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Archive for the ‘Cultura’ Category

casalebraica evento

aprile 26, 2017 Lascia un commento

casalebraica: conferenza con degustazione al termine

aprile 20, 2017 Lascia un commento

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il 25 aprile nella storia italiana

aprile 18, 2017 Lascia un commento

Le colline di Canelli

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Le vecchie storie di casa quando sono tristi dovrebbero mettere allegria in chi è venuto dopo e le ha evitate,ma non è sempre così perchè ogni generazione si porta appresso i propri mali ed il più delle volte non sono confrontabili tra loro con un criterio omogeneo come vorrebbe la statistica.

Beh,vada come vada,questa poesia di papà è del 1943 (aveva 36 anni) ed è dedicata a Canelli che gli fu di rifugio quando con identità falsa viveva come un migrante più o meno…con i nazifascisti che stavano alle costole degli ebrei che si erano nascosti per evitare la deportazione.

Ne ha scritte due di poesie su Canelli,questa è la prima,poi pubblicheremo in seguito anche l’altra.Ci avviciniamo al 25 Aprile giorno della Liberazione e non mi sembra che cada male questo scritto.

Canelli

Come ridono al sole i poggi ameni

nel tepido risveglio mattutino!

Come bisbigliano lieti del divino

bacio gli augelli in volo tra i sereni

clivi!Salve,o Canelli,a te m’inchino

mentre con pampini gioconda vieni,

nella spumante ebbrezza del tuo vino!

Io mi disseto per cercar l’oblio,

un porto ove s’acqueti la tempesta

che m’accompagna per le vie del mondo.

Io mi disseto nel tuo biondo rio

mentre una nuova speme in cuor ridesta

lenisce il duol ch’incalza dal profondo.

(Mario Torres,1943)

Il papà poeta

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vercelli in festa

aprile 11, 2017 Lascia un commento

Gianluca Mercadante a sin nella ns foto alla libreria Mondadori domenica passata.

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Gli appassionati di fumetti invadono il centro di Vercelli

Un “Comic-Con” di successo con disegnatori di grido come il “papà” di Diabolik, Enzo Facciolo
STEFANO FONSATO
VERCELLI 10-04-2017

Vercelli capitale dei fumetti, Vercelli e il suo Comic-Con.

E’ stato un successo la quinta edizione di «Vercelli tra le nuvole», promossa dal Comune, in collaborazione con l’Università Popolare e l’associazione culturale Creative Comics dal 2 al 9 aprile.

Ma il clou è stato nella giornata conclusiva, quella di ieri (domenica), con la fiera del fumetto, dimostrazioni, divertimento e conferenze, promossi in piazza Cavour e alla poco distante libreria Mondadori, in cui gli autori più famosi appartenenti al gotha del settore, hanno rivelato i segreti delle loro «matite». Senza dimenticare la mostra delle tavole all’ex Diciotto di via Viotti.

 

 

Matite che hanno tratteggiato anche i volti, le caricature degli avventure negli stand sotto la statua di Camillo Benso, in cui sedevano gente tra gli altri i disegnatori di Walt Disney Italia.

Tantissimi applausi anche per lo storico «papà» dei tratti di Diabolik Enzo Facciolo, accompagnato dal suo erede Riccardo Nunziati, presentati da Gianluca Mercadante, moderatore per l’occasione.

Curiosità anche per due firme storiche di Dylan Dog, lo sceneggiatore Claudio Chiaverotti e il disegnatore Giampiero Casertano. Il tutto, nel pomeriggio, tra una gara e l’altra di Cosplay, con i bellissimi costumi dei fumetti più celebri e non.

http://www.lastampa.it/2017/04/10/edizioni/vercelli/gli-appassionati-di-fumetti-invadono-il-centro-di-vercelli-jVXwB3StSWZQocSpmVX7bJ/pagina.html

sino al 29 ottobre

Il direttore della collezione Bührle Lukas Gloor davanti al “Seminatore” di Van Gogh (Keystone)

Capolavori riuniti a Losanna

Inaugurata la mostra della collezione Bührle alla Fondazione Hermitage

sabato 08/04/17 16:36 – ultimo aggiornamento: sabato 08/04/17 16:47

 

Le opere degli impressionisti e dei post-impressionisti in questione furono acquistate dal fabbricante d’armi e mecenate Emil George Bührle fra il 1936 e il 1956, negli ultimi vent’anni della sua esistenza. In alcuni casi si tratta di quadri che furono sottratti dai nazisti a collezionisti ebrei in Francia per i quali pagò dei risarcimenti.

L’allestimento losannese (comprendente anche due falsi sui quali l’estimatore e i suoi consulenti si sbagliarono) presta molta attenzione a questi aspetti. Vengono anche presentati documenti originali che forniscono  sugli acquisti e “permetteranno di capire l’origine a volte complessa di questi capolavori”.

Dal 2020, dopo un’ultima uscita in Giappone, l’intera collezione sarà riunita nella nuova ala del Kunsthaus di Zurigo. Si tratta quindi dell’ultima occasione per ammirarle in una dimora del XIX secolo, simile a quella del collezionista che le ha riunite.

Diem/RG

 

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/cultura-e-spettacoli/Capolavori-riuniti-a-Losanna-8961634.html

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https://www.fondation-hermitage.ch/en/exhibitions/current/

palme nel mediterraneo con una breve storia

Ieri sera sognavo con Hyères…che sarà passata un pò di moda ma nell’Ottocento ospitò reali e chi si voglia.E di qui sono passato alle palme e infine alla storia delle palme nel Mediterraneo come leggete a parte più in basso…

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E’ un comune francese situato nel dipartimento del Varo della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Famosa stazione balneare, segna il limite occidentale della Costa azzurra, ed è conosciuta anche come Hyères-les-Palmiers per le 7.000 palme ospitate nei suoi giardini.[2]

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Il nome di “Hyères les Palmiers”, come detto, è legato alla presenza di almeno 7.000 palme per le strade del comune, in tutto una trentina di specie. Di certo pianta estranea alla macchia locale, la palma potrebbe essere arrivata in Europa per la prima volta di ritorno dalle crociate, come l’arancio.

Non se ne trova traccia a Hyères fino al soggiorno di Carlo IX e Maria de’ Medici nel 1564.

Un secolo più tardi, in un atto del Consiglio hyèrois del 10 aprile 1679 si può leggere come les palmiers sont tous rostis ce qui n’était jamais arrivé, le palme siano state distrutte da alcune gelate tardive.

Ma è solo durante il mandato (18301848) dell’illustre sindaco Alphonse Denis che le palme diventano elemento ornamentale urbano di spicco. Forse prima realizzazione del genere in tutta la Francia[5], i palmeti di Hyères non lasciano indifferenti. Rari sono i visitatori del XIX secolo a non segnalare la presenza dei palmizi. Alexis Godillot, ricco industriale installatosi a Hyères sotto il Secondo Impero, acconsente ad aprire sui suoi terreni dei corsi bordati di palme (di cui uno ancora oggi porta il suo nome, avenue Godillot) e altri seguono il suo esempio. J’etais à Hyères, je me crus transporté dans une oasis de Libye, “son stato a Hyères, mi sembra di esser stato trasportato in un’oasi del deserto libico” scrive Lamartine nel 1840. Nel 1892 l’avenue des Palmiers (oggi avenue Clotis) lascia la regina Vittoria compiaciuta.

A partire dal 1873 un’altra dimensione viene aperta dalle palme a Hyères: inizia un fiorente commercio di alberi a fusto, di cui una buona parte viene esportata all’estero.(wikipedia)

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http://www.italia.listephoenix.com/wp-content/uploads/2011/12/BIOARCHIVIO-2012-Mediterranean-Palms-Storia-della-palme-del-Mediterraneo.pdf

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muscoli e poco amore

Di tutto quanto capita di nefandezze quotidiane…

ne mettiamo un brano in poesia.

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Il conte di Carmagnola Hayez.jpg

Studio di Francesco Hayez per il dipinto Il Conte di Carmagnola (1820)

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Alessandro Manzoni

CORO DELL’ ATTO SECONDO

CORO

S’ode a destra uno squillo di tromba;

a sinistra risponde uno squillo:

d’ambo i lati calpesto rimbomba

da cavalli e da fanti il terren.

Quinci spunta per l’aria un vessillo;

quindi un altro s’avanza spiegato:

ecco appare un drappello schierato;

ecco un altro che incontro gli vien.

Già di mezzo sparito è il terreno;

già le spade rispingon le spade;

l’un dell’altro le immerge nel seno;

gronda il sangue; raddoppia il ferir.

– Chi son essi? Alle belle contrade

qual ne venne straniero a far guerra?

Qual è quei che ha giurato la terra

dove nacque far salva, o morir?

– D’una terra son tutti: un linguaggio

parlan tutti: fratelli li dice

lo straniero: il comune lignaggio

a ognun d’essi dal volto traspar.

Questa terra fu a tutti nudrice,

questa terra di sangue ora intrisa,

che natura dall’altre ha divisa,

e ricinta con l’alpe e col mar.

– Ahi! Qual d’essi il sacrilego brando

trasse il primo il fratello a ferire?

Oh terror! Del conflitto esecrando

la cagione esecranda qual è?

– Non la sanno: a dar morte, a morire

qui senz’ira ognun d’essi è venuto;

e venduto ad un duce venduto,

con lui pugna, e non chiede il perché.

– Ahi sventura! Ma spose non hanno,

non han madri gli stolti guerrieri?

Perché tutte i lor cari non vanno

dall’ignobile campo a strappar?

E i vegliardi che ai casti pensieri

della tomba già schiudon la mente,

ché non tentan la turba furente

con prudenti parole placar?

– Come assiso talvolta il villano

sulla porta del cheto abituro,

segna il nembo che scende lontano

sopra i campi che arati ei non ha;

così udresti ciascun che sicuro

vede lungi le armate coorti,

raccontar le migliaia de’ morti,

e la pieta dell’arse città.

Là, pendenti dal labbro materno

vedi i figli che imparano intenti

a distinguer con nomi di scherno

quei che andranno ad uccidere un dì;

qui le donne alle veglie lucenti

de’ monili far pompa e de’ cinti,

che alle donne diserte de’ vinti

il marito o l’amante rapì.

– Ahi sventura! sventura! sventura!

Già la terra è coperta d’uccisi;

tutta è sangue la vasta pianura;

cresce il grido, raddoppia il furor.

Ma negli ordini manchi e divisi

mal si regge, già cede una schiera;

già nel volgo che vincer dispera,

della vita rinasce l’amor. Come il grano lanciato dal pieno

ventilabro nell’aria si spande;

tale intorno per l’ampio terreno

si sparpagliano i vinti guerrier.

Ma improvvise terribili bande

ai fuggenti s’affaccian sul calle;

ma si senton più presso alle spalle

anelare il temuto destrier.

Cadon trepidi a pié de’ nemici,

gettan l’arme, si danno prigioni:

il clamor delle turbe vittrici

copre i lai del tapino che mor.

Un corriero è salito in arcioni;

prende un foglio, il ripone, s’avvia,

sferza, sprona, divora la via;

ogni villa si desta al rumor.

Perché tutti sul pesto cammino

dalle case, dai campi accorrete?

Ognun chiede con ansia al vicino,

che gioconda novella recò?

Donde ei venga, infelici, il sapete,

e sperate che gioia favelli?

I fratelli hanno ucciso i fratelli:

questa orrenda novella vi do.

Odo intorno festevoli gridi;

s orna il tempio, e risona del canto;

già s’innalzan dai cori omicidi

grazie ed inni che abbomina il ciel.

Giù dal cerchio dell’alpi frattanto

lo straniero gli sguardi rivolve;

vede i forti che mordon la polve,

e li conta con gioia crudel.

Affrettatevi, empite le schiere,

sospendete i trionfi ed i giochi,

ritornate alle vostre bandiere:

lo straniero discende; egli è qui.

Vincitor! Siete deboli e pochi?

Ma per questo a sfidarvi ei discende;

e voglioso a quei campi v’attende

dove il vostro fratello perì.

Tu che angusta a’ tuoi figli parevi,

tu che in pace nutrirli non sai,

fatal terra, gli estrani ricevi:

tal giudizio comincia per te.

Un nemico che offeso non hai,

a tue mense insultando s’asside;

degli stolti le spoglie divide;

toglie il brando di mano a’ tuoi re.

Stolto anch’esso! Beata fu mai

gente alcuna per sangue ed oltraggio?

Solo al vinto non toccano i guai;

torna in pianto dell’empio il gioir.

Ben talor nel superbo viaggio

non l’abbatte l’eterna vendetta;

ma lo segna; ma veglia ed aspetta;

ma lo coglie all’estremo sospir.

Tutti fatti a sembianza d’un Solo,

figli tutti d’un solo Riscatto,

in qual ora, in qual parte del suolo,

trascorriamo quest’aura vital,

siam fratelli; siam stretti ad un patto:

maledetto colui che l’infrange,

che s’innalza sul fiacco che piange,

che contrista uno spirto immortal!

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https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Conte_di_Carmagnola

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