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voi come la vedete?

dicembre 18, 2017 Lascia un commento

Henri Fantin-Latour 1836-1904

Lo studio di Batignolles 1870,Museo d’Orsay Parigi*

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Penso che l’attuale crisi che stiamo vivendo ci ha resi tutti molto creativi!!!
Questo rafforza la mia convinzione di quanto oggi più che mai sia importante continuare ad insegnare l’arte e la creatività nelle scuole!

Buona notte a tutti…😘 (segue firma)…

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Siamo una città piena di associazioni,arte compresa,ma non si ode voce che proponga di rimettere in funzione la legittima Scuola delle Belle Arti che ha funzionato sino a pochi anni fa e che poi venne chiusa per inagibilità dell’edificio.

Chi ha potuto si è creato nel frattempo il proprio studio per i soci,sotto forma di ONLUS o di privato ed i singoli da quando ci sono i socials sanno come presentarsi agli amici esponendo sul web le loro opere.

Il tutto mi porta a ricordare la privatizzazione delle ferrovie inglesi che da statali che erano e cariche di debiti vennero progressivamente chiuse in parte per cedere il posto a dei privati che contavano di fare meglio facendosi carico uno delle rotaie,l’altro dei convogli e un altro ancora degli orari e poi della manutenzione, sperando tutti di fare buoni affari e lasciando come sovente accade, le croste allo stato.

Da una scuola è dura pretendere che si autofinanzi ma d’altro canto neppure lo è richiesto ai lampioni pubblici che dovrebbero fare luce o alle strade.

In breve secondo gli ispiratori del momento ognuno se ne è andato per la propria strada e con quanto successo non si sa nel soddisfare la domanda esistente sul mercato.Ma una scuola che sia una vera scuola d’arte come l’avevamo con i suoi bei corsi,le sue belle tradizioni ed i vari insegnanti non c’è più.

Eppure non mi pareva che mancassero gli iscritti e se le entrate non pareggiavano le uscite non è sicuro il primo caso che si presenta a degli amministratori pubblici che si adoperano per tenere viva e in piedi un’organizzazione socialmente utile che non è stata rimpiazzata.

Ah,mi dicono che dobbiamo scegliere,perchè non si può sovvenzionare tutto e tutti…

I fondi sono sempre gli stessi quando non di meno, e nessuna istituzione finanziaria vede un ritorno d’immagine sufficiente per impegnarsi come sponsor di una simile iniziativa.

Sarà poi così?…

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*Un atelier aux Batignolles [Studio a Batignolles]

Batignolles era la zona in cui vivevano Manet e gran parte dei futuri impressionisti. Fantin-Latour, testimone discreto di questa epoca, raduna intorno a Manet, che assurge così al ruolo di caposcuola, giovani artisti dalle idee innovatrici: da sinistra a destra, sono riconoscibili Otto Schölderer, pittore tedesco trasferitosi in Francia per conoscere i seguaci di Courbet; Manet, lo sguardo penetrante, seduto di fronte al suo cavalletto; Auguste Renoir che indossa un cappello; Zacharie Astruc, scultore e giornalista; Emile Zola, portavoce di questo rinnovamento pittorico; Edmond Maître, funzionario del Comune; Frédéric Bazille che sarà ucciso qualche mese dopo, ad appena ventisei anni, durante la guerra del 1870; ed infine Claude Monet.

 

(http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/cerca/commentaire_id/un-atelier-aux-batignolles-236.html?no_cache=1)

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l’eneide raccontata a tavola

dicembre 18, 2017 Lascia un commento

Durante il banchetto che viene dato in onore dei Troiani, Enea il conferenziere,a destra nella foto, racconta la sua storia e le sue vicende e i fatti che hanno provocato il fortuito arrivo della sua gente da quelle parti.

Si fece un silenzio improvviso e generale.

Tutti erano intenti.

“Conticuere omnes intentique ora tenebant”.

L’incipit è ricorrente in colui che parla, ed è di magistrale drammaticità narrativa: col minimo di parole è detto tutto, l’atmosfera è definita. Gli basta coinvolgere chi ascolta profondamente fin dall’avvio: fin dalla prima parola (quel “conticuere”…tacquero!).

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“Regina, tu mi costringi a rinnovare un dolore inesprimibile”… <<Infandum regina iubes renovare dolorem >>

“Parla Amin,silenzio a tavola….”volete sapere”…?…ma ne soffro al raccontare…

In piena notte sento un crack crack… quando ero mezzo appisolato nel mare di Sicilia a bordo di un gommone diretto verso la libertà ed il benessere,temevo fosse il vicino che caricasse un’arma,forse una pistola…
Poi una torcia che si accende,e vedo che non era una pistola ma una scatola di tonno che il brother che mi sedeva accanto aveva appena aperto tirando la linguetta della confezione.

Con due dita ne estrasse parte del contenuto e se lo mise rapidamente in bocca masticando con voracità.

Io erano tre giorni che non mangiavo e nonostante il rollio dell’imbarcazione continuavo a seguire il corso delle mascelle del mio compagno d’avventura.Lui mangiava e io no.

Sentivo il profumo del tonno sotto le narici e non so cosa avrei fatto per essere al suo posto.Del brother voglio dire.

Perchè?…

Perchè lui sì ed io no?

Amin in fase di recupero…

Che la fame sia una brutta compagnia lo dicono una marea di proverbi in tutte le lingue dello scibile umano.E altrettanto che a pancia piena il cuor s’allegra…

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venezuela

dicembre 16, 2017 Lascia un commento

Dal Venezuela leggo che se ne vanno in tanti,e che alla frontiera col Brasile ci sono 25mila persone che fan la coda, in attesa di varcare la frontiera in cerca di un avvenire migliore.

L’altra fila di emigranti si dirige verso la Colombia.

Quelli che possono hanno già scelto in parte forse gli USA.

Nonostante le belle notizie economiche che invogliano da noi i consumatori a spendere di più sotto Natale ci sono crisi locali che spingono la gente a lasciare il proprio paese in numeri esagerati per quanto possono fare chi li ospita.

O almeno così appare.

Ecco due commenti:

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La crisi dei migranti sudamericana

La grave crisi politica ed economica del Venezuela ha creato un’ondata di emigrazione dal paese. Moltissime persone si dirigono verso la Colombia per poi  raggiungere altri paesi sudamericani. Il servizio dalla frontiera della Radiotelevisione svizzera.

Ogni giorno 50’000 venezuelani passano la frontiera di Cucuta. Molti vengono in Colombia in giornata per cercare beni di prima necessità che non si trovano nel loro Paese. molti altri, invece, iniziano qui il loro percorso da migrante. Un esodo che cresce ogni giorno e che preoccupa la Colombia e tutti i paesi della regione. La crisi politica ed economica venezuelana sta diventando un’emergenza umanitaria.

Le medicine e i vaccini colombiani, in particolare, vanno a ruba. “Sappiamo che i nostri vicini colombiani non stanno passando per un grande momento economico”, ha detto ai microfoni della RSI Eduardo Espinel, ristoratore venezuelano che si è fermato a Cucuta, dove è diventato un leader degli emigrati, “ma devono capire che non stiamo bussando alla loro porta per spontanea volontà. Ce ne andiamo perché nel nostro paese non abbiamo cibo, né accesso alla salute, né sicurezza.”

La diaspora sembra destinata a continuare. Secondo le ultime proiezioni per la fine dell’anno saranno almeno due milioni i venezuelani in transito per la Colombia.

Video e altri servizi su:

https://www.swissinfo.ch/ita/dalla-frontiera-venezuelana_la-crisi-dei-migranti-sudamericana/43489108

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(Reuters)

Finanziamenti cinesi: insegnamenti dalla crisi venezuelana

di Pietro Veglio

Ogni crisi economica è seguita da una fase di introspezione. Quando, alla fine 2011, l’economia argentina crollò, il Fondo monetario internazionale (FMI) dovette valutare auto-criticamente il proprio coinvolgimento nella politica monetaria ed economica dell’Argentina. Lo stesso successe negli anni 1980 con la Banca mondiale e le politiche di austerità promosse in Africa. Oggi la grave crisi economica che colpisce il Venezuela provoca riflessioni simili, stavolta non a livello del FMI – inattivo in Venezuela dal 2007 – bensì in Cina. I ripensamenti concernono anche il legame fra i prestiti concessi e le condizioni da imporre ai paesi debitori per assicurarsi che gli stessi potranno rimborsarli.

Dal 2007 la Banca cinese di sviluppo ha prestato al Venezuela quasi 50 miliardi di dollari, 20 non ancora rimborsati. Tale rimborso è oggi ad alto rischio dato lo stato calamitoso dell’economia venezuelana, ormai in una situazione di virtuale inadempienza. Il Paese soffre di una combinazione fra cattiva gestione economica e collasso dei prezzi mondiali del petrolio, la fonte quasi esclusiva delle esportazioni venezuelane. Siccome per il Venezuela le fonti occidentali di finanziamento si sono prosciugate, la Cina è ormai l’ancora di salvezza. Ma fino a quando?

I finanziamenti cinesi al Venezuela si caratterizzano per il loro elevato volume e la loro poca trasparenza perché né i termini di finanziamento né gli obiettivi specifici sono pubblici. Il debito nei confronti della Cina è ripagato tramite forniture di greggio. L’opinione pubblica venezuelana non è però in grado di sapere come vengono gestiti localmente i finanziamenti cinesi. Ma sa che nel 2013 otto persone furono arrestate a Caracas ed accusate di appropriazione indebita per 84 milioni di dollari legati al Fondo comune cinese-venezuelano.

L’indebitamento con la Cina non è soggetto all’approvazione del Parlamento venezuelano perché lo stesso non costituirebbe un “debito” bensì un “finanziamento” non rimborsabile in valuta estera ma tramite forniture di petrolio. L’ammontare dello stesso non appare nel preventivo nazionale e non è soggetto a controllo legislativo o pubblico. L’Ente petrolifero venezuelano è incaricato di ripagare il debito contratto dal governo venezuelano. Siccome l’Ente non può rinunciare al pagamento delle proprie forniture di petrolio alla Cina riceve in compenso dalla Banca centrale venezuelana una linea di credito equivalente.

Pur di favorire la corsa alle energie fossili necessarie al proprio sviluppo economico la Cina sembra aver dimenticato, almeno nel caso venezuelano, le norme prudenziali che qualsiasi ente finanziario dovrebbe rispettare quando presta soldi a governi esteri. Non per niente 70 anni fa furono creati l’FMI e la Banca mondiale con l’obiettivo di analizzare la situazione economica e debitoria dei singoli paesi, la fattibilità dei prestiti concessi e la probabilità del loro rimborso.  Ma la Cina sta’ imparando la lezione. La recente iniziativa cinese di creare alcune banche multilaterali è un’ammissione che la via bilaterale non è sempre pagante e che è meglio apprendere dalle esperienze internazionali.

https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/plusvalore/Finanziamenti-cinesi-insegnamenti-dalla-crisi-venezuelana-3892186.html

idee natalizie

dicembre 16, 2017 Lascia un commento

(per ragioni tecniche la foto non è l’originale dell’articolo…)

Qui si può tornare bambini

C’è, a Grandate (a 13 km da Chiasso), un museo pieno di cavalli a dondolo dove le fiabe sono realtà e l’entrata è gratuita

sabato 16/12/17 07:50 – ultimo aggiornamento: sabato 16/12/17 07:59

L’idea è nata da un sogno, quello di Pietro Catelli, Cavaliere del Lavoro e fondatore del gruppo Artsana, che, per il giorno del suo 80esimo compleanno, decise che non avrebbe ricevuto regali ma ne avrebbe fatto lui stesso uno ai suoi nipoti e a tutti i bambini del mondo: un museo dedicato al cavallo giocattolo. Fu così che il 14 aprile 2000, a Grandate, in provincia di Como, in quella che negli anni ’50 fu la scuderia del mitico trottatore comasco Tornese, venne inaugurato questo museo unico al mondo.

In diciassette anni la collezione, inizialmente formata dai cavalli donati dallo stesso Cav. Catelli, si è ampliata moltissimo, fino ad arrivare ad oltre 680 esemplari. Un numero in costante espansione visto che tutt’oggi il museo accoglie esemplari di cavallo giocattolo donati dai loro proprietari: ognuno di questi preziosi cimeli, oltre al nome del suo possessore, porta con sé anche una storia particolare. Come Roberto, il cavallo a dondolo che accoglie i visitatori al museo. «È il più grande d’Europa ed è stato realizzato per il Pinocchio di Roberto Benigni: nel film accoglieva in bambini all’ingresso del Paese dei Balocchi e noi, che consideriamo il nostro museo un po’ un Paese dei Balocchi, abbiamo deciso di metterlo all’ingresso», spiega Giovanni Berera, curatore del Museo del Cavallo Giocattolo.

«Oppure c’è Andrew, il più antico cavallo esposto, risalente al 1700, oramai  privo di criniera e orecchie, logorato da tutti i bambini che ci hanno giocato nei secoli», spiega Lara Giamminola, coordinatrice del Museo. Tra i tanti modelli di cavalli esposti se ne contano moltissimi provenienti dall’estero, come Tzatzuo, cavallo da giostra cinese, come rivelano i suoi occhi a mandorla e poi esemplari provenienti dall’India, finemente decorati, dal Giappone, realizzati con scarti di kimono o “dal futuro”, come il modello di Kartell, essenziale e trasparente, o quello firmato Pininfarina, in legno e dalla forma affusolata.

Il museo, a 13 chilometri dal confine di Chiasso, è aperto tutti i giorni dal martedì al sabato.

L’ingresso è gratuito per volontà dello stesso Pietro Catelli: lui che da piccolo, orfano di madre e figlio di un operaio non aveva avuto molti giocattoli, ha deciso di rendere disponibile a tutti questo viaggio nel mondo della fantasia dove i bambini, dopo la visita, possono anche divertirsi nei vari laboratori didattici (da prenotare) e costruire lì il proprio cavallo giocattolo.

Emmanuela Anderle

Video su:

https://tp.srgssr.ch/p/rsi/inline?urn=urn:rsi:video:9891811

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(http://www.museodelcavallogiocattolo.it/it/vieni-a-trovarci)

comunicato

dicembre 15, 2017 Lascia un commento

Il Broletto di Novara

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il chicchirikiiii…. dell’amico rino

dicembre 14, 2017 1 commento

Anche lui dipinge,Rino Mistè

Ci siamo conosciuti nel 1979 quando si occupava di tessuti e divenne mio cliente,ci incontrammo a Lima nel Perù,noi fabbricavamo prodotti che si inserivano bene nella loro gamma,e loro avevano un nome conosciuto e una rete commerciale che gli faceva premio.E’ stato un abile disegnatore di lane,manager e imprenditore.

Altre qualità?

L’entusiasmo.E’ una persona convincente e che crede in ciò che fa.

Ha frequentato Brera e ci sa fare con l’arte come vi passo da vedere.Di solito sorride molto di più di quanto non appaia in questa foto ma noi ci accontentiamo.

Così lo descrive un critico in occasione di una collettiva di qualche anno fa:

Rino Mistè: artista dal florido passato nell’ambito della progettazione di tessuti per i migliori marchi di alta moda,
esprime in questa mostra il concetto di caoticità della metropoli, in continuo mutamento, con “Paesaggi della
nuova città”. Ama particolarmente raffigurare la città, ma un altro dei suoi soggetti preferiti è il gallo, simbolo di
fortuna e buon auspicio, (e non a caso soggetto dei suoi biglietti da visita artigianali e molto piacevoli). Le opere
esposte si avvicinano all’espressionismo astratto, ricco di segni sgargianti e schizzi di colore, ma il suo lavoro
normalmente è più figurativo.

(http://www.marcomarino.altervista.org/laura/articoli/interessati-la-citta-laboratorio-by-artepassante.pdf)

E a proposito di galli ve ne faccio vedere alcuni,non tutti perchè potremmo altrimenti farne un libro.

E’ un gallo di San Pietro come lo descrive lui,il gallo che canta nella notte per ricordarci di vivere da giusti..

+++

 

canelli,ecco perchè è un luogo speciale per le bollicine

dicembre 14, 2017 Lascia un commento

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Se vuoi sapere di più sulle bollicine, se sei ossessionato dallo Champagne o dal Prosecco, se vuoi conoscere le ragioni e le espressioni più profonde dello spumante metodo classico italiano il posto giusto dove andare è Canelli. Ecco perché.

A proposito di numeri sappiamo che gli spumanti prodotti in tutto il mondo rappresentano meno del 10% della produzione vitivinicola internazionale.

In tutto si tratta di 3500 milioni di bottiglie di cui oltre la metà europee.
La Francia arriva a 570 milioni – 290 sono di Champagne -, la Germania a 280, la Spagna a 260 – praticamente tutto Cava.

Dei numeri italiani possiamo notare due cose.
– L’Italia produce più di tutti: un quarto dell’intera produzione mondiale di spumante è italiana (950 milioni).
– Il Prosecco spinge l’Italia: con i suoi 500 milioni di bottiglie, il Prosecco segna una produzione record e uno straordinario successo commerciale dello spumante italiano.

Perché allora Canelli?

Per rispondere dobbiamo parlare anche di qualità, di storia e di altro.

Ecco tre motivi che fanno di Canelli un posto speciale per le bollicine.

1. Questione di metodo: il metodo classico

Non tutti sanno che esistono due metodi di produzione dello spumante. Il metodo Martinotti (o Charmat) è quello con cui si producono la stragrande maggioranza delle bottiglie e prevede una rifermentazione del vino in una grande vasca. L’altro è il metodo classico ed è un procedimento più complesso, prevede una rifermentazione del vino in bottiglia.

Gli spumanti fatti con il metodo classico in Italia – che è poi il metodo dello champagne, lo stesso metodo che le aziende storiche usano a Canelli – sono solo una piccola parte di quelli che troviamo al ristorante, al bar e nelle enoteche, al supermercato. Basti pensare che di quei 950 milioni di bottiglie di spumante italiano ben 916 sono prodotti con il metodo Martinotti.

Sono solo 34 milioni le bottiglie metodo classico. Arrivano soprattutto dalle quattro maggiori denominazioni – Trento Doc, Franciacorta, Altalanga, Oltrepò Pavese – sebbene esistano 54 denominazioni, 42 nel nord italia, 4 centro, 8 sud, che hanno nel disciplinare anche questa tipologia.

Quella del metodo classico è dunque una piccola nicchia, un fiore all’occhiello dell’enologia italiana.

2. A Canelli per la prima volta si è usato il metodo dello Champagne

Ecco la storia. Sono stati i produttori di Canelli, appassionati e conoscitori dello champagne, ad importare per primi nel Bel Paese quel metodo di produzione.

Carlo Gancia sperimentò il metodo dello champagne per la lavorazione del moscato e nel 1865 portò alla luce il primo spumante italiano, prodotto con un “Metodo Tradizionale Classico”, ovvero la presa di spuma in bottiglia.

Le cantine di Canelli diedero il via così a questa tecnica in Italia per non abbandonarla più. Arriverà poi a Canelli anche il metodo adottato dalla produzione industriale, il metodo Martinotti, che farà le fortune dell’Asti e poi del Prosecco.

Ma l’adozione del metodo classico – per quanto più complesso e costoso in vigna, durante la vinificazione e nell’affinamento – continuerà a rinnovare a Canelli il senso di una vocazione all’eccellenza che lega in queste colline il passato e il presente.

Solo con il metodo classico si ottengono infatti quelle “bollicine fini e persistenti”, marchio di fabbrica dei migliori spumanti e champagne.

3. Le cantine Unesco

A Canelli gli spumanti nascono e riposano in storiche cantine dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014.

Edificate a partire dal XVIII secolo come piccole cantine di conservazione, rimaneggiate e ingrandite nel corso del 1800 e del 1900 fino alle ristrutturazioni e alle sistemazioni moderne, si sviluppano sotto la collina per 5 mila metri quadrati e fino a 40 metri di profondità.

Non serve essere un esperto per restare a bocca a aperta. Qui a Canelli siamo tutti impegnati nel conservare e rendere fruibile questo patrimonio dedicato al vino, alla sua storia e al lavoro dell’uomo.

Canelli è il posto speciale delle bollicine

Non soffermiamoci ora sulle differenze. Che pure in Canelli ci sono tra i vini, gli stili dei produttori, le ricerche.

Ciò che importa è che Canelli è un luogo speciale per le bollicine.

E’ speciale per capire le analogie con lo Champagne e le differenze dal Prosecco (e da molti altri spumanti). Per consegnare ai sensi di chi ci viene a trovare i risultati di una visione, una sfida ininterotta, un metodo unico. Per far immergere i nostri ospiti in un contesto unico che reca impressi i segni del primo spumante italiano accanto a quelli dell’industria spumantiera.

Coppo ha appena inaugurato uno Sparkling tour specificamente dedicato alle bollicine più tipiche del territorio: lo spumante Metodo Classico e il Moscato d’Asti (sì, ci sono anche le bollicine dolci del Moscato d’Asti, anzi, del Moscato di Canelli, ma questa è un’altra storia).

In molte cantine canellesi è possibile fare questa esperienza straordinaria.

Luigi Coppo

– Il Coppo Sparkling Tour si è aggiunto ai tour Classico e Premium

http://www.coppo.it/news-ed-eventi/canelli-posto-speciale-delle-bollicine/

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