l’italiano all’estero

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita.

(Mark Twain)

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Fare un’analisi del voto referendario non è alla mia portata ma qualche osservazione sì la posso fare,e direi che almeno per il mio precedente curriculum professionale di venditore estero e pure di emigrante ho quasi sempre notato che l’italiano trovato fuori dei confini nazionali è una persona differente di quella che hai lasciato a casa.

Come passano la frontiera cambia anche la mentalità.

E a questo punto dopo avere sentito come nelle isole il No ha preso una botta di voti devo pure rimarcare che l’Alto Adige (Bolzano è fuori per 99 voti) che è di lingua tedesca è non solo per il SI ma è addirittura la provincia italiana maggiormente favorevole ed altrettanto emerge il risultato di Milano che senza ombra di dubbio non è una città che dorme.

Cioè mi dà l’impressione che il modo di pensare dei progressisti o chiamateli coloro che guardano più in là verso la modernità se pur isolati e a sacche creano la speranza che anche il nostro paese parzialmente non si faccia rimbambire dai tanti commenti visti e sentiti sul piccolo schermo da una miriade di teste diverse.

Gli italiani residenti all’estero hanno votato e giudicato a favore del cambiamento,tutti.Col che devo supporre che fuori casa l’ambiente dove vivono che sia ben povero o ricco,moderno o tradizionale, li porta a vedere le cose sotto ad una luce differente di quella utilizzata da noialtri che restiamo sempre a casa.

Dovrebbe questo essere un motivo interessante per gli studiosi di statistica e di psicologia.

Io non ci arrivo ad interpretarlo se non che forse vivendo a casa d’altri una modifica costituzionale non viene presa come la morte di un cristiano,chissà,forse perchè sono cose che succedono dappertutto e che la gente ritiene come dentro alla normalità dei fatti quotidiani.

Tra i fatti più eclatanti del passato ricordo così  a spanne le crisi francesi in concomitanza con la guerra e la sconfitta nel sud est asiatico e la crisi di Algeria che portarono poi ad emergere al fenomeno De Gaulle per dargli un taglio alla continua instabilità dei vari governi succedutisi.Ben…ben altro che non tagliare le provincie e cambiare i rapporti stato con regioni o liberarsi del senato.

Non so se chi ha votato per il NO ritenga che la costituzione repubblicana del secondo dopo guerra sia adatta al 100% anche ai tempi nostri,forse sarà così,ma almeno per quanto mi riguarda non vorrei dovermi trovare ad adorarla come fosse un testo sacro religioso che tra l’altro è già stato oggetto di revisione ai suoi bei tempi,saprete infatti di come molti vangeli per esempio sono stati ritenuti apocrifi e scartati nel corso dei secoli,si fa per dire.

Ognuno se lo desidera può giudicare come il voto all’estero sia stato distribuito paese per paese,il web se pur con diversi orientamenti politici presenta tanti articoli di fonti differenti che tendono a fare contenti sconfitti e vincitori.

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“Bisognerà essere d’accordo nelle discussioni sugli interessi nazionali”(keystone)

“Non basta venire a sciare”

Didier Burkhalter parla alla RSI dei rapporti tutti da ricostruire col futuro Governo italiano

martedì 06/12/16 08:31 – ultimo aggiornamento: martedì 06/12/16 08:32

La diplomazia svizzera dovrà riallacciare per l’ennesima volta i rapporti con i nuovi ministri in Italia. A Didier Burkhalter dispiace perché, dopo anni difficili, ora si era in un buon momento. Le relazioni sono ottime, ha affermato, anche a livello personale con diversi ministri.

Con Paolo Gentiloni, suo omologo a Roma nel ministero degli affari esteri, si sente al telefono regolarmente. Anche ieri (lunedì), poche ore dopo l’annuncio della fine del Governo Renzi. Poi c’è Graziano Delrio, ministro dei trasporti, che nel dialogo su AlpTransit ha mostrato conoscenza e apprezzamento degli sforzi elvetici.

I nuovi ministri potranno scoprire la Svizzera

Allora dobbiamo sperare che anche nel futuro Governo italiano ci siano alcuni ministri con buone conoscenze della Confederazione? Alla RSI Didier Burkhalter risponde che ciò non è indispensabile, anzi: non basta.

“Non mi convince chi dice che conosce la Svizzera perché ci viene a sciare. E allora? Va bene conoscere le nostre piste, ma ci vuole di più.

Bisognerà essere d’accordo nelle discussioni sugli interessi nazionali, non certo sulla neve.”

Alan Crameri

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Non-basta-venire-a-sciare-8415817.html

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