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Archive for the ‘Economia’ Category

sussidi ed energia

maggio 31, 2017 Lascia un commento

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Le cascate del Niagara

Se mi chiedeste come vedo il prezzo del petrolio a medio termine affermerei che lo vedo andare sù,e capisco come Trump ed i Repubblicani siano in disaccordo con il resto del mondo riguardo le emissioni nocive ed i cambiamenti climatici.

Loro infatti non sussidiano l’industria petrolifera.

Noi neppure,ma le energie pulite invece sì e sino a quando avremo i soldi per poterlo fare?

Scriveva l’Espresso nel sett del 2015:

“Una cosa è sicura. Senza aiuti di provenienza pubblica, difficilmente l’Italia sarebbe così avanti nella produzione e nell’utilizzo di energie da fonti rinnovabili. Ci è arrivata grazie al fondamentale – e obbligatorio – contributo dei consumatori, visto che gli incentivi sono stati finanziati con un’apposita voce della bolletta. Sul ruolo e il peso di questo aiutino le polemiche sono state infinite. E sono tutt’altro che terminate.”*

In Svizzera oggi si riparla di sussidiare l’idroelettrico nazionale,e da qualche altra parte in Europa si sussidia il carbone.

Difficile che gli USA siano d’accordo su questo sistema di erogazioni pubbliche che oltre al resto ha come fine di diminuire la domanda sul mercato di prodotti petroliferi dei quali sono leaders.E quindi se ne vanno.

Leggiamo degli svizzeri:

La consigliera federale ha partecipato al dibattito (keystone)

 

Idroelettrico, si analizzerà

Commissione incaricata di valutare se sia il caso di sostenere il settore

martedì 30/05/17 10:46 – ultimo aggiornamento: martedì 30/05/17 21:11

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Idroelettrico-si-analizzer%C3%A0-9182020.html

Meierhans ha bocciato il concetto studiato dal Nazionale per l’idroelettrico (Keystone)

L’idroelettrico nella bufera

La soluzione definita dai commissari del Nazionale per salvare il settore non piace affatto a Mister Prezzi

domenica 30/04/17 10:42 – ultimo aggiornamento: domenica 30/04/17 10:42

Suscita le critiche di Mister Prezzi il modello di finanziamento dell’energia idroelettrica proposto martedì dalla Commissione dell’energia del Consiglio nazionale. Stefan Meierhans ha detto alla NZZ am Sonntag di considerarlo ingiusto e opaco.

A suo dire la soluzione aumenta le diseguaglianze di trattamento sul mercato elettrico e bisognerebbe chiarire una volta per tutte se l’elettricità debba sottostare al mercato o, piuttosto, alle regole del settore pubblico.

Il concetto utile per salvare il settore idroelettrico elvetico consisterebbe, secondo i commissari del Nazionale, nel fornire in futuro solo “energia nazionale”, pagando un prezzo per quest’ultima che permetta di coprire tutte le spese e integri pure un certo margine per i produttori.

ATS/EnCa

E CORRELATI:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Lidroelettrico-nella-bufera-9054538.html

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  • GREEN ECONOMY

L’energia verde cresce. Ma gli incentivi sono a rischio.In Italia si è consolidata la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Anche grazie agli incentivi pagati da tutti i consumatori nelle bollette.

Aiuti che 
il governo vuole mettere in discussione.

http://espresso.repubblica.it/affari/2015/09/01/news/chi-vuol-spegnere-la-luce-verde-1.227082

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Energie rinnovabili, record di sussidi in Germania: l’Italia è quarta

http://www.repubblica.it/economia/2014/10/14/news/energie_rinnovabili-98049841/

è un dollaro da vendere o da comperare?

maggio 19, 2017 Lascia un commento

Se qualcuno lo sa si faccia avanti,ma andando per ipotesi c’è da credere che l’economia USA stia funzionando discretamente bene visti gli utili aziendali delle migliori imprese e che quindi non sia impossibile che la Fed nel corso dell’anno proceda ad ulteriori rialzi dei tassi di interesse,quanti interventi forse è presto per poterlo dire ma il dollaro oggi si trova contro a degli avversari un pò sbiaditi e quindi il cambio di 1,12 contro euro mi farebbe pensare che sia un dollaro da comperare in quanto in zona euro solo la Germania potrebbe avere interesse a rivalutare.

Gli altri soci sono ancora fiacchi e in affanno parlando in termini di crescita e non potrebbero sopportare aumenti dei tassi in zona euro troppo elevati che ingarbuglino le cose.

Se il denaro rende quindi più negli USA che non da altre parti è solo questione di tempo prima che riprenda la solita direzione.

Ma tutto può cambiare rendendo ogni previsione nulla.

Qualora i tassi USA aumentassero davvero c’è da temere un ribasso in borsa anche se ciò scoraggerebbe il lustro di cui si circonda la gestione Trump fatta per esaltare il Capo e dimenticare in fretta che i risultati attuali sono ancora merito della passata gestione di governo,quella di Obama.

Warren Buffett ha finito la sua relazione agli azionisti fatturando di più e guadagnando di meno,capita sovente,ma siede su di un pacco di miliardi di dollari da utilizzare come non si sa.

Lui spergiura che se la moglie dovesse restare vedova non ha che da fare questa operazione che trascriviamo in basso già che del mestiere del marito non se ne intende,e se anche questa volta l’oracolo di Omaha la vede giusta tanto vale informarne i lettori e condividere questo articolo che mi sembra scritto bene.

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Investire in Fondi Indicizzati? Ecco cosa valutare

Investire in Fondi Indicizzati è una scelta poco adottata anche per una diffusa scarsa conoscenza su questo tipo di fondi di investimento.

Ma andiamo per gradi…

Se sei un principiante sul tema investimenti cercare di apprendere come selezionare i titoli su cui investire comporta avere molto tempo da dedicare a formarti ed è meglio che qualcuno ti dica subito che, la maggior parte di quelli che lo fanno, perde soldi.

Su questo blog trovi articoli che potrebbero aiutarti in questo senso, così come puoi trovare racconti di alcuni miei successi derivanti dalla capacità di essere in grado di acquistare titoli al giusto prezzo, al momento giusto.

Lo faccio tuttora e posso quindi dirti che per ottenere risultati in tale ambito, devi appassionarti alla materia e studiare molto.

L’alternativa classica a tutto questo è: investire in fondi comuni d’investimento. Se sei agli inizi e non sei avvolto nel sacro fuoco della conoscenza… è certamente una buona alternativa.

Come mia consuetudine però, ti do qualche in-formazione su una particolare tipologia di fondi di investimento: i fondi indicizzati (detti anche Index Fund o Fondi Passivi).

Lo faccio perché, se un giorno tu decidessi di studiare a fondo come funziona e ciò che accade nel mondo finanziario, scopriresti che, nel corso del medio-lungo periodo, gli investitori professionali raramente battono gli indici di borsa.

Eccoti quindi un buon motivo per valutare la possibilità di investire in fondi indicizzati

Perché ho deciso di parlarti della possibilità di investire in fondi indicizzati?

Perché devi sapere, ad esempio, che i fondi indicizzati hanno normalmente commissioni e costi contenuti e sono semplici da comprendere.

Va bene, ma che cosa è un fondo indicizzato?In sintesi, è un tipo di fondo comune di investimento il cui obiettivo è solitamente quello di ottenere lo stesso rendimento di un particolare indice di mercato, come ad esempio l’S&P500 Composite Stock Price Index (cito questo non come suggerimento ma solo perché se mi leggi sai che ritengo quest’ultimo, l’indice di riferimento assoluto).

Un fondo indicizzato cerca quindi di raggiungere il proprio obiettivo, investendo principalmente in titoli (azioni o obbligazioni) delle società che sono incluse in un determinato indice.

Ti sei mai trovato di fronte ad una lista di fondi comuni di investimento, senza riuscire a capire cosa fare?

Forse ti è capitato visitato il sito web di una società di investimento, forse guardando il tuo home banking, forse guardando la proposta di un promotore finanziario o forse trovando siti che generano classifiche di rendimento inerenti a fondi di investimento.

Ti è capitato? Ti sei sentito confuso o sopraffatto? Non ci hai capito un tubo?

Bene, sappi che questo è un altro dei motivi per i quali potresti valutare di investire in fondi indicizzati.

Viste quindi queste premesse, vediamo alcuni buoni motivi per i quali potresti valutare di investire in fondi indicizzati:

 

1. I dati dicono che i fondi indicizzati battono i rendimenti dei fondi a gestione attiva

Anni di ricerca sugli investimenti hanno dimostrato che la maggior parte dei fondi comuni di investimento a gestione “attiva” non riesce a battere i rendimenti dei fondi indicizzati “passivi” nel medio-lungo periodo.

Che cosa significa questo?

È possibile che accada che tu spenda un sacco di tempo per selezionare un fondo comune di investimento ben gestito per poi scoprire che questo è in grado di superare per un anno o due altri fondi ma che, nel lungo periodo, i rendimenti del fondo indicizzato passivo battono quelli del fondo a gestione attiva.

Su questo ovviamente non è la mia parola o la mia opinione che fa fede ma quella di ricercatori come Malkiel e Ellis che hanno ben documentato che: … in un periodo di 10 anni, i fondi indicizzati hanno regolarmente superato i due terzi o più dei fondi comuni di investimento gestiti attivamente“.

E’ quindi estremamente difficile per un fondo gestito attivamente, battere i rendimenti di un fondo indicizzato sul lungo termine.

2. Semplificare le decisioni di investimento

Ci sono letteralmente migliaia di fondi comuni di investimento tra cui scegliere. Anche per questo decidere su quali investire può essere estremamente complicato. Ho visto molte persone pietrificarsi di fronte all’idea di dover scegliere un fondo comune.

Eppure dovresti aver chiaro che un fondo comune è solo un paniere di singoli titoli o obbligazioni, confezionati e venduti da chi dovrebbe saper scegliere cosa mettere nel paniere.

Ecco perché scegliendo un fondo comune che rispecchia un popolare indice del mercato azionario, dovresti semplificarti la vita, sapendo anche che, stai investendo su chi ha dimostrato di esser capace di eguagliare o battere i migliori gestori di fondi comuni attivi, nel lungo periodo.

Interessante vero?

3. Costi più bassi

Poiché i fondi indicizzati sono gestiti passivamente, le decisioni di investimento sono quasi “banali”. Anche da questo derivano i costi più bassi.

Non c’è quindi bisogno, come accade nella gestione attiva, di una squadra di analisti e top manager i cui costi qualcuno deve pur pagare…

L’elemento curioso in tutto ciò è che il gestore di un fondo attivo dovrebbe ottenere rendimenti più elevati, proprio per giustificare i costi più alti.

Eppure è stato provato che ciò non accade.

4. Ci sono premi Nobel che hanno detto che è meglio investire in fondi indicizzati

Alcune delle migliori menti al mondo in ambito economico finanziario, hanno consigliato di investire in fondi indicizzati.

Persino Warren Buffett ha consigliato ai suoi eredi di investire in fondi indicizzati: “Il mio lascito in liquidità prevede che il denaro sarà consegnato ad un fiduciario. Il mio consiglio per il trustee non potrebbe essere più semplice: mettere 10% della liquidità in titoli di Stato a breve termine e il 90% in un S&P500 Index fund. Credo infatti che i risultati a lungo termine di questa scelta saranno superiori a quelli che raggiungeranno la maggior parte degli investitori, siano essi fondi pensione o istituzioni”.

Non solo Warren Buffett ha consigliato i fondi indicizzati ma persino, contro il suo interesse, John Bogle il fondatore di Vanguard Investiment!

Ma i premi Nobel? Ah sì giusto…

I primi che mi vengono in mente sono la coppia Eugene Francis Fama e Lars Peter Hansen.

5. Investire in fondi indicizzati vuol dire sapere che tutti i tuoi soldi lavorano per te

Alcuni gestori di fondi attivi mantengono sempre una certa dose di liquidità nelle loro disponibilità. Normalmente tra un 5 ed un 15%. Ciò significa che non tutto il denaro che tu hai investito in un fondo attivo sta lavorando per te.

E’ anche molto difficile da capire e monitorare l’operato di un fondo gestito attivamente perché, a differenza dei passivi, potrebbero liquidare importanti posizioni, effettuare coperture o attuare altre strategie in acquisto.

Tutto chiaro? Sono riuscito a spiegarti in modo semplice il minimo indispensabile sulla materia?

Ottimo, quindi che tu sia un investitore esperto o un principiante, dovresti ora aver chiaro che investire in fondi indicizzati può garantirti quantomeno identici guadagni di un fondo a gestione attiva ma ti costa meno e ti semplifica la vita.

Ricorda che, in questo articolo, come in tutti quelli presenti in questo blog, non vi è alcuna indicazione o suggerimento di investimento ma solo informazioni utili a far crescere la tua intelligenza finanziaria.

A presto!

Jacque$ Jump

http://www.libertafinanziaria.biz/investire/investire-in-fondi-indicizzati-ecco-cosa-valutare/

a carte scoperte tra berna e roma

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Leuthard a Roma da Gentiloni

Leuthard a Roma da Gentiloni

Accesso per le banche, flussi migratori, trasporti… “Risolviamo le questioni in modo costruttivo”

venerdì 05/05/17 18:10 – ultimo aggiornamento: venerdì 05/05/17 20:12

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La presidente della Confederazione Doris Leuthard e il capo del Governo italiano Paolo Gentiloni si sono incontrati oggi, venerdì, a Roma ricordando i proficui rapporti tra i due paesi, oltre alla disponibilità a risolvere le questioni pendenti in modo costruttivo.

La Svizzera ha perorato la ricerca di una soluzione riguardo il libero accesso al mercato italiano da parte dei propri istituti finanziari.

Durante i colloqui si è parlato anche della situazione in Libia e dei flussi migratori verso l’Europa. L’Italia rappresenta il partner più importante per la Svizzera e la presidente della Confederazione ha espresso il proprio apprezzamento sulla collaborazione. Ma non solo: Leuthard si è intrattenuta anche con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio. I colloqui si sono focalizzati sull’avanzamento dei lavori di costruzione del collegamento ferroviario tra la Lombardia e il Canton Ticino.

Domani, sabato, la presidente della Confederazione assisterà al giuramento di quaranta nuove reclute nella Guardia Svizzera che prenderanno parte all’esercito del Papa. Tra le nuove leve ci sono anche quattro ticinesi. Il Cantone ospite, quest’anno, è quello di Obvaldo.

ATS/px

http://www.rsi.ch/news/

week end a omaha,nebraska con….

Warren Buffet a destra col suo vice,Charlie Munger

Una foto di archivio del meeting a Omaha

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Così come noi andiamo in gita sino ad Oropa a mangiare la polenta o a farci il weekend al mare o a visitare una qualche mostra d’arte altrettanto gli americani vanno a Omaha (Nebraska) a sentire Warren Buffet ed il suo vice Charlie Munger che parlano di soldi,e tanti.

Entrambi sono diventati una specie di istituzione nazionale e fanno audience,tanta,così come dice la fotografia.

Lui la racconta sempre a modo suo anche dicendo che le compagnie aeree USA sono oggi ben organizzate…anche se buttano fuori dagli aerei i passeggeri grazie all’overbooking… ed in grado di fare guadagnare un azionista ma in realtà quando ho letto che il signor Warren si era messo anche in linee aeree mi sono detto che per quest’anno il prezzo del petrolio dovrebbe restare stabile e in maniera da permettere alle compagnie aeree di potere lavorare in utile.

E sinora pare sia andata proprio così.

Oggi in prospettiva del suo prossimo incontro coi risparmiatori USA suoi soci,previsto per il 6 di maggio a Omaha la domanda posta a Warren Buffett è di spiegare quali sono gli errori principali del comune mortale dilettante che vuole investire in borsa.

Parliamoci chiaro.

A tutti piacerebbe avere un amico che lavora per te e che ti facesse solo e sempre guadagnare,mentre la dura realtà stà proprio nel contrario cosicchè esci dal suo ufficio o chiudi una telefonata tirando moccoli al cielo per esserci cascato.

Se fai da te devi solo essere preparato a passare anche da stupido ma senza prendertela con nessuno salvo te stesso,sia che tu guadagni sia che tu perda.Cosa c’è di più bello che avere avuto una fetta di successo grazie al proprio talento? O battersi il petto dicendo che avrebbe potuto andare meglio?

Proprio il signor Warren affermava che “the more you learn the more you earn” il che presuppone che lui ha imparato molto e guadagnato molto,ma che per guadagnare così come per imparare devi sempre fare degli errori,e lui ne deve avere fatti sicuramente più di tutti noi.

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Yahoo Finance will host the live stream of Berkshire Hathaway’s shareholder meeting at 10 a.m. EST on May 6, 2017.

Warren Buffett can make investing sound easy: Buy stocks when they’re cheap and pretty much hold them forever. And Buffett constantly reminds us of this simple wisdom. Of course there’s a bit more to it than that. Still investors seem to make the same mistakes over and over.

Why is that?

I decided to put that question to Buffett himself during a recent interview at his headquarters building in Omaha, Nebraska.

But first I asked him if he thought people really learned from what he says and actually go out and successfully invest themselves.

Well, I think some are helped,” Buffett says. “The main thing we wanna give them — Charlie and I feel this way — is the right attitude toward investing. You’ve got a big tailwind if you’ve invested in America over time. A huge tailwind.”

Unfortunately, most investors struggle to stay focused on the long-term and react to the short-term, unwittingly making money-losing decisions.

People have certain habits, some proclivities that are self-destructive in investing,” he continues. “So I would say that I hope our main message is to stay away from trying to trade stocks or do things that are kind of self-destructive, and just let America do the work for ’em.”

And this lead to the question I mentioned initially, which is: What are the big mistakes people make? Why do people get it wrong?

Well, the big mistake is thinking they know when to buy and sell stocks,” Buffett says with a chuckle. “That there are times to buy ’em and times to sell ’em. There’s times to buy ’em. And eventually maybe, when you decide to start dis-saving when you’re 70 or 80 years of age or something of the sort, at that time you may sell ’em.

But basically any attempts to pick the times to buy or sell, I think, are a mistake for 99% of the population. And I think that even attempts to pick individual securities is a mistake for people.”

The attempt to beat the market by tilting asset class weighting and trading in and out of stocks is known as active investing. Buffett recommends passive investing through a “very, very low cost S&P 500 index fund.”

They don’t need to do anything but that,” he says. “Then they’ll get a decent result over time. To some extent, the smarter you try to be, the worse you do in investments.

Now, there’s a few professional investors that will do better than the S&P over time. But the average individual isn’t going to be able to find them. And they don’t need them. That’s the beauty of it.”

No mistaking that.

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https://finance.yahoo.com/news/warren-buffett-heres-big-mistake-investors-make-163820066.html

Per ogni cosa c’è il suo momento

aprile 22, 2017 Lascia un commento

La Volkswagen-Porsche 914 sta vivendo una seconda giovinezza come oldtimer (Porsche)

La rivincita delle “sottovalutate”

Elaborata una classifica delle vetture poco apprezzate ai loro tempi che stanno recuperando valore e consensi

domenica 02/04/17 16:05 – ultimo aggiornamento: lunedì 03/04/17 11:20

In Italia Autoscout24 ha stilato nei giorni scorsi una classifica delle auto del passato recente più sottovalutate nonostante avessero qualità (trascurate). La prima posizione è della Ferrari Mondial 8 (1980), che non convinse per vari motivi. Con il suo prezzo medio (in Italia) di circa 42’800 franchi è ricercata da chi si vuole avvicinare al mondo Ferrari. E’ seguita dalla Maserati Biturbo, ora un cult dopo anni di critiche, e da un’altra (quasi) Ferrari, la Dino GT4. Lanciata nel 1974, nella vicina Penisola ha oggi un prezzo medio di circa 47’000 franchi.

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/motori/La-rivincita-delle-sottovalutate-8932852.html

opinioni : domenica si vota in francia

aprile 20, 2017 Lascia un commento
Tra pochi giorni si concluderanno le elezioni presidenziali francesi e ci sono comprensibili timori che possa verificarsi un altro shock alla Trump. In particolare, le traversie dell’euro hanno intaccato la reputazione del progetto europeo (la lunga marcia verso la pace e la prosperità attraverso l’integrazione economica) e hanno fatto involontariamente il gioco dei politici antieuropeisti.E i miei contatti in Francia mi dicono che la campagna elettorale di Marine Le Pen sta cercando di spacciare le critiche alle politiche europee di importanti economisti come sostegni impliciti al programma del Fronte nazionale. Non lo sono.Io ho criticato aspramente sia l’euro che le politiche di austerità portate avanti nell’Eurozona dal 2010 in poi. La Francia potrebbe e dovrebbe fare molto meglio di come sta facendo. Ma il tipo di politiche di cui parla il partito della signora Le Pen, il Fronte nazionale – uscita unilaterale non solo dall’euro, ma dall’Unione Europea – non favorirebbe l’economia francese, ma al contrario la danneggerebbe.Cominciamo dall’euro. La moneta unica era ed è un progetto sbagliato, e i Paesi che non l’hanno mai adottata, come la Svezia, la Gran Bretagna e l’Islanda, hanno beneficiato della flessibilità che consente il fatto di avere una moneta indipendente. Ma c’è una differenza enorme tra scegliere di non entrare e andarsene una volta che sei entrato.

I costi di transizione della sostituzione dell’euro con una valuta nazionale sarebbero colossali, la fuga di capitali su larga scala provocherebbe una crisi bancaria, bisognerebbe imporre controlli di capitale e chiudere le banche fino a nuovo ordine, il problema di come valutare i contratti creerebbe un pantano legale e si aprirebbe un lungo periodo di confusione e incertezza che seminerebbe il caos nelle imprese.

Sono tutti costi che potrebbe valere la pena di sostenere in circostanze estreme, come quelle che deve fronteggiare la Grecia un’economia gravemente depressa che ha bisogno di ridurre radicalmente i costi rispetto ai suoi partner commerciali potrebbe trovare perfino una costosa uscita dall’euro seguita da una svalutazione preferibile ad anni di straziante deflazione. La Francia però non rientra in questa descrizione.

L’occupazione potrebbe andare meglio di così, ma non è in una situazione terribile: gli adulti in età lavorativa primaria hanno più probabilità di avere un impiego che negli Stati Uniti. E dalla creazione dell’euro in avanti il costo del lavoro ha seguito più o meno la media complessiva dell’Eurozona, quindi non ci sono molte ragioni per ritenere che un ritorno del franco porterebbe (o dovrebbe portare) a una forte svalutazione.

Insomma, un’uscita della Francia dall’euro comporterebbe tutti i costi che dovrebbe affrontare la Grecia, ma senza nessuno dei benefici.

Quanto all’Unione europea in generale, ci sono tutte le ragioni per pensare che l’appartenenza all’Unione, che consente alla Francia di partecipare a un mercato molto più grande di quello che potrebbe creare con le sue forze, renda l’industria francese più produttiva e offra ai cittadini francesi un’offerta di prodotti a basso costo più ampia di quella che potrebbero avere altrimenti.

Potrà non piacere, ma la Francia semplicemente non è grande abbastanza da prosperare con politiche economiche nazionaliste e isolazionistiche. E considerando i benefici di far parte di un’entità economica più grande, far parte della zona Schengen (che riduce gli attriti e fa funzionare meglio l’integrazione) dovrebbe essere visto come un privilegio, non come un fardello.

Non sto assolutamente dicendo che l’Unione europea non abbia problemi, o che la politica economica francese sia eccellente. Il consenso europeo in favore dell’austerità è stato scriteriato e distruttivo a livelli stratosferici, e la Francia è stata fin troppo pronta a imporre a se stessa un’austerità innecessaria.

A volte dico che il male economico più grave di cui soffre la Francia è l’ipocondria, una disponibilità a credere alla propaganda che la ritrae come il malato d’Europa da oltre trent’anni, nonostante continui a esibire una produttività elevata e un andamento decoroso dell’occupazione.

Il punto, in ogni caso, è che nulla di quello che ha da offrire II Fronte nazionale potrebbe servire a far muovere la Francia nella giusta direzione. Solo perché la signora Le Pen ed economisti come me critichiamo tutti e due la politica economica europea non significa che abbiamo qualcosa in comune. (Traduzione di Fabio Galimberti)

Paul Krugman, Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2017

http://moked.it/blog/2017/04/20/orizzonti-luscita-dall-unione-non-salvera-la-francia/

quando si parla di vino

aprile 13, 2017 Lascia un commento
Dicevo…ehm…
che quando si parla di vino
non manca una bottiglia firmata Jean Modeste.
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Jean
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Economia

Vinitaly, il premio Cangrande va all’azienda Davide Beccaria di Ozzano

Verona | 10/04/2017 — Il prestigioso premio Cangrande, conferito ogni anno a Vinitaly alle eccellenze vitivinicole di ogni regione, è andato quest’anno all’azienda Davide Beccaria, di Ozzano Monferrato.

Un premio accolto con grande emozione dall’intera famiglia che lo ha ritirato domenica a Verona dalle mani dell’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero. “Siamo molto orgogliosi”, dice Davide Beccaria insieme con i suoi famigliari, “il premio è un importante riconoscimento del nostro lavoro, e idealmente anche di altre realtà della nostra zona. crediamo nel Monferrato, é la nostra scommessa per il futuro, conosciamo le sue ricchezze e le sue potenzialità, ancora tante e inespresse. C’ é molto da lavorare, ma le cose si stanno muovendo, sia da parte delle amministrazioni che dalla stessa popolazione, prima più scettica. Anche noi produttori associati nel Consorzio delle Colline del casalese ci stiamo dando da fare da anni; cerchiamo di promuovere soprattutto il nostro vitigno autoctono, il Grignolino, che ci sta dando molte soddisfazioni.

Nell’importante concorso 5 starwines il nostro Grignolino ha raggiunto i 90 punti, entrando nel Book 2017”.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore regionale al lavoro Giorgio Ferrero: “Il premio alla famiglia Beccaria è il giusto riconoscimento a una delle tantissime imprese familiari che costituiscono la spina dorsale della viticoltura piemontese. Parliamo di imprese eroiche capaci di operare, come nel caso della famiglia Beccaria, in territori difficili riscoprendo e rivalutando vitigni autoctoni, come il Grignolino, che portano con le loro produzioni a vette eccelse”.

Un esempio di dinamicità e innovazione quello delle aziende monferrine entrate nella selezione dei migliori 100 vini: tra queste anche la Vicara di Rosignano con il Grignolino del Monferrato Casalese Docg 2016 e Angelini Paolo di Ozzano con il Grignolino del Monferrato Casalese Doc “Arbian” 2015.

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http://www.ilmonferrato.it/articolo.php?ARTUUID=3A168B8F-09A2-4492-8EAA-FC73A81EB6C3&MUUID=AFA9393B-B907-4AD0-878F-5C402A0A8219

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