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come evolve la nostra società

Wifredo Lam nell’opera dal titolo La giungla

e in compagnia di un altro padre che ci provò anche  in tarda età…dal nome di Picasso

Il record del quale sono a conoscenza lo detiene il papà del pittore cino-cubano Wifredo Lam che lo ebbe attorno agli 82-84 anni di età,e fu l’ottavo e credo anche l’ultimo figlio della nidiata.

Però per i miei tempi anche mio padre non era un ragazzino avendomi avuto a 40 anni suonati.

Mi rispondeva che era a causa della guerra quando gli chiedevo dei miei coetanei che avevano dei padri più giovani,ed era vero in parte,infatti se invece di andare in Africa a 28 anni a fare l’eroe mancato si fosse dedicato più alle ragazze forse le cose sarebbero state differenti.

Ma chi lo  possa dire con certezza non si sa,chi lo può diviene padre quando gli vien voglia e sono fatti suoi.

Il risvolto psicologico dei fatti tanto per pubblicare quattro balle…in mezzo a questa calura ve lo passo al volo come segue:

SOCIETÀ

Padri che sembrano nonni

Diventare padre in tarda età è un’esperienza abbastanza comune in una società nella quale si diventa “grandi” sempre più tardi, si sperimentano interminabili età di mezzo e non si “invecchia” mai, ma al papà canuto si guarda comunemente con molte perplessità. Un padre di 30 anni è migliore di uno di 60? Lo abbiamo chiesto al professor Fabio Lucidi della Società italiana di psicologia dell’invecchiamento

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Uomini dai capelli bianchi con un neonato in braccio. Il figlio, non il nipote.

 Un’immagine che non appartiene più esclusivamente al mondo dei cosiddetti vip ma sta pian piano contagiando gente di estrazione sociale e cultura molto varie. Diventare padri in tarda età non sembra più una scelta di classe ma un’esperienza abbastanza comune. Del resto siamo in una società nella quale si diventa “grandi” sempre più tardi, si sperimentano interminabili età di mezzo, non si “invecchia” mai, l’età della vita continua ad allungarsi. E si protrae in avanti il tempo in cui diventare genitori. Soprattutto per gli uomini, anche se la maternità ha avuto negli ultimi anni uno spostamento in avanti. Le mamme over quaranta sono in costante crescita. E secondo numerosi studi, l’età matura delle madri si rivela un vantaggio per il tipo di relazione di attaccamento madre-bambino. Perché una donna più adulta è probabile che sia più competente a livello affettivo, che sappia sintonizzarsi meglio sui bisogni emotivi propri e del figlio, che sia più stabile, che affronti cambiamenti e “ristrutturazioni” personali con meno ansie, che viva meglio l’esperienza emotiva, relazionale ed esistenziale di una nascita. Può lo stesso vantaggio volgersi al maschile, nel caso in cui siano gli uomini ad affrontare la paternità in tarda età? Questo confronto di genere si attesta su età piuttosto distanti tra loro. Perché diventare padre “tardi” significa essere tra i 60 e i 70 anni, alle soglie della terza età o nella tarda maturità, come si preferisce. Il padre in là con gli anni è però comunemente visto con molte perplessità, dubbi, tabù. Anche pregiudizi. L’età avanzata è considerata un limite alle capacità genitoriali, una distanza incolmabile, in termini di energie fisiche durante l’infanzia e mentali in adolescenza, fonte di imbarazzi, di incomprensioni, di impossibilità di incontro. Viene temuta una separazione prematura. Il desiderio stesso di un figlio dopo una certa età è interpretato come un atto egoistico (non può essere letto così anche in giovane età?…), un tentativo imbarazzante di recupero dei propri slanci giovanili, quasi una sfida all’”ordine naturale” delle cose e al rispetto del ciclo della propria esistenza.
Ovviamente le interpretazioni di questo fenomeno sono diverse. Possono esserci vantaggi e svantaggi. Più che di paternità “anziana”, è opportuno parlare di genitorialità, il processo attraverso il quale si diventa genitore da un punto di vista psichico. Una funzione complessa che si muove su aspetti individuali e relazionali di coppia. Perché non è solo l’età del padre a fare la differenza, così come non è solo l’evento biologico della nascita a far diventare genitore. Il dato naturale non significa molto in questo senso. Un padre di 30 anni è di per sé migliore di uno di 60? Una genitorialità responsabile poggia su altro e non può escludere la madre, e quindi la coppia, da questa analisi. L’”attitudine” a diventare genitori inoltre cambia e si evolve nel tempo ed è influenzata dalle esperienze di crescita personali. Non si è genitori sempre allo stesso modo lungo l’arco di tempo di crescita dei figli. E sicuramente nemmeno affrontando la genitorialità in epoche diverse della nostra vita. Inoltre sempre più frequentemente ci confrontiamo con situazioni molto variegate. Famiglie con un solo genitore, allargate, adottive, ricostituite, omosessuali. Cambiamenti che riguardano anche il modo di interpretare come fare i genitori. Superamento di ruoli rigidi, legami scelti e non più imposti, donne che lavorano, padri “mammi”. Insomma, la situazione è in forte mutamento, difficile mantenersi “stretti” nel modo di pensare la famiglia.
«Dal punto di vista demografico assistiamo ad una serie di fenomeni piuttosto significativi» spiega il professor Fabio Lucidi della facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma. «Di questi fenomeni si è discusso durante il VI Convegno nazionale della Società Italiana di Psicologia dell’invecchiamento appena concluso a Orvieto. La principale rivoluzione a cui stiamo assistendo in anni recenti è senza dubbio quella legata all’allungamento della durata della vita media e, tema ancora più rilevante, della durata media della vita in buona salute. Mai come ora, nella storia di tutti i paesi occidentali, le persone con più di 60 anni sono proporzionalmente tante, sane e in condizioni economiche relativamente buone, almeno rispetto alle altre fasce generazionali. In questo contesto – continua l’esperto – l’aspettativa di vita di un padre di 45 anni di qualche tempo fa e quella di uno di 60 di oggi, è più o meno la stessa. Non solo, un sessantenne di adesso ha di fronte a sé ancora tanti anni prima della pensione, il numero delle persone anziane sportive o almeno fisicamente attive è in costante crescita. In generale, quello spirito progettuale, rivolto verso il futuro, che una scelta genitoriale richiede, non è più ad appannaggio esclusivo dei giovani che, al contrario, mostrano crescenti preoccupazioni per il futuro. Tutto questo non può non avere anche ripercussioni sull’organizzazione delle famiglie». Mutamenti in atto, dunque, ai quali assisteremo in modo sempre più evidente. Del resto «anche in passato si assisteva frequentemente a famiglie in cui la distanza tra la nascita del primo e dell’ultimo figlio superava i 20 anni” conclude il professore, “solo che in passato l’inizio e la fine di questo processo erano largamente anticipati. Naturalmente padri e madri vivono in modo differente questa situazione e capita spesso di vedere famiglie in cui ad appartenere a generazioni differenti non sono più solo i figli, ma anche i genitori».
(17 GIUGNO 2013)
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