l’europa ieri e oggi

Storia di Giuliano Kriznik, raccontata da Giuliano Kriznik – di Emmanuela Anderle e Cristiano Mugetti

La liberazione? Il 2 maggio

L’Italia festeggia oggi la fine della seconda guerra mondiale – Giuliano Kriznik, deportato a Dachau, la ricorda così

martedì 25/04/17 05:55 – ultimo aggiornamento: martedì 25/04/17 05:55

Aveva 19 anni Giuliano Kriznik quando venne prelevato dalle truppe ausiliarie naziste l’8 novembre del 1944, a Fiume, assieme ad altri istriani e, senza alcuna spiegazione, caricato su un treno e deportato nel campo di concentramento di Mühldorf, nella zona di concentramento di Dachau, in Germania.

Nei sei mesi di prigionia, Giuliano venne spostato in diversi sottocampi della zona di Dachau dove, obbligato ai lavori forzati, fu anche costretto a scavare – a sua insaputa – delle fosse comuni. Una notte, nel campo di Weidenbach, Giuliano ricorda di essere stato svegliato da una voce che chiedeva acqua. Proveniva da un treno che si era fermato nella stazione poco distante, carico di ebrei. “Ad un certo punto – dice – vidi un ufficiale SS che portava due ebrei morti sotto braccio e li infilava in un vagone dove i cadaveri erano impilati come sardine”.

Il 2 maggio il campo dove si trova Giuliano viene liberato dagli americani che arrivano con i carri armati, preceduti da un italo-americano mandato su una jeep in avanscoperta per stanare nemici e segnalare i prigionieri.

La guerra, anche per i detenuti a Weidenbach, era ufficialmente finita. Alcuni decisero allora di tornare a piedi in Italia, altri, tra cui Giuliano, di aspettare un passaggio. Dopo il fortunato ritrovo di una colonna di autocarri tedeschi abbandonati e carichi di viveri, Giuliano e i compagni vennero “identificati”, disinfestati con DDT, dotati di saponette Swan e lamette “gillette”e spostati in un campo di raccolta per ex prigionieri. Dopo aver perso il primo treno per il rimpatrio, Giuliano decise di restare in Baviera dopo aver trovato lavoro presso una fattoria , dove rimase un anno, fino al ritorno in Italia, nell’aprile del 1946.

Emmanuela Anderle

(n.d.r.) Giuliano Kriznik, il 9 dicembre 2017 compirà 93 anni. Il 7 ottobre del 1981 presentò alla Commissione per le provvidenze a favore degli ex deportati nei campi nazisti KZ una richiesta che, per vent’anni, lo impegnò a ricostruire una storia atroce, ma purtroppo vera. La sua e quella di molti altri istriani deportati.

L’intervista con Video è al sito:

http://www.rsi.ch/news/mondo/La-liberazione-Il-2-maggio-9008278.html

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Emma Bonino, nata a Bra nel 1948, è stata ministro degli Esteri nel governo Letta, dal 1995 al 1999 è stata membro della commissione europea guidata da Jaques Santer

La gente ce l’ha con la burocrazia, i vincoli, le limitazioni…  

«Nella campagna dei radicali “Tutto quello che sai sull’Europa è falso”, ricordiamo, tra le altre cose, che il numero dei funzionari di Bruxelles (55 mila) è inferiore a quello della città di Roma (62 mila con le partecipate). E comunque a tutti questi che vogliono uscire bisognerebbe chiedere: uscendo dall’Europa quali problemi risolviamo? Il terrorismo? Non mi pare. L’immigrazione? Dubito. La competitività economica? Non risulta. Ventotto Paeselli alla deriva di fronte a giganti come Cina, Russia e Stati Uniti. L’unica a rendersene conto è la Germania. Mi torna in mente la frase di un diplomatico: “L’Europa è fatta di due tipi di Stati: quelli piccoli, e quelli che non si sono ancora accorti di essere piccoli”».

Vede i margini per un’inversione di rotta?  

«Rilevo piuttosto che sono stati americani come Obama e Kerry a ricordarci che mettere insieme 28 Stati, 24 lingue e 19 Paesi con la stessa moneta, sia stato il progetto politico più ambizioso e meglio riuscito dei nostri tempi. Peccato che non ci sia più un leader europeo che abbia la forza e il coraggio di fare questo racconto al suo popolo».

L’articolo completo lo trovate su:

http://www.lastampa.it/2017/04/22/esteri/boninosenza-europa-siamo-paeselli-alla-deriva-ggC2SPxFdnaFC8vnw6q4ZI/pagina.html

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