due più due fa ancora quattro?

Postbank riversa sul capo dei clienti spese in precedenza gratuite (Reuters)

Se vuoi un conto te lo paghi

Pure la banca tedesca Postbank decide di far sostenere dal cliente i costi per essere correntista

venerdì 19/08/16 22:15 – ultimo aggiornamento: venerdì 19/08/16 22:15

Un’altra banca germanica, la Postbank (gruppo Deutsche Bank), scarica sui clienti la politica dei tassi zero della Banca Centrale Europea. L’istituto, la più grande banca tedesca specializzata nella clientela privata, ha annunciato che dal 1° novembre farà pagare la gestione dei conti correnti, finora gratuiti.

Continueranno a non pagare commissioni i correntisti sotto i 22 anni, gli stipendiati oltre 3’000 euro (3’300 franchi) mensili e chi versa regolarmente questa cifra. Lo riferisce venerdì l’agenzia DPA, stando alla quale rincarerà anche la spesa annuale per avere la carta di credito. Era stata proprio Postbank, quasi 20 anni fa, a introdurre i conti correnti gratuiti e nei mesi passati altre banche e casse di risparmio avevano aumentato le commissioni.

In un mondo con tassi alti una banca investiva i depositi e poteva rinunciare a farsi pagare la gestione dei conti correnti ma ora la situazione è cambiata, ricorda il sito del quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Postbank e le sue affiliate hanno oltre 14 milioni di clienti e più 5 milioni hanno un conto corrente.

ATS/EnCa

http://www.rsi.ch/news/economia/Se-vuoi-un-conto-te-lo-paghi-7904009.html

Cade il tabù sui c/c: in Baviera da settembre si pagherà lo 0,4% sui depositi

Cade il tabù sui c/c: in Baviera da settembre si pagherà lo 0,4% sui depositi

I tassi negativi finora non erano trasferiti ai clienti per ragioni di concorrenza. Ma ora la piccola banca Raiffeisen di Gmund ha deciso di far pagare a chi ha più di 100mila euro quel che la Bce chiede agli istituti

di ANDREA GRECO

L’articolo si trova al sito:

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/08/11/news/cade_il_tabu_sui_conti_correnti_in_baviera_una_bcc_da_settembre_chiede_lo_0_4_sui_depositi-145796678/

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I tassi di interessi negativi portano a una progressiva decrescita del capitale depositato (iStock)

Tassi di interessi negativi

di Fabrizio Zilibotti

Plusvalore
Giovedì 14 aprile 2016 – 12:20

Il commento audio è a:

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/plusvalore/Tassi-di-interessi-negativi-7185425.html

Sei banche centrali hanno introdotto nei mesi scorsi tassi di interesse negativi che si applicano ai bilanci monetari che le banche commerciali mantengono presso la Banca Centrale. Tra queste vi sono la Banca Nazionale Svizzera e la Banca Centrale Europea.

Cerchiamo di capire quali siano gli obiettivi, e quali gli effetti di tali politiche. In tempi normali, le banche centrali operano sui mercati acquistando e vendendo titoli in modo da influenzare il tasso di interesse interbancario. Quando l’inflazione cresce, le banche centrali spingono i tassi di interesse verso l’alto. Quando questa si abbassa, o quando l’attività economica diminuisce e la disoccupazione aumenta, le banche centrali riducono i tassi di interesse.

Negli anni recenti, anche ad un tasso di interesse zero, non si vedeva traccia di inflazione mentre l’attività economica ristagnava. Anzi, si paventava il rischio di una spirale deflazionistica. Le banche centrali sono allora ricorse a politiche monetarie non convenzionali. In primis, la Banca Centrale Europea ha attivato il cosiddetto “quantitative easing” (alleggerimento quantitativo) acquistando titoli senza un diretto obiettivo di influenzare i tassi di interesse a breve. Questa politica è stata poi coadiuvata da una riduzione dei tassi di interesse pagati sui depositi presso le banche centrali, che sono stati portati in territorio negativo. Per il momento, i tassi negativi non riguardano i depositi privati, per evitare il rischio della corsa al salvadanaio.

La politica dei tassi negativi ha pero’ dei limiti. Le imprese potrebbero cominciare a preferire l’uso del denaro contante, e finanche le banche potrebbero cominciare a liquidare le transazioni interbancarie con contante rinunciando a mantenere depositi presso la banca centrale. Gli esperti stimano che il tasso minimo che l’economia puo’ tollerare è -0.75%. La Svizzera ha già raggiunto questo livello di guardia, ed anche la BCE ci è vicina.

Una politica prolungata di tassi di interesse negativi dà inoltre luogo ad altre tensioni. Le assicurazioni sulla vita ed i fondi pensioni tipicamente forniscono garanzie di rendimento in termini nominali. Queste potrebbero risultare insostenibili in un modo di tassi negativi. Parte di questi problemi potrebbero essere risolti da una revisione delle regole dei fondi pensioni, ricordando ai risparmiatori che un rendimento nominale pari a zero non è poi cosi’ male in tempi di deflazione. Tuttavia, i risparmiatori tendono a soffrire di forme di illusione monetaria, e a pensare in termini di tassi nominali anzichè reali. Ne sa qualcosa il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che lancia strali contro la BCE, accusata di espropriare coi tassi negativi i poveri risparmiatori tedeschi. Le regole della demagogia politica richiedono anche questo.

Il vero problema è altro. Come Draghi ha fatto notare recentemente, le banche centrali hanno esaurito gli strumenti a loro disposizione. L’illusione che politiche monetarie palliative fossero una panacea salvifica è finita. Tuttalpiu’, sono state utili ad evitare danni peggiori. Ora pero’, sarebbe finalmente necessario metter mano a riforme economiche serie – una prospettiva che gli scenari politici sembrano precludere. Finora, si è cercato di indurre la ripresa riducendo il costo degli investimenti. Occorre invece ristabilire aspettative di crescita reale. Altrimenti, si rischia che al primo venticello l’Europa torni a vedere i sorci verdi.

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