ahiii… la francia

Van Dongen ritratto di B.B.

Guy Buffet – Menu del giorno

Se leggete i due articoli che ho pubblicato in basso uno è stato scritto prima del voto finale e l’altro dopo.Direi che anche le francesi hanno i loro bei difetti…a volere fare il criticone, e che il menu del giorno è uguale anche da altre parti.

Poi,decidete voi.

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Macron o Le Pen? #Presidentielle2017 con la scrittrice Dominique Manotti(©Jona Pixel)

Elezioni senza cuore

Secondo turno delle presidenziali francesi – Attraverso i personaggi di Dominique Manotti uno sguardo su Le Pen e Macron

domenica 07/05/17 06:00 – ultimo aggiornamento: lunedì 08/05/17 09:27

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L’ultimo dibattito, quello di mercoledì sera, tra i due candidati alla presidenza francese – Marine Le Pen ed Emmanuel Macron – ha visto, nei sondaggi d’opinione, il giovane leader di “En marche!” prevalere su quella del Front National. Eppure il primo turno delle presidenziali – quello del 23 aprile – ha detto che i francesi, oggi, sono divisi: tra città e campagna, tra Europa e Nazione, tra ieri e domani. Quasi senza un presente. Questi francesi, proprio oggi, tornano a votare.

Dominique Manotti, classe 1942, docente di storia economica del XIX secolo alla Sorbona di Parigi, è – dal 1995 – una delle regine incontrastate del “noir”. Giovedì 11 maggio sarà a Lugano, ospite della tredicesima edizione di “Tutti i colori del giallo“. Noi l’abbiamo raggiunta un po’ prima per sapere da lei, anche attraverso alcuni personaggi dei suoi romanzi, come leggere quest’elezione che ha, come non mai, i contorni di uno scontro.

« Sottomissione » è stata una delle parole più utilizzate nel corso del dibattito di mercoledì sera. La mente è andata a Michel Houellebecq e al suo libro del 2015, ma anche a uno dei suoi primi noir: «Nos fantastiques année fric» (in italiano «Le mani su Parigi », Tropea 2007). Proprio alla fine del libro Macquart dice che: «La legge prevale sempre. Salvo che per qualche particolare». Ci sono particolari da considerare nella corsa di Le Pen e Macron alla presidenza?

“Macquart dice esattamente (in francese) : «Force reste à la loi. A quelques détails près». Non c’entra con il tema della “sottomissione”, ma evoca tutte le facilitazioni che Macquart (un grande poliziotto) nel corso di tutta questa storia si è preso con la legalità. Non sono una grande lettrice di Houellebecq. Quello che mi colpisce nel dibattito politico francese è la quasi scomparsa di un grande pensiero di sinistra, di  grandi intellettuali critici e anche innovatori. Da parte mia trovo che la vita intellettuale sia, attualmente, piuttosto povera, salvo rare eccezioni”.

Macron ha detto che la signora Le Pen è la «sacerdotessa della paura». Nel suo libro: «Bien connu de services de police» (in italiano «Già noto alle forze di polizia», Tropea  2011) ci sono la commissaria Le Muir e il suo autista, Pasquini, militante del FN che controllano la paura dei francesi nelle banlieues. Facile, per chi ha letto il libro, pensarci. E mi son fatta una domanda che adesso giro a lei M.me Manotti: la Francia ha bisogno di una sacerdotessa della paura?

“Ottima domanda. Sì, credo sinceramente che, non la Francia, ma la maggiornaza dei suoi politici cerchino di costruire il loro potere sulla paura, una paura che coalizza quelli che la vivono e cancella le contestazioni. La destra, Sarkozy e Fillon, strumentalizzavano la paura dei ghetti, degli immigrati e dell’islam prima ancora che il terrorismo si manifestasse in tutta la sua dimensione. Valls e il suo governo hanno utilizzato il terrorismo e la paura del terrorismo credendo così di saldare una maggioranza. È stata questa politica la pedana di Marine Le Pen”.

«Mondializzazione selvaggia». Lei, Dominique Manotti, in «Or noir» (in italiano «Oro nero», Sellerio 2015) offre importanti chiavi di lettura di questo fenomeno. Posso chiederle se ci sono analogie tra Emmanuel Macron e il personaggio di Michael Frickx?

“Delle analogie… No, non credo. Frickx è un avventuriero, un personaggio per il quale il denaro è la conquista desiderabile, assoluta. La sua avventura la gioca nell’ambito del denaro. Non così Macron. Quando avrebbe potuto scegliere il denaro, ha deciso chiaramente di vivere la propria avventura in un altro ambito, quello della politica, dove le competenze psicologiche e morali richieste sono deciamente differenti. Ma… Macron dovrà affrontare uomini come Frickx. È quello meglio attrezzato per farlo? Non è così sicuro…”

1974 : Valéry Giscard –d’Estaing dice a François Mitterand, durante il dibattito televisivo: «Lei non ha il monopolio del cuore».  2017: chi ha, oggi, il monopolio del cuore in Francia?

“Nessuno, mi sembra”.

Dominique Manotti lei, oggi, andrà a votare?

“Sì, senza esitazione alcuna.  Appartengo ad una generazione perseguitata dallo spettro degli anni Trenta e dall’ascesa di Hitler al potere, e sono storica di formazione. Marine Le Pen, i suoi militanti, il suo partito, sono gli eredi diretti di Pétain, di Vichy, il regime che, in Francia, ha collaborato con il nazismo durante l’occupazione tedesca. Poi non dimentichiamo che il suo partito si è creato partendo dai militanti dell’Algeria francese, coloro che hanno rifiutato l’indipendenza dell’Algeria al punto da praticare il terrorismo sia sul suolo algerino sia in Francia. Quando lei osa riferirsi all’eredità del generale De Gaulle, come ha fatto mercoledì scorso, raggiunge il colmo dell’impostura politica e morale”.

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…incubo

Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme

Contrariamente ai miei amici e colleghi su questa pagina, Anna Foa, Dario Calimani e Davide Assael, non mi concedo nessun attimo di festeggiamento in seguito all’elezione di Emmanuel Macron a presidente francese. Sono ovviamente sollevato dalla vittoria del giovane e liberale Macron sulla più navigata e reazionaria Marine Le Pen. Ma i dati della vittoria mi sembra meritino un’ulteriore cauta riflessione.

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Al secondo turno, su 47.568.588 francesi aventi diritto al voto, 12.101.416 non hanno votato, 4.069.256 hanno votato scheda bianca o nulla, 10.644.118 hanno votato Le Pen, e 20.753.798 hanno votato Macron.

Il neo-presidente ha quindi ricevuto il sostegno del 43,6% (meno della metà) degli elettori potenziali, il 58,5% dei votanti, e il 66,1% dei voti validi.

Macron, che era partito con un vantaggio al primo turno di un milione di voti rispetto alla Le Pen, ha aumentato il numero dei suoi sostenitori di 12.097.452, mentre Le Pen ha conquistato 2.965.627 nuovi sostenitori.

Il successo di Macron nella raccolta di voti per il secondo turno è dunque schiacciante, ma significa anche che il vincitore è una seconda e non una prima scelta per il 58,7% dei suoi elettori al secondo turno.

Si tratta dunque chiaramente di un voto di salvezza nazionale per evitare il danno che sarebbe derivato dalla vittoria della sua concorrente, ma anche di un voto di ripiego espresso da parte di una maggioranza eterogenea e disamorata. La vittoria di Macron, candidato senza partito, conferma anche la tendenza al crollo dei partiti politici tradizionali.

Al primo turno i due principali partiti francesi hanno ottenuto insieme il 26,4% dei voti (20,0% il gollista Fillon, 6,4% il socialista Hamon). Dunque quasi tre quarti dei voti validi al primo turno sono andati a candidati di movimenti extra-partito o anti-partito, non rappresentati o malapena presenti nel parlamento francese uscente.

È grave la debacle dei partiti che nella loro espressione migliore costituivano una camera di riflessione e di elaborazione delle idee, oltre che una palestra per la crescita dei leaders. La focalizzazione sull’uomo, anzi sempre più sull’Uomo (vedi Trump), è un ben miserevole sviluppo all’interno delle democrazie occidentali.

Nulla di tutto ciò aiuta a risolvere i problemi sempre più complessi delle società mediatiche e post-capitaliste. I problemi accumulati, soprattutto del disequilibrio interno e del ristagno delle iniziative, sono pesanti e difficilmente risolvibili senza gravi sacrifici che nessuno è disposto ad accettare, o addirittura senza un nuovo contratto sociale che però verrebbe a contraddire molte delle fondamenta delle società esistenti.

Soluzioni populistiche non portano da nessuna parte. Pertanto lo scenario più verosimile è quello della continua accumulazione di ulteriori tensioni sociali e socioeconomiche – alla fine delle quali il dilemma della contrapposizione fra stato democratico e regime totalitario si riproporrà con forza ancora maggiore.

L’incubo dell’involuzione fascista non è eliminato dalle nuove elezioni, è solo rimandato.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(11 maggio 2017)

http://moked.it/blog/2017/05/11/incubo/

 

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