ospitalità e convenienza

chagall_parents

I genitori – Marc Chagall

Gli USA non sono quello che diremmo un paese di gente ospitale bensì sono piuttosto un paese aperto all’immigrazione quando l’immigrato torna a ricoprire in quel momento il ruolo dello schiavo nero di una volta che veniva acquistato e sfruttato secondo i fini dettati dalle necessità della maggioranza del paese.

Del tipo che la porta era aperta se c’era bisogno di braccia da lavoro per aumentare il fatturato delle aziende manufatturiere o agricole quando certi generi avevano una domanda che eccedeva l’offerta e quindi davano buoni utili.

Se poi l’immigrato assorbendo il clima dell’ambiente faceva anche fortuna tanto meglio.

Sarebbe divenuto un esempio in più da citare un domani riguardo la bontà del loro metodo sociale (gulp!).

Oggi  sul migrante di colore non ci sentono.

Hanno infatti ancora vergogna di come hanno trattato i loro antenati nell’epoca dello schiavismo e quindi non ne vogliono vedere di nuovi che gli facciano tornare alla mente gli incubi del passato.

Basta e avanza con quelli che hanno in casa.

Del rifugiato siriano hanno invece paura,ci sono troppi argomenti che non conoscono della religione islamica e di quanto altro possa sfuggirgli concernente il Medio Oriente e che sia al di fuori della loro convenienza petrolifera che pare sia stato l’unico argomento  tenuto in considerazione sino alla loro autonomia energetica raggiunta solo poco tempo fa.(http://www.rsi.ch/news/mondo/Che-cos%C3%A8-Aleppo-7989896.html)

In breve riassumendo è una filosofia di vita e di politica dettata dal pragmatismo economico del paese e dall’utilitarismo.

Quello che conviene a me si fa,il resto lo lasciamo in attesa degli eventi.

Direi che il Canada li segue abbastanza a ruota nella maniera di pensare.E ciò nonostante i kilometri quadrati di superficie a disposizione rispetto alla poca popolazione che ci vive.

Se andiamo indietro nella storia ma non troppo e ci focalizziamo sulle persecuzioni antiebraiche del nazismo vi potrei citare fatti che non tutti tornano ad onore delle potenze democratiche di quegli anni.E proseguono anche oggi.

 

+

Il Kindertransport fu il nome dato ad un’azione che si svolse nei nove mesi precedenti allo scoppio della seconda guerra mondiale: il Regno Unito accolse quasi 10 000 bambini prevalentemente ebrei, provenienti dalla Germania nazista e dai territori occupati di Austria,Cecoslovacchia e Danzica, sistemandoli presso famiglie affidatarie, ostelli e fattorie.

Dopo la notte dei cristalli l’opinione pubblica mondiale si interessò alle sorti delle minoranze ebraiche tedesche, austriache e cecoslovacche e soprattutto a quella dei bambini. Il Regno Unito decise di rimuovere i controlli sull’immigrazione dai paesi interessati per i bambini, che non erano in grado di influenzare il delicato mercato del lavoro.

I leader della comunità ebraica britannica avevano rivolto nel novembre del 1938 un appello al primo ministro Neville Chamberlain e i quaccheri avevano presentato un programma di soccorso per i bambini, finanziato da organizzazioni umanitarie e religiose. Il 18 novembre 1938, la Camera dei Comuni discusse l’argomento e approvò il programma, affidato a Norbert Wollheim.

Si fece anche un tentativo di estendere il programma agli Stati Uniti: lo stesso Wollheim scrisse a molti senatori statunitensi, ma il Congresso rifiutò esplicitamente ogni cooperazione con una dichiarazione formale, affermando che ospitare i bambini senza i genitori sarebbe stato contro le leggi di Dio.

L’accoglimento dei bambini in Gran Bretagna richiedeva per ogni bambino di reperire una famiglia disposta ad accoglierlo. I genitori dovevano inoltre versare una somma di 50 sterline a garanzia del futuro ritorno in patria. I genitori delle zone interessate al programma iniziarono ad iscrivervi i propri figli. Furono favoriti i bambini orfani o con problemi economici, ma furono iscritti anche figlie di famiglie benestanti. Il regime nazista non ostacolò il programma, ma stabilì che ogni bambino avrebbe potuto portare con sé solamente una valigia, un bagaglio a mano e 10 marchi, proibendo l’esportazione di oggetti di valore. Il viaggio portava i bambini nei Paesi Bassi, dopo i controlli delle polizie di frontiera: quello tedesco rivolto in particolare ad impedire l’esportazione di beni non permessi. Dopo il confine i treni erano attesi da gruppi di donne che offrivano cioccolata e dolciumi. Il treno arrivava sino a Hoek van Holland, presso Rotterdam, da dove il viaggio proseguiva per mare per oltre 200 km, con condizioni spesso non buone a causa della stagione invernale, fino ad Harwich, e quindi con un altro treno fino alla stazione londinese di Liverpool Street dove venivano a prendere i bambini le famiglie affidatarie.

Il Kindertransport portava in Gran Bretagna circa trecento bambini a settimana. Il ritmo era talmente alto che con il passare del tempo risultò sempre più difficile rintracciare famiglie disposte in tempo utile e furono velocemente allestiti dei centri di accoglienza temporanea, in zone precedentemente occupate da campi estivi. In questi centri di accoglienza giungevano, ogni fine settimana, gruppi di persone, famiglie, che venivano a scegliere e a portar via i bambini.

Ci furono problemi di integrazione, dovuti alle differenze di lingua, di cultura e spesso di classe sociale, che in alcuni casi portarono all’affidamento ad altre famiglie. I bambini rimasero in contatto con le famiglie d’origine tramite le poste tedesche e inglesi fino allo scoppio della guerra nel settembre del 1939; in seguito i contatti vennero mantenuti con cartoline recapitate dalla Croce Rossa Internazionale. A causa dei pericoli dei bombardamenti i bambini furono trasferiti dalle città nelle campagne.

Durante la guerra alcuni dei rifugiati giunti con il Kindertrasport, ormai cresciuti, entrarono a far parte dei corpi militari istituiti con profughi tedeschi e austriaci e alcune ragazze divennero infermiere o servirono come ausiliarie. Dopo la fine della guerra, trascorsi sette anni dall’arrivo i giovani scelsero in prevalenza di tornare in patria e cercarono i propri genitori, con cui avevano spesso perduto ogni contatto: la maggioranza delle loro famiglie di origine era tuttavia stata sterminata nella Shoah.(wikipedia)

+

john langford

  John Langford

A questo punto vi racconto una storia vera di un signore,mio cliente inglese col quale entrammo abbastanza in confidenza dal farmi raccontare episodi che i più preferiscono dimenticare e che è scomparso solo alcuni anni fa.Mi è venuto in mente qualche sera fa pensando a come cambiano le cose.L’articolo completo che ho trovato è più interessante che non il sunto che vi faccio.

Nato ebreo nella Prussia orientale nel ’38 aveva 17 anni quando subì i pogrom nazisti della Notte dei Cristalli al seguito dei quali venne arrestato e riscattato dal padre che si impegnò a farlo emigrare entro un mese col Kindertransport attraverso il quale si salvarono circa 10mila bimbi ebrei ma lasciando i genitori indietro.

Il padre lui non lo rivide più. Arrivato in Gran Bretagna senza una lira in un centro di raccolta venne dapprima aiutato da una famiglia di conoscenti che ospitava già sette ragazzi profughi della Germania nazista,continuò a studiare e poi venne internato nel 1940 essendo cittadino tedesco quando iniziò la guerra.

Liberato dopo poco si arruolò volontario da paracadutista nella 6a Divisione aerotrasportata e partecipò ai fatti di guerra dello sbarco in Normandia cambiando di nome e di cognome.

L’avessero preso prigioniero i tedeschi correva il rischio infatti di essere ucciso come ebreo.E vi garantisco che il suo accento tedesco parlando inglese lo si sentiva chiaramente.

Racconto di lui anche perchè molte volte si pensa che gli ebrei si siano lasciati sterminare senza opporre resistenza e non è vero.

Quando ne ebbero la possibilità reagirono.

Ma è troppo comodo associare sempre l’ebreo al denaro ed ai commerci senza andare un pelo più in là e vedere che siamo bene o male tutti uguali a questo mondo.

Bene,il signor Langford nato Lehmann divenne addirittura interprete degli alleati a fine guerra perchè parlava il tedesco ed il francese e ricoprì il ruolo di guardiaspalla da soldato sia a Churchill sia ad Attlee nella conferenza di pace di Potsdam a metà del ’45.

Lo conobbi nel ’74 nel suo ufficio londinese, e da quanto mi dicevano i miei agenti locali pare che avessimo legato molto,lui ed io.Conobbi anche il socio,il signor Sussman.

In fondo anche scambiandosi solo beni e servizi c’è modo e modo di avere delle relazioni con il nostro prossimo,soprattutto quando capisci che qualcuno ha qualcosa di serio da raccontare della propria vita.

A Londra negli stessi anni prima della guerra si erano rifugiati anche parecchi confezionisti berlinesi ed avevano iniziato una nuova vita dopo avere perso tutto confiscato dai nazisti.

Li lasciavano partire ma solo dopo averli derubati,e non è a caso che ci siano polemiche sui quadri rubati e in molti casi mai restituiti perchè i legittimi proprietari persero la vita.Anche quelli pagati due lire perchè uno voleva salvarsi la pelle e doveva tagliare la corda in fretta.

Diciamo che a Londra i berlinesi ebbero successo per la alta qualità dei prodotti che confezionavano da donna ed erano assidui clienti del nostro comasco e delle nostre seterie.

La sua azienda faceva invece camicie da uomo principalmente e nel 1987 vinse un premio inglese dedicato agli esportatori britannici.

Già al nostro primo incontro in quello studio pieno di camicie in display dove è fotografato gli chiesi se potevo avere un prezzo di fabbrica per servirmi anch’io.

E poco alla volta me ne feci una scorta.

Venne anche un’estate a Como a visitarci con la moglie guidando e ci servimmo un the al Villa d’Este dove alloggiava,aveva una auto strana una supercar dei tempi,la Jensen e già che io sapevo d’auto mi portò a fare un giro.

L’articolo da cui ho tratto gli elementi citati riguarda anche il suo necrologio.

http://www.pressreader.com/uk/the-jewish-chronicle/20091009/283038345599251

https://it.wikipedia.org/wiki/Kindertransport

+

Riconosco di non essere troppo divulgativo di questi tempi ma la morale viene facile per chi la vuol trovare.

Nessuno va a scroccare a casa d’altri per il gusto di scroccare e chi viene è con intenzioni serie per contribuire anche al PIL del paese dove vive.

Chi non è adatto o assorbe solo le brutte abitudini locali se ne dovrebbe poter tornare indietro ma temo che chi non si dimostra adatto sia solo per mancanza di opportunità ed anche questo in parte è colpa nostra.

Come la vedo io e lo commento per gli USA anche qui da noi è più facile imparare ad essere egoisti che non generosi.

+

  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: