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(iStock)

I lati buoni dell’Europa

di Gianfranco Fabi

Plusvalore
Venerdì 24 febbraio 2017 alle 12:20

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Si stanno svolgendo in queste settimane in tutta Europa, proprio oggi è la volta di Roma, le celebrazioni per i trent’anni dell’Erasmus, un nome che non solo ricorda uno dei più grandi teologi e filosofi europei, l’olandese Erasmo da Rottedam, autore dell’Elogio della follia e grande combattente contro il dogmatismo e l’intolleranza. Erasmus è anche la sigla per l’European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, il piano d’azione della regione europea per la mobilità degli studenti universitari.

Nel primo anno, nel 1987, al progetto avevano partecipato 11 paesi e gli studenti che erano andati a studiare all’estero avevano superato di poco quota tremila. L’anno scorso sono stati invece più di 700mila i cittadini europei che hanno partecipato ai programmi che oltre allo studio vero e proprio si sono progressivamente estesi all’insegnamento, ai tirocini sul lavoro, all’apprendistato, alle attività di ricerca, all’aiuto umanitario nelle organizzazioni non governative: in questi trent’anni oltre 5 milioni di europei si sono spostati in un altro paese per almeno sei mesi.

La Svizzera ha condiviso il progetto Erasmus dal 1992 e in 25 anni sono stati oltre 90mila gli studenti e gli insegnanti che vi hanno preso parte. Quarantamila studenti svizzeri hanno frequentato corsi di almeno un semestre in una università o Alta scuola di un Paese europeo, mentre gli atenei elvetici hanno accolto altrettanti giovani. Mentre nello stesso periodo vi è stata la partecipazione di oltre 8mila docenti.

Dopo la votazione del 9 febbraio del 2014 il meccanismo si è tuttavia inceppato. L’Unione europea ha bloccato la reciprocità automatica in attesa di un accordo complessivo sulla libera circolazione delle persone. Il programma Erasmus viaggia così a velocità ridotta dato che Bruxelles non garantisce più le sovvenzioni per chi vuole studiare in Svizzera. I sussidi per gli studenti europei nella Confederazione oltre che per gli svizzeri all’estero, pari l’anno scorso a 25 milioni di franchi, sono finanziati, per ora, dalla Fondazione per la collaborazione confederale a cui partecipano tutti i Cantoni.

Al di là del difficile dialogo tra Svizzera e Unione europea resta il fatto che il programma Erasmus, con la sua capacità di permettere nuove esperienze e di ampliare la formazione dei giovani, rappresenta uno dei lati positivi di un’Europa che spesso, e giustamente, è invece criticata per la sua burocrazia pletorica e per i vincoli e le rigidità dei trattati. Ma non c’è solo questo. Solo due altri esempi.

Da giugno verranno aboliti i costi di roaming per le telefonate da e per l’estero con risparmi significativi per i consumatori, risparmi che sono da tempo garantiti anche dalla progressiva apertura del mercato aereo con il via libera ai voli a basso costo in tutto il Continente.

L’Europa festeggia a marzo i suoi primi sessant’anni, dato che il trattato istitutivo del mercato comune è stato firmato a Roma il 25 marzo del 1957.

È un’Europa con molti problemi, ma anche con lati positivi che non vanno dimenticati.

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/plusvalore/I-lati-buoni-dell%E2%80%99Europa-8763124.html

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Romano Prodi, presidente della Commissione UE dal 1999 al 2004(ansa)

“L’UE? Un pane mezzo cotto”

Intervista a Romano Prodi che guarda al futuro dell’Unione a pochi giorni dalle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma

mercoledì 22/03/17 08:55 – ultimo aggiornamento: mercoledì 22/03/17 08:55

Testo e correlati su:
http://www.rsi.ch/news/mondo/LUE-Un-pane-mezzo-cotto-8879911.html

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