati-sulla-produzione-del-riso-sulle-macchine-agricole-e-sul-mondo-agricolo-in-generale-br-4631231.html

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dal nostro archivio di un’edizione precedente

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http://www.vercellifiere.it/

vino nel deserto

febbraio 27, 2017 Lascia un commento

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Jean Modeste,senza titolo.

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Nel Negev, le vigne coprono il deserto

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I gialli, gli ocra, i rossi, qua e là le macchie scure degli arbusti. Poi all’improvviso il verde che non ti aspetti, quello tenero e rigoglioso di un vigneto.

Il deserto del Negev, che copre l’intero Sud di Israele, ha rappresentato sin dalla nascita dello Stato un incubatore di vita in condizioni difficili. Oggi dai suoi istituti di ricerca arrivano risposte alle sfide dello scombussolamento climatico. Come quella di crescere le vigne in condizioni di siccità.

È la specialità di Aaron Fait, biochimico delle piante che, nato e cresciuto tra i monti di Bolzano, è a capo di un laboratorio dell’Istituto Blaustein per le Ricerche del Deserto di Sde Boker, uno dei campus dell’Università di Ben Gurion. A Sde Boker, Fait è arrivato una decina d’anni fa, dopo la laurea a Tel Aviv, il dottorato al prestigioso Weizmann di Rehovot, e il post-dottorato in Germania. «A fare la differenza nel mondo della ricerca israeliana sono la meritocrazia e l’investimento sui giovani, compresa la possibilità di uscire dal Paese, sapendo di avere un posto dove tornare e, magari, che lo Stato ti metterà a disposizione un milione di dollari per creare il tuo laboratorio, come è successo a me».

Temperature che superano i 45 gradi, suolo salino, evaporazione media di 2 mila millimetri l’anno a fronte di piogge per meno di 100 sono i principali ostacoli per la viticoltura nel Negev. Per vincerli, Fait e la sua squadra reinventano una saggezza antica, declinandola nell’età dell’high-tech. «La vite è stata centrale nell’economia della regione per millenni grazie ad avanzate tecniche di conservazione dell’acqua – spiega, accogliendoci nel suo ufficio -. Con la conquista musulmana del VII secolo i vigneti sparirono per oltre mille anni.

Furono i grandi filantropi del progetto sionista a riportare qui la viticoltura. A essere introdotto fu però il metodo francese, che presuppone u n clima mediterraneo. E così le coltivazioni sorsero a Nord e in collina. Solo di recente si è tornati a guardare al deserto».

Negli ultimi anni la produzione di vino in Israele sta conoscendo una forte espansione- nel 2015 ha toccato i 40 milioni di bottiglie, 9 in più del 2014, e per il 2016 la cifra stimata è 49 milioni. Dei 20mila acri coltivati a vigneti, solo 250 si trovano nel Negev. Ma – assicura Fait – il numero cresce esponenzialmente e il lavoro quotidiano del laboratorio rappresenta un virtuoso tandem pubblico-privato.

«Collaboriamo con i vigneti commerciali – sottolinea lo scienziato -. Definiamo con le aziende l’esperimento: loro crescono le piante, noi andiamo sul campo a svolgere le misurazioni e ne condividiamo i risultati».

Tra le tecniche messe a punto ci sono teli di nylon per proteggere il suolo dall’evaporazione, reti colorate sui grappoli per far passare soltanto la quantità di luce necessaria perché il frutto maturi senza bruciare e un’irrigazione intelligente basata sui bisogni della pianta, rilevati da appositi sensori.

Le ricerche di Fait sono arrivate anche in Europa. Se in molte zone l’irrigazione dei vigneti in passato era considerata un tabù, i capricci del clima portano anche i più tradizionalisti a cambiare parere.

«Per esempio in Friuli dagli anni 2000 ci sono state ricorrenti ondate di siccità che hanno messo le vigne a dura prova. Così é nato il progetto “Irrigate”, a cui abbiamo lavorato con l’Università di Udine e con Netafim, azienda israeliana leader nell’irrigazione a goccia».

Anche se il legame con Italia rimane forte, a Fait il Negev é entrato nel cuore: «Lavorare nel deserto ha qualcosa di speciale. Quando esco dal laboratorio per una passeggiata, ho me stesso, il vento e basta. Una sensazione unica».

Rossella Tercatin, La Stampa, Tutto Scienze, 22 febbraio 2017

 

http://moked.it/blog/2017/02/26/nel-negev-le-vigne-coprono-deserto/

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