roberta anau in miniera

 e05502_14a5c4591e204448acee7d89acf28b10La signora Anau in tenuta da agriturismo

La Miniera

Azienda forestale agrituristica

di Roberta Anau

http://www.laminiera.it/

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La signora Anau da sinistra alla presentazione del suo ultimo libro con Ada Treves al centro ed Elio Carmi

10/10/2016 10:05

In Sinagoga luoghi letterari

Casale C’è un filone della letteratura mondiale che potremmo chiamare: “come cambiare vita dopo essere stati affascinati da un luogo bello, ma completamente diverso da quello da cui si proviene”. Avete presente “Sotto il sole della Toscana” di Frances Mayes, o “Un anno in Provenza” di Peter Mayle?

Ecco il nuovo romanzo di Roberta Anau: “Un’ebrea terra terra”, presentato domenica 9 ottobre alla Comunità Ebraica di Casale si aggira in questi luoghi letterari: c’è il desiderio di cambiare un lavoro bello, ma soffocante, le difficoltà impreviste, la volontà (tanta) e finalmente la consapevolezza di aver trovato la propria felicità.

La differenza, e la parte più interessante di questa esperienza stanno soprattutto nel personaggio che anima queste pagine, uscite per Golem edizioni con una bella copertina di Emanuele Luzzati. Ufficialmente un romanzo, ma che ha molti punti in comune con la vita della sua autrice, nativa di Ferrara, insegnante per 22 anni a Torino, che decide di comprarsi 40 ettari attorno a una miniera di ferro dismessa (e probabilmente già brulli quando ne parlava Tacito) per farci un agriturismo (per la cronaca si chiama proprio la Miniera a Lessolo).

Presentato con molto spirito da Ada Treves, giornalista di Pagine Ebraiche, emerge tutto il carattere volitivo di Roberta, capace di spaccare le zolle con il piccone, importare la terra, battere i boschi in cerca di aghi di pino per dare il giusto humus ai cespugli di mirtilli.

Un microcosmo popolato di personaggi e animali sui generis: le oche servono per fare la guardia, i maiali di Roberta muoiono placidamente di vecchiaia intorno ai 20 anni e non solo perché c’è molta salsa yiddish a condire questo racconto di un personaggio che è orgogliosamente ebreo.

Per Roberta che ha scritto famosi manuali di cucina ebraica, la kasheruth è più un’appartenenza culturale che non un insieme di precetti, tanto che alla sua Miniera la tradizione piemontese si è mischiata presto con la sua cucina di casa.

Un po’ come in questo libro che vede in appendice un dizionarietto per districarsi tra termini in piemontese, ferrarese, ebraico e yiddish e ci si ricorda che essere ebrei vuol dire avere una RADICE radice comune e tanti rami. (a.a.)

http://www.ilmonferrato.it/news.php?NEWUUID=30ADCA6A-675F-477C-80B6-2B2A2ED9D682

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Elio Carmi al centro insieme al “torpedone” di turisti in visita ieri alla sinagoga ed ai musei annessi.

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il sig. Nikolaj Komisarjevsky Landstein in veste di guida turistica

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