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DUE GIUGNO – I SETTANT’ANNI DELLA REPUBBLICA

 I laboratori della democrazia

passaggio-dei-profughi-ossolani-al-passo-san-giacomo-seconda-metacc80-di-ottobre-1944-2La Repubblica dell’Ossola è la più conosciuta, ma lungo tutto l’arco delle Alpi e nell’Appennino Settentrionale molte aree liberate dai partigiani si trovarono ad essere gestite e amministrate da veri e propri “governi” che aspiravano alla realizzazione di un’esperienza di tipo democratico.
Dopo la sconfitta tedesca a Cassino e la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate il 4 giugno 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) aveva lanciato un appello per un’offensiva generale: l’indicazione di creare nelle zone liberate delle vere e proprie forme di governo amministrativo portò a quelle Repubbliche Partigiane, note anche come Zone Libere, che avevano come scopo di “realizzare l’effettiva partecipazione della popolazione alla vita del paese per fondare un regime progressivo aperto a tutte le conquiste democratiche e umane”. Assumere la direzione della cosa pubblica, assicurare in via provvisoria le prime misure di emergenza per la prosecuzione della guerra di liberazione, l’ordine pubblico, la produzione, gli approvvigionamenti e i servizi pubblici e amministrativi, questi erano i principali compiti di quelle che si chiamavano “Giunte popolari comunali”, “Giunte popolari amministrative” o “Giunte provvisorie di governo” oppure “Direttori” o “Comitati di salute pubblica”. Esempi di Zone Libere si ebbero in diversi luoghi, dalla Carnia al Monferrato, senza dimenticare l’esempio di Montefiorino, sull’appennino tosco-emiliano, che per la propria organizzazione scelse subito la via democratica, o i 23 giorni di Alba. Ma il Governo dell’Ossola ebbe caratteristiche uniche, sia per la sua collocazione prossima alla frontiera con la posta_della_repubblica_dell_ossolaSvizzera, con possibilità di contatti quasi diretti con il CLNAI, con Roma e con gli Alleati, sia che perché vi parteciparono personaggi che nel dopoguerra avrebbero assunto responsabilità parlamentari e istituzionali. La Giunta Provvisoria di Governo che aveva sede a Domodossola, poi, oltre a ricostituire le amministrazioni locali e riorganizzare i sindacati, diede alle stampe diversi giornali e si impegnò a favorire il dialogo e la discussione democratica. L’obiettivo non era solo la soluzione dei problemi immediati ma anche arrivare a toccare argomenti e settori di rilevanza nazionale, scelte proiettate nel futuro dell’Italia liberata che si muovevano lungo linee profondamente innovatrici. Nella riorganizzazione del sistema giudiziario ogni provvedimento fu parte di un progetto di ampio respiro che non solo rimosse la legislazione fascista, ma affermò con chiarezza i principi democratici su cui intendeva fondarsi. La responsabilità della giustizia fu affidata a Ezio Vigorelli, che si dimostrò sempre attento a garantire i diritti degli imputati, compresi i fascisti di Salò, come testimoniato anche dalla “Tribune de Genève”, una delle tante testate internazionali che seguirono con grande interesse l’esperienza ossolana.
In campo scolastico e pedagogico, grazie anche alla collaborazione di intellettuali antifascisti – tra cui Gianfranco Contini – vennero sviluppati programmi molto avanzati fondati su un ciclo iniziale di formazione comune a tutti e sulla successiva distinzione tra studi liceali e studi tecnico-professionali. Dalla Confederazione Elvetica erano arrivati man mano in Ossola numerosi fuoriusciti antifascisti italiani, tra cui quell’Umberto Terracini che sarebbe poi divenuto Presidente dell’Assemblea Costituente, insieme a molti altri che ne sarebbero stati membri, così come di Governi e Parlamenti della Repubblica.
Quando gli Alleati fermarono la propria avanzata e fecero venir meno l’appoggio alle neonate repubbliche i tedeschi – preoccupati per la forza e la capacità di attrarre giovani nella Resistenza – organizzarono immediatamente la controffensiva. Prima cadde Montefiorino, poi l’Ossola il cui “governo”, però, riuscì a organizzare l’esodo in Svizzera di almeno trentacinquemila persone.
Prima ancora che con il referendum del 2 e 3 giugno del 1946 gli italiani scegliessero di dare all’Italia la forma repubblicana, nel 1945 era stata concessa alla Valle dell’Ossola una Medaglia d’oro al valor militare (che recava ancora lo stemma sabaudo) con la motivazione che “Mentre più spietata infieriva l’oppressione germanica e fascista, con il valore e con il cruento sacrificio delle formazione Partigiane e con l’entusiastico concorso delle popolazioni, insorgeva animosamente. Liberato il primo lembo di territorio alle frontiere, costituitasi un libero reggimento di popolo, l’uno e l’altro difendeva contro il nemico inferocito e preponderante per numero e per mezzi. Ravvivava così negli italiani la fede nell’avvento della democrazia e additava la via alla insurrezione nazionale liberatrice”.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

– See more at: http://moked.it/blog/2016/06/02/due-giugno-i-settantanni-della-repubblica-ossola-e-le-altre-quelle-prove-di-liberta/#sthash.BVdonrMB.dpuf

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