per capirsi bisognerebbe anche conoscersi

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Nella UE è quasi sempre tutto un battibecco il che poi non è così tanto male se serve a conoscersi.Anche sapere qualcosa in più dei nostri vicini e soci non è male e possibilmente attraverso non le parole di un telegiornale ma di un libro.Possibilmente scritto da una persona equilibrata nei propri giudizi.

In questo caso si tratta di un autore olandese in viaggio nei paesi baltici.

Interessante come scrive e di cosa scrive,dopo averlo letto lo raccomando a chi ne vuol sapere un pò di più sul Nord Europa.

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La passeggiata tra le Anime Baltiche di Jan Brokken

Pubblicato: 27/10/2014 12:30 CET Aggiornato: 27/12/2014 11:12 CET

Critico filosofico

Nel 1917 Robert Walser iniziò uno dei suoi più famosi romanzi scrivendo: “Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada”. Ed è con lo stesso spirito che Jan Brokken sembra uscire di casa e iniziare a camminare per le strade del nord Europa che attraversano Lituania, Estonia, Lettonia, parlando di Curlandia e Livonia, Riga e Königsberg, parlando delle persone, delle vite spezzate e distrutte dalle invasioni naziste e da quelle russe.

I 12 racconti contenuti in Anime Baltiche (Iperborea, 2014) si immergono nella neve e nei boschi nordeuropei, nelle case con il tetto spiovente, distrutte dai bombardamenti e ricostruite, ma anche nel conservatorio di Rakvere in cui ha studiato Arvo Pärt, nelle librerie che riescono a resistere alle guerre, nei palazzi costruiti da Ėjzenstejn padre e nei film di Ėjzenstejn figlio.

Questo passeggiare riporta alla luce uno stile pulito ma contemporaneamente estremamente accurato nel far riemergere da ogni incontro e da ogni palazzo o strada, la storia di un popolo, il desiderio baltico dell’indipendenza dalle invasioni, che ricorrono quasi in ogni racconto, storie di nazionalismi che altro non sono che voglia di libertà, di possibilità di un ritorno alla propria terra.

Il filo che lega una vita raccontata all’altra è un filo estremamente sottile fatto di povertà, a tratti rotto dai bombardamenti, spesso rotto dalle conseguenze del patto Molotov-Ribbentrop, quasi sempre ricucito, ma con segni di un dolore evidente: il dolore delle musiche di Arvo Pärt, compositore molto vicino alla musica minimale; o della lotta fatta da Sergej Ėjzenstejnper, attraverso il suo cinema, per esser diverso dal padre; o dalla fuga di Hannah Arendt dai bombardamenti della città (Königsberg, città di nascita di Kant) in cui ha vissuto gran parte della sua infanzia. Ma troviamo anche storie come quella di Jane Roze, del suo lavoro di libraio interrotto dalle rivoluzioni russe del 1905 che tentarono la presa del palazzo d’inverno a San Pietroburgo il 9 Gennaio e che si spostarono a Riga il 13. Jane Roze fu imprigionato in quegli anni e poi liberato, fuggito a Riga con la sua sposa fondò un casa editrice e una libreria. L’incontro di Jan Brokken con Ainars Roze, il nipote dà vita ad uno dei più bei racconti del libro, pieno di passione, non solo amorosa, nei confronti della resistenza, dei libri, della cultura. Cultura che fa da fondamento a moltissimi altri racconti, come quella dello scultore Jacques Lipchitz o del pittore Mark Rothko.

Perdersi tra le pagine di Anime Baltiche è un ritrovarsi in narrazioni dai contorni molto diversi da quelli tipici italiani, ma molto molto vicine ad ogni singolo lettore. Jan Brokken lascia decine di porte aperte per far emergere ancora altri mondi: dai film, alla musica, alla letteratura, alla scultura. La voglia di continuare a scoprire, di continuare a leggere, di visitare quelle strade, quei palazzi, quelle case, è tale da volersi ritrovare nei tramonti e nei boschi di una terra travolta e stravolta dalle guerre, ma che è riuscita, nonostante tutto a ritrovare la bellezza.

http://www.huffingtonpost.it/luca-romano/anime-baltiche-brokken_b_6046188.html

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