san remo

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Il Casinò di Sanremo in una immagine d’epoca

A San Remo staccato… come scriveva mio padre morì mia zia.Era sempre stata un’appassionata di giuoco d’azzardo e quando andò in pensione pensò che non valeva la pena di prendere un treno per andare a giocare quando ci si poteva andare a piedi facendo un pò di quel moto che dicono che fa bene a tutti.E si ritirò a San Remo.

Ma il cuore non le resse,avrà perso troppo per le sue possibilità.Che altro devo pensare.

Mio padre non condivideva i gusti della sorella anche se per fare benzina ad un aereo che si trovava ad Albenga mi raccontò che lui ed il pilota fecero una puntatina al casinò uscendone vittoriosi.Aneddoti del passato.

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Mi è piaciuta questa poesia di papà (a destra nella foto) dedicata non tanto alla città ligure quanto al gioco,e la condivido.

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San Remo

Surse sacrato al giuoco che diletta

un nuovo tempio a festa ognor parato,

di numeri le preci,i sacerdoti

di lingua infraciosati e di alti modi.

Surse fra i fiori in tepida riviera

laddove il verno cede l’armi vinto,

surse fra il coro d’onde,ulivi e venti,

splendente come il raggio che sfavilla

sull’oscillante crespo in mille luci.

Veglia l’altare la bendata dea.

Strano rito fra lucide vetrate,

al murmure di fidi intenti in prece,

si compie innanzi a una silente ruota

su manto verde di fatati segni.

Non sacri capri,ne campestri doni,

non calici ferventi a propiziare

l’estroso volto della dea Fortuna,

ma lievi d’osso variopinti dischi,

che il sacerdote aduna,conta,sparte.

Molti convengon per cercar l’oblio,

molti a tentar l’ascesa senza stille

di faticati passi ver la meta

che brame acquieti e il viver rassicuri,

molti pel brivido ch’inganna le ore,

ma tutti,infin,per l’oro ch’è signore

d’ogni pensiero e d’ogni umana pena.

(Mario Torres)

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Eugène Ferret (… – …) è stato un architetto francese.

Vissuto a cavallo degli anni tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, progettò l’edificio del casinò di Sanremo, ancora oggi sede della casa da gioco matuziana.

L’architetto Ferret si aggiudicò l’opera di costruzione del casinò Kursaal tra altri sei progetti presentati. Il successo del progetto fu dovuto alla scelta per l’edificio dello stile liberty in quel tempo tanto in voga nella vicina Francia. L’inaugurazione dell’imponente edificio, avvenuto il 12 gennaio 1905, lo vedeva adibito a teatro dove venivano organizzate feste, concerti e dove veniva praticato il gioco d’azzardo anche se senza autorizzazione ufficiale. Tale attività venne legalizzata con regio decreto-legge del 22 dicembre 1927 n. 2448.(wikipedia)

 

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Galleria di personaggi

Il Casinò di Sanremo vanta frequentazione di illustri personaggi, che hanno contribuito a cementare l’immagine e il brand dell’azienda nel corso dei suoi oltre 110 anni di attività.

Carlo Dapporto nel dopoguerra allestì a Sanremo, nell’ex Salone delle Feste, la prima del suo spettacolo “Riviera Folies” che poi fece il giro dell’Italia e dell’Europa.

Gli stessi Eduardo e Peppino De Filippo furono scoperti dal Teatro della Casa da gioco, dove si esibirono più volte.

Eduardo raccontava: “Alle quattro pomeridiane con grande dispetto dei camerieri, a passo scozzese, Peppino ed io, andiamo ad occupare la nostra tavola di angolo nel ristorante del Casinò per la colazione all’ora del tè …. Dopo colazione a volte andiamo su… alle sale superiori. Non vi dico se io vinco o perdo. Vi basti sapere che il mio numero preferito è il 14. Sul colore non punto mai. Siamo o non siamo? Io vado a caccia del milione…”.

Peppino De Filippo invece: “A me piace Sanremo: Quando penso che dalle sale del Casinò si può venir via ricchi, mi vengono i brividi, divento timido, mi imbroglio tra il 14 ed il 24, il 26 ed il 16 e mi rimetto i gettoni in tasca…. Sono fatto così!”.

Nelle Sale della Casa da gioco si potevano incontrare Vittorio De Sica, Re Gustavo Di Svezia, Re Leopoldo del Belgio, Ranieri e Grace di Monaco, Re Faruk, che negli Anni 50 visitava quotidianamente i tavoli verdi.

Durante un celebre poker si autoproclamò quarto re avendone in mano altri re. Fu un “poker” anomalo ma che nessuno ebbe il coraggio di contestare.

Vittorio De Sica tornava spesso a Sanremo soprattutto nel periodo festivaliero. Era un grande giocatore ed era solito ripetere: Con quello che ho giocato posso intitolarmi la parte destra del Casinò, la torretta.

Anche oggi alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura, dell’arte frequentano la Casa da Gioco e mantengono vivo il loro legame con il Casinò Sanremese.

Curiosità storiche e artistiche.

L’origine delle carte da gioco, che normalmente vengono utilizzate oggi, può farsi addirittura risalire all’epoca degli antichi egizi.

I faraoni si affidavano, infatti, a sacerdoti ai quali si attribuiva la capacità di leggere gli eventi naturali attraverso i numeri.

Da sottolineare che la numerologia delle carte si trova anche nel calendario ebraico.

Interessante riflettere sul fatto che le carte da gioco siano 52, come il numero delle settimane in un anno, il mazzo delle carte sia contraddistinto da 4 semi, 4 come le stagioni; ad ogni seme appartengano tredici numeri come i mesi lunari, presenti nel calendario ebraico, ed infine i 4 re, che richiamano i 4 elementi primordiali, acqua, aria, terra e fuoco.

Il Piede fortunato della “Cica Cica”.

La ritualità e la proverbiale superstizione dei giocatori si evidenzia nel gesto benaugurante del tocco del piede della statua, da sempre propiziatrice di buona sorte.

La scultura venne realizzata da Odoardo Tabacchi e conosciuta come “Cica Cica” o semplicemente “la Cica”. L’amministrazione comunale di Sanremo la vinse in un concorso bandito per l’Esposizione della scultura di Torino, nel lontano 1884.

Essa rappresenta una fanciulla nuda seduta su uno scoglio, con le braccia piegate in gesti di scherno e scongiuro, da cui il nome “cica-cica”. Il critico d’arte Ugo Fleres la descriveva così: “…una fanciulla assai bella ed allegra ha superato le sue compagne e, posatasi a sedere su uno scoglietto, di là fa il verso beffardo della Cica-cica a quelle che ancora diguazzano nell’acqua.”

Non tanto la sua nudità, quanto il realismo con cui le sue forme vennero descritte, fecero sì che la statua fosse giudicata “inadatta” al Palazzo Comunale e destinata alla Casa da Gioco.

Il Bronzo de “Il Pescatore”.

Tra i “gioielli” artistici conservati nel Casinò si può ammirare una preziosa copia del “Pescatore” (Museo Nazionale del Bargello di Firenze) di Vincenzo Gemito (Napoli 1852 – 1929).

Il realistico bronzo, che si trova al primo piano, sarebbe un’opera piuttosto tarda dell’artista, posteriore al 1922, probabilmente mai rifinita.

La scultura rappresenta un fanciullo nel momento stesso in cui stacca dall’amo un pesce che ha appena abboccato. Essa ha un verismo eccezionale, capace di rendere lo spirito allegro e spensierato del fanciullo, ma anche di descriverne con precisione ogni piccolo particolare anatomico.

http://www.casinosanremo.it/azienda/curiosita/

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