Home > Uncategorized > praticamente un lager

praticamente un lager

 
I bronzi di San Ferdinando – di Massimo Lauria e Gilberto Mastromatteo

Schiavi tra le ceneri

Sgombero, all’orizzonte, per i migranti africani che lo scorso 1° luglio hanno perso il poco che avevano a San Ferdinando

lunedì 24/07/17 05:58 – ultimo aggiornamento: lunedì 24/07/17 05:58

+

Nella notte tra l’1 e il 2 luglio scorsi, parte della tendopoli di San Ferdinando, in Calabria, è andata a fuoco. Ora la prefettura di Reggio Calabria sta allestendo un nuovo campo, fatto di container, in un’area poco distante. Ormai è questione di giorni. Lo sgombero dovrà essere completato entro la fine di luglio.

Sono circa 150 i migranti che hanno perso tutto: vestiti, soldi, documenti, telefoni cellulari e contatti di lavoro. Da circa tre settimane vivono in un capannone industriale, gestito dalla Protezione civile. Una brandina al suolo. E un braccialetto rosso al polso, per essere riconosciuti all’ingresso.

La tendopoli di San Ferdinando è la più grande d’Italia, dopo lo sgombero, a marzo, di Gran Ghetto, la bidonville dei raccoglitori di pomodoro, a Rignano Garganico, in provincia di Foggia. In totale, ad oggi, l’accampamento calabrese ospita circa 700 migranti. D’inverno esplode giungendo a contenerne oltre 2000 persone. Altri 1500 vivono tra fabbriche abbandonate, case diroccate, inghiottite dalla campagna e un altro campo container, poco distante dalla zona industriale di San Ferdinando. Accorrono per la raccolta delle arance. Vengono da quasi tutta l’Africa occidentale.

La situazione è insostenibile. Le tende al sole si arroventano, con gli oltre 35 gradi del pomeriggio estivo. Attorno nemmeno un albero. Un paio di gabinetti maleodoranti e tre docce improvvisate, coperte di lamiera, sono i soli presidi igienici esistenti.

 

Qui i migranti africani lavorano quasi tutti a chiamata e senza contratto. La paga è di un euro per ogni cassetta di arance raccolte. Alla fine della giornata, il salario medio non supera i 25 euro. Da questi vanno detratti i soldi per il servizio di trasporto abusivo, gestito dai caporali. Tre euro per l’andata e altrettanti per il ritorno.

Nel gennaio del 2010, nella vicina Rosarno, le precarie condizioni di vita e di lavoro avevano spinto i migranti africani a protestare in strada.

La rivolta aveva scatenato la reazione violenta di alcuni dei residenti della Piana di Gioia Tauro.

Gilberto Mastromatteo

il Video si trova al sito:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Schiavi-tra-le-ceneri-9355930.html

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: