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qui bruxelles: copriamo ogni rischio

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Quando uno acquistava un’assicurazione il sistema di una volta era che dovevi pagare il premio annuale per un certo numero di anni perchè il rischio la compagnia non poteva assorbirlo con una sola rata che incassava.

Ma se non c’erano stati incidenti la si sarebbe potuto anche andare a pari con una stretta di mano e un arrivederci.

Invece il rovescio della medaglia purtroppo si manifestava col fatto che a volte le annualità obbligatorie da versare andavano per le lunghe,molti e troppi anni e questo succedeva anche in casi di contratti sottoscritti per questioni di lavoro i cui premi restavano da versare anche quando tu non lavoravi più.

Poi per darci un taglio vennero le lenzuolate di Bersani e qualcosa in meglio si mosse nella direzione del consumatore.

Associati come siamo oggi all’Unione simili casi non potrebbero più succedere perchè di voci non ne mancano nel coro quando uno crede di avere patito un sopruso.E già che ci si tiene informati sui comportamenti dei vari stati almeno in teoria giustizia si può fare.

La UE è la nostra società assicuratrice e la Grecia tanto per citarne una a caso è l’assicurata per esempio, e non è fallita anche se se la vede brutta per i motivi suoi già noti.Quando infatti uno non sa autogovernarsi può finire a carico degli altri a meno che non ti scarichino seccati.

Ogni volta che si prospetta un’elezione per qualche carica importante tutti se potessero di fronte ad ogni diatriba interna si riservano di indire poi un nuovo referendum del tipo di quello recentemente avuto in Gran Bretagna.Ovvero per aggregarsi ci hanno pensato ed atteso anni ed hanno mandato i politici a firmare, e per staccarsi ci vorrebbero mandare invece il popolo.

Vogliamo andarcene… se non otteniamo quanto ci fa comodo.

Beh per l’intanto gli Inglesi devono ancora dimostrare di volere andarsene coi fatti e non con le parole,infatti si sono creati nel tempo tanti di quei legami a base di quattrini tra Londra e Bruxelles che non sarà poi così facile esercitare il diritto di recesso.

Cioè se la Grecia la volevano buttare fuori era un conto,ma se avesse voluto andarsene era un altro.

Oggi tocca all’Austria ma tranquilli che poi è garantito che toccherà alla Francia e quindi a noi di ascoltare un sacco di balle in campagna elettorale e di vedere aizzare la ciurma contro Bruxelles ogni volta che si va ad un voto.

L’ammutinamento più famoso fu quello del Bounty che sbarcò tutti a casa del diavolo………………..a Pitcairn un isolotto sperduto tra la Polinesia e l’Australia dove ammutinati ed ammutinate finirono non solo con  l’unirsi solo e sempre tra di loro ma pure di tagliarsi la gola vicendevolmente in lotte fratricide quando era necessario.

L’Europa è pratica dell’argomento.Qualcuno sotto sotto spera in un bis.

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Il liberale europeista Alexander Van der Bellen e, a destra, il populista Norbert Hofer (keystone)

Vienna tra Europa e populisti

Domenica di elezioni presidenziali, la scelta è tra Hofer, di estrema destra, e il verde Van der Bellen

domenica 04/12/16 07:33 – ultimo aggiornamento: domenica 04/12/16 12:33

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L’Austria divisa tra europeismo e populismo. Domenica, infatti, si vota per le elezioni presidenziali, la prima consultazione dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e, nel contempo, un’occasione per Norbert Hofer di diventare il primo capo di Stato europeo di estrema destra scelto in libere elezioni dopo la Seconda guerra mondiale.

La manifestazione di sabato contro l’elezione di Norbert Hofer (keystone)

I sondaggi (per quel che possono valere) danno lui (del partito nazionalista e populista FPOE) in un testa a testa contro Alexander Van der Bellen, esponente dei Verdi, liberale europeista, che da indipendente aveva vinto di misura (31 mila voti) il ballottaggio del 22 maggio, poi annullato in luglio per irregolarità nello scrutinio dei voti per posta (vedi articoli correlati).

Il candidato del Partito della libertà austriaco (formazione che fino a dieci anni fa era del defunto Jörg Haider) è dichiaratamente contro i migranti e i musulmani e — pur avendo ammorbidito la posizione negli ultimi giorni — ha avvertito che spingerà per un referendum di uscita dall’UE se questa dovesse diventare ancor più “centralista” in seguito alla Brexit.

ATS/px

http://www.rsi.ch/news/mondo/Vienna-tra-Europa-e-populisti-8406775.html

L’altra Austria è poco lontana

Un paese diviso sceglie il suo presidente. E i villaggi devono fare altrettanto

sabato 03/12/16 20:49 – ultimo aggiornamento: domenica 04/12/16 11:25

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Spiss, villaggio di 120 anime a ridosso della Svizzera, poco lontano dalla Bassa Engadina. Qui lo scorso maggio l’87,5% di chi è andato alle urne ha votato Norbert Hofer, il candidato della Fpö alla presidenza austriaco. Qui Hofer ha strappato il suo risultato migliore. E lo ha fatto in Tirolo, nella regione del suo avversario, Alexander Van der Bellen. Il candidato indipendente ha invece fatto incetta di voti (85.1%) 40 chilometri più lontano, sempre in Tirolo, nel suo comune: Kaunertal, poco meno di 600 abitanti.

Due comuni così vicini e così diversi nella scelta. Il risultato a Spiss è spiegabile col fatto che Hofer in maggio è stato preferito soprattutto nei comuni di piccola e media grandezza. Il sindaco Alois Jäger inoltre spiega che il suo comune ha scelto “Hofer per la sua personalità, perché ha affrontato in modo più chiaro la tematica dei rifugiati e perché sarebbe meglio un presidente giovane che uno di oltre 70 anni”. A Kaunertal il risultato é invece legato soprattutto al fatto che lì si vive anche di turisti europei e al prestigio di avere un presidente del proprio villaggio.

Due Austrie diverse insomma, ma neanche tanto lontane.

Anche a Pinkafeld queste due Austrie (una che chiede meno UE e più autodeterminazione, l’altra aperta e europeista) convivono. Qui, il villaggio dove vive Norbert Hofer, solitamente vincono i partiti storici. Conservatori e socialdemocratici si spartiscono il potere e la Fpö è fuori dai giochi che contano. Qui lo scorso 22 maggio Hofer ha però raccolto il 73% dei voti.

I candidati prima dell’ultimo dibattito televisivo (keystone)

Eppure in questa piccola cittadina i sostenitori del leader dei Verdi, forte nelle città, non si danno per vinti. Van der Bellen ha difatti lanciato una campagna elettorale che vuole conquistare la periferia. Per il politologo Peter Hajek molto si giocherà nelle regioni rurali e di montagna, che lo scorso 22 maggio preferirono il candidato della destra. “Van der Bellen e i suoi sostenitori questi mesi si sono sforzati di raggiungere l’elettorato delle zone rurali. Dobbiamo pensare che qui vive circa un terzo degli elettori austriaci”, ha spiegato alla RSI.

Per invece provare a vincere Norbert Hofer “deve far sì che chi ha votato per lui il 22 di maggio vada ancora alle urne. Inoltre deve convincere gli indecisi tra lui e Van der Bellen, ma anche di chi non è andato a votare in maggio. Per questo stiamo assistendo ad una pura campagna di mobilitazione. Sua, ma anche di Van der Bellen”.

Il politologo Peter Hajek(RSI)

Hajek ricorda che i due candidati rappresentano due idee molto diverse dell’Austria, ma restano vicinissimi nei sondaggi. Il risultato, con un tasso di partecipazione al ribasso, potrebbe però essere più chiaro dell’ultima volta.

Noi siamo andati anche a Pinkafeld, il villaggio di Norbert Hofer nel Burgenland e abbiamo raccolto alcuni pareri (guarda il video). Anche lì l’altra Austria è vicina e, tutto sommato, sembra convivere bene.

Il Municipio di Pinkafeld, il paese di Norbert Hofer (RSI)

Davide Paggi

video etc su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Laltra-Austria-%C3%A8-poco-lontana-8401267.html

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