chiesette nostrane

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)

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Jean Modeste-Vista notturna della  Vergine di Oropa Pertengo (Vercelli)

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UNA CHIESA FRA LE RISAIE

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Tramonto: si scorge il profilo della piccola chiesa solitaria e quello del Monviso (Foto R. Ordano).

 

Uscendo da Pertengo sulla strada provinciale verso Costanzana si passa a fianco di una piccola, solitaria chiesa; essa è anche visibile in lontananza dalla strada Asigliano-Pertengo o dalla strada Costanzana-Asigliano o anche da quella che da Pertengo va a Rive; spicca, infatti, isolata nella distesa pianura, immersa in un silenzio largo, agreste, rotto solo dal transito veloce di qualche rara automobile. Le fa da sfondo il cielo. Il suo barocco morbido, semplice e lineare pare corrispondere all’animo della gente di risaia, ora sempre più rarefatta, ma, in anni non troppo lontani, ancora numerosa, operosa e bisognevole di divina protezione.

La forma di questa chiesetta s’integra bene nel paesaggio da cui trae bellezza a da cui riceve un riposante senso di serenità; non disturbano poco lontano alcuni alberi e una vecchia pompa (una  surbia), la quale, anzi, aiuta a ricreare le suggestioni di tempi passati; è un’architettura concepita non solo per elevazione e conforto dello spirito, ma anche per invitare a sostare, a riposare, a ripararsi dalla pioggia e dal sole: non altro scopo ha l’arioso atrio con i suoi sedili.

La chiesa è stata consacrata alla Vergine d’Oropa; dedicazione rarissima in queste terre lontane dai monti del celebre santuario mariano, lontane soprattutto per il tempo in cui venne eretta, quando le distanze erano dai più percorse a piedi; infatti, secondo le ricerche di un autorevole conoscitore della diocesi eusebiana, nel Vercellese non vi sarebbero che pochissime chiese con questa dedicazione1.

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Pertengo. Chiesa dedicata alla Madonna di Oropa (Foto R. Ordano).

 

La vicenda di questo sacro edificio è semplice e può essere fatta incominciare nel secolo XVII, quando si stava diffondendo sempre più rapidamente la  venerazione della nera Vergine; crediamo anzi che le origini di questa chiesa siano una testimonianza importante della propagazione nel Vercellese del culto della Madonna d’Oropa. È utile, a questo proposito, ricordare in breve i momenti salienti che hanno accompagnato la crescita del grande santuario mariano.

Com’è noto, già sul finire del secolo XVI, per opera precipua del vescovo di Vercelli Giovanni Stefano Ferrero, la devozione della Madonna d’Oropa incominciò a scendere giù dalle montagne fra le quali era stata confinata per secoli.

Era il tempo in cui lo zelo controriformista scopriva fonti di religiosa spiritualità persino fra i boschi di sperduti recessi delle montagne biellesi; nel 1605 infatti, sul versante orientale del monte Tovo, venne edificata la chiesa del santuario di S. Giovanni Battista; seguì nel 1659 l’inizio della costruzione della chiesa del santuario di Graglia, dedicata alla Madonna di Loreto; ma di tutte più antica e più assidua fu la pia determinazione di fare di Oropa un cospicuo centro di culto. Nel 1599, per sciogliere il voto contro il flagello della peste,  il comune di Biella deliberò di erigere nella conca oropea una nuova chiesa in sostituzione di quella medievale, dando l’avvio all’ingrandimento e alla crescita in fama del santuario, che, fra il 1616 e il 1619, venne collegato a Biella con una strada più agevole del secolare sentiero; nel 1620 il vescovo di Vercelli Goria poté quindi celebrare la prima incoronazione della statua alla presenza di una moltitudine di fedeli. Sempre nel corso del secolo XVII furono costruiti i grandiosi edifici del piazzale della basilica per meglio accogliere i pellegrini, che accorrevano in numero sempre maggiore.

Progressivamente la notorietà del santuario si dilatò anche in pianura, arrivando fino a Pertengo, dove, nell’ottobre 1672, Angelo Francesco e Giacomo Bernardino de’ Rossi fecero erigere un piccolo sacello in forma di pilone, dedicandolo alla Madonna nera2. Probabilmente quel sacello sarebbe rimasto com’era, se, il 2 febbraio 1747, non fosse avvenuto un fatto che i Pertenghesi credettero prodigioso.

Narra l’Orsenigo che in quella fredda mattina si ritrovarono alcuni spineti attorno alla cappelletta non solo verdeggianti ma coi loro frutti maturi. Fu ritenuto il fatto miracoloso e quasi segno che la Madonna desiderava d’essere ivi particolarmente venerata. Questo prodigio fu constatato anche dai RR. Canonici lateranensi di S. Andrea, ed autenticato dalla relazione del prevosto di Stroppiana D. Cerretti, incaricato e delegato dall’ill.mo Card. Ferreri a fare il debito esame. In memoria dell’avvenimento, ed in riconoscenza alla Vergine, i Pertenghesi colle loro elemosine vi eressero una chiesa, che fu terminata nel 1747 3.

Da allora il piccolo tempio subì due restauri: uno nel 1877 e un altro nel 1947; però la sua parte esterna è stata conservata intatta nelle sue linee originali.

Così, grazie alla comunità di Pertengo, al suo fervore religioso e alle sue cure possiamo ammirare fra i campi acquosi e verdicanti della campagna vercellese un gioiello di architettura barocca. Un gioiello ignorato dal turismo di massa e da quello di élite, dalla storia dell’arte e persino dalla ricerca erudita, se consideriamo che finora in nessun libro a stampa ci è dato di leggere il nome del bravo architetto – magister incognitus – che l’ha pensato e progettato. Speriamo che qualche studioso, frugando fra le vecchie carte, possa colmare l’ingenerosa lacuna.

Gennaio 1993

N O T E

1 – Ci riferiamo all’opera di R. ORSENIGO (Vercelli sacra, Como, 1909), il quale non segnala altre dedicazioni alla Madonna d’Oropa, se non a Cigliano (p.220) e a  Crescentino (p.228).

2 – Nell’interno della chiesa è stato conservato il pilone (o il suo ricordo) con l’iscrizione originale: Angelus Franciscus et Iacobus Bernardinus de Rossis erexerunt hoc sacellum Beatae Mariae Virginis montis Oropae. Anno 1672 mense octubris.

3 – Orsenigo, Vercelli sacra, cit., p. 379.

La piccola chiesa “…spicca isolata nella distesa pianura, immersa in un silenzio largo, agreste…” (Foto R. Ordano).

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http://www.webalice.it/r_ordano/UNA%20CHIESA%20FRA%20LE%20RISAIE.htm

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