è duro il materasso? como e ventimiglia

(Sono giovani e non hanno bisogno ne di cuscino ne di materasso…ndr)

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COMO Un gruppo di migranti accampato sotto il portico della stazione

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/emergenza-migranti-niente-caserma-resta-solo-santabbondio_1197033_11/

Domenica 14 agosto 2016

Emergenza migranti

Niente caserma

Resta solo Sant’Abbondio

Depennata dalla lista dei possibili luoghi dove collocare i container per ospitare circa 300 migranti anche l’area ex Stecav in tangenziale

Collocazione ideale in quanto vicina alla stazione, ma troppo piccola per i moduli prefabbricati che verranno noleggiati dalla prefettura su indicazione del Governo. Sarebbe idoneo il capannone, sempre all’ex Stecav, ma è occupato da Croce Rossa e Banco Alimentare e richiederebbe comunque alcuni lavori per poter essere utilizzato.

La strada più concreta, sulla quale comunque non ci sono conferme ufficiali né dal Comune né da via Volta, è a questo punto l’area vicino a Sant’Abbondio, già utilizzata come zona per accogliere i senzatetto. Anche se non si possono escludere altre soluzioni, al momento però non ancora emerse.

«Stiamo valutando tutte le aree, i luoghi e le possibilità – dice il prefetto Bruno Corda – e la prossima settimana comunicheremo la decisione presa e daremo tutte le spiegazioni necessarie». Lo stesso rappresentante del Governo aveva chiarito nei giorni scorsi che l’obiettivo è quello di «essere operativi molto prima della stagione autunnale, prima della metà di settembre» in base «ai tempi di fornitura dei moduli abitativi, che saranno noleggiati secondo le procedure di legge». Nelle strutture ci sarà spazio per ospitare temporaneamente 300 migranti.

Nel frattempo il prefetto risponde anche sull’ipotesi di utilizzare la caserma De Cristoforis per l’accoglienza degli stranieri accampati da oltre un mese nei giardini della stazione San Giovanni, seguendo quanto si sta facendo a Milano che aprirà nell’arco di due mesi la struttura di Montello.

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don Rito Alvarez 
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Sul confine fra Italia e Francia, dove sono i migranti? – di Alessandra Spataro e Nicola Liver

Il confine di gomma

Viaggio fra Ventimiglia e Mentone, dove i migranti sono stati spostati lontano dal mare

sabato 13/08/16 07:41 – ultimo aggiornamento: domenica 14/08/16 09:41

La frontiera al confine fra Italia e Francia è un muro di gomma. I migranti tentano ogni giorno di passarla, ma vengono rimbalzati indietro. E il salto, questa volta, non è di qualche chilometro, ma di centinaia. Molti di quelli intercettati sul confine fra Ventimiglia e Mentone vengono caricati ormai giornalmente sui pullman messi a disposizione dai trasporti della Riviera Ligure. Lontano dagli occhi e dalle telecamere, scortati ciascuno da un agente, vengono accompagnati nel sud Italia, a Taranto, da dove forse erano transitati solo qualche giorno prima.

La fase di alleggerimento”

“La polizia di Stato descrive questa operazione ‘di alleggerimento’, per far respirare la città confrontata con il massiccio arrivo di profughi ormai da settimane – ci spiega l’assessore al Bilancio della Città di Ventimiglia, Franco Faraldi  -. I ‘No Borders’ definiscono questa procedura, una deportazione”. Al di là dei termini usati, la misura ha avuto il suo primo effetto: arrivati sugli oramai conosciuti Sassi rossi, luogo di bivacchi e manifestazioni, non c’è più nessuno. Solo una camionetta dei carabinieri e degli uomini dell’esercito. Un anno fa qui c’erano decine di persone. Una settimana fa qui si consumavano gli scontri con la polizia. Ora più nulla.

Una frontiera chiusa, ma permeabile

“La frontiera rimane comunque permeabile”, continua Faraldi a cui fa eco il sindaco di Mentone Jean-Claude Guibal: “Rispetto all’anno scorso (leggi il nostro reportage) non è cambiato niente. L’unica novità? Ora i migranti provano a passare il confine dai sentieri di montagna che sovrastano il mare, rendendo così impossibile controllare i loro movimenti. L’area è troppo estesa”.

Ma la soluzione sembra essere momentanea, almeno secondo don Rito Alvarez che, nonostante le proteste dei vicini, ogni giorno accoglie decine di persone nella sua chiesa, in spazi trasformati in dormitori. Le donne e i bambini trovano una soluzione momentanea, gli uomini vengono sistemati a circa tre chilometri, al centro di accoglienza del Parco Roja. “Pochi vogliono stare in Italia –  spiega il sacerdote -; quelli che vengono rispediti nel sud, poi ritornano qui. E’ già successo. Ci sono persone che continuano a fare il giro. Scendono, risalgono, vengono respinti, e poi così ancora”.

Nella struttura di Don Rito, la metà delle persone viene dal Sudan. Il prete non chiede nessun aiuto allo Stato ma vive di carità, di azione di volontariato e di aiuti. La strada asfaltata dove sorge la chiesa è puntellata da migranti che camminano avanti e indietro. Poliziotti, anche qui, presidiano la situazione. Poco più in là, fra i binari dismessi della ferrovia, c’è il centro di accoglienza della Croce Rossa, composto da container, docce, bagni e una mensa.

Il mare da qui non si vede. Nemmeno la frontiera. Tutti sembrano stanchi: i poliziotti, i migranti, la popolazione, i volontari. La soluzione? Per tutti è chiara: deve essere ricercata non in queste strade, non in un tempo che contempli solo l’ora o al massimo il domani e non in queste città che sono l’una il prolungamento dell’altra.

Alessandra Spataro

Il nostro dossier: Le vie dei migranti

Video e CORRELATI sono a:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-confine-di-gomma-7868456.html

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