berlinale film festival

Citare tutto non si può e quindi ci accontentiamo di ricordare con questo articolo che a Berlino è di scena il Berlinale film festival,avete i correlati a disposizione se volete saperne di più.Grazie.

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Pettinatura, sguardo, portamento: Geoffrey Rush diventa Alberto Giacometti(© Parisa Taghizadeh)

Uguale a Giacometti

Geoffrey Rush mimetico nel film biografico presentato a Berlino

sabato 11/02/17 16:55 – ultimo aggiornamento: sabato 11/02/17 17:00

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Il ritratto di un uomo, che sia capace di restituirne qualche sprazzo di verità è l’impresa in cui si cimentano tanto l’attore – qui al suo quinto film dietro la macchina da presa – Stanley Tucci, quanto il suo protagonista Alberto Giacometti.

Fuori concorso alla Berlinale, Final Portrait racconta un paio di settimane della vita del grande scultore e pittore grigionese, quando a Parigi nel 1964 chiese al critico d’arte americano James Lord di posare per lui.

Tucci, partendo dal libro di Lord “A Giacometti Portrait” (1965), indovina un cast che parte dal Giacometti interpretato da Geoffrey Rush, sempre bravo nel trasmettere la follia artistica, e include: Armie Hammer per il curioso giornalista, Sylvie Testud per la moglie infelice di Alberto che viene tradita con una ridanciana Clémence Poésy.

Il ritratto che doveva essere completato nel corso di qualche pomeriggio, si dilata in una inarrivabile ricerca per restituire anche solo un attimo di verità del soggetto e regolarmente, quando all’autore sembra di avvicinarsi al risultato, arriva il momento di rifare tutto daccapo. Ritardando di giorno in giorno il ritorno a New York, James Lord entra in contatto con la vita eccentrica di Alberto Giacometti, che ammette di pensare al suicidio tutti i giorni e dichiara di volere essere insoddisfatto per soffrire e ricercare la stessa perfezione impossibile a cui anelano le sue magnetiche sculture filiformi.

“Perché i suoi soldi non li mette in banca?”
“Le banche sono inaffidabili”
“Ma scusi, lei è svizzero!”
“Svizzero italiano, prego”

                                          (dialogo da Final Portrait)

Un’impresa complessa anche per Stanley Tucci: se le sequenze più riuscite restituiscono la profondità dell’artista bregagliotto, alcune altre ne banalizzano l’esistenza, che si concluderà solo due anni dopo il suo ultimo ritratto.

Francesca Felletti

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