le rivoluzioni si fanno anche con i numeri

melamed, erasmus – Un’opportunità per crescere

Pubblicato in Melamed il ‍‍03/03/2017 –

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«Sono pochi gli uomini che possono dire di avere avuto un impatto così significativo sul destino di milioni di persone: mio padre è uno di loro, nel segno dell’apprendimento, dell’incontro e della libertà. Prendere il meglio da ognuno e offrire a ciascun individuo l’opportunità di crescere: questa è la sua visione dell’Europa e l’Erasmus è stato il modo per realizzarla».

Domenico Lenarduzzi, 80 anni, di cui 40 passati all’interno delle istituzioni europee, è l’uomo a cui oltre quattro milioni di giovani devono dire grazie: è lui, nato a Torino da una famiglia di friulani in cerca di fortuna ed emigrato da bambino in Belgio al seguito del padre nelle miniere di Charleroi, ad aver immaginato, disegnato e voluto il progetto Erasmus. Suggerendo anche il nome ispirandosi al teologo olandese Erasmo da Rotterdam, testimone di cultura e mobilità, giocando con le parole fino a ricavare l’acronimo European Region Action Scheme for the Mobility of University Students.
«Papà ha avuto un’infanzia durissima» – racconta la figlia Isabella, prestando la voce al padre convalescente – «Ha vissuto sulla propria pelle la povertà e il razzismo: in classe non era accettato, veniva relegato nell’ultimo banco isolato dagli altri, senza conoscere la lingua e senza nessun aiuto dagli insegnanti. Il suo carattere forte lo portava a ribellarsi e così sistematicamente veniva espulso da scuola.

L’incontro con un prete operaio ha però cambiato il suo destino: in quel vivace ragazzino il sacerdote vide un enorme potenziale e quindi, barattando il pagamento della retta con lavori di manutenzione e un aiuto in cucina, lo fece accogliere in un collegio di Gesuiti».
A Lenarduzzi stare sui libri piace e i risultati arrivano veloci: dal 1955 al 1959 frequenta Ingegneria commerciale e dal 1960 al 1963 Scienze politiche e sociali. Con due lauree entra tra gli organi della Comunità europea, che sta muovendo i primi passi dopo la firma dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957.
«Garantire un’istruzione di qualità, come riscatto individuale e sociale: per papà diventa la traccia di ogni azione, la sua vocazione personale e professionale. Dare a tutti la possibilità di studiare, mirando all’eccellenza e al perseguimento dei propri sogni».

Per fare questo il muoversi dei docenti e degli studenti tra le nazioni diventa un tassello fondamentale, e così all’inizio degli anni ’80 a capo della Divisione della Cooperazione europea anima la task force «Istruzione, Formazione, Gioventù», per favorire una libera circolazione non solo delle merci ma anche, e soprattutto, delle teste.

Vincendo le forti resistenze di alcuni Stati membri, come il Regno Unito, la Francia o l’agguerritissima Danimarca che temeva di perdere l’autonomia dei programmi scolastici. E anche quella dei Rettori che con comprendevano la necessità di doversi aprire all’estero. Un muro da infrangere facendo leva sulla passione e l’energia propulsiva degli universitari, sollecitando un movimento dal basso.

«Era determinante il sì dei francesi per approvare il budget necessario a finanziare le borse di mobilità. E così in un pranzo all’Eliseo riesce a far sedere Franck Biancheri, fondatore dell’associazione studentesca Aegee, vicino a François Mitterrand: per tutto il tempo questo vulcanico personaggio parlò con vigore ed entusiasmo del valore della mobilità e alla fine del pasto il presidente transalpino, per l’esasperazione, diede il suo assenso».

E così nel 1987 sboccia il progetto Erasmus, con i primi 3.244 giovani in viaggio verso atenei stranieri: un nucleo di pionieri che diventano un volano irrefrenabile di una storia lunga 30 anni. Con l’Italia tra i Paesi protagonisti: basti pensare che nel 2016 sono partiti oltre 30 mila universitari e ne sono arrivati circa 20 mila.
Un’avventura virtuosa, e fortemente proiettata verso il futuro, celebrata proprio oggi in Campidoglio con gli Stati generali della Generazione Erasmus, con l’insediamento del consiglio italiano degli studenti e degli ex studenti, riunito per elaborare un documento con opinioni, proposte e suggestioni da consegnare nei prossimi mesi ai decisori politici. «L’Erasmus per tutti: rimane questo il sogno di mio padre, con borse di studio più cospicue, che permettano ad ogni ragazza e ragazzo, di qualsiasi nazione, di usufruire di un’opportunità unica.

L’Europa della cooperazione e dell’integrazione è questa: per costruirla si passa dalla cultura e dall’esperienza concreta. E bisogna coinvolgere tante, tantissime, persone: le rivoluzioni si fanno anche con i numeri».

Federico Taddia per La Stampa

(3 marzo 2017)

http://moked.it/blog/2017/03/03/melamed-erasmus-unopportunita-crescere/

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