il martedi non è compreso nel week end

Tanti i bimbi che non avranno ricordi d’infanzia (Keystone)

Figli di un dio minore

Considerazioni a margine di un week end di paura in Germania e in Europa

lunedì 25/07/16 17:51 – ultimo aggiornamento: lunedì 25/07/16 21:29

Monaco di Baviera. Venerdì 22 luglio. Sera. Colpi d’arma da fuoco risuonano in un centro commerciale della periferia. Poco dopo, dal tetto dell’autosilo, un uomo proclama a gran voce: “Sono tedesco”. Poi fugge. Corre per un chilometro. Raggiunto dalle forze speciali si uccide. Prima aveva spezzato la vita di altre nove persone. Tutte “residenti a Monaco”. Tre di loro sono giovani cittadini del Kosovo, tre sono turchi e uno è greco. Lui, 18 anni, era un iraniano di seconda generazione. Un iraniano tedesco.

Reutlingen. Domenica 24 luglio. Primo pomeriggio. Alla fermata del bus scoppia una lite. L’aggressore, a colpi di machete, uccide una donna e ferisce due persone accorse per fermarlo. L’uomo, un 21enne siriano richiedente l’asilo, viene fermato e arrestato dalla polizia.

Ansbach. Domenica 24 luglio. Sera inoltrata. È in corso un Open Air. I 2’500 intervenuti sentono la musica. Poi un’esplosione. Si pensa a una tubatura del gas. Dodici i feriti. È un attentato. A compierlo un cittadino siriano. Gli è stato negato il diritto d’asilo. Ha già tentato il suicidio alcune volte. Adesso è morto.

Fine della cronaca.

Fil rouge: l’incredulità. Collante? La paura: dell’altro, dello straniero, del “barbaro”. Non solo in Germania. Qui, però, il 20% della popolazione è costituito di figli d’immigrati. La “seconda generazione”. Quella nata negli anni Settanta, anni in cui, per la prima volta, il numero di nuovi arrivi raggiunge e supera il milione ogni anno. Nel 2015: un milione e 91’894. Luoghi di provenienza: Siria, Afghanistan, Iraq, Albania e Kosovo.  Luoghi noti a tutti. Per le guerre. Quelle in corso. Quelle che ci sono state.

La guerra. Gli svizzeri l’hanno conosciuta solo in modo indiretto. I più anziani ricordano il cielo rosso che si vedeva guardando verso sud, tra il 1940 e il 1943. Milano veniva bombardata. I loro figli hanno cercato di costruire una società di pace e benessere. Qualcosa nel meccanismo si è inceppato. Perdita dei valori, dicono alcuni. Monocultura del profitto, rispondono altri. Cleptocrazia di governi e governanti, riassumono altri ancora. Società liquida, direbbe Zygmunt Bauman.

Incertezza, promesse disattese, paradisi perduti. Dietro e davanti a sé l’homo homini lupus. Il tutto a velocità stratosferiche. O ci sei o non ci sei. Facile perdersi. Lo sanno bene gli ideologi del IS che, a tutti i giovani restati tagliati fuori dal paradiso europeo, propongono il martirio in nome di Allah. C’è chi li ignora, scegliendo modalità stragiste locali. C’è chi li ascolta, sperando così di giungere sulle rive del Kawthar.

Ed è questa, forse, la principale differenza tra Monaco di Baviera e il Bataclan.

m.c.

http://www.rsi.ch/news/mondo/Figli-di-un-dio-minore-7791323.html

Reto Ceschi (rsi /keystone)

Il quadro del terrore

Un nuovo attacco in Francia, obbliga ancora una volta l’Europa a una prova di lucidità – Il commento di Reto Ceschi

mercoledì 27/07/16 06:16 – ultimo aggiornamento: mercoledì 27/07/16 11:07

il testo lo trovate su:

http://www.rsi.ch/news/mondo/Il-quadro-del-terrore-7797086.html

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