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Archive for the ‘Benessere e salute’ Category

campanilismo nel risotto

aprile 18, 2017 Lascia un commento

IL MANGIAFAGIOLI INNERVOSITO by Theosky

Rivisitazione di “il mangiafagioli” di Annibale Carracci
Acrilico su carta ruvida
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Paniscia novarese e panissa vercellese, il grande match

27/08/2015  Massimo Lanari

I due risotti riflettono una rivalità storica tra due città, accomunate dall’arrivo del riso alla fine del XV secolo. Ecco le differenze tra i due piatti, dove la parte del leone la fanno ingredienti come i fagioli, la mortadelle di fegato e il salam d’la duja. Chi vincerà la sfida?

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Saremo pure in un mondo dove i confini traballano sempre di più (o no?) ma nella gastronomia italiana le frontiere ci sono, eccome. Verso l’estero, con muraglie ben più alte delle Alpi. Ma anche al nostro interno, confuse con quelle politiche di un tempo. Prendiamo, ad esempio, la zona di Novara e Vercelli.

Due città che ti aspetti gastronomicamente affini, e magari contrapposte a tutto quello che c’è oltre il Ticino, un tempo frontiera tra la Lombardia austriaca e il Piemonte sabaudo. E invece no. Le due città sono acerrime rivali e la paniscia, il piatto tipico novarese, si contrappone da sempre alla panissa vercellese. Perché? Ma perché la “vecchia” frontiera tra i due mondi, quello rigidamente statuale piemontese e quello lombardo, laborioso e un po’ anarchico, prima del 1734 era sempre passata più a ovest, tra Novara e Vercelli. Lasciando Novara alla Lombardia. Ancora oggi i Novaresi sono dei Lombardi per i Piemontesi e dei Piemontesi per i Lombardi. Un ibrido, appunto.Con quali conseguenze in cucina?

Metti un salume nello strutto

La paniscia novarese è un piatto a base di riso, solitamente un superfino, con chicchi grandi, come il Razza 77 o, in alternativa, l’Arborio. Con i fagioli borlotti, le verdure (verza, sedano, carota, cipolla e pomodori) e le cotiche di maiale (talvolta anche con il codino di bovino e altre carni da brodo) si prepara un gustoso brodo, risultato di una lunghissima cottura. A questo punto,in una padella, si soffrigge una cipolla nel lardo e si inseriscono altri due ingredienti tipici del territorio: il salam d’la duja (o doja), ossia il morbido salame maturato in un boccale di strutto; e, spesso ma non in tutte le ricette, la mortadella di fegato piemontese, tipica della Valsesia e della zona del Lago d’Orta. A questo punto viene inserito il riso, con un bicchiere di barbera e quindi l’aggiunta del brodo, mantecando alla fine con un po’ di burro.

Quando il riso non c’era

Non proprio un trionfo di leggerezza, ma era quello che ci voleva per riempire con gusto le pance dei contadini nei giorni di festa. Le origini di questo piatto sono antichissime, e sicuramente veniva consumato già prima dell’arrivo del riso nella Pianura Padana, introdotto nel Milanese (e quindi anche a Novara) dagli Sforza alla fine del XV secolo. Al posto del riso, in precedenza, si utilizzavano altri cereali come orzo, segale, miglio, avena e panico. Secondo lo chef Daniele Preda, di Ghemme, il nome deriverebbe probabilmente dal fatto che i contadini, quando videro per la prima volta i chicchi di riso (utilizzato anche come paga, in natura), cercarono di sbucciarli ma inizialmente senza grandi risultati. I chicchi, rotti e pestati, somigliavano al “paniciu”, ossia al panico, antico cereale simile al miglio consumato nel Medioevo. Nacquero così paniscia e panissa.

Un menù vecchio di tre secoli

La gemella diversa, la panissa vercellese, è molto più semplice. Il ricchissimo brodo di carne e verdure sparisce, a favore di un semplice brodo di carne con sedano e carota; sparisce la mortadella di fegato (più legata alla fascia montana) e, a volte, anche il salam d’la duja, sostituito da salamini o salsicce. Ma soprattutto, al posto dei borlotti ci sono i teneri, grandi e pregiati fagioli di Saluggia. L’origine di questo patto è, anche qui, molto antica: la prima documentazione storica, riportata da Giacomo Grasso nella sua Storia della cucina vercellese, è contenuta in un menù nuziale datato1738. In cui, nella panissa, compaiono da subito tanto i “fasöi grosc” (ma allora erano probabilmente quelli di Villata) quanto il “salam vecc”, ossia il salam d’la duja, che quindi nella panissa originale costituisce un elemento essenziale della ricetta. Di panissa, come di paniscia, esistono numerosissime versioni: tradizionalmente, nella pianura è più abbondante l’utilizzo di cotiche di maiale, mentre in altre aree ricette si abbonda con il vino oppure si eliminano del tutto i salumi.

In Valsesia e oltre

Ma se da secoli Novaresi e Vercellesi litigano se sia migliore la paniscia o la panissa, anche le zone circostanti ci mettono del loro. In Valsesia, ad esempio, c’è la paniccia, piatto di carnevale che un tempo veniva preparato cuocendo il riso nel latte. Oggi la panissa è, in sostanza, una sorta di minestrone con verdure e brodo di manzo, a base di riso o pasta. La paniccia del Lago d’Orta è invece a base di riso e fagioli. Il nome ricorre anche in altre ricette molto diverse, fuori dal Piemonte. Come nel caso della panissa ligure, una sorta di focaccia con farina di ceci simile alla farinata; e la paniscia della Val Badia, in Alto Adige, una sorta di zuppa d’orzo.

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http://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/paniscia-e-panissa/

 

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quando si parla di vino

aprile 13, 2017 Lascia un commento
Dicevo…ehm…
che quando si parla di vino
non manca una bottiglia firmata Jean Modeste.
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Jean
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Economia

Vinitaly, il premio Cangrande va all’azienda Davide Beccaria di Ozzano

Verona | 10/04/2017 — Il prestigioso premio Cangrande, conferito ogni anno a Vinitaly alle eccellenze vitivinicole di ogni regione, è andato quest’anno all’azienda Davide Beccaria, di Ozzano Monferrato.

Un premio accolto con grande emozione dall’intera famiglia che lo ha ritirato domenica a Verona dalle mani dell’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero. “Siamo molto orgogliosi”, dice Davide Beccaria insieme con i suoi famigliari, “il premio è un importante riconoscimento del nostro lavoro, e idealmente anche di altre realtà della nostra zona. crediamo nel Monferrato, é la nostra scommessa per il futuro, conosciamo le sue ricchezze e le sue potenzialità, ancora tante e inespresse. C’ é molto da lavorare, ma le cose si stanno muovendo, sia da parte delle amministrazioni che dalla stessa popolazione, prima più scettica. Anche noi produttori associati nel Consorzio delle Colline del casalese ci stiamo dando da fare da anni; cerchiamo di promuovere soprattutto il nostro vitigno autoctono, il Grignolino, che ci sta dando molte soddisfazioni.

Nell’importante concorso 5 starwines il nostro Grignolino ha raggiunto i 90 punti, entrando nel Book 2017”.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore regionale al lavoro Giorgio Ferrero: “Il premio alla famiglia Beccaria è il giusto riconoscimento a una delle tantissime imprese familiari che costituiscono la spina dorsale della viticoltura piemontese. Parliamo di imprese eroiche capaci di operare, come nel caso della famiglia Beccaria, in territori difficili riscoprendo e rivalutando vitigni autoctoni, come il Grignolino, che portano con le loro produzioni a vette eccelse”.

Un esempio di dinamicità e innovazione quello delle aziende monferrine entrate nella selezione dei migliori 100 vini: tra queste anche la Vicara di Rosignano con il Grignolino del Monferrato Casalese Docg 2016 e Angelini Paolo di Ozzano con il Grignolino del Monferrato Casalese Doc “Arbian” 2015.

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http://www.ilmonferrato.it/articolo.php?ARTUUID=3A168B8F-09A2-4492-8EAA-FC73A81EB6C3&MUUID=AFA9393B-B907-4AD0-878F-5C402A0A8219

per fare cassa nei momenti difficili

aprile 12, 2017 Lascia un commento

Le compagnie brasiliane come Gol potranno finire in mani estere (Reuters)

Liberalizzate le aviolinee

In Brasile gli investitori stranieri potranno possedere anche il 100% delle compagnie aeree nazionali

martedì 11/04/17 23:22 – ultimo aggiornamento: martedì 11/04/17 23:27

Il Governo brasiliano permetterà agli investitori stranieri di possedere fino al 100% del capitale delle compagnie aeree nazionali, attualmente aperto fino a un massimo del 20%; lo ha reso noto martedì in serata il ministero del Turismo di Brasilia.

Per rendere possibile la misura sarà necessario cambiare il codice brasiliano dell’aeronautica mediante un decreto provvisorio firmato in giornata dal presidente della Repubblica Michel Temer.

L’iniziativa, ha spiegato il ministro del Turismo Marx Beltrao, mira ad “aumentare la competitività, il numero dei voli e dei turisti” in Brasile. La notizia è stata accolta in modo favorevole dai mercati finanziari; vettori aerei come Gol e Azul hanno visto le loro azioni impennarsi, rispettivamente, del 6% e del 7,2%.

ATS/Reuters/EnCa

http://www.rsi.ch/news/economia/Liberalizzate-le-aviolinee-8976847.html

(O Estado de S. Paulo)

Brasile, inchieste su ministri

La stampa brasiliana annuncia una serie di indagini su Petrobas a carico di parlamentari frutto di delatori importanti

mercoledì 12/04/17 10:19 – ultimo aggiornamento: mercoledì 12/04/17 10:20

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Il giudice brasiliano Edson Fachin, relatore presso la Corte suprema dell’operazione “Autolavaggio” sui fondi neri Petrobras, ha deciso di avviare una serie di inchieste nei confronti di nove ministri del Governo di Michel Temer, oltre che verso 29 senatori e 42 deputati.

Lo ha reso noto il quotidiano O Estado de S. Paulo. Fachin ha quindi accolto la richiesta del procuratore generale, Rodrigo Janot, di aprire indagini basate sulle rivelazioni di 78 dirigenti ed ex dirigenti del gruppo Odebrecht, coinvolto nel maxi-scandalo di tangenti. Della lista dei denunciati dai vertici di Odebrecht, che hanno testimoniato in qualità di collaboratori di giustizia, farebbero parte i presidenti di Camera e Senato, Rodrigo Maia ed Eunicio Oliveira, oltre a politici di spicco appartenenti a partiti tanto della maggioranza quanto dell’opposizione.

I reati più frequenti descritti dai “pentiti” sono quelli di corruzione, riciclaggio di denaro e falsità ideologica, oltre che di turbativa d’asta e frode in appalti pubblici. L’inchiesta fa tremare l’Esecutivo guidato da Temer.

ATS/sdr

http://www.rsi.ch/news/mondo/Brasile-inchieste-su-ministri-8978062.html

pizzaaaaa!!! per dimagrire…

aprile 10, 2017 Lascia un commento

La classica pizza Margherita (ansa)

Fabolous: la dieta della pizza

La rivincita dei carboidrati. Da New York lo chef Pasquale Cozzolino lancia un nuovo movimento culturale

lunedì 10/04/17 15:12 – ultimo aggiornamento: lunedì 10/04/17 16:34

Dalla cucina di una pizzeria di New York agli scaffali delle librerie. La famosa dieta della pizza che per oltre un anno ha tenuto banco sui principali rotocalchi USA nonchè sulle prime pagine dei principali quotidiani diventa un libro. “The Pizza Diet – How I Lost 100 Pounds Eating My Favorite Food and You Can Too”. Ovvero: “La dieta della pizza, come ho perso 50 kg mangiando il mio cibo preferito. E puoi anche tu”.

Il libro è stato scritto dallo chef napoletano Pasquale Cozzolino e sarà in vendita dal prossimo due di maggio, in lingua inglese dalla Penguin Random House, la stessa casa editrice che si e’ aggiudicata i diritti sui prossimi libri dell’ex coppia presidenziale Barack e Michelle Obama.

“Una Margherita al giorno e dimagrisci col sorriso”, ha detto Cozzolino, spiegando che mangiando una pizza al giorno in sette mesi è passato da 170 a 124 kg. “Il problema delle diete – ha aggiunto – è che stancano ed in poco tempo si rimettono i chili persi. Dopo diversi miei fallimenti ho deciso che avrei ottenuto più risultati mangiando ciò che non mi faceva pesare l’idea di fare una dieta. Mi serviva una “happy diet”, e cosa c’è di meglio di una pizza?”.

ansa/joe.p.

Correlati

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/salute/Fabolous-la-dieta-della-pizza-8969653.html

palme nel mediterraneo con una breve storia

Ieri sera sognavo con Hyères…che sarà passata un pò di moda ma nell’Ottocento ospitò reali e chi si voglia.E di qui sono passato alle palme e infine alla storia delle palme nel Mediterraneo come leggete a parte più in basso…

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E’ un comune francese situato nel dipartimento del Varo della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Famosa stazione balneare, segna il limite occidentale della Costa azzurra, ed è conosciuta anche come Hyères-les-Palmiers per le 7.000 palme ospitate nei suoi giardini.[2]

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Il nome di “Hyères les Palmiers”, come detto, è legato alla presenza di almeno 7.000 palme per le strade del comune, in tutto una trentina di specie. Di certo pianta estranea alla macchia locale, la palma potrebbe essere arrivata in Europa per la prima volta di ritorno dalle crociate, come l’arancio.

Non se ne trova traccia a Hyères fino al soggiorno di Carlo IX e Maria de’ Medici nel 1564.

Un secolo più tardi, in un atto del Consiglio hyèrois del 10 aprile 1679 si può leggere come les palmiers sont tous rostis ce qui n’était jamais arrivé, le palme siano state distrutte da alcune gelate tardive.

Ma è solo durante il mandato (18301848) dell’illustre sindaco Alphonse Denis che le palme diventano elemento ornamentale urbano di spicco. Forse prima realizzazione del genere in tutta la Francia[5], i palmeti di Hyères non lasciano indifferenti. Rari sono i visitatori del XIX secolo a non segnalare la presenza dei palmizi. Alexis Godillot, ricco industriale installatosi a Hyères sotto il Secondo Impero, acconsente ad aprire sui suoi terreni dei corsi bordati di palme (di cui uno ancora oggi porta il suo nome, avenue Godillot) e altri seguono il suo esempio. J’etais à Hyères, je me crus transporté dans une oasis de Libye, “son stato a Hyères, mi sembra di esser stato trasportato in un’oasi del deserto libico” scrive Lamartine nel 1840. Nel 1892 l’avenue des Palmiers (oggi avenue Clotis) lascia la regina Vittoria compiaciuta.

A partire dal 1873 un’altra dimensione viene aperta dalle palme a Hyères: inizia un fiorente commercio di alberi a fusto, di cui una buona parte viene esportata all’estero.(wikipedia)

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http://www.italia.listephoenix.com/wp-content/uploads/2011/12/BIOARCHIVIO-2012-Mediterranean-Palms-Storia-della-palme-del-Mediterraneo.pdf

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a tavolaaa!

 

Parmigiano o pecorino? (ansa)

E’ #CarbonaraDay

Si celebra il giorno di una delle ricette più controverse al mondo: dibattito online sulla vera ricetta

giovedì 06/04/17 13:21 – ultimo aggiornamento: giovedì 06/04/17 14:01

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Guanciale sì, pancetta no e neanche bacon. Pecorino sì, parmigiano no. Olio e albume forse. Sono i dubbi sulla preparazione della pasta alla carbonara, la ricetta italiana più amata e imitata al mondo, ma anche la più controversa.

Il dibattito è aperto ed è al centro del #CarbonaraDay di giovedì, evento ideato su Twitter da International Pasta Organization (IPO) e dall’Associazione delle industrie del dolce e della pasta (AIDEPI) per celebrare questa ricetta.

Basta seguire l’hashtag per partecipare a un dibattito che vede blogger, food influencer, giornalisti e chef dire la loro su questo piatto e più in generale sul rapporto tra tradizione e contaminazione in cucina.

Da una parte i puristi, per i quali esistono solo cinque ingredienti base per prepararla: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe. Panna, aglio e cipolle gli errori più frequenti.

I più innovatori invece credono che essendo la pasta un piatto versatile, non debbano esserci limiti all’interpretazione di questa ricetta, dove spesso si rasenta la fantascienza culinaria. E voi come la cucinate?

ansa/joe.p.

CORRELATI…su:

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/cultura-e-spettacoli/E-CarbonaraDay-8952913.html

che piangano un poco anche loro…

Due su cinque però stanno bene e son contenti.

Gli svizzeri hanno sempre più difficoltà a sbarcare il lunario (keystone)

Poveri… svizzeri

Il 22% della popolazione è in difficoltà se deve affrontare una spesa imprevista

martedì 04/04/17 13:45 – ultimo aggiornamento: martedì 04/04/17 13:45

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Il 22% della popolazione svizzera non è in grado di far fronte a una spesa imprevista di 2’500 franchi nell’arco di un mese: la quota sale al 27% se si considerano le persone sole con meno di 65 anni e addirittura al 46% se si prendono in considerazione le famiglie monoparentali.

I dati – riferiti al 2015 – emergono da un’indagine sul benessere soggettivo e le condizioni di vita pubblicata oggi dall’Ufficio federale di statistica (UST). Oltre un quarto (27%) delle economie domestiche composte da una madre o un padre soli con uno o più figli dichiara di avere difficoltà a sbarcare il lunario.

La percentuale scende al 15% per le persone sole, al 12% per le coppie con figli e al 5% per le coppie senza prole.

Complessivamente l’11% della popolazione vive in un’economia domestica che dichiara di avere difficoltà a far fronte agli impegni finanziari. Le situazioni di precarietà hanno chiaramente un impatto sui figli.

In Svizzera comunque quasi due persone su cinque (38%) si dichiarano molto soddisfatte della vita che conducono.

ATS/Swing

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Poveri…-svizzeri-8942203.html

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