quant’è il volo per parigi?

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La Fondazione Louis Vuitton dopo il recente trattamento colorato al Bois de Boulogne di Parigi.

Quest’anno dove l’ho letto non ricordo,se non erro sono un milione in meno di visitatori a Parigi per causa degli ultimi fatti di sangue e per gli scioperi.

Musei grandi e musei piccoli si danno da fare in collaborazione gli uni agli altri per raccattare clienti e denaro fresco e Parigi non scherza.

Alla Fondazione Louis Vuitton dal 22 ottobre al 20 febbraio 2017 cento e passa opere tanto per cambiare, di pittori che hanno fatto la storia del 1800 e pure a cavallo dei primi novecento,cioè impressionisti post impressionisti ed altri con opere che erano state acquistate dal collezionista russo Serghei Ivanovitch Chtchoukine (Shukin) e che per la prima volta oggi si muovono in blocco dai musei russi.

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Le célèbre collectionneur russe Sergei Ivanovitch Chtchoukine

La mostra ha come titolo Icone dell’arte moderna -La collezione Chtchoukine.

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Claude Monet Colazione sull’erba

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Henri Matisse armonia in rosso 

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Henri Rousseau detto il Doganiere Combattimento con bufalo e tigre

I siti cui fare riferimento sono:

http://www.fondationlouisvuitton.fr/expositions/icones-de-l-art-moderne.html

http://www.fondationlouisvuitton.fr/

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Per darvi un’idea di chi fossero i collezionisti russi e di che cosa acquistassero ecco quanto vi ho scovato di cronaca in giro per il web.


COLLEZIONISTI RUSSI

 

SCHUKIN E MOROZOV


Sul finire dell’Ottocento il collezionismo di opere d’arte si diffuse non solo tra i grandi magnati americani, ma vi furono anche nella Russia zarista numerosi ed appassionati intenditori che, recandosi in Francia, seppero scoprire ed acquistare con astuta preveggenza alcuni degli artisti più innovativi ed importanti di fine secolo. Collezionisti russi tanto ricchi quanto competenti nel comprendere, da precursori, le magnifiche invenzioni stilistiche che venivano realizzate attraverso dipinti inizialmente incompresi, ma che sarebbero presto diventati fra i più grandi capolavori della pittura d’ogni tempo. Soprattutto grazie alla lungimiranza dei facoltosi acquirenti che si recavano a Parigi da città lontanissime dando, con il loro denaro, un formidabile contributo all’affermazione internazionale dell’Impressionismo e di altri artisti sino ad allora quasi sconosciuti.
Fra i collezionisti russi di quel tempo, i più abili e competenti furono Sergej Schukin (1854-1936) e Ivan Morozov (1871-1921), appartenenti entrambi a facoltose famiglie moscovite che si erano arricchite con le attività commerciali e l’industria dei prodotti tessili. Molto attenti alle innovazioni artistiche, Schukin e Morozov diventarono presto i migliori clienti dei mercanti d’arte parigini, frequentando abitualmente le loro gallerie da Druet a Durand-Ruel, da Kahnweiler a Vollard; ovvero coloro che inventarono dal nulla il moderno mercato dell’arte e da cui i due ricchi moscoviti acquistarono decine e decine di quadri, inizialmente sbeffeggiatida una critica tradizionalista ed ancora legata ad una certa pittura accademica o di maniera.
Non solo i due grandi collezionisti trasferirono in Russia – nel corso degli anni – un’ingente quantità di capolavori, ma divennero amici personali di pittori come Matisse, Cezanne, Picasso, frequentandone gli studi e assistendo di persona alla nascita di opere magnifiche che acquistavano senza esitazione prima ancora di essere mostrate ad altri o a quegli stessi mercanti a loro ben noti.
Tra il 1870 ed il 1910 Parigi era diventata la capitale mondiale dell’arte, in assoluto il luogo con la maggiore concentrazione di gallerie e che poteva vantare ben due esposizioni mondiali di cui la Tour Eiffel resta ancora il simbolo universale della città. Era soprattutto la residenza abituale di tantissimi talenti che avrebbero arricchito l’umanità intera con la loro creatività e quella magnifica, irripetibile ispirazione che appartiene ai grandi artisti di genio, siano essi pittori, scultori o musicisti.
Eppure, nel 1897, persino il Louvre aveva rifiutato l’offerta di alcuni impressionisti che volevano donargli numerosi quadri, non avendo il prestigioso museo compreso la nuova tecnica en plein air, né apprezzato la straordinaria bellezza di quelle opere.
Sergej Schukin e Ivan Morozov da Mosca raggiungevano la capitale francese in treno attraverso un viaggio lungo ed estenuante, nonostante gli scompartimenti di lusso in cui abitualmente viaggiavano. Scesi in stazione si recavano immediatamente nelle botteghe dei mercanti o degli artisti, disposti com’erano a spendere cifre ragguardevoli per quei quadri considerati allora ‘eccentrici e singolari’; giudizio ironico riservato anche ai loro autori e ai rispettivi acquirenti. Tra gli eccentrici spiccava, in particolare, un giovane immigrato spagnolo – tale Pablo Picasso – da cui Schukin comprerà una cinquantina di tele, oltre a trentasette Matisse e decine di Monet, Cezanne, Degas, Van Gogh, Derain, Sisley e sedici Gauguin, un pittore che ammirava e sentiva affettuosamente vicino, perché – come lui – aveva vissuto la drammatica esperienza della perdita di un figlio.
Dei due collezionisti russi, Sergej Schukin era il più esaltato nelle acquisizioni che realizzava rapidamente ed in gran quantità, guidato però da un istinto infallibile e dal forte desiderio di scoprire i dipinti più innovativi in circolazione. Il risultato fu strabiliante, poiché non sbagliava mai un solo acquisto; anzi pretese – ad esempio – che Matisse lo raggiungesse in Russia dove l’artista rimase suo ospite, dipingendo per lui stupende tele fra cui il celebre Pesci rossi del 1911 e consigliandolo, inoltre, a collocare nel modo migliore i quadri della collezione nella grande casa moscovita. Fu proprio Matisse a presentargli Picasso che in breve diventerà il suo pittore preferito, avendone perfettamente compreso il genio creativo sin dal periodo blu e per tale motivo non smetterà più di acquistarne i quadri, in particolare alcuni fra i più belli del periodo cubistacome La regina Isabeau del 1909.
Ivan Morozov era più giovane di una generazione, essendo nato 17 anni dopo il suo concittadino e rivale nell’allestimento delle rispettive collezioni. Iniziò a comprare ai primi del Novecento dal mercante Durand-Ruel: un Sisley, poi un Monet, entusiasmandosi soprattutto per Gauguin. Morozov acquisterà anche numerosi Cezanne, Bonnard, Rosseau e Picasso; di quest’ultimo però non apprezzava i lavori cubisti. Aveva un temperamento molto ponderato e rigoroso nelle scelte, essendo il suo approccio all’arte poco emotivo e spesso motivato da considerazioni affaristiche. Molto abile nelle trattative, sapeva tuttavia riconoscere subito un quadro importante e di prim’ordine come il Ritratto del dottor Rey di Van Gogh – oggi al Puskin di Mosca – un olio su tela di 63×53 cm. che il pittore aveva per gratitudine regalato al medico Felix Rey dell’ospedale di Arles dopo essersi mutilato l’orecchio. Al dottore il dipinto non piaceva e meno che mai a sua madre che, disprezzandolo, lo usò per tappare un buco nel pollaio. Sei anni dopo il mercante Ambroise Vollard salvò miracolosamente quel Ritratto che poi venderà a Morozov, il quale in poco più di un decennio sarebbe riuscito a raccogliere duecento opere al cui vertice si possono forse collocare undici stupendi Gauguin. Sappiamo che in quel periodo il collezionista aveva speso mediamente dai 200 ai 300 mila franchi all’anno che, al valore attuale, possiamo calcolare tra 750 mila ed 1,125 milione di euro. Cifre inferiori a quelle spese da Schukin, tuttavia sempre molto rilevanti e che oggi ammonterebbero ad un totale complessivo di circa 10 milioni di euro. Una somma notevole, ma che ai nostri giorni sarebbe facilmente ottenuta da uno solo di quei 200 dipinti della collezione appartenuta ad Ivan Morozov.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale si conclude la meravigliosa avventura dei due collezionisti russi, i quali dovettero interrompere gli acquisti ed i loro viaggi leggendari nella capitale francese, mentre avanzava minacciosa la Rivoluzione del 1917 e l’ombra funesta dell’esproprio bolscevico che avrebbe presto smembrato le loro collezioni, giudicate dai nuovi soviet dominanti troppo borghesi ed inadatte allasensibilità del popolo. La situazione politica e militare precipitò rapidamente, mentre tutti i quadri di entrambe le collezioni venivano prima sequestrati e poi occultati – come una vergogna – nei depositi dei musei di Mosca e Leningrado, perché considerati antipopolari e borghesi.
Sergej Schukin aveva tentato di salvare la sua collezione con ogni mezzo, entrando persino a far parte del soviet moscovita per l’arte, ma inutilmente perché non poté impedirne l’esproprio eseguito nel 1918; in quello stesso anno decise di tornare per sempre a Parigi dove rimase sino alla morte nel 1936. Anche Ivan Morozov volle lasciare la Russia nel 1919, ma non riuscirà più a riprendersi dalla perdita forzata dei suoi amati dipinti e morirà all’estero, due anni dopo, appena cinquantenne.
Le vicissitudini delle due collezioni continuarono durante la seconda guerra mondiale, poiché i quadri dai depositi furono imballati e spediti in Siberia per evitarne la possibile distruzione, ma solo dopo la morte di Stalin cominciarono ad essere ideologicamente rivalutati ed esposti un po’ alla volta al pubblico dove sono ammirati da milioni di visitatori che si recano al museo Puskin di Mosca o all’Ermitage di San Pietroburgo.
Capolavori della pittura diventati l’orgoglio del popolo russo e dell’umanità intera, grazie alla passione, al tempo e al denaro di due grandi, inimitabili collezionisti d’arte.


Ivan Morozov
(1871-1921)
 


Capolavoro di Gauguin


Mosca: cattedrale
di S. Basilio

Sergej Schukin
(1854-1936)

Cezanne: “Pierrot
e Arlecchino

Parigi: Tour Eiffel

Matisse: “Pesci rossi

Picasso del periodo blu

Van Gogh: “Ritratto
del dottor Rey

 

http://www.ilcollezionistain.it/curiosita0112.htm

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