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non è facile dare una risposta

Settori diversi e date differenti dividono questi due articoli,pare siano comunque fatti che succedono e di cui se ne parla o se ne è parlato…

Infatti la crisi c’è ed il mondo è cambiato dal 2008 ad oggi.

La mobilità nel campo del lavoro è una cosa seria ed abbiamo già scritto degli americani che vendevano il mobilio ad ogni trasloco per spostarsi da una città all’altra dando quindi nuovo lavoro a imprese e via così.

Ma quante famiglie sono rimaste in piedi?

Ora di lasciare casa la domenica sera,per rientrare il venerdi o il sabato è un sacrificio che non tutti possono accettare.Alcuni hanno affetti  familiari anziani o bimbi piccoli da accudire per cui prendere il lavoro ovunque sia,anche lontano come pure vicino,non è materia solo da statistiche e a volte si preferisce finire in lista tra i disoccupati.

Di fare le valigie ed emigrare poi,in molti non possono anche se volessero.

In quel caso cedi dunque il posto a chi può sostituirti.

Senza imprecare se ha un passaporto differente al tuo.

L’hotel Palace del Bürgenstock Resort (Keystone)

Il lavoratore svizzero non c’è

Il complesso turistico del Bürgenstock non riesce a trovare manodopera indigena. I sindacati: il settore conta 12’000 disoccupati

sabato 29/07/17 14:34 – ultimo aggiornamento: sabato 29/07/17 15:54

Il settore dell’albergheria e della ristorazione è uno dei rami col più alto tasso di disoccupazione in Svizzera. Conta all’incirca 12’000 senza lavoro. Eppure la maggior parte dei dipendenti del nuovo complesso turistico sul Bürgenstock, la più grande stazione di villeggiatura elvetica con magnifica vista sul Lago dei Quattro Cantoni, arriverà dall’estero.

Una vista mozzafiato sul cuore della Svizzera (buergenstock.ch)

La struttura aprirà completamente i battenti a fine agosto. Sulla montagna sono ormai finiti i lavori per realizzare tre alberghi di lusso con 10 ristoranti, wellness, cinema, musei, impianti sportivi. Tutto è pronto per l’inaugurazione, ma un terzo dei 450 impieghi è ancora vacante. Le opportunità di lavoro ci sono, ma il personale residente in Svizzera non c’è. “Ci siamo veramente dati da fare per reclutare personale indigeno”, assicura il portavoce del Bürgenstock Resort, Ronald Joho rilevando che “adesso stiamo cercando in Germania, Austria e nei paesi dell’Europa dell’est”.

Una versione dei fatti che non convince il rappresentante dell’Unione sindacale svizzera Ewald Achermann. “Attualmente alla ricerca di un nuovo impiego ci sono 6’500 cuochi, 5’500 camerieri e più di 1’000 ricezionisti e portieri – sottolinea -. Con l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa i datori di lavoro sarebbero obbligati a convocare per un colloquio i candidati idonei iscritti agli uffici di collocamento”. A detta del sindacalista le difficoltà di reclutamento potrebbero esser legate alla politica dei salari della società.

Una critica respinta al mittente dal complesso. “Siamo in stretto contatto con gli uffici di collocamento della Svizzera centrale, ma in Svizzera proprio non ci sono sufficienti figure professionali per il segmento degli alberghi di lusso” rileva il portavoce della struttura, erede di quella che ha stregato e cullato star come Sean Connery e Sofia Loren e politici tra cui il tedesco Konrad Adenauer e l’indiana Indira Gandhi.

Diem/RG

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Il-lavoratore-svizzero-non-c%E2%80%99%C3%A8-9385276.html

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L’articolo che segue è del 2010.Forse da allora le cose son cambiate…perchè mai importare 3mila lavoratori stranieri per raccogliere le fragole?

L’articolista lo domanda ai suoi lettori.

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¿Por qué necesitamos traer 3.000 trabajadores inmigrantes para recoger la fresa?

¿Por qué necesitamos traer 3.000 trabajadores inmigrantes para recoger la fresa?

20 Abril 2010

Hay datos dentro del panorama laboral que no tienen explicación. Por ejemplo, en Huelva, para la campaña de la fresa, se han recurrido a 3.000 trabajadores inmigrantes en origen para poder afrontar la recolección de la fresa. El cupo total de trabajadores que ha demandado el sector asciende a 11.000 puestos temporales y sólo se cubrieron 5.500 puestos mediante las demandas del INEM.En principio, tenemos más de 4 millones de parados, parados suceptibles de poder aceptar este puesto de trabajo temporal. De acuerdo que no todos los parados son de agricultura pero desglosemos estas cifras a ver a qué conclusiones llegamos.Dentro de los 4.166.000 parados, 120.000 se concentran dentro del sector agrícola, cifra lo suficientemente amplia para cubrir las necesidades del sector fresero de Huelva tirando de los parados de toda España. Ojo, dentro de estos demandantes agrícolas se encuentran tanto españoles como extranjeros con permiso de trabajo, con lo cual no caben motivos discriminatorios por motivos de raza.

Si miramos los datos de la provincia de Huelva, cerrando el ámbito geográfico; a cierre del mes de marzo ésta provincia contaba con 50.249 parados, inscritos en el Servicio Andaluz de Empleo. Esta cifra agrupa a todos los sectores, y dentro de la agricultura, se encontraban 5.108 demandantes de empleo agrícola en Huelva, cifras que hubieran cubierto con creces las demandas de mano de obra del sector fresero.

En los aspectos de movilidad geográfica y retribuciones salariales, hay que tener presente que un empresario que solicita un cupo de trabajadores inmigrantes debe proveer de vivienda digna y adecuada a los trabajadores que contrata y que las retribuciones salariales que pagará son como mínimo las fijadas por el convenio colectivo. Estos complementos son extensibles para la movilidad geográfica dentro de nuestro propio pais.

Por más vueltas que le doy, no consigo entender cómo con 120.000 parados en el sector agrícola español y 5.108 parados agrícolas en la provincia de Huelva, se tiene que recurrir a un cupo de inmigración para recoger las fresas de Huelva. Decididamente, hay algo que no funciona dentro de los Servicios Públicos de Empleo y dentro de la normativa laboral y de prestaciones que se abonan en el desempleo.

Sacad vuestras propias conclusiones.

https://www.elblogsalmon.com/mundo-laboral/por-que-necesitamos-traer-3000-trabajadores-inmigrantes-para-recoger-la-fresa

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