bancario consulente naso fino

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La mia mamma mi voleva bancario.Era il cosiddetto posto sicuro ma oggi lo è molto di meno.Lo dicono gli esuberi che ci sono stati negli anni passati,quelli prima e durante le fusioni che hanno fatto delle nostre banche quanto leggiamo sui listini di borsa odierni.

Una volta aprivano sportelli che ora chiudono e l’impiegato è trattato così così dalla direzione e male dai clienti quando non anche dai superiori se non raggiunge i traguardi decisi da chi sta in alto.

Se poi fà perdere dei soldi in qualche investimento proposto da coloro che la sanno lunga sui gusti dei clienti si ritrova trasferito da qualche altra parte per non vedersi sempre le stesse facce attorno a reclamare.

Qualora poi i soldi li perdesse la banca prestando a chi non doveva,il funzionario percepisce un bonus di questo tipo…lo spostano in archivio nel caveau in basso giù dalle scale dove si trovano le cassette di sicurezza.Senza finestre ed alla luce artificiale tutto il giorno.

Fosse però uno in gamba tranquilli che ha fatto solo il suo dovere.I tempi sono duri e già grazie che non lo lascino a casa per assumere un impiegato giovane che costa meno all’impresa.

Anche ieri era così più o meno,ma la supposta aveva una faccia un pò meno cruda.

Si lamentano anche gli svizzeri i quali come spiega l’articolo erano partiti favoriti per ritrovarsi oggi ad affrontare un panorama che è cambiato.

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Paradeplatz a Zurigo, luogo simbolo del sistema bancario svizzero (reuters)

C’era una volta il bancario…

I mutamenti globali sulla piazza elvetica inducono le banche a cercare profili sempre meno legati alla finanza

lunedì 17/10/16 06:08 – ultimo aggiornamento: lunedì 17/10/16 06:08

Le banche attive in Svizzera si distinguono per uno stato di estrema solidità anche in un contesto nazionale e internazionale impegnativo. Nel 2015 hanno infatti potuto accrescere il proprio risultato operativo del 5% a CHF 64,6 miliardi, continuando a erogare crediti con la massima costanza a favore dell’economia e dei privati. Nel segmento della gestione patrimoniale transfrontaliera, la piazza finanziaria elvetica si è riconfermata l’indiscussa numero uno, con una quota del mercato globale pari al 25%”.

Queste sono le prime righe del comunicato stampa diffuso dall’Associazione Svizzera dei Banchieri lo scorso 1. settembre in occasione della presentazione del “Barometro bancario 2016” che ha avuto luogo a Zurigo.

Un settore quindi in salute. Se non che, continuando la lettura del comunicato, arrivano anche le note dolenti.

Le banche svizzere continuano a brillare per solidità, ma il settore sta anche riducendo gli impieghi (tipress)

Nel 2015 si sono persi 1012 posti, ovvero circa l’1% dei 103’000 in tutta la Svizzera. E nel primo semestre del 2016 erano già in 3454 gli impieghi soppressi, ovvero il 4,1%.

Ma non ci sono solo i licenziamenti dovuti alle ristrutturazioni. Un altro elemento importantissimo è il tipo di formazione che viene richiesto a chi vuole occupare una posizione nel settore bancario.

Alberto Stival è vicedirettore del Centro Studi Bancari di Vezia. Un osservatorio privilegiato per capire quali sono le nuove esigenze del mondo bancario. “Si cercano sempre più persone per la gestione dei rischi e fiscalisti. In futuro inoltre si svilupperanno molto i settori legati al fintech, e quindi aumenterà la richiesta di personale con una formazione nel campo dell’IT

Alberto Stival, vicedirettore del Centro Studi Bancari di Vezia (CSB)

Consulenti messi sotto esame

Quanti clienti può portare?” Questa domanda era tra le più importanti, in alcuni casi la più importante che ci si sentiva rivolgere, molto spesso, durante un colloquio di assunzione in ambito bancario.

La capacità di acquisire clientela rimane un tassello importante, ma oggi le banche devono giocoforza puntare maggiormente su altre qualità in sede di valutazione di un collaboratore. E si stanno adeguando. Non solo quando si tratta di nuove assunzioni, ma anche chi opera da anni in un istituto è chiamato a dover dimostrare di possedere quelle conoscenze richieste dalla funzione, con tanto di esami.

 

Si diversificano le qualità richieste nei colloqui d’assunzione in ambito bancario (srf)

Dice ancora Alberto Stival “La novità maggiore è la certificazione dei consulenti, che riguarda molte tipologie di banche, dalle grandi alle piccole alle cantonali. La Romandia è ancora restia a questo genere di approccio, mentre la Svizzera tedesca è più aperta e anche in Ticino si sta procedendo a grandi passi con queste certificazioni”.

Il Centro Studi Bancari che ha sede a Vezia (CSB)

“La piazza ticinese ha perso delle competenze”

Il problema del personale qualificato in Ticino è fondamentale. Il futuro della piazza non potrà più vivere di solo private banking, come fatto fino a d’ora, approfittando del segreto bancario che portava nei forzieri molti capitali non dichiarati.

Spesso al cliente italiano bastava essere sicuro dell’impermeabilità del sistema elvetico in quanto a informazioni fiscali all’estero.

La decadenza del segreto bancario impone nuove sfide alla piazza finanziaria per attirare la clientela (tipress)

Ora la piazza dovrà essere in grado di fornire consulenza non solo al titolare dell’azienda dal punto di vista privato, ma anche all’azienda stessa. La Lombardia e il Nord Italia in generale, sono una zona industriale tra le più avanzate d’Europa e quindi un immenso bacino di potenzialità per il mondo bancario svizzero e ticinese in particolare.

La domanda è: abbiamo le risorse, le conoscenze, il cosiddetto “know-how” per poter eccellere anche in un tipo di consulenza al quale la piazza ticinese era poco abituata?

Dobbiamo ricostruire le competenze in consulenza aziendale che non abbiamo più” ci dice ancora Stival “e forse non abbiamo tutte le capacità in casa. Ben vengano persone competenti da fuori, ma accanto alla formazione delle forze locali

Natalia Ferrara Micocci, segretaria regionale dell’ASIB (rsi)

Nessuna differenza quando si tratta di difendere gli interessi dei bancari

Una diversificazione delle professioni significa anche un maggior impegno a difesa dei diritti dei collaboratori del settore bancario. Gli aspetti da tenere in considerazione si moltiplicano.

Parlare di “sindacato” per chi lavora in banca è sempre stato quasi un tabù. Eppure ultimamente si assiste ad una presa di coscienza che il posto di lavoro può essere a rischio, così come alcuni diritti che si pensavano acquisiti.

A difendere gli interessi dei bancari c’è l’Associazione Svizzera Impiegati di Banca (ASIB). A Natalia Ferrara Micocci, segretaria regionale dell’ASIB abbiamo chiesto se questa frammentazione di professioni non riduca la forza dell’associazione.

ASIB rappresenta il personale bancario suo affilato indipendentemente dalla mansione che svolge nell’istituto di credito per il quale lavora. Il che ci permette, tra l’altro, di fondare la nostra azione sulla conoscenza dei vari ambiti professionali del settore bancario, a tutto vantaggio dell’efficacia della nostra azione” ci dice la segretaria regionale

“L’anno prossimo ASIB raggiungerà i 100 anni di attività (è stata fondata nell’aprile del 1918) e, tra i suoi oltre 8’000 soci, annovera professionisti in diversi ambiti, tutti dipendenti nel ramo finanziario o assicurativo. Non c’è divisione, né frammentazione, anzi, i temi centrali come il salario, l’orario di lavoro, le vacanze e la salute sul posto di lavoro, sono comuni all’interno di un istituto a tutti i dipendenti, che siano essi  informatici, giuristi, cassieri, consulenti e via di seguito” conclude Natalia Ferrara Micocci.

Marzio Minoli

Le interviste le trovate su:

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Cera-una-volta-il-bancario…-8159197.html

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