scambio di idee contro la crisi

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(Mark Twain)

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Negozi in crisi: la ricetta del Locarnese

I negozi? “Luoghi di ritrovo”

Continua il viaggio tra i commerci che resistono alla crisi. La ricetta locarnese? Vicinanza con il cliente – di Marija Milanovic e Fabio Salmina

venerdì 02/12/16 06:18 – ultimo aggiornamento: venerdì 02/12/16 11:08

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Le chiusure di negozi e locali storici sono diventate moneta corrente. Ma c’è chi resiste alla crisi. E il nostro viaggio tra i commercianti che non ne vogliono sapere di chiudere i battenti – iniziato a Lugano – prosegue a Locarno. Nicola Romerio della Libreria Locarnese e Marc Brosselard della Casa del Tè hanno una lunga tradizione alle spalle e ci svelano segreti e strategia presenti e futuri.

Essenziale, per entrambi, è la vicinanza con il cliente, attraverso il consiglio personalizzato e la competenza. “Per quanto riguarda i libri – spiega Romerio – la scelta nel negozio è vasta ed il lettore può farsi consigliare dagli impiegati della libreria, ognuno dei quali è specializzato in alcuni settori”.

Lo stesso vale per il tè: “Ho provato tutti i prodotti che vendo e altre migliaia che non si trovano qui in negozio”, dice quello che tutti conoscono come “solo” Marc. “Se qualcuno mi chiede un darjeeling, qui ce ne sono 13 tipi, uno per ogni tasca. Sta poi a loro decidere quanto vogliono spendere e quale tipo di qualità stanno cercando”, prosegue il canadese che vive in Ticino da oltre 20 anni.

Ed è proprio questo il tipo di servizio – spesso assente nelle grandi superfici e nell’online – che spinge il cliente a tornare. Ma non è tutto. Perché alcune persone spesso vogliono semplicemente farsi una chiacchierata. “Ci sono dei turisti che vengono a Locarno solo per il Festival del film che tornano anno dopo anno in libreria per vedere le nostre novità, ma anche per salutarci e chiederci come va”, dice Romerio. E l’aspetto umano è stato fondamentale anche per il successo della boutique di Marc, che oltre al té offre porcellane giapponesi. “A me piace l’idea del negozio di un tempo, come luogo di ritrovo e come motore sociale – dice Brosselard – . Quando qualcuno entra da me, non si deve sentire obbligato a comprare qualcosa. Ci sono persone che si fermano anche solo per parlare. E io sono contento di poterlo fare”.

Dunque: vicinanza con il cliente, consiglio personalizzato, creazione di un rapporto umano duraturo nel tempo. Questa la ricetta, a grandi linee. Ma basterà? “Dobbiamo costantemente evolvere: se si modifica il mercato, cambieremo con lui. Non dobbiamo ancorarci ad un’idea fissa del nostro lavoro”, asserisce Romerio. Su questo fronte Brosselard il “futuro” già lo sta vivendo: se prima la gente era abituata a bere il té in sacchetto, ora cerca maggiormente quello sfuso. “E ormai i ristoratori seguono questa tendenza e si rivolgono a me per consulenza e acquisti”.

Marija Milanovic

video etc su

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/I-negozi-Luoghi-di-ritrovo-8381869.html

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