Archivio

Archive for giugno 3, 2017

non hanno da mangiare ne da bere

Il kalashnikov per le mucche

Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo dove, da quattro anni, un nuovo conflitto e la siccità stanno uccidendo tutto (1)

Iniziamo oggi a proporvi una serie di contributi che hanno come punto di riferimento il Sud Sudan, un paese dove guerra civile e siccità stanno mettendo a dura prova la popolazione. Il Sud Sudan è lo Stato più giovane del mondo, nato nel 2011, dopo una guerra trentennale con il vicino Sudan. Secondo stime del World Food Programme, circa 5 milioni di persone, ossia il 40% della popolazione, non ha sufficiente cibo per sopravvivere. Tra questi i più colpiti sono i bambini, secondo l’Unicef, 270’000 rischiano di morire per fame ed un milione è prossimo alla malnutrizione grave.

Nel 2013 è iniziato un conflitto che ha causato oltre 50’000 vittime e che vede coinvolte le fazioni del Presidente del Paese, Salva Kiir (di etnia Dinka, la maggioritaria in Sud Sudan) e l’ex vice-presidente Riek Machar (di etnia Nuer, la seconda per numero di persone). Nel 2015 si era raggiunto un fragile accordo di pace, durato meno di un anno, dato che a luglio dello scorso anno sono ripresi i combattimenti nella capitale Juba e soprattutto nel nord del Paese. Una situazione di estrema insicurezza che ha reso sempre più difficile la distribuzione di aiuti alimentari alle organizzazioni umanitarie. A questo si è aggiunta la siccità. Circa 3,5 milioni di persone sono scappate dalle proprie case. La maggior parte sono sfollati interni, mentre 1,5 milioni hanno trovato rifugio nei paesi confinanti, soprattutto in Uganda.

I giovani rimasti sono principalmente pastori che passano le loro giornate armati fino ai denti per proteggere le proprie mucche, un animale quasi sacro in Sud Sudan, soprattutto per l’etnia dinka. A seconda del numero di animali che compongono la mandria si occupa uno specifico ruolo nella scala sociale. Inoltre le mucche vengono usate al momento del matrimonio da parte del futuro marito per omaggiare il padre della sposa. A causa della crisi economica, con il pound locale svalutato a dismisura negli ultimi tre anni, i furti di mucche – soprattutto tra diversi gruppi etnici – sono aumentati notevolmente, gettando ulteriore benzina sul fuoco. «Lo scorso anno il villaggio dove vivevo è stato assaltato dall’esercito, la mia casa è stata bruciata – racconta Kodong, un pastore 22enne – l’unica cosa che mi è rimasta sono le mucche, così ho deciso di armarmi per evitare che me le rubino. Da quando sono nato c’è la guerra in questo Paese, inizio a pensare che qui non ci sarà mai la pace».

Lorenzo Simoncelli

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-kalashnikov-per-le-mucche-9178756.html

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: