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i politici britannici sono degli ipocriti?

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Che la tirassero alle lunghe c’era da scommetterci non appena apparve la volontà popolare di tagliare la corda dall’Unione ed ora inizia il gioco al rimpallo,lo faccio io… lo fai tu… non lo fa nessuno e si torna indietro lasciando le cose come stavano prima del voto se si può.

Quale appiglio troveranno per vedere di invalidare il voto referendario non si sa ma dei buoni genitori non lasciano ad un figlio mezzo scapestrato di decidere sulle cose serie che possono mettere a repentaglio il benessere di un’intera famiglia o comunità.Gli si affianca se mai un tutore.

Cameron si è preso un rischio indendo il referendum e questo forse faceva parte delle prerogative di un Primo Ministro ma di lì ad accettarlo il risultato forse più che non il popolo o il nuovo capo dell’esecutivo è meglio che lo vedano assieme tutti i parlamentari in rappresentanza di ogni corrente politica che rappresentano.

La lezione serve a tutti noi europei che crediamo nelle decisioni del popolo sovrano che sovrano lo è di nulla come dimostrano i fatti britannici che hanno messo ben in chiaro le differenze di opinione tra scozzesi,nord irlandesi,inglesi e gallesi.

A volte non è tutto male che le istituzioni si prendano il loro bel tempo per decidere,e per intanto tutto è fermo in attesa che anche il referendum passi nel dimenticatoio messo da parte dai problemi quotidiani della gente.

Il via libera deve arrivare da Westminster (keystone)

Brexit: decida il Parlamento

L’Alta Corte boccia Theresa May: la premier non potrà attivare l’Articolo 50 senza Westminster

giovedì 03/11/16 11:29 – ultimo aggiornamento: giovedì 03/11/16 14:06

Questa mattina (giovedì) il tribunale londinese – con una sentenza clamorosa – ha accolto le ragioni di un gruppo di cittadini contrari alla Brexit, che, all’indomani del voto referendario, avevano chiesto che fosse Westminster, e non un’iniziativa di Downing Street, ad avviare la procedura formale di divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea.

Il Governo si era difeso sostenendo che le “prerogative storiche” e la “volontà popolare espressa chiaramente dal referendum” garantivano un pieno mandato operativo.

Atteso entro la fine di marzo 2017, l’avvio dei negoziati con Bruxelles adesso rischia seriamente di essere rimandato, anche perché l’Esecutivo ha già fatto sapere che si appellerà alla sentenza odierna: toccherà dunque alla Corte Suprema deliberare entro la fine dell’anno.

May si è sempre opposta a qualsiasi coinvolgimento parlamentare, ritenuto un’indebita interferenza che rischia – a suo dire – non solo di rallentare il calendario d’uscita, ma addirittura di compromettere lo stesso buon esito delle trattative.

Ciononostante, di fronte alle crescenti proteste dei parlamentari di tutti gli schieramenti, la Prima ministra aveva concesso loro di poter esaminare preventivamente la sua strategia negoziale, presenziando lei stessa ad un dibattito alla Camera dei Comuni.

Lorenzo Amuso

Dal TG 12.30:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Brexit-decida-il-Parlamento-8259025.html

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