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cavallo e asino

il Maestro Amin

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Il maestro Amin in un momento di relax durante la sua visita mentre preparava in esclusiva con la nostra redazione le memorie del suo viaggio da emigrante,dall’Africa sino qui da noi, ci ha offerto un paio di opere estemporanee fatte con gessetti colorati dai titoli significativi:

Il Cavallo,che guarda avanti ed ha fiducia nell’avvenire

e L’Asino che interpretiamo debba sempre essere spinto perchè faccia…

Cosa abbinargli come articolo non è stato facile da trovare,contiamo nella vostra generosità:

Se la banalità dilaga alla fine l’arte ci salverà

di Francesco Alberoni

In tutti gli uomini c’è una superficie e una profondità. La superficie è piatta e uguale, la profondità un abisso. Noi viviamo abitualmente in superficie, nel mondo della banalità, del si dice, della chiacchiera, del distrarsi, del ripetuto, dove non ci sono emozioni ma, al massimo, sorpresa o curiosità. La curiosità del delitto di Perugia o dell’ultimo film di Boldi o dell’ultima dichiarazione di Berlusconi. Puoi restare dieci giorni davanti al televisore, guardare tutti i talk show, tutti i dibattiti politici, tutte le partite di calcio, e non allontanarti un istante dalla superficie. Puoi perfino andare in vacanza, in crociera, fare affari restando in superficie. Eppure, è strano, gli uomini sono attratti dalla profondità. Quando i giovani dicono che vogliono provare delle emozioni violente, con la droga, l’alcol, il sesso sfrenato o correndo in automobile, o nelle prove no limits, cercano qualcosa che sta al di là. Non è detto che la trovino, forse la trovano per un istante e devono perciò ripetere l’esperienza estrema finché anche questa non si usura, non perde il suo potere. Eppure tutti ogni tanto siamo condotti sull’abisso della profondità quando qualcosa scuote i fondamenti della nostra esistenza. Quando siamo impegnati in una lotta disperata per ottenere un risultato, e ci riusciamo. E proviamo un senso di immensa esultanza, il momento di «gloria» che potremo ricordare. Oppure, sul versante negativo quando muore una persona che ci è cara o ci ammaliamo di una malattia che potrebbe essere mortale e riguardiamo con occhi diversi tutti i nostri rapporti, tutta la nostra vita. E distinguiamo ciò che non è essenziale da ciò che è essenziale, la superficie dalla profondità. E capiamo che la profondità è il sacro. E lo incontriamo quando ci innamoriamo, e il nostro animo si dilata, diventa capace di emozioni e di pensieri tanto più grandi di noi stessi che vorremmo abbracciare il mondo e fonderci con esso. Ma c’è un’altra strada verso la profondità: l’arte, la grandissima arte. Ci sono dei libri, dei romanzi, dei film, dei brani musicali, talvolta delle opere di pensiero, che invadono il nostro spirito e sembrano sul punto di farlo esplodere tanto ci apriamo al mondo, agli altri, a noi stessi. E vediamo qualcosa della nostra essenza e di cosa potremmo essere. Allora il nostro abituale modo di vivere ci sembra un vestito vecchio, abbandonato in un angolo della stanza.

24 dicembre 2007

http://www.corriere.it/editoriali/alberoni/07_dicembre_24/alberoni_ce791636-b1fe-11dc-86d2-0003ba99c53b.shtml

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